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domenica 31 agosto 2008

Domenico e Pierrick morti su quell'aereo manipolati e strumentalizzati.

Vorrei tornare sulla polemica che è stata creata intorno all'incidente aereo di Madrid. Non posso dire di tornarci a testa fredda, perché io Pierrick (il ragazzo francese che viaggiava assieme a Domenico, l'unica vittima italiana della tragedia) lo conoscevo w lo shock è oggi lo stesso che ho provato il primo giorno quando ho appreso la notizia. Ma cercherò di restare calmo ed oggettivo, anche se è chiaro che io questa lettera non la scrivo per pura speculazione, la scrivo per Pierrick perché sento di avere nei suoi confronti una responsabilità morale. Purtroppo è l'unica cosa che ormai posso fare per lui.
Voglio ribadire con forza un principio: nessuno ha il diritto di esporre la vita privata altrui, e ancor meno le proprie personali interpretazioni della vita privata altrui. Un gruppo di persone tra cui, con mio sgomento, figurano persino alcuni parlamentari, si è invece permesso di fare esattamente ciò, non limitandosi a frugare nella vita privata di persone morte in circostanze drammatiche, ma sovrapponendo addirittura ai fatti la propria libera interpretazione. A me pare una violenza inaudita, una violenza dell'anima non dissimile né meno grave o dolorosa della violenza che si può fare ai corpi. Davvero in Italia un gruppo di persone può fare pubblicare impunemente una lettera aperta sui giornali nella quale espone e interpreta questioni della vita privata che nemmeno conosce? Io trasecolo.
Potrei entrare in una discussione sul merito delle cose che sono state dette a proposito di Pierrick e di Domenico (per il quale provo la stessa profonda pietà umana ma che non ho avuto la fortuna di conoscere) e contestare versioni, ipotesi e interpretazioni. Ma non lo faccio perché lo considero osceno. Vorrei soltanto fare notare una cosa che a me pare decisiva: in Francia due persone, anche dello stesso sesso, che vogliono essere una famiglia possono esserlo legalmente grazie all'istituto del pacs. Non c'è perciò alcun bisogno che persone come Grillini ci siano la loro interpretazione sui legami che secondo loro intercorrerebbero tra persone che neppure conoscono, tanto più quando queste persone sono appena decedute in circostanze drammatiche.
Io vivo a Parigi e da una settimana purtroppo non parlo d'altro, con amici e conoscenti. I più, quando cerco di spiegare la polemica che c'è stata in Italia, non capiscono. Nel senso che tutti in un primo tempo pensano che sia accaduto il contrario: i giornali hanno invaso oscenamente la vita privata di alcune persone e le associazioni di difesa dei diritti dei gay li hanno, giustappunto, difesi. Quando spiego che è successo il contrario, che sono quelle associazioni che hanno invaso la vita privata di quelle persone, manipolandola e strumentalizzandola, la gente non mi segue più. E' un elemento che mi ha fatto percepire ancora più acutamente la barbarie di questa vicenda. Ho cercato di sollevare queste questioni in due lettere che ho indirizzato al Presidente dell'Arcigay, ma la risposta è stata la ripetizione, come un disco rotto, delle argomentazioni risibili che sono state proposte sui giornali.

Giovanni Mastrogiacomo - Parigi (La Repubblica, 30 agosto 2008)

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lunedì 25 agosto 2008

Propaganda. Mancuso accusa: E' una sinistra che non vuole sentir parlare di famiglie omosessuali e di riconoscimento della cittadinanza.

Aurelio Mancuso dell'Arcigay attacca media e Pd: hanno paura di dire che la famiglia dello steward era gay.

(Il Manifesto - Giacomo Russo Spena) Se lo sarebbe aspettato da una destra omofoba e razzista un attacco del genere. Non dalla sinistra «cosiddetta progressista e liberale». Per Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, è un colpo basso l'articolo di Francesco Merlo («Se uno steward morto diventa una bandiera gay») uscito ieri su Repubblica: «Da quelle colonne si è sparato a zero contro le libertà civili e omosessuali».

Perché lei e altri colleghi del mondo lgbt avete accusato la stampa di non aver sottolineato che lo steward Domenico Riso, morto nell'incidente aereo in Spagna, fosse omosessuale? Nella vicenda non appare un elemento importante.
Non volevamo identificare che era scomparso un omosessuale, questo non avrebbe senso. Il nocciolo è un altro. Gran parte dei media ha omesso che Riso avesse una sua vita e che in quell'incidente se ne fosse andata la sua famiglia: sia il compagno sia il bambino. In Italia si vuole continuare a ignorare il fatto che esistono le famiglie omosessuali. Se fosse morta una coppia etero i titoli dei giornali sarebbero stati: «Tragica uccisione di una famiglia italiana». No? Invece Riso è morto da solo.

Tra l'altro per realizzare la sua famiglia, Riso era stato costretto a lasciare l'Italia.
È andato a vivere in Francia per poter realizzare il suo sogno. In Italia non avrebbe potuto, non essendoci riconoscimento per le coppie dello stesso sesso.

Però la sua ira è soprattutto contro l'articolo di Merlo. Si sente tradito?
Merlo dice che non si possono riconoscere le coppie omosessuali. Lo ha detto in modo brutale e offensivo. E Repubblica non è l'organo ufficioso del Pd, forse il contrario.

In realtà Merlo fa un discorso più elaborato. Dice di voler difendere i diritti dei gay...
Non è così. In questa società non esistiamo. Non siamo soggetti di diritto. Esistono solo gli eterosessuali. E Merlo esprime il pensiero di una classe politica, culturale e intellettuale che fa riferimento alla sinistra progressista che non vuole sentir parlare di famiglie omosessuali e di riconoscimento della cittadinanza. Una classe politica complice dell'omofobia dilagante. Neanche la sinistra radicale è esente da colpe.

Parole forti. Non vede spiragli di luce neanche ora che la sinistra si trova all'opposizione?
Non è un problema di governare o meno. Questa sinistra è succube di una cultura arretrata. Se Ratzinger non avesse una sponda politica di questo tipo, noi avremmo già avuto un riconoscimento ufficiale e giuridico. Se milioni di persone sono senza diritti, la colpa sta tutta sulle spalle di questi riformisti. Tra l'altro nel Pd ci sono clerico-fascisti come i teodem.

Però adesso c'è la destra. Tempi più bui?
Non mi interessa chi governa. Spero solo che la maggioranza risponda alle nostre richieste e esigenze. Poi certo, avendo come riferimento la ministra Carfagna, che è una nullità assoluta, non avremo nessuna possibilità di strappare qualcosa. Ma ho almeno il dovere di provarci.

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Le aggressioni a Roma. Propaganda e realtà sono due cose ben distinte.

(Giornalismo partecipativo) Con la propaganda ed il martellamento “pubblicitario” a colpi di slogan sulla sicurezza il centrodestra ha vinto le elezioni. Ricordo la volgare strumentalizzazione, durante la campagna elettorale per il sindaco di Roma, del caso della stazione “la storta”: un vergognoso linciaggio mediatico contro la giunta del centro-sinistra, dalla pdl ritenuta in qualche modo corresponsabile del brutale episodio. Da quando Alemanno è il nuovo sindaco a Roma ne sono successe di tutti i colori: omicidi, violenze, stupri (commessi da italiani e stranieri), pedofilia (addirittura un prete che, secondo i giornali, è stato nominato garante per la famiglia e le periferie da Gianni Alemanno durante la campagna elettorale. Da pelle d’oca). Di tutto questo solo piccoli trafiletti, oscurati dai proclami sulla sicurezza che il governo attuale continuamente ci propina con quell’ operazione di pura facciata che è l’ invio di qualche militare sulle piazze. La sicurezza finalmente adesso c’è.

Semplice: basta non dare le notizie o minimizzarle a brevi fatti di cronaca. Un pò più di fatica fanno a nascondere gli sbarchi dei disperati. Il ministro La Russa, in una puntata a Ballarò annunciava, comicamente, la fine degli arrivi via mare. Apprendo oggi che a Roma una turista olandese è stata violentata e derubata: dov’ era il “pacchetto sulla sicurezza”? Dov’ era l’ esercito? Dov’ era il sindaco Alemano, che in vesti da “pubblico ministero” accusava sempre Veltroni ad ogni episodio di cronaca che succedeva nella capitale ??

Capisco, prendere il potere era importante. Machiavelli docet. Ma almeno non ci prendano in giro. Come ha fatto un assessore leghista che affittava un laboratorio clandestino con nove cinesi costretti a lavorare in condizioni pietose. Se c’era bisogno, ma non ce n’ era bisogno, si è visto che la propaganda e la realtà sono due entità ben distinte.
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domenica 24 agosto 2008

Caro Mancuso non siamo quelli di Vichy!

REPUBBLICA VS ARCIGAY: NON E' FINITA.

La querelle tra La Repubblica e Arcigay non si è affatto conclusa e, se nelle stanze della direzione del giornale si pensa che con la pubblicazione delle due belle lettere di oggi di Luigi Valeri e di Franco Grillini sia stato dato sufficiente diritto di replica, ci si sbaglia di grosso. A queste due civili e persin troppo educate risposte, replica seccamente Francesco Merlo con un brevissimo commento che lascia senza fiato.

Nei prossimi giorni decideremo che fare, in un primo momento avevo lanciato l’idea di picchetti davanti alle sedi Rai, Mediaset e dei grandi giornali il giorno del funerale di Domenico. Ma ho passato due interi giorni a setacciare con cura servizi tv e rassegna stampa, in effetti da quando c’è stata la nostra reazione la musica è cambiata. I mass media, a parte la Repubblica e qualche giornale siciliano, hanno dato correttamente conto della vita di Domenico, certo non si sono sperticati in particolari, ma hanno cambiato tono E parlato della sua storia.

Allora, incassato questo risultato, bisogna concentrarsi su La Repubblica, perché la questione vera riguarda proprio l’idea che ha una certa sinistra italiana rispetto alla dignità e alla visibilità delle persone omosessuali e di conseguenza il loro diritto a veder riconosciuti i propri amori.

In queste ore sono giunte alla redazione del giornale centinaia di lettere di protesta, alcuni giornalisti ci hanno manifestato la loro solidarietà, vediamo come evolve la vicenda, ma stiamo pronti a dare vita ad una protesta clamorosa e forte.

Vorrei, infine dire ad alcuni blog pseudo gay che in queste ore hanno dato ragione a Francesco Merlo, tutti presi dal solito furore anti Arcigay, che stare con il proprio avversario per dispetto ad Arcigay, ricorda il classico collaborazionismo in cui sono incappate tante persone appartenenti a minoranze e popoli.

Aurelio Mancuso
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Caro Mancuso non scambiare chi dissente dalla linea (che parolona...) dell'Arcigay per dei collaborazionisti di Vichy, non scambiare chi non è d'accordo su quelli che sono evidenti strumentalizzazioni in repubblichini. Non fa onore ad un uomo democratico come te, semmai è un bagaglio ormai logoro dello stalinismo modello Cominform, scomparso ormai da decenni ma, probabilmente, ben stampato nel cervello di certi militanti di sinistra.

La maggioranza della nostra redazione è di sinistra con tutte le varie sfumature del caso (verdi, rifondaroli, dilibertiani, veltroniani, mussiani) e presi assieme rappresentano il "caos" della sinistra di oggi. Pertanto non crediamo di essere scivolati in una sorta di "reazione anti-Arcigay" diciamo solo che quanto stava e sta succedendo non ci piaceva e non ci piace.

Nessuno mette in discussione le sacrosante ragioni della visibilità omosessuali e dei diritti negati a noi popolo Lgbt, ci mancherebbe altro. Ciò che viene contestato è il metodo, l'intolleranza, l'aggressività a tutto campo utilizzata in questo frangente (il caso di Domenico Riso, per intenderci) per ripararsi da un "fuoco amico" (tra l'altro cercato) qual'è stato quello di Repubblica.

Sospettiamo, e con noi moltissimi altri, che la necessità di recuperare consensi da parte del mondo Glbt del nostro paese nei confronti della tua gestione (probabilmente ai minimi storici nella storia dell'Arcigay), ti abbiano indotto ad alzare tutte queste cortine fumogene (ed altre certamente ne verranno alzate) per nascondere o sviare l'attenzione dai continui flop che si sono registrati proprio sotto la tua presidenza (uno per tutti il gaypride nazionale meno affollato d'Europa... ed è un dato reale, basta essere intellettualmente onesti) e nascondere la spaccatura di una specie di movimento Glbt di cui l'associazione da te presieduta è in parte responsabile e lasciamo correre sulla linea politica, l'assenza di una strategia omogenea e coerente, diciamo "molto creativa" come le finanziarie di Tremonti. E fai i nomi di quei giornalisti che hanno testimoniato la loro solidarietà altrimenti non sei credibile ed uguale alla stampa che critichi e attacchi. Fatti e trasparenza, non parole.

Se tutto ciò che è stato messo in campo aveva come fine trarre visibilità sia personale che della associazione, dobbiamo dare atto che è stato un lavoro superbo, peccato che oggi nelle redazioni i giornalisti eviteranno di avere a che fare con i gay nel timore di cadere in polemiche velenosi rendendo la presenza dell'informazione Glbt ai minimi temini della cronaca più becera o alle polemiche che tormentano i Glbt italiani per vendere di più... Ma staremo a vedere...

Individuare un nemico per aggregare più consensi possibili è un metodo vecchio come l'uomo leggiti Omero, e la biografia di Hitler di Joachim Fest e vedrai come questo rozzo modo di fare dia sempre effetti immediati ma anche sempre e comunque rovinose cadute).
Caro Mancuso, non sei certo un intellettuale, sai anche tu di essere solo il presidente stipendiato di quella che può essere definita la "Confcommercio gay", una milionaria struttura che scambia la ghettizzazione per cultura, pertanto non metterti a fare della "mistica gay" anche quella è paccottiglia del passato. Arcigay non può imporre dogmi. Essa rappresenta unicamente i suoi iscritti e non il mondo Glbt italiano e non dobbiamo certamente essere noi a ricordarti che un buon 70/80% di tali iscritti si tessera solo per entrare nei locali ricreativi affiliati (caso unico nel suo genere...) , questa precisazione probabilmente ti fischia in modo ossessionante nelle orecchie perchè tu sai quanto sia vera.

In quanto ai nemici dell'Arcigay, una volta per tutte, il "sovrano disprezzo" nei suoi confronti da parte di una parte consistente degli omosessuali italiani è dovuto soprattutto (ma non solo, se ci pensi bene...) per l'utilizzo dell'artifizio dell'associazionismo per i cosidetti "club affiliati" (pur ritenendo legittima e necessaria la loro presenza ed il loro lavoro sul territorio) e non di chi, giorno per giorno, combatte mettendoci la propria faccia per i sacrosanti diritti Glbt, volontariamente e gratuitamente. E' vero, è una polemica vecchia, ma vecchia proprio perchè irrisolta. Saremo dei puri, degli idealisti, chissà a noi sembra solo di essere persone che vogliono solo trasparenza. Detto ciò non abbassate la guardia ma siate più sinceri, leali concreti e meno strumentali.

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Strumentalizzazioni?. Grillini scrive a Repubblica che gli risponde duramente.

Steward morto, la sua era una famiglia normale.
Ho letto con un certo stupore la requisitoria di Francesco Merlo, nell'articolo pubblicato ieri, contro il sottoscritto e contro l'Arcigay, colpevoli di aver notato nell'immane disastro della Spanair solo la morte di due omosessuali che stavano assieme. Merlo non deve aver letto i giornali o ascoltato tutti i Tg perché in Italia si è parlato soprattutto della vittima italiana dell'incidente aereo. Per sensibilità verso i familiari abbiamo taciuto per ben 2 giorni, ma quando un grande quotidiano nazionale ha finalmente parlato in modo esplicito dello steward e del suo "compagno" abbiamo fatto notare i due pesi e le due misure usati da quasi tutta la stampa nazionale, quella "progressista" compresa. E cioè se si tratta del povero architetto ammazzato da un prostituto romeno, allora si scatena la bassa macelleria della cronaca nera: si parla di "omicidio gay", di "ambienti omosessuali", addirittura di "festini gay", tralasciando in questo caso ogni riguardo verso la famiglia della vittima. Il poveretto è stato massacrato due volte ma di questo e di altre tragedie, del "camposanto" gay (morti ammazzati, suicidi, mancata prevenzione sanitaria e via dicendo) a Merlo poco importa. E nemmeno importa il nocciolo del nostro ragionamento che non era tanto l'identità omosessuale dello steward quanto il pubblico riconoscimento dell'esistenza della sua famiglia. Si è parlato di tante vedove, di tanti vedovi, di molti figli rimasti soli, di un sacco di genitori piangenti. Si è parlato di famiglie disperate, e guarda caso erano tutte famiglie splendidamente eterosessuali. Sulla famiglia di Domenico, nemmeno una parola. Sui suoi sogni, i suoi progetti di vita, sull'impegno che lui e il suo compagno avevano profuso nel crescere insieme un figlio: nulla, silenzio. Quella era una famiglia a tutto tondo, Domenico aveva un partner e un figlio come ne abbiamo in tanti. Non davano scandalo a nessuno a Parigi, ma siccome era, a Parigi per l'appunto, una famiglia "normale" che conduceva una vita normale, allora in Italia non lo si può dire. Zitti, i gay non hanno famiglie normali, anzi, non possono nemmeno avere famiglia, ma solo "torbidi ambienti omosessuali". Non possiamo proprio accettarlo.

Franco Grillini
Presidente Gaynet*
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La risposta di Francesco Merlo
Sulla base di un assoluto diritto di proprietà dell'argomento lei continua a trarre rendita dai morti, architetti o steward che siano. Il riconoscimento dei sacrosanti diritti dei gay passa anche per la liberazione dai 'rentiers' ideologici.
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Ndr. Ma qualcuno sa cos'é sto Gaynet? L'ennesimo ordine della casta dei giornalisti e questa volta omosessuali? Esiste uno statuto? Chi sono gli associati? Si è costituito davanti asd un notaio, possiede una partita iva ed un organo direttivo? Su internet non abbiamo trovato traccia di questa fantomatica sigla. L'unico riferimento relativo a GayNet, associazione d'informazione omosessuale, è qui e pare essere "l'editore" di Gaynews, infatti cliccando su gaynet.it si finisce proprio su Gaynews. Nient'altro. Insomma, ancora una volta poca trasparenza, tanta nebbia in val Padana... . Ognuno è libero di pensare ciò che vuole e come vuole... anche male. E per favore non tirateci in ballo, noi siamo un blog, non una testata giornalistica registrata in tribunale. Ecco perchè chiediamo conto.

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sabato 23 agosto 2008

Arcigay vs Repubblica. Imbarazzante autodifesa di Mancuso. Il solito vittimismo per nascondere dei fallimenti?

ARCIGAY: REPUBBLICA PRENDE FISCHI PER FIASCHI.
Dura presa di posizione di Arcigay sull'editoriale di Repubblica. Vergognoso attacco ad Arcigay e a Franco Grillini sulla morte di Domenico Riso
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Siamo sinceri, un attacco alla nostra associazione così violento e al contempo arrampicato sugli specchi da parte di la Repubblica a firma di Francesco Merlo, non ce lo saremmo mai aspettati. Non tanto per l'astio che trapela nei nostri confronti, quanto per l'argomentazione populistica e confusa che stravolge completamente la realtà dei fatti e le nostre intenzioni. Certo - se la cultura progressista e liberale italiana di cui almeno teoricamente l'importante quotidiano si fa paladino mette in campo un'autodifesa di questo livello non si può che ritenerlo emblematico dell'arretratezza in cui sono sprofondati la politica, la cultura, il giornalismo italiano.

Da giorni la Repubblica definisce la tragica distruzione di un'intera famiglia omosessuale in quell'incidente, perita assieme a tante altre famiglie simili e diverse, come "la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico". L'omissione del vero rapporto tra quelle persone che oramai non ci sono più e la negazione di dare al loro affetto il nome che merita è riproposta con fredda ostentazione. Per sostenerla, proprio Merlo riduce gli affetti alla solita cantilena del non si fruga dentro le lenzuola di nessuno, accusando di ossessione chi da anni chiede invano proprio il riconoscimento della dimensione che vada al di là della sessualità, che effettivamente di fronte alla morte – ma anche di fronte ai problemi ed alla discriminazioni della vita quotidiana - diventa un dettaglio ininfluente.

Caro Merlo, sarebbe stato sufficiente verificare i fatti, avere pietà anche di quell'amore distrutto, fra le centinaia squartati da quelle lamiere, e parlare dell'unica vittima italiana proprio nei termini in cui stavano i fatti della sua vita. Invece si è praticata consapevole censura, perché quella famiglia non doveva esistere! Il resto delle affermazioni contenute nell'editoriale sono solamente una sequela d'insulti al ruolo e all'azione della più grande associazione nazionale gay e lesbica. La triste realtà è che il grande giornale non accetta una critica che coinvolge l'intero sistema di comunicazione italiana, che appena può cancella la cittadinanza e gli amori omosessuali perché li ritiene, come ci ricorda appunto Merlo, pura pratica sessuale a cui si nega sistematicamente il riconoscimento dell'affetto e della vita vissuta e a volte purtroppo spezzata insieme.

Respingiamo al mittente di aver strumentalizzato la morte di Domenico, e soprattutto di non aver voluto vedere l'immensità del dramma che ha colpito oltre 150 persone. Esprimiamo infine la nostra piena solidarietà a Franco Grillini, già presidente di Arcigay, che è volgarmente attaccato nell'editoriale, quasi come capro espiatorio di un comunicato, sottoscritto da molti leader gay e lesbiche italiane. Il cripto leghismo paventato nell'editoriale sta proprio nel negare che in questo stupendo e maledetto paese c'è ancora a sinistra l'idea che i gay e le lesbiche debbano vivere il loro orientamento sessuale in privato, non lamentarsi del fatto di essere considerati dei fantasmi sociali, la cui esistenza e realtà di vita viene taciuta nel nome di una eleganza di cui Merlo parla, ma di cui nelle sue parole non si trova traccia.

Aurelio Mancuso
Presidente nazionale Arcigay

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La morte di Domenico Riso. Arcigay, Grillini, Benedino e Concia, i blogger non sono d'accordo con loro.

Outing post mortem.
(Tom) Riguardo alla faccenda dello steward morto sull’aereo a Madrid, sono completamente d’accordo con quello che scrive Francesco Merlo oggi su Repubblica, in questo pezzo in cui ne dice quattro all’Arcigay e a Franco Grillini.
L’unico motivo per cui i media da due giorni stanno parlando di Domenico Riso è perché è stato il solo italiano a morire su quell’aereo. Probabilmente era gay. E allora? Cambia qualcosa saperlo? E se i familari di Riso non volessero rendere pubbliche le sue preferenze sessuali, non ne hanno il diritto? E soprattutto, l’omofobia che diavolo c’azzecca?
In Italia ci sono tantissimi personaggi ben più noti del povero Riso che non vogliono dichiararsi, anche se poi praticamente “lo sanno tutti”. Perché accanirsi proprio in questo caso, e sventolare bandiere arcobaleno a sproposito? Arcigay non ha ben altri esempi di reale omofobia per cui indignarsi, e magari cercare anche di fare qualcosa in più per far passare uno straccio di legge a tutela degli omosessuali, di cui in questo Paese siamo tuttora vergognosamente privi?
O forse con la nostra morbosa curiosità per il privato delle persone stiamo arrivando a giustificare l’outing forzato, per giunta post mortem?

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Lo steward e l'Arcigay. Una vergognosa proposta di Aurelio Mancuso.

(Redazione) Aurelio Mancuso, Presidente di Arcigay ha inviato ai molti colonnelli del mondo Glbtq una lettera (piena di errori...!). Eccola, integrale.
Secondo noi la morte è un fatto privato, intimo, da non strumentalizzare qualunque e comunque siano le ragioni. Non si può utilizzare tutto quanto può essere riferito al mondo omosessuale per avere visibilità spacciandolo per un momento politico. Siamo sicuri che Domenico Riso ed il suo compagno cercassero tutta questa attenzione? Rispettiamoli e troviamo altre iniziative oer ricordarli.
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Alcun* di noi hanno inviato un comunicato incazzato sulla vicenda Domenico Riso, ma davvero è sufficiente un comunicato? Davvero dopo un’estate di violenze e discriminazioni su trans, gay, lesbiche ci possiamo limitare a questo?

Dovremo aspettare il prossimo Pride per arrabbiarci?

Io credo che la misura sia colma da tempo e questa vicenda di Domenico è se possibile la più emblematica! Si è voluto deliberatamente cancellare la sua vita (unica eccezione il Corriere della Sera) e si persevera, perché i servizi tv di stasera hanno semplicemente cancellato Domenico.

Allora possiamo continuare a guardare inermi?

Vi chiedo, al di là delle nostre differenti opinioni ed appartenenze è possibile dare un segnale forte in questi giorni tutte e tutti insieme? Oppure solo a me pare che se facciamo passare anche questa tra poco non avremo più la forza di reagire davvero a nulla?

Faccio una proposta semplice e diretta: il giorno dei funerali di Domenico in ogni città capoluogo di regione (ovvero dove ci sono le sedi regionali della Rai) e poi davanti alle sedi nazionali di Mediaset, la7, Repubblica, La Stampa, Il Giorno, e cosi via possiamo fare dei picchietti di protesta? (poi sui dettagli ci possiamo mettere naturalmente d’accordo)
Lo so che è estate e la gente è ancora via, ma riusciamo lo stesso a mobilitarci? Io penso che se lo vogliamo sì lo possiamo fare! E dovremmo davvero farlo, senza tante inutili domande e prudenze.
Sarebbe un segnale forte e diretto.

Non ho altro da dire, se non trasmettervi una personale rabbia, che al limite sfogherò andando anche da solo davanti ad una sede Rai o Mediaset a manifestare contro questa cappa che è calata sulle nostre vite.

Aurelio Mancuso.

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Un autogol? L'Arcigay: perbenismo sullo steward morto.

La deputata del Pd Concia: quando riusciremo a chiamare le cose con il loro nome?
"Troppi silenzi sull'italiano e il compagno". Ma Galan: omofobia è parlarne.

(Gianni Fregonara - Il Corriere della Sera) Quali sono le parole per dirlo? Si doveva raccontare la storia personale di Domenico Riso (nella foto), lo steward siciliano morto nel disastro aereo di Madrid, insieme al suo compagno francese e al figlio di lui? I dettagli della nuova vita parigina, come riferita dal cugino dell'unica vittima italiana della sciagura, sono un fatto di cronaca o un'ingerenza inutile nella privacy di Riso, di Pierrick Charilas e di suo figlio Ethan?

Ad aprire il dibattito sono state le associazioni gay. Indignate non per i racconti ma per i silenzi e le omissioni sulla storia dello steward: «La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina di fumo tragicamente ridicola: quando questo Paese avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome?», scrivono i vertici dell'Arcigay, in una nota firmata anche dalla parlamentare pd Paola Concia. E non solo. Si scandalizza per il motivo opposto il governatore del veneto Giancarlo Galan (Pdl), che considera «omofobo» mettere la lente sulla vita di Riso: «Sono ripugnanti le cronache pubblicate da alcuni giornali penosamente impegnate a dare il massimo risalto al fatto che Domenico Riso fosse in viaggio assieme al suo "compagno". Che pena per un giornalismo così scadente e morboso».

Le reti tv hanno scelto di non raccontare nulla. «E' tabù in Italia parlare di questo tipo di famiglie», si lamenta il radicale Sergio Ravasio, segretario dell'Associazione Certi Diritti. I giornali hanno usato diversi toni e termini: delicatezza, vista la situazione tragica? «Ipocrisia», accusa il presidente di gaynet Franco Grillini: «Amico del cuore», «un amico», hanno scritto i più. «Compagno», ha scritto il Corriere in prima pagina. La storia è stata anche ignorata o «omessa», da alcuni quotidiani. Quelli francesi che hanno dato la notizia della morte di Pierrick Charilas e di suo figlio Le Parisien e L'Équipe fanno un solo fugace cenno alla presenza di «un amico italiano, di cui non si hanno altre notizie»: per il resto raccontano il dolore dell'ex compagna di Charilas, che è una celebrità sportiva nazionale. Ecco che cosa ne pensano i lettori, che si sono divisi sulla scelta di raccontare la storia: «Il Corriere è stato l'unico giornale nazionale a trattare con rispetto la memoria di Riso descrivendo le persone con cui viaggiava come "il compagno e il figlio di tre anni" invece di nascondere la loro identità con formule generiche », scrive un lettore. «Ma come si possono scrivere certe cose sulla vita privata di una persona appena deceduta? Questa è informazione???», protesta un'altra mail. «Dopo la tragedia in Spagna, ho dovuto notate l'arretratezza del nostro Paese, il modo triste con cui alcune testate hanno cercato di evitare il discorso dell'omosessualità di Domenico», scrive un collega che lo ha conosciuto.

Angelo Pezzana, storico animatore della libreria Luxemburg di Torino, non getta la croce sui giornali. Sta scrivendo un libro in cui affronterà anche il tema della difficoltà di trovare le parole per definire «l'identità omosessuale»: «Senza un riconoscimento giuridico delle coppie gay non si riesce a codificare una realtà che sarebbe accettata in gran parte della società italiana. I termini usati dai giornali non sono tanto offensivi quanto indicativi dell'arretratezza linguistica del nostro Paese ». Pezzana ricorda infatti: «Persino nel mondo della moda non si riesce a definire senza ipocrisie il compagno di Valentino o l'identità di Armani, e per Versace si seppe del suo compagno solo dopo la morte...».

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Italiano morto a Madrid, l’Arcigay attacca la stampa.

(Il Secolo XIX) «I servizi tv e la rassegna stampa ci hanno indignato. La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina fumogena tragicamente ridicola. Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova e una famiglia, potrà avere rispetto, almeno dopo morto?»: con queste parole, l’Arcigay ha contestato il modo in cui giornali e televisioni hanno trattato la storia dello steward morto nell’incidente aereo di Madrid.

«È dovere, per chi informa - ha affermato Aurelio Mancuso, presidente dell’associazione - dar econto di una storia che è stata bruscamente interrotta, e che propone una riflessione sulla condizione di milioni di gay e lesbiche in questo paese. Un tempo si chiamava omosessualità “l’amore che non osa dire il suo nome”, e oggi? Siamo ancora lì»?

«Vogliamo salutare a nostro modo Domenico - ha concluso Mancuso - cui ci sentiamo legati da un sentimento di fraternità. La sua breve vita testimonia la volontà di non rinunciare a se stesso, di combattere la sua battaglia per la felicità, che in questo Paese è ottusamente negata. Per lui e per tante altre persone, continueremo a lavorare affinché non sia mai più negata la realtà della famiglia omosessuale».

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venerdì 22 agosto 2008

Il caso dello steward morto. Le strumentalizzazioni di Franco Grillini.

(Dire) Parla di "ipocrisia dei mezzi di comunicazione" Franco Grillini, riferendosi all'omissione che tutti i telegiornali delle televisioni pubbliche e private italiane hanno operato riguardo al fatto che Domenico Riso, lo steward italiano morto nell'incidente aereo in Spagna, fosse il compagno e convivente (notizia confermata dal cugino di Riso, che ha detto che i tre "costituivano un nucleo familiare vero e proprio nella loro casa di Parigi"), e non un semplice amico, di Pierrick Charilas, in viaggio con lui e con il figlioletto di tre anni Ethan, vittime anch'essi del disastro aereo. "Mentre infatti negli stessi casi, quando si parla di eterosessuali si dice esplicitamente 'e' mancata una famiglia', in questo caso- accusa il presidente di Gaynet- ci si e' arrampicati sugli specchi utilizzando eufemismi di varia natura, per non dire che anche in questo caso e' venuta meno una famiglia vera e propria. Ben diverso e' stato il trattamento quando si e' parlato dall'architetto romano ucciso da un romeno. Li' non ci sono state remore a parlare della sua omosessualita'".
Conclude Grillini: "D'altra parte siamo in Italia, Paese che ha fatto dell'ipocrisia una filosofia nazionale.".
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Ndr. Non strumentalizziamo i morti facendo finta di moralizzare i media per avere visibilità. Le avvisaglie della strumentalizzazione si sono giù avute ieri (e non da Grillini). A nessuno viene in mente che Domenico e Pierrick probabilmente volevano tenere riservato (riservato, non nascosto, si badi bene) il loro rapporto. Perchè sputtanarli con questa polemica? Che tristezza.

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mercoledì 20 agosto 2008

Delitto all'Aurelio. Il solito sciocchezzaio sulla stampa "omofoba".

Che tempi, signora mia!

(Ivan Scalfarotto) Giornalismo che vorremmo vedere bandito da un paese civile. Il cumulo di pregiudizi, ignoranza e arretratezza mentale che contiene la notizia dal Corriere della Sera dell'omicidio di un architetto - probabilmente gay - a Roma, è il classico esempio di come l'omofobia trovi sempre terreno fertile in Italia e di come la stampa - in modo del tutto simile alla politica - si sia ormai completamente abbandonata ad una mentalità bigotta degna dei peggiori anni cinquanta. In una ventina di righe si trova tutto un bazar di luoghi comuni dell'omofobia che definire ributtanti è assolutamente un complimento.

Vediamo. 1. Il morto a 59 anni aveva una badante. Attenzione: non una colf. Una badante. Se sei etero, hai 59 anni e una signora ti stira le camicie due volte a settimana hai una colf; se sei gay, hai invece chiaramente bisogno di una badante.

2. Nonostante la pozza di sangue e la profonda ferita al capo la tesi dell'omicidio è per il momento solo "prevalente": e già, dato che si è escluso che il morto fosse parente di Wile Coyote, le probabilità che si sia staccato un pezzo di roccia del Gran Canyon precipitando addosso all'architetto che stava in realtà tendendo un agguato a Beep Beep sono, secondo gli investigatori, abbastanza remote. Si cercano ancora tuttavia possibili tracce di frenata di struzzo sul pavimento del soggiorno.

3. Il morto non era semplicemente omosessuale era invece, "secondo indiscrezioni", un omosessuale. Uno di un'altra tribù. Peccato che non siano neri come i negri questi omosessuali, sennò si potrebbero puntare anche loro con il dito ("mamma, mamma oggi ho visto un omosessuale!") e non servirebbero tutte queste sottili indiscrezioni così difficili da reperire.

4. "Il delitto quindi potrebbe esser maturato negli ambienti gay": sì, come tutti i milioni di omicidi, stupri, violenze e schifezze di ogni genere che si consumano negli ambienti eterosessuali senza che nessuno pensi di far passare eventualmente il messaggio che se sei un uomo eterosessuale ed entri nella casa di una donna eterosessuale (o viceversa) prima o poi uno dei due finirà per ricevere - in qualche modo meritandosela: la prossima volta stai più attento a chi ricevi in casa - una coltellata.

5. Ovviamente, essendo gay, l'uomo viveva da solo e - ma il giornalista non lo dice, si limita a suggerirlo - faceva una vita di merda. Ah, e da poco aveva cominciato a fare l'editore. Eh sì, molto meglio l'editore che l'architetto che, si sa, poi i gay fanno molto bene nelle professioni creative. Vero, anche il cugino di una mia collega pare che sia gay e da poco si è trasferito a Londra e ora fa lo stilista. Davvero? Un cugino omosessuale? Ma che disgrazia per la famiglia! Pensa la povera mamma! Ma sì, non me lo dica... che poi magari il morto non era proprio un architetto, magari in realtà faceva l'arredatore, il che alla fin fine spiegherebbe tutto... Certo, però che tempi, signora mia...

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martedì 19 agosto 2008

Roma, scritte omofobe a San Giovanni. In tanti nel quartiere a cancellarle.

Ieri mattina si sono messi in tanti, tra residenti e commercianti, a cancellare quelle scritte nere con spugnette abrasive e acido.

(Beatrice Picchi - Il Messaggero) Si è affacciata al balcone e le ha viste: quelle scritte lasciate con il pennarello nero sulle panchine - gay nei forni subito, via i froci dal quartiere - erano più che un’offesa, riaprivano delle ferite, delle umiliazioni. La signora ha fotografato gli insulti e ha portato quelle immagini ai proprietari del locale proprio sotto casa, una coppia gay che gestisce la gelateria nell’ormai nota e affollata via San Giovanni in Laterano-gay street. «Non capiamo chi e cosa possa aver spinto a scrivere quegli insulti - dicono i gestori - abbiamo ottimi rapporti con i residenti, siamo qui da anni ormai e mai era successa una cosa simile». Secondo le prime ricostruzionie le scritte potrebbero essere state fatte nel finesettimana di Ferragosto.

E già ieri mattina si sono messi in tanti, tra residenti e commercianti, a cancellare quelle scritte nere con spugnette abrasive e acido. Una pulizia che riporta alla mente battaglie che Arcigay e altre storiche associazioni portano avanti da anni, battaglie contro pregiudizi e cattiverie, che possono cominciare anche creando una strada e facendola diventare negli ultimi sette anni un punto di riferimento per la comunità gay e lesbica di tutta la città, ma anche di quella straniera. Ogni sera la strada si anima, la gente si diverte, ci sono tre locali, una pizzeria, la gelateria, nemmeno duecento metri all’ombra del Colosseo dove la notte è più bello così stare insieme.

«Noi siamo una coppia gay - raccontano i giovani proprietari di Icecreamsbears - e ci rivolgiamo prevalentemente ad un pubblico gay è vero, ma abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con i residenti, queste scritte sono un chiaro attacco alla nostra attività, e speriamo che le istituzioni ci sostengano attuando un cambiamenti culturali nel quartiere, tramite eventi nella strada, in modo da evitare altri spiacevoli episodi come l'incendio del Coming Out o le aggressioni».

Per il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo, queste scritte «indicano come la strumentalizzazione politica della strada alimenti l'odio verso lesbiche, gay e trans, che non proviene dai residenti, che si sono anche espressi in modo favorevole alla pedonalizzazione della via». Già, la pedonalizzazione, anche questa è stata una delle tante battaglie delle associazioni, momentaneamente sospesa, «è vero che il presidente del primo municipio, Corsetti, ci ha dato il suo no alla pedonalizzazione di quei pochi metri di via San Giovanni in Laterano, ma noi ci riproveremo direttamente con il Campidoglio», assicura Marrazzo certo che chiudere la strada al traffico delle auto comporta solo vantaggi, anche ai residenti. Come un programma di serate culturali sotto le stelle, mostre o incontri che contribuirebbero anche ad aumentare il dialogo con la città e contrastare l’omofobia. Perché si può cominciare anche da una strada per cambiare

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giovedì 24 luglio 2008

Denunciata un'aggressione ad una lesbica a Roma. Da destra a sinistra, ognuno strumentalizza come può.

La ragazza e' stata afferrata alle spalle, insultata ('lesbica di merda') e colpita con un calci".
(Agi) "Tre notti fa, D.S, 20 anni, una collaboratrice del Coming Out, storico bar gay romano e cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano, e' stata aggredita nei pressi di piazza San Giovanni mentre tornava a casa dal lavoro intorno alle ore 3:00. La giovane sarebbe stata inseguita subito dopo aver lasciato il lavoro". L'episodio e' stato denunciato oggi dall'Arcigay, secondo il quale "La ragazza e' stata afferrata alle spalle, insultata ('lesbica di merda') e colpita con un calci, riportando contusioni su varie parti del corpo. Ieri la giovane ha sporto una denuncia contro ignoti alla polizia".

"E' l'ennesimo violento attacco alle persone lesbiche e gay - afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma - Un episodio preoccupante perche' le modalita' sono analoghe a quelle dell'aggressione di Cristian Floris, avvenuta qualche mese fa: la vittima e' stata colpita alle spalle e poi insultata. Le esprimiamo tutta la nostra solidarieta'".

"Con questo attacco - aggiunge Marrazzo - si e' scelto in maniera esplicita di colpire uno dei luoghi simbolo per la comunita' lesbica e gay romana e per la nostra citta': la Gay Street. Probabilmente le polemiche di questi giorni riguardo alla mancata pedonalizzazione hanno persuaso i violenti ad agire, inviando un messaggio per marcare il territorio e seminare il panico. Adesso piu' che mai diventa essenziale una presa di posizione da parte del Comune di Roma e del I Municipio, che chiarisca se le persone lesbiche, gay e trans hanno diritto di cittadinanza nella nostra citta' e in via di San Giovanni in Laterano cosi' da rispondere con fermezza a questi attacchi omofobi e respingere ogni atto intimidatorio".
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ALEMANNO, FERMA CONDANNA CONTRO EPISODI DI VIOLENZA.
Spero che episodi come quello di San Giovanni non si ripetano piu'.
(Agi) "A nome mio e di tutta l'Amministrazione comunale voglio esprimere una ferma condanna contro ogni forma di violenza e discriminazione ai danni della comunita' gay e lesbica di Roma. Alla giovane che ha denunciato un'aggressione a causa della sua omosessualita' va la nostra piena solidarieta'. Spero che episodi come quello di San Giovanni non si ripetano piu', perche' non rendono onore a Roma, da sempre simbolo di accoglienza e di pacifica convivenza". Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
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CARFAGNA, CONDANNO CON FERMEZZA AGGRESSIONE A GIOVANE LESBICA
L'orientamento sessuale non può essere in alcun modo bersaglio di violenze o discriminazioni.
Apprendo con sdegno e preoccupazione di una nuova aggressione a Roma ai danni di una giovane omosessuale, insultata e colpita proprio perche' lesbica'. Lo afferma il ministro per le Pari Opportunita' on. Mara Carfagna.

' Cio' che viene denunciato dalla ragazza e' un gravissimo e odioso fenomeno di razzismo che condanno con assoluta fermezza: sono infatti convinta che il proprio orientamento sessuale non possa in alcun modo essere bersaglio di violenze o discriminazioni. Da ministro per le Pari Opportunita' non posso quindi che esprimerle tutta la mia solidarieta', con la speranza che le Forze dell'Ordine individuino al piu' presto gli autori di un gesto tanto odioso quanto incivile', conclude il ministro.
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CONCIA (PD) SU LESBICA AGGREDITA: OMOFOBIA EMERGENZA SOCIALE
Gay, lesbiche e transessuali non hanno diritto alla propria sicurezza, al pari degli altri cittadini?
(Il velino) "L'omofobia e' una emergenza sociale al pari delle altre forme di violenza. È subdola come coloro che ne negano l'esistenza". È quanto afferma Anna Paola Concia, deputata Pd, in ordine all'aggressione subita da una ragazza lesbica, denunciata oggi a Roma. "Forse - chiede la Concia - gay, lesbiche e transessuali non hanno diritto alla propria sicurezza, al pari degli altri cittadini? Quante altre aggressioni dovranno aver luogo, perche' governo e maggioranza comprendano la gravita' del fenomeno? Il Parlamento insieme allo stalking, deve approvare una legge contro l'omofobia. Il nostro, conclude la parlamentare Pd, non e' piu' un paese civile, dobbiamo scrivere e riscrivere regole di civilta', per educare le nuove generazioni al rispetto di tutte le diversita'".
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GRILLINI. A ROMA TASSO VIOLENZA ANTI-GAY PIù ALTO D'ITALIA
Vicinanza alla ragazza colpita.
Il tasso di violenza antigay nella Capitale è da sempre il più alto del Paese e l'ennesimo pestaggio ai danni di una ragazza lesbica di vent'anni che collabora alla gestione del Coming out sta a dimostrare che a Roma, oltre alla violenza e agli omocidi, c'è l'emergenza di una violenza omofobica con spiccate caratteristiche politiche.

Evidentemente persone appartenenti all'area politica della destra neonazista hanno deciso di colpire in modalità random per cercare di intimorire la comunità lgbt romana che evidentemente è nel mirino.

Nell'esprimere solidarietà e vicinanza alla ragazza colpita, non possiamo ancora una volta che rimarcare l'urgenza di una norma anti omofobia da approvare rapidamente in Parlamento e di una vigilanza efficace e severa nei luoghi frequentati dalla comunità lgbt romana oggetto delle agressioni.

Franco Grillini
Presidente Gaynet, Associazione informazione gay.

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mercoledì 25 giugno 2008

Cinema. I produttori per protesta non manderanno nessun film italiano ai festival.

(Agi) Nessun film italiano partecipera' piu' ai festival nazionali. L'annuncio da parte delle rappresentanze dell'industria cinematografica italiana, Anica, Api, Agis unite nel manifestare contro l'eliminazione delle misure di incentivo fiscale per il cinema decisa dal governo, tax credit e tax shelter. Decisione presa dall'esecutivo, si legge in una nota, "in incomprensibile contraddizione con la dichiarata volonta' di abbandonare le politiche assistenzialistiche del passato per dar vita a un circolo virtuoso di nuovi investimenti, nuova occupazione, nuovi film. Lo spirito di una delle poche leggi, che nella precedente legislatura aveva trovato un'assoluta condivisione tra maggioranza e opposizione, frana insieme alla fiducia del cinema italiano nell'annunciato nuovo corso. Nonostante le piu' ampie rassicurazioni al riguardo fornite dal ministro Bondi, anche a nome del governo, viene quindi abrogata una legge decisiva per il futuro del nostro cinema". "E' incredibile che tale abrogazione - prosegue la nota - passi attraverso il divieto di presentazione di emendamenti di parlamentari della maggioranza stessa che, tra l'altro, avevano individuato con precisione l'adeguata copertura finanziaria. Tutto il cinema italiano e' mobilitato contro questo atto devastante". Le associazioni, nell'invitare tutto il mondo dell'industria culturale a unirsi a questa iniziativa, annunciano una protesta clamorosa: il boicottaggio di tutti i festival nazionali. Nessun film italiano sara' presente a Venezia, Roma, Torino.

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venerdì 8 febbraio 2008

Milano. Bullismo contro un ragazzo gay? Si secondo l'Arcigay ma il Corriere nel suo pezzo non ne parla.

Finiscono in manette due bulli di 15 e 17 anni.
(Il Corriere della Sera) Insultavano e malmenavano pesantemente due ragazzi “in difficoltà” all’interno dell’oratorio Padri Sacramentini (Orpas) della parrocchia di Sant’Angela Merici in zona Greco-Turro a Milano. Per questo la polizia ha denunciato un 15enne e un 17enne che capitanavano una banda di coetanei nota tra i ragazzi che frequentano l’oratorio per i continui atti di sopraffazione e bullismo. Le vittime sono due amici di 22 e 21 anni, entrambi descritti come introversi, timidi ed emotivamente molto fragili.

Le aggressioni nei loro confronti sono state continue, soprattutto sul 21enne che il 28 novembre e il 25 gennaio scorsi si è fatto visitare in ospedale dove gli è stata diagnosticata una prognosi di sette giorni nel primo caso e di dieci nel secondo. Dopo almeno otto aggressioni in un paio di mesi, sostenuti dai loro genitori, i due ventenni hanno deciso di denunciare i loro aguzzini al commissariato di zona, che ha organizzato un appostamento. Così, quando i due giovani sono stati circondati dal gruppetto e i due bulli si sono fatti avanti per l’ennesima aggressione, il 21enne hanno inviato un sms agli agenti appostati nei pressi che sono entrati nell’oratorio e hanno fermato i due minorenni, entrambi studenti di istituti della zona, denunciati per violenza e minacce al Tribunale per i minorenni a cui è stato richiesta anche la diffida a frequentare l’oratorio.
I sacerdoti dell’oratorio erano a conoscenza delle prepotenze messe in atto dai due minorenni, ma hanno sempre ritenuto che si trattasse di episodi casuali e saltuari non destinati a ripetersi. Nell’ottobre scorso, il 21enne e il 22enne erano state vittime di un ventenne brasiliano che, forte della sua prestanza fisica, li aveva in più occasione picchiati e derubati, prima di essere arrestato dalla polizia.
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BULLISMO/ ARCIGAY: SERVONO URGENTI POLITICHE INTERVENTO SOCIALE
Sconcerta costante presenza insulti contro omosessuali.
(Apcom) - Oggi a Milano un 'branco' di minorenni ha compiuto un nuovo gesto di violenza nei confronti di un giovane "ritenuto" gay e di un altro giovane 'diverso' che cercava di difenderlo. Luogo della vicenda un oratorio 'Orpas' della parrocchia Sant'Angela Merici a Milano.

L'episodio di bullismo, spiega in una nota l'Arcigay, conferma che "sono urgenti politiche di intervento sociale e culturale per combattere ogni forma di violenza nei confronti di ragazzi perpetrata da altri ragazzi. Quello che sconcerta, oltre il ripetersi degli episodi in tutta Italia, è la presenza costante di insulti e di provocazioni contro ragazzi accusati di essere omosessuali".

Secondo l'Arcigay questo avviene perché "il clima d'odio, alimentato dalle gerarchie cattoliche e dalle destre italiane, favorisce l'emulazione di atteggiamenti razzisti e omofobi". "Non stupisce infine l'atteggiamento dei preti dell'Oratorio che, come accade agli insegnanti delle scuole medie e superiori, non danno il giusto peso a questi atti violenti valutandoli come semplici bravate. Bisognerebbe strutturare in tutte le scuole del paese corsi di formazione sul bullismo e di educazione alle differenze - concludono - Questo sarebbe utile alla chiesa italiana, che potrebbe usare una piccola parte dell'ingente introito dell'8 per mille incassato grazie ad un meccanismo truffaldino, per istruire meglio i suoi preti a contatto con le giovani generazioni".

Una nota di condanna per i fatti di Milano è giunta anche dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma che "respinge con fermezza l'ondata di violenze perpetrate ai danni di giovani gay e si è adoprato sin dalla sua nascita contro la discriminazione alle persone gay, lesbiche e transessuali".
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Ndr. Arcigay ci ha ormai abituato a notizie di questo tipo che poi o vengono dimenticate oppure ridimensionate o, peggio ancora, smentite. A chi dobbiamo credere..? All'Arcigay o al Corriere? E se anche fosse vero, perchè strumentalizzare e "sputtanare" così dei giovani adolescenti. Non è meglio scegliere un rispettoso silenzio invece di accendere l'altoparlante dei comizi? Staremo a vedere.

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giovedì 24 gennaio 2008

Omofobia. La Westboro Baptist Church contro Heath Ledger: L'interprete di "Brokeback Mountain": "Era sordido".

(Cineblog) Ci ho pensato prima di scrivere questo post. Primo perché spero che non sia vero, secondo perché vorrei che non fosse vero, terzo perché se fosse vero sarebbe di uno squallido che mi toglierebbe il fiato.

La Westboro Baptist Church (WBC) ha deciso di fare picchettaggio al funerale di Heath Ledger che loro considerano “un pervertito” e che, sempre secondo loro, “ora si trova all’inferno per scontare la sua condanna eterna”.

E’ proprio questo quello che si legge sul comunicato stampa (lo trovate su continua come testimonianza), Heath viene considerato sordido proprio per la sua interpretazione di cowboy gay in Brokeback Mountain. Io non riesco a capacitarmi che esistano ancora persone del genere. Mi sale una rabbia che non avete idea. Farei loro picchettaggio sulla testa e su altre parti del corpo che non vedono il sole.

Fonte: GabbyBabble

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venerdì 11 gennaio 2008

Adriano Sofri ospite da Fazio: si scatena la polemica. Se ne sentiva il bisogno?

(Tvblog) Adriano Sofri, negli anni 70 leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni come mandante dell’omicidio Calabresi, sarà ospite Sabato nella puntata di Che Tempo che Fa per presentare il suo libro “Chi è il mio prossimo“. Sofri, attualmente agli arresti domiciliari dopo la malattia che lo colpì nel 2005, è oggi è un collaboratore de La Repubblica e de Il Foglio dopo esserlo stato, fra gli altri, di Panorama per molti anni.

Fabio Fazio, che già intervistò Adriano Sofri quando era detenuto nel carcere di Pisa nel 2003, lo farà questa volta negli studi di Milano all’interno della sua trasmissione. Gabriella Carlucci, deputata di Forza Italia, ha però sollevato il caso presentando un’interrogazione ai Ministri della Giustizia, degli Interni e delle Comunicazioni:

come può un detenuto per un reato così grave, ancorché assegnato agli arresti domiciliari, partecipare a una trasmissione del servizio pubblico; chi autorizza la partecipazione al programma di Sofri, e se è davvero opportuno concedere questo permesso

La partecipazione di Sofri ad un innocuo programma televisivo, uno di quelli che (si potrà pur dire) spesso non è altro che un garbato contenitore di marchette, “stilose”, ma sempre marchette, è divenuta così un problema “politico”. Come se fosse ancora ipotizzabile una così stretta vicinanza ideologica fra Sofri e la sinistra, proprio per lui che è uno degli “intellettuali” (passatemi il termine) più indipendenti, o trasversali se preferiti, in Italia.

La Carlucci si nasconde dietro una legittima, ed impeccabile da un punto di vista strettamente formale, questione d’oppurtunità legata alla condanna che grava sulla testa dell’ex leader di Lotta Continua dal termine del processo nel 1997, ma il tentativo è francamente mal riuscito.
La sensazione è che della inevitabile polemica che seguirà l’interpellanza avremmo fatti tutti volentieri a meno.

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