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venerdì 5 settembre 2008

E La Repubblica torna a parlare dei gay.

PD. L'AMAREZZA DEI GAY: HA VINTO PAOLA BINETTI.
Dibattiti a Firenze e a Bologna. La Concia: "Nel Pd siamo anche noi padroni di casa". "Non la daremo vinta alla Binetti" alle Feste la sfida di gay e lesbiche.


(Alessandra Longo - La Repubblica) C´è un detto abruzzese che, per dare l´idea di uno che non molla l´osso, anche se il vento è contrario, dice: «Come i rospi alle sassate». Gli tiri le pietre ma loro non fanno una piega, o quasi. Paola Concia, che è di Avezzano, cita parole d´infanzia per descrivere come si sentono i gay in questo Paese, ma anche, direbbe Crozza, dentro il Partito democratico.

L´assemblea degli «omosessuali del Pd», annunciata nel programma ufficiale della Festa Democratica di Firenze, va in scena in un primo pomeriggio assolato e deserto, caldo umido da sauna, una decina di persone ad ascoltare quel che più che altro è uno sfogo "particulare" dentro il momento di low profile collettivo: «D´Alema ha detto che il partito si deve dare una mossa - riassume la deputata Concia, in tailleur pantalone rosso Pci - Sono d´accordo, ma una mossa se la dia anche lui, se la diano tutti. Il Pd deve avere il coraggio di rappresentare la mia vita, di guardare in faccia le persone e rispondere alle loro domande reali, concrete, deve affrontare le cose difficili, invece di evitarle e prendere tempo». Parlare, per esempio, dei «centomila bambini figli di coppie omosessuali» che vivono in Italia, tornare alla carica sul tema dei diritti di cittadinanza, «riempire il vuoto, la lacuna, di un partito che si va costruendo», dandogli una fisionomia laica, in sintonia con gli standard europei.

C´è voglia di battagliare, «di non dargliela vinta alla Binetti». Concia, e con lei il piemontese Andrea Benedino e il milanese Marco Volante, hanno fatto la scelta di rimanere dentro il Pd: «Il Gayleft non c´è più. Adesso noi siamo il Pd, anche noi padroni di casa, noi transessuali, noi lesbiche, noi gay». Sullo sfondo, sono assaliti da un dubbio esistenziale sulla natura del loro nuovo partito: «Ma saremo ancora progressisti?», si chiede Volante. Si risponde da solo, con una battuta amara: «Se fosse italiana, la signora "Barracuda" Palin, vice di Mc Cain, potrebbe stare benissimo nel Pd. Di sicuro è più a sinistra della Binetti».

La Binetti: eccolo il nome, il simbolo più evocato, più temuto, pronunciato con un filo di voce, scuotendo la testa. Franco Grillini che, nel Pd, non è mai entrato, le riconosce il primato sul campo: «Le ha vinte tutte. Basti pensare al voto sul caso Englaro alla Camera. È lei che comanda». L´invidia va ai democratici di Obama: «Il 7 per cento dei delegati a Denver era gay. E non c´è comizio in cui Obama non citi i loro diritti».

Qui, alla festa di Firenze, tutti seri, tutti concentrati a trovare il varco politico per «andare avanti, perché la politica ha dei doveri nei confronti della società, la fa crescere o arretrare, ne determina gli umori, gli orientamenti». Altra musica a Bologna. Dalla Festa provinciale dell´Unità (così si chiama ancora), stesso partito, giungono voci di un´atmosfera più leggera, più spettacolare, complice lo stand delle Drag Queen, da anni ospiti dei compagni locali. Mercoledì sera, mentre D´Alema a Firenze parlava di un Pd «che ha bisogno di tornare fra la gente», Drag Marcella, all´anagrafe Marco Leardini , si toglieva la parrucca di scena davanti a centinaia di persone e la sbatteva sul tavolo urlando: «Basta pregiudizi!». Dice Drag Marcella: «Quelli della Margherita rompono un po´ le palle ma io vado avanti lo stesso e riempio la piazza. Il 17 farò uno spettacolo con 15 drag queen sul palco, ci sarà una sadomaso e parleremo di tutto, anche dei Dico.». Concia commenta cauta: «Se il messaggio del partito è: "Guardate come siamo tolleranti", va bene lo stesso. O meglio: a me delle drag queen non me ne frega niente, io voglio fare le leggi in Parlamento con chi ci sta perché i diritti civili non sono né di destra né di sinistra. Al momento, la Carfagna non batte un colpo e, quando lo batte, di solito è anche peggio. Ma noi non molliamo». Sì, gli omosessuali del Pd sono di struttura resistente sia pur un po´ abbacchiati: «Finisce che il precedente governo Berlusconi ha fatto di più del centrosinistra». Citano la direttiva europea sulle discriminazioni nei posti di lavoro (peraltro «recepita malissimo»), le inserzioni pubblicitarie di Forza Italia sul sito ufficiale dei gay, e i messaggi «subliminali» di Dolce e Gabbana, grandi elettori del Cavaliere. Bisogna che il Pd si dia una mossa. I gay stanno lì in attesa, «come i rospi alle sassate.».
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Democratici L'amarezza dei gay: ha vinto Paola Binetti.
(Il Corriere della Sera) Nel suo «Ecce omo», lo scrive con una certa nitidezza: «Sull'altare di questo Pd sono stati sacrificati gay e lesbiche». Nel 2007 Franco Grillini lasciò i Ds: «Erano arrivati i clerico-fascisti. E i fatti mi danno ragione: la Binetti vince 15-0».

Superstite nel Pd è Paola Concia. Che dà ragione a D'Alema: «Sì, diamoci una mossa: ma anche su gay e lesbiche». Andrea Benedino, nella segreteria piemontese del Pd, tesse le lodi, si fa per dire, di Silvio Berlusconi: «Chiese il voto su un sito gay, in cambio di meno tasse. E ha usato anche testimonial come Dolce e Gabbana». Aggiunge il presidente onorario Arcigay Sergio Lo Giudice: «L'unica legge mai passata contro la discriminazione l'ha fatta Berlusconi nel 2003».

«Obbligata dalla Ue», corregge la Concia. «Sì e anche un pastrocchio», concede Lo Giudice. Ma pur sempre una legge.

Paradossale, perché, aggiunge la Concia, «il ministro Carfagna non batte un colpo. E quando lo batte è meglio se sta zitta».

Resta il Pd. La Concia prova a starci dentro. Ma, a voler cogliere una marginalità anche simbolica, l'assemblea degli omosessuali è alle 3 di pomeriggio, a festa ancora chiusa. Spettatori non giornalisti, nessuno.

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