(Ansa) Svastiche sul memoriale dedicato alle vittime dell'Olocausto a Berlino. Lo ha reso noto la polizia che ha aperto un'inchiesta. E' stato il custode del monumento, uno dei piu' visitati della capitale tedesca, a trovare le undici svastiche rosse e nere, dai 10 ai 60 cm di lunghezza, disegnate su sette colonne. Sabato scorso era stato profanato il monumento alle migliaia di omosessuali deportati e torturati dai nazisti, a due mesi dalla sua inaugurazione
domenica 24 agosto 2008
Germania, svastiche memoriale shoah.
sabato 12 aprile 2008
L'omocausto dimenticato dalla sinistra.
Nella stessa giornata della Memoria la parola "omosessuale" esce a fatica. Dell'Utri ha ragione, la sinistra italiana ha rimosso per molto tempo l'omocausto.
(Aurelio Mancuso - Liberazione) Marcello Dell’Utri ha dichiarato a Klaus Condicio, la trasmissione su You Tobe di Klaus Davi, che se la PDL vincerà le elezioni cambierà i libri di storia, troppo impregnati di retorica sulla Resistenza. Testi troppo di parte e per alcuni versi omissori e, come esempio Dell’Utri a sorpresa cita l’omocausto, ovvero lo sterminio dei gay durante la seconda guerra mondiale ad opera essenzialmente del regime nazista. L’esponente del centro destra dichiara che " Il tema degli omosessuali è sempre stato ritenuto una sorta di pruderie, come si direbbe in Francia, ed è tuttora grave il silenzio su questa pagina nera della storia. È stato sbagliato non tirarlo fuori, quando invece bisogna guardare con chiarezza ad argomenti così importanti". Che dire? Ha ragione. La sinistra italiana ha rimosso il più possibile il tema della persecuzione, deportazione, uccisione, di migliaia d’omosessuali. Solo negli ultimi anni la questione è trattata finalmente in modo approfondito e, grazie naturalmente a storici stranieri, essenzialmente tedeschi e d’origine ebraica. Nella stessa Giornata della Memoria che si celebra il 27 gennaio, la parola omosessuale esce a fatica, in molti casi è "dimenticata". Per la prima volta quest’anno come presidente nazionale di Arcigay ho potuto parlare a Piazza Duomo. Ma ho scoperto dopo, che la decisione di far parlare un omosessuale, è stata oggetto di una vivace discussione, che alcuni compagni non erano d’accordo. D’altronde i Rom, nemmeno quest’anno hanno potuto prendere la parola. Dell’Utri rileva intelligentemente (bisogna riconoscerglielo) un imbarazzo mai superato dentro la sinistra italiana. Si può anche ricordare che tanti omosessuali italiani sono stati confinati in alcune isole e, che gli altri confinati "politici", non li hanno mai amati, anzi. In diverse postume testimonianze non sono mancati giudizi sprezzanti, verso persone che erano ritenute "invertite", malate. Personalmente ritengo la provocazione di Dell’Utri, di intervenire sui testi di storia pericolosa e da respingere al mittente. Se un problema continua a sussistere in questo Paese è proprio l’assenza di memoria; di ciò che significò davvero la Resistenza. Ma la sinistra può essere per questo scagionata del tutto? No. C’è bisogno di guardare in faccia la realtà. Se persistono anche nel nostro campo atteggiamenti di sufficienza, di rimozione, di fastidio nei confronti della triste epopea degli omosessuali, delle lesbiche, dei/delle trans, ciò si deve ad un giudizio morale di fondo di cui intere classi dirigenti, soprattutto comuniste, si sono rese responsabili. Naturalmente Dell’Utri dopo aver attaccato la sinistra su questo punto, ribadisce che agli omosessuali d’oggi si possono riconoscere solo alcuni diritti individuali, ma non certamente le loro unioni familiari. E’ un leit motiv che trova molto consenso anche in formazioni del centro sinistra, dove molte e molti ex comunisti rinnovano i loro antichi istinti discriminatori, collegandoli all’incontro valoriale con il cattolicesimo integralista. In fondo entrambe le chiese di provenienza hanno sempre avuto un rapporto pessimo con la sessualità libera. Per fortuna esistono anche sinistre ben diverse, che negli anni hanno percorso la difficile strada della riflessione e dell’ammissione di molti errori sul tema dei diritti civili. Ma non tutto è stato risolto, non tutto è stato analizzato e detto, soprattutto nei confronti della storia del comunismo realizzato sovietico, e di quello che ancora qua e là nel mondo sopravvive. Il movimento lgbt internazionale, in pochi decenni ha spazzato via perniciose sedimentazioni razziste ed omofobe e, ciò accadrà anche in Italia. Con più fatica, ma coscienti che il cambiamento culturale dentro le sinistre italiane è iniziato da tempo, ed è evidente anche in questa campagna elettorale. Si tratta di un’impetuosa cascata d’amore e di libertà, che travolgerà anche chi, ancora oggi, nella sinistra e nel centro sinistra, non ce la fa ancora a ritenere noi, gay, lesbiche, trans, persone. Infine, per quanto riguarda Dell’Utri, bisogna ricordargli che prima di guardare nel campo avverso, dovrebbe occuparsi di istruire i dirigenti e i militanti della PDL, che in ogni manifestazione pubblica non perdono l’occasione per insultare i gay e le lesbiche italiane.
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giovedì 10 aprile 2008
Trappole elettorali. A sinistra i gay lodano Dell'Utri che ricorda l'olocausto omosessuale nazista.
Il senatore di FI condanna i silenzi sullo sterminio degli omosessuali e Liberazione applaude. Gullotta: l'elogio è troppo. Pezzana critico.
(Il Corriere della Sera) «Che dire? Ha ragione », scrive Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, su Liberazione analizzando uno scritto (ebbene sì) di Marcello Dell'Utri che così condanna la rimozione dell'omocausto, lo sterminio dei gay nella Seconda guerra mondiale: «Il tema è sempre stato ritenuto una sorta di pruderie, ed è tuttora grave il silenzio su questa pagina nera della storia. È stato sbagliato non tirarlo fuori, quando invece bisogna guardare con chiarezza ad argomenti così importanti». Dunque una novità: un uomo vicino alla sinistra che loda Dell'Utri sui gay e su Liberazione.
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lunedì 28 gennaio 2008
Germania. Approvati monumenti per zingari e omosessuali vittime dei nazisti.
(Adnkronos) - Verranno eretti a Berlino due monumenti in memoria degli zingari e degli omosessuali uccisi dai nazisti. Lo ha annunciato oggi il ministro tedesco della Cultura Bernd Neumann, dopo l'approvazione formale della commissione affari culturali. I lavori per la costruzione del monumento in memoria dei 500mila Sinti e Roma massacrati nei campi di sterminio nazisti, cominceranno il mese prossimo presso il parco del Tiergarten a Berlino, vicino alla sede del Parlamento. Il governo tedesco e i leader delle comunita' Sinti e Rom hanno concordato nel 2006 la costruzione di un monumento a forma di fontana, ma il progetto si era arenato sul testo dell'iscrizione. Ora il monumento sara' scolpito dallo scultore israeliano Dani Karavan con una iscrizione del poeta rom italiano Santino Spinelli. Il monumento per gli omosessuali uccisi verra' invece costruito in primavera presso la porta di Brandeburgo. Sotto il regime nazista vennero arrestati 54mila omosessuali, 7mila dei quali morirono in campo di concentramento.
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domenica 27 gennaio 2008
LA MEMORIA DELLA SHOAH, PARLA UN SOPRAVVISSUTO.
(La7) Paolo Spezzetta, friulano, 94 anni, scampò all'orrore del campo di sterminio di Dachau. Domani la Giornata della Memoria.
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sabato 26 gennaio 2008
Il giorno della memoria: perché non allargarlo?
(Agenzia radicale) Cos'è il genocidio? E' la eliminazione razziale, politica e culturale di un gruppo, tesa ad eliminarne la lingua, la religione, le tradizioni.Il Dizionario di Politica dell'Utet (1983) a pagina 465 offre una definizione più ampia e precisa, riportando l'articolo 2 della Convenzione delle Nazioni Unite, approvata il 9 dicembre 1948 dall'Assemblea generale.
I casi di genocidio sono:
- uccisione di membri del gruppo;
- attentato grave all'integrità fisica o mentale dei membri del gruppo;
- sottomissione intenzionale del gruppo a condizioni di esistenza dirette a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale;
- misure tendenti a impedire le nascite nell'ambito del gruppo;
- trasferimento forzato di fanciulli di un gruppo in un altro gruppo.
Alla luce di tali indicazioni, si possono riscontrare tantissimi genocidi nelle due variabili di spazio e tempo.
I più vicini a noi si sono verificati nella vecchia Jugoslavia con le pulizie etniche.
Oltre ai lager hitleriani ci furono i gulag staliniani, dove milioni di deportati trovarono la morte. Spesso erano intere popolazioni non gradite ai capi di turno.
Si affollano tanti e tanti momenti della nostra storia e appaiono uomini e donne atterriti, ragazzi che piangono, implorano.
Culture calpestate senza alcun motivo o per biechi interessi.
Sono interi popoli, continenti che dovrebbero alzare la loro voce e farsi ricordare.
Allora in questa ottica il giorno della memoria dovrebbe essere dedicato ai genocidi di tutti i tempi.
Potrebbe essere, quel giorno, un momento di riflessione per tutto il nostro passato, troppo spesso macchiato di sangue innocente.Sphere: Related Content
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giovedì 24 gennaio 2008
Gli ultimi anni di vita della donna che amò Franz Kafka. La scelta di Milena Jesenká contro l’invasione nazista.
Lunedì la presentazione del volume alla presenza dell’autrice Marie Jirásková. Fu arrestata dopo l’annessione dei Sudeti da parte di Hitler. Denunciata e incarcerata perché partecipò alla Resistenza. Un paese tra due dittature che sono diverse nelle fondamenta.
(Francesco Mannoni - Il Messaggero Veneto) Tra i milioni di vittime del nazismo, c’è anche Milena Jesenskà, la giovane amata da Franz Kafka. La donna, morta nel campo di concentramento di Ravensbrück il 17 maggio 1944, per più di tre anni fu amata dallo scrittore che le scrisse appassionate lettere d’amore.
Nata il 10 agosto del 1896 in un sobborgo di Praga, Milena era una giornalista molto apprezzata e sul settimanale praghese La Tribuna, tradusse Lettera al padre di Kafka. Fu l’occasione che li fece incontrare e innamorare. La prima lettera di Kafka a Milena giunta fino a noi è dell’aprile 1920. La loro corrispondenza durò fino al 1923, e anche se la loro relazione forse si interruppe nel 1921, entrambi continuarono a essere attratti fortemente a vicenda e, sia pure tra alti e bassi, si amarono fino alla morte di Kakfa, scomparso nel 1924.
Nel novembre del 1939 Milena fu arrestata con l’accusa di alto tradimento nei confronti del Terzo Reich, per la sua attività giornalistica e l’adesione alle forze ribelli che si opponevano ai progetti tedeschi di «realizzare la germanizzazione del territorio e della popolazione con l’impiego di misure particolari e l’inclusione nello spazio della Grande Germania». Dopo un processo mai concluso e la riconsegna alla Gestapo praghese da parte dei tedeschi, nell’ottobre del 1940 fu destinata al campo di concentramento di Ravensbrück dove conobbe la scrittrice Margarete Buber Neumann, anche lei reclusa, che dopo la guerra avrebbe scritto una toccante biografia della Jesenská. Durante la difficile prigionia, tra mille soprusi, non cedette mai alle repressioni dei suoi aguzzini. Lavorava come magliaia anche con le mani gonfie e le articolazioni doloranti e, quando poteva, faceva di tutto per aiutare le sue sfortunate compagne.
La sua storia, assieme a quella di altri due personaggi dell’epoca, è raccontata dalla studiosa di letteratura ceca Marie Jirásková in Una scelta tradita (Forum editrice, 117 pagine, 14,00 euro). L’autrice, che a sua volta è stata perseguitata dal comunismo, si addentra con particolare attenzione nella vita della sfortunata e intrepida Milena, basandosi su un fitto reticolo documentario dal quale riporta dettagli inediti di una vita sempre vissuta all’insegna dell’indipendenza ideologica.
Abbiamo incontrato Marie Jirásková e le abbiamo chiesto come e perché Milena Jesenská finì nel campo di concentramento.
«Bisogna risalire ai fatti di Monaco del 29 settembre del 1938 – dice – quando Hitler, Mussolini, Chamberlain e Deladier firmarono un accordo per la cessione del tertritorio dei Sudeti alla Germania. Il giorno dopo l’esercito tedesco iniziò a occupare i territori cechi di frontiera e ci furono diversi sconvolgimenti nel governo locale a favore della Germania. Il Paese era stato smembrato a danno di popoli, minoranze, gruppi, eserciti, individui che vedevano il loro destino diventare drammatico. Gli accordi di Monaco tolsero a un piccolo paese la possibilità di difendersi anche perché per molte ragioni non era adatto a una resistenza armata. Questo non impedì il crearsi di formazioni partigiane, che contavano tra le loro file gli appartenenti all’esercito che era stato sciolto e molti civili. Milena affiliata a un gruppo di partigiani, collaborò alla Resistenza con grande partecipazione».
Milena, nonostante la sua attività politica e professionale, sembra però sia ricordata per essere stata amata da Kafka...
«Nel suo paese, come giornalista impegnata, Milena era conosciuta molto più di Kafka ed era stata la prima traduttrice dello scrittore in ceco. Dell’autore delle Metamorfosi non si sapeva molto fino all’uscita nel 1935 de Il Castello, la cui risonanza all’inizio fu modesta. Ma è pur vero, nonostante il suo indubbio valore, che è grazie al carteggio con Kafka che Milena è conosciuta nel mondo. Come storica, con questo libro cerco di dimostrare come fosse una personalità eccezionale anche al di fuori del suo rapporto con lo scrittore, che l’amò molto e disse che lei era “fuoco vivo”. Nel 1923 si scambiarono l’ultima lettera e fu lui a chiederle di non scriverle più. Nel luglio del 1924, l’anno della morte di Kafka, Milena scrisse il necrologio lasciando intendere il suo grande affetto per Kafka e di come solo lei fosse stata in grado di capirlo profondamente».
Ma ci fu davvero una storia d’amore tra Milena e Kafka, o si trattò di platonica esaltazione epistolare?
«Leggendo le lettere, si capisce che si trattò di vero amore. Non sappiamo fin dove si spinsero, ma è chiaro che le loro parole svelano sentimenti profondi, gli stessi che gli innamorati mettono in mostra senza troppe remore quando il bene si impadronisce dei loro cuori e delle loro menti. Benché Kafka e Milena fossero due persone discrete, il senso del loro amore è una sensibilità fluida, una forza emotiva che li avvinceva entrambi. Milena, che aveva un’esperienza matrimoniale fallimentare alle spalle quando conobbe lo scrittore, forse si innamorò di Kafka anche per la sua fanciullaggine affettuosa, per la sua quasi sprovvedutezza sentimentale: amava tantissimo, ma sempre come bloccato da un qualcosa che gli impediva una totale immersione nel bene che lo attirava».
Come fu la vita sentimentale di Milena senza Kafka?
«Dopo il primo matrimonio – infelice e osteggiato dal padre – e il divorzio dal marito che l’aveva portata a vivere a Vienna, Milena tornò a Praga continuando la sua collaborazione con il giornale. Si sposò una seconda volta con un architetto dal quale ebbe una figlia dopo una difficile gravidanza che le costò il posto al giornale e pregiudicò il rapporto con il coniuge. Si iscrisse al Partito Comunista scrivendo per i giornali del partito, e rimase al suo posto anche quando le truppe tedesche entrarono a Praga. In molti le dissero di partire, ma lei volle restare accanto agli amici e colleghi, pronta alla lotta. Fu arrestata il 12 novembre del 1939, con molti dei suoi compagni che, come lei, non sopravvissero alla prigionia».
Cosa resta della memoria di Milena negli archivi della Gestapo?
«Tra i materiali della Gestapo praghese sono conservati solo alcuni documenti degli atti del processo, necessari al procedimento del tribunale popolare di Dresda dove la Jesenská fu giudicata. Il fascicolo conta in tutto una quarantina di pagine. Dagli atti non è possibile capire quale attività clandestina svolgesse la donna, ma solo che era sospettata di scrivere articoli contro il nazismo che causavano inquietudine tra la popolazione. Al processo non si riuscì a giudicarla colpevole di alto tradimento perché mancavano prove vere, ma ciò non impedì, mesi dopo, il suo trasferimento nel campo di concentramento. Forse si era saputo del suo prodigarsi nel convincere i propri amici ebrei a lasciare la Cecoslovacchia prima che i tedeschi li arrestassero».
Perché ha intitolato il libro Una scelta tradita?
«Questo è il titolo italiano. La traduzione letterale del titolo originale, suonerebbe all’incirca “Resoconto succinto di una triplice scelta”. Il sottotitolo Milena Jesenkà e la vigilia della guerra, chiarisce il contenuto dell’opera tesa a raccontare il travaglio di una vita, le scelte politiche di una donna che per il suo paese ha sacrificato tutta la vita. Era in ballo, oltre la libertà, la conservazione della propria identità, il ruolo irrinunciabile di rappresentante del popolo ceco che spesso aveva subito la durezza del tallone straniero e non voleva sottostare ancora una volta alla violenza del più forte».
Anche lei ha conosciuto i rigori della persecuzione, quella comunista in questo caso. Perché fu perseguitata?
«Nel 1970, al convegno degli scrittori cechi fu pronunciato un discorso contro la censura per una maggiore libertà, non solo di stampa. A quel tempo insegnavo in una scuola media superiore e ne parlai con gli studenti, ma ci furono delle proteste studentesche e sospesi le lezioni sui contenuti del convegno. Ero un membro del Partito Comunista ceco, e da tempo volevo uscirne perché non condividevo più diversi suoi atteggiamenti, ma non era possibile. Fu il partito a cacciarmi con l’accusa di essere un’opportunista di destra, e perciò non potevo educare la gioventù. Da allora non mi fu concesso di praticare alcuna attività culturale, e non riuscii a trovare lavoro neanche in un allevamento di polli. Mi trasferii a Praga dove ottenni un posto come custode di un museo e per quasi vent’anni fui regolarmente controllata dai servizi segreti e convocata per degli interrogatori fino al 1989».
Come veniva trattata durante gli interrogatori?
«Per tre anni dal 1980 al 1983, gli interrogatori erano mensili. Come nei romanzi polizieschi, erano in due a interrogarmi: uno era più indulgente, l’altro durissimo. Contro di me non fu mai usata violenza fisica, non mi chiesero mai di collaborare con loro, ma cercavano di abbattermi psicologicamente. L’interrogatorio peggiore fu quello cui era presente una donna molto cattiva che mi aggrediva verbalmente con una violenza impensabile. Dalla sua bocca uscivano fiumi di parole, accuse e offese, un vero letamaio di obbrobri che avevano il compito di annullarmi e farmi cedere a chissà quali rivelazioni, ammettere colpe inesistenti, trame politiche mai vissute. Questa donna fu addirittura ripresa dal compagno perché troppo aggressiva e invitata a moderarsi».
Adesso, cosa pensa del comunismo?
«Sono felice che il regime comunista non esista più e spero che una simile dittatura non abbia più a verificarsi in alcuna parte del mondo. Tuttavia, anche se nella pratica è stato alterato, il comunismo resta una grande ideologia e per questa ragione non voto a destra e mi ritengo molto vicina alle posizioni di centro sinistra
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mercoledì 23 gennaio 2008
La persecuzione degli omosessuali nel Terzo Reich in un convegno sulla memoria.
Sarà “Il triangolo rosa, la persecuzione degli omosessuali” il tema del convegno in programma giovedì (24 gennaio) alle 21 presso la chiesina di San Nicolao (centro storico). Al dibattito, moderato da Marinella Lazzarini, interverrano tra gli altri le ricercatrici Nerina Milletti e Elisa Del Chierico. L'evento, collocabile nel calendario de “Le giornate della memoria”, prevede anche la proiezione del pluripremiato documentario sulla persecuzione nazista degli omosessuali “Paragraph 175”.
(Lo schermo) Come ben sappiamo tra le vittime della barbarie nazista, oltre agli ebrei, ai rom e ai sinti, ci furono anche gli omosessuali.
L'ideologia nazista reputò l'omosessualità incompatibile con i propri ideali considerando che le relazioni sessuali dovessero “essere finalizzate al processo riproduttivo, essendo loro scopo la conservazione ed il prosieguo dell'esistenza del Volk (il popolo), piuttosto che la realizzazione del piacere dell'individuo” (Adolf Hitler).
L'inasprimento sotto il Terzo Reich del “Paragrafo 175” (la legge contro la sodomia prevista dal 1871 dal codice penale tedesco) ad opera dei nazisti fece sì che tra il 1933 e il 1945 furono arrestate circa centomila persone, che furono incarcerate o trasportate nei campi di concentramento.
Solo quattromila di loro sopravvissero.
Il convegno di giovedì sera si propone proprio di riportare alla memoria anche questi passi storici, spesso passati in secondo piano rispetto all'Olocausto della razza ebrea, ma comunque significativi di un'esperienza storica che, seppur negativa, può continuare a insegnare e ammonire.
A tal proposito, nel corso della serata, verranno proiettati degli spezzoni del documentario “Paragraph 175” (2000), di Epstein e Friedman, interpretato in lingua originale dalla voce di Rupert Everett.
Il film racconta di un vuoto nella memoria storica ufficiale e ne rivela le conseguenze che ancora persistono, raccontate dalle storie private di uomini e donne che le hanno vissute: il combattente della resistenza gay e per metà ebreo che negli anni della guerra aiutò i rifugiati a Berlino; l'ebrea lesbica che fuggì in Inghilterra con l'aiuto della donna che amava; il fotografo tedesco, cristiano, che, arrestato e incarcerato per omosessualità e successivamente rilasciato, si arruolò nell'esercito poiché "voleva stare con degli uomini"; Pierre Seel, un ragazzo dell' Alsazia che vide il suo amante torturato e ucciso in un lager.
La serata è organizzata da Arci, Coordinamento antifascista cittadino, Comitato genitori, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea della provincia di Lucca. Osservatorio per la Pace di Capannori e Scuola della Pace di Lucca. Il tutto patrocinato dal Comune di Capannori e in collaborazione con la Provincia di Lucca.
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domenica 20 gennaio 2008
A Modena per il Giorno della Memoria si proietta la 'Shoah'.
(Modena 2000) Un dibattito pubblico con la presentazione di spezzoni del film "Shoah", incontri con ex internati, mostre fotografiche e il "Treno per Auschwitz" che porterà gli studenti delle scuole superiori di Modena e provincia a un toccante incontro con uno dei più grandi orrori della storia del Novecento.
Sono numerose, a partire da lunedì 21 gennaio, a Modena e provincia, le iniziative per celebrare la Giornata della Memoria, istituita per non dimenticare il genocidio nazista di ebrei, zingari, omosessuali e perseguitati politici durante la Seconda guerra mondiale. La Giornata si celebra il 27 gennaio, perché fu il 27 gennaio di 63 anni fa che le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, arrivando presso la città polacca di Oświęcim, nota con il nome tedesco di Auschwitz, scoprirono il campo di sterminio e liberarono i pochi superstiti.
Il programma completo degli appuntamenti per la Giornata della Memoria è on line sul sito web del Comune di Modena (www.comune.modena.it) o dell'Istituto storico di Modena (www.istitutostorico.com). È stato definito dal Comitato comunale permanente per la memoria e le celebrazioni, composto da Comune e Provincia di Modena, in collaborazione con Istituto storico, Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia, Fondazione ex Campo Fossoli, Fondazione Villa Emma, Università degli studi di Modena e provincia, Confederazione associazioni combattentistiche di Modena, Ufficio scolastico provinciale e Circoscrizioni.
Lunedì 21 gennaio alle 9.30, all'aula magna della Facoltà di Lettere e filosofia in largo Sant'Eufemia 129 è in programma "Il racconto del testimone, voci della Shoah", incontro rivolto agli studenti universitari e degli istituti superiori in partenza per Auschwitz. L'incontro si aprirà con i saluti delle autorità: il sindaco Giorgio Pighi, il rettore dell'Università Giancarlo Pellicani, la presidente della Comunità ebraica Sandra Eckert. Dopo l'introduzione di Claudio Silingardi, direttore dell'Istituto storico, interverrà Floriano Sessi dell'Università di Mantova per presentare un estratto del film "Shoah" di Claude Lanzmann: il documentario, di oltre 9 ore, raccoglie testimonianze originali di sopravvissuti all'Olocausto e di ex nazisti, ed è distribuito in Italia in dvd da Einaudi. È infatti grazie alla collaborazione del Punto Einaudi di piazza Mazzini a Modena che è stato possibile ottenere l'autorizzazione alla proiezione pubblica di parti del film. Sempre lunedì mattina, alle 8.30 alle scuole Lanfranco di via Valli 40, gli studenti delle scuole medie della Circoscrizione 3 incontreranno Gilberto Salmoni, ex internato a Fossoli e a Buchenwald.
Martedì 22 gennaio alle 21 l'appuntamento è nell'aula magna del Liceo Muratori in viale Cittadella 50, per un incontro con gli studenti in partenza per Auschwitz e le loro famiglie. Dopo il saluto del sindaco interverranno la dirigente scolastica Rossella Bertoni, il presidente della Fondazione ex Campo Fossoli Francesco Berti Arnoaldi Veli e l'assessore all'Istruzione del Comune di Modena Adriana Querzè. Nel corso della serata, coordinata dalla responsabile culturale della Fondazione ex Campo Fossoli Silvia Mantovani, saranno proiettati il documentario "Un treno per Auschiwitz 2007" realizzato da Trc e alcuni cortometraggi tratti dal video-dizionario della Shoah - volume 1. Mercoledì 23 gennaio alle 10, nell'atrio centrale dell'Università in via Università 4 ci sarà la deposizione delle corone alla lapide che ricorda docenti e studenti perseguitati a causa delle leggi razziali e alla lapide dell'internato militare Giovanni Russo. La sera alle 21 alla Polisportiva 4 ville di Villanova, in via Barbolini 7, Armando Gasiani racconterà la propria prigionia nel campo di sterminio di Mauthausen, nell'incontro a cura della Circoscrizione 4.
La mattina di giovedì 24 gennaio alla Tenda di viale Molza andrà in scena lo spettacolo di canti e poesie "Nie mehr! (Mai più!)" realizzato dagli alunni della scuola media Paoli, aperto al pubblico e agli studenti delle scuole medie con ingresso gratuito, a cura della Circoscrizione 1. Sempre il 24 gennaio inaugura nella Sala delle Mura in via della Conciliazione a Castelnuovo la mostra di cultura ebraica "Il popolo del libro", curata da Anna Coen e Paolo Battaglia del Fotomuseo "G. Panini" con la collaborazione della Comunità ebraica, che resterà aperta fino a martedì 29 gennaio.
Dalla stazione ferroviaria di Carpi partirà poi, venerdì 25 alle 15, il treno che porterà gli studenti delle scuole medie superiori a Cracovia - Auschwitz. A salutarli ci saranno Francesco Berti Arnoaldi Veli, presidente della Fondazione ex Campo Fossoli, Enrico Campedelli, sindaco di Carpi, Paola Manzini, assessore regionale all'Istruzione e formazione professionale, Emilio Sabattini, presidente della Provincia di Modena, Sandra Eckert, presidente della Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia e i presidenti delle Fondazioni bancarie.
Venerdì 25 gennaio si rinnova poi, alle 16, la consuetudine del Consiglio provinciale straordinario, che quest'anno è in programma a Montese per valorizzare il contributo dato dalle popolazioni montane, dai parroci e dai partigiani al salvataggio degli ebrei. Al Consiglio, che si terrà nella sala consiliare del Palazzo comunale di Montese, parteciperà il sindaco di Montese Carlo Castagnoli. Dopo l'introduzione del presidente del Consiglio provinciale Luca Gozzoli interverranno Francesco Berti Arnoaldo Veli, presidente della Fondazione ex Campo Fossoli, il giornalista e scrittore Walter Bellisi e i rappresentanti dei gruppi consiliari. Le conclusioni sono affidate al presidente della Provincia Emilio Sabattini.
Sabato 26 gennaio al teatro Comunale di Modena in Corso Canalgrande è in programma il "Concerto della Memoria" con musiche dei compositori israeliani Arik Shapira e Joseph Bardanas e dell'italiano Luciano Chailly, canzoni Yddish e Klezmer eseguite da studenti e musicisti israeliani e palestinesi. Il concerto è promosso dall'associazione Amici della Musica di Modena, in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale di Modena e la Comunità ebraica. Sempre sabato sera, al teatro Comunale di Carpi, si terrà invece lo spettacolo "Soluzione Finale", tratto da"In quelle tenebre" di Gitta Sereny, con Roberta Biagiarelli e Filippo Plancher, la regia di Franco Brambilla e la consulenza alla drammaturgia di Giovanna Guaitoli. Lo stesso spettacolo andrà in scena a Formigine domenica 27 al teatro Incontro di Corlo in via Battezzate 72.
Domenica 27 gennaio gli appuntamenti sono alla Sinagoga di Modena in piazza Mazzini e alla Fondazione villa Emma a Nonantola. Alla Sinagoga, alle 17.30, ci sarà una lettura di salmi e una preghiera in ricordo dei deportati, mentre alla Fondazione Villa Emma ragazzi e ragazze delle scuole proporranno, dalle 17.45 con la regia di Ivan Andreoli, "..... si sta avvicinando l'inverno e avrò tante memorie", con testi di Mario Rigoni Stern, Primo Levi e altri testimoni del Novecento, scelti da Antonietta Notarangelo, Claudia Terzi e Fausto Ciuffi.
Il programma della Giornata della Memoria è stato realizzato con la collaborazione di Istituto storico di Modena, Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia, Fondazione ex campo Fossoli, Fondazione villa Emma, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Confederazione associazioni combattentistiche di Modena, Ufficio scolastico provinciale. Per informazioni: Istituto storico di Modena, via Ciro Menotti 137, 059 219442, istituto@istitutostorico.com. Altre iniziative specifiche sono in programma in numerosi comuni della Provincia di Modena, come da programma pubblicato sul sito www.istitutostorico.com
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