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sabato 6 settembre 2008

I gay piddini snobbano i dibatti Lgbt? Provate a seguirli e capirete il perchè! Il video integrale.

Si è scritto e si è detto del deserto attorno ad un importante dibattito sui diritti Lgbt e sul futuro dei gay nel Pd nel corso della Festa Democratica di Firenze. Non si può fare miglior giustizia a questo evento mettendo in rete i video (messi a disposizione da Radio radical e che ringraziamo) che testimoniano ciò che i vari ospiti si sono detti. A parte la mediocrità politica, l'imbarazzo forse dovuto al vuoto attorno a loro, dobbiamo prendere atto come gay da chi siamo rappresentati nel Pd.
Una sorta di imbarazzante "Quartetto Cetra" di regime che non trova le parole giuste. Il panorama è a dir poco desolante, vi basterà seguire il dibattito e, da sadici, vi auguriamo di arrivare fino in fondo.

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venerdì 5 settembre 2008

E La Repubblica torna a parlare dei gay.

PD. L'AMAREZZA DEI GAY: HA VINTO PAOLA BINETTI.
Dibattiti a Firenze e a Bologna. La Concia: "Nel Pd siamo anche noi padroni di casa". "Non la daremo vinta alla Binetti" alle Feste la sfida di gay e lesbiche.


(Alessandra Longo - La Repubblica) C´è un detto abruzzese che, per dare l´idea di uno che non molla l´osso, anche se il vento è contrario, dice: «Come i rospi alle sassate». Gli tiri le pietre ma loro non fanno una piega, o quasi. Paola Concia, che è di Avezzano, cita parole d´infanzia per descrivere come si sentono i gay in questo Paese, ma anche, direbbe Crozza, dentro il Partito democratico.

L´assemblea degli «omosessuali del Pd», annunciata nel programma ufficiale della Festa Democratica di Firenze, va in scena in un primo pomeriggio assolato e deserto, caldo umido da sauna, una decina di persone ad ascoltare quel che più che altro è uno sfogo "particulare" dentro il momento di low profile collettivo: «D´Alema ha detto che il partito si deve dare una mossa - riassume la deputata Concia, in tailleur pantalone rosso Pci - Sono d´accordo, ma una mossa se la dia anche lui, se la diano tutti. Il Pd deve avere il coraggio di rappresentare la mia vita, di guardare in faccia le persone e rispondere alle loro domande reali, concrete, deve affrontare le cose difficili, invece di evitarle e prendere tempo». Parlare, per esempio, dei «centomila bambini figli di coppie omosessuali» che vivono in Italia, tornare alla carica sul tema dei diritti di cittadinanza, «riempire il vuoto, la lacuna, di un partito che si va costruendo», dandogli una fisionomia laica, in sintonia con gli standard europei.

C´è voglia di battagliare, «di non dargliela vinta alla Binetti». Concia, e con lei il piemontese Andrea Benedino e il milanese Marco Volante, hanno fatto la scelta di rimanere dentro il Pd: «Il Gayleft non c´è più. Adesso noi siamo il Pd, anche noi padroni di casa, noi transessuali, noi lesbiche, noi gay». Sullo sfondo, sono assaliti da un dubbio esistenziale sulla natura del loro nuovo partito: «Ma saremo ancora progressisti?», si chiede Volante. Si risponde da solo, con una battuta amara: «Se fosse italiana, la signora "Barracuda" Palin, vice di Mc Cain, potrebbe stare benissimo nel Pd. Di sicuro è più a sinistra della Binetti».

La Binetti: eccolo il nome, il simbolo più evocato, più temuto, pronunciato con un filo di voce, scuotendo la testa. Franco Grillini che, nel Pd, non è mai entrato, le riconosce il primato sul campo: «Le ha vinte tutte. Basti pensare al voto sul caso Englaro alla Camera. È lei che comanda». L´invidia va ai democratici di Obama: «Il 7 per cento dei delegati a Denver era gay. E non c´è comizio in cui Obama non citi i loro diritti».

Qui, alla festa di Firenze, tutti seri, tutti concentrati a trovare il varco politico per «andare avanti, perché la politica ha dei doveri nei confronti della società, la fa crescere o arretrare, ne determina gli umori, gli orientamenti». Altra musica a Bologna. Dalla Festa provinciale dell´Unità (così si chiama ancora), stesso partito, giungono voci di un´atmosfera più leggera, più spettacolare, complice lo stand delle Drag Queen, da anni ospiti dei compagni locali. Mercoledì sera, mentre D´Alema a Firenze parlava di un Pd «che ha bisogno di tornare fra la gente», Drag Marcella, all´anagrafe Marco Leardini , si toglieva la parrucca di scena davanti a centinaia di persone e la sbatteva sul tavolo urlando: «Basta pregiudizi!». Dice Drag Marcella: «Quelli della Margherita rompono un po´ le palle ma io vado avanti lo stesso e riempio la piazza. Il 17 farò uno spettacolo con 15 drag queen sul palco, ci sarà una sadomaso e parleremo di tutto, anche dei Dico.». Concia commenta cauta: «Se il messaggio del partito è: "Guardate come siamo tolleranti", va bene lo stesso. O meglio: a me delle drag queen non me ne frega niente, io voglio fare le leggi in Parlamento con chi ci sta perché i diritti civili non sono né di destra né di sinistra. Al momento, la Carfagna non batte un colpo e, quando lo batte, di solito è anche peggio. Ma noi non molliamo». Sì, gli omosessuali del Pd sono di struttura resistente sia pur un po´ abbacchiati: «Finisce che il precedente governo Berlusconi ha fatto di più del centrosinistra». Citano la direttiva europea sulle discriminazioni nei posti di lavoro (peraltro «recepita malissimo»), le inserzioni pubblicitarie di Forza Italia sul sito ufficiale dei gay, e i messaggi «subliminali» di Dolce e Gabbana, grandi elettori del Cavaliere. Bisogna che il Pd si dia una mossa. I gay stanno lì in attesa, «come i rospi alle sassate.».
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Democratici L'amarezza dei gay: ha vinto Paola Binetti.
(Il Corriere della Sera) Nel suo «Ecce omo», lo scrive con una certa nitidezza: «Sull'altare di questo Pd sono stati sacrificati gay e lesbiche». Nel 2007 Franco Grillini lasciò i Ds: «Erano arrivati i clerico-fascisti. E i fatti mi danno ragione: la Binetti vince 15-0».

Superstite nel Pd è Paola Concia. Che dà ragione a D'Alema: «Sì, diamoci una mossa: ma anche su gay e lesbiche». Andrea Benedino, nella segreteria piemontese del Pd, tesse le lodi, si fa per dire, di Silvio Berlusconi: «Chiese il voto su un sito gay, in cambio di meno tasse. E ha usato anche testimonial come Dolce e Gabbana». Aggiunge il presidente onorario Arcigay Sergio Lo Giudice: «L'unica legge mai passata contro la discriminazione l'ha fatta Berlusconi nel 2003».

«Obbligata dalla Ue», corregge la Concia. «Sì e anche un pastrocchio», concede Lo Giudice. Ma pur sempre una legge.

Paradossale, perché, aggiunge la Concia, «il ministro Carfagna non batte un colpo. E quando lo batte è meglio se sta zitta».

Resta il Pd. La Concia prova a starci dentro. Ma, a voler cogliere una marginalità anche simbolica, l'assemblea degli omosessuali è alle 3 di pomeriggio, a festa ancora chiusa. Spettatori non giornalisti, nessuno.

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venerdì 22 agosto 2008

Il Pd si prepara alla prima kermesse. Ma Veltroni ha poco da festeggiare.

Il segretario del PD Walter Veltroni

(Panorama) In attesa che apra i battenti la prima festa nazionale democratica (comincia sabato 23 a Firenze), primo test ufficiale a quasi un anno dalle primarie che hanno consacrato il leader Walter Veltroni, il dibattito interno proprio sull’unità e sul futuro del partito non accenna a placarsi. E mentre i “big” seguono in silenzio dai luoghi di villeggiatura quanto accade alla “periferia” del partito, lo scontro si sposta sul piano nazionale, con rinnovate richieste di congresso. A gettare acqua sul fuoco Giorgio Tonini, democratico della cerchia veltroniana, che invita tutti ad avere “un po’ di pazienza”.

Ma la pazienza non può spegnere i piccoli e grandi focolai che minacciano Veltroni dai fronti regionali, quello piemontese in primis (sul quale l’intervento del leader non è bastato a placare le polemiche), seguito da quello sardo, (ma anche da quello fiorentino, quello abruzzese, e via via in tutte i territori che saranno coinvolti nekla prossima tornata di amministrative, nel 2009).
E allora, proprio per la legge della “liquidità” del partito, i fronti periferici rischiano di diventare un nodo a livello nazionale: è qui che tornano a farsi sentire i detrattori del partito senza struttura, con Arturo Parisi in prima fila a chiedere più democrazia e un repentino congresso. La proposta di andare al confronto aperto non è nuova, e la voce dell’ex ministro della Difesa non è l’unica a levarsi in favore di un confronto in tempi rapidi: anche il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, in un’intervista al Mattino, preme per “aprire finalmente una vera fase congressuale con mozioni chiaramente definite sulle quali confrontarsi e andare a un congresso che elegga un gruppo dirigente non fittizio ma reale”. I problemi del Pd, per Cacciari, nascono dalla mancanza di “struttura” del partito, e da una direzione, “attorno a Veltroni” che è “assolutamente non rappresentativa: sono persone di cui nessuno conosce l’esistenza, senza autorevolezza”. Ci va giù duro, il sindaco filosofo. E va in coppia con le bordate di Parisi: la colpa di Veltroni è quella di aver fatto “troppo poco, ma soprattutto, troppo tardi”. Si riconvochi presto l’Assemblea costituente, quindi, per decidere la linea del partito in modo “democratico”, senza aspettare che l’esito delle europee, anch’esse nel 2009, diventi “quasi un sostituto di un congresso di partito”.
L’idea del congresso anticipato, però, non convince tutto il partito. Giorgio Merlo è sicuro che non sia “la ricetta giusta per rilanciare il partito democratico”. Dello stesso parere Giorgio Tonini, fedelissimo di Veltroni, secondo il quale “che ci siano delle sbavature è nell’ordine delle cose”. Ma la via congressuale non è la soluzione: “A volte ho l’impressione” dice il senatore democratico “che nostri autorevoli dirigenti difettino di pazienza”. Il partito ha attraversato “una serie di passaggi difficili e tutti per la prima volta”. Bisogna saper aspettare, quindi, perchè “non si può avere subito tutto e il contrario di tutto”.
Pazientare, quindi. Vai a dirlo ai dirigenti locali. E agli iscritti. Qua e là per lo Stivale, il clima che si respira in casa democratica non è per niente entusiasmante. In Sardegna, a casa di Parisi, il segretario regionale Cabras si è dimesso a luglio perché non è riuscito a trovare un candidato alternativo a Soru per il 2009. A Firenze, Leonardo Domenici lascerà dopo il suo secondo mandato e già si profila uno scontro tra due candidature, l’ormai “famoso” assessore alla sicurezza, Graziano Cioni (che chiede le primarie ma non si è ancora scoperto) e una collega di giunta, l’assessore all’Istruzione, Daniela Lastri; senza dimenticare che anche il presidente della provincia, il rutelliano Matteo Renzi, starebbe facendo un pensierino su Palazzo Vecchio.
In Abruzzo la partita è addirittura più ravvicinata: per sostituire l’ex governatore Ottaviano Del Turco, dimessosi dopo l’inchiesta sulla sanità regionale, si andrà al voto il 30 novembre. E per quella data, il Pd dovrà contrastare, con i pochi uomini rimasti, l’attacco scagliato dal riottoso alleato Antonio Di Pietro. A Napoli bisognerà vedere come finirà la partita di Antonio Bassolino che ha annunciato di volersi dimettere l’anno prossimo da governatore della Campania; finora al primo voto interno per la segreteria provinciale del Pd, il veltroniano Luigi Nicolais ha battuto il bassoliniano Andrea Cozzolino.
Pazientare, quindi, come dicono i veltroniani? Quel che si aspettano, i big nazionali e i colonnelli locali de Pd, è una risposta del segretario, che potrebbe arrivare proprio dal palco della festa nazionale di Firenze.

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mercoledì 20 agosto 2008

La7, su "Omnibus" un dibattito sempre attuale. Family day, family gay, family mai.

(La7) Ospiti del dibattito di oggi condotto da Manuela Ferri il sen. Carlo Giovanardi (sottosegr. alla Famiglia), Miriam Mafai (La Repubblica), Barbara Alberti (scrittrice), Laura Laurenzi (scrittrice) e, da Bologna, Franco Grillini (Partito Socialista).
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Pietrasanta. Finisce a botte l’incontro su Almirante.

Alla Versiliana seggiolate e pugni agli antifascisti che contestavano. Volantini e cori partigiani contro il talk show sulla figura dell’ex leader Msi.

(Luca Basile Donatella Francesconi - Il Tirreno) Finisce in rissa e con due identificati l’incontro dedicato a Giorgio Almirante, leader storico della destra, ieri pomeriggio al Caffè della Versiliana di Marina di Pietrasanta. Un incontro duramente contestato da esponenti della sinistra e che è poi degenerato in calci, pugni e tafferugli davanti a una platea sconcertata e impaurita. L’episodio chiave è stato un’aggressione iniziale, anche a colpi di sedie.
C’era allerta per il tema dell’incontro, con carabinieri e polizia, presenti in discreto numero; il conduttore, Romano Battaglia, ha raccontato che intorno alle 17 la Digos aveva controllato palco e platea, dopo due telefonate anonime che annunciavano la presenza di una bomba.
Quando l’incontro è iniziato, su un lato si sono radunati una trentina fra attivisti di Rifondazione, Pdci e esponenti di Dada Viruz Project impegnati a distribuire volantini dove Almirante veniva definito «fascista, razzista e assassino», per un Caffè della Versiliana definito «sempre più nero». Poi il piccolo corteo si è trasferito a bordo palco, dove dibattevano il senatore Franco Servello, il giornalista Aldo Di Lello e il costituzionalista Paolo Armaroli, coordinati da Battaglia. A margine di un commento di Armaroli sul ruolo politico di Almirante si è levato un grido: «Questa è apologia di reato». Sull’istante, è parso l’annuncio dell’abbandono dell’incontro da parte della sinistra. Invece quelle parole hanno innescato una gazzarra.
Due spettatori si sono alzati dalla platea. Uno di questi, brandendo una sedia, si è scagliato contro uno dei contestatori. La sedia però ha colpito - come confermato dalla polizia - un poliziotto in borghese della Digos di Lucca. A quel punto il caos è degenerato in tafferugli sparsi; due persone sono finite per terra fra calci e pugni, poi divise dai poliziotti con fatica. Poi insulti, accuse reciproche, appellativi vari, “fascisti”, “comunisti di merda” e cori partigiani a conferma della delicatezza di un appuntamento che aveva lasciato i più perplessi, fin dal primo momento in cui era stato inserito in cartellone.
Alla fine del dibattito i due spettatori protagonisti dell’episodio iniziale sono stati identificati dagli agenti del commissariato di Forte dei Marmi.
Si tratta di due professionisti campani; uno di loro si sarebbe qualificato come un dirigente di An. Alla polizia ha detto: «Farò intervenire dei senatori che conosco bene». Dura la reazione dei due, davanti agli agenti: «Ci chiedete i documenti davanti a tutti - ha detto uno dei due rivolgendosi al dirigente di Ps - abbiamo dovuto ascoltare quelle insolenze e voi stavate a proteggerli...». Sull’altro versante, toni opposti. Secondo Dada Viruz Project, negli scontri un giovane dei contestatori è stato ferito al naso da un pugno.
Impegnato a Torre del Lago dove presiede il Festival Pucciniano, il presidente della Fondazione Versiliana, Massimiliano Simoni, coordinatore territoriale di An, è arrivato quando tutto era già finito. «Se a vent’anni dalla morte di Almirante non si può nemmeno parlarne in pubblico - è stato il suo commento - allora non mi preoccupa la deriva giovanile dei contestatori, ma il clima creato e sostenuto da persone come l’ex vicepresidente del Senato, Milziade Caprili, che con le sue dichiarazioni sulla stampa è il responsabile di quanto accaduto». Accompagnati dai poliziotti all’uscita, i contestatori hanno preannunciato una denuncia contro i due identificati. «Abbiamo ascoltato per 10 minuti, in silenzio: all’ennesimo intervento teso a celebrare la figura di Almirante, che - lo dice la storia - avallò le leggi razziali, ci siamo limitati a gridare “fate apologia di reato”. E’ bastato questo per scatenare la reazione di alcune persone presenti in platea e uno di questi ci ha aggredito. Questo è fascismo».(20 agosto 2008)Torna indietro

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giovedì 5 giugno 2008

Roma. L'Assessore Croppi dichiara che si deve ripensare il diritto di famiglia per gay ed eterosessuali.

L’esponente della giunta di centrodestra: non si può chiedere l’adeguamento dei diritti degli uni ai diritti degli altri.
(Adele Cambria - L'Unità) «Credo che bisogna ripensare il diritto di famiglia, piuttosto che chiedere l'adeguamento dei diritti degli uni a quelli degli altri». Lo dice Umberto Croppi, il nuovo Assessore alla Cultura in Campidoglio, e basta sostituire ai due termini generici da lui pudicamente usati- "uni" e "altri"- le parole giuste, " gay" ed "etero", perché la frase abbia un chiaro significato: non esiste già più un unico modello di famiglia, anche se lui, come conservatore, lo preferirebbe..

«E quindi, Assessore - gli chiede la giovane collega dell'Ansa- lei proporrebbe un diritto di famiglia che tenesse conto anche della condizione omosessuale?» Ed io incalzo: «Del resto, Luce Irigaray sostiene da anni la necessità di un diritto materno…»

Questi discorsi, e potrà sembrare strano, si tenevano ieri pomeriggio nella Sala del Carroccio del Campidoglio, dove si svolgeva l'incontro richiesto alla nuova amministrazione capitolina dal Di' Gay Project, l'associazione gay presieduta da Imma Battaglia. L'interlocutore istituzionale designato dal Sindaco era l'Assessore alla Cultura capitolino, ma c'erano anche l'Assessore alla Cultura della Provincia di Roma, Cecilia d'Elia, la neodeputata del Pd Paola Concia- «Mi spiace di essere l'unica omosessuale dichiarata in Parlamento» - e poi Benedetto Della Vedova,(«La questione gay sarà la prova del nove per il centrodestra»), lo storico Domenico Rizzo, il sociologo Luca Trampolin, lo scrittore gay Domenico Scalise, il giornalista e conduttore del Tg1 Stefano Campagna, invitato dalla "moderatrice" Maria Giovanna Maglie a dire la sua "sull'omofobia Rai".

Avrebbe potuto essere un dibattito come tanti, se non fosse che era nato dalla forte volontà dell'associazione presieduta da Imma Battaglia di «non stare fermi cinque anni in posizione di stallo». «Mo', per dirla alla napoletana - esclama a un certo punto la simpatica Imma- io sempre omosessuale resto, che vinca la destra o la sinistra!» Si poteva rischiare il discorso qualunquista, ma non è successo: salvo, forse, una overdose di celebrazione della fine delle ideologie(Maria Giovanna Maglie), a cui ha replicato con civile fermezza Cecilia d'Elia.

L'iniziativa era partita da una lettera del Dì Gay Project indirizzata al sindaco Gianni Alemanno : e sottoscritta anche dall'Arcigay nazionale e da quello romano, mentre Arcilesbica sospendeva e quindi "espelleva" Francesca Grossi, presidente del Circolo romano dell'associazione, per aver firmato. Ma aldilà delle polemiche, la proposta è quella della «pratica della conoscenza e del dialogo, consapevoli che il rischio di una partita di ping-pong ideologico sia purtroppo dietro l'angolo».

Croppi, dal canto suo, riconosce che nel quadro generale di una società che evidenzia ancora oggi una componente di omofobia - Daniele Scalise ha citato i dati Ocse, secondo i quali ogni anno si suicidano in Italia 400 adolescenti, un terzo dei quali è vittima della 'vergogna' di scoprirsi gay - «non si può negare che i comportamenti del genere si mostrino con più forza nella destra».

Risposte concrete? Imma Battaglia incalza l'Assessore, annunciando che si proporrà in Consiglio Comunale una nuova richiesta per l'istituzione di un registro delle convivenze gay, Paola Concia lascia la Sala del Carroccio per un incontro con il Prefetto Mosca sulla concessione di Piazza San Giovanni al corteo del Gay Pride di sabato. Ma la missione fallisce, la parlamentare presenterà oggi stesso una interrogazione a Montecitorio. E L’assessore Croppi commenta: «Niente San Giovanni? Mi dispiace»

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domenica 11 maggio 2008

A Trento "Universinversi": direzioni ostinate e contrarie. Quattro giorni a tematica Lgbtq.

"Universiversi": direzioni ostinate e contrarie è un importante evento che si terrà a Trento dal 15 al 18 maggio 2008. Questi quattro giorni a tematica LGBTQ (Lesbian, Gay, Bisex, Trans e Queer) sono organizzati da una rete di gruppi, associazioni (ArciGay, ArcilLesbica, POUM, Queer Pro Quo) e singol* individu* che lottano per i diritti civili e contro l'omofobia, raggruppati sotto il nome di "Tavolo LGBTQ Trento".

L'iniziativa si presenta come un evento di rilievo poiché è la prima volta che sul territorio trentino diverse realtà lavorano assieme con l'obiettivo di offrire alla cittadinanza la possibilità di confrontarsi attraverso linguaggi diversi e su più giorni con le tematiche LGBTQ.

L'evento si svolgerà interamente nel capoluogo ed è patrocinato dal Comune di Trento e dalla Consigliera di Parità della Provincia Autonoma di Trento.
Universinversi inizierà giovedì 15 maggio presso la Facoltà di Sociologia in Piazza Venezia 41 alle 20.30 con una conferenza dal titolo "Coppie omosessuali, coppie genitoriali: una realtà anche in Italia" con Giuseppina La Delfa, presidenta di Famiglie Arcobaleno e Luca Trappolin, sociologo.

Sempre nella stessa sede venerdì 16 maggio ci saranno due conferenze intervallate da una cena a buffet: alle 17.30 "Violenza degenere: pregiudizio anti-omosessuale come violenza di genere", con Elisa Arfini, dottoranda in Modelli, Linguaggi e Tradizioni della Cultura Occidentale e alle 21.00 "Diritti civili: cronache dal parlamento" con l'ex-senatore Gianpaolo Silvestri.

Sabato 17 maggio 2008, in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia, presso il Foyer Santa Chiara, via S. Croce 67 ci saranno alcune esposizioni (a partire dalle 11.00) ed in contemporanea una biblioteca vivente.
Alle 15.00 ci sarà la Tavola rotonda: "lesbofobia, omofobia, transfobia" con Daniela Danna, sociologa e autrice di "Ginocidio"; Cristina Gramolini, segretaria nazionale ArciLesbica; Paolo Pedote, sceneggiatore e autore di "Omofobia"; Andrea Pini, scrittore e autore di "Omocidi"; modera: Walter Nicoletti, giornalista.
Dalle 22.00 festa "TIP Tutt* Inclus* Party" @ Discoteca Rosalpina, loc. Pianizza di Villazzano 23. (appuntamento per i non automuniti alle 21.30 al piazzale San Severino).

L'evento si concluderà domenica 18 maggio presso lo SpazioOFF, via Venezia 5, dalle 18.30 con l'aperitivo "Riparliamone" e alle 20.30 con il Reading "E fu sera e fu mattina", testo di Ilaria Covolan, con Mara Pieri e Luca Insiga.

Info: universinversi@gmail.com

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sabato 19 aprile 2008

C'è una premeditazione nel raid al Mieli o è solo vittimismo?

Violenza omofoba, chi tace acconsente.
(Andrea Maccarrone - EPolis) Il raid vandalico al Circolo Mario Mieli, associazione che da 25 anni fa dell’impegno sociale e politico e della lotta per i diritti la ragione stessa della sua esistenza, è il terribile segnale di un clima di omofobia e violenza che è andato crescendo negli ultimi anni, spesso troppo tollerato e poco condannato.
Questo gesto costituisce un salto di qualità rispetto al passato, perché non si tratta di un’esplosione estemporanea di violenza, pur deprecabile, ma di un’azione premeditata, organizzata, di gruppo e indirizzata a un luogo di aggregazione visibile e punto di riferimento centrale per la comunità GLBT romana e italiana.
Un atto intimidatorio che spaventa, ma ci induce ad accrescere il nostro impegno, dimostrandone ancor più l’impellente necessità.
Da sempre ritengo che le aggressioni a sfondo omofobo non siano casuali e non siano solo il frutto di gesti sconsiderati di pochi giovani isolati e ignoranti. Trovano terreno fertile in una società paurosa e bloccata, incapace di guardare con fiducia al futuro. L’intolleranza, l’odio, l’avversione per la diversità e il pluralismo, il razzismo e, in particolare, l’omofobia che armano i violenti hanno dei precisi mandanti, rintracciabili in alcuni esponenti politici, religiosi o della cultura, che l’alimentano con le loro affermazioni discriminanti. Chi invece fa finta di non vedere e non si sdegna ma preferisce girare il capo dall’altro lato perché pensa che questo non lo riguardi si fa complice di uno strisciante imbarbarimento.

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giovedì 10 aprile 2008

Conferenza "Discriminati per legge?" il 21 maggio a Pavia.

Sei gay?! Allora ti licenzio!
Più o meno questa è la conseguenza in cui molti lavoratori LGBT si sono trovati o rischiano di trovarsi qualora dichiarino ai loro datori di essere omosessuali. E la legge glielo permette! Il nostro parlamento, infatti, nel 2003, ha recepito “male” alcune direttive comunitarie aprendo, così, spazi di discriminazione legale. I giuristi dibattono da tempo su questi temi, gli avvocati si fanno in quattro per difendere un discriminato, i politici parlano e, in tutto questo, gli omosessuali continuano a subire, tante volte nel silenzio, vessazioni e differenze negative.

Il 21 maggio 2008 alle ore 21:15 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Pavia, con il patrocinio di Arcigay Milano e UDU - Unione Degli Universitari, il gruppo Coming-Aut ( www.coming-aut.it ) alla presenza di giuristi, avvocati, politici di rilievo nazionale, dibatterà di questi temi, offrendo al pubblico partecipante spunti di riflessione e, agli interessati, tecniche utili di tutela e prevenzione.

L'obiettivo principale della Conferenza “Discriminati per legge?” è in apparenza semplice: parlare.

Parlare della discriminazione nei luoghi di lavoro delle persone omosessuali significa dare a loro visibilità.

Essere un gay, un bisex, una lesbica o un transessuale, che non vuole più mimetizzarsi, oggi, specialmente in Italia, ha una importanza ed un peso che cambiano secondo il contesto sociale e l'ambiente dove si decide di divenire visibili. Il percorso che ha portato, porta e porterà gli uomini e le donne a decidere di vivere pienamente e in ogni ambiente la propria condizione è e sarà diverso per ogni persona. Una cosa tuttavia accomuna tutti questi percorsi: il valore politico della visibilità che passa –anche e soprattutto- attraverso campagne di sensibilizzazione, quali questa.

Come potrebbe un cambiamento culturale prescindere dalla responsabilità di ognuno degli interessati ad agire l'evoluzione?

In ogni caso la visibilità gay è la libertà di essere se stessi in ogni luogo, di lavoro o familiare.

Ciò che in Italia è più urgente, forse ancor di più della costruzione di nuovi dispositivi di legge, è promuovere un processo di conoscenza che permetta di vivere il proprio orientamento sessuale, di affermare la propria identità di genere senza condizionamenti esterni. Una battaglia di tutto il mondo civile.

Costruire un processo di conoscenza significa anche, ed è questo il motivo di una Conferenza siffatta, parlare di tutti gli aspetti legati alla discriminazione dell'omosessuale nei luoghi di lavoro in modo tale da superare gli ostacoli alla completa libertà di esprimersi e di essere.

Giuseppe Eduardo Polizzi (per info: giuzit@yahoo.it)
Responsabile legale Staff Coming-Aut

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domenica 20 gennaio 2008

Claudio Magris ed un articolo superficialmente troppo frettoloso.

(Fra) Claudio Magris (e le sirene al contrario).

(Bioetica) La premessa sul significato di laicità è abbastanza condivisibile, ma poi Magris parte per la tangente (Il senso del laico, Il Corriere della Sera, 20 gennaio 2008):

È lecito a ciascuno criticare il senato accademico, dire che poteva fare anche scelte migliori: invitare ad esempio il Dalai Lama o Jamaica Kincaid, la grande scrittrice nera di Antigua, ma è al senato, eletto secondo le regole accademiche, che spettava decidere; si possono criticare le sue scelte, come io criticavo le scelte inqualificabili del governo Berlusconi, ma senza pretendere di impedirgliele, visto che purtroppo era stato eletto secondo le regole della democrazia.
Se avesse perso poco del suo prezioso tempo si sarebbe reso conto che nessuno ha preteso di impedire un bel niente. Se dissentire (o sottolineare una scelta come inappropriata) viene giudicata come una imposizione, la sola alternativa è quella di subire in silenzio qualunque azione. Il senato accademico è forse Luigi XIV? Mi è sfuggito qualche passaggio fondamentale della riforma universitaria?
Ma questa doverosa battaglia per la laicità dello Stato non autorizza l’intolleranza in altra sede, come è accaduto alla Sapienza; se il mio vicino fa schiamazzi notturni, posso denunciarlo, ma non ammaccargli per rivalsa l’automobile.
Ma quale sarebbe stata l’intolleranza? Suona ancora più strana la mancanza di una spiegazione approfondita di questo giudizio, anche alla luce della ammissione di Magris della frequente supina sudditanza da parte dello Stato e degli organi di informazione [rispetto alla ingerenza della Chiesa]. Anche Magris è organo di informazione e sarebbe stato apprezzabile una posizione almeno prona - se non altro per spezzare le abitudini.
La conclusione di Magris lascia davvero addosso un senso di sconfitta irrimediabile. Se la protesta contro B16 diventa un ennesimo spauracchio contro il ritorno di Berlusconi, se le uniche ragioni per arginare il malumore prendono la forma della minaccia che potrebbe andare peggio (signora mia), se insomma dobbiamo tapparci le orecchie perché la musica è molesta e insopportabile è ormai ascoltarla - nemmeno qualche minuto in più - se la genuflessione fa bene alla salute, allora smettiamo di sbraitare e porgiamo il collo verso il coltello sacrificale senza agitarci troppo. Tanto è inutile, e il taglio netto è meno doloroso.
Una cosa, in tutta questa vicenda balorda, è preoccupante per chi teme la regressione politica del Paese, i rigurgiti clericali e il possibile ritorno del devastante governo precedente. È preoccupante vedere come persone e forze che si dicono e certo si sentono sinceramente democratiche e dovrebbero dunque razionalmente operare tenendo presente la gravità della situazione politica e il pericolo di una regressione, sembrano colte da una febbre autodistruttiva, da un’allegra irresponsabilità, da una spensierata vocazione a una disastrosa sconfitta.
Mi rimane soltanto un dubbio: chissà se Magris spera nella salvezza divina o in un pezzo di potere temporale. Chissà che non sia deluso in entrambi i casi. I potenti sono spesso molto avari. Meglio ricordarselo.

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Il Papa day discusso su La7 tra verità propaganda e ipocrisie.

(La7) Oggi ad Omnibus parliamo con Rocco Buttiglione, Franco Grillini, Massimo Teodori, Mario Morcellini e Moni Ovadia della vicenda del papa Benedetto sedicesimo, del rifiuto alla Sapienza e della chiamata di oggi a piazza S.Pietro che ha assunto sfumature politiche.
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sabato 12 gennaio 2008

Vittorio Messori: "Grazie Ferrara, ma ..."

(Andrea Tornielli - Il Giornale) I media cattolici sono stati presi in contropiede dalla proposta di moratoria sull'aborto di Giuliano Ferrara? Vittorio Messori, autore di best seller e intervistatore di Papi, in Emporio cattolico, il suo ultimo libro, definisce «il giornalismo cattolico, per sua origine e natura, di opinione», aggiungendo che se «proprio l'opinione si intiepidisce... anche i media che la veicolano diventano irrilevanti».
Perché Ferrara è riuscito a innescare un dibattito sull'aborto?
«Mi pare evidente. Mentre i cattolici leggono la stampa cattolica e quella laica - il cattolico è il vero libero pensatore e il vero intellettuale globale - i laici leggono solo quella laica. Ferrara è riuscito a sdoganare una battaglia, a portarla fuori dal ghetto dei mass media cattolici. I quali negli ultimi anni vivono una crisi, talvolta determinata da un venir meno della chiarezza del messaggio. Ma non tutta la stampa cattolica è tiepida: le stesse cose dette da Ferrara, scritte per decenni su giornali e settimanali, non hanno sfondato, non hanno provocato alcuna reazione. Purtroppo la prospettiva cattolica non riesce a bucare la coltre sotto cui l'ha circoscritta la cultura laica».
Colpiscono le lettere di sostegno alla moratoria che giungono ai giornali. C'è forse un popolo che non si sente rappresentato?
«Sì, credo ci sia un popolo cattolico che non si sente rappresentato e che si è identificato con la proposta di Ferrara. E di questo sono contento. Ma ripeto: di lettere e di testimonianze simili ne ho lette molte in questi anni sulla stampa cattolica, senza che nessuno le degnasse di uno sguardo».
Come giudica la proposta di Ferrara?
«Voglio dire innanzitutto che gli sono grato. Come insegna San Tommaso, qualunque cosa buona sia detta e chiunque sia chi la dice, viene dallo Spirito Santo. Quindi, ben vengano i Ferrara che dicono cose come questa. Ho anche qualche perplessità. Innanzitutto, sono poco portato a confidare negli intellettuali, a causa della loro instabilità. A Torino avevo conosciuto Ferrara comunista, poi l'ho visto craxiano, quindi berlusconiano, ora alla corte di Benedetto XVI. Mi auguro ovviamente che questo sia il suo approdo finale. Ho ben presente, inoltre, la storia dell'Actión Français di Charles Maurras e il suo ateismo devoto, che propugnava l'unione fra trono e altare e ha finito per essere condannato dal Papa. Già vent'anni fa, nel mio libro Scommessa sulla morte , parlavo di una triade inseparabile, composta da divorzio, aborto, eutanasia. Sostenevo e sostengo che quella triade non è rifiutabile sul piano della mera razionalità, mentre lo è sempre e comunque in un'ottica di fede».
Scusi, ma la novità del dibattito attuale non sta proprio nel fatto che laici non credenti s'interrogano su questi argomenti mettendo in dubbio certe «conquiste»? Come la mettiamo con la morale naturale?
«Io sono stato discepolo di Norberto Bobbio, il quale diceva: "Ricordino signori che la morale cosiddetta laica non è ragionevole". Non è ragionevole perché manca del chiodo alla parete a cui può essere appesa. Nessuno è in grado di dare una risposta ragionevole alla domanda: "Perché fare il bene e non il male se facendo il male me ne viene un vantaggio e non sarò punito?". Trovo inutile appellarsi alla coscienza, che è una realtà cristiana. Qual è la "coscienza" dell'indigeno antropofago? Perché Gesù è venuto sulla terra se fosse bastato un intellettuale per indicarci l'etica da seguire? Perché il Vangelo non sia svuotato dobbiamo pur segnalare dei comportamenti che ci sono richiesti proprio dal Vangelo. Se la ragione bastasse per stabilire l'etica, a che pro la rivelazione cristiana? Non sarebbe superflua? Non sarebbe bastato un Socrate qualsiasi?».
Non è che in lei c'è un po' di invidia per il fatto che un laico come Ferrara sia riuscito a provocare un dibattito simile?
«No, nessuna invidia. Ho detto che sono grato a Ferrara per ciò che ha fatto. Io mi sono occupato poco dei temi legati all'etica e alla morale. Ho lavorato invece sulla fede, sulla storicità dei Vangeli, sull'annuncio. Su quel chiodo, senza il quale neanche la morale può stare in piedi...».

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martedì 27 novembre 2007

Roma: In consiglio comunale il 28 novembre Registro Unioni Civili.

Il comitato promotore capitolino: calendarizzati lavori delibera.

(Apcom) - La delibera per l'istituzione del registro delle unioni civili a Roma approderà nell'aula del consiglio comunale il 28 novembre. Lo rende noto il comitato promotore che esprime "soddisfazione per la decisione della conferenza dei capigruppo".

E' possibile uno slittamento di uno o due giorni, avvertono i promotori, vista la mole di lavoro dell'assemblea, ma "l'importante è che la delibera arrivi in aula, che se ne discuta". Massimiliano Iervolino, membro del comitato promotore e segretario dei Radicali di Roma ha dichiarato: "Ora speriamo in un esito positivo". Gianluca Santilli, presidente del consiglio del municipio Roma 6 e unico membro del Pd tra i promotori ha dichiarato: "Ci tengo a questa delibera poiché considero i valori di democrazia e rispetto dei diritti civili in essa contenuti fondamentali per una società che, ancora una volta, si trova ad essere inseguita dalla politica che è rimasta clamorosamente indietro su questi temi. Spero che in aula Giulio Cesare si possa trovare una maggioranza che consenta di far approvare la delibera nel rispetto della volontà dei 10.000 sottoscrittori della delibera". I sottoscrittori sono stati 10.283, ma i promotori dicono che il registro delle unioni civili potrebbe interessare solo a Roma 20mila persone, omosessuali e non.

Poco importa se in Parlamento si arriverà ai Dico ai Pacs o a qualche altro acronimo, pensano i promotori, quello che serve è che ci sia un registro che certifichi il momento in cui due persone hanno deciso di stare insieme "more uxorio", che siano gay che vogliono uscire allo scoperto o coppie eterosessuali, così saranno pronti per usufruire dei futuri diritti.

Una battaglia di civiltà, sottolineano i promotori, che ha un peso soprattutto se portata avanti e vinta a Roma che è una città-simbolo. Allo stato dei fatti anzi, è qualcosa di più, visto ilbinomio sindaco-leader Pd rappresentato da Walter Veltroni. A condurre la trattativa il vicesindaco Maria Pia Garavaglia, che sta tastando il terreno e verificando quale maggioranza sarebbe possibile sullo scottante tema. Una maggioranza che c'è, anche se non tutta, mancherebbero infatti i voti dell'Udeur, ma sono solo in tre e la delibera potrebbe passare. Il tacito placet di Veltroni sarebbe comunque sufficiente ad aprire le porte alla discussione assembleare. "E' un momentaccio - si mormora intorno agli scranni dell'aula Giulio Cesare - e già questo dimostra l'atto di coraggio del sindaco".

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venerdì 23 novembre 2007

Toscana: Giornata Mondiale per la Lotta all'AIDS il 1° dicembre 2007. Convegno Regionale e mostra fotografica all'Istituto degli Innocenti.

(Nove da Firenze) 1° dicembre, Giornata Mondiale per Lotta all’AIDS. Un appuntamento che ogni anno vede coinvolti nella Campagna mondiale contro l’Aids governi, agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni governative e non, vari attori della società e singoli individui. In questa data la Regione Toscana organizza insieme all’Azienda Sanitaria di Firenze un convegno tecnico scientifico “STOP AIDS. Keep the promise” all’interno del quale viene inaugurata una mostra fotografica sul tema dell’AIDS. Hanno collaborato a questa iniziativa le Società della Salute dell’Azienda Sanitaria di Firenze, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer e l’Istituto degli Innocenti di Firenze, che gentilmente ospita l’evento.

Testimonial d’eccezione è la scrittrice sudafricana Sindiwe Magona che da tempo lotta per il riconoscimento dei diritti del suo popolo e presenta in questi giorni il suo nuovo libro dedicato al tema dell’AIDS. L’Azienda Sanitaria di Firenze e la fotografa e giornalista Silvia Amodio hanno operato una scelta in controtendenza rispetto al tipo di comunicazione che solitamente viene proposto dai media. La scelta è stata quella di utilizzare splendidi ritratti per trasmettere un messaggio di forza e di speranza. I soggetti delle foto – donne, anziani, uomini, bambini colpiti dal virus hiv – appaiono straordinariamente “positivi” come sottolinea il titolo che, pur alludendo alla loro malattia, vuole di fatto riconfermare un modo diverso di essere e di affrontare l’AIDS nelle popolazioni colpite dal sottosviluppo. Lo scopo dell’iniziativa è quello di attirare l’attenzione su questo problema anche in Italia, dove l’epidemia, soprattutto a causa della scarsa informazione, è in aumento.

L’AIDS rappresenta una tragedia per tutto il mondo, solo l’anno scorso ha ucciso 2,9 milioni di persone. Ogni giorno nel mondo si infettano 13 mila persone, in Italia 10 sono i nuovi casi di infezione che si registrano quotidianamente, 40 milioni sono le persone che già hanno contratto il virus nel mondo. Ad oggi esistono 20 tipi di farmaci che contrastano la proliferazione dell’hiv. Degli 8 milioni di casi di Aids, solo il 25% dei malati assume la terapia. Il periodo di incubazione della malattia è in media di circa 8 anni, durante il quale il soggetto non presenta sintomatologia significativa. Per questo è necessario fare il test in occasione di comportamenti a rischio sociale. I ricercatori di tutto il mondo stanno ancora studiando e sperimentando una decina di vaccini, ma purtroppo non se ne prevede la disponibilità prima di 5/10 anni. Purtroppo si è dovuto constatare che l’evoluzione, la diffusione del virus e la possibilità di usufruire di terapie efficaci avviene in maniera profondamente diversa tra i paesi del Nord e del Sud del Mondo. Nei Paesi occidentali infatti, grazie all’accesso gratuito ai test, alle terapie, alla disponibilità di mezzi di prevenzione del contagio e alla drastica riduzione di contagio ‘verticale’ (cioè da madre a figlio), grazie al parto cesareo e all’utilizzo dell’allattamento artificiale, la situazione va positivamente modificandosi. Nei Paesi del Sud del Mondo invece, dove la profilassi, l’accesso al trattamento con farmaci antiretrovirali e le infrastrutture sanitarie sono inadeguate, l’epidemia sta stroncando milioni di vite, decimando fasce di popolazione in età produttiva e infantile attraverso la cosiddetta trasmissione ‘verticale’. La forte differenza che esiste tra il Nord e il Sud del Mondo non deve far dimenticare i problemi, presenti anche in Italia, legati alla discriminazione nei confronti delle persone sieropositive e alla persistente ignoranza riguardo alla possibilità di effettivo contagio nella vita sociale quotidiana.

A tutela del diritto alla salute, sia individuale che collettivo, si rende necessario sfruttare al massimo le occasioni per migliorare l’informazione sulla prevenzione del contagio e sul virus. Per questo non solo un convegno ma un progetto a cura di Daniela Tartaglia e dello studio di progettazione grafica ed architettonica SocialDesign che comprende una mostra fotografica, un’installazione video e un documentario, oltre a dei pannelli informativi sull’AIDS, che riportano l’attenzione sul problema in Italia.

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domenica 4 novembre 2007

Il Circolo Mieli e Welcome gender.

"L’eterosessualità e l’omosessualità sono due mondi da sempre a confronto: ogni omosessuale impara prima a conoscere come sia fatta una dimensione composta da una figura maschile e femminile come quella dei genitori sapendone cogliere i valori e gli insegnamenti; successivamente,invece, si ritrova a dover affrontare una realtà che è ben diversa e se vogliamo priva di certi stereotipi e di certe abitudini che caratterizzano il mondo etero....questa domenica avremo modo di parlare di queste differenze e delle difficoltòà che un ragazzo gay può incontrare lungo il percorso di crescita che non sempre un genitore è in grado di sostenere...vi aspettiamo!!"


Venite a parlarne domenica 4 novembre al Welcome Group del Circolo Mario Mieli...Vi aspettiamo

Il Welcome è ogni domenica dalle 15,30 alle 19 presso il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, in via Efeso 2A, a due passi dalla fermata della Metro B “S.Paolo Basilica”.

N.B. Per accedere alle attività del Circolo è necessario sottoscrivere la tessera associativa mensile (3 euro).

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