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lunedì 3 dicembre 2007

Muccino: "Spoglio la Bellucci e la faccio ballare. Poi tornerò negli Usa".

(Natale Anselmi - Il Giornale) Gabriele Muccino ha 40 anni, due figli, Silvio Leonardo di 8 anni e Ilan di 4, avuti da due donne diverse, un divorzio doloroso, vari flirt attribuiti, l’eloquio incespicante che fa tenerezza. Gli manca, confessa, «il perimetro sacro della famiglia». E spiega che non voleva offendere nessuno con quelle dichiarazioni riprese dai giornali, tanto meno i registi italiani. «Una volta per tutte: non penso di rappresentare un modello. Sono stato strafortunato, il mio successo americano è frutto di un’alchimia forse irripetibile. Figurarsi se posso dare dei lagnosi o dei provinciali ai miei colleghi perché non girano con Will Smith. Trovo invece un po’ asfittiche e di cortile le polemiche sul nostro cinema. Ma quella storia “delle troupe impigrite, annoiate e disincantate” rientrava in un discorso più ampio e motivato su una certa attitudine italiana. Ripresa così dalle agenzie, è sembrata un atto di superbia».

Muccino senior sta assaporando un buon momento. La copertina di Vanity Fair, l’intervista a Le invasioni barbariche. Proprio ieri le tv hanno preso a trasmettere lo spot per Intimissimi (due versioni: 30 e 60 secondi, si vedrà anche un cortometraggio di 4 minuti) con la supersexy Monica Bellucci in tre versioni: tanguera in sottoveste attillata nera, centaura vestita di pelle con imbizzarrito décolleté, femme fatale in trench beige con reggiseno a vista.

Si chiama Heartango. Heart sta per cuore, tango per tango. S’è divertito?
«Ho sempre fatto pubblicità. Il miglior modo di investire il tempo tra un film e l’altro. Perfino Fellini, che è Fellini, certi film li ha fatti perché aveva bisogno di guadagnare. Per lo spot mi ha chiamato Monica. C’eravamo conosciuti per Ricordati di me, dove offre una delle sue prove più intense, mature. In Heartango incarna due donne, l’una impetuosa e l’altra razionale, due aspetti della femminilità che confluiscono nella stessa persona. Balla pure bene, con l’ausilio di qualche trucco. Io ho portato nel racconto una struttura circolare, vagamente alla Tarantino. In pubblicità serve il giusto distacco. Ma se il risultato è bello, che male c’è?».

Niente. E il suo nuovo film americano?
«Primo ciak il 10 marzo, titolo: Seven pounds. Ancora Will Smith, sempre per Columbia. Stavolta una storia d’amore a sfondo drammatico. C’è un uomo gravato da un micidiale senso di colpa. Causò la morte di sette persone in un incidente d’auto, non riesce a riprendersi, medita di uccidersi. L’incontro con una donna lo salva dall’insano gesto e ne segnerà il destino. Lei sarà probabilmente Rosario Dawson».

Calcolando che La ricerca della felicità ha incassato 300 milioni di dollari, si sentirà in una botte di ferro.
«Mica tanto. Tutti mi credono ricco, non è così. All’inizio la Columbia non mi voleva, è stato Will Smith a impormi. Le assicuro, presi più soldi per girare in Italia Ricordati di me. Ma certo, Hollywood è Hollywood. Nel bene e nel male. Chi ha successo è venerato, pagato, cercato, chi sbaglia viene declassato, licenziato, dimenticato. Ho riflettuto a lungo sulla mia esperienza americana. Avrei dovuto girare una commedia con Cameron Diaz e Jim Carrey, A little game without consequences. Saltò tutto a due settimane dal primo ciak. Così va l’industria del cinema americano. Non c’è tempo per i rimpianti».

Eppure si trova bene a Los Angeles...
«Guardi, gli americani sono spesso schematici, perfino pericolosi, ma anche onesti, liberal, progressisti. È una società elementare, con le regole semplici dei bambini. Vieni riconosciuto per il talento che hai. In Italia, al massimo, ti senti dire: sei bravo, ce la puoi fare. E intanto monta l’invidia. Da loro il talento è un leit-motiv, ossessivo, qualificante. O sei perdente o sei vincente, in mezzo non c’è nulla».

C’è il dollarone.
«Anche qui, bisogna intendersi. Nel girare La ricerca della felicità ho voluto che il denaro non fosse il cuore emotivo del film. Ma capisco perché parlano così tanto di soldi. Vengono da una cultura pionieristica: il denaro è la misura dell’affermazione, la dimostrazione che ce l’hanno fatta».

Lei si sente arrivato?
«Non mi illudo, a volte mi sembra un’enorme bolla. Però è un fatto che quando parlo in inglese balbetto meno, sono più tranquillo. Qui il tuo ego viene costantemente ridimensionato, non sei mai il padrone assoluto del film. Ma non ti fanno mancare niente sul set. Intanto sto scrivendo una storia italiana per Domenico Procacci. Da fare domani, dopodomani, non so. Lavorare a Hollywood è come giocare in borsa. Un mondo surreale, a tratti comico, che può distruggerti. Così so che c’è un posto, l’Italia, dove posso tornare a far cinema quando l’aria cambierà».
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Danza a Torino. Al via "Week-end in Palcoscenico".

(Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Dal 5 al 9 dicembre si terra' presso il locale Palazzetto dello Sport la 13 esima edizione di ''Week-end in Palcoscenico, Concorso e Stage internazionali di danza classica, moderna ed hip-hop Citta' di Pinerolo''. Oltre 1600 ballerini provenienti da tutta Italia parteciperanno alla manifestazione, il cui evento finale prevede un omaggio al Maestro Maurice Bejart, insieme all'etoile Internazionale Grazia Galante, gia' prima ballerina del grande coreografo recentemente scomparso.

Il programma e' articolato in tre momenti principali. Innanzitutto il Concorso Internazionale, che prevede dal 5 all'8 dicembre le selezioni delle varie categorie, prima della cerimonia di premiazione prevista per il 9. Si svolgeranno poi, nelle giornate del 6 e 7 dicembre, anche le masterclass degli insegnanti della scuola estiva ''Week Dance Camp'', ad ingresso libero per tutti gli iscritti alla manifestazione.

Ultimo evento di ''Week end in Palcoscenico'' e' lo Stage Internazionale onorato da etoile ed insegnanti di assoluto prestigio, tra i quali Frederic Olivieri (nella foto), direttore del corpo di Ballo alla Scala di Milano, Garrison Rochelle, da Amici di Maria De Filippi, e Giulio Cantello, decano degli insegnanti di danza classica piemontesi.

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martedì 20 novembre 2007

Tecktonik, il ballo di tendenza in arrivo dalla Francia.

(Stylosophy.it) Si chiama Tecktonik ed è la nuova tendenza che sta spopolando tra i giovani francesi. Per cimentarsi basta scatenare tutto il corpo a ritmo di musica techno e commerciale, con le braccia che salgono e e scendono in modo disarticolato.
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Insomma, sembra proprio un ballo per chi non sa ballare, ma che in questo modo potrà sembrare un ballerino provetto e di tendenza. Nato fra gli adolescenti della media borghesia parigina adesso questo eccentrico genere di danza sta spopolando anche fra i trentenni… Arriverà presto anche in Italia, per non favi trovare impreparati guardate il video ed allenatevi!

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