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lunedì 25 agosto 2008

Riconosciuto il corpo di Domenico Riso.

Ritrovato stamane il corpo dello steward dell'Air France Domenico Riso
A darne notizia è il Gr3 dell'ultima edizione. L'uomo, originario dell'Isola delle femmine, Sicilia, era imbarcato con il suo compagno ed il figlio di quest'ultimo sul volo della Spainair precipitato per motivi ancora da chiarire diretto alle Isole Canarie. Il corpo è stato riconosciuto dalle sorelle e dal cugino.

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giovedì 31 luglio 2008

Usa, coppia lesbica: mamme nello stesso giorno, ognuna di due gemelli.

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Karen Wesolowski e Martha Padgett coi loro figli Sophia, Alex, Andrew e Sienna, da un’immagine del Mail Online.

Ha dell’incredibile la vicenda di Karen Wesolowski e Martha Padgett. Compagne di vita, desideravano così tanto avere dei figli “insieme” che… ora si ritrovano ad avere in un giorno solo quattro bambini. Una coppia di gemelli! Andrew e Sienna sono nati da Karen Wesolowski, e Sophia e Alex da Martha Padgett: un maschio e una femmina per ciascuna. Tutti e quattro nati nello stesso giorno e tutti e quattro fratelli. Sì, perché i bebè sono stati concepiti dagli ovuli di Martha e dallo sperma di un donatore, con fecondazione in vitreo. Due embrioni erano stati impianti in Karen, due in Martha.

La storia di scienza e amore arriva da Riverside, California. Le due donne si erano incontrate e innamorate in un centro di assistenza infermieristica di Hemet nove anni fa. Hanno desiderato un figlio da subito, nonostante Martha avesse già Julia, di dieci anni, nata dalla relazione col suo ex marito. “Volevamo solo un bambino” racconta la donna, infermiera di 38 anni. “Ma quando il medico ci disse, con il sorriso in viso, che eravamo rimaste incinta entrambe, abbiamo contenuto a stento la gioia”. “Sapevamo che c’era la possibilità di un parto multiplo, ma all’epoca ne ridemmo”.
Era da tre anni che la coppia lesbica provava ad aver figli, inutilmente. E per Karen, fisioterapista di 42 anni, l’orologio biologico stava facendosi martellante. “Avevamo provato per tre anni ed eravamo esauste” dice. “Abbiamo tentato con i miei ovuli e con lo sperma di un donatore e abbiamo cercato di impiantare in me gli ovuli di Martha”. “Abbiamo provato letteralmente di tutto e speso tanti soldi. Quindi quando Martha mi ha detto che avremmo dovuto impiantare entrambe i suoi ovuli, ho pensato ‘perché no?’.”
La prima a partorire è stata Martha. A distanza di ventidue ore Karen, che così descrive l’ennesima coincidenza: “Ero tornata a casa da poco, lasciando Marta, Sophia e Alex in ospedale. Poche ore più tardi siamo di nuovo diventate mamme”.
“Adesso abbiamo quattro bambini che sono tutti fratelli e sorelle” afferma Karen. “La nostra famiglia è completa”.
E ha ben ragione di dirlo. Tra l’altro anche Julia, la primogenita di Martha, vive con le due donne. E per le feste canoniche come Natale e compleanni si unisce anche David, l’ex marito della Padgett, da sempre favorevole alla nuova vita della ex compagna.

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lunedì 28 luglio 2008

La Mussolini in un'intervista dice sì alle adozioni per le coppie omosessuali.

La deputata: «Non sono d'accordo nel lasciare i bambini negli istituti».
(La Stampa) «Sì alle adozioni ai single. Si anche alle coppie di fatto». L’apertura, a sorpresa, arriva da Alessandra Mussolini, deputata del Pdl e presidente della Commissione bicamerale per l’Infanzia, in un’intervista a «Klauscondicio», la trasmissione che Klaus Davi conduce su YouTube. «L’idea che ci possa essere una legge che consenta anche in Italia l’adozione ai single mi trova d’accordo – ha detto la Mussolini -. Molti bambini, infatti, hanno un miglior rapporto con un’unica persona, anche single, quindi se un individuo riesce a dare amore ad un bambino ed a toglierlo dall’istituto per me va bene. Mentre, non sono d’accordo a lasciare i bambini negli istituti, neanche con la legge sulle adozioni, che impedisce alle coppie di poter adottare un bambino richiedendo l’assenso dei genitori della coppia richiedente e, soprattutto, non sono d’accordo con la legge che non prevede le coppie di fatto ed i single». Il deputato del Pdl, inoltre, racconta che suo nonno, Benito, «non odiava i gay. Non nego affatto il dato storico- dice la Mussolini, riferendosi ai circa diecimila omosessuali mandati al confino durante il regime fascista- ma dipingere la famiglia Mussolini come omofoba è sbagliato».

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venerdì 18 luglio 2008

Uruguay. Il senato da il via libera alle adozioni gay. A solito polemiche dei cattolici.

Immediate le polemiche della Chiesa e dei partiti conservatori.
(Ansa) Il Senato dell'Uruguay ha approvato un progetto di legge che apporta delle modifiche al codice dell'infanzia e adolescenza permettendo alle coppie omosessuali di accedere alle procedure di adozione.
Decisivi i voti dei senatori del partito governativo Frente Amplio: su 25 presenti - il Senato e' composto da 30 membri - in 17 si sono espressi a favore dell'iniziativa.
Il disegno di legge, che concede solo all'Istituto del bambino e dell'adolescente dell'Uruguay (Ibau) la possibilita' di intervenire nel processo di adozione, passa ora al vaglio della Camera che lo esaminera' nei prossimi giorni.
Immediate le repliche della Chiesa e dei partiti conservatori. In dichiarazioni al quotidiano Ultimas Noticias il presidente della Conferenza episcopale dell'Uruguay (Ceu), mons.
Luis del Castillo, ha definito la modifica al codice dell'infanzia 'non ragionevole da qualsiasi punto la si guardi, perche' rispetto al ristretto numero di bambini in attesa di essere adottati la lista di persone sposate che aspettano di farlo e' molto lunga'.
Da parte sua il senatore di Alianza Nacional, Carlos Moreira, ha evidenziato il pericolo che un bambino 'cresciuto da genitori dello stesso sesso possa considerare questa unione come qualcosa di normale'.

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lunedì 2 giugno 2008

Mamma, mamma e figlia

(Davide Varì - Liberazione) «Ma perchè diamine devo sempre dimostrare di essere una brava mamma?». Costanza, 40 anni circa, lo dice in modo ironico, ma il fatto che la sua maternità sia sempre discussa, scannerizzata e giudicata inizia a diventare decisamente irritante. Il "problema" è che sua figlia Alice, due anni appena compiuti, di mamme ne ha due: "mammaCo" "e mammaMo", mamma Costanza e mamma Morena.
Sono una famiglia "arcobaleno" loro. Una delle tante famiglie omogenitoriali che vivono in questo Paese e che questo stesso Paese, quando non gli fa la guerra, semplicemente ignora. Il Paese delle istituzioni però.
Questa miriade di gruppi famigliari omogenitoriali sparsi in tutta italia, ha infatti dei vicini dei casa e dei colleghi; ha a che fare con le maestre dei propri figli e con i genitori dei loro compagni di scuola. Insomma, ha una rete sociale, esattamente come tutte le altre famiglie italiane. Una rete che non solo non ignora la loro situazioni ma che, nelle stragrande maggioranza dei casi, ci convive con serenità: «Quando è nata Alice i vicini ci hanno riempito di regali: culla, vestitini, giochi...».
Dunque l'inviolabilità della famiglia cosiddetta naturale - madre, padre e figlio - esiste solo nelle parole di qualche politico in cerca di santità o, al più, di qualche entratura in Vaticano? «Indubbiamente l'omofobia esiste anche nel Paese reale - spiega Costanza - solo che di fronte alla conoscenza diretta del fenomeno e di fronte al riconoscimento della nostra normalità ogni pregiudizio sembra sparire». Morena e Costanza hanno avuto Alice due anni fa. «Siamo andate in Belgio e abbiamo fatto la fecondazione assistita. Anzi, è la mia compagna che l'ha fatta, è lei la mamma biologica».
Uno scherzetto che, grazie alla legge 40, è costato loro varie decine di migliaia di euro. «Il fatto è che noi volevamo davvero tanto Alice». Almeno su questo dovrebbero essere tutti d'accordo: le peripezie che deve affrontare una coppia omogenitoriale per avere un figlio sono così faticose e lunghe che nessuno potrà mai mettere in dubbio la loro voglia di essere genitori.
Eppure, anche loro, che oggi vivono un vita serena e del tutto integrata - una vita normale come più volte ripete Costanza - hanno dovuto fare i conti i pregiudizi. Soprattutto con i propri pregiudizi: «Quando ho scoperto di essere lesbica - racconta ancora Costanza - ho escluso qualsiasi possibilità di divenire mamma. Non è stata una cosa pensata, è stato un pensiero automatico».
Poi è arrivata Morena che insieme all'amore ha portato un insopprimibile desiderio di maternità. «Mi ha messo di fronte ad una questione che io non mi ero mai posta veramente. Con il passare del tempo sono stata trascinata dalla sua dolce determinazione ed ho capito che anch'io volevo essere mamma».
Poi Morena è rimasta incinta e Costanza l'ha "accompagnata" per nove mesi. Visite dal ginecologo, ecografie e infine il parto. Certo Alice e Morena, soprattutto i primi mesi hanno creato il loro piccolo e inviolabile mondo. Quell'osmosi fisica, quasi ferina, che si crea tra madre e neonato. «Lei l'ha tenuta in grembo per nove mesi, l'ha allattata, è normale che sia così. Ma io ho atteso con serenità e oggi, a due anni di distanza, mi sento madre allo stesso livello». Una madre allo stesso livello, certo, ma non per la legge. Lei, Costanza, per lo Stato italiano non ha alcun diritto e alcun legame nei confronti di sua figlia.
Che provasse a spiegarlo alla bambina questo Stato, provasse a dirle che Costanza non è sua madre. Altro che difesa del diritto del bambino.
Ed è per rivendicare questo diritto che ieri, l'associazione Arcobaleno si è ritrovata a Roma in un convegno dal titolo piuttosto esplicito: "I figli fantasma delle coppie fantasma". «E' noto, i fantasmi non si stancano mai - dice la presidentessa, Giuseppina La Delfa - Girano e rigirano, insonni, in cerca di pace e serenità. Così facciamo noi e lo faremo finché saremo accolti nella comunità dei vivi, degli aventi diritti». E il convegno ha rappresentato un'occasione per tirare le somme di tre anni di attività. Del resto i bambini con almeno un genitore gay sono circa 100mila. Un numero che non si può ignorare e la cui composizione è molto varia.
Chiara Lalli, bioeticista dell'Università romana de La Sapienza, sta preparando un volume arricchito da storie di vita vissute di genitori gay: «La cosa che balza agli occhi è la "normalità" di queste famiglie. Ho parlato in modo diretto con i bambini e nessuno di loro vive difficoltà o disagi riconducibile al genere dei propri genitori. Anche il contesto sociale è sereno: la scuola riesce a integrarli senza alcuno sforzo. Una conferma che il dato fondamentale della genitorialità è l'affetto, è l'amore».
Nulla in meno dunque rispetto ad una coppia di genitori eterosessuali. Anzi, forse qualcosa in più. L'unico problema, dunque, è dato dalla legge: «Se il genitore biologico dovesse venir meno, il bambino sarebbe orfano. Non c'è nessuna legge che tuteli il minore da questa gravissima e dolorosissima ingiustizia».
Ma c'è chi si ostina a utilizzare la "tutela del bambino" come un arma da scagliare contro la possibilità che le coppie gay possano adottarne: crescita squilibrata e mancanza delle figura di genere, continuano a ripetere i detrattori. Di certo, però, ci sono solo gli studi dei più importanti istituti di ricerca. Tra questi, quello dell'American Psychological Association: «Sotto condizioni socio-economiche simili, i bambini allevati da coppie dello stesso sesso sono paragonabili a quelli allevati da coppie di sesso opposto in termini di salute mentale e fisica». Del resto, generazioni intere di italiani sono cresciute avendo come unico riferimento di genere le donne: mamme, nonne, zie e via dicendo.
C'erano anche Costanza e Morena al convegno di ieri: «Nostra figlia - ammette sorridendo Costanza - è etero, già si capisce. Vabbè, la accetteremo comunque per quel che è».

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giovedì 22 maggio 2008

Inghilterra, i papà non servono più. Figli in provetta per lesbiche e single.

(Il Giornale) I padri sono stati dichiarati una figura irrilevante nella Gran Bretagna moderna. Il Parlamento ha infatti detto sì alla fecondazione assistita per le donne single o lesbiche, riconoscendo il diritto di procreare anche senza un uomo al fianco.

Il provvedimento parlamentare Nel provvedimento sui temi bioetici votato ieri sera alla Camera dei Comuni, che non ha modificato il limite delle 24 settimane per l’aborto, è stato cancellato un requisito finora essenziale per accedere alle tecniche di fecondazione assistita: i medici dovevano considerare prima di tutto il bisogno e l’importanza, per un bambino, di una figura maschile all’interno della famiglia prima di eseguire il trattamento su una donna. Non era un vero e proprio divieto, ma una clausola con cui spesso i camici bianchi respingevano al mittente le richieste di donne single o coppie lesbische di avere un figlio in provetta. A sorpresa, il Governo l’ha spuntata. Si era preparato, infatti, alla sconfitta, ma per ben due volte la modifica dell’Human Fertilisation and Embriology Bill ha ottenuto la maggioranza, con 75 voti prima e 68 poi. Una modifica non di poco conto, visto che ora la legislazione allargherà i diritti delle coppie lesbiche, a cui l’adozione non è permessa.

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lunedì 12 maggio 2008

Polemiche cattoliche. Gay Baby Boom. La fabbrica dei figli per gay.

Fabbricare figli per omosessuali è un grande affare da 150mila dollari a bambino e la grande stampa borghese ne fa ampia propaganda. I diritti dei minori passano in secondo piano davanti al dio denaro e ciò che è tecnicamente possibile diventa moralmente lecito.

(Kattolikamente) Il Corriere della Sera di Paolo Mieli una settimana fa ha dedicato due ampie pagine a favore dell'adozione dei bambini ai gay. La morale era che crescere con due genitori gay è meglio. In un articolo venivano sparate cifre ad effetto ("Figli di gay, centomila in Italia"), come ha notato un attento lettore questa cifra "sembrava indicare il numero di bambini cresciuti da coppie gay. Poi, leggendo bene, quei bambini risultano essere per la quasi totalità bambini con un genitore gay, nati in relazioni "normali" poi sfociate in divorzio. Ma ciò non offre alcuna indicazione su chi li cresca veramente". Fonte di queste cifre era l'Arcigay.

Mancando di qualsiasi senso di autoironia, si affermava anche che il pericolo per questi bambini è la famiglia tradizionale, magari sposata in chiesa. Contro cui si deve combattere. Invece loro, i gay, che realizzano i loro sogni grazie alla fecondazione artificiale, alcune volte mettendo su delle "cooperative" di due uomini e due donne omosessuali per crescere figli, li allevano meglio. Addirittura dicono di voler tutelare i loro diritti (dei bambini) con una associazione.

Ma come funziona la fabbrica di figli per gay? L'Agenzia France Presse, in un altro pezzo di propaganda, ci descrive come una coppia omosessuale, Michael Eidelman e A.J. Vincent, ha "investito amore, tempo e 150.000 dollari" per mettere su famiglia. Ognuno dei due uomini è padre biologico di un individuo di una coppia di gemelli. Questi sono stati concepiti grazie all'acquisto degli ovuli di una donna di Washington. Portati in gravidanza da una donna dell'Ohio, i bambini sono nati a Los Angeles dove la legislazione è molto permissiva.

Per arrivare a questo risultato, i due uomini sono ricorsi a Circle Surrogacy, una agenzia del Massachussetts. Senza alcuna vergogna, il presidente di Circle Surrogacy, John Weltman, riconosce che questo "è un affare molto proficuo". Infatti, aggiunge che "la nostra crescita in 12 anni è stata del 6.000%. Noi contiamo di raddoppiare i nostri profitti nei prossimi due anni e mezzo". La sua agenzia ha cominciato con il 10% di clienti omosessuali, che sono ora l'80% provenienti da 29 Paesi.

Il ricorso a quest'agenzie (ne esistono diverse, in particolare Northeast Assisted Fertility Group, a Boston) costa almeno 100.000 dollari : la "madre in affitto" riceve circa 25.000 dollari e la madre biologica, che fornisce l'ovulo, tra 4.000 e 10.000 dollari, mentre il resto serve a pagare l'agenzia, le spese mediche e legali.

Si assiste così ad un vero e proprio "gay baby boom" grazie alle "madri in affitto", che spesso sono lesbiche (il culmine della perversione). Ma l'inviato della Agezia France Presse si rallegra:

"Il gay baby boom è constatabile nei parchi come negli asili nido: famiglie composte da uno o più bambini e due padri non soprendono più a New York, dove il matrimonio omosessuale tuttavia è impossibile".

La conclusione del pezzo è che dunque urgente legalizzare questa pratica perchè ci siano ancora più coppie che possano diventare padri comprando bambini fabbricati senza madre per centomila dollari. In una società normale questo sarebbe chiamato "crimine contro l'umanità".

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lunedì 28 aprile 2008

Su raitre da domenica la Raznovich "Tatami" per raccontare la società in conflitto. Nella prima puntata si parla di l'omogenitorialità.

(Apcom) Il Tatami è la tradizionale pavimentazione giapponese sul quale si svolge buona parte della vita. Sul tatami si dorme, si mangia, si combatte, si muore. E' da questa precisa citazione alla filosofia orientale che parte il nuovo talk di costume di Raitre, 'Tatami' appunto, che andrà in onda da domenica 4 maggio alle 23.40 per sei puntate. A condurlo Camila Raznovich presenza gia nota al pubblico di Raitre ('Amore criminale', ndr) che, con questo nuovo progetto - del quale è anche autrice insieme a Stefano Coletta, Serena Bortone ed Emanuela Imparato - dice addio definitivamente ad Mtv, dove ha lavorato per 13 anni. "Una scelta precisa, oltre che anagrafica" come ha detto la Raznovich in conferenza stampa. "Ad Mtv sono nata, ma è arrivato per me il tempo di crescere, anche professionalmente". "Tatami è un progetto ambizioso, nello studio, nella regia e nei contenuti, e ambizioso anche per me che sarò mediatrice, arbitro, giudice, intervistatrice e complice dei miei ospiti".

In uno studio strutturato come un grande tatami dalla scenografa Trixie Zitkowwsky, il programma si suddivide in tre segmenti. Il primo segmento, recuperando l'idea del duello, presenta il confronto tra due punti di vista diversi. Argomento della prima puntata: l'omogenitorialità e il diritto degli omosessuali. A discuterne Luca Barbareschi, attore produttore e noedeputato del Pdl e Imma Battaglia, presidente dell'onlus Di' Gay Project.

Il secondo momento, in chiave più leggera, propone un'intervista in coppia sui grandi temi della vita. Protagonisti: un volto noto accompagnato da una persona a lui cara, per questa settimana, Giovanna Mezzogiorno e l'amico Rocco Papaleo. La terza e ultima parte del programma è dedicata invece alle storie di uomini e donne comuni e delle loro scelte di vita. Il primo ospite sarà Horacio, un ragazzo argentino che, dopo aver scoperto di essere figlio di un desaparecidos, sta ripercorrendo le sue origini alla ricerca dei suoi veri familiari. "Questo incontro l'ho voluto fortemente - ha raccontato la Raznovich - perchè vengo da una famiglia (padre russo-ebreo, madre italiana, ndr) che vivendo per anni in Argentina ha sentito culturalmente il dramma dei desaparecidos".

Un programma ambizioso 'Tatami' che, nell'ottica del direttore di Raitre Ruffini, "vuole percorrere il genere del talk in una chiave di lettura nouova e diversa". "Consapevoli del rischio di banalità che si può correre - ha detto Annamaria Catricalà, capostruttura Rai - deponiamo le armi dello steccato ideologico, provando a raccontare e descrivere la realtà e la società contemporanea attraverso l'esperienza dei suoi reali protagonisti".

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martedì 15 aprile 2008

Fecondazione: Scienziati e bioeticisti, improbabili bimbi "fai da te" per i gay.

(Adnkronos Salute) Bimbi fai da te per le coppie gay? "Improbabili. Così come per i single o per le coppie eterosessuali, a partire da gameti creati con cellule staminali". A dissolvere, almeno per ora, le paure sollevate dalle potenzialità della scienza è The Hinxton Group, un consorzio internazionale di scienziati, bioeticisti e giuristi di 14 Paesi.

"Nonostante i progressi della ricerca - rivela il gruppo di super-esperti sul suo sito internet - ci vorranno almeno 20 anni prima che nei laboratori si possano ottenere facilmente gravidanze umane. Dunque lo spauracchio di bebè fai da te è immotivato, e ben oltre le possibilità degli scienziati". Soprattutto le prospettive che più preoccupano, cioè creare sperma a partire da cellule femminili, oppure ovuli a partire da spermatozoi, "risultano uno scenario altamente improbabile".

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venerdì 1 febbraio 2008

Inghilterra. La sanità pubblica pensa ad un rimborso per chi usa una "madre surrogato". Ammesse anche coppie gay.

(Apcom) In attesa della trasformare le cellule del midollo osseo femminile in sperma, il servizio sanitario nazionale inglese potrebbe aiutare in un altro modo le coppie infertili, erogando loro fino a 15.000 sterline, circa 20.000 euro, per 'usufruire dei servigi' offerti dalle madri surrogate, le cosiddette 'madri in affitto'. Una iniziativa che andrebbe in aiuto anche delle coppie omossessuali e dei single che desiderano avere un bambino. Lo si legge sul quotidiano britannico Daily mail secondo il quale, se la proposta sarà approvata, il servizio sanitario inglese erogherà dalle 7.000 alle 15.000 sterline, oltre al rimborso dei costi della fecondazione in vitro, non come 'pagamento' alla madre surrogata, ma rigorosamente come 'rimborso spese' alle coppie etero e omosessuali che decideranno di diventare genitori in questo modo

Alla azienda sanitaria North East Essex Primary Care, che ha proposto il progetto, si è già discusso 'ad alti livelli' di questa eventualità, e secondo la 'asl' inglese altre aziende sanitarie potrebbero essere interessate a seguire questa strada, come quelle di Cambridge, Doncaster, Nottingham e Gloucestershire. Iniziativa che, per i critici, potrebbe costituire un pericoloso precedente in casi estremi, come quello di potere avere dei figli grazie alla maternità surrogata usando gli embrioni della propria moglie morta. Proprio per vagliare questi casi-limite la decisione verrà presa tra un mese, dopo ulteriori approfondimenti.

Se si considera il rimborso dei costi della fecondazione in vitro, che non sempre ha successo e deve quindi essere ripetuta al costo di 3.000 sterline ogni volta, la spesa totale si aggirerà attorno alle 30.000 sterline per coppia o single.

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mercoledì 23 gennaio 2008

Inghilterra. La Camera dei Lords approva il diritto all'omogenitorialità.

La ''Human Fertilisation and Embryology Bill'' propone un nuovo riconoscimento per le coppie dello stesso sesso che concepiscano atrtraverso la donazione di sperma, ovuli o embrioni.

(Lamanicatagliata.com | Pinknews.co.uk) Una legge garantirà nuovi diritti a genitori lesbiche e gay, dopo il sì della Camera dei Lords inglese. La notizia è riportata dal sito pinknews.co.uk, ed è leggibile in inglese nella sua completezza al link in alto. La ''Human Fertilisation and Embryology Bill'' propone un nuovo riconoscimento per le coppie dello stesso sesso che concepiscano atrtraverso la donazione di sperma, ovuli o embrioni. Una donna che dia alla luce un bambino e che faccia parte di una ''Civil partnership'' verrà quindi riconosciuta, insieme alla compagna, genitore effettivo del nascituro. Stessa cosa per due uomini che concepiscano attraverso l'inseminaizone artificiale. Nonostante le ferrea opposizione di Vescovi e alcuni deputati Conservatori i voti favorevoli sono stati 164 e 93 i contrari.

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martedì 22 gennaio 2008

Bertolini (FI), adozioni gay. Sconcertante la sentenza della Corte di Strasburgo.

(Agi) "No alle adozioni da parte dei Gay. Siamo totalmente contrari alla possibilita' di adottare un bambino da parte di un omosessuale. Su questo delicatissimo tema, il ruolo della famiglia tradizionale, esclusivo ed incompatibile con qualsiasi alternativa, non puo' essere in alcun modo scalfito o intaccato. La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ci lascia sconcertati ed allibiti". Parla Isabella Bertolini, di Forza Italia. "Un pronunciamento - prosegue la Bertolini - che rischia di costituire un pericoloso precedente, estensibile ed applicabile anche in altri Paesi europei. In Italia ed in Europa il vento del relativismo spira minaccioso.
Esistono ormai filoni giurisprudenziali, che riguardano argomenti di fondamentale importanza come la droga, la famiglia, l'eutanasia, che tentano di smantellare le strutture socio-culturali ed i valori su cui si basa il mondo occidentale. Per noi tutto cio' e' assolutamente inaccettabile.
Non a caso ci siamo strenuamente opposti all'approvazione in Italia della legislazione riguardante le unioni di fatto promossa dalla sinistra laicista al Governo. La consideriamo il primo stadio per passaggi ben piu' gravi e pericolosi come quello sancito oggi dai giudici europei. La decisione della Corte di Strasburgo non fa altro - conclude la Bertolini - che confermare tutti i nostri timori e le nostre paure".

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Adozioni gay. Domani la Corte Europea giudica il "Caso pilota".

Ben 9 paesi europei (Belgio, Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Islanda, Olanda, Norvegia, Spagna e Svezia) consentono l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.

(Asca) La Corte europea per i diritti umani di Strasburgo è chiamata domani a decidere sul ricorso presentato da un'insegnante francese lesbica alla quale e' stato negato il permesso di adottare un bambino.
La decisione potrebbe avere delle conseguenze per tutte le coppie gay europee o singole persone omosessuali che intendono ricorrere all'adozione.
La donna, 45 anni, e' una maestra elementare e vive dal 1990 insieme ad una psicologa. Le autorita' francesi le hanno negato l'adozione per la mancanza in famiglia di una figura paterna e per l'ambiguita' del ruolo che dovrebbe eventualmente ricoprire la sua partner. L'insegnante ritiene invece di aver subito una violazione dei suoi diritti e spera che la Corte europea tenga conto del fatto che attualmente ben 9 paesi europei (Belgio, Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Islanda, Olanda, Norvegia, Spagna e Svezia) consentono l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.

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lunedì 14 gennaio 2008

Famiglie gay d'Italia. Il reportage di Panorama.

Sempre più coppie omosessuali desiderano un figlio, lo fanno e lo crescono. Sempre meno hanno paura di dichiararsi. Eccone alcune, con le loro storie e i loro problemi.

(Valeria Gandus - Panorama) Paola Binetti, senatrice teodem del Partito democratico, nega la fiducia al governo per non votare l’emendamento antiomofobia e Costanza Tantillo, impiegata romana, porta al nido la piccola Alice avuta dalla sua compagna Domitilla grazie all’inseminazione artificiale. Massimo D’Alema, ministro degli Esteri, afferma di non essere favorevole al matrimonio fra omosessuali e Micaela Pini, psicologa milanese, fa il bagnetto a Rebecca e Noa, nate nell’unione con Annie Saltzman, sua moglie per la legge americana.

Intanto, a Roma, mentre fa colazione con il figlio Carlo, 11 anni, Francesca Grossi legge sul giornale che a Palermo una mamma ha potuto finalmente riabbraccciare il figlio che le era stato tolto 2 anni prima dal tribunale in seguito all’accusa, da parte del marito, di essere lesbica e di fumare. A lei, per fortuna, non è successo niente di simile: il suo ex marito Luigi non solo le ha lasciato casa e figlio, ma soprassiede sul vizio del fumo e non ha nulla da obiettare alla sua relazione con Alessandra.
Ancora una volta la società cambia e la politica e la legge non se ne accorgono. Come quarant’anni fa, quando il Parlamento fingeva di non vedere le migliaia di coppie che chiedevano di potersi rifare legalmente una vita, o le migliaia di donne che la vita la rischiavano sotto i ferri delle mammane.
Si può non essere d’accordo sulle scelte personali di uomini e donne che decidono di formare una famiglia con un partner dello stesso sesso. Si può avvertire più di un brivido al pensiero di bimbi, concepiti naturalmente o artificialmente, cresciuti da due mamme o da due papà. Ma quelle persone, quei bambini esistono, e sono sempre di più. Negli Stati Uniti, dove si stima che le madri lesbiche e i padri gay siano tra i 6 e i 10 milioni, con un corollario di circa 14 milioni di bambini e ragazzi, compresi quelli concepiti in precedenti relazioni eterosessuali, il fenomeno ha un nome: «gayby boom».

In Italia i numeri sono di gran lunga inferiori, ma comunque significativi: sono migliaia i bambini e i ragazzi cresciuti da genitori gay, secondo i dati a disposizione dell’Istituto superiore di sanità addirittura circa 100 mila (la metà che in Francia) se si calcolano anche i padri e le madri che hanno riconosciuto la propria omosessualità dopo la nascita del figlio. Da una ricerca dei sociologi Marzio Barbagli e Asher Colombo emerge che il 3,4 per cento dei gay intervistati è padre mentre il 5,4 delle lesbiche è madre. Percentuali che salgono rispettivamente al 10 e al 19 per cento per gli omosessuali di età superiore ai 35 anni.

Ma la maggiore novità è il crescente numero di coppie di omosessuali che vorrebbero avere figli: il 49 per cento, secondo un sondaggio dell’americana Kaiser family foundation. E di quelle che ci riescono.
Sono soprattutto donne, lesbiche che chiedono aiuto ad amici gay o che emigrano all’estero, nelle cliniche dove si pratica l’inseminazione artificiale proibita in Italia dalla legge 40. Le (poche) coppie di omosessuali maschi con un incontenibile desiderio di paternità trasvolano invece l’oceano per affidarsi alle cure di agenzie canadesi e americane che procurano, legalmente, madri surrogate.
Dati ufficiali non ne esistono, ma Giuseppina La Delfa, presidente dell’Associazione famiglie Arcobaleno (nuclei familiari che hanno al proprio interno almeno un genitore o aspirante tale omosessuale), dice che le famiglie associate (oggi oltre 160) sono in continua crescita: «Abbiamo in media una nuova iscrizione a settimana e i bambini con due genitori omosessuali sono una sessantina».
Giuseppina e la sua compagna Raphaelle Hoedts, francesi trasferitesi 17 anni fa in Italia, in un paese della provincia di Avellino, sono fra le pioniere del nuovo corso alla maternità omosessuale. Compagne dai tempi del liceo, unite dal pacs (l’unione civile in vigore in Francia) registrato al consolato di Napoli, entrambe docenti di francese all’Università di Salerno, hanno deciso di mettere su famiglia 7 anni fa, quando avevano entrambe 37 anni. «La mamma biologica avrebbe dovuto essere Raphaelle e infatti, all’ospedale belga cui ci siamo rivolte, hanno scelto un donatore che le assomigliasse». I tentativi di fecondazioni semplici e in vitro sono stati moltissimi: «Tre anni di viaggi a Bruxelles e di aspettative deluse». Un calvario. Finché Giuseppina non ha deciso di cimentarsi al posto di Raphaelle. «E alla prima Fivet sono rimasta incinta».

La bimba, Lisa Marie, oggi ha 4 anni e mezzo e frequenta la scuola materna locale. «È una bambina felice, allegra, di buon carattere» dicono le madri. Merito della serenità familiare. Ma anche dell’accoglienza che ha avuto dalle maestre, dai compagni e dai loro genitori: «A tutti abbiamo detto sempre e soltanto la verità. E la verità paga. I pregiudizi esistono, certo. Ma quando genitori e insegnanti ci conoscono e vedono che quelle omosessuali sono famiglie come le altre, tutto scorre liscio». Anche le bambine di Micaela Pini e Annie Saltzman (Rebecca, 8 anni e Noa, 6) sono perfettamente integrate a scuola: «E pure noi» aggiunge Annie, americana da 28 anni in Italia. «Al punto che i genitori dei loro compagni ci lasciano i figli molto volentieri».
Annie e Micaela (erede quest’ultima della famiglia che a Milano ha dato due grandi ospedali, il Gaetano Pini e il Paolo Pini) per concepire le loro figlie hanno chiesto aiuto al migliore amico di Annie, l’informatico americano Lenny Feldstein, che ha donato il seme e riconosciuto le bambine. «Ho sempre desiderato avere dei figli» spiega Lenny «e quando Annie me l’ha chiesto ho accettato volentieri».
Ma perché non averli in una famiglia tradizionale, con una compagna? «Finora non mi è capitato di incontrare la donna della mia vita, mentre so che Annie e Micaela sono le mamme giuste per le mie figlie».
Il loro è un caso un po’ anomalo anche nel mondo non certo ortodosso della genitorialità omosessuale. In genere le aspiranti mamme lesbiche se non ricorrono a una banca del seme si rivolgono a un amico gay o a una coppia di omosessuali maschi con cui condividono maternità e paternità.
E l’anomalia è ancora più forte se si considera che Annie è americana e che, dall’anno scorso, è legalmente unita in matrimonio con Micaela e ha ottenuto di conseguenza tutti i diritti del caso, anche quelli di genitore: «Ci siamo sposate nel Massachusetts, l’unico stato americano che consente il marimonio e non la semplice unione civile» raccontano. In base alla legislazione dello stato, Annie avrebbe potuto adottare le bambine. «Ma non ho voluto togliere a Lenny il ruolo di padre, che svolge con amore e delicatezza. Mi fido di lui».

Come tutte le altre coppie omosessuali con figli, però, Annie e Micaela si sono tutelate con scritture private dove si afferma che la madre non biologica ha il diritto-dovere di provvedere ai bisogni morali e materiali delle figlie. Anche se, in realtà, questi contratti servono a poco: in caso di dissidio o separazione di una coppia omosessuale, per legge l’unico ad avere diritti e doveri è il genitore biologico.
«Proprio recentemente a Milano è stata respinta dal tribunale dei minorenni la domanda presentata da una madre non biologica di vedersi riconoscere l’affidamento condiviso e il diritto di visita per i figli avuti dall’ex partner e cresciuti con lei» dice Susanna Lollini, avvocato specializzato nelle problematiche delle famiglie omosessuali. «Purtroppo la mancanza di un qualsiasi riconoscimento delle unioni gay si ripercuote sul destino dei figli. Chi sostiene che al posto dei pacs o dei dico basta un normale contratto privato sbaglia di grosso: un accordo del genere può tutelare, eventualmente, soltanto il partner ma non il genitore non biologico, oltre che i figli».
Per tutelarsi, molte coppie omosessuali cercano di ufficializzare almeno un po’ il loro rapporto iscrivendosi nello stesso stato di famiglia (la legge consente di creare una famiglia anagrafica anche tra non consanguinei) o ai registri delle unioni civili disponibili in una trentina di comuni italiani (nella Roma del sindaco Walter Veltroni e del Vaticano è appena fallita la battaglia per istituirne uno). Ma i vantaggi sono simbolici e in compenso ci sono gli oneri. Fiscali: i redditi si sommano e le tasse aumentano.
Essere genitori come gli altri, con gli stessi diritti e gli stessi doveri: questo chiedono le coppie omosessuali. Ma la società italiana è pronta ad accettare questa rivoluzione o è d’accordo con il ministro della Famiglia Rosy Bindi, quando sostiene che «il desiderio di maternità e paternità un omosessuale se lo deve scordare»? Il timore è che i figli delle coppie omosessuali paghino le scelte dei genitori con problemi psicologici e di crescita. Ma è proprio così?
Nel suo saggio, Citizen gay, appena pubblicato dal Saggiatore, lo psichiatra Vittorio Lingiardi, docente all’Università La Sapienza di Roma, cita numerosi studi che lo negano. «La ricerca scientifica disconferma queste preoccupazioni e stabilisce che i figli di genitori omosessuali sono psicologicamente sani e adattati in percentuali sovrapponibili ai figli cresciuti in famiglie eterosessuali». Fra gli studi citati nel saggio, quello del 2005 dell’American academy of pediatrics afferma che «non c’è relazione fra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino (...). Un bambino che cresce in una famiglia con uno o due genitori gay non corrre alcun rischio specifico».

Una tesi confortata dall’esperienza diretta di Laura Pierella, da 25 anni educatrice in una scuola materna del Milanese, che ha avuto in classe tre fratellini figli di una coppia lesbica. «Bambini normalissimi» li definisce. «Sereni come le loro mamme. Non abbiamo avuto nessun tipo di problema né con loro né con i compagni. Non so se accade così anche per le altre famiglie gay, ma questa ha certamente allevato bambini felici e consapevoli di avere l’amore di due mamme».
In realtà, gli stessi genitori gay si pongono problemi sul futuro dei propri bambini per l’impatto che la loro condizione di «figli di omosessuali» potrebbe avere sulla società: «All’inizio non ci dormivo la notte: avrò fatto la cosa giusta? Soffriranno? Verranno feriti dal mondo?» si chiedeva Giuliana Beppato, milanese, 41 anni, psicologa, con Elena Mantovani, vigile urbano, mamma di tre bimbi: Federico, 8 anni, e i gemelli Sara e Joshua, 6, tutti nati con inseminazione artificiale effettuata in una clinica olandese. «Molte cose sono cambiate negli ultini anni, ma temevo che la società non fosse ancora del tutto pronta ad accogliere famiglie così diverse, avevo paura della reazione dei vicini e di quella delle mamme che mi portano i loro figli (sono terapeuta infantile). Ma mi sbagliavo, anch’io avevo dei pregiudizi: le persone spesso sono migliori di quanto crediamo e noi gay possiamo essere i peggiori nemici di noi stessi».
È un discorso che torna anche nelle parole di Delfina Esposito, 30 anni, romana trapiantata a Napoli per amore di Marta, 29, e con lei madre di Alessandro. «Lavoro alla base americana presso l’aeroporto di Capodichino: un ambiente militare, teoricamente conservatore. E invece ho incontrato solo affetto e solidarietà. Prima della nascita del bambino i colleghi mi hanno organizzato una “baby shower”, una festa di benvenuto per il nascituro secondo le loro usanze. Per non parlare dei vicini di casa, in gran parte militari della base: al ritorno dall’ospedale abbiamo trovato pacchi di regali davanti alla porta».
E le famiglie d’origine, come prendono l’arrivo di una cicogna così anomala? «Mia madre ci aveva messo un po’ ad accettare la mia omosessualità, che peraltro ho capito io stessa tardi, a trent’anni» dice Costanza Tantillo, 42 anni, mamma non biologica di Alice, 10 mesi, occhi azzurrissimi e boccoli d’oro. «L’annuncio dell’arrivo della bimba, invece, non l’ha turbata affatto: è affezionatissima a Domitilla, la mia compagna, ed è felice per la nostra felicità. Ogni sabato andiamo a pranzo da lei: ci sentiamo, e siamo, una famiglia normalissima».

Ma se è così, perché Domitilla non vuole dire il suo vero nome e come Marta, la compagna di Delfina, non accetta di farsi fotografare mostrando il volto? «Lavoro in un ufficio pubblico, i colleghi hanno una mentalità molto ristretta» dice Domitilla. «Mi sono laureata da poco in economia e cerco lavoro, non vorrei che questa maternità atipica fosse un handicap» aggiunge Marta.
Chi invece non ha mai nascosto la sua omosessualità scoperta tardi, dopo la separazione dal marito, è Francesca Grossi, informatica e membro della segreteria dell’Arcigay. Il bell’appartamento borghese a Monteverde, dove Francesca vive con il figlio Carlo, oggi undicenne, è nello stesso palazzo dove abitano le zie del bimbo, sorelle dell’ex marito, che non l’hanno abbandonata dopo la separazione ma la sostengono e sono molto presenti con il nipote. Anche l’ex marito ha un legame profondo con lei, tanto che quando viene a Roma (abita al Nord) dorme nella sua stessa casa. E tutti, a cominciare da Carlo, vanno d’accordissimo con Alessandra Filograno, addetta stampa, una lunga militanza nel Partito radicale dove è stata fra i promotori della campagna contro la pena di morte.
Carlo è orgoglioso della sua particolare famiglia: «Agli amici più sinceri ho detto che la mamma è lesbica» racconta con marcato accento romanesco. «A quelli delle elementari non gliene fregava niente». E a quelli delle medie? «Nun ce credono!».

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venerdì 4 gennaio 2008

Usa. Arriva il divorzio tra gay. Un vero rompicapo giuridico e finanziario soprattutto se di mezzo ci sono dei figli.

La causa impossibile di due "Lei": entrambe rivendicano i figli.

(Il Corriere della Sera) Life is short, get a divorce», la vita è breve, concedetevi un divorzio, recita la pubblicità di uno studio legale di Chicago. Lo slogan correda le gigantografie di una donna supersexy in reggiseno di pizzo e di un uomo palestrato a torso nudo. Un consiglio intrigante, per una coppia eterosessuale in crisi. Ma se i due partner sono dello stesso sesso, il suggerimento rischia di rivelarsi una ricetta per il disastro. Legale, emotivo e soprattutto finanziario.

Quando il matrimonio tra la dottoressa P. e la sua compagna è andato in pezzi, i giudici del Massachusetts, lo Stato americano dove dal 2004 è possibile sposarsi tra persone dello stesso sesso, si sono trovati davanti a un caso irrisolvibile: entrambe le partner reclamavano la custodia dei due figli, avuti uno ciascuna mediante inseminazione dallo stesso donatore e poi reciprocamente adottati. Ma conoscendo la tradizionale preferenza delle corti per l'affidamento materno, entrambe le signore producevano lo stesso argomento: io sono la madre. In attesa dell'impossibile quadratura del cerchio, un magistrato ha disposto che i bambini rimangano nella casa di famiglia e che le due mamme si alternino nella custodia.

Se avesse saputo cosa l'aspettava, il quarantenne Alexander ci avrebbe pensato due volte, prima di divorziare dal suo partner col quale era riuscito a sposarsi dopo una convivenza durata quasi tre lustri. La separazione era avvenuta senza traumi ed essendo il più ricco dei due, Alexander aveva accettato di pagare gli alimenti all'ex marito. Ma se in un matrimonio eterosessuale, questi sono deducibili dal reddito ai fini fiscali, nel caso di una coppia gay il fisco non riconosce l'unione e non autorizza la detrazione. Per Alexander è stata una débâcle finanziaria. Ci sono stati quasi 10 mila matrimoni gay nel Massachusetts, dopo il via libera dato quattro anni fa dalla locale Corte Suprema.

E anche se non esistono cifre ufficiali sul numero dei divorzi, gli avvocati segnalano centinaia di casi-rompicapo giuridici e finanziari legati alle separazioni. «Il divorzio è sempre uno dei possibili esiti del matrimonio. Nel caso delle coppie gay, le complicazioni legali che ne conseguono lo trasformano in un incubo », spiega al Washington Post l'avvocato Joyce Kauffman. Proprio lei ha assistito una donna abbandonata dalla moglie, che chiedeva a quest'ultima gli alimenti per il figlio.

Ma poiché l'ex non era la madre biologica del bimbo, i giudici hanno stabilito che non aveva alcun obbligo, visto che non l'aveva neppure adottato. Per contro, secondo la legge del Massachusetts, un figlio nato da matrimonio eterosessuale, siano entrambi i partner genitori legali o naturali, è comunque figlio del matrimonio a tutti gli effetti di legge. Perfino una semplice assicurazione malattia rischia di trasformarsi in un salasso, nel caso di un divorzio gay.

Barbara J. Macy, avvocato con molte lesbiche come clienti, racconta che occorrono mesi di negoziati, soltanto per per evitare che una divisione della copertura medica comporti un addebito fiscale di migliaia di dollari l'anno per uno dei due partner: «È come se nella procedura di separazione non ci siano più due parti, ma anche una terza: lo Stato». Gli ostacoli posti dal sistema legale sono infiniti. C'è la durata del matrimonio: più dura, più i beni vengono distribuiti in modo equo. Ma i gay contestano la legge, spiegando che sono stati autorizzati a sposarsi appena quattro anni fa e dunque i loro matrimoni non possono per definizione avere avuto vita lunga. E c'è anche una legge federale, approvata nel 1996 sotto l'Amministrazione Clinton, che autorizza uno Stato a non riconoscere i matrimoni gay contratti in altri Stati.

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sabato 22 dicembre 2007

I travestiti vanno in Paradiso, di Maurizia Paradiso.

(Booksblog) L’autobiografia di Maurizia Paradiso, “I travestiti vanno in Paradiso” (Aliberti Editore) fa venire in mente i mitici Squallor, quando nel 1980 cantavano: “c’è un dottore a Casablanca/ che ti leva quel che vuoi/ se non hai una palanca/ non andare a Casablanca“.

Maurizio Paradiso non ha mai avuto una palanca. Figlio di una prostituta diciottenne, abituato a dormire in macchina mentre mamma andava a fare le marchette, Maurizio ha vissuto un’infanza a dir poco atroce.

Una ‘via crucis’ di collegi - tutt’altro che un Paradiso - tra abusi psicologici, fisici e sessuali senza posa. Fino a quella volta in cui sua madre gli chiese di sparare alla rivale di strada, meglio nota come la Tigre.

Poi l’omosessualità si fece spazio in modo sempre più prepotente nella vita di Maurizio. Nel 1978 la decisione drammatica: cambiare sesso.

Nonostante i prodigi ironicamente cantati dagli Squallor, la medicina non aveva ancora raggiunto standard di sicurezza adeguati. L’operazione era dolorosissima, pericolosissima e costosissima. Al punto che Maurizio, per permettersela, dovette andare a battere a propria volta.

“Più che battere”, scrive, “conoscevo gente. Più che battere diventavo specializzata in psicologia. Io ho fatto un anno di questa specializzazione, per fare i soldi per il seno”.

Dopo l’intervento, si aprì per Paradiso un ulteriore calvario. Dosi massicce e dannose di ormoni, a corredo di tredici (13!) operazioni al seno.

Fanno tette a Casablanca/ peli in cachemire se li vuoi/ fanno sconti a comitive/ mo’ ci andiamo pure noi“, cantavano sempre i mitici Squallor.

Racconta invece Maurizia Paradiso nella sua autobiografia: “ho deciso di operarmi a vent’anni e a 23 l’ho fatto. Pensavo che questo avrebbe reso più facile la mia vita.

“E invece quella sofferenza non è mai sparita. Anzi, si è raddoppiata: se prima portavi la croce, con l’operazione ti viene messa la corona di spine. Nessuno dei motivi per cui mi sono operata ha a che fare con il sesso. Io non amo fare sesso…”

Ma dopo il Calvario, fu resurrezione. Maurizia Paradiso divenne in breve tempo il travestito più famoso d’Italia, grazie al trionfo nelle pionieristiche televisioni private e a “Colpo Grosso”, show cult degli anni ‘80 che arrivò a condurre dopo il celeberrimo Umberto Smaila.

Tutto ciò e molto altro è narrato nella bella biografia edita da Aliberti, “I travestiti vanno in Paradiso”, scritta da Maurizia insieme alla giornalista del Giornale Stefania Vitulli.

Si può ben prendere in considerazione questo libro per un regalo di Natale, che apra la mente e al tempo stesso lasci un bel po’ da pensare.

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martedì 27 novembre 2007

Nuove famiglie. Mamma più mamma.

Si può crescere felici e sereni con due genitori dello stesso sesso? Le ricerche dicono di sì. E le storie di armoniosa normalità che abbiamo raccolto lo confermano.

(Vanna Assumma - La Repubblica delle donne) Una bambina racconta al nuovo amico: "Io ho due mamme e tre cani". E il piccolo, di 4 anni, esclama allibito: "Tre cani?". Sembra una battuta, eppure la dice lunga su come i bambini vivono oggi le loro famiglie: con assoluta normalità, anche se composte da genitori dello stesso sesso. Molti obietteranno che i bimbi in età prescolare non si fanno molte domande, ed è vero, perché hanno una facilità di accettazione e una propensione alla scoperta senza alcun pregiudizio: tutto va bene purché sia positivo e armonioso. Diventando grandi invece ci si scontra con "gli altri" e cioè con una realtà sociale che fa fatica ad accettare le variazioni dalla norma, le cosiddette "diversità". Ma, paradossalmente, più ci si avvicina al diverso più ci si accorge che è uguale.

Entriamo in casa di Giuseppina e Raphaelle, due donne che si amano. Giuseppina dà un bacio a Lise Marie, di 4 anni. Si coccola la sua bambina e questa, contenta, si allontana e si mette a canticchiare, gira su se stessa un po' di volte, e poi si butta nelle braccia di Raphaelle. È allegra, solare, assorbe e vive quotidianamente l'amore che unisce i suoi genitori. Ancora non sa di quello che si chiede la gente: "Ma la piccola non fa confusione? Come le chiama? Mamma e co-mamma? Mamma-1 e mamma-2?". Verrebbe da rispondere: perché, i bimbi non hanno normalmente due nonne e non sono perfettamente in grado di distinguerle? "Nostra figlia", racconta Giuseppina, "è un vero miracolo. L'amiamo tantissimo, l'abbiamo desiderata sopra ogni cosa. È stata una gravidanza "preziosa", anche perché non è stato facile concepirla. E adesso le diamo la solidità di una famiglia che l'ha cercata, e mai l'avrebbe voluta diversa da com'è". Giuseppina è una donna agguerrita, presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno che vuole dare visibilità e dignità ai nuclei omogenitoriali. "L'importante", continua, "per far crescere serenamente un figlio in una famiglia di sole donne è che i genitori abbiano accettato la propria omosessualità, cioè che non vivano una sorta di omofobia interiorizzata. Gli omosessuali sono sempre stati oggetto di luoghi comuni: si parla di loro come di persone solo dedite all'edonismo, senza alcun senso di responsabilità. Ed è fuorviante perché in realtà facciamo una vita assolutamente normale".

Parlando con Giuseppina e Raphaelle, così come con altre coppie, ci si rende conto che non hanno voluto un bambino per "puro egoismo", come a volte si sente dire, ma che anzi si sono poste il problema del "bene dei figli", si sono chieste come possa crescere un individuo senza la figura paterna, se sia o meno necessaria, e in che termini.

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giovedì 22 novembre 2007

I cattolici inglesi in cerca di una scappatoia per permettere l'adozione alle coppie gay.

I vescovi del Regno Unito in cerca di una soluzione con il governo perché esoneri le agenzie cattoliche dall’applicare la legge che permette l’adozione alle coppie omosessuali.

(Radio Vaticana) I vescovi dell’Inghilterra e del Galles hanno incoraggiato le agenzie d’adozione cattoliche ad accettare i finanziamenti pubblici offerti dal governo Brown per il 2008, nonostante permangano le obiezioni della Chiesa alla Equality Act, la nuova legge contro le discriminazioni che permette le adozioni anche alle coppie omosessuali. L’Esecutivo si è detto disponibile a concedere un finanziamento limitato di 20 mila sterline a ciascuna di queste agenzie, in attesa di trovare una soluzione che permetta di evitare la loro chiusura alla fine del 2008. Questo è infatti il termine ultimo fissato per l’adeguamento alla nuova normativa, entrata in vigore lo scorso aprile nonostante la forte opposizione della Chiesa che ha minacciato di cessare ogni attività nel settore. In una dichiarazione diffusa nei giorni scorsi i vescovi britannici affermano di apprezzare il gesto di apertura del governo e hanno chiesto alle agenzie cattoliche di approfittare di questo periodo per trovare un modo per “conciliare i requisiti morali e dottrinali della Chiesa con le nuove disposizioni”. Da parte loro, essi riaffermano “l’impegno della Chiesa a fare il possibile per trovare una soluzione adeguata a questo complesso problema”. Le agenzie cattoliche di adozione nel Regno Unito, una dozzina in tutto, provvedono ogni anno a dare una famiglia a circa 250 bambini sui circa 4 mila da adottare. Stando alle statistiche, nel Paese le adozioni sono diminuite del 13 per cento, nonostante il governo di Londra puntasse ad una crescita del 50 per cento. (L.Z.)

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domenica 18 novembre 2007

«I gay buoni genitori. Forse anch'io»

Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, non ha mai nascosto il suo desiderio di paternità, anche se «il mio desiderio si presta a essere usato come argomento di polemica».

(La Gazzetta del Mezzogiorno) «Penso che la rivendicazione del riconoscimento delle convivenze sia importante». Lo ha detto in un’intervista il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «A me piacerebbe chiedere se la cultura della genitorialità sia adeguata a crescere i bambini - ha proseguito - I fenomeni di violenza avvengono nel 90% dei casi fra le mura domestiche. Conosco coppie gay che crescono i figli molto bene. Si tratta di coppie che hanno fatto ricorso alla fecondazione assistita all’estero. Ho osservato che sono bambini educati benissimo. Penso che anche io potrei essere un buon genitore».
Mi manca molto un figlio, ha aggiunto, «adoro i bambini. Sento uno strappo dentro ogni volta che i tg raccontano di un neonato abusato o abbandonato in un cassonetto - ha dichiarato - D’istinto mi verrebbe di correre a dire: prendo io in carico questa creatura. Ma so bene che il mio desiderio di genitorialità si presta a essere usato come argomento di polemica politica».

Il politico di centrodestra che Vendola apprezza di più è Bruno Tabacci. «In genere, le persone di centrodestra - ha sottolineato - sono migliori dei personaggi. Berlusconi - ha detto Vendola - è geniale. Anzi un geniaccio. Ha saputo sconvolgere tanti alfabeti consolidati della lotta politica. Ha fatto operazioni straordinarie che abbiamo sempre capito dopo».
Sui suoi rapporti con Franco Giordano, il governatore della Puglia ha detto: «Non c'è ragione che i nostri rapporti si raffreddino. Mi sono iscritto alla Fgci a 14 anni e il mio capo si chiamava Franco Giordano. Io continuo a considerarlo il mio capo». Alla manifestazione del 20 ottobre ha detto io e Giordano «ci siamo dovuti salutare frettolosamente. Dove c'è il segretario c'è un tale assalto di mass-media - ha spiegato -. Sono disponibile a dare il mio contributo di militante al processo fondativo di un nuovo progetto politico - ha concluso - ma guardo con molta autoironia a questa storia del leader, perché mettere al primo posto la questione della leadership significa partire con il piede sbagliato».

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venerdì 9 novembre 2007

Blair: Un cattolico amico dei gay.

(Rainews 24) La conversione dell'ex premier al cattolicesimo è "questione di settimane". Il cardinale Cormac Murphy O'Connor, arcivescovo di Westminster, e primate della Chiesa di Inghilterra e Galles, accoglierà Tony Blair 'oltre Tevere', assicura l'autorevole rivista cattolica 'The Tablet'.

Secondo la direttrice, Catherine Pepinster, la cerimonia avverrà nel corso di una messa privata nella residenza ufficiale del cardinale, alle spalle della cattedrale di Westminster, nel centro di Londra. Nel suo percorso spirituale, Blair è stato accompagnato da un cappellano dell'aeronautica, John Walsh, e dal segretario del cardinale, Mark O'Toole.

Blair è di fede anglicana, ma da anni si vocifera del suo passaggio alla Chiesa cattolica, a cui appartengono la moglie, Cherie Booth, e i quattro figli. Pressato dagli obblighi costituzionali, quando era a Downing Street non ha mai voluto affrontare in via ufficiale il tema, anche se spesso ha frequentato insieme alla famiglia la messa domenicale ed è arrivato anche alla Comunione (passo, quest'ultimo, che gli aveva attirato gli strali del cardinale Basil Hume).

Nonostante le simpatie cattoliche, durante gli anni al governo Blair ha appoggiato una serie di leggi invise al Vaticano: dalle coppie di fatto alla ricerca sulle cellule staminali, passando per il diritto all'adozione riconosciuto agli omosessuali. Sotto il suo governo, la Gran Bretagna è entrata in guerra contro l'Iraq e la legge per l'aborto non è stata resa più stringente.

Lo stesso Blair, peraltro, è in questi giorni nell'occhio del ciclone sulla stampa cinese, che lo attacca per aver accettato un compenso di 237mila sterline per visitare un complesso turistico di lusso a Dingguan, nella provincia meridionale del Guangdong. Il gruppo Guangda a cui appartiene l'investimento immobiliare avrebbe anche offerto all'ex premier una villa in regalo, dal valore di 38 milioni di yuan. Troppo, per il Guanzhou Daily e per l'organo ufficiale dei giovani comunisti: il discorso pronunciato da Blair a Dongguan, attaccano, è vuoto, totalmente privo di contenuti. "Non c'era nulla di nuovo in quello che ha detto, il discorso allora valeva la grande somma di denaro che è stata pagata da esponenti dell'amministrazione e compagnie?", si legge nell'articolo in cui si prendono di mira i sempre più numerosi inviti a celebrità straniere in Cina. A pagamento, naturalmente.

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