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mercoledì 10 settembre 2008

"Ve ne dovete andare, le cose sono cambiate". La Roma di Alemanno rifiuta i gay?

"Sassi e urla: quest'Italia non vuole i gay". È l'ultima di una catena di episodi che si sono verificati negli ultimi mesi a Roma: ecco i precedenti.

(Massimo Lugli - La Repubblica) Camminavano per via dei Fori Imperiali, all´una e mezzo di notte, tenendosi per mano. Una passeggiata romantica conclusa in modo drammatico per Cristian e Federico, due ragazzi di 29 anni vittime dell´ennesimo episodio di violenza contro i gay nella capitale. Prima gli insulti: «Froci di m... «, «Fate schifo», «Ve ne dovete andare, in questo paese per voi non c´è posto». Poi una pioggia di pietre e di bottiglie scagliate dall´alto che, fortunatamente, non sono andate a bersaglio. In azione una decina di ragazzi, alcuni dei quali, secondo le vittime, non avevano più di 15 anni e che sono riusciti a dileguarsi.

E´ accaduto nella notte tra lunedì e martedì, a poche decine di metri dal Colosseo, l´ultimo capitolo di una serie di violenze omofobe, dopo l´assalto al circolo Mario Mieli ad aprile, il pestaggio del Dj Christian Floris a maggio e quello di una ragazza che lavora al "Coming out" a luglio. Immediate e sdegnate le reazioni di condanna per l´aggressione e solidarietà alle vittime dal sindaco Alemanno («Mi auguro che i responsabili siano consegnati alla giustizia al più presto») al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo («Un fatto inaccettabile che merita una risposta dura»), dalla Rosa Arcobaleno all´Arcigay, dal capogruppo del Pd Umberto Marroni agli assessori Umberto Croppi, Sveva Belviso e Cecilia D´Elia.

I due ragazzi sono entrambi bolognesi ma Federico lavora a Terni e Cristian, assistente ai disabili, era andato a trovarlo nei giorni scorsi. «Avevamo deciso di andare a Roma per passare una serata romantica - ricorda più amareggiato che spaventato per la brutta avventura - ho vissuto molti anni nella capitale e sono molto legato a questa città. Siano andati a bere qualcosa al "Coming out" e poi siano usciti per fare una passeggiata al Colosseo. Ci tenevamo per mano, niente di più. All´improvviso, da un rialzo che fiancheggia via dei Fori, un gruppo di ragazzi molto giovani ha cominciato a urlarci insulti di ogni tipo: "Fate schifo", "froci di m...", "chi è la femmina di voi due?" "Ve ne dovete andare, le cose sono cambiate".
Abbiamo tirato dritto ma quelli hanno iniziato a sputare e a tirarci dietro pietre e bottiglie. Per la rabbia ne ho raccolta una e gliel´ho scagliata addosso ma Federico mi ha trascinato via dicendomi di lasciar perdere. No, non ho notato teste rasate, slogan o abbigliamento che potessero far pensare a un gruppo di estrema destra». I due ragazzi non sono stati inseguiti nè aggrediti. Incolumi, Federico e Cristian sono tornati al "Coming out", hanno raccontato quello che era accaduto e, poco dopo, sono stati raggiunti dal presidente dell´Arcigay del Lazio che li ha convinti a chiamare il 112.
«I carabinieri sono stati gentilissimi e molto professionali - conclude il ragazzo - sono andati subito sul posto ma ormai quelli erano già scappati. Purtroppo è vero: in questo paese le cose stanno veramente cambiando e non certo in meglio».

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lunedì 8 settembre 2008

Su Alemanno (”Il fascismo non fu male assoluto”) si scatena la polemica.

(Panorama) Hanno scatenato forti polemiche le dichiarazioni sul fascismo del sindaco di Roma Gianni Alemanno (”Le leggi razziali sono state il male assoluto, non fu così tutto il fascismo”). Secco il commento del leader del Pd Walter Veltroni: “Ricordo ad Alemanno che il fascismo, ancor prima delle leggi razziali, cancellò la libertà dei cittadini che non la pensavano allo stesso modo, per questo morirono Antonio Gramsci e Giacomo Matteotti”. Veltroni si dimetterà oggi dal comitato per il museo della Shoah in rottura con le affermazioni di Gianni Alemanno. Veltroni spiegherà le motivazioni del suo gesto in una lettera al comitato del museo. Il leader del Pd era stato da sindaco tra i promotori del comitato del museo romano e, dopo le sue dimissioni da primo cittadino gli era stato chiesto di rimanere, ma ritiene inaccettabile restare in un organismo in cui siede chi non condanna in modo inequivocabile il fascismo e le leggi razziali. “Mi auguro che Veltroni ci ripensi” ha detto Alemanno, al termine della cerimonia di celebrazione del 65mo anniversario dell’inizio della Difesa di Roma. “Capisco la posizione di Veltroni, ma mi auguro che ci ripensi e ci possa essere un chiarimento” sostiene il presidente del Museo della Shoah di Roma, Leone Paserman, ex presidente della Comunità ebraica romana.

Lapidario sulla frase di Alemanno è stato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna: “Le leggi razziali furono emanate dal regime fascista”. Più cauto invece il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: “Ho motivo di credere, alla luce dei molti incontri privati di questi mesi, che il pensiero espresso dal nostro sindaco volesse arrivare a conclusioni diverse”.
Di fascismo parla il deputato del Pd Emanuele Fiano: “Forse non tutti sanno cosa fu il fascismo nel nostro Paese, un ventennio di repressione culturale, l’alleanza con i nazisti, l’uccisione e la tortura di migliaia di partigiani e di antifascisti. Le leggi razziali furono elemento essenziale della storia del fascismo”.
Il centrodestra difende Alemanno appellandosi alla complessità del pensiero espresso dal sindaco. “Alemanno ha categoricamente definito come male assoluto il fascismo”, ha detto il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, “strappargli di bocca un giudizio o un atto di plenaria indulgenza verso il fascismo sarebbe un’operazione mistificante e menzognera”. Chiede di smetterla con “speculazioni meschine e inutili” il senatore del Pdl Andrea Augello, mentre per il vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello “la sinistra è a caccia di fantasmi”. Il deputato del Pdl Vincenzo Piso sostiene che quella di Alemanno “non è un’assoluzione storica del fascismo, quanto piuttosto una volonà di distinguere tra alcuni aspetti ed alcuni periodi del regime fascista”.
Oggi il sindaco Alemanno ha parlato dell’ 8 settembre del 1943, dal palco allestito a Porta San Paolo in occasione del 65mo anniversario della Difesa di Roma e dell’inizio della guerra di Liberazione. “Se nei momenti piu’ bui si accende una luce questa rischiara piùche in altre circostanze” ha detto. Alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Alemanno ha parlato di ‘’un giorno indicato come quello della morte della Patria, per l’abbandono in cui furono lasciate le truppe e le strutture statuali italiane di fronte alla reazione tedesca all’armistizio'’.
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La Russa rende omaggio ai “patrioti” repubblichini. Siamo all’apologia del fascismo.
La Russa, ministro della Difesa, ha reso omaggio ai militari dell’esercito della Repubblica sociale italiana (Rsi) che combatterono credendo nella difesa di Roma “meritando quindi il rispetto pur nella differenza di posizioni”. Nel suo discorso durante la cerimonia per il 65.mo anniversario della difesa di Roma.

L’ha motivato così:
"Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, oggettivamente e dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani, e meritando quindi il rispetto pur nella differenza di posizioni di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia."

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lunedì 25 agosto 2008

Le aggressioni a Roma. Propaganda e realtà sono due cose ben distinte.

(Giornalismo partecipativo) Con la propaganda ed il martellamento “pubblicitario” a colpi di slogan sulla sicurezza il centrodestra ha vinto le elezioni. Ricordo la volgare strumentalizzazione, durante la campagna elettorale per il sindaco di Roma, del caso della stazione “la storta”: un vergognoso linciaggio mediatico contro la giunta del centro-sinistra, dalla pdl ritenuta in qualche modo corresponsabile del brutale episodio. Da quando Alemanno è il nuovo sindaco a Roma ne sono successe di tutti i colori: omicidi, violenze, stupri (commessi da italiani e stranieri), pedofilia (addirittura un prete che, secondo i giornali, è stato nominato garante per la famiglia e le periferie da Gianni Alemanno durante la campagna elettorale. Da pelle d’oca). Di tutto questo solo piccoli trafiletti, oscurati dai proclami sulla sicurezza che il governo attuale continuamente ci propina con quell’ operazione di pura facciata che è l’ invio di qualche militare sulle piazze. La sicurezza finalmente adesso c’è.

Semplice: basta non dare le notizie o minimizzarle a brevi fatti di cronaca. Un pò più di fatica fanno a nascondere gli sbarchi dei disperati. Il ministro La Russa, in una puntata a Ballarò annunciava, comicamente, la fine degli arrivi via mare. Apprendo oggi che a Roma una turista olandese è stata violentata e derubata: dov’ era il “pacchetto sulla sicurezza”? Dov’ era l’ esercito? Dov’ era il sindaco Alemano, che in vesti da “pubblico ministero” accusava sempre Veltroni ad ogni episodio di cronaca che succedeva nella capitale ??

Capisco, prendere il potere era importante. Machiavelli docet. Ma almeno non ci prendano in giro. Come ha fatto un assessore leghista che affittava un laboratorio clandestino con nove cinesi costretti a lavorare in condizioni pietose. Se c’era bisogno, ma non ce n’ era bisogno, si è visto che la propaganda e la realtà sono due entità ben distinte.
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domenica 24 agosto 2008

La destra ottusa. Alemanno, un fascista è per sempre.

(Luigi Rossi) Ecco le parole dell'illuminato camerata Alemanno riguardo lo stupro e l'aggressione di due turisti olandesi "Quello che è accaduto, ripeto, è un caso limite: due turisti che arrivano in bici e poi decidono di accamparsi con la tenda ai margini della città, tra l’altro con un comportamento illegale nel senso che non è consentito il campeggio libero. Voglio dire che non sarebbe successo nulla se avessero pernottato in un camping autorizzato e protetto. Ogni persona dovrebbe essere prudente, non esponendosi a rischi evidenti".
In poche parole la colpa è della donna e dell'uomo aggrediti. Questo ometto che grazie al Cicoria (Rutelli) e all'americano patacca (Veltroni) si trova a essere il Sindaco della nostra capitale, dimostra per l'ennesima volta quanto sia meschina la sua piccola mente fascista: quando è stata aggredita la povera Giovanna Reggiani la colpa era del lassismo di Prodi e Veltroni, ora che il duo Prodi Veltroni è stato sostituito dal duo oscuro Berlusconi Alemanno la colpa è dei due turisti.
Cari Romani ve la siete cercata, voi avete eletto questo mediocre fascista.

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sabato 5 luglio 2008

Roma, Alemanno affronterà la voragine nelle casse comunali.

Gianni Alemanno

(Panorama) Sarà il sindaco di Roma Gianni Alemanno commissario straordinario per i debiti accumulati negli ultimi anni. Lo ha nominato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi con proprio decreto (ai sensi dell’articolo 78 del decreto legge 112 del 2008): dovrà occuparsi della ricognizione della situazione economico-finanziaria nella capitale e nelle società partecipate (con esclusione di quelle quotate nei mercati regolamentati), della predisposizione e dell’attuazione di un piano di rientro dall’indebitamento pregresso.

La nota diramata da Palazzo Chigi precisa che il commissario straordinario dovrà presentare entro il 30 settembre il piano di rientro al governo: sarà approvato entro i trenta giorni successivi con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, individuando le coperture finanziarie necessarie, nei limiti delle risorse destinate dalla legislatura vigente.

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mercoledì 2 luglio 2008

Pedofilia. Il sacerdote arrestato a Roma era tra i “saggi” di Alemanno.

(Il Messaggero) «È stato un grande dolore. Chiedo ai magistrati e agli inquirenti di fare tutta la chiarezza possibile e non fare sconti a nessuno». Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno commentando l’episodio di pedofilia che ha visto protagonista un sacerdote 55 anni, C.R. le sue iniziali, della parrocchia romana Natività di Maria Santissima, in via di Selva Candida, che lo stesso sindaco aveva inserito, nel periodo della campagna elettorale, in una commissione speciale di «saggi».«Quando si parla di pedofilia - ha continuato Alemanno - bisogna essere estremamente rigorosi e netti, perché questo è un male che va combattuto in tutti i modi».

Dopo l’arresto il vescovo della diocesi di Porto-Santa Rufina, monsignor Gino Reali, aveva espresso «piena fiducia» nell’operato della magistratura e vicinanza a quanti «sono feriti da questa vicenda».

Parla di complotto «per gelosia e cattiearia» ordito ai suoi danni per screditarlo il sacerdoe finito in carcere a Regina Coeli. Assistito dagli avvocati Anna D’Alessandro e Riccardo Olivo, il religioso è stato interrogato dal gip Andrea Vardaro che ha firmato l’ordine di custodia cautelare e a lui ha chiesto di essere rimesso in libertà o quantomeno di ottenere gli arresti domiciliari. Una decisione, comunque, sarà presa dopo che un accertamento medico legale, sollecitato dai difensori, stabilirà se, come sostengono i due penalisti, lo stato di salute del religioso non è compatibile con la detenzione in carcere. Nel caso di rigetto i difensori, ai quali stanno giungendo molti attestati di stima verso il sacerdote, decideranno se rivolgersi al Tribunale del Riesame.

L’accusa I legali di R.C. hanno detto di avere ricevuto numerose telefonate attestanti dichiarazioni di stima nei confronti del loro assistito. Secondo l’accusa, R.C., approfittando delle fragilità caratteriali dei ragazzi affidati alle sue cure, negli ultimi 10 anni avrebbe abusato ripetutamente di minorenni. L’accusa è di violenza sessuale continuata e aggravata, compiuta tra il 1998 e il marzo scorso. Sette, al momento, le vittime accertate (tutti maschi); per l’accusa, però, potrebbero esserci state altre violenze. Tant’è che starebbero sentendo anche altre presunte vittime. A dare il via all’indagine è stata la denuncia di un altro sacerdote. R.C., secondo gli inquirenti, si era accattivato le simpatie di alcuni bambini, e li aveva convinti a subire gli abusi, spesso attirandoli nella propria abitazione dietro la promessa di soldi, cd, dvd o capi d’abbigliamento. In casa, nel corso di una perquisizione, furono trovati anche film pornografici. Secondo quanto si è appreso, già in passato il sacerdote era stato sospeso per un mese dal suo incarico proprio in relazione ad alcune voci su presunti abusi sessuali commessi.

I radicali: il comune si costituisca parte civile. «Nella drammatica vicenda degli abusi su minori nella parrocchia romana di Selva Candida colpisce la scelta del sacerdote che con la sua denuncia ha dato il via alle indagini, in aperto e prezioso contrasto con la politica pluridecennale delle gerarchie della Chiesa cattolica volta a secretare le notizie criminis all’interno dell’ordinamento canonico. Sono ancora in vigore, infatti, le norme della Santa Sede che, a partire dalla Crimen sollicitationis del 1962, hanno l’effetto di evitare l’accertamento della verità da parte dell’autorità giudiziaria di fronte a reati sessuali compiuti da esponenti del clero». Lo afferma in una nota Mario Staderini, della direzione nazionale di Radicali Italiani.

«Al vescovo di Roma, anche alla luce delle recenti, gravi condanne di altri preti operanti nelle parrocchie romane, mi permetto di porre la questione urgente del pubblico superamento della politica di oggettiva copertura sin qui tenuta dal Vaticano, indispensabile anche per affrontare il problema strutturale della libertà, della responsabilità, dell’amore, e quindi anche della sessualità, dei religiosi - aggiunge -. Al sindaco Alemanno, del cui programma per le politiche sulla famiglia l’indagato era garante, chiedo di passare dalle parole di oggi ai fatti: il Comune si costituisca parte civile nel procedimento penale per meglio assicurare assistenza a chi è doppiamente debole, così come il precedente sindaco ha ripetutamente fatto nei casi di violenza sessuale a danno delle donne».

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mercoledì 25 giugno 2008

Veltroni contrattacca: “Il buco di Roma? Una bufala: è inferiore a quello di Milano”.

Il segretario del Pd Walter Veltroni

(Panorama) “Cancella il debito”. La canzone-slogan pro-Africa di Jovanotti e Bono viene bene anche cantata dal loro fan Walter Veltroni: “Il debito di otto miliardi del comune di Roma? Una bufala gigantesca e mediatica”.

Durante una conferenza stampa il leader Pd ed ex sindaco della capitale ribatte alle accuse lanciategli da Berlusconi e Alemanno: “Il neosindaco di Roma” dice Veltroni “ha subito una campagna decisa dal presidente del Consiglio per attaccare il capo dell’opposizione”.
Al leader Pd non è certo andato giù quell’epiteto, “fallito”, rivoltogli da Berlusconi: “Lui è l’ultimo” dice “a poter parlare, visto che il suo governo ha lasciato 30 miliardi di debito”. Veltroni spiega, mostra tabelle e cifre “il buco è di 6,8 miliardi come certificato dalla Ragioneria generale di Stato, non ci sono dati occulti”.

Secondo l’ex sindaco si tratta di una voragine “accumulata durante decenni e comunque inferiore, nel dato pro-capite, al debito dei cittadini milanesi: 2.480 euro contro i 2.540 per romano”. I problemi di bilancio derivano, secondo Veltroni, “dalla sperequazione dei trasferimenti erariali pro capite (più soldi a Milano) non compensati dal governo, e dai mancati trasferimenti della Regione dovuti al buco della sanità laziale lasciato da Storace”. E la liquidità sarebbe in crisi anche “per l’abolizione dell’Ici” voluta dal governo.
“È molto pericoloso per Roma negare o minimizzare l’esistenza di un’obiettiva e grave emergenza finanziaria che investe il bilancio del Comune”, risponde in una nota di risposta alle parole di Veltroni il sindaco di Roma Gianni Alemanno. “Le affermazioni di Veltroni potrebbero dare nuovi argomenti a coloro che negano la necessità di un forte intervento governativo per risolvere la pesante crisi economico-finanziaria in cui versa il Comune di Roma. L’unico atteggiamento responsabile”, conclude il sindaco, “non è quello di alimentare ulteriori polemiche politiche, ma di attivare una collaborazione politica e istituzionale”.

E il sottosegretario all’Economia Vegas gli dà man forte e ritiene “mostruosa la situazione dei debiti romani”.

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martedì 17 giugno 2008

Eredità disastrose. E se Roma fallisce?

Un bus di Roma
(Renzo Rosati e Mario Sechi- Panorama) I romani ballano sull’orlo di un vulcano. E per Gianni Alemanno, il neosindaco che ha sbaragliato il “modello Roma” di Walter Veltroni e Francesco Rutelli, la festa rischia di essere molto breve. Addio a molti appuntamenti dell’Estate romana, addio quasi certo alla notte bianca. Per ora.
All’origine di tutto c’è l’enorme debito ereditato dalla giunta Veltroni (che nel 2001 lo aveva trovato in gran parte nei bilanci di Rutelli): oltre 7 miliardi di euro, che potrebbero aumentare a 9-10. A quel punto la capitale rischierebbe il default, il fallimento. E scatterebbe il commissariamento: spese ridotte all’osso; investimenti come la metropolitana a rischio; addizionale comunale al massimo di legge: dallo 0,5 attuale allo 0,8 per cento. Un salasso per i cittadini, che nel 2007 si sono visti aumentare il balzello e che già pagano l’1,4 di addizionale regionale a causa del debito sanitario. E, per il centrodestra, la vittoria del 13 aprile si trasformerebbe in un mezzo incubo.
Conto alla rovescia
Proprio per questo è scattato un affannoso conto alla rovescia tra Campidoglio, ministero dell’Economia e Palazzo Chigi. A fine maggio i tecnici della ragioneria comunale (il titolare precedente, Francesco Lopomo, è andato in pensione a marzo) hanno fatto le pulci al documento di programmazione finanziaria approvato a fine 2007 dalla giunta Veltroni e ad altri possibili scoperti. E hanno accertato che ai 7,032 miliardi contabilizzati da Veltroni e dal suo assessore Marco Causi ne andavano aggiunti altri 2 o 3: 1 derivante dai bilanci sempre oscuri di Ama e Trambus, le aziende della nettezza urbana e trasporti; 1,8 miliardi di mancati accantonamenti per contenziosi giudiziari; e debiti con enti e istituzioni, tra i quali 170 milioni della Cassa depositi e prestiti legati alla ristrutturazione, mai avvenuta, dell’Atac (autobus, altro buco nero da 13 mila dipendenti).
Il 29 maggio la ragioneria capitolina ha girato il dossier alla Ragioneria dello Stato guidata da Mario Canzio. E, con un secco documento di quattro pagine, ha imposto ai dirigenti comunali, al sindaco, agli assessori e ai presidenti dei 20 municipi romani il “blocco di tutte le spese salvo quelle che non generino ulteriore danno all’amministrazione”. Atto così tradotto da Alemanno: “Dobbiamo limitarci allo stretto necessario ai bisogni dei cittadini”.
Dopodiché il sindaco si è messo a fare la spola tra l’ufficio di Giulio Tremonti e Palazzo Chigi. Tre incontri con il ministro per scongiurare il commissariamento (che per legge compete al titolare dell’Interno, il leghista Roberto Maroni) e chiedere al governo di anticipare dei soldi. La coperta di Tremonti è tradizionalmente corta. Tuttavia, anche il ministro non pare avere interesse al default: porterebbe inevitabili polemiche sull’azzeramento dell’Ici (per la capitale vale 380 milioni), sul blocco delle addizionali e in generale sul federalismo fiscale, cavallo di battaglia suo e della Lega. Ma i tempi sono strettissimi, il conto alla rovescia è al termine: “Giovedì 19 giugno saprete tutto” promette Alemanno.
Vent’anni di debiti
Alle accuse di finanza allegra Veltroni ha sempre replicato in due modi: quando è diventato sindaco, nel 2001, ha ereditato un buco già di 6 miliardi; e poi i trasferimenti dallo Stato a Roma sono inferiori a quelli delle altre metropoli. Nel periodo 2001-2006, 276 euro pro capite, contro i 304 per Milano, i 387 per Palermo, i 553 per Napoli. Ma se questo argomento ha un fondamento, l’altro chiama in causa Francesco Rutelli, sindaco dal 1993 al 2001 e candidato del Pd nel 2008. L’ex leader della Margherita si difende a sua volta tirando in ballo la Prima repubblica. Argomento però non sufficiente a giustificare debiti che dal 1995 a oggi hanno sempre oscillato intorno ai 6 miliardi, fino al record del 2007.
Osserva l’economista Gianfranco Polillo, ex capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi: “Non basta più ricordare lo status di capitale d’Italia. Come reagiranno i milanesi visto che il debito di Roma vale il 60 per cento di quello di tutti i comuni capoluogo?”.
Il giallo degli interessi
La lente è puntata sulla struttura degli interessi messa in piedi dal Campidoglio. Si legge a pagina 116 del dpf veltroniano: “La percentuale del debito coperta tramite derivati è attualmente del 21 per cento, un volume di swap pari a 1,35 miliardi”. In termini semplici: il Campidoglio si è indebitato negli strumenti a maggior rischio, tanto più in piena crisi dei mutui subprime.
La relazione afferma di aver conseguito risparmi per 205 milioni. Ma solo sulla carta, perché (tabella qui a fianco) la composizione del debito così rinegoziata è per il 41 per cento a tasso fisso “trasformabile in variabile” e per il 16,7 per cento a tasso variabile “trasformabile in fisso”. Insomma, il Campidoglio avrebbe scommesso su una riduzione dei tassi quando accadeva esattamente il contrario. Osserva Polillo: “Il risultato è un carico d’interessi di 500 milioni l’anno che raggiungerà i 900 entro il 2017″.
La partita politica
Alemanno ha il migliore alleato a Palazzo Chigi in Gianni Letta. Il sottosegretario di Silvio Berlusconi ha da sempre un occhio di riguardo istituzionale per Roma: fu lui, anni fa, a sbloccare i finanziamenti per la metropolitana e a benedire l’Auditorium (oggi un’impresa attiva). Ed è sempre lui, ora, a tenere aperto il canale con Walter Veltroni. Proprio Letta ha suggerito a Berlusconi la soluzione tampone: imporre alla Regione Lazio, retta dal pd Piero Marrazzo, di iniziare a restituire al Campidoglio un debito da ben 1,7 miliardi. Pena un altro commissariamento a causa del deficit sanitario.
La lettera firmata Berlusconi è partita il 6 giugno: dà a Marrazzo 30 giorni di tempo, chiede di iniziare a mettere ordine nei conti. Marrazzo non ci ha pensato due volte: a costo di una resa dei conti nel Pd ha licenziato il suo assessore alla Sanità, Augusto Battaglia. Tra fondi della regione e un possibile anticipo della futura iva “federale” concesso dal Tesoro (si parla dello 0,8 per cento) il Campidoglio si potrebbe salvare. Dopodiché si tratterà di convincere le agenzie di rating, cioè il mercato: nel 2007 la Fitch aveva corretto l’outlook sul debito capitolino da “stabile” a “negativo”, mentre la Standard & Poor’s minaccia il declassamento da A+ ad A. E poi agire con mano ferma sulle controllate: Ama, Acea, Trambus, Atac.
Questione ben nota a imprenditori come Andrea Mondello, presidente della Camera di commercio. In un rapporto del gennaio 2008 osserva: “Sia per le local utility sia per le infrastrutture partecipate dagli enti locali restano sotto il profilo dell’efficienza e della produttività forti divari tra Centro-Nord e Centro-Sud”.
Meno diplomatico Salvatore Rebecchini, ex presidente della Cassa depositi e prestiti: “Abbiamo comuni con grandi patrimoni immobiliari gestiti a condizioni non di mercato, e nello stesso tempo forti indebitamenti. Gli stessi comuni si trovano ad avere partecipazioni in società quotate, come l’Acea a Roma. Un paradosso sul lato dell’attivo e del passivo: troppi debiti e scarsissima redditività”.
Comunque vada, per Alemanno la strada è segnata: a Roma poco effimero, molto lavoro e nulla da scialare.

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martedì 27 maggio 2008

Un gran varietà? Alemanno incontra la comunità GLBT di Roma. Il resoconto e le piccinerie...

Il sindaco Alemanno e le organizzazioni gay romane.

(Lampi di pensiero) Come aveva preannunciato (ne avevamo già riferito qui, qui e qui), lo ha fatto. Ieri alle 20,00 nella sala delle bandiere del Comune di Roma, il Sindaco ha incontrato le rappresentanze delle associazioni glbt della Capitale (associazioni presenti, a memoria, scusandomi per le esclusioni eventuali: Mario Mieli, Nuova proposta, Gruppo Pesce Roma, Rete evangelica fede e omosessualità, Azione Trans, Dì gay project, Fondazione Massimo Consoli, Arcigay Roma, GayLib, Arcilesbica Roma, Libellula, Roma Rainbow Choir, Certi Diritti, Rosa Arcobaleno, Famiglie Arcobaleno, Gay & Geo, RoMan Volley)

Il clima era disteso e informale, ma permeato di grande serietà. Sono state fatte affermazioni di chiara rilevanza politica, che hanno connotato l’incontro esprimendo una chiusura totale da un lato, ma una grande apertura dall’altro. La chiusura ha riguardato i temi delle unioni di fatto e dei matrimoni omosessuali, a proposito dei quali il Sindaco è stato chiarissimo: su questo punto nessun confronto è possibile, poiché le posizioni sono distanti. Per quanto riguarda invece l’omofobia, la discriminazione e le iniziative a carattere culturale o riscreativo, il Sindaco ha assicurato la massima disponibilità dell’Amministrazione capitolina a sostenere le associazioni e le loro proposte.

In conclusione dell’incontro ha annunciato la riapertura del Tavolo di Coordinamento fra il Comune e le Associazioni (sotto il coordinamento dell’Assessore alla cultura Umberto Croppi) e ha invitato a non strumentalizzare gli eventi degli ultimi giorni che hanno visto vittime stranieri, omosessuali impegnati e transessuali come frutto della mutata situazione politica, chiedendo di abbassare i toni. Ha inoltre affermato la necessità di sostenere l’azione sul tema della sicurezza, anche in relazione a tali episodi, evitando cedimenti.

Personalmente, mi ritengo soddisfatto di quanto è stato detto, delle aperture e della franchezza con cui i temi sono stati affrontati. E’ vero che alcuni temi sono tabù, ma è anche vero che tal temi hanno un valore politico di rilevanza nazionale, su cui pochi sono gli strumenti in mano ad un Sindaco. Ma è pur vero che, attenendoci strettamente alle parole di Alemanno, sono state recuperate e fatte ripartire le iniziative politiche che erano attive nelle precedenti amministrazioni, confermando un impegno preciso di sostegno.

Adesso, per chi è più curioso, la sintesi dei contenuti degli interventi più rilevanti.

Enrico Oliari (Presidente Gaylib): si ritiene soddisfatto di essere ammesso al tavolo, poiché per anni la sua associazione di centro destra è stata avversata dalle associazioni di centro sinistra (?). Ha riportato il solito discorso sul fatto che i crimini contro gli omosessuali sono stati perpetrati anche da regimi comunisti (Unione Sovietica, Cuba, ecc.) ed ha chiesto che il comune supporti le iniziative di sostegno alla comunità e improntate alla cultura avviate dalle associazioni.

Rossana Praitano (Presidente Mario Mieli): ha apprezzato la franchezza del Sindaco nell’individuare i temi che l’amministrazione non sosterrà e ha ribadito che il patrocinio al Pride non se lo aspettava: trattandosi di una manifestazione di chiara estrazione politica è del tutto evidente che il Comune non può appoggiarla. Ha ribadito che il patrocinio è stato chiesto per gli eventi culturali e sportivi che accompagnano le iniziativa.

Imma Battaglia (Presidente di DGP): lamentando la scarsa solidarietà della comunità per le sue vicende personali, ha dato un resoconto degli aspetti più critici del Gayvillage. Struttura che è sempre stata messa in discussione dalle precedenti amministrazioni che non hanno risparmiato vessazioni e continui spostamenti da un luogo all’altro della città. Ha poi messo in evidenza che proprio il GayVillage è stato usato come capro espiatorio per le carenze di servizi e di infrastrutture cittadine, finendo ingiustamente accusato di provocare disagi che in realtà sono comuni a strutture ed eventi similari che si svolgono in altri luoghi della città. Si è anche soffermata a commentare sinteticamente parte del suo percorso politico, del quale ha tenuto a precisare che molte volte, proprio in seno alla comunità, è stata accusata di essere “fascista”.

Giuseppe Pecce (Direttore Roma Rainbow Choir): ha invitato a riflettere sull’importanza degli investimenti nelle iniziative culturali e ad immaginare un mondo al contrario, in cui la norma sono gli omosessuali, per spingere il sindaco e l’amministrazione a capire quale sia il disagio che vivono le persone discriminate.

Un ultimo fatto, rilevante e grave. Durante la discussione è uscito fuori che Fabrizio Marrazzo, a nome dell’Arcigay di Roma, ma sembra senza consultare il suo direttivo, aveva presentato una formale richiesta di patrocinio alla manifestazione. Pronta ed immediata la reazione di Rossana che ha ribadito che il pride è organizzato da un comitato fatto da tutte le associazioni presenti all’incontro e che l’attività operativa è affidata al Mario Mieli, che ha provveduto a fare tutte le richieste di patrocinio e di altro, sciorinando e consegnando in originale agli assistenti del Sindaco tutti i documenti presentati.

La grave gaffe di Fabrizio Marrazzo, unica nota stonata di tutto l’incontro, dovrebbe indurre l’Arcigay di Roma (ma non solo di Roma) a riflettere sull’entità dei danni che questa persona, con le sue iniziative sconclusionate più volte contestate a diversi livelli, continua a produrre, sia alla sua stessa associazione, sia alla comunità glbt di Roma.

Ecco il mio intervento, per puro spirito di vanità (dato che è stato il primo a ricevere gli applausi dei presenti ):

Signor Sindaco, Signori rappresentanti della Giunta e dell’Amministrazione Comunale, amici ed amiche presenti in sala,

Mi chiamo Guido Allegrezza, sono funzionario di una grande azienda, gay dalla nascita, direi per Diritto Naturale. Non dirò quale associazione rappresento, poiché le mie parole hanno un valore che supera questo concetto. Nè sono qui per chiedere nulla. Vorrei solo invitare ad una riflessione: parlerò al suo cuore e attraverso quello cercherò poi di parlare alla sua mente.

Nelle vostre introduzioni avete usato spesso la parola gay, lesbica, ecc. ebbene io vi prego di pulire i vostri pensieri per un attimo e pensare a noi come delle persone. Persone che sono discriminate perché vivono la loro affettività e la loro sessualità in maniera diversa da quella della maggioranza eterosessuale della cittadinanza. Persone che sentono costantemente, quotidianamente sulle loro spalle il peso di una discriminazione che è nei fatti. I diritti che sono sanciti da almeno 8 articoli della nostra Costituzione, per noni non sono garantiti e questo fa di noi delle persone cui è negata l’aspirazione ad essere felici e conseguire la piena realizzazione personale: i nostri progetti di vita sono bloccati da ostacoli giuridici che pongono dei paletti che altre persone e fattispecie non hanno. Non siamo solo patrimoni da dividere al momento della successione, ma siamo persone che amano e desiderano vivere serenamente.

Spero che queste poche parole abbiano potuto risuonare nel suo cuore e che continueranno a farlo anche dopo questo incontro e passo quindi a rivolgermi alla sua mente, confidando che la strada del suo cuore sia spianata.

Vorrei soffermarmi alcuni istanti sull’espressione che lei ha usato a proposito del Pride, utilizzando l’aggettivo folkloristico. Ebbene, mi permetta di fare un esempio scherzoso. Quando i cittadini di Guardia Piemontese, decidono di indossare i loro costumi tradizionali ed andare, che so, a New York per la settimana della Famiglia Calabrese, portando lì i loro abiti, le loro musiche, i loro canti ed i loro balli, non vanno con i loro abiti di tutti i giorni. Essi vanno per testimoniare l’orgoglio per la loro storia, la loro cultura, usi e tradizioni che li contraddistinguono. In una parola essi sono testimoni di una identità precisa. Ecco, lei consideri che la Pride ci sono persone che decidono di andare più o meno discinte, più o meno stravaganti. Essi sono si una minuscola minoranza, ma tutti noi, li accogliamo e li accettiamo, rispettandoli, per come sono. Essi/e sono fratelli e sorelle nella stessa rivendicazione. E tutti siamo testimoni della nostra multiforme identità di cittadini discriminati, differenza questa che ci rende speciali, perché più deboli.

Ed infine, Signor Sindaco, io non le chiedo di fare questa o quell’altra cosa. Dopo le mie parole e quelle che ha già sentito, io sono convinto che le sa già cosa fare, sa già cosa può fare. Signor Sindaco, faccia la cosa giusta.

Grazie.

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I comunicati sull’incontro delle diverse associazioni

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lunedì 26 maggio 2008

Le organizzazioni gay romane e il sindaco. La porta socchiusa di Alemanno.

Gaypride: Alemanno, no patrocinio, ma tavolo confronto.
(Agi) Il Comune di Roma non dara' il patrocinio al Gay Pride ma e' pronto a sostenere proposte contro la discriminazione sessuale e l'intolleranza. Lo ha affermato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al termine dell'incontro con le associazioni di gay, lesbiche e trans, durato circa due ore. "Credo che l'incontro sia andato bene - ha dichiarato Alemanno - ci siamo confrontati con franchezza e io ho spiegato i motivi per cui il Comune di Roma non dara' il patrocinio al Gay Pride: e' una manifestazione di identita' che fa rivendicazioni ben precise che per alcuni aspetti non condivido, come i matrimoni gay e le coppie di fatto. Rivendicazioni per cui c'e' il diritto di manifestare ma che non possono essere appoggiate da questa amministrazione". Alemanno ha aggiunto che invece sono state accolte proposte "di carattere formativo e culturale e di assistenza contro ogni forma di discriminazione"; a questo proposito sara' istituito nuovamente, presso l'assessorato alla Cultura, un tavolo di coordinamento tra l'amministrazione e le associazioni. L'obiettivo e' tradurre le proposte in fatti concreti. Tra le iniziative, quella di corsi di avviamento al lavoro per combattere il rischio di prostituzione, sfruttamento, disagio sociale che generano situazioni di illegalita'. L'impegno - ha concluso il sindaco - e' di difendere la liberta' della persona che e' sacra".

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domenica 25 maggio 2008

Arcigay: Ecco la piattaforma-lista della spesa per l'incontro con Alemanno. Tanta demagogia e conferma dei propri privilegi.

Sei punti che saranno sul tavolo.
(Apcom) Le amministrazioni locali devono sapere rispondere "con politiche e interventi forti" dopo i gravi attacchi che la comunità lesbica, gay e trans ha subito negli ultimi mesi nella Capitale. Per questo durante l'incontro con il sindaco Alemanno, previsto per domani in Campidoglio, Arcigay chiederà al primo cittadino l'adozione della piattaforma messa appunto da Arcigay e da altre associazioni, che si articola in sei punti "fondamentali, per la costruzione di una capitale europea, di una città moderna, plurale, aperta a tutte le culture e a tutte le identità". E' quanto si legge in una nota di Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma, che sottolinea come "questo confronto non può prescindere dal riconoscimento del valore sociale e culturale del Pride: un momento di visibilità e valorizzazione per tutte le differenze e minoranze che rappresenta un patrimonio della nostra città e per il nostro Paese".

Di seguito i sei punti della piattaforma:

1) Per l'asilo politico di gay lesbiche e trans perseguitati o condannati a morte in altri paesi: molti sono clandestini e con le nuove leggi rischiano il rimpatrio immediato nella propria nazione. Roma si attivi per far abolire le condanne a morte e per sostenere progetti di accoglienza e di cittadinanza. Perché la nostra città si accrediti come capitale della difesa dei diritti umani e civili anche attraverso la costituzione di parte civile del Comune di Roma in cause che riguardano la discriminazione delle persone LGBT.

2) Nuove tutele e servizi per le coppie di fatto, eterosessuali e omosessuali, secondo le competenze dell'amministrazione, per rafforzare e incrementare i servizi e le opportunità offerte a tutte le forme familiari, a prescindere dal tipo di riconoscimento giuridico, come ad esempio per quanto riguarda l'assegnazione delle case popolari e il sostegno economico alle giovani coppie.

3) Analisi sulle condizioni di vita delle persone lesbiche, gay e trans finalizzate a individuarne le problematiche e la percezione sociale dell'omosessualità e della transessualità, per elaborare e incrementare i servizi rivolti alle persone lesbiche, gay e trans sul territorio.

4) Sostegno e riconoscimento delle iniziative culturali della comunità lesbica, gay, e trans, riconoscendo le iniziative della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano come luogo di aggregazione, visibilità e dialogo. Valorizzare la funzione informativa e documentaria svolta sul territorio cittadino dalle biblioteche comunali incrementando l'acquisizione di testi relativi alle tematiche omosessuale e transessuale.

5) Azioni formative nelle scuole, nella pubblica amministrazione, nelle aziende municipalizzate per il contrasto del bullismo, dell'omofobia e della transfobia; incrementare l'inserimento professionale anche attraverso specifici programmi di formazione specie per le persone trans.

6) Azioni mirate a supportare gli eventi sportivi contro la discriminazione per le persone lesbiche gay e trans, come avviene in molte città europee.
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La dichiarazione di GayLib.

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Su proposta di Alemanno. A Roma via Giorgio Almirante, terrorista.

(Gennaro Carotenuto) In molti hanno scritto dell’Almirante antisemita e dell’Almirante massacratore repubblichino e ci vuole un tir di Maalox (o lo stomaco di Veltroni, “nulla fermerà il dialogo con il PDL”) per mandarlo giù.

Ben pochi invece si sono soffermati sul fatto che Giorgio Almirante fu amnistiato solo perché ultrasettantenne dal reato di favoreggiamento aggravato agli autori della strage di Peteano, nella quale tre carabinieri furono fatti saltare in aria.

Giorgio Almirante, il grande statista al quale Gianfranco Fini rende omaggio e Gianni Alemanno vuol dedicare una strada romana, per la legge italiana è però un terrorista complice dell’assassinio di tre carabinieri. Ecco tutta la storia.

Il 31 maggio 1972, in Peteano di Sagrado, in provincia di Gorizia, mentre in televisione trasmettevano Inter-Ajax, morirono dilaniati in un attentato il brigadiere Antonio Ferraro di 31 anni e i carabinieri Donato Poveromo e Franco Bongiovanni di 33 e 23 anni. Rimasero gravemente feriti il tenente Francesco Speziale e il brigadiere Giuseppe Zazzaro.

Nonostante i morti fossero tre poveri carabinieri (nella foto), immediatamente una cortina di depistaggi fu elevata per coprire i responsabili. Come per Piazza Fontana si diede per anni la colpa ai rossi; la strategia della tensione serviva per quello e funzionava così. pateano_3Tra i principali depistatori vi fu il generale Dino Mingarelli, condanna confermata in Cassazione nel 1992 per falso materiale ed ideologico e per soppressione di prove, e il generale piduista Giovanbattista Palumbo, che all’epoca era comandante della divisione Pastrengo di Milano e che aveva competenza su tutto il Norditalia, che inventò la pista rossa di sana pianta. Per difendere gli assassini di tre carabinieri due dei maggiori in grado dell’arma delle vittime, per anni ne fecero di tutti i colori, manomettendo e facendo sparire le prove, come si legge nelle sentenze e come racconta benissimo il giudice Felice Casson in un libro intervista che uscirà in futuro.

La strage avvenne a 15 giorni dall’omicidio Calabresi e tre settimane dopo le elezioni politiche del 7 maggio nelle quali l’MSI era cresciuto fino all’8.67%, massimo storico e ad un passo dal PSI. I colpevoli materiali della strage, condannati all’ergastolo con sentenza definitiva, erano gli iscritti all’MSI friulano Carlo Cicuttini e Vincenzo Vinciguerra insieme ad Ivano Boccaccio, ucciso pochi mesi dopo i fatti in uno strano tentativo di dirottamento aereo all’aeroporto di Ronchi dei Legionari, in ottobre. Con Peteano c’entrano tutti, i vertici dei carabinieri, l’MSI (al quale erano iscritti tutti i terroristi) la P2, Gladio, i servizi italiani e la CIA nel pieno della strategia della tensione. Destabilizzare per stabilizzare.

Per trappolare la 500 di Peteano furono usati materiali di Gladio conservati ad Aurisina e tecniche che venivano insegnate alla Folgore a Pisa. Risoltosi il problema di Boccaccio, restavano Cicuttini e Vinciguerra. Abbiamo già detto che la strategia della tensione serviva a destabilizzare per stabilizzare e proprio l’MSI la stava capitalizzando, come il voto del 7 maggio aveva appena dimostrato. E quindi i camerati andavano salvati. E qui interviene il nostro. Dopo la morte di Boccaccio a Ronchi, Vinciguerra e Cicuttini, segretario dell’MSI a San Giovanni a Natisone, in provincia di Udine, che faceva i comizi con Giorgio Almirante, nonostante non fossero ancora stati inquisiti per Peteano (le piste fasulle staranno in piedi per anni), si erano comunque resi latitanti. Latitanza dorata nella Spagna di Francisco Franco, dove il loro punto di riferimento era Stefano delle Chiaie e dove con questo si dedicavano al traffico d’armi. Cicuttini sposò perfino la figlia di un generale. C’era un solo punto debole del piano: la voce di Cicuttini registrata sia nei comizi dell’MSI sia nella telefonata con la quale Cicuttini attira i carabinieri nella trappola a Peteano.

E fu proprio Giorgio Almirante, il fascista in doppio petto, quello rispettabile, quello con il senso dello Stato, a proteggere l’autore della strage di Peteano fino a mandargli 34.650 dollari statunitensi in Spagna proprio per operarsi alle corde vocali. Ciò è processualmente provato. Almirante consegnò personalmente i soldi all’avvocato goriziano Eno Pascoli che li fece avere a Cicuttini a Madrid, via Svizzera. Almirante e Pascoli, incriminati per favoreggiamento dell’autore della strage di Peteano furono rinviati a giudizio insieme. Ma mentre Pascoli sarà condannato, la condanna di Almirante seguirà un corso diverso. Il capo dell’MSI godeva infatti dell’immunità parlamentare dietro la quale si trincerò perfino per evitare di essere interrogato. La tirò avanti per anni di battaglie nelle quali non fu mai in dubbio la sua colpevolezza, finché non intervenne un’amnistia praticamente ad personam, della quale beneficiava solo in quanto ultrasettantenne. Giorgio Almirante, l’uomo d’ordine, dovette chiedere per sé l’amnistia perché il dibattimento lo avrebbe condannato e ne beneficiò (mentre il suo complice fu condannato) per il reato di favoreggiamento aggravato degli autori (militanti e dirigenti del suo partito) di un attentato terroristico nel quale vennero uccisi tre carabinieri. Non si parla di violenza politica o di strada, di giovani di destra e sinistra che si fronteggiavano e a volte si ammazzavano; stiamo parlando del peggiore stragismo. Dedichiamogli una strada, lo merita: Via Giorgio Almirante, terrorista.

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sabato 24 maggio 2008

GayLib prima contrari alla sua elezione poi a battere cassa da Alemanno.

Il comunicato diramato alla stampa (vedi sotto) con cui GayLib annuncia che assieme a Fabrizio Marrazzo e ad Imma Battaglia, si presenteranno con il cappello in mano a battere cassa per finanziare iniziative (o presunte tali) a favore dei gay della capitale ci lascia perplessi. Sembra dire... ci siamo anche noi e quindi ci spettano dei quattrini. In modo spudorato poi dichiarano che: (...) siamo l’unica realtà del movimento omosessuale che ha sostenuto convintamente la candidatura di Gianni Alemanno (...) peccato non sia così e, scripta manent...è talmente vasta la letteratura in proposito che uno rischia di perderci l'intera giornata.
Per agevolarti, vedi qui [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9].
E' quanto mai chiaro che c'è parecchia confusione nei dirigenti di GayLib così com'è chiaro che hanno parecchio da spiegare se non vogliono perdere la faccia. Non crediamo sia questo il modo giusto di fare politica. In questo caso un po clownesca.
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GAYLIB INCONTRERA’ IL SINDACO ALEMANNO: "PROPORREMO INIZIATIVE IMPRONTATE SULLA CULTURA E SULLA SOLIDARIETA'".
Lunedì il Sindaco Alemanno e l’Assessore Croppi incontreranno le associazioni di lotta per i diritti delle persone omoaffettive, fra le quali GayLib, l’associazione nazionale dei gay di centrodestra. “Si tratta – ha affermato Christian Poccia, referente dell’associazione per il Lazio - di un’occasione importante per trovare quella sinergia volta a combattere a Roma la discriminazione e la violenza fisica e psicologica nei confronti dei gay e delle lesbiche, un dramma non ancora sconfitto”.

“Noi di GayLib – ha continuato Enrico Oliari, presidente dell’associazione – siamo l’unica realtà del movimento omosessuale che ha sostenuto convintamente la candidatura di Gianni Alemanno, sicuri del fatto che parlare di emancipazione delle persone omoaffettive e di solidarietà sia possibile e doveroso anche in un centro-destra moderno ed europeo”.

Daniele Priori, vice-presidente di GayLib, ha concluso la nota affermando che “ci distingueremo dalle associazioni gay di sinistra perché per noi il Gay Pride non è un argomento essenziale, mentre cercheremo di convogliare l’attenzione degli esponenti politici verso iniziative culturali e sociali, come la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e il bullismo nelle scuole”.

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venerdì 23 maggio 2008

Lunedì Alemanno incontra i gay romani dal profondo portafoglio...

(La Repubblica) Lunedi' l'Assessore alla Cultura del Comune di Roma Umberto Croppi ed il Sindaco Alemanno incontrano le associazioni Gay, Lesbiche e Trans del Tavolo di coordinamento della Capitale. Lo riferisce Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma. "Ci auguriamo - osserva - che con questo incontro l'amministrazione Alemanno prosegua le attivita' rivolte a lesbiche e gay e possa incrementarle, e per questo motivo sottoporremo durante l'incontro la nostra piattaforma presentata gia' in campagna elettorale: politiche contro il bullismo nelle scuole, supporto alle coppie di fatto, supporto per gli immigrati provenienti da paesi in cui sono in vigore pene per i gay, servizi di supporto contro la discriminazione, attivita' di monitoraggio, inserimento professionale per le persone discriminate ed in particolare per le persone trans che in Italia non hanno quasi alcuna possibilita' di lavorare. E' importante che il Campidoglio la sottoscriva per migliorare la qualita' della vita di migliaia di cittadini romani, prendendo in tal modo impegni precisi con la citta'".

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sabato 17 maggio 2008

Ecco la giunta Alemanno: 3 tecnici e 2 donne, età media 44 anni.

(Dire) Dodici assessori, 5 di An, 3 di Fi e uno della Dc, il vice sindaco Mauro Cutrufo, cui vanno le deleghe al turismo e alle Riforme istituzionali di Roma Capitale. Due le donne (Sveva Belviso alle Politiche sociali e Laura Marsilio alla Scuola), tre tecnici (Umberto Croppi alla Cultura, Ezio Castiglione al Bilancio e Marco Corsini all’Urbanistica). Questa la squadra della Giunta Alemanno, età media 44 anni, presentata oggi, dopo diciannove giorni dall'investitura del Pdl uscita dalle urne.

Il sindaco Gianni Alemanno tiene per sé le deleghe sulla Pulizia municipale, sulla Sicurezza urbana e sulla Protezione civile, e Sergio Santoro viene nominato capo di gabinetto.

In squadra, oltre al vicesindaco, entrano il coordinatore provinciale di Fi Alfredo Antoniozzi (Patrimonio, casa e progetti speciali), Sveva Belviso (Politiche sociali), Davide Bordoni (Attività produttive, Lavoro e Litorale), Ezio Castiglione (Bilancio e sviluppo economico), Enrico Cavallari (Personale e decentramento amministrativo), Marco Corsini (Urbanistica), Umberto Croppi (Cultura), Fabio De Lillo (Ambiente), Fabrizio Ghera (Lavori pubblici e periferie), Sergio Marchi (Mobilità e trasporti), Laura Marsilio (Scuola, famiglia e infanzia).

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mercoledì 14 maggio 2008

Roma. Alemanno o il ribaltone culturale?

(Pietrangelo Buttafuoco - Il Foglio) Altro che Auditorium. Attendonsi i telefonini bianchi, saranno i feticci della nuova voga culturale, figli diretti di quei Telefoni bianchi, quelli che furono il vanto della Cinecittà dorata.

Altro che Estate Romana. Attendonsi proprio i telefonini bianchi, quelli che faranno il genere e l'ordinaria didascalia della stagione in corso d'opera, quella che dalla presa di Roma con Gianni Alemanno riscalda la vera svolta: il ribaltone culturale. E attendonsi con il cinema dei Telefonini bianchi il Trio Bermuda in gran spolvero, quel triangolo della rivalsa cinematografica oggi diventata fondamentale cupola della tendenza, quella che risponde ai nomi di Luca Barbareschi, Renzo Martinelli e Pasquale Squitieri.

Telefonini bianchi e però attrezzati di ogni gadget rivendicazionista: dall'Antimontalbano di Barbareschi al Barbarossa di Martinelli, ai mille lampi di genio del nostro caro Pasquale. Altro che i Littoriali, sarà l'Arci del Popolo delle Libertà. Tutto quello che non s'è potuto realizzare prima a causa del Minculpop democratico si farà di gran corsa e con gran carriere da destinare al successo, quello buono per tutte le stagioni.

Perché tanto per cominciare resta sempre aperto il conto con l'egemonia culturale della sinistra e i telefonini bianchi, infatti, saranno nemesi tra gli attici e le terrazze della Roma alto borghese, l'unica resa dei conti possibile con il ceto dei colti prima che i soliti intellettuali tra le due bandiere tornino ai Colli Fatali ma, tanto, si sa: a Sean Penn si preferirà comunque un Caimano qualsiasi.

Altro che impegno, altro che apertitivo. Attendonsi i telefonini bianchi del cinema e della cultura mentre il solo Dagospia tiene alta la bandiera della Resistenza, ora e sempre contro Alemanno. Solo Roberto D'Agostino, infatti, si sottrae al gioco del grande inciucio ma tutta la città - compreso il Gay Village, tendenza lib, figurarsi i gloriosi circoli del dopolavoro abbiente - si sta accomodando.

Altro che neorealismo. Attendonsi perciò i telefonini bianchi e con questi anche i manganelli innervati al modo di godemiche per tutti quelli che dal Ministero dei Beni Culturali, sicuri dell'arrivo del Cavaliere, contavano di trasferirsi al Comune di Roma e che adesso sono proprio spaesati: pensano solo ai manganelli. Non sanno quali farfalle andare ad acchiappare sotto l'Arco di Tito, poveri figli, ma le caselle dovranno essere riempite lo stesso e la magnifica regalità dei tempi nuovi saprà amministrare la scienza della cultura.

Divertimento e lustro intellettuale non mancheranno all'appello della civiltà dei modi con consueto bacio della pantofola al sindaco, un atto d'affetto consumato da divertiti e lustri intellettuali va da sé perché Roma con le sue troupe, le sue tivù e i suoi finanziamenti alle muse è la più potente macchina editoriale d'Italia e poi sì, siamo tutti uomini di mondo.

Altro che promozione delle arti espressive. Attendonsi telefonini bianchi a prova d'intercettazione. Della famosa telefonata registrata tra Agostino Saccà e Silvio Berlusconi, quella delle ragazze da sistemare in qualche filmaccio, al netto della furia dei magistrati ebbe un ben magro risultato: l'unica ad ottenere il contratto fu la fidanzata di un collaboratore stretto stretto di Walter Veltroni (magari uno di quelli oggi nominato parlamentare, chissà).

Ma finirà così. Finirà che anche la destra avrà i suoi Fagiano Fagiani. Tutto ciò malgrado il lavoro rivendicazionista del Trio Bermuda (nel senso del triangolo che fa il repulisti). Finirà che la gioiosa macchina dell'umanesimo de' sinistra poi, sarà un irresistibile contagio e ogni specchio allora, vorrà il suo riflesso, ogni casella cercherà l'incasellabile e si farà pari e patta secondo lo schema prestabilito del ribaltone: al Moretti originale, si sostituirà un altro Moretti (già Martinelli, intervistato dal Corriere della Sera, s'è proposto), e così di seguito tra tutte le altre muse.

A Baricco, invero, si sostituirà un altro Baricco (magari quello straordinario del "Novecento" pubblicato su "Topolino" di questa settimana), a Santoro un altro Santoro (Angelo Mellone, editorialista del Messaggero, ha già avuto questa missione), a Piovani un altro Piovani (Demo Morselli della nota band)e così via, così come all'Unità verrà sovrapposta un'altra Unità (il Secolo d'Italia di Flavia Perina e del nostro Luciano Lanna) fino alla sostituzione del Premio Strega con un altro Premio Strega (Il Premio Almirante).

L'eroico Angelo Crespi, con il suo "Domenicale", il combattivo settimanale controcorrente, ha già gli elenchi pronti dei sostituti, tenuti in caldo da tempi memorabili, soprattutto ad uso della guerra interna: contro Mediaset, contro Mondadori, contro - insomma - tutta quella mobilia culturale del Cavaliere sostanzialmente fiancheggiatrice del potere culturale altrui mentre ai fedeli che devono sbattersi coi borderò e le collaborazioni restano solo sottoscala, sottocultura e sottopaga.

Attendonsi telefonini bianchi del pari e patta dunque, come se la lezione più squisitamente politica, con quel po' di Cavaliere, non fosse già stata chiara e definitiva: è l'originale che traccia il solco. Non il surrogato ideologico. Il giorno in cui la sinistra tentò di berluscare per cavarsela contro Berlusconi, infatti, s'è visto com'è finita. Solo l'inaudito originale s'aggiudica l'egemonia e vince. E quella del Cavaliere è stata la strategia dell'assolutamente nuovo.

Con lui non c'entra la Resistenza, il Sessantotto, il movimento, la baronia universitaria, l'estetica post-moderna, l'etica mite e la metafisica nel compimento galimbertiano. Con Berlusconi comincia il carnevale del "libera tutti", l'anarchia dei valori, il "carte a quarantotto" dell'identità nazionale, la telegenia, l'impero della Sardegna fino al pensionamento delle elite: prima tra tutte quelle delle oligarchie danarose, subito dopo quella intellettuale.

E' la destra a destra del Cavaliere che, invece - dimentica del processo sorprendente che l'ha portata in Campidoglio - rischia di patire la sindrome del surrogato: sempre in cerca di un Movimento studentesco di destra, e non quello premiato oggi nelle scuole e nelle università, ma un mitologico pneuma emozionale di chissà quale tempo che fu sull'onda dell'anticonformismo.

E sempre in cerca di una baronia chiaramente di destra, di un post-moderno di destra, di un'etica ovviamente di destra, di una Resistenza di destra (in mezza giornata Alemanno ha fatto il giro di tutti i sacrari, un tour che perfino Giorgio Napoletano potrebbe coprire e spalmare in tre anni almeno) e di un Sessantotto di destra, infine, quando l'unico ad avere avuto ragione in quell'anno era stato Eugene Ionesco e lo scriveva pure su "Il Borghese".

Magari è leggenda quella che vuole l'illustre rumeno affacciato alla finestra della sua Parigi per dire, "Studenti, contestatori: diventerete tutti notai", ma quella di Totò che spruzzava il Ddt sui divani dove s'erano accomodati Pierpaolo Pasolini e Ninetto Davoli, quando andarono a comminargli il copione di "Uccellaci e uccellini" è suprema quanto reazionaria verità.

Altro che teatro senza assurdi, attendonsi telefonini bianchi a prova di clonazione intellettuale se perfino la ricerca del doppio da paragone può portare un incolpevole Stefano Zecchi a farsi individuare dagli autori dei talk show nel frettoloso schema di un "Galimberti di destra", quando l'originale Umberto, non pago di plagiare i testi, si copia pure i titoli. Per Feltrinelli, facciamo ad esempio, ha scritto "Il Tramonto dell'Occidente" e a quelli di destra, ohibò, dovrà come minino sembrare uno Spengler più fico: ha pure una rubrica su D di Repubblica.

Altro che Istituto Gramsci, attendonsi i telefonini bianchi della penetrazione culturale perché quella meravigliosa fortuna di avere il Trio Bermuda al cinema non si ripete poi con la letteratura e con il pensiero alto. Gianfranco Miglio che era un vero genio della scienza politica non c'è più, con uno come Miglio non c'era rischio di rammaricarsi per ogni rimprovero di Giovanni Sartori, a suo tempo ebbe ragione Giuseppe Tomasi di Lampedusa e non Elio Vittorini, ci fu un tempo in cui il pensiero reazionario non si piegava allo Zeitgeist, al contrario, solo che adesso è diventata regola stare sempre e solo coi surrogati, con la religione obbligatoria del termine di paragone, quella dove si perde sempre.

Peggio del gramscismo, di fatto, c'è solo il gramscismo di destra, con tutto quel che ne seguì e ancor ne procede di comico. Quando qualche sciagurato mise in bocca a Gianfranco Fini la necessità di collocare Antonio Gramsci nell'atto fondativo di Alleanza nazionale, poco mancò che si facesse seguito con la proclamazione di Sandra Verusio quale madre della patria per sopravvivere alla mortificazione di cui è stato e continua ad essere succube tutto ciò che non riesce ad emergere dall'egemonico.

E allora altro che attesa dei Telefonini bianchi delle arti, del cinema e dello spettacolo, altro che riorganizzazione dei dipartimenti ministeriali e municipali, altro che trionfo triangolare di Barbareschi, Martinelli e Pasquale nostro. Una volta che non si potrà più abusare dell'alibi dell'egemonia culturale altrui, non finirà che tutte le boiate verranno a galla, come boiate appunto, senza più la giustificazione della persecuzione del libero pensiero?

Verranno pure i telefonini bianchi, sui giornali stranieri la nuova voga di Roma viene rappresentata sotto forma di caricatura nel mentre che tutta questa sindrome del surrogato si trascina sottoscala, sottocultura e sottopaga. Indubbiamente Roma è di per sé il primo fondamentale bilancio della produzione culturale e l'errore che Alemanno dovrà evitare, orbando il primo istinto di dare spazio a chi spazio non ha mai avuto, sarà proprio quello di resuscitare il sottoscala, la sottocultura e la sottopaga.

La sottocultura tira sempre per la giacca, tira sempre giù, il sottoscala non riesce nell'ascesa alle idee fresche perché resta asserragliato sulle barricate, affacciato su una guerra che esiste solo nella comoda e pigra catalogazione inventata dai giornali e certamente Alemanno non potrà ridurre la battaglia culturale all'abolizione dei libri di testo. E non dovrà portarsi dietro lo scarto della cultura di destra, quella maledizione del surrogato che non riesce a fare di un qualsiasi professore un minimo di caviale, un Renato Nicolini.

E dovrà guardarsi dal riprendere il metodo Sarkozy, un metodo che a Roma diventerebbe solo gestione della furbizia, anzi, il sindaco ha già Umberto Croppi - leader della Nuova Destra, trasversale senza essere inciucione, ben attrezzato di idee ed emozioni da superare tutte le prove di società - ha già Croppi che non è surrogato di alcunché.

Attendonsi telefonini bianchi, preferibilmente con la celletta sintonizzata ad Anzio, non a Capalbio e a differenza di Fini che non ha mai incarnato un'anima combattiva, il sindaco che le sue promesse di futuro potrà giocarsele, forte del suo linguaggio luccicante, dovrà fare dei suoi anni '70 una battaglia culturale pacificata.

E Croppi ed Alemanno, a maggior ragione che quelle promesse di distribuzione dei posti elargite quando non si pensava di vincere le elezioni non dovranno avere luogo (traduzione: a Roma ci sono almeno undici surrogati di Goffredo Bettini in attesa di sistemazione), dovranno soltanto dismettere la Santabarbara degli anni '70, diffidare dai primi nomi che vengono in mente (sono sempre quelli del surrogato, quelli del luogo comune), fare appunto sempre mente locale e cercare, covare, scovare e produrre talenti specie che non c'è niente di coraggioso e nuovo nel cinema italiano, niente di così esaltante in quella cattedrale dell'egemonia dove pure sono entrati per consolare e rassicurare tutti quelli che oggi si stanno offrendo loro quali prigionieri.

Attendonsi telefonini bianchi, certo, col rischio che una volta per tutte si scoprirà che Martinelli le sue stroncature e la persecuzione cui è stato fatto oggetto non è derivato dall'aver girato un film contro l'Islam, ma d'averlo girato male, peggio di quanto non abbiano fatto con i loro ombelicali cortometraggi tutti gli stronzetti garantiti dai contributi ministeriali.

Sarà un disastro quando tutta la schiuma dei sottovalutati reclamerà spazio, non ci sarà più la pietosa guarentigia dell'egemonia culturale altrui. Si scoprirà che questa non era dovuta al fatto che c'era un regime a imporla, ma una qualità e perfino una scaltrezza professionale. Prova ne sia che di quella mitica telefonata tra Saccà e il Cavaliere non una delle ragazze, regolarmente provinate, sicuramente pronte per i Telefonini Bianchi, ebbe il contratto. Se l'aggiudicò una valente professionista discesa dall'attico. Oltre ai libri di testo si dovrebbero adesso abolire gli attici?

Trovare, scovare e covare i talenti pacificati allora, il sindaco di Roma non è certo il presidente del Consiglio ma la città è tra le più importanti al mondo, è un luogo dove tutti vogliono arrivare per restare anche il tempo di un Racconto. C'è una solida tradizione di Racconti romani, il sindaco potrebbe invitare Philip Roth o Tom Wolf, pagare loro una settimana di bucatini in una bella residenza in città e chiedere in cambio un racconto, il sindaco potrebbe certamente soprassedere sul Red Carpet dell'Auditorium, ma in cambio mettere in ognuno dei sette colli dell'Urbe un regista - gente del calibro di Mikhalkov, dei Cohen, di Coppola, gente in grado di trovare, scovare e covare talenti - e scrivere in ognuno dei colli un episodio per un film che descriva Roma, sorprendente e dirompente per come deve pur essere se il meccanismo del luogo comune da qualche parte deve essersi sfasciato. Altrimenti, con tutta la buona volontà, e con tutti quei Telefonini Bianchi in attesa di cinepresa, finirà che ad ogni Sean Penn si continuerà a preferire il solito Caimano.

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martedì 13 maggio 2008

Il professor Sgarbi "scaricato" anche da Roma. Problemi nella maggioranza di Alemanno.

(Affari italiani) Povero Sgarbi. Scaricato anche da Roma. "Nessun ruolo o incarico nell'amministrazione capitolina per Vittorio Sgarbi". Secondo indiscrezioni, è questa la posizione di Umberto Croppi, candidato favorito come assessore alla Cultura nella Giunta di Alemanno, in merito a possibili incarichi per l'ex assessore alla Cultura del Comune di Milano appena "scaricato" dalla Moratti.

Su questa posizione, Croppi è "irremovibile" ed è persino disposto a farsi da parte e a rinunciare all'incarico di assessore qualora le richieste di Sgarbi fossero accolte. Insomma, dopo Letizia Moratti ora è tempo di Gianni Alemanno di farsi carico del "problema Sgarbi".

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lunedì 12 maggio 2008

A Roma arriva Sgarbi cacciato da Milano. "Potrei fare il direttore artistico della città"...

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(Diacoblog) On. Sgarbi, sembra chiusa la partita con Alemanno. Allora, di cosa si occuperà?
“Veramente non c’è niente di chiuso, ma domani vedrò il Sindaco di Roma. Anche oggi ho parlato on Alemanno al telefono. Le ipotesi sono diverse. Diciamo che potrei essere una “sorta” di Direttore artistico della città, concentrandomi maggiormente sulla conservazione dei Beni Culturali”
E’ vero che ha chiesto direttamente a Berlusconi un posto nel nuovo governo, ma gli uomini di An hanno posto il veto?
“Non so chi abbia posto il veto, io ho incontrato e parlato con Berlusconi, Fini, Bossi, Bonaiuti e Bondi. So di essere un soggetto che non offre garanzia di totale obbedienza, ma ho semplicemente pensato che le mie competenze sarebbero state perfette per il Ministero della Cultura, in una veste esclusivamente tecnica”.
Il 7 Giugno ci sarà il Gay Pride a Roma. Da alcuni dirigenti del centrodestra è stata avanzata un’idea agli organizzatori: tutti in piazza con la giacca e la cravatta. Concorda?
“Anche di questo voglio parlare domani con Alemanno. Roma non può rischiare, come è successo a Milano, di diventare una città omofoba. Credo, però, che questa volta si debba chiedere agli organizzatori di non trasformare il Gay Pride in una manifestazione contro la Chiesa e contro il Papa”.
La scorsa settimana, dopo la puntata di “Anno Zero”, aveva minacciato di querelare Marco Travaglio. Ha dato mandato al suo avvocato?
” Certo che ho dato mandato, ma la querela non è relativa alla puntata di “Anno Zero”. L’ho querelato per alcune cose scritte su un giornale”

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Autodifesa di Francesca Grossi dopo la sospensione dall'Arcilesbica.

Io son tra color che son sospesi.
Pubblichiamo il comunicato stampa di Francesca Grossi in risposta alla sua sospensione da Arcilesbica per aver sottoscritto una lettera che invitava al dialogo con il Sindaco di Roma.

Roma - Tra Alemanno e il Gay Pride prova di disgelo, così il Corriere della Sera di sabato 10 maggio. Alle compagne di Arcilesbica sembra non sia piaciuta la mia iniziativa di disgelo e di firmare la lettera aperta al Sindaco di Roma Gianni Alemanno insieme al Presidente di Arcigay Aurelio Mancuso, a Imma Battaglia Presidente del Di Gay Project e al Presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo, fino a concludere in perfetto stile dirigistico che la sottoscritta agisce in “malafede” e decretare testualmente che “Francesca Grossi e' diffidata dall'usare il nome dell'associazione, fino a chiarimenti e decisioni degli organismi preposti dallo statuto per il reintegro o l'espulsione”.

Mi confortano le offerte di asilo politico che mi vengono in queste ore da esponenti del resto del movimento lgbt, che mi esprimono solidarietà, così come sono determinata a proseguire nella mia iniziativa, convinta come sono che l’avanzamento dei diritti delle lesbiche e delle persone lgbt, non sia un fatto privato da gestire con comitati di disciplina – da tempo subisco ormai un vero e proprio ostracismo, se non censura all’interno di Arcilesbica, sin da quando ho visto di buon grado l’apertura nei confronti del movimento romano del candidato Sindaco Rutelli – ma un fatto pubblico, che apra un serio confronto su quale sia la politica più efficace da portare avanti per un progresso culturale e politico dei diritti lgbt. In una fase politica, culturale e sociale come quella romana, in vista di una manifestazione così importante come il Gay Pride, si può scegliere di cedere ad un clima di scontro, oppure in modo più responsabile cercare un dialogo democratico – essendo noi per primi a proporlo - che valorizzi, seppure in un confronto serrato, le istanze e le ragioni di cui il movimento lgbt è portavoce. Perché innanzitutto in gioco ci sono i diritti da conquistare anche e soprattutto per coloro che non fanno parte del movimento e che in queste ultime elezioni, gay, lesbiche, trans, hanno visto espulsi i diritti civili dall’agenda politica - tranne che per la rappresentanza che ne hanno dato alcuni qualificati candidati – e, nella gran parte se hanno votato lo hanno fatto, ma su altre questioni.

Per quanto riguarda Roma, ribadisco le ragioni che mi hanno portata a firmare la lettera aperta definita “di disgelo” al Sindaco Gianni Alemanno, insieme con i dirigenti di Arcigay e Di Gay Project, ribadendo che da lesbica, conosco bene cosa sia la cultura della diversità e del pregiudizio. Innanzitutto per questo, credo, che con la prima carica istituzionale della città di Roma, non solo sia mio diritto cercare di dialogare, ma sia mio dovere e ovviamente se necessario scontrarmi. Quindi, alle compagne di Arcilesbica, non posso che dire che il metodo e la sostanza delle decisioni prese nei miei confronti sono sbagliate e augurare loro di ripensarci e di non continuare ad assumere atteggiamenti di censura che poco hanno a che fare con il lavoro responsabile che ho portato avanti in questi anni. Se ci sarà un incontro con il Sindaco o con un suo incaricato mi recherò ugualmente, in qualità di sospesa Presidente del Circolo di Roma di Arcilesbica, insieme con i dirigenti di Arcigay e Di Gay Project, sperando di dovermi confrontare in modo costruttivo o critico con il Campidoglio, e non di scontrarmi con le persone con cui ho condiviso un percorso. Fermo restando che l’attivismo politico, quando ci si crede, si può fare anche se sospese o addirittura espulse, sebbene in nuovi luoghi.”

Francesca Grossi

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sabato 10 maggio 2008

Alemanno e i gay romani. Un finto scontro per pubblicizzare i gaypride?


TRA ALEMANNO E IL GAY PRIDE PROVE DI DISGELO.
Lettera delle associazioni gay al sindaco: «Ok, vediamoci».
(Edoardo Sassi - Il Corriere della Sera) Al di là dello scontro (più apparente, che reale) sul Pride del 7 giugno, tra la comunità gay di Roma e il neosindaco Alemanno le prove tecniche di disgelo son già avviate. E le polemiche di questi giorni fa per quel corteo giudicato una forma di «esibizionismo sessuale»? Restano. Ma l'Alemanno «sindaco di tutti» qualche gancio in direzione della comunità omosessuale l'ha lanciato. E la volontà di dialogo, all'insegna quantomeno di un quinquennio di non belligeranza, non è sfuggita agli interessati. Andando per ordine: la prima uscita era stata l'intervista tv in cui, al di là dell'«esibizionismo », il sindaco aveva detto anche: «Con tutto il rispetto per i gay, ne conosco e non faccio discriminazioni».

Bicchiere mezzo pieno? Mezzo vuoto? Tra le righe, alcune realtà gay (non solo Gaylib, di centrodestra), pur criticando il sindaco dicendo che non sapeva di cosa parlava, mandavano messaggi d'apertura: l'invito a partecipare (Arcigay Roma), il «grazie» della deputata Pd Paola Concia e lo stesso circolo Mieli, di solito battagliero, che comunque non utilizzava parole di fuoco. «Stiamo a vedere», pareva di capire fosse l'atteggiamento diffuso. Poi, giovedì, Alemanno è tornato sulla querelle Pride parlando con Fiorello in radio: «Devo capire meglio come funziona — ha detto — devo parlare con gli organizzatori ».

Detto-fatto: la riunione con le varie anime della comunità ci sarà a giorni. Ma le diplomazie sono già al lavoro fin dall'elezione e alcuni incontri e contatti in realtà ci son già stati, anche nelle ultime ore. Non direttamente col sindaco, ma con uno dei suoi «colonnelli», l'uomo di cultura e assessore in pectore Umberto Croppi, o con colui che gestirà la partita pari- opportunità. Ieri intanto, mentre Alemanno annunciava che la giunta sarà pronta la settimana prossima, i presidenti di Arcigay, Aurelio Mancuso, Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, Arcilesbica, Francesca Grossi, e Di Gay Project, Imma Battaglia, al sindaco hanno scritto una lettera: «Accogliamo la sua richiesta di incontro».

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