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martedì 11 marzo 2008

Gioca in rete e spunta il porno con uomini nudi.

(Alessandro Lucarelli - Punto informatico) Non c'è tregua per i videogiochi, più e più volte accusati di diffondere temi e contenuti inappropriati per il pubblico giovanile. L'ennesimo attacco sferrato contro il settore si deve al caso di un ragazzino, un giovane videogamer sottoposto suo malgrado a immagini con cui non avrebbe dovuto dover fare i conti.

Il 12enne Najee Kennedy è uno dei tanti estimatori di Burnout Paradise, uno dei più recenti giochi di corse pubblicato per console Playstation 3 e Xbox 360. Nel caso specifico il bambino giocava in multi-player, affrontando una serie di avversari come lui connessi via internet e utilizzando Playstation Eye, la webcam Sony studiata per la propria console.

Durante lo svolgimento del gioco è possibile ricevere delle istantanee dei propri avversari, dei mugshots che li ritraggono nei momenti di azione più concitati. Il divertimento si è però interrotto quando Najee ha ricevuto sul proprio monitor la foto di un uomo nudo, che esponeva in bella mostra i genitali dinanzi alla telecamera. Il padre del piccolo, accortosi del fatto, ha immediatamente allertato le forze dell'ordine. Il gioco è tuttora classificato negli States con il simbolo E, il che lo rende adatto a un pubblico estremamente giovane a partire dai 10 anni di età. Purtroppo, nonostante le valutazioni espresse dalle commissioni di controllo ancor prima della messa in vendita dei videogiochi, non viene effettuato alcun monitoraggio per quei prodotti che offrono la possibilità di giocare in rete.

E ora le accuse si moltiplicano: è troppo facile per un eventuale "predatore" entrare in contatto con minori attraverso chat e scambi di foto. Il rischio per i giovani può celarsi dunque anche per prodotti software apparentemente innocui, il cui utilizzo online non sia soggetto a specifici controlli da parte dei produttori. Sony, interrogata in proposito, non ha ancora espresso alcuna posizione. D'altra parte nemmeno Microsoft, con il servizio Xbox Live, effettua attualmente alcun monitoraggio a monte sul gaming online.

Nel frattempo si è già acceso un intenso dibattito su un altro gioco provocatorio in programma per la console portatile Nintendo DS. Si tratta di "Imagination Is the Only Escape", di Luc Bernard, sviluppatore già noto per "Eternity's Child" uscito per la console Wii. La trama del gioco appare fin d'ora quanto mai delicata. Dalle informazioni trapelate in questi giorni si punterebbe ad una ambientazione storica, quella della Seconda Guerra Mondiale, durante l'occupazione nazista della Francia. Il protagonista del gioco si troverebbe a dover sfuggire alle barbarie della guerra immaginando un mondo completamente diverso. I riferimenti all'Olocausto e alla tragedia umana subita dalle vittime del nazismo sarebbero così riportati in un videogioco per bambini, con rischi di una banalizzazione che non va giù a moltissimi. La strada per una pubblicazione ufficiale del gioco rimane al momento assai complicata visti gli argomenti trattati, ma si attende una parola ufficiale da Nintendo.

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mercoledì 9 gennaio 2008

Un falso "blog" con la foto dell'amico e la descrizione: Sono bisex, mi piacciono alcool e droghe. Rischiano il carcere per uno scherzo.

Si spacciano per un compagno su Internet, denunciati: è diffamazione.

(Alessandra Pieracci - La Stampa) Bullismo via internet. Un diciannovenne messo alla berlina con un blog a suo nome, in cui «dichiarava» bisessualità e propensione ad alcol e droghe, ha avuto un crollo psicologico, non se l’è più sentita di tornare nella scuola dove tutti, o quasi, sapevano e ridevano di lui, ha saltato la sessione di maturità e ha perso l’anno scolastico. Ora gli autori di quello che hanno definito «solo uno scherzo», due ragazzi e una ragazza, coetanei e studenti nella stessa scuola, sono stati denunciati per diffamazione. Uno anche per sostituzione di persona: chattava fingendosi il protagonista del blog.

E’ l’ultimo episodio di un fenomeno emergente tra giovani e meno giovani, la persecuzione via internet, la diffusione dei dati personali e del numero di cellulare abbinati a presunte disponibilità sessuali. «Ormai i casi arrivano a decine», conferma Lorella Balducci, direttore operativo della polizia postale in Liguria. «Ci sono ex che infangano il partner - spiega - e persone che sfogano in quel modo violenti rancori. Di solito specificano le specializzazioni erotiche nel dettaglio, corredando il tutto con foto autentiche o fotomontaggi porno. Le reazioni sono diverse: qualcuno arriva furibondo a denunciare la situazione, qualcuno ci ride sopra e cambia numero di telefono, qualcun altro, come in quest’ultimo caso, subisce conseguenze devastanti». Un fattore accomuna tutti gli episodi: «Gli autori vengono comunque identificati e rischiano da sei mesi a tre anni e 500 euro di multa. Non è una ragazzata».

Una chiamata inattesa
Nel maggio scorso il giovane preso di mira ha ricevuto un paio di telefonate da un uomo che voleva fissare un incontro. «So che cosa ti piace, quando possiamo vederci?», gli ha detto. All’inizio il ragazzo ha pensato a uno scherzo telefonico, poi l’interlocutore ha cominciato a far riferimento al blog, stupito della sua reazione. Così il giovane ha scoperto tutto. Quando è andato a controllare è rimasto sconvolto. C’erano diverse sue immagini, ricavate da foto di gite scolastiche, e una presentazione con nome e cognome, e numero di cellulare: «Sono un ragazzo dell’alta borghesia, sono bisessuale, mi piace bere e quando bevo divento l’animatore della serata. Fumo di tutto, mi piace provare».

Il blog era attivo da 5 mesi, a sua insaputa. Il giovane ha raccontato tutto in famiglia ma non è riuscito a superare il trauma, sentendosi ridicolizzato e preso di mira dai compagni di scuola. Prigioniero di un incubo da cui non riusciva più a uscire. I genitori lo hanno spinto a denunciare la situazione in procura, il pm Lari ha affidato le indagini alla polizia postale.

Gli investigatori hanno subito oscurato il blog e tramite il provider hanno individuato gli indirizzi di connessione. Il computer di partenza era quello di uno dei due ragazzi coinvolti.

I tre giovani, famiglie della media borghesia, nessun precedente, sono maggiorenni e quindi ritenuti pienamente responsabili dell’accaduto. Dopo una serie di accertamenti, durati un paio di mesi, sono stati interrogati. Hanno detto che volevano solo fare uno scherzo.

Uno scherzo comunque durato a lungo e con la possibilità di mettere il ragazzo preso di mira in situazioni difficili e pericolose. Per la vergogna e la rabbiosa delusione dovuta al tradimento dei presunti amici, non è più uscito di casa, temendo di essere riconosciuto. Nei giorni scorsi i tre persecutori sono stati denunciati a piede libero.

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