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sabato 6 settembre 2008

Le tematiche Lgbt non interessano ai piddini. Ieri sera quattro gatti al dibattito con la Concia & co.

Ieri i gay alla Festa Democratica di Firenze hanno tenuto un'assemblea che ha visto una scarsissima partecipazione di pubblico. Oggi alcuni media si sono lanciati sulla questione interpretando un clima di contenimento della tematica omosessuale interno al Partito Democratico. Per capirne di più abbiamo chiesto il parere a chi ieri era tra i protagonisti dell'iniziativa, la deputata del Pd Paola Concia.

(Aprile online) Ieri l'assemblea degli "omosessuali del Pd", annunciata dal programma ufficiale della Festa Democratica di Firenze, si è tenuta nel caldo torrido delle tre del pomeriggio, alla presenza di una decina di persone in tutto. Un'occorrenza che non è sfuggita all'occhio vigile dei media, tra cui il Corriere della Sera che oggi titola: "l'amarezza dei gay: ha vinto Paola Binetti". Ma come sono andate veramente le cose? L'abbiamo chiesto a Paola Concia, deputata del Pd e membro del Coordinamento Politico Nazionale del partito, che ieri è stata tra i protagonisti dell'iniziativa

E' vero che ieri alla Festa del Pd ha vinto la Binetti, come dice il Corsera?
No, intanto Paola Binetti non era prevista, si trovava in Terra Santa (ride). E poi non ha vinto, come è noto. In realtà si è trattato di una polemica avviata da Franco Grillini, in occasione della presentazione del suo libro che si è tenuta a seguire ieri sera, che per queste ragioni (catto-omofobiche n.d.r.) ora sta in un altro partito. Di fatto la Binetti viene spesso tirata in ballo con l'effetto che le facciamo solo un gran favore...

...parlandone...
Beh, nel mio articolo su Repubblica non l'ho mai nominata, e di fatto non la nomino mai. Tra l'altro non fa parte del gruppo dirigente di questo partito, mentre io sono nel comitato politico nazionale, per cui se la mettiamo sul piano delle gerarchie...

C'è dunque stata una forzatura da parte dei giornali?
Sì. Per carità, è carino l'articolo del Corriere, ma sul 'ricicciare' della Binetti pesa l'ultima vicenda della Englaro che ha evidenziato una conflittualità. Io faccio comunicati tutti i giorni, ma non ho mai sentito che la Binetti parla contro di me. Se continuiamo a pensare che il problema sia la Binetti ci sbagliamo. I problemi sono i nostri, di ognuno di noi interno al partito e di tutto il partito che sui temi più difficili deve avere il coraggio di dire come la pensa. Io proprio di questo rimprovero il PD, di non pronunciarsi su alcune questione come la vita e la morte, i diritti di cittadinanza, la sicurezza. Come ha fatto Veltroni sul voto agli immigrati, così il partito deve dire coma la pensa sugli altri temi. Io nel PD mi sento a casa mia, sto contribuendo al suo percorso con grande difficoltà, però non mi ci sento ospite. Penso che tutti, a partire da D'Alema, Fioroni, Franceschini, insieme a Finocchiaro e Turco per citare delle donne, i big insomma, debbano avere il coraggio di avviare un confronto, di trovare una sintesi che sia il Pd-pensiero sui diritti degli omosessuali in questo paese, che non ci sono.

Ma tutto questo ha a che vedere col fatto che ieri avete tenuto un'assemblea destinata ad avere poco seguito a causa della torrida calura pomeridiana?
L'orario l'abbiamo deciso noi. Alle sei avevamo la presentazione del libro di Franco Grillini e volevamo fare una riunione prima.

Una riunione per la quale non avevate bisogno di una platea?
No, era un'assemblea per vederci e ragionare su alcune cose, per esempio su come strutturarci.

Al di là di ieri, perché c'è poca attenzione alle tematiche omosessuali all'interno del partito?
Perché è un argomento difficile sul quale ci vuole un di più di confronto e di lavoro, perché è un tema che noi provincialoni riteniamo difficile, mentre mi pare che Barak Obama sia stato assolutamente sereno sull'argomento, come Hillary, Bill Clinton, Al Gore: tutti ne hanno parlato. Noi invece non abbiamo il coraggio di guardare alle questioni per quello che sono e di trovare delle soluzioni. Bisogna mettersi intorno a un tavolo, affrontare il problema, parlarne con i nostri iscritti e fare poi delle proposte. Di fondo scontiamo una pessima gestione politica della questione dei diritti civili nella scorsa legislatura, ed è una responsabilità di tutti, dal PD a Rifondazione.

Una pessima gestione perché l'argomento è poco sentito o perché politicamente scomodo?
Perché si affronta male. Oggi in Italia dei diritti degli omosessuali non se ne sa parlare, se ne parla con grande difficoltà. Bisogna parlarne con naturalezza: noi (omosessuali n.d.r.) siamo cittadini di questo paese. Punto.

Come pensate allora di rilanciare questi temi?
A settembre è calendarizzata la mia legge contro l'omofobia, e voglio che il partito su questo mi sostenga. Questa non è la legge di Paola Concia, questo è il Pd che sostiene la legge contro l'omofobia. Poi dobbiamo rilanciare il dibattito su che cosa sono i diritti di cittadinanza nel 2008 e far capire che idea di società abbiamo. Gli altri paesi lo hanno affrontato con delle regole che tengono insieme la comunità e alle quali tutti devono sottostare. Per portare un esempio a noi vicino, in Inghilterra, Germania, Francia e Spagna destra e sinistra non si dividono sui diritti fondamentali. Per essi ci sono delle questioni che vanno al di là dell'appartenenza al partito. In Italia, dal momento che il Pd ha una cultura politica più avanzata rispetto al centrodestra, è da noi che deve partire una proposta.

Per arrivare quindi ad una soluzione bipartisan ...
E' una eventualità che non mi scandalizza affatto. Io sono convinta che i diritti non sono né di destra né di sinistra. Chiunque governi un paese deve dare dei diritti fondamentali ai suoi cittadini, e tra questi rientrano quelli degli omosessuali. Non si può stare al buon cuore di un governo anziché di un altro. Chiederò al Pd di rilanciare un'iniziativa politica su questi temi.

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venerdì 5 settembre 2008

E La Repubblica torna a parlare dei gay.

PD. L'AMAREZZA DEI GAY: HA VINTO PAOLA BINETTI.
Dibattiti a Firenze e a Bologna. La Concia: "Nel Pd siamo anche noi padroni di casa". "Non la daremo vinta alla Binetti" alle Feste la sfida di gay e lesbiche.


(Alessandra Longo - La Repubblica) C´è un detto abruzzese che, per dare l´idea di uno che non molla l´osso, anche se il vento è contrario, dice: «Come i rospi alle sassate». Gli tiri le pietre ma loro non fanno una piega, o quasi. Paola Concia, che è di Avezzano, cita parole d´infanzia per descrivere come si sentono i gay in questo Paese, ma anche, direbbe Crozza, dentro il Partito democratico.

L´assemblea degli «omosessuali del Pd», annunciata nel programma ufficiale della Festa Democratica di Firenze, va in scena in un primo pomeriggio assolato e deserto, caldo umido da sauna, una decina di persone ad ascoltare quel che più che altro è uno sfogo "particulare" dentro il momento di low profile collettivo: «D´Alema ha detto che il partito si deve dare una mossa - riassume la deputata Concia, in tailleur pantalone rosso Pci - Sono d´accordo, ma una mossa se la dia anche lui, se la diano tutti. Il Pd deve avere il coraggio di rappresentare la mia vita, di guardare in faccia le persone e rispondere alle loro domande reali, concrete, deve affrontare le cose difficili, invece di evitarle e prendere tempo». Parlare, per esempio, dei «centomila bambini figli di coppie omosessuali» che vivono in Italia, tornare alla carica sul tema dei diritti di cittadinanza, «riempire il vuoto, la lacuna, di un partito che si va costruendo», dandogli una fisionomia laica, in sintonia con gli standard europei.

C´è voglia di battagliare, «di non dargliela vinta alla Binetti». Concia, e con lei il piemontese Andrea Benedino e il milanese Marco Volante, hanno fatto la scelta di rimanere dentro il Pd: «Il Gayleft non c´è più. Adesso noi siamo il Pd, anche noi padroni di casa, noi transessuali, noi lesbiche, noi gay». Sullo sfondo, sono assaliti da un dubbio esistenziale sulla natura del loro nuovo partito: «Ma saremo ancora progressisti?», si chiede Volante. Si risponde da solo, con una battuta amara: «Se fosse italiana, la signora "Barracuda" Palin, vice di Mc Cain, potrebbe stare benissimo nel Pd. Di sicuro è più a sinistra della Binetti».

La Binetti: eccolo il nome, il simbolo più evocato, più temuto, pronunciato con un filo di voce, scuotendo la testa. Franco Grillini che, nel Pd, non è mai entrato, le riconosce il primato sul campo: «Le ha vinte tutte. Basti pensare al voto sul caso Englaro alla Camera. È lei che comanda». L´invidia va ai democratici di Obama: «Il 7 per cento dei delegati a Denver era gay. E non c´è comizio in cui Obama non citi i loro diritti».

Qui, alla festa di Firenze, tutti seri, tutti concentrati a trovare il varco politico per «andare avanti, perché la politica ha dei doveri nei confronti della società, la fa crescere o arretrare, ne determina gli umori, gli orientamenti». Altra musica a Bologna. Dalla Festa provinciale dell´Unità (così si chiama ancora), stesso partito, giungono voci di un´atmosfera più leggera, più spettacolare, complice lo stand delle Drag Queen, da anni ospiti dei compagni locali. Mercoledì sera, mentre D´Alema a Firenze parlava di un Pd «che ha bisogno di tornare fra la gente», Drag Marcella, all´anagrafe Marco Leardini , si toglieva la parrucca di scena davanti a centinaia di persone e la sbatteva sul tavolo urlando: «Basta pregiudizi!». Dice Drag Marcella: «Quelli della Margherita rompono un po´ le palle ma io vado avanti lo stesso e riempio la piazza. Il 17 farò uno spettacolo con 15 drag queen sul palco, ci sarà una sadomaso e parleremo di tutto, anche dei Dico.». Concia commenta cauta: «Se il messaggio del partito è: "Guardate come siamo tolleranti", va bene lo stesso. O meglio: a me delle drag queen non me ne frega niente, io voglio fare le leggi in Parlamento con chi ci sta perché i diritti civili non sono né di destra né di sinistra. Al momento, la Carfagna non batte un colpo e, quando lo batte, di solito è anche peggio. Ma noi non molliamo». Sì, gli omosessuali del Pd sono di struttura resistente sia pur un po´ abbacchiati: «Finisce che il precedente governo Berlusconi ha fatto di più del centrosinistra». Citano la direttiva europea sulle discriminazioni nei posti di lavoro (peraltro «recepita malissimo»), le inserzioni pubblicitarie di Forza Italia sul sito ufficiale dei gay, e i messaggi «subliminali» di Dolce e Gabbana, grandi elettori del Cavaliere. Bisogna che il Pd si dia una mossa. I gay stanno lì in attesa, «come i rospi alle sassate.».
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Democratici L'amarezza dei gay: ha vinto Paola Binetti.
(Il Corriere della Sera) Nel suo «Ecce omo», lo scrive con una certa nitidezza: «Sull'altare di questo Pd sono stati sacrificati gay e lesbiche». Nel 2007 Franco Grillini lasciò i Ds: «Erano arrivati i clerico-fascisti. E i fatti mi danno ragione: la Binetti vince 15-0».

Superstite nel Pd è Paola Concia. Che dà ragione a D'Alema: «Sì, diamoci una mossa: ma anche su gay e lesbiche». Andrea Benedino, nella segreteria piemontese del Pd, tesse le lodi, si fa per dire, di Silvio Berlusconi: «Chiese il voto su un sito gay, in cambio di meno tasse. E ha usato anche testimonial come Dolce e Gabbana». Aggiunge il presidente onorario Arcigay Sergio Lo Giudice: «L'unica legge mai passata contro la discriminazione l'ha fatta Berlusconi nel 2003».

«Obbligata dalla Ue», corregge la Concia. «Sì e anche un pastrocchio», concede Lo Giudice. Ma pur sempre una legge.

Paradossale, perché, aggiunge la Concia, «il ministro Carfagna non batte un colpo. E quando lo batte è meglio se sta zitta».

Resta il Pd. La Concia prova a starci dentro. Ma, a voler cogliere una marginalità anche simbolica, l'assemblea degli omosessuali è alle 3 di pomeriggio, a festa ancora chiusa. Spettatori non giornalisti, nessuno.

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mercoledì 11 giugno 2008

Scoglio europeo e questione cattolica. Due nuovi casi scuotono il Pd.

Veltroni con Shultz

(Panorama) Ufficialmente la linea nel Pd è “si lavora per una posizione condivisa”. Ma in realtà le posizioni all’interno del loft restano molto lontane e “l’attivismo” del segretario Walter Veltroni mette in agitazione gli ex Dl sulla futura collocazione del partito nello scenario europeo.

Fioccano le iniziative e le acque restano agitate. Anche per la durissima presa di posizione di Famiglia cristiana, (ndr. lo stesso articolo che definisce il gaypride romano "una pagliacciata) che invita il segretario democratico a scrollarsi di dosso l’ala radicale e laicista, altrimenti finirà per perdere una fetta dell’ala cattolica. Che secondo il settimanale dei paolini soffre di “mal di Pd” e sarebbe anche pronta allo “scisma”.
Da questo punto di vista, sarà anche un caso ma il 18 e il 19 giugno Francesco Rutelli, autore di una lettera non certo tenera in merito alla questione e promotore di una riunione stamane dei “coraggiosi”, farà da padrone di casa ai leader internazionali del Pde, proprio nella nuova sede del Pd, al largo del Nazareno. per capire le mosse dell’ex vicepremier, Veltroni ha incontrato faccia a faccia Rutelli: Tre quarti d’ora di colloquio al termine del quale il presidente del Copasir spiega: “La mia posizione non è volta a mettere veti, ma nessuno pensi ad un inglobamento nella famiglia socialista. Dobbiamo costruire le condizioni ambiziose per allargare il campo delle forze riformiste, non farne una discussione solo italiana. Come farlo è il tema dei prossimi mesi”.
Getta acqua sul fuoco delle polemiche Franco Marini: “Non c’è” il rischio di una “scissione”. Sì, riconosce l’ex presidente del Senato “c’è questa fibrillazione a volte inspiegabile, un’ansia, che pure è un problema. Ma non c’è uno che voglia tornare indietro e che sia in grado di proporre cose diverse. Quindi questo rischio non esiste”. Quanto alla collocazione europea, Marini afferma: “Questo è un problema serio e una soluzione va trovata. Sono anch’io per trovare una posizione nuova anche in Europa”. Tuttavia, avverte Marini, nessuno “utilizzi la questione della collocazione europea come strumento per mettere in difficoltà il partito, io questo non lo accetterei”.
Quasi a ristabilire il giusto equilibrio tra le scelte future, Veltroni nelle prossime ore parteciperà con Massimo D’Alema al meeting dei parlamentari del Pse, ma è difficile che l’appuntamento porti soluzioni per il Pd perché, è “l’offerta” del capogruppo Martin Schulz, “il Pse è pronto ad accogliere tutti gli eletti del Pd ma dove si debba collocare il Pd nel contesto europeo è una decisione che spetta democraticamente a questo partito”. Come a dire che quello che si poteva fare il Pse l’ha fatto e la grana è tutta in mano ai vertici del Pd. E siccome, come spiega il rutelliano Paolo Gentiloni, “il sentiero è stretto”, non sono pochi quelli che tra i democratici sospettano che il tema della collocazione europea, così come altri paletti alzati nei giorni scorsi da ulivisti e prodiani, “siano strumentali per ritrovare ruoli politici e posizionarsi in vista di qualcosa che per ora non si sa ancora bene dove porti”.

Il tema della collocazione europea si intreccia con la questione cattolica, tornata prepotentemente di attualità dopo l’editoriale di Famiglia Cristiana. Il settimanale cattolico non è stato certo tenero, con la leadership del Pd, paventando addirittura una uscita di ex Dl dal partito: “Una parte consistente dei deputati dell’ex Margherita” scrive il giornale “si sta interrogando sul perché della loro permanenza nel Pd, col rischio che possano prendere la stessa decisione degli elettori. Perché dovrebbero fare la ‘riserva indiana’ nel Pd? Oltre che minoranza, sarebbero minoritari e insignificanti. Chi ha più sentito Bobba o la Binetti?”. Insomma: “Veltroni ha tradito le attese dei cattolici”. E si fa condizionare troppo dai radicali.
Le reazioni del Pd non si fanno attendere. Secondo Antonello Soro, capogruppo dei democratici alla Camera, “non fa un buon servizio ai cattolici, di cui si dice portavoce, un giornale che si esprime con una tale faziosità”. L’omologa al Senato Anna Finocchiaro si dice stupita dalla durezza dei toni. Ma soprattutto, l’attacco del settimanale viene respinto con decisione dai cattolici del Pd. Luigi Zanda si dice “mortificato e addolorato per le anticipazioni di Famiglia cristiana sul Partito democratico e sul suo segretario”. Fioroni definisce l’editoriale “ingiusto e crudele”. E perfino Paola Binetti si smarca: “Il mio impegno è dentro il Pd”.

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lunedì 28 aprile 2008

Prime dichiarazioni. La Binetti a tutto campo, contro i Radicali e contro la Sinistra Arcobaleno.

Pd. Binetti, spero che i Radicali restino fuori dal gruppo in Parlamento.
"Secondo una linea che è a loro congeniale".
(Adnkronos) "Spero che i Radicali scelgano di stare fuori dal gruppo parlamentare del Partito democratico". E' l'auspicio che esprime Paola Binetti, dal comitato elettorale di Rutelli. "Mi auguro che i Radicali, seguendo una linea che peraltro e' a loro congeniale restino fuori dal Pd. Ma il mio -tiene a precisare la Binetti- e' un parere personale, se vogliamo anche molto facile da immaginare...".
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Elezioni Roma. Binetti a Sinistra Arcobaleno, Rutelli-Sansone non morirà con i filistei.
"Ho il dubbio che non l'abbiano sostenuto nel voto per il Campidoglio".
(Adnkronos) "Sinceramente, penso che vi sia stato un disimpegno della Sinistra arcobaleno nell'appoggiare la candidatura di tutto il centrosinistra di Francesco Rutelli a sindaco di Roma". Il dubbio viene espresso dalla parlamentare del Pd Paola Binetti, all'ADNKRONOS, al suo arrivo nella sede del comitato elettorale per Rutelli sindaco.

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venerdì 11 aprile 2008

Bufera Binetti, "Nessuna norma che tuteli i gay".

Meno 2 al voto: la parola al popolo omosessuale.
Le reazioni, non solo politiche, alle affermazioni della senatrice.

(Giulia Fossati - La voce) Paola Binetti, senatrice teodem (democratica e clericale) della Margherita, riaccende la polemica sui gay, definendo “anormali” le coppie omosessuali.
La Binetti ha espresso la sua contrarietà alle coppie omosessuali, affermando: “Non voterò nessuna normativa giuridica a tutela delle coppie gay”.

Secondo la senatrice essere gay “è un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratterologico”, poiché “lo sviluppo ordinario di una persona, che è quella dell'amore e della sessualità, è più squisitamente eterosessuale”.

Dopo queste affermazioni, che hanno dato il via ad un’accesa polemica, la Binetti ha voluto precisare che la sua intervista è stata strumentalizzata, annunciando di voler far causa ad Ecotv (l'emittente che l'ha diffusa). "Lo scorso 6 marzo ho abbandonato gli studi televisivi durante l'intervista perchè si stava trasformando in un interrogatorio sull’omosessualità e nulla aveva a che fare con il Pd. Ho immediatamente diffidato gli autori della trasmissione dal mandarla in onda e, oggi a un mese quasi di distanza, vedo addirittura le anticipazioni di quell’intervista da me non autorizzata e faziosamente presentate senza rivelare né la data né il contesto in cui essa si è svolta. Difendo con convinzione le mie idee che sono note a tutti, ma in questa occasione mi riservo di adire le vie legali contro l’emittente per la strumentalizzazione dell’intera vicenda”: così si giustifica la senatrice.
Ecotv ribatte difendendosi, attraverso le parole di Pino Gagliardi: "Non c’è stata alcuna coercizione nelle risposte della senatrice Binetti da parte di Ecotv, quindi ho ritenuto opportuno trasmettere integralmente l’intervista. Naturalmente, proprio per dimostrare la nostra buona fede, qualora la senatrice Binetti volesse ritornare in trasmissione farò in modo di rivolgerle le stesse identiche domande e sarà libera di cambiare versione smentendo se stessa”.

Com'era prevedibile, le affermazioni della Binetti hanno permesso agli avversari di centrodestra di sferrare un facile affondo, dimostrando come il Partito Democratico si basi sulla coesistenza di posizioni diverse su ogni argomento importante.

Dal canto loro, quelli del Partito Democratico, nelle persone di Paola Concia e Barbara Pollastrini, sottolineano come “il sì alle coppie di fatto sia uno dei punti del programma che non ha reticenze”, ed invitano la Binetti ad attenersi al programma.

Queste le reazioni del mondo della politica, ma sentiamo come la pensano i diretti interessati.
Un comunicato dell’Arcigay attacca duramente le parole della Binetti: “La senatrice Binetti sostiene idee identiche al nazismo, al fascismo e a tutti i regimi dittatoriali di destra e di sinistra che hanno internato e ucciso centinaia di migliaia d'omosessuali, senza che ciò provochi scandalo e presa di distanza da parte d'alcun esponente del Pd”.

Rivolgendosi anche a Veltroni e alla lettera del leader del Pd in cui definisce la tesi della Binetti “sbagliata e pericolosa, i rappresentanti dell’Arcigay chiariscono: “Ci spiace Walter, la tua lettera di ieri è insufficiente per due ragioni. La prima perché sostieni che la Binetti sbaglia ma non ne trai le logiche conseguenze e la seconda perché gli strumenti che individui per tutelare e riconoscere la cittadinanza lgbt sono alla tua portata, essendo il segretario del partito di riferimento del governo che in questi due anni non è stato in grado di realizzare nulla”.

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giovedì 3 aprile 2008

Paola Binetti: «L'eterosessualità è la via maestra». «Non voterò mai leggi sulle coppie gay».

Nuove polemiche all'indomani delle dichiarazioni del generale Del Vecchio sugli omosessuali. Grillini: «Con la vittora del Pd 120 parlamentari clericali».

(Il Corriere della Sera) Sono ancora i gay l'argomento che tiene banco all'interno del Pd, e di riflesso anche all'esterno, all'indomani delle esternazioni del generale Mauro Del Vecchio, candidato con Walter Veltroni, sulla presenza dei gay nell'esercito. Il militare ha definito gli omosessuali «inadatti» come soldati (parole «sbagliate e lontante dal porogramma del Partito democratico» ha detto Veltroni). In un secondo momento Del Vecchio ha ritrattato ma la

Continua su Il voto gay.

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lunedì 25 febbraio 2008

Un appello da prendere sul serio. Paola Binetti nel Pd: Se c’è lei non vi votiamo!


(Bioetica) La presenza di Paola Binetti e della pattuglia teodem (Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi, Dorina Bianchi, Marco Calgaro, Enzo Carra) all’interno dell’Ulivo prima e del Partito Democratico poi è stata fin dall’inizio causa di grave sconcerto per gli elettori e i simpatizzanti del centrosinistra. Cos’ha a che fare un membro dell’Opus Dei, animatrice del Comitato Scienza & Vita a favore della Legge 40, nemica della Legge 194, con forze politiche che – nonostante tutte le prudenze tattiche imposte dai tempi – si vogliono ancora progressiste e liberali? A quale scopo è stata ammessa questa presenza?
Conosciamo tutti la risposta immediata: per acquistare favore agli occhi di Camillo Ruini e delle gerarchie vaticane. Ma questo favore quanti voti ha portato al Centrosinistra? C’è qualcuno che può credere veramente che un cattolico integralista darà mai il suo voto a quelli che per lui rimarranno sempre i «comunisti»? I cattolici sono già rappresentati al meglio all’interno del Partito Democratico: si pensi al senatore Ignazio Marino, la cui opera generosa e autenticamente laica come Presidente della Commissione Sanità è stata non a caso vanificata proprio dai veti della Binetti e dei suoi amici.

Ci sarà probabilmente qualche calcolo astuto che giustifichi lo spazio concesso ai teodem; ma come molte italiche astuzie, anche questa ha mostrato le gambe corte. Il bilancio del Governo Prodi sarebbe stato meno fallimentare, e il Partito Democratico si presenterebbe oggi agli elettori con maggiori chance di successo, se alcune riforme liberali (niente affatto espressione di una minoranza di esagitati «laicisti») fossero passate in Parlamento: il testamento biologico, i Pacs, una drastica revisione della Legge 40. Se questo non è successo si deve appunto al veto dei teodem, in una situazione – ampiamente prevedibile prima delle scorse elezioni – che li ha visti essere l’ago della bilancia in Senato.
Questa situazione rischia oggi di ripresentarsi. In un Senato di nuovo spaccato a metà i teodem potrebbero far lega con i loro omologhi, che quasi monopolizzano la destra.
Per questo motivo, ma anche e soprattutto per un’elementare scelta di coscienza, che ci impedirebbe di votare una persona che giudica l’omosessualità una malattia, non daremo il nostro voto al Partito Democratico se i teodem continueranno a essere presenti nelle liste elettorali. Nessuna presenza di segno contrario, che pure si annuncia, potrà farci cambiare idea.

Non crediamo che si possa giudicare antidemocratica questa scelta. Un partito è di parte; deve fare delle scelte, e non può riprodurre al suo interno ogni articolazione della società. Anche in questo modo – e non solo riducendo il numero dei partiti – si contribuisce alla semplificazione della politica. La stessa Binetti, del resto, non ha risparmiato giudizi pesanti, al limite del veto, su alcune candidature annunciate del PD, come quella di Umberto Veronesi.
Paola Binetti, come sa chi l’ha conosciuta di persona, è umanamente molto simpatica; ma il suo posto non è nel Partito Democratico. L’Italia ha bisogno di scelte nette, non della filosofia del «ma anche».

(Chi condivide queste considerazioni può esporre il banner che abbiamo preparato – una versione ridotta si trova in alto nella sidebar – e, se crede, linkare questo post. Grazie ad Albina Regalzi per l’assistenza grafica.)


Petition on line: Paola Binetti free! Libera il PD da Paola Binetti, libera Paola Binetti dal PD!
Per firmare (con nome e cognome, grazie) qui.

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mercoledì 9 gennaio 2008

Aborto, Binetti prende distanze da proposta FI.

(Infoparl) La senatrice Pd, Paola Binetti, prende le distanze dalla proposta Bondi. L'ex esponente della Margherita lo afferma durante l'intervista rilasciata ai microfoni di Infoparl.

La mozione di FI è stata presentata per rivedere le linee guida della Legge 194, sulla base della necessità di tenere conto delle nuove possibilità tecnologiche che rischiano di inficiarne i principi ispiratori. "L'impostazione di Fi - spiega la senatrice - riguarda solamente lei", e aggiunge "Per quanto riguarda me, parlando di 'revisione' credevo proprio di mettere all'attenzione di tutti il fatto che questa legge era trattata in maniera disuguale nelle parti che la compongono."

Interrogata sulla laicità all'interno del Partito democratico, che in questi giorni sta completando la sua carta dei valori, Paola Binetti risponde senza indugi: "Anch'io, stando sul fronte della tutela della vita, compresa la sacralità della vita, a cui ha fatto riferimento l'idea del Santo Padre, ho un ispirazione laica, laica com'è la difesa della vita che è il primo dei valori fondamentali dell'uomo".

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domenica 6 gennaio 2008

La prostituzione dei macachi mette in crisi l'omosessualità come atto naturale.

(Temis) Una ricerca USA ha dimostrato che tra i macachi indonesiani lo spulciamento è il corrispettivo a cui sono tenuti i maschi per ottenere i favori delle femmine. Il c.d. "Grooming" è la diciamo così moneta ufficiale anche per stabilire le gerarchie interne ai gruppi. La prostituzione è, quindi, una fenomeno "naturale" (ossia non solo "umano"). Curioso. E dirompente. Sì, dirompente perchè, a ben vedere, la scoperta mette in crisi il tentativo di una certa cultura di dare un fondamento "naturale" all'omosessualità cercandone conferma nel comportamento degli animali. Ce ne siamo già occupati: nei paesi nordici è stata allestita una mostra di grande successo sull'omosessualità negli animali. In attesa che gli scienziati individuino il c.d. "gene gay" che consentirebbe di mettere definitivamente a tacere chi, come la senatrice Binetti, continua a ritenere l'omosessualità una malattia, la cultura gay aveva cercato nei comportamenti degli animali la conferma della naturalezza dell'amore omosessuale. Dopo la ricerca USA, possiamo concludere che tra gli animali ci sono sia i gay che le prostitute. Tanto basta per sostenere che anche la prostituzione è un dato naturale e, come tale, va riconosciuto e tutelato sul piano normativo? speriamo proprio di no. Certo è, però, che i politcamente corretti dovranno spiegarci per quale motivo la genealogia animale(sca) può giustificare il riconoscimento del diritto all'amore omosessuale e non alla prostituzione! (a questo punto è d'obbligo una precisazione: con queste considerazioni non vogliamo negare la libertà di amare degli omosessuali, ma mettere in discussione alcuni postulati delle loro rivendicazioni. Capiamo che per secoli sono stati emarginati e ci schieriamo a loro fianco nella difesa del loro diritto ad amare. Ma una cosa è difendere il "diritto ad amare" come espressione della persona umana, un'altra è pretendere il riconoscimento dell' "amore omosessuale" come "atto naturale foriero di diritti" (anche nei confronti dei terzi: i bambini/figli), almeno sino a quando gli scienziati non avranno dimostrato la base genetica dell'amore omosessuale.

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giovedì 3 gennaio 2008

Dietro le quinte, la contromossa per sfidare i teodem. E nel Pd i laici organizzano la corrente.

(Corriere della Sera) Evitare «turbolenze inutili» al Pd, aspettare che la polemica si sgonfi e solo allora, «con estrema pacatezza», intervenire nella querelle sulla legge 194. È improntata alla cautela e all'attendismo la linea che Walter Veltroni, leader del partito nato per conciliare le istanze dei laici con quelle dei cattolici, ha messo a punto dopo le parole del cardinale Camillo Ruini.

«Un attimo di riflessione non farebbe male...» è stato il commento del segretario alla notizia che la senatrice Paola Binetti sarebbe pronta a votare con l'opposizione. Ma poiché nei dintorni del loft sono convinti, come conferma Ermete Realacci, che «nessuno ha veramente intenzione di modificare la legge sull'aborto», il pensiero del capo resta affidato all'intervista-fiume concessa al
Foglio il 18 dicembre: la 194 è «una buona legge», però la parte sulla prevenzione va rafforzata.
Sarà pure un silenzio strategico ma comincia a innervosire i laici, i quali a dispetto della superiorità numerica si sentono schiacciati dall'esuberanza dei cattolici integralisti. Dicono che Anna Finocchiaro, custode della sopravvivenza del governo al Senato, abbia sfogato con i collaboratori la sua preoccupazione per l'ennesimo strappo della senatrice Binetti e il conseguente mutismo del Pd. E dietro le quinte i laici si organizzano, progettano un incontro pubblico e una associazione trasversale a Ds e Dl, da cui potrebbe nascere un correntone Anti-Teodem. «C'è una grandissima difficoltà di quella che nel Pd è l'identità maggioritaria — ammette il disagio dei laici la diessina Vittoria Franco — La situazione di precarietà al Senato dà una forza inimmaginabile ai Teodem e anche per questo stiamo lavorando a un documento sull'etica del legislatore e a una iniziativa sulla irrinunciabilità dei diritti degli individui». I nomi sono ancora top secret, ma la riscossa dei laici è partita e presto Veltroni, sindaco della città del Papa, dovrà trovare il modo di fronteggiarla. E chissà se basterà l'idea di proporre a Berlusconi «larghe intese» in Parlamento sui temi eticamente sensibili, per parare, come dice Giorgio Tonini, «improvvisi colpi di mano».
Nel Pd la tensione è così alta che il vicepresidente del gruppo al Senato, Luigi Zanda, ha chiamato la Binetti, la senatrice ha aggiustato il tiro ma i Teodem si sono messi a litigare tra loro. «La Binetti sa che di aborto non abbiamo ancora parlato, quindi non può dire che voteremo un bel nulla — ammonisce Enzo Carra — C'è un tempo per parlare e un tempo per tacere».

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mercoledì 2 gennaio 2008

Binetti la dura e la nuova crociata per la revisione della legge sull’aborto.


(Panorama) Mancava solo la sua. E infatti è arrivata: la benedizione della senatrice Paola Binetti contro la legge 194. Per nulla intimorita da chi la voleva fuori dal Pd per aver votato contro, lo scorso dicembre, al primo e pasticciato pacchetto sicurezza voluto da Veltroni; per nulla imbarazzata dalla lettera che lo stesso segretario le ha inviato per dirle che affermare che “i gay vanno curati” è “pericoloso e sbagliato”, ora la cattolica Binetti interviene nel dibattito sulla revisione della legge sull’aborto.

E c’è poco da sorprendersi, visto che la senatrice non è nuova nel giocare ruoli di rottura, sui temi etici, con le posizioni laiche della sinistra della propria maggioranza.
Esponente di punta dei teo-dem - corrente del Partito Democratico di stampo democristiano e cristiano-sociale (ne fanno parte Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi, Enzo Carra e Marco Calgaro), molto vicina alle posizioni dottrinali propugnate dalla Chiesa sulla procreazione assistita e sui Dico - alla vigilia di Natale, per far capire di che pasta è fatta, la Binetti ha rincarato la dose contro le dure critiche del suo leader e le accuse di “nazismo” delle associazioni Lgbt: “È grave che Veltroni, spinto dalle pressioni degli omosessuali, voglia soffocare il confronto su temi così importanti. No, Walter, non è con i diktat su unioni civili e omosessuali che si costruisce il partito Democratico”. E a conferma della sua tesi, la Binetti ha rispolverato i suoi trascorsi professionali. La senatrice, che in passato non ha nascosto di usare il cilicio come forma di penitenza, altri non è che una neuropsichiatra. Una scienziata, insomma. “Ho esperienza decennale di omosessuali che si fanno curare” scriveva sulla Stampa “non sono andata a cercarli io, sono loro che sono venuti in terapia da me”.
Veltroni o non Veltroni, scienza o non scienza, comunque Paola Binetti le idee chiare le ha sempre avute: “La mia coscienza resta qua”. Senza uscire o farsi cacciare, come vorrebbero in tanti, dal Pd. Ma ora la posizione della senatrice si è fatta ancor più estrema, dicendosi pronta non solo a sostenere la crociata lanciata dal direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara e dal Cardinale Ruini, ma anche di essere disposta a votare con Forza Italia e con una formazione trasversale in Parlamento: “Sulla salvaguardia della vita” spiega “non valgono logiche di schieramento o posizioni di partito”. Altro che inciucio, insomma: “Sono convergenze alla luce del sole”.
A raccogliere politicamente le proposte del giornalista e del cardinale, è stato Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, che ha confermato di aver presentato, già tre mesi fa, una mozione parlamentare per”l’istituzione di linee guida (attualmente non previste dalla 194) per permetterne un’applicazione piena, coerente e omogenea'’. E la Binetti si è accodata: “Nel Pd e in Parlamento” rivela “siamo in più di quanti si creda a ritenere indispensabile la rivisitazione della legge 194″.

Un numero che non contempla certo Marina Sereni, vice capogruppo del Pd alla Camera: “La legge 194 è stata un’ottima legge che ha contribuito a sconfiggere l’aborto clandestino e a dare alle donne tutele e aiuti per una maternità consapevole. Mi auguro” ha aggiunto Sereni “che l’iniziativa a titolo personale dell’onorevole Bondi, che sa tanto di speculazione politica, resti assolutamente tale”. Dice sì al dialogo, ma no alla modifica della legge, il ministro della Salute Livia Turco. Che ha lanciato un messaggio forte e chiaro: “È una legge applicatissima”. La legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, infatti, “ha fatto sì che da trent’anni ad oggi gli aborti si siano praticamente dimezzati riducendosi del 45% e sia stato cancellato l’aborto clandestino e la conseguente altissima mortalità materna”.
Va dritta al bersaglio, invece, la capogruppo del Pdci al Senato Manuela Palermi: “La senatrice Binetti sta coprendo di vergogna e di ridicolo l’intera coalizione di governo. Affermare di essere pronta a sottoscrivere la mozione di Forza Italia contro la 194, significa insultare tutte le donne”. Ma non è solo vergogna, è totale incompatibilità: “Il suo incredibile comportamento” prosegue ancora la Palermi “rende incompatibile la sua presenza in un centrosinistra che nel suo programma ha riaffermato la laicità dello Stato. che Veltroni intervenga”.
Ma, essendo lei una senatrice, con i numeri risicati che il governo si trova a Palazzo Madama, a dover intervenire per quietare gli animi e accontentare tutti i riottosi alleati, sarà, come al solito, Romano Prodi. Che non aveva messo in conto una tegola di queste proporzioni, nella già delicata agenda d’inizio anno.

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Aborto, Paola Binetti sostiene la "mozione Bondi" sulla legge 194.

(Agenzia radicale) Quello dell'aborto rischia di diventare un nuovo fronte scoperto per la maggioranza di centrosinistra. La conferma arriva dalle parole della senatrice del Pd Paola Binetti che, intervistata dalla "Stampa", si dice pronta a sostenere la mozione presentata alla Camera dal coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi,"per rivedere le linee guida della Legge 194, sulla base della necessità di tenere conto delle nuove possibilità tecnologiche che rischiano di inficiarne i principi ispiratori".

Secondo la Binetti ''la mozione di Sandro Bondi - che si è riconosciuto " pienamente nelle parole di Sua Eminenza il Cardinale Camillo Ruini, intervenuto nel dibattito aperto dalla proposta di Giuliano Ferrara sulla difesa della vita"- è un grande passo nella direzione giusta, cioè la difesa della dignità della persona e del valore sacro della vita". La 194 è datata - dice la senatrice -, "ha trent'anni e per rivedere le linee guida della legge sono disposta a dare il mio contributo alla formazione di una maggioranza trasversale''.

Paola Binetti ribadisce la sua convinzione che in tema di salvaguardia della vita non possono valere logiche di schieramento o di partito che ritiene "demenziali". E considera la proposta del coordinatore di Forza Italia ''un'apertura positiva da non lasciar cadere: favorisce una sensibilità trasversale, quindi è ben accetta''.

Binetti rimane contraria, anche se la legge lo consente, a ogni tipo di interruzione di gravidanza. Quanto alla legge 194, uno dei rimproveri mossi dalla senatrice teodem riguarda la sua non integrale applicazione. ''Manca soprattutto - prosegue Binetti - il sostegno che consenta alle donne di portare a termine la gravidanza contando su una serie di aiuti''.

Della proposta di Bondi, Binetti condivide in particolare il richiamo alle possibilità offerte dalle tecnologie ancora impensabili trent'anni fa, quando venne varata la legge. Quanto ai numeri parlamentari necessari per rivedere la legge, la senatrice è sicura che ci sono.

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