(Il Corriere della Sera) A Roma per un viaggio di riposo dopo le fatiche di Pechino, il tuffatore australiano Matthew Mitcham, che è stato il primo atleta a fare outing alle Olimpiadi dichiarando di convivere con il suo compagno Lachlan, sarà stasera al Gay Village dell'Eur per incontrare i ragazzi della comunità omosessuale romana. Matt, 20 anni, racconterà le sue Olimpiadi da gay - anche se, sottolinea, «vorrei solo essere ricordato come un tuffatore australiano che ha fatto bene i Giochi» - tra gioie e speranze, fatiche e conquiste. Mitcham ha portato i gay sul gradino più alto delle Olimpiadi vincendo l'oro nella piattaforma da 10 metri: 537,95 punti contro i 533.15 del cinese Zhou Luxin.
domenica 31 agosto 2008
Matt Mitcham all'Eur: "Io gay alle olimpiadi".
martedì 26 agosto 2008
Olimpiadi: tutte le atlete lesbiche sul podio.
Gro Hammerseng e Katja Nylberg sono una delle coppie lesbiche sportive più forti che esistano. E anche una delle più belle.
Gayaweb ci da conto del successo ottenuto dalle 13 atlete dichiaratamente lesbiche che hanno gareggiato alle Olimpiadi di Pechino. Sei di loro sono salite sul podio. Qui trovi tutte le foto e le medaglie degli sport nelle quali hanno prevalso: calcio, pallamano e softball. Un solo atleta dichiaratamente omosessuale, Matthew Mitcham, lo ricordiamo, è medaglia d'oro nei tuffi.
lunedì 25 agosto 2008
Si spegne la fiaccola a Pechino. E i cinesi sperano di non tornare indietro.

Lo spettacolo, con le sue luci, le sue acrobazie e i suoi 4 mila costumi, ha sorpreso per visionarietà anche questa volta. E il caldo è stato meno opprimente, i fuochi d’artificio più colorati, le delegazioni degli atleti più disordinate e chiassose come per un ultimo giorno di scuola (gli italiani erano pochi, la maggior parte di loro erano già in vacanza). Uno dei momenti più solenni (insieme con lo spegnimento della torcia olimpica) è stato il passaggio di testimone con l’ospite dei prossimi Giochi: Londra. Dopo 8 anni le Olimpiadi tornano nella Vecchia Europa e vedere sventolare insieme le bandiere cinese, greca e britannica è stato un momento dall’alto contenuto simbolico. Tutto è riuscito perfettamente, come da copione (il press kit dei giornalisti conteneva un dettagliatissimo programma rispettato al minuto), Peccato che il biglietto da visita degli inglesi ricordi una cartolina ingiallita di quelle che si trovano ancora nei mercatini di Notting Hill. I creativi di Londra per raccontare la capitale inglese non sono riusciti a scegliere niente di meglio che un autobus a due piani, ombrelli per la pioggia, un punk, una figlia del meltingpot inglese sempre meno modello, un quasi ex calciatore (David Beckam), la vincitrice di un progrmma tv (Leona Lewis) e un pezzo di archeologia della musica rock (Jimmy Page, dei Led Zeppelin). È come se l’Italia avesse scelto per farsi rappresentare in mondovisione pizza, mandolino, Costantino, Bobo Vieri e Roby Facchinetti dei Pooh. Speriamo che per il 2012 qualcosa di nuovo succeda Oltremanica.
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domenica 24 agosto 2008
Cammarelle mette ko la Cina, l’Olimpiade italiana si chiude con l’oro più bello.
Il finale dei Giochi era iniziato con la maratona, vinta dal keniota Samuel Wanjiru, che ha visto Stefano Baldini finire in dodicesima posizione, Ruggero Pertile quindicesimo e Ottaviano Andriani ventitreesimo. I maratoneti azzurri hanno complessivamente disputato una buona prova: a livello di squadra l’Italia è stata battuta solo dal Kenya. Ma Baldini non ha nascosto la propria delusione: “Questa era la mia ultima maratona”, ha detto al termine l’oro di Atene 2004. “Mi è sembrato giusto chiudere la mia carriera con un’Olimpiade. Ero venuto per fare molto meglio, ma sono stato condizionato da mille cose in questo periodo”.
Amarezza, proteste e lacrime per il risultato (quarto posto) delle ragazze della ritmica (Elisa Blanchi, Fabrizia D’Ottavio, Marinella Falca, Daniela Masseroni, Elisa Santoni e Anzhelika Savrayuk), in una gara vinta dalle russe, seguite dalle cinesi e dalle bielorusse. Dopo il primo esercizio alle funi, in cui l’Italia aveva totalizzato 17 punti, lo staff azzurro aveva fatto ricorso giudicando eccessivamente penalizzante lo score, ma i giudici dopo aver rivisto il filmato hanno confermato il punteggio.
Nella pallavolo un altro quarto posto. Un 3-0 rifilato dalla Russia agli azzurri, che non sono riusciti a continuare la striscia olimpica di medaglie degli ultimi Giochi: pur non avendo mai vinto l’oro, l’Italia nelle ultime tre edizioni aveva conquistato 2 argenti e 1 bronzo.
Intorno alle 10.30 è salito sul ring Roberto Cammarelle. Il supermassimo lombardo, campione mondiale in carica della categoria e bronzo ad Atene, ha sconfitto il cinese Zhang Zhilei nell’ultima gara azzurra di questa 29esima edizione dei Giochi. Un colpo potente in avvio del quarto round ha posto fine all’incontro, confermando un ampio pronostico che dava vincente Cammarelle. La prima ripresa si era chiusa già con un vantaggio per l’italiano: 6 a 1; nella seconda 5 a 2 per l’azzurro, mentre la terza era risultata più equilibrata, 2 a 1 per Cammarelle. Infine il colpo del ko che ha spinto l’arbitro a dichiarare concluso l’incontro e a decretare la vittoria di Cammarelle. Era dalle Olimpiadi di Seoul, nel 1988, che l’Italia non vinceva un oro nella boxe. Al termine dell’incontro, Cammarelle è stato letteralmente sommerso dall’abbraccio del team azzurro e dai dirigenti del Coni, in testa il presidente Gianni Petrucci e il segretario generale e capo delegazione italiano a Pechino, Raffaele Pagnozzi.
giovedì 21 agosto 2008
Olimpiadi. Il "voluminoso" pacco di Alexandre.
Alexandre è nato l'8 giugno 1985 a Montreal (Canada) ed ha cominciato a praticare tuffi dall'età di 5 anni. A soli 13 anni vince i Giochi del Commonwealth ed entra nel Guinnes dei Primati per la sua giovane età.
Quarto posto olimpico a Sydney 2000, medaglia d'argento ai Mondiali di Fukuoka 2001, medaglia d'oro ai Giochi del Commonwealth 2002 e a molte manifestazioni sportive che si sono susseguite.
Di lui colpiscono sicuramente il suo viso da ragazzino, i suoi dolci occhioni, le sue labbra carnose, la flessibilità e l'armonia dei movimenti del suo corpo ma, soprattutto, il suo vistosissimo pacco!!
Voi che cosa ne pensate? Vincerà qualche medaglia importante anche a queste Olimpiadi o comunque l'importante è partecipare? Di sicuro la sua presenza è un motivo in più per seguire le gare con molta attenzione ;).
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Aggiornamento.
PECHINO 2008: TUFFI, MARCONI FUORI DA FINALE TRAMPOLINO.
(Adnkronos) Nicola Marconi non e' riuscito a qualificarsi per la finale del trampolino alle Olimpiadi di Pechino. L'azzurro nelle semifinali ha totalizzato 444,55 punti, 14esimo punteggio complessivo. L'atleta romano si era qualificato con il 18esimo posto delle eliminatorie (430,90) e ha migliorato notevolmente il 26esimo posto ottenuto alle Olimpiadi di Sydney 2000. Dodicesimo ed ultimo degli ammessi alla finale, il tedesco Pavlo Rozenberg con 454,30 punti. Miglior punteggio con 547,25 del 21enne cinese Chong He, bronzo iridato a Montreal 2005 alla prima Olimpiade della carriera. Al secondo posto il 23enne canadese Alexandre Despatie, campione del mondo nel 2005, con 518,75 punti. Al terzo posto l'altro cinese, il 22enne Kai Qin, campione del mondo in carica con 508,50 punti. La finale e' in programma stasera alle 20.30 locali, le 14.30 italiane.
mercoledì 20 agosto 2008
Olimpiadi. Ma i trans sono atleti "dopati"?
Niente affatto: la transizione dal genere maschile a quello femminile è un handicap, non un aiuto.
(Sandra Tognarini - Affari italiani) La trentesima puntata di “Generi” è dedicata alle Olimpiadi di Pechino. O, meglio, alla querelle che riguarda la partecipazione alle varie gare delle persone transessuali (molti giornalisti sportivi continuano a definirle, chissà perché, “ermafroditi”...).
C’è chi ritiene che la condizione transessuale costituisca un “aiuto”, una sorta di doping. Ciò non corrisponde alla realtà.
Se si considera l’abnorme sviluppo muscolare delle atlete della ex Germania Est, imbottite negli anni Settanta di testosterone (quasi certamente sempre contro la loro volontà), è ovvio che una donna genetica, sottoposta a una cura mascolinizzante, subirebbe uno sviluppo muscolare impensabile per la condizione femminile standard. Tale sviluppo, però, a parità di peso, sarebbe sempre inferiore a quello di un uomo genetico sottoposto allo stesso tipo di allenamento.
In occasione delle Olimpiadi di Pechino, si parla soprattutto dei casi della judoka brasiliana Edinanci Silva e della keniana Pamela Jelimo, regina annunciata degli 800 metri nell’atletica (che, dicono, non rilascia mai interviste perché “avrebbe” una voce da uomo).
Nel caso di Pamela Jelimo, si è in presenza di un pettegolezzo: l’ipotesi di transessualità si basa soltanto sulla sua voce. Un pregiudizio duro a morire, per il quale tutte le transessuali “devono” conservare una voce da baritono. Sì, certo, di voci baritonali se ne sentono ancora. Ma meno di prima. Chi transiziona in giovanissima età, ha adesso ottime possibilità di non scurire la voce. E poi ci sono dei nuovi corsi di fonetica che aiutano a femminilizzare la propria tonalità. Insomma, non è valida l’equazione trans = voce cavernosa. Anche perché ci sono moltissime donne genetiche con la voce più maschile di molte transessuali. E anche di molti uomini. Il “gossip” in questo caso è soltanto virtuale: Pamela Jelimo potrebbe essere vittima dell’invidia delle avversarie per i suoi successi sportivi. Con tanti saluti a De Coubertin.
La transizione di Edinanci Silva è invece stata ammessa dalla diretta interessata. Il fatto è che, dal punto di vista delle prestazioni sportive, la transizione dal genere maschile a quello femminile costituisce un handicap, non un aiuto. Almeno per quanto riguarda gli sport che richiedono sforzi prolungati.
Se un soggetto maschile (per DNA) viene infatti sottoposto a cura estrogenica, si assiste con il tempo a una redistribuzione dell’adipe, ma, se l’attività fisica rimane costante rispetto al passato, anche a una inevitabile riduzione della massa muscolare. Tutto questo su uno scheletro che non subisce alcun cambiamento. Ciò significa che una transessuale, a parità di peso con una donna genetica, ha una “zavorra” ossea maggiore e raggiunge con più difficoltà una massa muscolare tale da poter “tenere in piedi” lo scheletro.
martedì 19 agosto 2008
Olimpiadi. Michael Phelps, la gallina dalle uova d'oro per il marketing.
Sports Illustrated ha dedicato la copertina del suo prossimo numero a Michael Phelps, vincitore di ben 8 medaglie d'oro alle Olimpiadi di Pechino 2008.
Dopo l'ottava vittoria a Pechino 2008, che lo rende il nuotatore olimpico di maggior successo di tutti i tempi, Michael Phelps deve fare i conti con la gigantesca macchina di marketing che si è messa in moto alle sue spalle.
Gli strateghi del marketing che circondano l'atleta hanno infatti già pronta una strategia per capitalizzare la sua rinnovata fama, anche se Phelps, 23 anni, non è parso per nulla turbato dalla popolarità acquisita. "Non è una questione di soldi. Faccio quello che faccio perché lo amo e per questo sono qui", ha detto il campione in un'intervista a Reuters organizzata da uno dei suoi sponsor, la società erogatrice di carte di credito Visa. "Mi vedo come una persona normale, e lo stesso ragazzo che ero quattro anni fa, e sto vivendo un sogno".
Visa, che sponsorizza Phelps dal 2002, ha detto che il successo di Phelps alle Olimpiadi di Pechino ha aumentato la sua visibilità e consentirà una campagna mondiale con il suo nome.
"Michael Phelps lascia Pechino come un'icona mondiale dello sport. Ora è alla pari di personaggi come Michael Jordan, Tiger Woods e Roger Federer e si è meritato ogni briciolo del suo successo", ha detto Michael Lynch, che gestisce la sponsorizzazione di Visa.
Gli occhi del marketing sono puntati su Phelps da quando ha vinto sei medaglie d'oro ai Giochi di Atene nel 2004, ma il successo del 2008 lo ha elevato ad una categoria più alta, con un record di 14 medaglie, e Phelps sembra ben avviato a diventare il nuotatore olimpico più ricco di tutti i tempi.
Prima di Pechino, è stato stimato che gli accordi di sponsorship di Phelps gli fruttassero circa 5 milioni di dollari all'anno, anche se il consulente finanziario dell'atleta non ha confermato questa cifra. Alcuni esperti di marketing pronosticano che il valore del nuotatore potrebbe aumentare in futuro fino a 30 milioni di dollari all'anno.
Olimpiadi. Italiani a Pechino in cerca di divertimenti gay.
Pechino 2008 all’italiana. Le storie di chi potrà dire: “Io c’ero”.
(Panorama) Non hanno seguito la Via della seta, né i loro diari di viaggio passeranno alla storia. Ma nel Cathai moderno, i discendenti di Marco Polo sono più popolari del mercante veneziano.
Lo hanno scoperto gli italiani che sono sbarcati in città per le Olimpiadi e che vengono fermati per strada e fotografati insieme con intere famiglie cinesi, felici di portare a casa il ritratto di un occidentale. La battuta più declinata in italiano è “Ciao bello”. Vanno forte anche “Milan” e “pizza”. In Cina la rappresentanza tricolore più numerosa è costituita dalla carovana di amici e parenti al seguito dei 346 atleti in gara. Per esempio l’emozionatissima Gabriella Salomone, mamma di Mauro Gavotto, “opposto” ventinovenne della Nazionale di pallavolo. La futura cognata, Ilaria Nicolini, 30 anni, l’ha portata a fare shopping al Silk market, il bazar delle marche contraffatte. Qui Francesco Rauccio, casertano di 30 anni, davanti all’obiettivo di Panorama ha firmato decine di magliette con la scritta “Italy”. Tra i banchetti fumanti di Wangfujing è facile incontrare altri connazionali. Per esempio le sorelle casertane Paola e Laura Tramontano, 32 e 27 anni, alle prese con uno scorpione fritto. Gli italiani sono anche frequentatori assidui di locali per soli uomini, discoteche gay e centri massaggi particolari. Ecco le cartoline da Pechino di chi ha accettato di raccontare delusioni e piaceri. A volte proibiti.
Ospitalità italiana. È finito persino sulla copertina del settimanale Time, per un servizio sulle forze speciali italiane in Iraq. È stato in prima linea, dal Libano all’Afghanistan. Ma questa volta è caduto nell’imboscata del pacchetto turistico. “Ho pagato 4 mila euro per una settimana: temo di aver preso una cantonata” si lamenta Alberto Clemente, 41 anni, incursore della Marina di stanza a La Spezia. A Pechino il suo quartier generale è diventato quello di molti italiani: un hotel un po’ kitsch alla periferia est della capitale. Nella brochure è circondato da prati e laghetti. In realtà è in un’area industriale fatiscente. Ma l’agenzia che ha organizzato il viaggio era una delle poche a offrire pacchetti con i biglietti per le gare. “Ho pagato persino 45 euro per l’escursione a piazza Tienanmen dove si entra gratis praticamente dappertutto” conclude Clemente. Nella hall dell’albergo, Stefano Cagnolati, 58 anni, medico di Parma, rincara la dose: “Siamo in una zona così isolata che ho cenato sempre in hotel: 35 euro a pasto per mangiare italiano”. Emanuele Assumma, 32 anni, Federico Malerba e Nicola Marchitto, 34 anni, sono tre professionisti romani e stanno facendo il giro del mondo per vedere le sette meraviglie moderne. La muraglia cinese è la quinta che raggiungono. Ma il vero muro è quello che hanno trovato a Casa Italia, l’hospitality allestita dal Coni. I tre si sono presentati per vedere la partita d’esordio della Nazionale olimpica di calcio, ma l’inflessibile servizio d’ordine li ha rimbalzati. Sotto la pioggia di Pechino, Nicola, avvocato civilista, obietta: “Questo dovrebbe essere un punto di ritrovo per italiani e non una zona esclusiva”. E così alla fine i tre hanno chiesto asilo a Casa Olanda. Dove pare siano stati accolti festosamente.
Biglietti e bagarini. Il ritratto di Mao Zedong, di fronte alla Città proibita, domina imperturbabile la scena. Sotto un gruppetto di pechinesi fa la fila per fotografare tre giovani cosentini quasi fossero personaggi del jet-set. “Stiamo cercando i biglietti per il nuoto” spiega Stefano Muraca, 25 anni, istruttore in piscina e laurea in Scienze motorie. La fidanzata Cristina studia cinese a Pechino e da settimane tampina un bagarino che si presenta sempre con una valigia piena di biglietti. “Ma quelli per le finali di nuoto costano ancora circa 400 euro” confida Gaetano Sorcale, 25 anni, ricercatore. Il venditore abusivo ogni giorno mostra la mercanzia e dà le quotazioni, ma al momento gli unici prezzi abbordabili sono quelli per sport come badminton, pugilato o pallamano. I ragazzi, per ora, hanno acquistato a 100 euro i biglietti per Italia-Usa di volley.
E come cadeau il bagarino gli ha consegnato una bottiglietta d’acqua minerale. Nella città proibita gira con la macchina fotografica pure Marco Gualtieri, il fondatore di TicketOne, società specializzata nella vendita online di tagliandi per ogni genere di spettacolo. “L’idea mi è venuta mentre studiavo economia e lessi le lamentele per le code al museo degli Uffizi”. La trovata ha funzionato e lui ha rivenduto ad aprile la sua società per 36 milioni di euro. “Ma non ho partecipato alla gara per Pechino 2008: ero troppo impegnato con Torino 2006″ spiega. Ora è in Cina con l’amico Sergio Cocchi, consulente di una banca internazionale. Ovviamente, Mister Bigliettone ha il marsupio pieno di tagliandi: “Sono 16, alcuni li ho comprati, altri me li hanno regalati”.
Nel mondo di Suzie Wong. Nessuno ammette di essere in cerca di avventure, ma tutti a Pechino sanno dove trovarle. Per esempio al Mondo di Suzie Wong. Qui Cindy, 25 anni, labbra vistose, taglia corto: “Degli italiani amo solo i soldi”. Si mette in posa con lei Andrea Puleo, 38 anni, agente immobiliare, per hobby soldato napoleonico nelle ricostruzioni storiche. Non gli dispiacerebbe conoscere qualche bellezza locale: “Qua le ragazze mi sembrano ancora all’antica, ti danno l’indirizzo email, ma è difficile persino baciarle sulle guance”. E così c’è chi decide di evitare la fase del corteggiamento, come Giovanni, 48 anni, che ha passato una notte con Jenny, una ragazza del Suzie Wong: “A letto, all’inizio, sembrano timide, poi ti fanno sentire un imperatore”.
Gay pride. Il Destination è il locale gay più celebre della città. Sino a una settimana fa era semiclandestino, in vista delle Olimpiadi ha inaugurato tre nuovi piani: la discoteca è al primo (luci soffuse e pali per la lapdance), sopra il pianobar, al terzo i massaggi, all’ultimo un hotellerie. Salvatore è uno dei due italiani che Panorama ha incontrato nel locale. Ha 32 anni, fa l’informatico e grazie a una chat gay è entrato in contatto con un ventenne del luogo: appuntamento al Destination. La serata di Salvatore finisce in albergo con il giovane amico. Al bar c’è un altro ragazzo italiano, Alessio, 27 anni, giornalista di moda. È sorridente: “Vivo a Shanghai, ma sono venuto qui per le Olimpiadi. Nel 2000, quando ci sono stati i Giochi, vivevo a Sydney e in città era una festa continua. A Pechino il clima è più formale, ma ci si diverte lo stesso”. Un amico in shorts lo invita nell’atrio per una foto di gruppo. Un ragazzo mostra le natiche agli uomini della security, ma nessuno interviene. Anche questo fa parte del clima olimpico.
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Olimpiadi, caccia al gay. Solo 10 atleti dicono di esserlo e Mitcham entra in semifinale.
Solo 10 su 10.500 atleti in gara alle Olimpiadi di Pechino sono apertamente gay, secondo uno studio di un sito omosessuale.
(Reuters) Alcuni atleti gay temono che fare coming out possa portare loro la disapprovazione dei fan e dei compagni di squadra, spiega Outsports.com. Anche l'attenzione dei media su questo aspetto potrebbe distogliere l'attenzione dalle loro performance, aggiunge il sito.
Nove degli atleti gay citati da Outsports sono lesbiche e i loro sport variano dalla scherma al ciclismo. C'è solo un uomo, il tuffatore australiano Matthew Mitcham (passato alle semifinali nei tuffi ndr).
Outsports dice che il bilancio dei gay è lontano dal dato vero e sostiene che una stima più accurata possa raggiungere i 1.000.
"Per quello che sappiamo, c'è un canottiere o un giocatore di badminton da qualche parte conosciuto come gay all'interno del suo sport ma non in un contesto sportivo più ampio".
Outsports sostiene che il dato sia deludente, soprattutto dopo gli sforzi di tenniste come Martina Navratilova e Amelie Mauresmo di essere più aperte sulla loro sessualità.
Ma Eli Portnoy, del Portnoy Group, società americana di consulenza specializzate nel branding, spiega che essere apertamente gay possa ancora causare danni agli atleti.
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lunedì 18 agosto 2008
Pechino 2008, decima giornata: boxe da medaglia, anelli amari.
(Panorama) La canoa azzurra va e l’Italia piazza due barche in finale: il K4 1000 di Antonio Rossi, Franco Benedini, Alberto Ricchetti e Luca Piemonte e il K2 1000 di Antonio Scaduto e Andrea Facchin. Meno bene le azzurre del K4 500 (Stefania Cicali, Fabiana Sgroi, Alice Fagioli e Alessandra Galiotto) che in batteria non sono riuscite, anche se per un soffio, a piazzarsi nelle prime tre posizioni ed ora dovranno passare attraverso la semifinale.
Nel pugilato, dopo Clemente Russo anche Roberto Cammarelle si assicura una medaglia a Pechino 2008 nella categoria super-massimi di boxe. L’azzurro ha sconfitto il colombiano Oscar Rivas per 9-5 nei quarti di finale del torneo olimpico e si è qualificato per la semifinale. C’è ancora un pugile italiano, Vincenzo Picardi (51 kg) che può arrivare alla semifinale: giovedì sfida con il tunisino Walid Cherif. Per Cammarelle non è stato un incontro facile. O meglio, il pugile italiano non si è imposto con facilità, trovando a fatica la chiave del confronto. Soltanto nel finale ha saputo imporsi in modo deciso. “È soltanto un passaggio del turno”, ha detto alla fine. “Posso fare meglio di Atene e voglio provarci”. Quattro anni fa Cammarelle arrivò nelle stesse condizioni: accesso in semifinale. Ma non riuscì ad arrivare alla finale. Il bronzo, anche stavolta, l’ha conquistato. Ma adesso vuole qualcosa di più prezioso.
Polemiche e proteste nella ginnastica. Negli anelli gli azzurri reclamano almeno una medaglia di bronzo che i giudici, con le loro decisioni, gli hanno tolto. Nel caso specifico ad Andrea Coppolino, uno dei due italiani (l’altro è Matteo Morandi) in gara nella prova degli anelli nella ginnastica vinta dal cinese Yibing Chen . “Non capisco. Il mio esercizio era da podio. Mi hanno derubato”, dice. La valutazione dei giudici invece è diversa. Coppolino è quarto e molto deluso.
Maurizio Allievi, tecnico della nazionale, la prende male: “C’è delusione perchè sicuramente la medaglia ci stava”, dice ai microfoni Rai. “Andrea e Matteo hanno fatto due esercizi uno più bello dell’altro. Non mi sta bene la classifica perché un italiano doveva stare sul podio. Non sono d’accordo con la seconda posizione del cinese Wei Yang. Se guardiamo al rallentatore si capisce che i valori che gli hanno assegnato non sono giusti. Eseguendo una ‘rondine’ non ha rispettato le regole passando da un appoggio a una posizione statica. Anche l’ucraino Oleksandr Vorobiov, medaglia di bronzo, non ha fatto un bella uscita”.
Matteo Morandi aveva avuto comunque la sensazione che le cose sarebbero andate così. “Quando ho visto i punteggi di Yang e Vorobiov, ho capito che non si passava davanti a loro. Siamo delusi dalla giuria, ma contenti e soddisfatti dei nostri esercizi. Noi abbiamo la coscienza pulita altri non so”. L’Italia attende ora Igor Cassina alla prova della sbarra domani. Il campione di Atene vuole a confermarsi, sperando che gli sia assegnato il punteggio che saprà meritare.
sabato 16 agosto 2008
Olimpiade e questione d'immagine? Nuoto: Nalesso, costume ko e addio gara.
(Il Corriere della Sera) Quattro anni di fatiche sprecate per colpa di un costume. Niente batterie dei 100 farfalla per l'azzurro Mattia Nalesso. La corsia 5 della quarta batteria è rimasta vuota. Purtroppo l'azzurro ha strappato il costume in camera di chiamata e non è riuscito a cambiarlo. Voleva averlo il più aderente possibile al corpo, così anzichè indossare la sua taglia 26, ha messo una 22. Troppo stretto: e infatti si è rotto. E l'azzurro è stato costretto a rinunciare.
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Nuoto m, 4x100 misti: Italia in finale.
(Caw) La staffetta azzurra 4x100 misti maschile si è qualificata per la finale dei Giochi Olimpici di Pechino. Mirco Di Tora, Alessandro Terrin, Mattia Nalesso e Filippo Magnini hanno ottenuto l'ottavo tempo assoluto (miglior prestazione per gli Stati Uniti), stabilendo anche il nuovo primato italiano in 3"34'32. Particolarmente soddisfatto Filippo Magnini che in un'ultima frazione ha fatto registrare il parziale di 47"06. "Abbiamo fatto un ottimo risultato - ha spiegato il campione del mondo dei 100 metri - La qualifica era difficile ma siamo riusciti a centrarla. Dopo la delusione dei 100 avevo voglia di riscattarmi, ho fatto vedere che il grande campione nei momenti che servono viene fuori".
venerdì 15 agosto 2008
Pechino 2008. E' Andrew Howe l'atleta italiano più sexy delle olimpiadi. I top ten.
(Agi) In gara a Pechino ci sono ben 345 atleti e la scelta e' caduta per ora, sulla selezione degli uomini. Ne sono stati individuati 14 secondo i parametri del sex appeal, bravura, simpatia e, per favore diciamolo perche' lo meritano, "cervello". Non solo belli dunque. Cosi', le lettrici che si sono sentite chiamate in causa, fino ad oggi stanno premiando Howe, 23 anni, in gara per l'atletica, ammirato e corteggiato dalle donne di Rieti dove si allena e di tutta Italia.
Al secondo posto si e' classificato il lottatore Andrea Minguzzi, 26 anni, al terzo Antonio Rossi, reo del fatto forse, di non essere piu' tanto giovanissimo (39 anni) e quindi di "pescare" poco nel voto delle giovanissime pur restando gettonatissimo dalle sue coetanee. Quarto in classifica e' Giuseppe Maddaloni, per il Judo, seguito da Alessio Bogiatto, 27 anni, nuotatore, e da Aldo Montano, lo sciabolatore che ha stregato i cuori di Manuela Arcuri prima e di Antonella Mosetti poi, passando per un reality.
Il settimo posto e' del canottaggio con Giuseppe De Vita, 26 anni e l'ottavo di Re Magno, Filippo Magnini che "governa" in piscina come Massimiliano Rosolino piazzatosi al nono posto. Decimo Matteo Tagliariol, esordiente trevigiano ai giochi olimpici nella scherma, specialita' spada e vincitore della prima medaglia d'oro per l'Italia. Undicesimo Alberto Ricchetti, canoa, dodicesimo Luigi Mastrangelo, della pallavolo, tredicesimo Emilio Daquino, del Triathlon e quattordicesimo Roberto Cammarelle, pugile. Fin qui le scelte delle lettrici che pero' non si discostano molto da quelle di style: primo e' sempre Howe ma il secondo e terzo posto sono di Maddaloni e Montano. Eppure Howe, campione di salto in lungo, ribadisce con forza: "non sono un sex symbol" e quando smettera' di correre giura di voler mettersi a studiare filosofia.
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giovedì 14 agosto 2008
"Troppo maschili" La sfida triste di Edinanci e Pam. Trans ed ermafroditi all'Olimpiade.
Discriminazioni e incomprensioni: dal '36 a oggi lo sport si dimostra più lento della società che cambia.
(Gaia Piccardi - Il Corriere della Sera) A Edinanci consigliarono il judo come terapia. Attraverso il successo nello sport, forse, un giorno sarebbe riuscita ad accettare se stessa. «Mi è sembrato di combattere con un uomo» disse l'azzurra Lucia Morico, che ad Atene sconfisse la brasiliana nello spareggio per il bronzo e oggi, a Pechino, rischia di ritrovarsela di fronte. Edinanci Silva (nella foto) è un ermafrodita che ha deciso di operarsi. 1, 2 o x? Edinanci ha scelto di essere donna ma lo sport olimpico, ogni quattro anni, s'interroga se sia giusto che chi ha la barba e il pomo d'Adamo s'iscriva a tornei da femmina. L'atletica deve ancora cominciare, e già monta la polemica contro Pamela Jelimo, 18 anni, keniana, regina annunciata degli 800 metri. Non può correre così, non è possibile, dicono. Non fa mai interviste perché si tradirebbe: ha la voce da uomo. Qui non ci sarebbe stato posto per Santhi Sundarajan, privata dell'argento ai Giochi asiatici, accusata di essere un maschio e ridicolizzata dalla stampa indiana: «Ha cromosomi anormali».
L'ermafrodita Alex, nel film argentino «Xxy» vincitore della Settimana della critica a Cannes 2007, scappa in Uruguay per non affrontare la realtà. Ma all'Olimpiade non si sfugge. La società che cambia è in piscina, sul tatami, al poligono del tiro, sotto il canestro e dentro le corsie dell'atletica, la disciplina più praticata nel mondo, quella con la casistica più ampia, prima, durante e le mostruose donne- uomo plasmate dal doping della Ddr. Andreas Krieger era nato Heidi e lanciava il peso oltre 21 metri. Un oro (Europei Stoccarda '86) e molti steroidi dopo, è stato costretto a cambiare sesso. Ha fatto causa ai criminali in camice bianco che l'avevano dopato. Ma nessuno gli ha ridato la sua vita.
Yvonne Buschbaum, bronzo nell'asta a Budapest '98, aveva conquistato il cielo e non la verità: «Ho vissuto come un uomo in un corpo da donna. Non ne posso più. Comincio una cura di ormoni. Essere trans è una scelta estrema, chiedo rispetto: i miei successi sono biologicamente puliti perché non mi sono mai dopata».
Nel novembre 2003, pressato dall'incalzare degli eventi, il Comitato olimpico internazionale aprì le porte dei Giochi ai transessuali. «Non ci saranno discriminazioni: il Cio rispetta i diritti dell'uomo» disse il direttore medico Patrick Schamasch. Patti chiari e amicizia lunga: operazione, documentazione medica che attesti il cambiamento di sesso, rispetto della carta olimpica. Puoi essere stato uomo, ma non puoi farti di ormone della crescita. Renée Richards, all'anagrafe Richard Raskind, campionessa di tennis negli anni 70, dissente: «I trans non dovrebbero partecipare ai Giochi». Però si battè per se stessa: nel 1976 la Federtennis Usa le negò la partecipazione agli Us Open, fece causa davanti alla Suprema Corte e la vinse. Parinya Kiatbusaba e Michelle Dumaresq sono campionesse transessuali di kickboxing e mountain bike. E Mianne Bagger, operata nel '95, gioca a golf nel pro Tour.
Ma il caso era aperto ben prima che il Cio decidesse di occuparsene. Nel 1936, a Berlino, la sprinter polacca Stella Walsh venne sconfitta dall'americana Helen Stephens, che fissò il nuovo record del mondo sui 100 metri in 11''4. Dopo la gara, la Polonia protestò: Helen è un maschio, non ha diritto alla medaglia. Il test della femminilità (una brutale ispezione corporale) provò che era tutto regolare. 44 anni dopo, l'autopsia del coroner sul corpo di Stella Walsh, trovato senza vita in un posteggio di un discount di Cleveland, dimostrò che la confusione delle idee, e dei sessi, viaggiava molto più veloce dello sport. A essere un uomo, era Stella. Tokyo '74: Ewa Klobukowska vince un oro e un bronzo nell'atletica. Fallisce il test della femminilità e viene bandita dalle gare. L'anno dopo diventa mamma.
Il judoka sexy di Pechino.
(Gaia Piccardi - Il Corriere della Sera) Noi ragazze semplici sogniamo fidanzati normali. Non c’è nulla di attraente nelle spalle da Hulk e nel vitino da vespa dei nuotatori (e il più bravo di tutti, Phelps, ha la faccia da fesso di quello a cui a scuola sparavano addosso palline di carta con la cannuccia della Bic). I calciatori se la tirano, gli schermidori hanno le gambette secche da stambecchi (un minimo di polpaccio, diamine, ci vuole), i tuffatori sono magri e piccini, i pugili mediamente grossi, i pallanotisti triangolari, gli hockeisti su prato gobbi per deformazione professionale, i tennisti asimmetrici, i ginnasti formato tascabile, gli arceri hanno la pancetta, quelli del beach volley non sono niente male però poi ti portano la sabbia in casa. I velisti stanno a Quingdao e i fuoriclasse dell’atletica sono ricchi sfondati ma non ti offrono nemmeno un caffè. I cestisti sono difficili da valutare: chi riesce a guardarli negli occhi lassù, due metri sul livello del mare?
E allora i più sexy del villaggio olimpico rischiano seriamente di essere i judoka, né rachitici né imponenti, rassicuranti nella loro virile fisicità e super-affidabili se c'è da fare un trasloco. Signore bloggers, tenete d'occhio il francese Teddy Riner, nato in Guadalupa, oro annunciato nella categoria oltre 100 kg. Un Noah in vestaglia bianca e cintura nera. E poi non ditemi che non vi avevo avvertite.
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Judo: Morico sconfitta da ermafrodita brasiliana.
(Ansa) L'azzurra del judo Lucia Morico, bronzo ad Atene 2004, è stata battuta per ippon dalla brasiliana Edinanci da Silva in un match della categoria 78 kg. donne.
Edinanci ha dominato il combattimento infliggendo all'avversaria anche un koka e wazari.
Da Silva è un ermafrodita, e in caso di bronzo (deve vincere altri due combattimenti) sarebbe la prima volta nella storia dei Giochi moderni che un atleta di questa condizione dichiarata sale sul podio olimpico.
La judoka che combatte nella categoria dei 78 kg. si è operata prima dei Giochi di Atlanta '96, e non lo ha mai nascosto, anche se non le piace parlarne. L'anno scorso Edinanci ha vinto l'oro ai Giochi Panamericani di Rio.
martedì 12 agosto 2008
Olimpiadi. La caduta degli dei, flop della Manaudou e di Montano.
Olimpiadi: nuoto, nuova delusione per la Manaudou.
(Agr) Medaglia d'oro e record europeo nella finale dei 100 dorso femminile per la britannica Gemma Spofforth ai Giochi di Pechino. 59"38 il tempo della vincitrice, mentre ha ancora deluso la francese Laure Manaudou, una delle atlete più attese dei Giochi, che ha concluso soltanto al settimo posto. La francese è uscita dall'acqua in lacrime, scura in volto. "Sono affranta, mi chiedo se valga la pena continuare a nuotare - ha detto - la forza di continuare per ora me la danno solo i miei familiari".
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Olimpiadi: nuoto, Pellegrini in finale nei 200 stile libero.
(Agr) Federica Pellegrini ha conquistato la finale dei 200 metri sl alle Olimpiadi di Pechino. L'azzurra, che ieri in batteria aveva realizzato il nuovo primato mondiale, ha vinto la propria semifinale in 1'57"23, terzo tempo assoluto. Nell'altra semifinale, infatti, hanno fatto meglio di lei la slovena Sara Isakovic (1'56"50) e l'americana Katie Hoff (1'57"01).
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Olimpiadi: scherma, Montano eliminato nella sciabola.
(Agr) Aldo Montano non si confermerà olimpionico della sciabola individuale maschile: il campione livornese, infatti, è stato eliminato negli ottavi di finale dallo spagnolo Jorge Pina con il punteggio di 15-14. Per l'Italia è ancora in lizza per una medaglia il solo Luigi Tarantino, che negli ottavi ha sconfitto il francese Boris Sanson. E' stato eliminato, infatti, ei quarti dopo aver battuto 15-7 il francese Boris Sanson. In precedenza, infatti, era stato eliminato anche Diego Occhiuzzi.
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Olimpiadi: scherma, Montano verso il ritiro.
(Agr) L'amarezza di Aldo Montano per la precoce eliminazione dal torneo di sciabola maschle, spinge l'ex olimpionico livornese ad annunciare un possibile ritiro:"Non so se continuo - ha detto Montano - non è una decisione che posso prendere qui a caldo, ma certo è più probabile che smetta, ma a caldo c'è amarezza, viene da dire basta. Piano piano vedremo... Magari lanciamo un sondaggio - ha scherzato - ma forse è giunto il momento di chiudere".
sabato 9 agosto 2008
Olimpiadi. L'outing degli omosessuali. Ai Giochi sono 7 i dichiarati.
La calciatrice svedese Victoria Svensson.
L'ultimo a rivelarsi è stato il tuffatore australiano Mitcham, ma c'è anche la calciatrice Svensson che Gaucci stava per portare al Perugia.
(Riccardo Crivelli . La gazzetta dello sport) L'orgoglio di un'appartenenza che abbatte i muri e frantuma i pregiudizi. L'ultimo è stato Matthew Mitcham, ventenne tuffatore australiano: ha fatto outing, come si dice ormai con un termine di moda. Cioè ha dichiarato la sua omosessualità, rivelando senza complessi la sua storia d'amore con un ragazzo di nome Lachlan e raccontando con il sorriso quel giorno di sei anni fa quando pudicamente si confessò alla madre e lei con la faccia allegra gli rispose che se ne era già accorta.
venerdì 8 agosto 2008
Pechino: l’abc del turista olimpico.
(Giacomo Amadori - Panorama) Nella centralissima via Wangfujing un giovanotto trascina per i capelli una ragazza elegante. Lei si dimena, lui la ammansisce con una scarica di pugni. La gente osserva senza reagire. Un italiano protesta, il bruto lo squadra: «È la mia fidanzata, non ti devi impicciare». Un vecchio chiosa: «È vero, la Cina è il primo paese nella classifica della violenza contro le donne, ma l’Italia è al secondo posto». Inutile domandare l’origine della statistica. Gli abitanti di Pechino amano le loro contraddizioni. Hanno 4 mila grattacieli e vicoletti fumanti di scorpioni fritti, una tangenziale lunga 300 chilometri e milioni di neopatentati che superano a destra, negozi scintillanti e strade coperte di sputi, bambini con i pantaloni squarciati per agevolare i bisogni e interminabili limousine blindate. Per questo chi atterra a Pechino per le Olimpiadi potrebbe sentirsi disorientato. Ecco un piccolo manuale di sopravvivenza.
Una città ai raggi X
Chi giunge all’aeroporto di Pechino capisce subito l’aria che tira. Già al nastro dei bagagli, i cani annusano i passeggeri alla ricerca di droghe ed esplosivi. In città i metal detector sono ovunque, soprattutto in stadi, metropolitane, sottopassaggi e intorno a piazza Tienanmen. Conviene armarsi di pazienza: macchine fotografiche e telecamere mandano in tilt i funzionari. Un bodyguard ha usato il cellulare del cronista per verificare che non fosse una bomba.
Smog e libellule
Il cielo sopra Pechino, a causa dell’inquinamento, è un’indistinta gelatina grigia. Ma per respirare, almeno durante le Olimpiadi, non serve la mascherina. Il governo, quando occorre, spara missili con ioduri d’argento tra le nuvole e rinfresca l’aria con la pioggia. Qualche volta si scorge il sole. Nelle aree verdi c’è un assordante frinire di cicale e in piazza Tienanmen è facile avvistare le libellule.
Bagarini cinesi
Nonostante i biglietti siano ufficialmente esauriti, sono annunciati moltissimi bagarini. Un segnale: venerdì scorso sono stati messi in vendita gli ultimi 250 mila tagliandi, a prezzi ultrapopolari (alcuni a meno di 3 euro): in coda c’erano circa 200 persone che hanno rifatto la fila decine di volte.
Inglese
L’inglese qui non lo parla quasi nessuno. Gli organizzatori hanno bardato con fasce o magliette migliaia di «volunteer», ma gli anglofoni sono pochissimi. Portatevi un vocabolarietto di cinese e mostrate le parole. Per gli acquisti, no problem: i prezzi esposti sono in cifre arabe e i commessi trascrivono i conti su foglietti e calcolatrici. Al Silk market, paradiso della contraffazione, chi non ama essere toccato non entri. Diverse trattative si sono concluse con lanci di oggetti.
E per cena…
A Pechino si può mangiare di tutto, cane compreso, anche se in pochi sanno dove si cucini. Per chi volesse provare, la pronuncia è: gou rou wang. Chi vive in città da anni giura che per le Olimpiadi sono spariti i venditori ambulanti di spiedini, scorpioni e zuppe varie. In un vicoletto dietro a Tienanmen un passerotto legato a un filo annuncia una piccola osteria. All’interno, in una saletta piena di mozziconi, una signora scorbutica serve ottimi ravioli e fagottini di carne. Un pasto completo costa un euro e mezzo. In un negozio di dolciumi una commessa consiglia «cuori d’anatra da sgranocchiare con la birra». Buon appetito.
Mao sul fermacravatta
Il regime comunista nella Pechino olimpica è quasi invisibile. L’unico assaggio di socialismo reale lo offre internet, dove la censura colpisce ancora. Per esempio Panorama non è riuscito ad accedere ai siti che inneggiano al Tibet libero, ai video su Youtube sulla repressione della rivolta studentesca del 1989 e all’agenzia di stampa collegata al Vaticano, Asianews. Tra i pochi segni evidenti del passato che non passa sopravvivono il ritratto di Mao Zedong in piazza Tienanmen, alcuni esempi di architettura socialista e l’infinità di bandiere rosse della Repubblica popolare che sventolano ovunque (dai taxi alle biciclette). I più nostalgici possono visitare il mausoleo di Mao (chiude tutti i giorni a mezzogiorno), dove un vessillo con falce e martello copre la mummia del Grande timoniere. In fila quasi solo cinesi con mazzi di fiori. Prima di uscire si attraversa un bazar di paccottiglie dove si possono acquistare ritratti e busti (da 36 a 50 euro), ciondoli a cuore, orologi, ma anche fermacravatte con la testa di Mao (18 euro).
Religione
Si dice che i rapporti della diocesi con il governo dopo l’arrivo del vescovo Li-Shan, nominato dall’Associazione cattolica patriottica con il consenso del Vaticano, siano migliorati. Eppure per pregare i cattolici cinesi devono rispettare orari da cercatori di funghi. Nella Cattedrale meridionale, la chiesa più importante della città, le messe in lingua locale e in latino sono celebrate dalle 6 alle 8. La domenica due funzioni in inglese, alle 10.30 e alle 16. Nell’East church di Wangfujing, l’ultima messa è alle 8 del mattino. Numerosi volontari in maglia gialla (che si dichiarano cattolici) accolgono i turisti nelle chiese. Un’addetta particolarmente espansiva chiede di fotografare il cronista. Sa tanto di foto segnaletica. Le guide maneggiano una specie di glossario minimo del bravo fedele, in inglese e cinese. Si va da «God», Dio, a Jesus Christ, a «Mary, mother of God», Maria, madre di Dio. Di Papa Benedetto XVI nessuna traccia. Nelle brochure che vengono consegnate ai visitatori a Saint Joseph si legge: «Fortunatamente la chiesa è sopravvissuta alla turbolenza della Grande rivoluzione culturale». Un grazioso eufemismo. Non mancano i banchetti di souvenir: una croce da appendere al collo costa 1 euro, una copia del Nuovo testamento 3. Stesso clima «normalizzato» nel tempio dei Lama. All’ingresso, mezza dozzina di negozi di incensi e nessuna bandiera cinese (solo qualche libretto rosso un po’ nascosto). Anche qui una lapide seppellisce per sempre il terrore comunista: «Il tempio è sopravvissuto ai dieci anni di turbolenza della Rivoluzione culturale grazie al premier Zhou Enlai». Nonostante i progressi, nella libreria non c’è notizia del Dalai Lama.
Karaoke e discoteche
Il vero pericolo per i turisti è finire nella via dei karaoke bar, a San Li Tue. Fuori migliaia di lucine natalizie illuminano gli alberi, dentro ragazze stonate assordano vichinghi straniti. Molto meglio i locali intorno allo Stadio dei lavoratori, discoteche alla moda come Babyface, Cocobanana, Angel o Cargo. Per il popolo gay c’è il Destination: porta d’acciaio smaltato perennemente chiusa. All’interno, però, c’è vita. I parcheggi della zona sembrano autosaloni di lusso, i dj diffondono musica occidentale, dal R&B all’hip-hop. Un cocktail costa meno di 5 euro. Sui tavoli dei privé quasi ovunque caraffe di tè verde, bottiglie di whisky e scatole di dadi, il gioco più in voga nelle notti pechinesi. La droga non manca. «Con le Olimpiadi sono aumentati i controlli» assicura Jon, ventenne basco, da due anni a Pechino, «ma qui si sballa di più che in Occidente e a prezzi migliori».
Sesso
Comprare sesso a Pechino è facilissimo. Già sulla turistica San Li Tue gli stranieri vengono avvicinati da giovanotti che promettono «ladies in hotel». Obbligatorio per chi ama un ambiente un po’ rétro visitare il Club Suzie Wong, ispirato all’omonima prostituta cinematografica. Ragazze sveglie agganciano i turisti. Basta un sorriso o un brindisi. Jennie, vestito di raso verde e tratti mongoli, si offre con un’amica per 200 euro, anche a domicilio. Al Babyface, locale più sofisticato, una «studentessa» del Sud abborda gli stranieri al bar: «Di dove sei?». Dopo mezz’ora insieme dice di essere stanca: «Vuoi venire a casa mia?». Il turista si sente un Casanova. Lei estrae il cellulare e digita il prezzo: «150 euro».
Per gli amanti dei massaggi «particolari» (la città pullula di centri di questo tipo e di barberie a luci rosse) non mancano le spa di lusso. Soprattutto quelle di Dongzhimen. Per i più pigri, servizi a domicilio, con «www.playboymassage.com»: una ventina di bellezze locali in vetrina virtuale, disponibili a circa 80 euro, taxi compreso.
Sì, viaggiare
L’esperienza più formativa a Pechino è il rapporto con i tassisti. Adorano l’aglio, spesso sfoggiano unghie lunghissime e non parlano inglese.
«Abbiamo un numero verde per le traduzioni in tutte le lingue» assicura Fen Xi Chuan, quarantenne robusto. Probabilmente lo trovano sempre occupato. Chi mostra un indirizzo in cinese, si trova spesso davanti uno sguardo interrogativo. Anche perché molti sono analfabeti e la città è sterminata.
Qualcuno arruola come navigatore un passante. Se si arriva a destinazione i prezzi sono popolari (circa 5 euro per quaranta minuti di viaggio) e il tassametro è sempre acceso.
Chi non ama l’avventura può optare per autobus e metropolitana, resi efficienti per le Olimpiadi. Non resta che partire. E incrociare le dita.
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giovedì 7 agosto 2008
Olimpiadi. Aiuto c'è un gay a Pechino.
(Mario Cirrito) E' tutto pronto, compreso smog, umidità e forse anche qualche nuova contestazione. Domani squilleranno le trombe e si apriranno ufficialmente le Olimpiadi cinesi. Tra gli atleti ci sarà amche un gay dichiarato: Matthew Mitcham, australiano. Ha fatto coming out nel maggio scorso ed è ovviamente un figo trattandosi di nuotatore. Strano caso ma fu proprio un cinese ad accorgersi che poteva diventare un campione. A Pechino, Matthew c'è già stato per la coppa del mondo dove si è piazzato quinto. Ha un fidanzato, Lachlan, con cui vive insieme da parecchi anni. Per andare a Pechino ha chiesto aiuto al Johnson & Johnson Athlete Family Support e senza alcuno scandalo gli sono state messe in mano cinque mila dollari per le Olimpiadi.
Bene, auguri a Matthew e... scommettete che vince qualche medaglia? E poi dicono i gay...
Olimpiadi: I numeri della delegazione italiana per Pechino 2008.
Gli atleti
Gli azzurri in gara a Pechino saranno 346 (il nuoto e l’atletica la fanno da padroni con 71 e 49 atleti), contro i 377 di Atene 2004 (record nazionale). La diminuzione degli atleti è dovuta alla mancata qualificazione per Pechino di alcuni sport di squadra: baseball, basket, pallamano, hockey e softball. Per quanto riguarda le discipline individuali non siamo mai stati tanto presenti. Rispetto a quattro anni fa gareggeremo nel badminton (esordio assoluto), nel nuoto di fondo e nei pesi. La squadra detiene altri tre record assoluti rispetto al passato: maggior percentuale di donne (39,1), di ori olimpici (ben 35, uno ogni dieci atleti) e di medaglie (57). In confronto ad Atene la squadra è più esperta: ha un età media superiore (27,7 contro 27,3) e un minore numero di esordienti (186 contro 215).
Secondo i calcoli del Coni 152 atleti (ad Atene erano 119) hanno la possibilità di salire sul podio (fanno parte del club olimpico) e per loro nel 2008 sono stati stanziati 2,4 milioni di euro.
In cima alla classifica dei «medagliabili» ci sono i 24 componenti delle squadre di pallavolo maschile e femminile, poi 15 campioni della scherma, 15 canottieri, 13 nuotatori, 13 pallanuotiste, 10 ginnasti. A seguire vela (9), tiro a volo (8), atletica leggera e canoa (7 a testa). In squadra ci sono diversi pluriolimpionici. La veterana è la canoista Josefa Idem. Per lei sette olimpiadi, 2 con la Germania, 5 con l’Italia. Sei partecipazioni a testa per Andrea Benelli (tiro a volo) e Ilario Di Buò (tiro con l’arco). Quest’ultimo ha iniziato la sua esperienza a cinque cerchi nel 1984, a Los Angeles.
I premi
Un oro olimpico a Pechino varrà per gli atleti azzurri 140 mila euro (130 ad Atene), l’argento un po’ più della metà (75 mila, contro i 65 della Grecia) e il bronzo 50 mila (40 ad Atene). Il Coni, basandosi sulle 32 medaglie degli ultimi giochi olimpici, ha previsto una spesa 5 milioni e 225 mila euro. Ovviamente si tratta di uno dei pochi casi in cui il comitato olimpico sarebbe felice di aver sbagliato i conti. Per difetto.
Le spese per la spedizione
A partire dal 2005 il Coni ha investito per le Olimpiadi estive di Pechino 252 milioni e 219 mila euro, distribuiti tra le diverse federazioni per preparare i loro campioni. Nel 2008 la quota è stata di quasi 88 milioni. Ci sono, poi, i costi per la trasferta. Il comitato olimpico ha previsto di spendere circa 5 milioni di euro (4,9), a fronte di un rimborso del comitato organizzatore cinese di 600 mila euro. Ma quali sono le voci di spesa? Eccole: 2,3 milioni per Casa Italia, l’area hospitality più grande dei Giochi e l’affitto dell’adiacente campus universitario; 1 milione per le spese di viaggio; 650 mila per quelle di soggiorno (comprese le squadre fuori dal villaggio olimpico); 200 mila per i trasporti in Cina; 200 mila per il trasferimento di materiali e cavalli; 185 mila per consulenze e supporto a Pechino; 170 mila per l’acquisto di biglietti per gli stadi; 120 mila per le assicurazioni; 62 mila per la comunicazione. Le divise (firmate Freddy, un marchio italiano) per i componenti della delegazione ufficiale sono costate 1,325 milioni di euro, 347 mila dei quali per gli abiti della Cerimonia d’apertura dei Giochi. L’Italia sfilerà come centonovantunesima nazione, dopo la Nuova Zelanda e prima del Senegal, visto che si è deciso di seguire l’ordine alfabetico cinese.
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