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martedì 9 settembre 2008

Genovapride. Si della Cgil "Momento di civiltà". Quando si è fiancheggiatori di un golpe.

(Max Forte) La Cgil tramite la Camera del Lavoro Metropolitana di Genova, nella giornata di oggi con un comunicato si dice: "Favorevole allo svolgimento del Gay Pride nazionale a Genova il prossimo anno". Il comunicato poi prosegue "(...) considera da sempre in modo positivo la sfida di liberta' e la determinazione alla base della Giornata dell'orgoglio gay, lesbico e transgender, nonche' i principi contenuti nel documento politico proposto dal movimento gay lesbo e trans'". Poi, nel sottolineare i principi di uguaglianza, autonomia e laicita' dello Stato, la Cgil del capoluogo ribadisce la necessita' 'di dar vita a reali riforme democratiche, civili e libertarie nello spirito della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, della Carta Costituzionale Italiana e della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea'. Grazie alla sua tradizione democratica, la citta' 'sapra' accogliere questo importante evento, come momento collettivo di civilta' contro l'arretratezza culturale, l'omofobia e la transfobia, a sostegno di uno Stato laico e democratico, per l'affermazione del diritto individuale e dell'uguaglianza fra le persone attraverso leggi giuste, pari opportunita', avanzamento salariale, culturale e politico nel posto di lavoro'.

Ora, a parte la solita paccottiglia ideologica senza sostanza, la Cgil dimentica un fatto importante, che è quello relativo al movimento Lgbt nel suo insieme e la sua unità, inesorabilmente e definitivamente spaccati grazie all'arroganza dell'Arcigay che decide per conto proprio -non coinvolgendo neppure le sedi territoriali ma a livello centrale- come dove e quando indire il pride nazionale, patrimonio comune di tutto il popolo Lgbt del nostro paese.

Lascia perplessi che la Cgil, da sempre fortemente impegnata nel tenere salda l'unità sindacale dei lavoratori. non esprima dubbi circa la legittimità di questa scelta e da molti giudicata fortemente antidemocratica. Una scelta imposta con una sorta di "golpe" da parte dei colonnelli dell'Arcigay e avulsa da logiche democratiche e frutto di un "avventurismo" di stampo antico messo in atto da un unico attore del movimento Lgbt. Un dubbio a questo punto è legittimo: quelli della Cgil sanno che c'è dietro un atto di prevaricazione e prepotenza. Qualcuno glielo dica.

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martedì 2 settembre 2008

Le centraliniste licenziate rilanciano con la “strip conference”.

Il gioco dello striptease
(Panorama) Prima il video provocazione /vedi sotto) su Youtube, ora la “strip conference”. Le 11 centraliniste precarie licenziate dal call center dell’ospedale di Legnano, complice anche l’attenzione guadagnata sui giornali con la singolare forma di protesta, rilanciano e annunciano per venerdì una seconda puntata hot.
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“Non abbiamo intenzione di mollare”, fanno sapere. “Venerdì organizzeremo una ’strip conference’ e siamo pronte a onorare le promesse. Se è l’unico modo per farci ascoltare, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti”. Una norma del decreto Brunetta, spiegano le impiegate che hanno in media 35 anni, “ci condanna, perché abbiamo lavorato più di tre anni nel quinquennio e il provvedimento in questione impedisce il proseguimento di questo rapporto di lavoro. Precario, ma pur sempre un lavoro”.

A suscitare “rabbia e frustrazione”, spiega Ornella Cameran a nome delle sue colleghe, è il modo in cui vengono trattati i lavoratori “con la scusa della flessibilità. Una parola che abbiamo conosciuto da vicino”. Dall’ospedale non si aspettano un ripensamento. “Ci hanno detto che gli dispiace e che non c’è soluzione. Di stabilizzarci si era parlato tempo addietro, mai seriamente. Poi la cosa era sfumata. Troppo costoso”, raccontano. Da ieri “ci hanno detto che il call center dell’ospedale è stato affidato ad alcuni dipendenti dell’ospedale destinati temporaneamente a questo compito in attesa di una soluzione”. Che potrebbe essere, a quanto ha appreso una ex centralinista, “quella di affidare il servizio a un call center siciliano che già si occupa del numero regionale 803000 per la prenotazione delle prime visite mediche”.

Secondo le Rdb Cub pubblico impiego, la vicenda che ora coinvolge le lavoratrici di Legnano, e che rischia di interessare tutti i call center sanitari della Regione Lombardia, è la dimostrazione di come l’attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato. Commenta Sabino Venezia del Coordinamento nazionale: “Il decreto Brunetta, intervenendo pesantemente sulla più importante risorsa della pubblica amministrazione, ovvero i suoi operatori, determinerà di fatto una riduzione di personale con la conseguente impossibilità di stabilizzazione dei precari. In altri termini, a Legnano come nel resto del paese, l’unica soluzione alla piaga del precariato cronico è il licenziamento dei lavoratori. Contro questa macelleria sociale”, prosegue Venezia, “le Rdb rilanciano con forza lo sciopero dei lavoratori precari indetto per il prossimo 19 settembre e l’assemblea nazionale che si terrà in quella data a Roma”, conclude il dirigente sindacale.

Il ministro Brunetta intanto ha risposto alle accuse con una nota: la “responsabilità” della gestione del personale è “ascrivibile” ai vertici dell’Asl, mentre il cosiddetto decreto Brunetta “non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il governo precedente ha previsto nel settore privato” rispetto al limite massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato, il cui protrarsi oltre “non può essere assecondato. Preliminarmente”, sottolinea il ministro, “occorre segnalare che la responsabilità della gestione del personale è ascrivibile ai vertici dell’Azienda sanitaria, che il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e che il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato, tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico, per evitare di favorire il costituirsi di forme di precariato cronico”.

Il limite temporale massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato, aggiunge il ministro della Pubblica amministrazione, “non è tipico del lavoro pubblico ma si desume dalla normativa prevista per il settore privato così come introdotta dalla recente legge 247/2007 che ha recepito il Protocollo sul Welfare del precedente governo. Pertanto”, conclude, “il decreto legge 112/2008 (comunemente chiamato ‘decreto Brunetta’) non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il governo precedente ha previsto nel settore privato”.

Finora non sono arrivate proposte serie di impiego, hanno spiegato le centraliniste licenziate all’agenzia Adnkronos Salute, ma molte attestazioni di solidarietà. In attesa dello spogliarello di venerdì oggi le ex operatrici di call center si sono radunate davanti all’ospedale di Legnano per un presidio di protesta, organizzato con il sostegno del sindacato Rdb Cub pubblico impiego Lombardia. L’obiettivo, precisano, è di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica “non solo sul nostro caso specifico ma sull’emergenza precariato”. E se il metodo inaugurato dalle centraliniste dovesse funzionare, da venerdì le strade d’Italia potrebbero riempirsi di precari senza veli…

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giovedì 21 agosto 2008

Strip Tease: A lezione di spogliarello ma...

Se il vostro sogno e’ quello di diventare spogliarellisti professionisti, in Italia esiste una sorta di scuola che propone un corso portato avanti da tale J.T. Stone, a suo dire fatto per non diventare strip men improvvisati e imparare tutto quello che c’e’ da sapere.

Si legge nella presentazione del corso: "Direttamente da "Porta a Porta" il primo ed unico stripman d'Italia ricco di esperienza, più di mille stripshow in Europa e negli States, impartisce lezioni di spogliarello maschile, femminile e strip tease, anche a domicilio. Ottimo per aspiranti professionisti e utile per sorprendere il vostro o la vostra partner!"

Ammettiamo di essere particolarmente dubbiosi circa il risultato finale del corso e le fotografie che campeggiano nel sito non ci aiutano a cambiare idea. Diciamola tutta se il rischio è quello di diventare "coatti"preferiamo non addentrarci in un corso del genere se invece anche voi, come qualcuno in redazione, ci accusa di avere solo dei pregiudizi e di essere snob, accomodatevi e cliccate qui per saperne di più. Noi ci teniamo i nostri dubbi...
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mercoledì 20 agosto 2008

Argentina: Ai gay viene concesso il diritto alla pensione di reversibilità.

(L'Unione sarda) L'Argentina ha concesso martedì anche agli omosessuali il diritto di ottenere la reversibilità della pensione del partner in caso di morte di uno dei due componenti la coppia. Il dipartimento della previdenza sociale ha affermato in un comunicato che intende dare a tutte le coppie di fatto lo stesso status, nel quadro di un'iniziativa del governo di centrosinistra di garantire i diritti umani. I componenti di coppie gay che hanno perso il loro compagno o compagna dovranno provare di aver vissuto con i loro partner per almeno cinque anni, di aver avuto conti correnti bancari o proprietà comuni, o di aver condiviso le spese di menage. La capitale argentina, Buenos Aires, è stata la prima città dell'America Latina ad aver legalizzato nel 2003 le unioni di coppie omosessuali, aprendo un registro che "riconosce diritti civili alle coppie di fatto, indipendentemente dall'orientamento sessuale". Sono poi seguite Città del Messico e, l'anno scorso, l'Uruguay.

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Inghilterra. Gay è bello, i grandi gruppi se li contendono.

(Ansa) I tempi della discriminazione sul posto di lavoro per via delle abitudini sessuali sono acqua passata in Gran Bretagna. Anzi. Essere gay ultimamente si sta persino configurando come un vantaggio: i grandi gruppi hanno infatti abbandonato ogni diffidenza e corteggiano apertamente i professionisti omosessuali presentandosi come aziende all'avanguardia sul terreno delle pari opportunità. E tutto in nome del profitto: visto il clima di frenetica competizione che imperversa nei mercati, le aziende non possono più permettersi il lusso di scartare talenti sulla base di obsoleti pregiudizi - preferenze sessuali, razza, genere. E' il quotidiano britannico 'The Independent' - sull'onda della clamorosa 'apertura' del servizio di sicurezza interno britannico (MI5) che ha annunciato di voler reclutare agenti omosessuali - a svelare quanto sono cambiate le cose nel Regno Unito. "Un tempo le persone temevano di poter perdere il posto di lavoro se veniva fuori che erano gay", ricorda Angela Mason, storica leader di Stonewall, la più importante associazione per i diritti degli omosessuali britannici. "Se venivi scoperto - continua - era la fine". Cosa è cambiato, quindi? Sotto la sua direzione Stonewall ha abbandonato la strategia del muro contro muro ed è passata ad un approccio più pragmatico: blandire il mondo del business. "Il trucco - spiega David Shields, responsabile del settore lavoro di Stonewall - è di mostrare il lato economico ai datori di lavoro. Non ha senso avere una reputazione di chiusura nei confronti d'impiegati gay: semplicemente porteranno le loro competenze al servizio di un'altra azienda". Con una media di 15mila neo-laureati omosessuali sfornati ogni anno dalle università britanniche e un totale di 1,7 milioni di gay in età di lavoro - fa notare l'Independent - la discriminazione può rivelarsi fatale per la competizione nell'accaparrarsi le migliori risorse. E non è quindi un caso che nella periodica classifica delle migliori 'aziende amiche dei gay' stilata da 'Stonewall' sempre di più compaiano ai primi posti nomi di peso del settore privato: nel 2007, ad esempio, aziende come IBM, KPMG, Goldman Sachs e LloydsTSB figuravano nella top ten. "Credo che oggi gli stessi clienti vogliano vedere una forza lavoro più eterogenea", ha detto Ashley Steel, unica lesbica dichiarata a sedere nel consiglio di amministrazione di una società (la KPMG) della City di Londra. Anche se, fa notare, c'é ancora molta strada da fare: nessun omosessuale, dice, siede nel consiglio di amministrazione di un'azienda quotata nell'FTSE 100 - le 100 società che rappresentano circa l'80% della capitalizzazione di mercato dell'intera Borsa londinese. Tra le figure di spicco che sono arrivate ai piani alti di note compagnie nonostante i gusti sessuali, l'Independent cita i casi di Sir Michael Bishop, capo della compagnia aerea BMI - seconda, per ampiezza, solo alla British Airways -, Robert Taylor, amministratore delegato della Kleinwort Benson Private Bank e Charles Allen, ex ad di ITV e ora 'signore della radio' nel Regno Unito grazie alla sua Global Radio.

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venerdì 4 luglio 2008

Cercasi assistenti di volo ma gay.

(River-blog) Ricevo spesso email o commenti in cui mi si chiedono consigli su come diventare assistente di volo. Il miglior modo è quello di partecipare agli “open day”, giornate di recruiting organizzati dalle varie compagnie aeree. L’8 luglio, in particolare, ce ne sarà uno a Milano, per conto della Easy Jet, una delle compagnie low cost che preferisco. Perché? Sono gli unici ad aver mandato a vari Gay Pride una delegazione di assistenti di volo. Diciamo che sono considerati una compagnia aerea gay-friendly (cosa voglia dire, nel concreto, non lo so). Comunque, l’8 luglio appuntamento è alle 8.30 presso l’Ata Hotel Executive di via Don Luigi Sturzo 45. Si dovranno assumere 50 persone, da destinare al potenziamento dell’organico della base italiana (a Milano Malpensa), la più importante dell’Europa Continentale. La selezione si articolerà in prove individuali e di gruppo finalizzate a verificare il livello di padronanza della lingua inglese e le attitudini dei candidati. Quanti supereranno questo primo vaglio, saranno ammessi a sostenere un colloquio individuale in programma mercoledì 9 luglio. Per easyJet si tratta del terzo Open Day di selezione del personale organizzato nel corso del 2008. In totale gli aspiranti assistenti di volo selezionati durante i precedenti sono stati più di 100. Già oggi easyJet è il primo operatore nello scalo aereo milanese con il 19% di quota di mercato, 24 destinazioni domestiche e internazionali collegate e una flotta recentemente portata a 11 aeromobili, che diverranno 15 con l’arrivo del 2009. Attualmente i dipendenti easyJet a Milano Malpensa sono 340, ma è in programma di portare l’organico a 500 unità entro gennaio 2009. Inoltre, l’80% del personale di bordo è italiano. La compagnia opera attualmente con una flotta di 162 aerei su 385 rotte tra 103 aeroporti in 26 Paesi.

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giovedì 12 giugno 2008

California. Secondo uno studio le unioni tra gay aumenteranno i posti di lavoro.

Lo studio e' stato condotto dalla Los Angeles School Law presso la University of California.
(Ansa) I matrimoni omosessuali in California aumenteranno i posti di lavoro e - in generale - faranno bene all'economia. Uno studio in tal senso e' stato condotto dalla Los Angeles School Law presso la University of California, ed ha accertato, sulla base di una proiezione ecnomico-matematica, che nell'arco di tre anni a partire da oggi saranno almeno 50mila le coppie gay che si sposeranno, e altre 68 mila voleranno in California da tutti gli Stati Uniti, con l'intenzione appunto di sposarsi, con conseguenti feste nuziali.

Tutto cio' fara' si' che intorno ai matrimoni gay si creera' un 'indotto' pari a 64 milioni di dollari, tutti spesi in fiori, fotografi, torte e banchetti, e si creeranno 2.200 nuovi posti di lavoro. Senza contare - sottolinea lo studio - l'effetto positivo in termini economici che i matrimoni gay avranno sul turismo. E nelle casse dello Stato entreranno tasse per 9 milioni di dollari.

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mercoledì 11 giugno 2008

Montpellier, licenziato per aver cambiato sesso, risarcito con 57 mila euro.

(Rainews 24) Un'azienda di Montpellier, la Kaliop, dovra' pagare 25.000 euro di danni e 32.000 euro di stipendi arretrati un'azienda di Montpellier, nel sud della Francia, per aver licenziato un suo dipendente che ha cambiato sesso.

Assunto nel luglio del 2005 come direttore amministrativo in dalla societa' che si occupa di multimediale, l'uomo aveva poi annunciato ai suoi superiori e colleghi di volersi sottoporre ad un'operazione per diventare donna. Alcune settimane dopo l'annuncio, arrivato poco piu' di un anno e mezzo dopo l'assunzione, ha ricevuto una lettera di licenziamento per "mancanza professionale".

L'uomo, diventato nel frattempo Clarisse, ha sporto denuncia presso la Halde, l'autority francese per la lotta contro le discriminazioni. La legge gli ha dato ragione: la societa e' stata infatti condannata per "licenziamento discriminatorio" a pagare danni e interessi all'ex dipendente.

Si e' detto "soddisfatto" della decisione del tribunale il Collettivo contro l'omofobia, un'associazione con sede a Montpellier, che, in un comunicato, ha sottolineato che questa sentenza "costituisce una prima per la Francia". Intanto l'azienda sotto accusa ha fatto sapere che fara' appello.

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mercoledì 28 maggio 2008

Scandalo a Milano: Disoccupate si offrono di fare sesso in cambio di un lavoro.

Su internet gli annunci shock di giovani donne disposte a concedersi pur di ottenere un contratto a tempo indeterminato.
(Cronaca qui) Marina ha deciso di farlo dopo l’ennesimo colloquio di lavoro andato male. Claudia, invece, milanese di 31 anni, con tanto di laurea in Economia e cinque anni di precariato alle spalle, si è arresa davanti a un mutuo da pagare.
Ognuna di loro ha fatto i conti con la coscienza. Ma prima ancora, con il portafoglio. E hanno deciso di offrire notti di fuoco in cambio di un contratto a tempo indeterminato.
ANNUNCI SHOCK
Sono annunci shock, e si possono facilmente trovare sulle bacheche online di Milano da “kijiji.it” a “bakeka Milano.it”, negli spazi “cerco lavoro” oppure alla voce “relazioni personali”. E poi c’è qualche ragazza (sono sempre di più) che sfoga la sua frustrazione in un blog dove scrive, nero su bianco, che è disposta a offrire una notte di fuoco in cambio di un contratto a tempo indeterminato. Proprio come Sara, la trentenne romana autrice del blog www.trentennedisperata.splinder.com, che fece scalpore due anni fa perché aveva deciso di mettere in vendita il suo corpo in cambio di un contratto.
Il suo esempio pare che lo abbiano preso in molte. Sono soprattutto 30enni, hanno un’istruzione medio alta, alcune di loro si sono trasferite a Milano da altre parti d’Italia con il miraggio di un impiego ben retribuito.

Non aspirano a fare le letterine, le vallette o le attrici, ma lavori normali: segretarie, commesse, impiegate. La questione, però, è molto meno goliardica di come uno se la può immaginare.

Questi annunci, che spuntano come funghi sui siti online e giornali di settore, hanno già attirato l’attenzione della polizia. Gli inquirenti vogliono infatti accertarsi che dietro gli “specchietti per le allodole” non si nasconda qualche caso di estorsione.

Da parte delle aspiranti lavoratrici, ma anche (soprattutto) da parte dei datori di lavoro. Queste ragazze, infatti, spiega un ispettore, anche quando sono in buona fede, «rischiano di fare incontri sbagliati e di mettere la loro vita in mano a dei farabutti per poi entrare in una spirale di ricatti e violenze».

ANNI DI PRECARIATO
Marta (nome si fantasia) lascia il suo annuncio nella bacheca online kijiji.it: «A.A.A. Offro sesso in cambio di un contratto a tempo indeterminato. Ho bisogno di lavorare e non ho tempo da perdere».
Sembra essere proprio il tempo l’ossessione delle fanciulle che accettano di scendere a compromessi in cambio del lavoro fisso. Lo spiega bene Lucia, nel suo blog: «Capisco tutte quelle ragazze che decidono di vendersi in cambio di un lavoro. Io sono precaria da cinque anni e ormai sono disperata. Non posso neppure comprarmi una casa, sposarmi, avere un figlio. Questa è l’ultima spiaggia».
E c’è anche chi, nero su bianco, mette in chiaro i punti dell’accordo: «Si parla di una sola notte di sesso. Non oltre - scrive Kiarina - e il mattino dopo voglio firmare il contratto. Senza scherzi».

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venerdì 23 maggio 2008

Approvata dalla Camera una correzione della legge sulle discriminazioni sul lavoro motivate dall'orientamento sessuale.

Secondo quanto richiesto dall'Ue d'ora in poi l'onere della prova spetterà al datore di lavoro.
La Camera ha approvato nella seduta del 22 maggio una importante correzione del decreto legislativo 216/2003 in applicaizone della direttiva europea sulle discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale 78/2000.
L'emedamento inizialmente proposto dal governo, con ogni probabilità al fine di evitare la procedura d'infrazione UE, comprendeva anche la cancellazione della deroga per le forze armate. Tuttavia la norma in caso di approvazione definitva al Senato correggerebbe la grave distorsione voluta asuo tempo dal governo berlusconi della 14^ legislatura.
Ecco il testo dell'emendamento approvato:
«4. Quando il ricorrente fornisce elementi di fatto, desunti anche da dati di carattere statistico, idonei a fondare, in termini precisi e concordanti, la presunzione dell'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori, spetta al convenuto l'onere di provare l'insussistenza della discriminazione».
Ora la parola passa al Senato.

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giovedì 22 maggio 2008

Confindustria. Neanche una parola sull'operaio Marcegaglia morto.

(Malastampa) L'assemblea annuale di Confindustria è considerata la prima notizia del giorno.
Lunghi resoconti (repubblica, corriere e stampa) sul discorso del nuovo presidente Marcegaglia, che vuole un paese di centrali nucleari, termovalorizzatori e gente china a lavorare. Si può trovare eventualmente un articolo che ci spiega il cambio di look del neopresidente. Neanche una parola su Girolamo Di Mauro, il lavoratore del tubificio Marcegaglia morto l'altro giorno, nonostante l'assemblea di confindustria, magnanimamente, gli abbia concesso un minuto di silenzio e un applauso.
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giovedì 1 maggio 2008

1 maggio a Torino. I Centri sociali bruciano bandiere israeliane e americana.

Contro la Fiera del Libro che ospiterà Israele.
(Agenzia radicale) Al termine del corteo del primo maggio, a Torino in piazza San Carlo, manifestazioni di protesta alcuni giovani dei centri sociali del capoluogo piemontese e dell'associazione Free Palestine hanno bruciato due bandiere israeliane e una americana: obiettivo contestare la decisione di designare Israele come Paese ospite della Fiera del Libro 2008, la cui apertura ufficiale è prevista l'8 maggio prossimo.

Come scrive il sito web del Corriere della Sera: "...Dopo aver lanciato alcuni fumogeni, nel centro della piazza, quando le circa 30.000 persone che hanno partecipato alla manifestazione si erano quasi tutte allontanate, i giovani di Askatasuna e altri gruppi, hanno dato fuoco alle tre bandiere dopo averle inzuppate di benzina. "Un gesto forte lo sappiamo - ha detto un portavoce - ma noi pensiamo che ben più forti, più clamorose siano le morti, ormai quotidiane, di civili palestinesi, tra cui anche bimbi di pochi mesi, sotto il fuoco israeliano. Proviamo vergogna nel pensare che Torino e la Fiera vogliano festeggiare e onorare questo paese che non smette di sopraffare e ferire mortalmente la sovranità di un altro paese".

L'Unione delle Comunità ebraiche italiane ha espresso una ferma condanna per quanto accaduto. "...E' un gesto di inciviltà che proprio nel momento in cui ci si appresta a celebrare la festa per i 60 anni di Israele a Torino, è inammissibile in uno stato democratico» ha detto Claudia De Benedetti commentando gli atti antisraeliani a Torino. «Ritengo - ha aggiunto De Benedetti - che questi atti non giovino al sereno svolgimento di una manifestazione che vedrà la presenza del presidente Napolitano a fianco di tanti amici di Israele. E sono preoccupata per un atto che testimonia un clima ostile e di ignoranza e pregiudizio. Una vera e propria censura culturale».

Corriere.it scrive poi che proprio per la sua annunciata partecipazione alla Fiera del Libro anche l'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti, presente al corteo di Torino, è stato oggetto di una contestazione. Il fatto è accaduto prima che iniziasse la manifestazione in piazza Vittorio dove c'era il concentramento del corteo. Quando l'ex leader di Rifondazione è avvicinato agli striscioni e alle bandiere del Prc, un gruppo di giovani dei centri sociali, presumibilmente gli stessi che poi hanno bruciato le bandiere di Israele e degli Stati Uniti, lo ha praticamente fatto allontanare.

Bertinotti parteciperà ad uno degli incontri dedicati dalla Fiera del Libro alle «parole» della Costituzione: a lui spetta il dibattito sull'articolo 1 e sulla parola «lavoro».
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giovedì 24 aprile 2008

Napolitano offre concerti al papa. Peccato che i musicisti siano precari.

Stasera esibizione in diretta sulla Rai.
(Liberazione) Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per fare bella figura con Benedetto XVI ha pensato bene di regalargli un bel concerto sinfonico. Una serata molto raffinata, con un programma di tutto rispetto che va da Luciano Berio alla Settima di Beethoven passando per Brahms.
L'occasione è il terzo anniversario del pontificato. Per questo "special event" ha chiamato il suo amico di sempre Luigino Corbani, manager "migliorista" (vecchio Pci) di Milano ora impegnato a gestire la "Verdi". Tutto sommato, un bel colpo che servirà al Quirinale per vezzeggiare il Santo Padre, vero e proprio musicofilo, e a Corbani, e al suo giro musicale di Milano, a risollevare un po' le sorti di questa orchestra che non si trova certo in buone acque. La Rai ha addirittura previsto una diretta televisiva (oggi alle 17.15) e una replica radiofonica su "Rai 3" per sabato 26 aprile.
C'è un piccolo particolare che tutti fingono di ignorare: quell'orchestra, di una settantina di elementi, che nel '93 quando fu inaugurata si fregiava dell'appellativo di "giovanile" è in realtà composta interamente da precari. O meglio, a dire il vero, un contratto i giovani maestri ce l'hanno, ma è un contratto di opera intellettuale, una prestazione individuale. Insomma, una versione "nobile" del più famigerato "co.co.co". Senza contare, però, che a rigor di logica applicare un contratto d'opera intellettuale a un orchestrale è un po' come dire a un operaio della catena di montaggio che verrà retribuito con una parcella da avvocato. E' il solito inganno dei falsi lavori autonomi. L'orchestrale non ha niente di autonomo in quanto deve sottostare a dei precisi orari di lavoro e seguire delle direttive. Il resto, o sono solisti o direttori d'orchestra. I solisti non eseguono, però, duecentosettanta repliche l'anno.
Il settore è regolato da un preciso contratto nazionale, che ovviamente alla "Verdi", come in molte altre orchestre, più o meno giovanili, in Italia, non viene applicato. Molto meglio farsi passare per fondazione privata, concludere una sorta di "scrittura privata" con ogni singolo orchestrale, salvo poi prendere soldi pubblici. Ad un certo punto anche il rubinetto pubblico a favore della Verdi è stato chiuso. Motivo? All'Enpals non risultavano versati una parte dei contributi pensionistici. Un bel pasticcio, che ha complicato la situazione. I maestri per un lungo periodo non hanno nemmeno percepito lo stipendio mensile. E attualmente ci sono ancora in ballo diverse tranche di arretrati.
Che vibrazioni potranno mai trasmettere al Santo Padre gli "archi" di una orchestra così tesa e stonata? Una parte dei maestri sono sulla via dell'ammutinamento. Gli altri si limitano a "deglutire" perché le alternative sono poche. E così va bene anche accettare una cosiddetta busta paga che fino a tutto il 2007 raggiungeva appena i 1.300 euro. La Verdi è stata anche trascinata in tribunale da un "violoncello" e da un "violino". L'unico modo, sembra, per tentare di veder riconosciuti i propri diritti a un contratto degno di questo nome. In pieno stile "migliorista" Corbani, a sua volta amico di Gianni Cervetti, un altro paladino dei diritti dei lavoratori negli anni '70, stoppa l'ingresso ai sindacati. Hanno il via libera solo quelli compiacenti, ovvero la Cisl. «Quello che ci ha fatto vedere il sindacato - spiega Sokol Koka, violoncellista ribelle - in realtà è il testo del contratto nazionale depurato della parte sui diritti». Perché la Cisl che dovrebbe tutelare il contratto collettivo si fa garante, sotto le spoglie della consulenza, di un accordo individuale?
Contro la Verdi ha lanciato strali anche Vittorio Sgarbi, in qualità di assessore alla Cultura di Milano, parlando di «conti economici fallimentari», ma non citando la disastrosa situazione degli orchestrali.
«La nostra realtà? Professori d'orchestra che lavorano nei call center a sei euro l'ora per pagare il mutuo, o come camerieri per arrotondare e poter mangiare», sottolinea Raffaella Campo, violinista ribelle della Verdi.
«La situazione è drammatica - sottolinea Giancarlo Albori, segretario della Slc Lombardia - ed a questo punto è compito di tutti di riportare a congruità contrattuale tutto il settore delle orchestre, anche perché il denaro pubblico non si può continuare a spendere in situazioni dove non vengono riconosciuti i diritti dei lavoratori».
«Anche in eventi musicali di rilievo internazionale - racconta Antonio Salerno, segretario del Siam, uno dei tanti sindacati che cercano di tutelare i musicisti - il nodo della precrietà riemerge prepotentemente». Lo scorso settembre al concerto-omaggio di piazza San Marco a Roma dedicato all'Oscar del Maestro Ennio Morricone, «i musicisti sono stati trattati come i lavoratori stranieri irregolari nell'edilizia o nel bracciantato agricolo: niente contratto e guai a chi sgarra perché non lavorerà più». Quel concerto è stato mandato in onda dalla Rai, che ovviamente ha percepito dei proventi pubblicitari. Esattamente come il concerto di stasera nella sala "Paolo VI".

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venerdì 7 marzo 2008

AAA "Società di import ed export cerca commerciale. Gay graditi". Il lavoro per un gay non è mai facile.

(Pensierimadyur) "Società di import ed export cerca commerciale. Gay graditi", succede anche questo nelle inserzioni dei giornali. Una piccola azienda di Milano ha specificato quello che non dovrebbe neppure essero preso in considerazione: l'orientamento sessuale. L'esempio è stato preso da una una banca d'affari, Lehman Brother, in Asia dove si è andati a caccia di talenti tra i giovani omosessuali, con un invito a cena riservato a studenti gay e lesbiche dell'Università di Hong Kong. Nella concorrenza spietata per assumere i migliori, non si può perdere neanche un cervello.
I gay perfetti per la moda e per lo spettacolo è diventato quasi uno stereotipo . Ma sono anche negli uffici, nelle banche, nelle scuole, nelle corsie degli ospedali, nei call-center. In Italia dichiarare la propria omosessualità in alcuni luoghi di lavoro è ancora un tabù. Aurelio mancuso, presidente di Arcigay, avverte che nessuno parte con l'idea di dichiararsi. Si ha paura, con l'intolleranza generale che imperversa, soprattutto nelle aree non sindacalizzate. E si mescola con la precarietà crescente. L'ostacolo dei gay non arriva dal selezionatore o dal capo, ma spesso dal vicino di scrivania , dal gruppo di colleghi. Sguardi particolari e battute pesanti .
Lo statuto dei lavoratori vieta ogni tipo di indagine e richiesta di informazioni non strettamente collegate alla prestazione.

Le telefonate di denuncia nel 2005 sono state trecento nel Centro gay di Milano. Massimo Mariotti , responsabile del Centro Gay della Cgil di Milano, denuncia "Negli ultimi due anni sono diminuite del 40% le denunce, ma sono in aumento le difficoltà dei transessuali. Ancora oggi , però, l'omosessualità fa paura a diversi settori, alle piccole e medie imprese, agli ambienti marcatamente maschili o dove il livello culturale non è elevato, per esempio l'industria".
La maggior parte delle persone che denunciano lo fanno dopo esser stato licenziato.
La Goldman Sachs ha deciso di concedere benefit ai propri dirigenti per il cambio di sesso.
In Italia invece è come si trovassimo in provincia. Maurizio di 28 anni , trapiantato, racconta che nel suo ambiente di lavoro non ha avuto problemi. In ambito bancario e finanziario non ha incontrato problemi. Il problema sussiste tra Nord e Sud, città e provincia.
In tutti i luoghi lavorativi essere omosessuale non sembra un grande problema. Tranne in quello scolastico. Se sei maestro e sei omosessuale, sei per forza un pedofilo.
L'Italia in questo caso continua ad essere un paese incivile. Anche nel partito Democratico, la questione omosessualità è affrontata quasi come un fastidio, e invece dovrebbe essere la politica a fare una battaglia culturale per garantire il rispetto per tutti i cittadini.
L'ambiente sanitario aperto alle novità, spesso è conservatore su questi temi.
A volte un gay fa fatica a salutarne un altro per vergogna che la gente possa pensare male se due omosessuali si parlano.

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giovedì 14 febbraio 2008

Da non perdere stasera su Raitre: "In fabbrica" di Francesca Comencini.

francesca comencini(Tvblog) Questa sera, su Raitre, una prima tv sui generis in seconda serata. Trattasi del film - documentario In Fabbrica realizzato nel 2007 da Francesca Comencini (sorella della più nota Cristina), reduce da Mi piace lavorare - Mobbing.

Presentato all’ultimo festival di Torino (e premiato come miglior film sul mondo del lavoro), il documentario in questione racconta attraverso le voci degli operai la vita in fabbrica dal Dopoguerra agli anni ‘80. Nelle immagini del repertorio sfilano leader politici come Enrico Berlinguer, ma soprattutto volti anonimi, protagonisti di lotte e speranze su cui si fonda il nostro presente. Da non perdere questa sera, intorno alle 23.05, dopo "Primo Piano" sulla terza rete di stato.

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giovedì 7 febbraio 2008

Mette i video porno in nota spese, pizzicato il manager.

Una pagina del sito di Lucy Kellaway, titolare della rubrica «The problem» nella sezione «business life» del Financial Times.

I timori del dirigente: «Ora cosa diranno di me le segretarie dell'azienda?».
L'ufficio contabilità contesta la voce «adult movie» nel borderò di un viaggio. La vicenda sul Financial Times.

(Il Corriere della Sera) Ha lasciato per errore la voce «adult movie» nella fattura di un albergo consegnata all'ufficio contabilità della propria azienda. E agli impiegati addetti al controllo delle note spese quel dettaglio non è sfuggito. Il borderò con l'elenco degli esborsi sostenuti - con in bella evidenza l'importo che mai e poi mai avrebbe potuto passare come spesa di lavoro - è così stato rispedito al mittente, con tanto di carbon copy al suo capo. L'imbarazzo ed il cruccio del manager 43enne, protagonista della vicenda, sono ora di dominio pubblico: lui stesso, infatti, ha deciso di confidarsi con Lucy Kellaway, titolare della rubrica «The problem» nella sezione «business life» del Financial Times, chiedendo un consiglio su come uscire dalla situazione, temendo soprattutto che la sua «disavventura» possa diventare oggetto di scherno nei discorsi tra segretarie durante la pausa pranzo.

FATTURA DETTAGLIATA - «Anziché allegare la fattura con l'ammontare complessivo del soggiorno in hotel ho consegnato quella con il dettaglio dei costi sostenuti - spiega l'anonimo manager -. Avevo acquistato il film solo per curiosità. Sono abitualmente meticoloso nelle mie spese. Mi occupo di finanza e sono un impiegato rispettoso e fedele». Peccato però che anche la sua segretaria abbia addocchiato la nota spese tornata indietro dall'ufficio contabilità. E che proprio questo sia in cima alle sue preoccupazioni: cosa penseranno di me lei e le sue colleghe che di certo ne parleranno durante la pausa pranzo?

IL MERCATO DEL PORNO - La risposta di Lucy Kellaway è tra l'ironico e il divertito. Ricordando che secondo alcuni studi americani il 70% degli uomini guarda un film porno almeno una volta al mese e che sono 15 mila le pellicole a luci rosse prodotte ogni anno, la columnist del quotidiano britannico fa notare che da sempre si ironizza sul fatto che qualcuno guardi programmi per adulti negli hotel e che poi i relativi importi finiscano nel calderone delle note spese. Quindi, perché preoccuparsi per l'eventuale commento delle segretarie? «Lei però non sembra preoccupato per quello che potrebbe dire il suo superiore - fa notare la Kellaway -. Forse perchè pensa che lui stesso guardi quei film?».

GIUSTIFICAZIONI SOSPETTE - L'editorialista è impietosa e ipotizza che il fatto che il manager sottolinei con forza la propria «onestà» e che si sia trattato del semplice soddisfacimento di una «curiosità» suoni un po' come una sorta di excusatio non petita, un mettere le mani avanti alquanto sospetto: «Penso che lei guardi saltuariamente film porno e che qualche volta li metta all'interno di fatture un po' gonfiate».

«DIMENTICHI TUTTO» - Ma c'è almeno un motivo di soddisfazione in quanto è successo? La giornalista non ha dubbi: «Ha avuto la dimostrazione che il sistema di controllo costi della sua azienda funziona». E il suggerimento su come superare il tutto? Lasciarsi l'esperienza alle spalle e concentrarsi sull'essere veramente l'impiegato modello che si pensa di essere. «Quello che un po' mi sorprende - evidenza la Kellaway chiudendo la questione - è che l'hotel abbia specificato quella voce nella fattura, visto che di solito sono molto discreti». La voce relativa agli acquisti di film, porno o no che siano, viene infatti spesso indicata come «altri servizi», o diciture analoghe. «Deve ringraziare per il fatto che non abbiano scritto il titolo completo del film sulla fattura - chiosa divertita l'editorialista del Ft, pensando evidentemente alla fantasiosità dell'intestazione di certe pellicole -. In quel caso sì che la sua segretaria avrebbe avuto di che ridere...».

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lunedì 4 febbraio 2008

Il sesso in ufficio? Aumenta il rendimento.

(Agi) Le relazioni sessuali tra colleghi d'ufficio non distraggono dal lavoro, anzi: pur di stare vicini al proprio partner, c'e' chi rimane piu' a lungo alla scrivania, e in generale migliora il suo rendimento lavorativo. A sfatare il pregiudizio contro i flirt in ufficio ci pensa uno studio condotto nella "fredda" Norvegia dalla sessuologa Elsa Aalmas, pubblicato sulla rivista on-line 'Dagens Naeringsliv', cui fa eco una ricerca condotta in Italia dall'associazione 'Donne e Qualita' della vita' che, sotto la guida dalla sessuologa Serenella Salomoni, ha approfondito l'argomento su un panel di 480 individui di eta' media fra i 25 e i 55 anni. Dalla ricerca norvegese emerge che 1 lavoratore su 5 ha ammesso di aver avuto almeno una relazione con un collega e 1 coppia su 10 afferma di essersi formata sul posto di lavoro mentre, in generale, la gran parte degli intervistati afferma che avere una storia con un collega di scrivania da' piu' felicita' ed energia e, dunque, si rende di piu'. "Le persone che legano con i colleghi - assicura la Aalmas - conoscono meglio i propri sentimenti e questo produce piu' energia e piu' capacita' di lavoro. Quest' effetto favorisce anche un comportamento piu' professionale ed elimina la possibilita' che si creino problemi con il capo o con altri colleghi". Ad analoghe conclusioni e' arrivato lo studio italiano: le persone, per lo piu' donne innamorate sul lavoro, sostengono di essere piu' produttive nel 65% dei casi. Un intervistato su tre afferma di superare abbondantemente l'orario sindacale, pur di stare vicino al partner,e uno su due confessa di andare al lavoro piu' volentieri. Uno su cinque (soprattutto donne) svela di portarsi perfino del lavoro a casa per mantenere un rapporto ideale e a distanza con la persona amata. Un intervistato su sette ha addirittura rivelato di aver rifiutato offerte di lavoro con aumenti di stipendio o promozioni solo per poter stare vicino alla persona amata. La fallocrazia del mondo del lavoro e' confermata pero' da un dato. Sono il 65 per cento le donne ad avere una relazione con un uomo collocato in una posizione gerarchica superiore. Nel 20% dei casi la relazione e' con un pari grado mentre soltanto il restante 15% del campione ha una tresca con un uomo in una posizione inferiore. Quelle donne che hanno una liason con un superiore sono anche disposte ad ammettere (una su tre) che, tra i loro obiettivi 'amorosi', c'e' anche la possibilita' di un avanzamento di carriera. Tuttavia appena il 15 per cento delle donne definisce la propria relazione lavorativa 'strumentale'. Significativo il numero di donne che non giudicano negativamente quelle che ricorrono a una relazione per migliorare la posizione sociale. Ben il 24% ammette di capirle, mentre un tollerante 12% non le condanna. Tuttavia rimane un corposo 43% che le definisce 'poco serie'.(AGI) - Roma, 4 febbraio

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domenica 25 novembre 2007

Una piattaforma per tutelare i giovani stilisti.

(Sandra Rondini - Milano 2.0) La Camera Nazionale della Moda, il Comitato Regionale "Lombardia per la Moda", la Provincia di Milano, con le scuole di alta specializzazione (Domus Academy, IED, Istituto Carlo Secoli, Istituto di Moda Burgo, Monza Fashion School, NABA Nuova Accademia Belle Arti Milano) e il Consorzio Milano Fashion Institute (tra gli altri, Università Cattolica, Politecnico di Milano e SDA Bocconi) sono i promotori della "Piattaforma sistema formativo moda", strumento innovativo che permetterà a istituzioni e realtà formative, grazie agli strumenti informatici, alla creazione di borse di studio e al miglioramento dell' accoglienza per stranieri, di collaborare sinergicamente per sostenere gli studenti che alla fine del loro percorso di studi potranno con maggiore certezza essere inseriti nella filiera della moda.

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martedì 20 novembre 2007

Stipendi al ribasso. In cinque anni persi 2 mila di euro.

Un contribuente con moglie e figlio a carico e un reddito di 25 mila euro per effetto della riforma delle aliquote Irpef dovrebbe avere un vantaggio di 444,73 euro rispetto al 2006. Ma bastano leggeri aumenti dei tributi locali, da parte di comune e regione, per vedere dissolversi quasi 150 euro.
(Panorama) Che con lo stipendio di una volta si riesca a fare sempre meno sembra ormai una di quelle considerazioni pari al “non esistono più le mezze stagioni”. Che in fondo è anche vero.

Com’è vero, stando a quanto emerge da uno studio dell’Ires-Cgil, le retribuzioni di fatto hanno perso tra il 2002 e il 2007, 1.210 euro. Ai quali va aggiunta la perdita derivante dalla mancata restituzione del fiscal drag, per un totale di 1.896 euro in meno, in cinque anni.
Lo studio (qui il .pdf) sottolinea che la perdita maggiore si è registrata tra il 2002 e il 2003, mentre dal 2005 il potere d’acquisto ha in parte recuperato terreno. Se si considera invece il periodo tra il ‘93 e il 2006 si vede che le retribuzioni di fatto hanno mantenuto il potere d’acquisto rispetto all’inflazione registrando una crescita annua del 3,4% a fronte del 3,2% medio nel periodo. In questo lasso di tempo quindi, se non si è perso terreno complessivamente rispetto all’inflazione, non c’è però stata neanche una distribuzione dei guadagni di produttività.

Insomma, negli ultimi quattordici anni le nostre buste-paga non hanno guadagnato nulla rispetto all’inflazione da una parte per colpa di un indice dei prezzi programmato sempre più basso di quello effettivo, dall’altra in seguito ai ritardi nei rinnovi contrattuali, e ancora per la mancata restituzione del fiscal drag e per la redistribuzione della produttività.

L’andamento risulta differente da settore a settore. Se infatti i lavoratori delle amministrazioni pubbliche hanno visto un lieve aumento dei salari reali rispetto all’inflazione (+3,6% medio annuo rispetto al 3,2% dell’aumento dei prezzi) le retribuzioni di fatto dei metalmeccanici hanno a malapena mantenuto il potere d’acquisto (3,2% annuo, esattamente come l’inflazione) mentre le retribuzioni del credito e delle costruzioni hanno perso terreno rispetto al costo della vita (3,1% anno il credito e 3% le costruzioni sempre a fronte del 3,2% dei prezzi).

“Purtroppo sono dati che presentano una continuità” ha detto il segretario generale, Guglielmo Epifani “da tempo diciamo che i salari perdono potere d’acquisto. Abbiamo una crescita bassa, produttività bassa e salari bassi. Il Paese si dovrebbe porre il problema di una nuova politica dei redditi”.

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sabato 3 novembre 2007

Discriminazioni all'italiana: Ravenna. Manager diabetico licenziato perché ritenuto ‘inidoneo’, giudice ne ordina il reintegro.

(Agenzia Radicale) Stando a quanto riportato da Quotidiano Nazionale, notizia poi ripresa dall’Agi, un manager di una importante finanziaria del ravennate sarebbe stato licenziato in tronco perché ritenuto ‘inidoneo’ al suo lavoro.

L’uomo, che rivestiva tre incarichi nell’azienda, ossia quello di controllo e monitoraggio dei fidi, recupero crediti e prevenzione del rischio e affidamento dei clienti, si è visto prima privato dei primi due incarichi, per poi, ad aprile, durante un periodo nel quale era in malattia, perdere anche il terzo incarico, condizione questa che lo ha spinto ad intentare una causa civile contro l’azienda, per il ‘ridimensionamento’ subito.

Causa civile alla quale ha fatto seguito l’invio, da parte della finanziaria, della lettera di licenziamento, con la motivazione che l'uomo sarebbe “inidoneo perché diabetico”, aggiungendo un giudizio sull’attività da lui svolta, ritenuta “obiettivamente insoddisfacente e lacunosa”.

Il ricorso presentato dal manager ha avuto un esito vittorioso, dal momento nessuna commissione medica era stata incaricata di esaminare il caso del dipendente, il giudice Roberto Riverso ha giudicato la decisione della finanziaria come “non corretta e non condivisibile”, ordinando così l’immediato reintegro in azienda del manager. Stando a quanto scritto dal giudice l’azienda sarebbe rea di aver colto al balzo alcune dichiarazioni dell’ormai stanco e sconfortato dipendente, che aveva confidato di essere ormai “diventato quasi cieco”.

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