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giovedì 14 agosto 2008

Usa. Il quarterback omofobo vittima di una vendetta?

L'immagine del quarterback dei Cleveland Browns, Brady Quinn, è stata utilizzata a sua insaputa da un sito di incontri gay. Una sua immagine a torso nudo (foto sotto) è stata usata per parecchio tempo da Findman4man all'insaputa di Quinn che ritiene di essere stato vittima di una forma di vendetta per una vecchia storia. Una storia che risale a gennaio quando assieme ad un gruppo di amici insultò dei passanti gay fuori da un bar di Columbus cercando di causare una rissa.
Il legale di Quinn ha fatto rimuovere l'immagine minacciando una causa legale al sito. Il fatto ha suscitato un particolare rumore nell'ambiente sportivo e l'avvocato ha dovuto smentire che il suo cliente fosse gay.

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venerdì 8 agosto 2008

Moda. Lacroix 'incontra' la fotografia.

In Memory of the Late Mr. and Mrs. Comfort: A Fable. Nadja Auermann as Mrs. Comfort and A Person Unknown as Mr. Comfort, New York, 1995. Photograph Richard Avedon. © 2008 The Richard Avedon Foundation.

Lo stilista ha curato Rencontres d'Arles, esposizione di cui sono protagonisti i migliori fotografi del mondo: fino al 14 settembre oltre sessanta mostre e tante iniziative per addetti ai lavori e appassionati. E la città nel sud della Francia si prepara, nei prossimi anni, a diventare punto di riferimento internazionale in materia di fotografia.

(Giacomo Leso - L'Espresso) Christian Lacroix e i migliori fotografi del mondo passano l'estate al festival di Arles. Due mesi di manifestazioni in cui, in un percorso di 60 esposizioni fotografiche turisti ed esperti potranno farsi un'idea precisa della creazione fotografica contemporanea.

Il celebre stilista, che è commissario d'esposizione, ha aperto lunedi 7 luglio - al fianco della ministro della Cultura francese Christine Albanel e delle tradizionali "Arlesiennes" in costumi tradizionali - i Rencontres d'Arles, manifestazione giunta ormai alla 39esima edizione, un evento culturale che ritmerà le giornate dei residenti estivi di questa cittadina del sud della Francia.

Arles dedica per i suoi mesi estivi decine di luoghi d'esposizione disseminati in tutta la città. La manifestazione, che chiude il 14 settembre, invaderà musei, chiese, ex-depositi delle ferrovie dello stato francesi, palazzi industriali e piazze. Protagoniste saranno le fotografie di Christian Lacroix, arlesiano di sempre, dei suoi fotografi di moda preferiti, di alcuni dei suoi ritrattisti preferiti.

Tra gli artisti presenti sia nomi prestigiosi che sconosciuti della fotografia, come quelli di Richard Avedon, Françoise Huguier, Jean-Christian Bourcart, Tim Walker, Guido Mocafico o Joachim Schmid.

Dopo la settimana "professionale", momento privilegiato dell'incontro fra fotografi, galleristi, editori, giornalisti, le esposizioni saranno aperte al pubblico. Sulle strade e sui marciapiedi della città sono state strappate e disseminate delle fototessere, quelle piene di effetti speciali sbagliati, come quelle tipiche dei matrimoni, sono state riesumate e messe in scena da Joachim Schmid e Jean-Christian Bourcart.

Il primo è un artista tedesco dall'ossessione confessata per le foto trovate "per la strada" da 26 anni. Oggi espone, nell'ordine cronologico della loro scoperta, tutte le 914 foto che ha raccolto. Il risultato è un'immenso decoro di cartoni bianchi con sopra esposte foto sbagliate, dalle
inquadrature bizzarre, tagliate e ricostituite, incomplete. Il gioco artistico è quello di far riflettere sull'uso del cliché nella vita quotidiana.

Il secondo, Jean-Christian Bourcart, è un francese di 48 anni che, all'inizio della sua carriera ha lavorato in una società specializzata nelle foto di matrimoni. Stampate il giorno stesso, le foto erano proposte la sera stessa agli invitati. Il fotografo - che non è l'autore delle foto esposte - le ha riesumate negli archivi degli invenduti della società ed ha voluto salvarle dall'oblio. Foto sbagliate, pellicole sovraimpresse, pose ridicole, tutto quello che non si vuol vedere in una foto è esposto qui. Con un certo cinismo ma anche con molta umanità. Come se le foto imperfette parlassero ancora di più e ancor meglio di noi.

LA CITTÀ VERSO IL FUTURO
Nel 2011, i Rencontres d'Arles potranno svolgersi all'interno di una vera e propria Cité de l'Image, in un palazzo disegnato dall'architetto americano Frank Gehry. In questo "campus culturale" di 15 ettari, si troveranno luoghi d'esposizione e un centro d'archivio e di restauro dedicato alla fotografia e all'arte video.

L'obiettivo è fare di Arles una punto di riferimento internazionale in materia di fotografia, ma anche dell'immagine più in generale. Nello stesso luogo si troveranno infatti riuniti la Scuola Nazionale superiore della Fotografia, gli uffici del Festival dei "Rencontres", la Fondazione Luma consacrata all'immagine, uno studio fotografico, degli ateliers e delle residenze d'artisti, un annesso universitario dedicato alle immagini. Allora la città sarà il regno della foto tutto il tempo dell'anno.

INFO: www.rencontres-arles.com

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lunedì 4 agosto 2008

La New York nera del reporter Weegee in mostra a Milano.

Faces in the Crowd.

(Panorama) La New York scura e sporca della fine degli anni Trenta e Quaranta, quella immortalata nelle pagine hard boiled di Dashiell Hammett, dove spesso le pupe viziate della high society finivano con il pancino bucato, ganster e sangue erano una accoppiata fissa e nelle risse, fra tensioni razziali e odi, ci scappava sempre il morto, aveva il suo grande fotoreporter di nera. Era Weegee (Usher Fellig, ebreo austriaco, classe 1899, ribattezzato Arthur al suo arrivo a Ellis Island) che con la sua l’inseparabile macchina fotografica “Speed Graphic” e la camera oscura per sviluppare i negativi nella sua Chevrolet, si trovava sempre sul luogo del delitto, anzi quasi lo anticipava; si dice che quel nomignolo Weegee venisse proprio dalla storpiatura del nome “ouija“, il tavolo solitamente usato per le sedute spiritiche, per rimarcare le sue sulfuree premonizioni dei luoghi dei delitti. A questo grande reporter che ha creato la foto di cronaca nera, con un uso duro del flash e l’obiettivo spostato dal morto alla folla, per cogliere lo stupore attonito, ghignante o di sollievo dei testimoni, è dedicata una mostra aperta fino al 12 ottobre a Milano, Palazzo della Ragione dal titolo: Unknown Weegee. Cronache americane.

Cento le immagini esposte provenienti dall’ “International Center of Photography di New York” per narrare la vita bacata della Grande Mela durante il periodo della depressione, perché Weegee affermava: “Quando scatto una foto mi sembra davvero di entrare in trance: è l’effetto del dramma in corso o in procinto di scatenarsi: nasconderlo e andarsene in giro con occhiali dalle lenti rosa è impossibile. In altre parole, abbiamo bellezza e bruttezza: tutti amano la bellezza, ma la bruttezza permane.”
Per esser cinico del tutto scelse per la sua prima personale del 1941 il titolo Weegee: Murder is My Business. Dal 1940 Weegee entra a far parte del team fotografico di PM, un quotidiano di ispirazione progressista che perora i diritti di lavoratori iscritti al sindacato, ebrei e afro-americani e fa rinascere il dibattito politico negli Stati Uniti. Gli otto anni di attività del giornale vedono la pubblicazione di centinaia di foto di Weegee. Nel 1945 viene pubblicato Naked City, il suo primo catalogo di fotografie che ispirerà il film The Naked City (19 e lo stesso Weegee viene interpellato come consulente alla sceneggiatura; dal film nascerà la successiva serie TV Naked City (1958). Dal ‘47 inizia la collaborazione con Vogue, nasce la serie di “distorsioni” le caricature dei ritratti di celebrità dello spettacolo e del mondo politico che pubblica in Naked Hollywood. ” Non avrebbe mancato l’immondizia di Napoli - afferma Vittorio Sgarbi nella presentazione alla rasssegna- ne avrebbe dato un resoconto indimenticabile”. Dopo aver visto la mostra, c’è da credergli. Se Weegee si fosse trovato ad Elsinore ai tempi d’Amleto, state sicuri che le sue foto ci avrebbero restituito persino l’odore che fece esclamare al pallido prence: “C’è del marcio in Danimarca”.

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giovedì 26 giugno 2008

In giro per la rete l'erezione di Gianfranco Fini su Novella 2000. Grande successo.

Foto curiose quelle in arrivo da Novella 2000, con il Presidente della Camera Gianfranco Fini particolarmente ‘felice’ tra le braccia del suo nuovo amore, Elisabetta Tulliani. Hanno fatto il giro della rete ed in pochissimo tempo hanno svettato in cima alle classifiche degli articoli più letti del giorno.

Vedi anche:
Erezioni d'estate. Dopo Fini, i paparazzi sorprendono Ronaldo e Borriello "armati".

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martedì 13 maggio 2008

Arrestato a Venezia un guardone che riprende 3000 fondoschiena.

(Sexcity) A Venezia un caso di upskirting. Un uomo di Padova, insospettabile dirigente con moglie e figli, è stato sorpreso dai carabinieri intorno a Rialto intento a riprendere con una macchina fotografica e una telecamera le parti intime delle turiste in visita nella città.
I carabinieri lo hanno colto in flagrante mentre cercava di riprendere una ragazza in minigonna che stava raccogliendo qualcosa da terra in piazza San Marco. Nell'arco di tre anni, come hanno scoperto i carabinieri, l'uomo aveva archiviato circa tremila sederi ripresi con la videocamera in modo rocambolesco.

Ogni fine settimana e soprattutto d'estate, l'uomo si recava a Venezia in cerca dei suoi soggetti preferiti, approfittando del 'sali e scendi' per le numerose salite e ponticelli della città, posizionava la sua telecamera nascosta scegliendo il fondoschiena più interessante da immortalare.

Bloccato, il maniaco è stato denunciato per interferenza illecita nella vita privata, articolo 615 bis del codice penale. Il voyeur ai militari che lo hanno interrogato ha detto: "Lo so che non è normalissimo, ma non ci posso fare niente, e non faccio poi nulla di male".

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sabato 10 maggio 2008

Arte. Spencer Tunick e il nudo di massa come opera d'arte.

(Artsblog) Ne ha parlato Clickblog in occasione della performance di domenica prossima con 3000 corpi nudi a Vienna. Dal 1994 Spencer Tunick realizza scatti di nudo artistico di massa. Il suo sito internet, oltre ad essere pieno delle sue opere d’arte (in particolare, in home page, quella realizzata a Mexico City nel 2007 che ha contato circa 20.000 volontari) è inondato di richieste per la partecipazione ai suoi scatti.

Nei suoi scatti i corpi nudi diventano parte fondamentale dello spazio: lo riempiono e lo completano in modo del tutto originale. Originale perché il gruppo di volontari che si presenta per fare da comparsa nelle sue opere d’arte cambia ad ogni scatto. E’ bello notare come, gli scatti fotografici di Spencer Tunick, siano caratterizzati dalla scomparsa di tutto ciò che superficialmente distingue gli uomini gli uni dagli altri. Lo status sociale di una persona, infatti, si riconosce spesso dall’abito che indossa. Mostrando corpi nudi, l’Artista ci mostra come gli uomini siano, in sostanza, tutti uguali: i partecipanti alle sue opere d’arte, infatti, perdono la loro individualità per diventare parte essenziale di un tutto; parte essenziale di un’opera d’arte.

Altra sensazione che mi suscitano le sue foto è che il corpo umano viene rappresentato così com’è, nonostante le sue imperfezioni. Oggi, infatti, c’è una costa sfrenata mossa dal mito della bellezza e della perfezione, che ci porta a cambiare il nostro corpo per adattarlo all’ambiente. Ciò lo differenzia profondamente da David Lachapelle il quale, invece, ci mostra la perfezione dei corpi tipica dei personaggi famosi.

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sabato 26 aprile 2008

Oliviero Toscani: «Milano dorme: per l’Expo deve pensare in grande».

(Paolo Marchi - Il Giornale) a Casale Marittimo (Pisa). Per incontrare Oliviero Toscani, uno dei milanesi più famosi nel mondo, sempre che il mondo lo consideri ancora milanese vista l’internazionalità della figura, bisogna raggiungere La California, una frazione di Bibbona lungo la via Aurelia, sorta di boa sul mar Ligure da doppiare per puntare verso le colline di Casale Marittimo. Mare alle spalle, si cambia provincia; si lascia quella di Livorno per entrare nel Pisano, si cambia soprattutto linee e orizzonti come Toscani, già fotografo di grido, a suo tempo cambiò vita allontanandosi da Milano dove nacque nel febbraio di 66 anni fa «in via Como perché mio padre Fedele, fotoreporter, lavorava al Corriere della Sera ed era logico abitarvi vicino».
Centoventi ettari nei quali si inseguono a olivi e vigne, a boschi e prati, a maneggi e stalle, l’occhio cade anche sul suo marchio, una O bella tonda con una T all’interno mutuata dalla A di anarchia. Senza pensarci, suo babbo gli ha fatto un gran bel regalo. Poteva chiamarla Giuseppe o Sergio e cambiava tutto...

Continua su GayExpo 2015

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lunedì 3 marzo 2008

Al Pac di Milano in mostra le foto shock firmate Saudek e Witkin. Sgarbi polemico: "Spostare mostre da Palazzo Reale scelta illogica.

(Martina Malnati ) Dopo molte polemiche arrivano al Pac le mostre dei due fotografi tanto discussi: il praghese Jan Saudek e l’americano Peter Witkin. Promosse dall’Assessorato alla Cultura e “24 Ore Motta Cultura”, le rassegne “Saudek. L’universo in una camera”, a cura di Enrica Viganò e “Joel Peter Witkin”, curata da Gianfranco Composti presentano un’antologica dell’artista ceco e 45 tra vintage e lavori recenti, in bianco e nero, che ripercorrono l’iter del fotografo di Brooklyn.

In bianco e nero e poi colorate a mano le foto di Saudek, non fanno parte di un genere o di un movimento. Egli mette spesso ironia nelle sue immagini che forse anche per questo nella sua Repubblica Ceca l’establishment ha impiegato tanto tempo a rendergli omaggio, mentre le sue immagini erano già famose in tutto il mondo.

Sin dagli anni ‘70 le sue fotografie sono celebrazioni delle caratteristiche di fondo della natura umana: l’essere uomo, donna, padre, madre, amante e l’essere bambino e adolescente. Il trascorrere del tempo, la nascita, la morte. Negli anni ‘80 una serie di elementi antitetici hanno fatto il loro ingresso nel suo immaginario: amore e odio, bellezza e bruttezza, giovinezza e vecchiaia. Tutte riferite al mondo femminile. Dieci anni più tardi, la carnalità delle immagini si è tinta di un’aggressività animalesca che talvolta ha sfiorato il masochismo: bambine acconciate come fanciulle equivoche, donne che mostrano qualche segno di vita vissuta vestite da bambine, cortigiane dagli occhi innocenti…

Le foto di Witkin (per capire meglio il suo messaggio artistico a fare da guida c’è anche una video-intervista) provocano disagio in chi le guarda: si tratta soprattutto di ritratti, come dice l’autore “non di persone, ma di condizioni esistenziali”, rappresentazioni di scene e figure mitiche, classiche o bibliche. Ecco Venere, Pan, Adamo ed Eva cacciati dall’Eden, la moglie di Caino; oppure invenzioni proprie dell’artista.

La guerra in Vietnam, cui prese parte come reporter (1961-64), lo spinge a considerare la morte come normalità: maneggia cadaveri, corpi di persone sconosciute e mai reclamate per farne soggetti di opere d’arte. Numerose immagini sono poi omaggi ad opere famose di Botticelli, Canova, von Gloeden e Picasso. Affascinato dall’eccesso e dall’estremismo, l’artista è attratto e attrae i suoi soggetti dalla perdizione al disprezzo.

Due poetiche così diverse sembrano quasi cozzare nel medesimo spazio espositivo e lo stesso Sgarbi ne ha voluto dare una giustificazione. «Spostare - ha affermato - queste due mostre da Palazzo Reale, è stata la scelta più illogica, che ha fatto perdere il senso della mia impresa di fare un ciclo di quattro mostre che facesse attirare l’attenzione di due giovani fotografi come Massimo Listri e Giustino Chemello tramite la locomotiva di due grandi come Witkin e Saudek».

Ma è stato proprio il contenuto “scabroso” delle opere dei due fotografi ad aver spinto il Comune a non esporli a Palazzo Reale, eletto a luogo delle mostre omnibus. A muovere lo scandalo erano state soprattutto le foto di Witkin che ritraggono nudità di transessuali e le posizioni erotiche dei modelli di Saudek, tutti ritratti dentro una stanza, metafora dell’universo poetico di un artista a lungo perseguitato dal regime sovietico.

Le due mostre al Pac - via Palestro 14 - sono visitabili da oggi fino al 27 aprile. Ingressi: 6-4 euro. Cataloghi editi da Federico Motta. Info: 02/76009085.

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mercoledì 20 febbraio 2008

Il "ragazzo" baciato da Guti del Real Madrid è sua sorella.

Guti baciava la sorella (pare...)(Queerblog) Abbiamo parlato qui Guti e del suo bacio a un maschietto. Pare che, invece, non stesse baciando un uomo, ma sua sorella. Di seguito, una nostra traduzione di un articolo pubblicato da El País ieri, a firma di Mábel Galaz.

La rivista Cuore ha pubblicato la scorsa settimana alcune foto che ritraggono il calciatore del Real Madrid che bacia sulle labbra qualcuno. E questo qualcuno è stato identificato dalla rivista come un uomo. Stando alle informazioni, il fatto sarebbe avvenuto dopo una cena “intima”.

Zoean Vekic, agente del giocatore, ha spiegato a ElPais.com che si tratta della sorella del calciatore. “In effetti si trattava di una cena intima, familiare, nella quale si stava festeggiando il fatto che la sorella di Guti fosse nuovamente in dolce attesa”.

Le foto di Guti con un “presunto” uomo son state riprese dalla stampa italiana in questi giorni. La visita del Real Madrid a Roma per giocare questa sera una partita di Champions League [che, per la cronaca, ha visto la Roma vincere 2 a 1 contro il Real Madrid, ndt] ha solleticato l’interesse sulla vita del giocatore del Real Madrid.

Vari blog italiani hanno speculato apertamente su un’eventuale omosessualità del calciatore e sono giunti finanche ad affermare che sua moglie, Arancha de Benito, “si è presa un periodo di riflessione”. Ci si è anche riferiti al fatto che nella Spagna di Zapatero il matrimonio tra omosessuali è permesso.

Guti, sempre secondo il suo agente, si è molto innervosito per questa intromissione nella sua vita privata. Il giocatore, inoltre, ritiene che le foto sono state utilizzate in Italia per “vivacizzare” la partite di questa sera.

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sabato 16 febbraio 2008

Sgarbi infuriato. «Blitz» a mostra di Avedon. L'assessore alla Cultura annuncia battaglia legale.

L'esposizione è rimasta chiusa da venerdì pomeriggio a sabato per la mancata esibizione del documento di agibilità provvisoria.

(Il Corriere della Sera) Sono durati solo un pomeriggio i sigilli alla mostra del fotografo americano Richard Avedon allo spazio Forma di Milano. Venerdì i vigili urbani ne avevano imposto la chiusura per la mancata esibizione del documento di agibilità provvisoria. Ma l'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi non ci sta. Dopo che un fatto simile era accaduto per l'inaugurazione della mostra di Von Gloeden a Palazzo della Ragione il 23 gennaio, ora annuncia battaglia legale. «La polizia annonaria ha voluto affermare il proprio potere burocratico sulla cultura e allora la denuncerò alla magistratura per il danno d'immagine che ha inflitto alla città di Milano» tuona Sgarbi. Intanto, grazie a un permesso temporaneo rilasciato dai tecnici dell'assessorato alle Attività produttive, l'esposizione ha riaperto sabato mattina. «Lunedì si riunirà in via straordinaria la commissione di vigilanza ed entro quel giorno i responsabili dello spazio Forma dovranno aver prodotto tutta la documentazione necessaria» ha spiegato l'assessore Tiziana Maiolo.

IL PRECEDENTE - «Spazio Forma ha sempre ottenuto tutti i permessi e le licenze - commenta l'ad Roberto Koch -. Da marzo 2007 abbiamo avviato un percorso per avere l'agibilità definitiva e per una mancanza veniale non abbiamo prodotto il documento per l'agibilità provvisoria». Per la verità nemmeno in occasione della mostra di Mimmo Jodice «Perdersi a guardare», aperta dal 12 settembre al 25 novembre, lo spazio Forma aveva presentato il documento di agibilità provvisoria: ma questo non aveva comportato l'intervento dei funzionari comunali. «Ho chiesto ai funzionari dell'annonaria che d'ora in avanti controlli simili siano effettuati il giorno prima dell'apertura della mostra, in modo da evitare episodi imbarazzanti come questo» ha concluso Maiolo.
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Ndr. E che dire della Triennale Bovisa, inaugurata di lunedì e chiusa il mercoledì e riaperta dopo 15 giorni sempre per motivi legati all'agibilità.

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In mostra allo spazio Forma a Milano. Richard Avedon I ritratti «dal volto umano».

Persone comuni o famose che svelano l'aspetto più nascosto della personalità: Marilyn Monroe triste, Charlie Chaplin che fa le corna.

(Manuela Pelati - Il Corriere della Sera) Le immagini di Richard Avedon (a fianco un autoritratto) arrivano a Milano cinque giorni prima dell’inizio delle sfilate di moda, un mondo al quale il nome del fotografo è inevitabilmente legato. La nuova mostra dal titolo «Fotografie 1946-2004» è una raccolta di 250 immagini, esemplari unici offerti dalla Fondazione che porta il suo nome. Ma il fotografo americano, di origine ebreo-russa, nato a New York nel 1923, che negli anni '50 e '60 ha inventato un nuovo modo di fare fotografia di moda, non offre solo immagini spettacolari e teatrali come quella della modella Dovima con gli abiti Dior in mezzo agli elefanti del circo. Non è solo il fotografo dallo scatto geniale che coglie Veruschka (che veste Kimberly) in movimento mentre sembra faccia una danza. In questa mostra Avedon svela il suo volto più semplice, quello più umano. Anche se è stato il memorabile fotografo di moda della Parigi negli anni '50 e il personaggio che ebbe un sodalizio professionale indimenticabile con Gianni Versace per quasi vent'anni.

RITRATTI - Gli scatti in mostra, realizzati durante l'intero arco della sua carriera, sono tutti ritratti: persone comuni o famose che svelano l'aspetto più nascosto della personalità. Marilyn Monroe colta di sorpresa in un atteggiamento triste e dimesso, o Charlie Chaplin che al momento dello scatto fa le corna del toro. Le foto degli anni '60 e '70 mostrano i volti dei cantanti rock: l'immagine di Janis Joplin è un'allegra e gioiosa cantante, Bob Dylan che cammina infreddolito sembra un giovane bohèmien, i quattro volti dei Beatles sono quelli di bravi ragazzi. A quei tempi il fotografo lavorava costantemente per riviste come Rolling Stone, Life, Vogue e Harper’s Bazaar. Le commissioni spaziavano su tutti i personaggi famosi, compresi i politici: Kissinger, Regan e Bush sono immortalati tra decine di foto di uomini e donne tra i più potenti d'America. Ma i volti più tormentati sono quelli di Jasper Johns, Francis Bacon e Samuel Beckett, il cui volto è segnato da rughe che sembrano profondi solchi del terreno.

IL PADRE - Le immagini, tutte rigorosamente in bianco e nero, sempre su sfondo bianco o anche rarefatto e sfumato «non solo segnano il tempo, perché abbiamo fatto una ricostruzione cronologica dell’intera opera del fotografo, ma sono anche segnate dal tempo, perché mostrano il tempo che passa» spiega Alessandra Mauro, curatrice della mostra. In un angolo delle sale ci sono cinque immagini del volto di Jacob Israel Avedon: un'interpretazione personale del fotografo, del tempo trascorso tra l'inizio e la fine della malattia del padre, che lo ha portato alla morte. A partire dall'inizio della sua carriera, da quando nel '48 il fotografo fece un reportage in Italia, tra Roma e la Sicilia, lo sguardo si posa sui volti più veri: i bambini di strada del dopoguerra italiano. Andando avanti negli anni, il fotografo coglie i volti dei minatori, degli assassini o dei lavoratori più diversi come la fisioterapista e l'apicultore. In tutti evidenzia una caratteristica, marca una personalità.

«SPIETATO» - Come quando fotografa la baronessa e scrittrice Isak Dinesen nel 1958. Dai ricordi di Judith Thurman (scritti sul catalogo, edito da Contrasto e Versace): «La donna si era presentata con il suo solito trucco teatrale, il suo cappotto in pelle d'orso e indossando uno zucchetto sbarazzino: voleva fare una provocazione feroce e sciamanica, che contrastava con la figura femminile. Avedon fu spietato: lo stretto primo piano che realizzò, in cui è contenuto l’intero volto, coglieva il suo sguardo, facendo risvegliare in lei, anche se solo nell’attimo dello scatto, la gioia di essere vista. La baronessa non deponeva mai la sua maschera ironica. Avedon aveva svelato un segreto: evidenziare una donna profondamente vorace, affamata di intensità». Riuscire a ritrarre persone già molto abituate a mettersi in mostra rappresenta una grande sfida per Avedon e come non notarlo nel grande ritratto di gruppo posto al centro della grande sala della mostra?

GRANDI NUDI - L'immagine alta tre metri e larga quindici è posta su una intera parete al centro della sala. Più che spettacolare. Realizzata all’interno della Factory di Andy Warhol nel 1969, inquadra attori, registi e poeti che posano completamente nudi con estrema disinvoltura, mostrando nelle espressioni del viso una grande varietà di personalità e di umori: dalla tristezza, alla noia alla gioia. Il grande fotografo, figlio di un negoziante di abiti femminili della quinta strada di New York e per questo abituato fin da bambino alle vestizioni femminili, è morto nel 2004, mentre realizzava un servizio fotografico per il New Yorker. Era un perfezionista dello scatto e poteva buttare via interi rullini perché insoddisfatto del lavoro compiuto. Non poteva mancare in mostra un suo autoritratto: una testimonianza personale che segna come una firma un'intera esposizione di volti.

Richard Avedon. Fotografie 1946-2004
FORMA Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano
Dal 14 febbraio all’8 giugno
Orari: da martedì a domenica 10-20; giovedì e venerdì fino alle 22
Biglietto 7,5 euro, ridotto 6, scuole 4
Info: tel. 02.58118067, www.formafoto.it

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lunedì 4 febbraio 2008

Patacche. Il bacio gay di Pete Doherty era falso.

Pubblicata dal sito di Gossip di Perez Hilton ed in Italia rilanciato in primis da TGcom seguito da tutti i maggiori e minori portali gay americani e blog del nostro paese (tra cui noi...), la foto con il bacio gay di Pete Doherty, ha fatto un certo scalpore.
Certo, il ragazzo è particolarmente eccentrico e, scandalosamente, sempre in cerca di pubblicità ma cercando meglio si sarebbe pervenuti ad una scoperta. Queste fotografie, si queste... perchè non si tratta di uno scatto "rubato" come hanno voluto farci credere, fanno parte di un servizio fotografico realizzato nel 2004 al Pavilion Hotel di Londra da Andrew Kendall, amico di Peter Wolfe (conosciuto come Wolfman) il "baciato" da Doherty e lui stesso amicissimo del cantante inglese con cui ha scritto fior di canzoni.

Tutto falso quindi... si, compresa la presenta omosessualità di Doherty. Ma ci viene un dubbio... che sia bisex? La risposta alle prossime foto che certamente il cantante inglese non ci farà mancare.

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sabato 19 gennaio 2008

Dopo le foto hard. Luca Marin punta alla rivale di Laure. "La Manaudou era più gelosa di me".

(TGCom) Dopo oltre un mese dalla rottura con la Manaudou, dopo aver sopportato la rabbia delle foto e i sospetti di chi l'accusava di averle scattate lui, Luca Marin rompe il silenzio e su Chi parla del rapporto con la sue ex. Alle accuse della francese di essere troppo geloso, replica che lei lo era molto di più. Non solo. Si definisce un "innamorato ferito" ma confessa:"Con Federica Pellegrini siamo grandi amici", ma aggiunge:"Per ora".

A soli 21 anni il nuotatore ha già scoperto cosa voglia dire soffrire per amore. Lo si capisce perfettamente e poi è lo stesso Marin a confessarlo.
"Laure è stata la donna più importante della mia vita" ammette il nuotatore, raccontando però anche le sofferenze che questo grande amore gli ha portato. Innanzitutto la notizia arrivata all'improvviso che lei non lo amava più. "Ci siamo visti a Berlino per delle gare e l'ultima sera mi ha detto che fra noi era finita". Una doccia fredda mal sopportata da uno che all'acqua è abituato. E ancora. Luca racconta di come si sono conosciuti, di quando si sono scambiati il primo bacio della loro gelosia, l'una dell'altro. "Lei in realtà era molto più gelosa di me", dice Marin rispondendo alle accuse della francese. Ma per lui non era un problema. Anzi:" Mi faceva sentire importante".

Non così per la Manaudou, evidentemente che in una recente intervista ha detto che la causa della rottura arriva proprio da un'insana gelosia. Poi Marin racconta anche la delusione e la rabbia nel vedere le foto hard della sua fidanzata in Rete. Ammette di aver provato dolore sia per le foto sia per i sospetti che quegli scatti gli avesse fatti lui. Poi un accenno anche all'episodio dell'anello, gettato in aria dalla nuotatrice francese: "Io l'anello non gliel'ho mai chiesto indietro", anche se non nasconde di aver provato rabbia a sapere che lei lo indossava mentre stava con un altro, Benjamin Stasilius.

Ma Marin pare aver già sollevato la testa. Dalle parole del nuotatore si capisce che ha un debole per la collega Federica Pellegrini. Interpellato sul rapporto che li lega Luca risponde:"Io e Federica ci alleniamo insieme a Verona, ma questo è tutto". Poi però aggiunge:"Per ora. Per quanto riguarda il futuro, mai dire mai".

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venerdì 18 gennaio 2008

Toscani contro gli stilisti: “Usano le donne come attaccapanni”.

(River-blog) Oliviero Toscani è stato intervistato da una trasmissione (Iride, il colore dei fatti), che andrà in onda sabato 19 gennaio, su Odeon. E, come è sempre solito fare, ha parlato senza troppi peli sulla lingua.

Ecco cosa ha detto, in anteprima su River: ”La moda è in mano a omosessuali che non amano le donne e pretendono degli attaccapanni – sostiene il fotografo –; le donne cascano in questo tranello pensando di dover diventare esattamente come i modelli di queste elucubrazioni omosessuali degli stilisti della moda. Con questo nessuno è contro l’omosessualità, ma ogni modo di essere può provocare dei problemi”.

Sull’anoressia: “Tutti ne soffriamo. La nostra è una società anoressica dove abbiamo paura di tutto: abbiamo paura di vivere. L’anoressia è lo spirito del nostro tempo, amplificato dalla moda”.

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lunedì 7 gennaio 2008

"Les fleurs du mal", a Benevento riflessioni sulla bellezza.

(Artsblog) L’ho scoperto in ritardo ma c’è tempo fino al 31 gennaio. A Benevento, presso il museo d’arte contemporanea Arcos, è in corso la collettiva “Les fleurs du mal”, una mostra che mette a confronto 16 artisti internazionali (Vanessa Beecroft, Gilbert & George, Yasumasa Morimura, Marc Quinn, Francesco Vezzoli, solo per fare qualche nome) sul tema della bellezza.

Omaggiando, nel titolo, la raccolta di poesie pubblicata da Baudelaire nel 1857, “Les fleurs du mal” esplora le varie sfaccettature della bellezza: la sua caducità e sensualità, il narcisismo e la provocazione, attraverso linguaggi molto diversi, dalla fotografia alla scultura alla videoarte.

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domenica 6 gennaio 2008

Omoerotismo. Scatti in forma di fiaba.

(Puta a queer invader) Forse avete sentito parlare di Tripeleff. Uno scrittore italiano che ha viaggiato in lungo e in largo il mondo, specialmente gli States e il Sudafrica. Ha scritto per Stampa Alternativa una serie di libretti con racconti omoerotici. Il mio preferito è La vendetta di Papa Giuseppe, storia di un fisting clericale. Anche Come mi hanno spennato l’uccello e Giovane vergine intatto si fanno apprezzare per la loro spigliatezza e gioiosità. Odo e Riprando potete invece scaricarlo gratuitamente dal sito dell’autore, che merita un’attenta visita - e speriamo che presto pubblichi qualche nuovo racconto! - . Fin qui niente di strano. Che uno scrittore scriva e che scriva bene per il suo pubblico attento e partecipe, fa parte del gioco della letteratura. Ma… C’è un ma. Adesso scopriamo che Tripeleff accompagna la scrittura con la fotografia e che ha deciso di mettere ora online il suo talento visivo. Su Flickr. Abbiamo così modo di apprezzare centinaia di foto scattate negli anni, che testimoniano anch’esse quella ricerca del fiabesco e del birichino che è il tono e lo stile del suo scrivere. Che unisce a un occhio attento per la bellezza del corpo maschile. Gli innumerevoli commenti che seguono ogni scatto testimoniano quanto benvoluto e ricercato sia il Tripeleff fotografo. Ah! chissà cosa ci riserva ancora questo poliedrico signore che vive dalle parti di Novara. Di seguito due suoi lavori. Il resto andate ad ammirarlo direttamente nella sua galleria.

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E non perdetevi Il delitto Avogadro

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venerdì 4 gennaio 2008

Nelle foto entrano audio e video. Così il web salva il fotoreportage.

(Panorama) “Stiamo attraversando un periodo pieno d’incertezze. Ci chiediamo se saremo in grado di continuare a esercitare questo mestiere”. Al pari di molti suoi colleghi, Jean-Luc Luyssen, della prestigiosa agenzia fotografica internazionale Gamma, non sa più a che santi rivolgersi. Con un pubblico di lettori in netto calo e la fuga dei pubblicitari, la crisi della stampa sta mettendo a dura prova la vita dei fotoreporter e di chi, come Gamma o Sipa, ne garantisce la sopravvivenza. Per superare questi tempi di vacche magre, Brian Storm, giovane producer multimediale decide di dar vita a un progetto che potrebbe donare nuova vita al fotoreportage: abbinare agli scatti dei più grandi fotografi del mondo un corollario di audio e video. Nasce Mediastorm.org, l’ultima frontiera del fotoreportage che sta rivoluzionando, se non salvando, un professione che molti davano per spacciata.

Signor Storm, il fotogiornalismo è davvero così rischio?
Nessuno, tra professionisti della fotografia e del giornalismo, scatta foto e scrive articoli solamente per una questione di denaro. Il fotoreportage è una professione che suscita molta passione in chi la pratica, ti ci butti perché offre esperienze lavorative straordinarie. Detto questo, oggi i media tradizionali come la stampa, a cui i fotoreporter sono vincolati, non garantiscono più i profitti di dieci o quindici anni fa. Tra il calo di lettori e di pubblicità, la crisi del giornalismo cartaceo ha colpito in pieno la categoria.

Qual è la chiave per uscire dal baratro?
Primo: puntare tutto sulla qualità. Così come era successo nel rapporto tra la tv e la radio, internet non ucciderà la stampa, anche se la sta danneggiando con un giornalismo fai-da-te che vede cittadini-utenti diffondere gratuitamente dei contenuti spacciandoli per articoli giornalisti di alto profilo. Questo trend continuerà, e colpirà soltanto il giornalismo di basso rango. A ruota, è necessario per i fotoreporter fare leva sui nuovi mezzi di comunicazione disponibili per far combaciare un’ampia distribuzione dei propri servizi fotogiornalistici con un minimo di sicurezza finanziaria.

Paradossalmente, sarebbe quindi Internet l’antidoto per curare i sintomi della professione?
Non del tutto. Bisogna saper sfruttare i vantaggi che ti offre ciascun mezzo di comunicazione di massa, sia quelli tradizionali come il giornale, il video o la radio sia Internet. Ovviamente, questo spinge i fotoreporter a rivoluzionare il loro modo di lavorare. Oggi non ti puoi più accontentare di recarti in un posto e fotografare. Durante il reportage, è ormai necessario adoperare tutti i supporti tecnologici che ti consentono di arricchire il lavoro sul campo. Questo significa associare alle foto e ai testi del materiale audio e anche video. La stessa testimonianza del fotoreporter raccolta sotto forma sonora e diffusa su internet come sottofondo del servizio fotografico rafforza considerevolmente l’impatto delle immagini.

Ma si puo’ ancora parlare di fotografia?
Certo. Alla base di tutto, ci sono le foto, non immagini filmate. Prendiamo il servizio di Luis Sinco sui reduci americani dell’Iraq, Marlboro Marine. Sono convinto che la sovrapposizione degli scatti con le voci dei protagonisti offre al lettore uno sguardo ancor più cruento sul contesto devastante in cui questi soldati hanno combattuto. Piuttosto che limitarsi a fotografare i soggetti di una storia, l’audio consente di dare loro una voce. Dimenticarli diventa ancora più difficile.

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domenica 30 dicembre 2007

L'assessore Sgarbi ha presentato il calendario di esposizioni fotografiche del 2008, fra trasgressione ed erotismo decadente.

«Ci siamo attenuti allo slogan "scherza con i fanti e lascia stare i santi"».
La provocazione dell'obbiettivo. Per un anno.


(Il Corriere della Sera) La bocciatura della mostra «Vade Retro» dedicata all'arte gay, Vittorio Sgarbi torna alla carica dichiarando il 2008 «anno della fotografia» e proponendo un calendario di retrospettive fotografiche ad alto contenuto erotico. L'ideale ouverture sarà la mostra del barone Von Gloeden, le cui opere avrebbero dovuto essere esposte nella mostra «Arte e omosessualità», e che simbolicamente torneranno, dal 23 gennaio al 24 marzo, in quello stesso Palazzo della Ragione, le cui sale non aprirono mai i battenti per la tanto chiacchierata esposizione. Gli efebi nudi e dal sapore classico, immortalati dal nobile tedesco che alla fine dell'Ottocento si trasferì a Taormina alla ricerca di una Magna Grecia perduta, rappresenteranno la casta inaugurazione di un calendario che promette momenti molto più piccanti. «Se la Moratti ha approvato la pericolosa mostra di LaChapelle passando in rassegna ciascuna delle 500 opere - ha detto l'assessore alla Cultura - non avrà problemi ad approvare queste altre mostre. Ci siamo attenuti rigidamente allo slogan "scherza con i fanti e lascia stare i santi"».

SADOMASO - Nessuna immagine creerà conturbanti associazioni tra sfera sessuale e sentimento religioso, ma non passerà inosservata la monografia di Joel Peter Witkin (nella foto una sua opera), «un sadomasochista di rara cattiveria». Parola di Sgarbi. Il fotografo newyorkese che esibisce nudità integrali di uomini, donne, ermafroditi e transgender, aprirà a gennaio la serie di mostre a Palazzo Reale, che ospiterà anche gli scatti dal gusto erotico decadente del ceco Jan Saudek e le istantanee dalle tinte fetish di Micha Klein (già inserite nel catalogo di «Vade Retro»). Ma il 2008 milanese della fotografia non avrà solo l'ambizione di solleticare la pruderie del pubblico adulto. Come ha ammesso lo stesso Sgarbi sarà un anno di preparazione perché Milano possa ospitare a partire dal 2011 un centro di archiviazione e documentazione fotografica raccogliendo i fondi ministeriali per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia. Sarà anche l'occasione per consacrare Palazzo della Ragione a luogo privilegiato per le esposizioni fotografiche.

L'AMERICA - E non finisce qui. In primavera, dopo essere stata al Vittoriano di Roma, arriverà nel centralissimo palazzo a due passi dal Duomo la mostra curata da Marcello Sorgi e dedicata a Gianni Agnelli e al suo secolo. E a seguire Palazzo della Ragione ospiterà una retrospettiva del reporter newyorkese di cronaca nera Weegee e una mostra sull'America profonda immortalata dallo svizzero Robert Frank. Il calendario del 2008 sarà poi arricchito da una panoramica di ritratti di Gisele Freund, ospitati dal 13 gennaio alla Galleria Franca Sozzani e nei primi mesi dell'anno successivo potrebbero arrivare a Milano gli scatti della chiacchieratissima Annie Lebovitz, protagonista di un recente diverbio con la regina d'Inghilterra per un primo piano non propriamente «regale».

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sabato 29 dicembre 2007

Il velo: un simbolo che unisce (e divide) arte, eros e sacralità.

(Panorama) In un luogo come un ex filatoio di seta, diventato splendido spazio espositivo, cosa ci poteva esser di più attinente che una mostra sul velo? Tessuto di impalpabilità e purezza come il velo delle spose, trama pesante e oscura, se si pensa al burqa, o mantello di blu celestiale sul capo della nostre Madonne classiche, fascinosa eleganza del sari indiano. Un viaggio nella storia di questo indumento così strettamente legato alla femminilità è quello che ci offre la mostra Il Velo nel Filatoio di Caraglio, in provincia di Cuneo, aperta fino al 24 febbraio 2008.

La rassegna è curata da Andrea Busto, e ha un catalogo, pubblicato da Silvana editoriale, che riporta oltre agli interventi più strettamente critici testimonianze di Khaled Fouad Allam, Elena Loewenthal, Igor Man, Younis Tawfik e suor Giuliana Galli.
Un solo indumento, un accumularsi di riflessioni, storiche, politiche, religiose, antropologiche, soprattutto oggi nella controversa disputa sul chador, visto da un lato come strumento di repressione della donna nel mondo islamico, dall’altro proposto come scelta consapevole di valori, in un’epoca di crisi della laicità. Un semplice impalpabile velo fa da spartiacque fra culture e modi di vivere, come il velario di un sipario divide il pubblico dallo spettacolo, ed è proprio dal valore metaforico del velo che inizia la mostra sviluppata in sette sezioni, sette come i teli lievi di tulle che lentamente sfila Salomè nella sua danza davanti ad Erode, tessuti di inconsistente trasparenza che racchiudono il cuore dell’eros.
Dalla prima sezione, dedicata alla tecnica della velatura, quel sovrapporsi di strati del colore per permettere all’occhio di percepire una finta omogeneità cromatica del quadro, si passa alla Memoria e alla traccia che si lascia su un velo, come quello della Sacra Sindone. Il sudario in questo caso s-vela tracce di corpi e di dolore. Christian Boltanski imprime su teli, mediante proiezioni, i volti degli ebrei morti nei campi di concentramento tedeschi e polacchi. Janieta Eyre si avvolge in un lino macchiato e abbandonato su un tavolo, pronto per la dissezione di una lezione di anatomia.
Dalle tracce organiche di morte su telo, al velo da sposa: puro pizzo quello del matrimonio di Grace Kelly; velo candido nei riti religiosi della comunione e del noviziato. Si passa poi alle immagini dell’iraniana Shirin Neshat, fotografa che vive tra New York e il suo paese. La sua donna dal corpo velato, fa sentire come lì sotto quel telo non ci sia solo uno stereotipo femminile, ma un corpo di carne sensibile, al di là del diaframma dei pregiudizi.
Il velo come Soglia di attraversamento è quello proposto da Gonzalez-Torres poco tempo prima di morire di Aids: una tenda di perline, gocce di sangue che uniscono i due spazi nei riflessi.
Nella successiva sezione, dedicata ad Eros e Thanatos, amore e morte sono avviluppati nella foto di Isadora Duncan danzante sul Partenone, seminuda e velata. Le due ultime sezioni Occidentalismi e orientalismi e il Velo globale ci fanno viaggiare nell’esotismo visto con gli occhi dell’Occidente: dall’acquaforte di Picasso Conquistatore e donna marocchina del 1970, a Senza titolo (Burqa) del 1999 di Luisa Valentini, una scultura in lattice, cotone su un manichino metallico: un tappeto più che una donna. Dal grottesco all’arabesco.

LA GALLERY

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domenica 23 dicembre 2007

Manaudou nuda, la più cliccata.

(Prima) Ora al suo attivo non ha solo record mondiali di nuoto, ma anche quello forse meno invidiabile di essere stata la più cliccata sul web nei giorni scorsi per il giro di foto hard che sono state diffuse, chissà da chi, su internet e pubblicate da milioni di siti. Le foto di Laure Manaudou hanno fatto il giro dell'interglobo e neanche il più titolato dei calendari avrebbe ottenuto un simile record. Per il momento ancora non si sa chi abbia diffuso quelle foto senza veli della campionessa del mondo di nuoto, ex dell'azzurro Luca Marin. Sta di fatto che oltre ad essere naturalmente infastidita per l'accaduto, passati i giorni di "fuoco", ora dovrebbe iniziare ad essere lusingata di cotanta attenzione.

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