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martedì 19 agosto 2008

Olimpiadi. Italiani a Pechino in cerca di divertimenti gay.

Pechino 2008 all’italiana. Le storie di chi potrà dire: “Io c’ero”.

(Panorama) Non hanno seguito la Via della seta, né i loro diari di viaggio passeranno alla storia. Ma nel Cathai moderno, i discendenti di Marco Polo sono più popolari del mercante veneziano.

Lo hanno scoperto gli italiani che sono sbarcati in città per le Olimpiadi e che vengono fermati per strada e fotografati insieme con intere famiglie cinesi, felici di portare a casa il ritratto di un occidentale. La battuta più declinata in italiano è “Ciao bello”. Vanno forte anche “Milan” e “pizza”. In Cina la rappresentanza tricolore più numerosa è costituita dalla carovana di amici e parenti al seguito dei 346 atleti in gara. Per esempio l’emozionatissima Gabriella Salomone, mamma di Mauro Gavotto, “opposto” ventinovenne della Nazionale di pallavolo. La futura cognata, Ilaria Nicolini, 30 anni, l’ha portata a fare shopping al Silk market, il bazar delle marche contraffatte. Qui Francesco Rauccio, casertano di 30 anni, davanti all’obiettivo di Panorama ha firmato decine di magliette con la scritta “Italy”. Tra i banchetti fumanti di Wangfujing è facile incontrare altri connazionali. Per esempio le sorelle casertane Paola e Laura Tramontano, 32 e 27 anni, alle prese con uno scorpione fritto. Gli italiani sono anche frequentatori assidui di locali per soli uomini, discoteche gay e centri massaggi particolari. Ecco le cartoline da Pechino di chi ha accettato di raccontare delusioni e piaceri. A volte proibiti.

Ospitalità italiana. È finito persino sulla copertina del settimanale Time, per un servizio sulle forze speciali italiane in Iraq. È stato in prima linea, dal Libano all’Afghanistan. Ma questa volta è caduto nell’imboscata del pacchetto turistico. “Ho pagato 4 mila euro per una settimana: temo di aver preso una cantonata” si lamenta Alberto Clemente, 41 anni, incursore della Marina di stanza a La Spezia. A Pechino il suo quartier generale è diventato quello di molti italiani: un hotel un po’ kitsch alla periferia est della capitale. Nella brochure è circondato da prati e laghetti. In realtà è in un’area industriale fatiscente. Ma l’agenzia che ha organizzato il viaggio era una delle poche a offrire pacchetti con i biglietti per le gare. “Ho pagato persino 45 euro per l’escursione a piazza Tienanmen dove si entra gratis praticamente dappertutto” conclude Clemente. Nella hall dell’albergo, Stefano Cagnolati, 58 anni, medico di Parma, rincara la dose: “Siamo in una zona così isolata che ho cenato sempre in hotel: 35 euro a pasto per mangiare italiano”. Emanuele Assumma, 32 anni, Federico Malerba e Nicola Marchitto, 34 anni, sono tre professionisti romani e stanno facendo il giro del mondo per vedere le sette meraviglie moderne. La muraglia cinese è la quinta che raggiungono. Ma il vero muro è quello che hanno trovato a Casa Italia, l’hospitality allestita dal Coni. I tre si sono presentati per vedere la partita d’esordio della Nazionale olimpica di calcio, ma l’inflessibile servizio d’ordine li ha rimbalzati. Sotto la pioggia di Pechino, Nicola, avvocato civilista, obietta: “Questo dovrebbe essere un punto di ritrovo per italiani e non una zona esclusiva”. E così alla fine i tre hanno chiesto asilo a Casa Olanda. Dove pare siano stati accolti festosamente.

Biglietti e bagarini. Il ritratto di Mao Zedong, di fronte alla Città proibita, domina imperturbabile la scena. Sotto un gruppetto di pechinesi fa la fila per fotografare tre giovani cosentini quasi fossero personaggi del jet-set. “Stiamo cercando i biglietti per il nuoto” spiega Stefano Muraca, 25 anni, istruttore in piscina e laurea in Scienze motorie. La fidanzata Cristina studia cinese a Pechino e da settimane tampina un bagarino che si presenta sempre con una valigia piena di biglietti. “Ma quelli per le finali di nuoto costano ancora circa 400 euro” confida Gaetano Sorcale, 25 anni, ricercatore. Il venditore abusivo ogni giorno mostra la mercanzia e dà le quotazioni, ma al momento gli unici prezzi abbordabili sono quelli per sport come badminton, pugilato o pallamano. I ragazzi, per ora, hanno acquistato a 100 euro i biglietti per Italia-Usa di volley.

E come cadeau il bagarino gli ha consegnato una bottiglietta d’acqua minerale. Nella città proibita gira con la macchina fotografica pure Marco Gualtieri, il fondatore di TicketOne, società specializzata nella vendita online di tagliandi per ogni genere di spettacolo. “L’idea mi è venuta mentre studiavo economia e lessi le lamentele per le code al museo degli Uffizi”. La trovata ha funzionato e lui ha rivenduto ad aprile la sua società per 36 milioni di euro. “Ma non ho partecipato alla gara per Pechino 2008: ero troppo impegnato con Torino 2006″ spiega. Ora è in Cina con l’amico Sergio Cocchi, consulente di una banca internazionale. Ovviamente, Mister Bigliettone ha il marsupio pieno di tagliandi: “Sono 16, alcuni li ho comprati, altri me li hanno regalati”.

Nel mondo di Suzie Wong. Nessuno ammette di essere in cerca di avventure, ma tutti a Pechino sanno dove trovarle. Per esempio al Mondo di Suzie Wong. Qui Cindy, 25 anni, labbra vistose, taglia corto: “Degli italiani amo solo i soldi”. Si mette in posa con lei Andrea Puleo, 38 anni, agente immobiliare, per hobby soldato napoleonico nelle ricostruzioni storiche. Non gli dispiacerebbe conoscere qualche bellezza locale: “Qua le ragazze mi sembrano ancora all’antica, ti danno l’indirizzo email, ma è difficile persino baciarle sulle guance”. E così c’è chi decide di evitare la fase del corteggiamento, come Giovanni, 48 anni, che ha passato una notte con Jenny, una ragazza del Suzie Wong: “A letto, all’inizio, sembrano timide, poi ti fanno sentire un imperatore”.

Gay pride. Il Destination è il locale gay più celebre della città. Sino a una settimana fa era semiclandestino, in vista delle Olimpiadi ha inaugurato tre nuovi piani: la discoteca è al primo (luci soffuse e pali per la lapdance), sopra il pianobar, al terzo i massaggi, all’ultimo un hotellerie. Salvatore è uno dei due italiani che Panorama ha incontrato nel locale. Ha 32 anni, fa l’informatico e grazie a una chat gay è entrato in contatto con un ventenne del luogo: appuntamento al Destination. La serata di Salvatore finisce in albergo con il giovane amico. Al bar c’è un altro ragazzo italiano, Alessio, 27 anni, giornalista di moda. È sorridente: “Vivo a Shanghai, ma sono venuto qui per le Olimpiadi. Nel 2000, quando ci sono stati i Giochi, vivevo a Sydney e in città era una festa continua. A Pechino il clima è più formale, ma ci si diverte lo stesso”. Un amico in shorts lo invita nell’atrio per una foto di gruppo. Un ragazzo mostra le natiche agli uomini della security, ma nessuno interviene. Anche questo fa parte del clima olimpico.

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Se "compagno" vuol dire "gay". Ecco come la Cina cambia slang.

(Stenio Solinas - Il Giornale) Modi di dire antichi e nuovi, vecchie parole che hanno cambiato significato, neologismi e slang. A volte si capisce più un popolo da come si esprime, che non leggendo ponderose indagini sociologiche in materia. Dopo tre settimane, lo straniero che vuole comunque cercare di comunicare, si ritrova con un vocabolario piccolo, ma a suo modo significativo. Lo abbiamo suddiviso in quattro gruppi, ciascuno con un titolo riassuntivo. Ecco, dunque, il nostro dizionarietto pechinese. Buona lettura.

LA NUOVA GIOVENTÙ
Tongzhi. La traduzione corretta, quella dei tempi di Mao, è compagno: indicava la militanza, incarnava la fede nella dottrina comunista. Sere fa, al locale L'Oriente è Rosso, ho chiamato così il ragazzo che mi spiegava il senso nazional-maoista di uno spettacolo in cui finte Guardie rosse cantavano per la gioia di un pubblico caloroso quanto alticcio. «Sei un compagno» gli ho detto per fargli capire che avevo capito. «No, mi piacciono le donne» è stata la risposta. Oggi tongzhi sta per omosessuale, e questo è quel che resta del marxismo...
Xi xin zenlei. È la nuova-nuova generazione. Si definiscono così i ventenni con i capelli corti che il gel tiene dritti sulla testa. Le ragazze hanno lo smalto nero sulle unghie, rossetto marrone, borsetta di Vuitton. Molti anelli alle dita, telefonino Nokia giallo, Swatch al polso.
Ziwoydai. È la Me Generation, visto che in Italia Generazione Io non lo dice nessuno. Sono i figli unici, viziati e coccolati, su cui genitori e nonni ripongono speranze di gloria che loro però non ritengono di dover soddisfare.
Sanpei xiaojie. Una sera finisco al Cargo, nel quartiere di Chaoyang, ovvero il tempio del karaoke cinese: un megaclub dove si balla, si gioca, ci si ubriaca, si spende. Il mio anfitrione mi introduce a una Sanpei xiaojie, ovvero «la Signorina dei tre accompagnamenti»: canta con te, danza con te, beve alla tua salute in cambio di una piccola mancia. «C'è anche il quarto accompagnamento» mi viene detto, e insomma tutto il mondo è paese...

USI E COSTUMI
Chi le ma? Il buon giorno cinese si dice così, e letteralmente vuol dire: «Hai già mangiato?». La passione, l'ossessione, quasi, dei cinesi per il cibo ha a che fare con l'incubo della fame che gli sconvolgimenti del Novecento e le carestie dell'epoca maoista hanno contribuito a radicare nelle menti, ma anche con una tradizione millenaria. Nel 1976, quando Mao morì, c'era un ristorante ogni tre milioni di cinesi, oggi ce n'è uno ogni quattrocento. Ai tempi della Cina imperiale, nella Città proibita, più della metà dei quattromila servitori era addetta al cibo e al vino dell'imperatore. In linea di massima, qui si mangia qualsiasi cosa abbia le gambe, eccetto i tavoli, che voli, tranne gli aerei, che si muova nell'acqua, escluse le navi.
Li le ma? Hai già divorziato? È un altro modo di salutare che racconta benissimo la modernizzazione cinese.
Xiao mi. Significa piccolo segreto. È quello di uomini d'affari, manager, politici, tutti regolarmente sposati e con famiglia. Li accomuna, appunto, il «piccolo segreto» di avere un'amante... Pur nella modernizzazione, la Cina spesso conserva verbalmente un'antica pruderie rivoluzionaria.
Xiaozi. È invece il piccolo borghese. Non è ricco, ma è attento alle mode occidentali e, dove può, le segue.
Sizhu bupa zeshuitang. È il detto con cui si definisce chi non bada ai giudizi altrui. Significa: i maiali morti non temono l'acqua bollente. Ovviamente non vale per chi ha il suo «piccolo segreto».

NOI E LORO
Yang ren. Sta per Popolo dell'Oceano, ovvero lo straniero, detto anche Waiguozen, naso lungo.
Jia yangguiz. È il falso popolo straniero, ovvero il cinese troppo occidentalizzato persino agli occhi di chi comunque è già molto occidentalizzato...
Haigui. Vuol dire tartarughe di mare e indica chi torna da oltre Oceano con un master, un inglese fluente, un buon lavoro.

VECCHI E NUOVI IMPERATIVI
San zhongyu. Erano le tre lealtà. Verso Mao, verso il Partito, verso il socialismo.
San Zhuan. È ciò che negli anni '80 le ha sostituite, ovvero «le tre ruote»: una bicicletta, una macchina da cucire, un orologio da polso.
Siyou. Sono «i quattro averi» degli anni Duemila, in forma di desideri: un appartamento, una macchina, la salute, la bellezza.
Bazong bachi. Da un paio d'anni sono i Comandamenti socialisti che trovi affissi nei luoghi pubblici a mo' di campagna contro la corruzione e l'immoralità. Indicano Gli otto Onori e le Otto Vergogne. Per esempio, Onora chi lavora sodo, Vergogna sul nullafacente; Onora gli onesti, Vergogna sui disonesti...

COSTRUZIONE E CORRUZIONE
Cha ne. Sta per demolire. «Se non demoliamo, come possiamo definirci cinesi?» dice il mio interprete giocando sull'assonanza fra cha e China in inglese... Già come possono?
Lan wei. Letteralmente, coda marcia. Indica tutti quei palazzi, centri commerciali, complessi alberghieri mai finiti di cui la Cina è piena, un buon dieci per cento del mercato edilizio. Sono figli della speculazione, dell'imbroglio, della corruzione e della crisi economica fine anni '90. Adesso lo Stato si sta industriando con nuovi incentivi da un lato, leggi più severe dall'altro.

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giovedì 14 agosto 2008

Cina. Incastrato col pene in una panca traforata per una masturbazione. Arrivano i pompieri.

(Ansa) Un uomo di Kong Kong, descritto come ''solitario e disturbato'' si e' visto costretto a chiamare la polizia per liberare il suo pene rimasto incastrato in una panca d'acciaio traforata in un parco pubblico. Lo riferisce il quotidiano locale Apple Daily. Le Xing, di 42 anni, si stava masturbando nel cuore della notte nel parco LanTian, utilizzando uno dei fori di una panca quando il suo pene vi e' rimasto incastrato. In preda al panico ha chiamato la polizia, accorsa con alcuni medici. Dopo vari tentativi di soccorrerlo sul posto, i medici sono stati costretti a portare all'ospedale l'uomo con tutta la panca, lunga due metri e mezzo. Alla fine dell'intervento, durato in tutto quattro ore, i medici hanno dichiarato che se fosse rimasto incastrato per un'altra ora, avrebbero dovuto amputargli il pene.

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mercoledì 23 luglio 2008

In Cina la comunita' gay sta venendo allo scoperto. Nuova tolleranza?

''Negli ultimi anni la Cina e' diventata piu' tollerante sul tema dell'omosessualita''', secondo quanto scrive oggi l'agenzia di stampa 'Nuova Cina', che in vista delle Olimpiadi ha dedicato uno speciale approfondimento alla comunita' gay di Pechino.
Secondo il reportage, gli stranieri che arriveranno in citta' per i Giochi, scopriranno una societa' ''aperta e tollerante''. Un esempio di questa evoluzione dei costumi e' la discoteca ''Destination'', una delle piu' in voga a Pechino. Ogni week-end sotto la sua insegna luminosa si raduna una piccola folla, che fa la coda per entrare. Una folla composta al 90% di uomini. Destination e' infatti una discoteca gay, e non e' l'unico locale di questo tipo aperto negli ultimi anni nella capitale cinese. Dal 2001 la Repubblica Popolare ha cancellato l' omossesualita' dalla lista delle ''malattie mentali'' e, almeno nelle grandi citta', la comunita' gay sta venendo allo scoperto. Cosi' come sul web, dove sono nati siti, forum e chat dedicati esclusivamente a gay e lesbiche. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, nel 2004 vivevano in Cina dai cinque ai dieci milioni di omosessuali. Zhang Beichuan, professore dell'universita' di Qindao, sostiene che oggi sarebbero molti di piu': almeno 20 milioni di gay e 10 milioni di lesbiche. ''Walter'' Li, un assiduo frequentatore del Destination conferma che la situazione degli omosessuali in Cina e' effettivamente migliorata, ma che ci sono ancora molte resistenze all'interno della societa': ''Se la compagnia per cui lavoro scoprisse che ho un fidanzato mi licenzierebbe''.

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martedì 13 maggio 2008

Terremoto in Cina. Polemiche con la Farnesina da parte degli italiani in Cina.

Un testimone: "Manca il cibo, negozi saccheggiati".
(Notizie Tiscali) Dopo il terremoto l'emergenza in Cina non è ancora rientrata. Sono ormai migliaia le vittime, e il bilancio è ancora provvisorio, manca l'elettricità, i mezzi di trasporto non sono più in grado di funzionare e i centri commerciali sono stati saccheggiati dalle persone in cerca di cibo. E' quanto raccontato da un parente di un italiano residente in Cina che ha voluto poi sottolineare come non tutti gli italiani sarebbero stati contattati dalla Farnesina. La persona, che ha chiesto l'anonimato, per sé e per il proprio caro, punta il dito contro l'Unità di crisi. "Avrebbero potuto dirci che non erano riusciti a contattarlo, ma hanno preferito mentire, affermando addirittura che stava bene".

La testimonianza di un parente di un italiano in Cina - "Questa mattina alle 5 ora italiana mio nipote è riuscito a prender contatti con i propri genitori - ha spiegato il testimone - e in prima persona ci ha fatto sapere di star bene. Nessuno, dalla Farnesina, lo aveva però chiamato. Non pretendevamo di avere notizie immediate, ma la semplice verità". Il connazionale in Cina, nel momento in cui la terra ha cominciato a tremare, si trovava a circa 96 chilometri dall'epicentro, in un grande magazzino della Carrefour che comunque ha retto alle scosse. Sono usciti illesi dalla struttura ma al di fuori della stessa, la stragrande maggioranza delle case, era ormai ridotta ad un cumulo di macerie.

Per i sopravvissuti le prossime ore saranno difficili - Allontanarsi dalla zona del disastro risulta impossibile e non si riesce a trovare cibo ed acqua. Soltanto questa mattina il nostro connazionale è riuscito a recuperare qualche banana e dello yogurt. Alla fame si aggiunge poi la paura per l'enorme diga delle Tre Gole, situata sul fiume Yangtze. Dovesse cedere sarebbe un disastro senza precedenti.

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lunedì 5 maggio 2008

In cucina. Testicoli arrosto e fettine di peni: Dalla Cina i menù dei genitali.

(Tiscali notizie) Dopo i ristoranti vegetariani e quelli macrobiotici, arrivano quelli specializzati in piatti a base di peni e testicoli. La notizia, diffusa dal giornale tedesco Der Spiegel, viene dalla città cinese di Beijing.

Nomi romantici per organi genitali - Una catena di ristoranti infatti, ha ideato un menù decisamente alternativo per chi ha lo stomaco forte in tutti i sensi. Tra le pietanze proposte figurano esotiche proposte quali i "Fiori del gelsomino", "I tesori del deserto oppure "l'Essenza del Buddha d'oro". Dietro questi nomi poetici si nascondono però testicoli di asino tagliati a fettine sottili (Fiori di gelsomino), oppure testicoli di pecora al curry (Tesori del deserto).
Anche cani e anatre - Nell'offerta non ci sono solo i genitali di asini e pecore: ambiti anche quelli di cavalli, cani, foche, anatre e del bue tibetano. Della catena per ora fanno parte già cinque locali nella capitale cinese, e sono prossimi all'apertura alcuni ristoranti a nche in America e in particolare ad Atlanta in Georgia.

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giovedì 10 aprile 2008

Cina, petizione per il riconoscimento del matrimonio omosessuale.

La petizone lanciata dall'associazione LGBT Tongyu.

(Tetu.com - traduzione Lamanicatagliata.com) La notizia è di quelle che fanno il giro del mondo in poco tempo, ed è il sito francese Tetu.com in un articolo di Fabien Lavie a pubblicarla nella sua edizione di ieri. L'Associazione LGBT cinese Tongyu ha lanciato una petiizone per il riconoscimento del matrimonio omosessuale in Cina. L'Associazione, nel corso di un mese di campagna, ha raccolto circa diecimila firme nelle più grandi città cinesi, che verranno presentate alla riunione annuale del Partito Comunista Cinese che si terrà a Pechino, come ogni anno.

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lunedì 7 aprile 2008

Il Premier cinese Hu Jintao scrive a Beppe Grillo.

Lettera del presidente cinese Hu Jintao a Richard Gere, Beppe Grillo, Nancy Pelosi e altri.

(Il blog di Beppe Grillo) “Ritengo di grande importanza che i leader che influenzano l’opinione pubblica, come voi siete, conoscano la verità sul Tibet.
L’antica città di Lhasa è ricoperta da decorazioni di gala con bandiere rosse al vento nella piazza Potala e il fiume Yarlung Zambo gorgoglia deliziosamente. Noi membri della delegazione del Governo Centrale, insieme ai quadri e alla gente di tutti i gruppi etnici tibetani, stiamo tenendo questa grande celebrazione per rimarcare il 57 anniversario della pacifica liberazione del Tibet con gioia e esultanza.
57 anni fa, il Comitato Centrale CPC e il compagno Mao Zedong, avendo correttamente valutato la situazione, hanno preso una previdente, risoluta e significativa decisione politica di liberare pacificamente il Tibet. Il Governo Centrale del Popolo e il precedente Governo locale del Tibet firmarono l’ “Accordo sulle Misure per una Pacifica Liberazione del Tibet”. La liberazione pacifica del Tibet è stata uno degli eventi più importanti nella Storia moderna della Cina e un punto di svolta epocale per lo sviluppo del Tibet. Simbolizza che il Tibet, una volta per sempre, si è liberato dalla schiavitù dell’aggressione imperialista e che la grande unità della nazione Cinese e la sua grande volontà di riunificazione sono entrati in un nuovo periodo di sviluppo. Ci ha introdotto in una nuova era in cui il Tibet passa dal buio alla luce, dall’arretratezza al progresso, dalla povertà all’abbondanza, dall’isolamento all’apertura.
Durante gli ultimi 57 anni, il Tibet ha fatto un balzo in avanti nello sviluppo storico di sistemi sociali per camminare nella via del socialismo. Con l’abolizione della servitù feudale, sotto la quale il popolo tibetano è stato a lungo soffocato e sfruttato, milioni di servi di allora, che non avevano neppure i minimi diritti umani, si sono ora alzati in piedi e sono diventati padroni delle loro vite. Oggi tutti i gruppi etnici godono pienamente dei diritti politici, economici, culturali e di altri ancora con un controllo completo del loro destino.
Durante gli ultimi 57 anni, il Tibet ha fatto sostanziali progressi nel suo sviluppo economico, e il tenore di vita della gente è migliorato significativamente. Attraverso riforme democratiche, trasformazioni socialiste e aperture, le forze sociali produttive del Tibet si sono emancipate e sviluppate senza precedenti.
Durante gli ultimi 57 anni, la civilizzazione spirituale socialista in Tibet è stata fermamente diffusa e la società si è sviluppata in ogni aspetto. Iniziative nell’educazione, scientifiche, tecnologiche, nella salute pubblica e altre di indirizzo sociale sono state sviluppate vigorosamente. Le popolazioni di tutti i gruppi etnici in Tibet hanno in generale aumentato la consapevolezza politica, più alti standard etici e livelli scientifici e di educazione. La meravigliosa tradizionale cultura in Tibet non solo è stata protetta, ereditata e trasmessa, ma anche sostanziata per riflettere la nuova vita delle persone e andare incontro alle nuove richieste di sviluppo sociale.
Durante gli ultimi 57 anni, la solidarietà tra tutti i gruppi etnici in Tibet è stata costantemente rinforzata ed è stata mantenuta la stabilità sociale nel suo complesso.La libertà religiosa del popolo è stata pienamente rispettata e protetta. Tutti i gruppi etnici hanno lavorato in unità e hanno avuto successo nel mettere in luce le attività separatiste e distruttive della cricca del Dalai e delle forze contrarie alla Cina, e così salvaguardando la stabilità in Tibet e l’unità nazionale e la sicurezza dello Stato.
Il corso di questi 57 anni di tempeste e vicissitudini ha portato alla luce una grande verità: soltanto sotto la guida del Partito Comunista Cinese, solo nell’abbraccio della madrepatria e solo mantenendo la via socialista con le caratteristiche cinesi, il Tibet può godere oggi della prosperità e del progresso e pensare a un domani persino migliore. Questa è la nostra più importante conclusione dopo 57 anni di sviluppo del Tibet e anche il principio fondamentale da seguire nella costruzione e nello sviluppo del Tibet nei giorni che verranno.
Il Tibet è una bella regione, riccamente dotata, della nostra grande madrepatria. La gente industriosa e di talento di tutti i gruppi etnici del Tibet ha, in un lungo storico sviluppo, dato contributi eccezionali alla creazione di una cultura gloriosa della nazione Cinese e di una civiltà multi etnica. Nell’ultimo mezzo secolo, in particolare, il popolo tibetano ha scritto brillanti capitoli nello sviluppo e nel progresso del Tibet e ha aggiunto nuova gloria alla grande famiglia della nostra madrepatria socialista.
Io sono orgoglioso di invitarvi personalmente a Pechino per i Giochi Olimpici. Sarà una grande opportunità per vedere insieme i progressi e lo sviluppo della Cina. Grazie.”

Hu Jintao

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martedì 19 febbraio 2008

L'Arlecchino dei record a Pechino con il Piccolo Teatro.

(AdnKronos) ''Arlecchino'' e il Piccolo Teatro di Milano portano dal 6 all'8 marzo l'arte italiana a Pechino per la stagione inaugurale del National Center for the Performing Arts, la nuovissima struttura polifunzionale costruita in occasione delle Olimpiadi in prossimita' di piazza Tiananmen, destinata a diventare il principale centro culturale della Cina.

Un evento importante per due motivi: anzitutto perche' il Piccolo e' l'unico teatro italiano ospitato nella grande sala da oltre mille posti del National Center, una immensa conchiglia di vetro e titanio che emerge da uno specchio d'acqua. In secondo luogo il ritorno in Cina dello spettacolo ''Arlecchino'', grazie al sostegno di Italcementi, viene a rinsaldare con questa tourne'e i rapporti di collaborazione tra il Piccolo Teatro, le grandi imprese italiane e le principali istituzioni culturali e teatrali cinesi.

Ma l' ''Arlecchino'' in Cina e' un evento di portata internazionale anche per la presenza dell'interprete-recordman Ferruccio Soleri, recentemente nominato ''ambasciatore Unicef'': Soleri ha superato in 45 anni di rappresentazioni nello stesso ruolo la quota di duemila recite e ha contribuito a fare dello spettacolo-simbolo del Piccolo un caso da Guinness dei primati. Arlecchino infatti e' il piu' longevo e rappresentato spettacolo italiano nel mondo: dal 1947 oltre 2.600 rappresentazioni in 43 Paesi e in oltre 200 citta', con due milioni e mezzo di spettatori.

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martedì 22 gennaio 2008

Shangay: essere gay in Cina.

(Pasquale Quaranta e Iqbal Rustom via Sferalab) I differenti punti di vista si ritrovano nel sostenere che la Cina abbia conosciuto un’evidente trasformazione dei costumi grazie allo sviluppo finanziario ed economico degli ultimi anni. Kenneth Tan, titolare della boutique “manifesto”, parla di una vera e propria “metamorfosi” quando confronta la realtà odierna con quella di soli cinque anni fa. Malgrado questo progresso folgorante, la vita di molti gay e lesbiche a Shanghai, nel caso specifico, è soffocata dalla pressione sociale e dall’opinione pubblica.
Ma c’è una forte volontà, da parte dei giovani omosessuali cinesi, di essere liberi, come dimostra questa interessante indagine (vedi il video).
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Le due facce della medaglia

Due gruppi di persone si esprimono in questo video: da un lato troviamo gli adulti della generazione precedente. Essi hanno difficoltà ad esprimersi sul tema dell’orientamento omosessuale, talvolta sono evasivi, talvolta perplessi. Si può sottolineare la loro ignoranza sull’argomento (considerano l’omosessualità una malattia) ed è evidente l’ancoraggio di queste persone a un sistema dato di norme fisse e immutabili, un sistema permeato da omofobia ed eteronormatività (la convinzione che l’eterosessualità sia l’unica forma di sessualità “normale”). Ad una più attenta analisi si osserva che non è solo il dato generazionale ad influenzare le opinioni delle persone intervistate, ma anche l’interiorizzazione degli stereotipi derivanti da una cultura tradizionalista che fa breccia anche nelle menti più giovani. Dall’altro lato troviamo testimonianze di alcuni giovani che si esprimono con grande dignità: la ragazza lesbica e la coppia gay hanno l’aria di vivere con fierezza la loro sessualità, e fa tenerezza la testimonianza di uno dei due ragazzi, che afferma di sentirsi confuso rispetto al proprio stile di vita a causa dell’incomprensione della società in cui vive.

La speranza
Nella clip si sottolinea infine l’aspetto demografico della più popolosa città della Cina, che favorisce l’aggregazione di sempre più numerosi gay e lesbiche in bar e discoteche dedicate, o gay friendly: un’evoluzione favorita - secondo Peter Chorba, portavoce del gruppo lgbt (lesbico, gay, bisex e trans) di Shanghai - dalla presenza di molti espatriati che visitano per turismo e/o si trasferiscono stabilmente, magari per lavoro, nella cosiddetta “Parigi d’Oriente”. Che la Cina si stia pian piano (solo nel 2001 il governo ha tolto l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali) mettendo al passo con l’Europa nell’affermare una cultura delle differenze? C’è molto più di una semplice speranza negli occhi dei giovani omosessuali cinesi per sostenerlo

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sabato 12 gennaio 2008

Synthravels, alla scoperta dei mondi virtuali. Con un occhio alla Cina.

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/cosmickitty/]Cosmic Kitty[/url] by Flickr)[/i]
(Panorama) Il mondo virtuale più atteso del 2008 è China recreation district, un gigantesco centro commerciale dove le persone potranno fare shopping nei negozi senza muoversi da casa, utilizzando servizi sicuri per i pagamenti online. Gli spazi del nuovo colosso delle vendite online saranno una vetrina globale dedicata soprattutto all’elettronica, all’abbigliamento e ai servizi “made in China”. Anche aziende straniere, però, potranno aprire una loro sede. È un progetto sostenuto dal governo di Pechino: l’inaugurazione è prevista per il prossimo giugno.

Gli avatar di Second Life, insomma, sono sempre meno soli sul web. Altre comunità crescono rapidamente: There, The Sims, Entropia. Chi non è troppo esperto dei paesaggi artificiali nati su internet può rivolgersi a Synthravels, un’agenzia di viaggi virtuali dove guide esperte accompagnano i turisti tra le stanze e i sentieri delle galassie digitali, ancora isolate l’una dall’altra. “Second Life è la meta più richiesta dai nostri utenti” sottolinea Mario Gerosa, uno dei fondatori di Synthravels “ma c’è molto interesse anche per il gioco World of Warcraft. I turisti che viaggiano con noi imparano che in ogni mondo si possono scoprire personaggi e culture locali”. Finora un migliaio di persone ha preso parte all’iniziativa, completamente gratuita: tra le località più gettonate di Second Life, le isole dei grandi marchi (come Dior, Gabetti, Ibm) e quelle new age come Svarga. “La difficoltà principale e più comune è quella di agire in questi spazi: tanti pensano che sia difficile muoversi. Chi ha già giocato con i videogame, però, è molto facilitato” osserva Gerosa.

Per ora gli edifici e gli oggetti dei mondi virtuali somigliano a quelli reali. Ma stanno nascendo culture locali creative: l’ultima tendenza di Second Life, per esempio, sono i ritratti di avatar: l’anno scorso a Brescia è stata organizzata una mostra con una galleria di queste immagini provenienti da Second Life. E si è dimostrata interessata anche la Tate Gallery di Londra.

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venerdì 4 gennaio 2008

Secondo Google i cinesi pensano più ai soldi che al sesso.

Lo rivela un'indagine di Google sulle parole più cliccate. Al primo posto "stock", borsa. Al secondo "sex".

(La7) Che la Cina fosse una potenza economica in costante ascesa lo sapevamo già. Quello che non sapevamo, invece, è che pensano ai soldi anche i cinesi, una massa indistinta di circa un miliardo e mezzo di persone. Lo rivela il China Daily, quotidiano cinese in lingua inglese, che ha portato in edicola i risultati di una ricerca condotta da Google sui termini più cercati sul web. Al primo posto, appunto, c'è "stock", borsa, che precede addirittura la parola "sex", sesso, cliccatissima in tutto il mondo, tanto che inaspettatamente è al primo posto delle preferenze in paesi come Egitto e Turchia. In Cina, invece, quando usano Google per informarsi digitano, per esempio, i nomi delle tre banche più importanti del paese, anche questi nella top ten delle parole più cercate in rete. Per i 150 milioni di internauti cinesi, insomma, la felicità passa per il portafogli.
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giovedì 3 gennaio 2008

"Lussuria" di Ang-Lee presto in Italia senza censura ma vietato.

(La7) Il film scandalo di Ang Lee nelle sale dal 4 gennaio.
Bloccato in Cina, tagliato negli Usa, vietato ai minori di 14 anni in Italia.
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mercoledì 2 gennaio 2008

Cinema: La Cina mette al bando film erotici, censura anche per Ang Lee.

(Adnkronos/Cinematografo.it) - Produttori di film erotici? La Cina li mette al bando. I censori del Paese asiatico hanno dichiarato che i producer a luci rosa saranno esclusi dallo showbiz e non potranno concorrere per qualunque premio cinematografico nazionale. Una presa di posizione paradossale, poiche' porno e nudita' sono gia' tabu' in Cina. Secondo Beijing News, la State Administration of Radio, Film and Television ha chiesto agli studios di non produrre film con "immagini di sesso esplicito, stupro, prostituzione e genitali". Nel mirino, secondo il quotidiano di Pechino, sarebbero anche "volgarita' verbali, canzoni maliziose ed effetti sonori con connotazioni sessuali". Registi e interpreti verranno esclusi dai premi, e chiunque sia coinvolto nella realizzazione di film erotici potrebbe incorrere in una moratoria di cinque anni dallo showbiz. Recentemente, il thriller erotico di Ang Lee, 'Lussuria', Leone d'Oro alla Mostra di Venezia e in uscita il 4 gennaio nelle sale italiane, e' stato distribuito e acclamato in Cina, ma solo dopo il taglio delle scene di sesso piu' esplicite.

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Arriva il film hard di Ang Lee che ha scandalizzato la Cina.

(Maurizio Cabona - Il Giornale) A Venezia - dove ha vinto l’ultima Mostra con Lust, Caution - Ang Lee mi diceva: «Più che ad amore e sesso, il titolo allude a vita ed arte. Lo espliciterei così: “Voglia di vivere? Prudenti in società”».

Il concetto doveva esser caro al regista taiwanese, figlio di esuli nazionalisti sconfitti nella guerra civile, se lo ha ripreso nella cartella stampa diffusa dal distributore italiano (Bim). Eppure dopodomani il film uscirà come Lussuria. Seduzione e tradimento. Ancora una volta, dunque, in Italia dieci minuti di sesso - con un attimo hard - prevalgono come motivo di richiamo sui centocinquanta minuti complessivi di Lussuria, vasto e verosimile affresco della resistenza cinese all’occupazione giapponese fra 1938 e 1942, con Hong Kong e Shanghai come sfondo.

Certo, nel film di Ang Lee c’è anche seduzione: a opera di una studentessa (Tang Wei) patriota. Certo, c’è anche tradimento: a opera del ministro cinese (Tony Leung) d’un governo insediato dai giapponesi. Ma soprattutto i due, da antagonisti, diventano innamorati. Fra loro perciò divampa la passione, che ha una radice affettiva, non la lussuria, che ha una radice biologica. Ma, rispetto alla prospettiva dell’incasso, si sa, il rispetto del lessico cede.

Paese che vai, arbitrio che trovi. Produzione di Taiwan girata in Malesia e Cina, Lussuria non è stato candidato da Taiwan all’Oscar per il film non americano! Eppure proprio Ang Lee ha vinto l’Oscar per il miglior film, con I segreti di Brokeback Mountain, preventivamente premiato nel 2005 - proprio come Lussuria nel 2007 - col Leone d’oro a Venezia.

Peggio: a Hong Kong, per il suo statuto speciale nell’ambito della Cina, Lussuria è uscito in versione integrale: a Shanghai e nel resto della Repubblica popolare cinese il film è uscito, sì, ma senza sesso, hard o no. In Cina infatti non ci sono divieti ai minori: i film sono per tutti o per nessuno. Così ora, fra i moventi dei cinesi dell’interno per recarsi a Hong Kong, c’è anche vedere le scene altrove proibite. E davanti alle sale di Hong Kong, generalmente inospitali per la produzione cinese, Lust, Caution - qui il titolo è rimasto invariato - ci sono lunghe file.

Nella vicenda di Lussuria, il sesso - vero o simulato - fra i due interpreti assume però anche valenza politica ed è questo secondo ostacolo a rendere, per ora, insuperabile il primo. Dice Ang Lee: «La parte censurata è parsa inaccettabile perché rafforzava il concetto di simpatia fra ragazza patriota e collaborazionista».

Da questo punto di vista, è già stupefacente - per chi ignora la rapida evoluzione della Cina e vi applica schemi e tabù occidentali - che Lussuria abbia potuto esser girato (in buona parte) in Cina e vi possa (per la maggior parte) esser visto. Immaginate le reazioni se si girasse in Italia un film dove la studentessa partigiana, anziché uccidere - per esempio - il Pavolini della Repubblica sociale, non gli negasse proprio nulla?

Quanto a moralismo, i comun-capitalisti cinesi sono ormai meno codini dei critici post-sessantottardi europei, quelli che alla Mostra hanno stroncato la versione che ancora s’intitolava Lust, Caution. Il sesso, che due anni prima pareva liberatorio di Brokeback Mountain, ora li disturbava, anche perché privo delle attenuanti psicanalitiche di cui si sono avvolti sapientemente altri sulfurei film da festival, come Il portiere di notte e Interno berlinese di Liliana Cavani! Quel che preoccupa per patriottismo certi censori pechinesi, preoccupa per moralismo certi critici milanesi (o romani). Lo schema che prevede la polarizzazione fra «buoni» e «cattivi» politici e soprattutto il dislivello morale fra loro è ormai uno stanco retaggio retorico: prima di Lussuria, altri film da festival - di varia origine e valore, come Malèna, Senso '45, Black Book... - ne hanno fatto strame. E in Cina L'imperatore e l'assassino di Chen Kaige e Hero di Zhang Yimou hanno ristabilito l’equità: basta buoni e cattivi, largo a forti e deboli. Così va il mondo.
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venerdì 21 dicembre 2007

Cardinale Zen: l'educazione sessuale non si limita alla contraccezione.

Il Vescovo di Hong Kong difende il diritto delle famiglie in questo ambito.

(Zenit.org).- L'educazione sessuale non deve essere educazione alla contraccezione, ha affermato il Vescovo di Hong Kong, esortando a promuovere le famiglie come prime educatrici dei bambini sul tema della sessualità.
In una lettera pastorale in occasione del Natale, il Cardinale Joseph Zen Ze-kiun ha risposto alla tendenza sempre più dilagante a dare ai giovani informazioni limitate alla contraccezione e agli “aborti tempestivi” come soluzione a gravidanze indesiderate.
“Il Bambino Gesù nella mangiatoia sta piangendo”, ha scritto, “perché troppi giovani sono fuorviati, troppe famiglie sono distrutte, troppe piccole vite sono abbandonate”.
“L'educazione sessuale non può essere altro che educazione con orientamento ai valori. La cosiddetta idea libera da valori è già una scelta di valore. Quando una persona suggerisce l'aborto, la fine di una vita innocente, è una soluzione per una ragazza che affronta una gravidanza inaspettata, e si è già presentata una serie di valori di vita”, ha detto il Cardinal Zen.

“Al giorno d'oggi, i media parlano di educazione sessuale con un orientamento di valore verso il matrimonio, la famiglia e la vita come pesanti fardelli di 'repressione' e 'continenza' e non come via di formazione per guidare i giovani alla padronanza di sé e al rispetto della dignità del corpo di un altro. Questo tipo di dibattito è davvero deplorevole”.
“La psicologia moderna sottolinea chiaramente che la padronanza di sé è un elemento necessario per una personalità matura e per avere successo nella vita. Educhiamo gli studenti all'autodisciplina e a prepararsi in vista di un progresso accademico e fisico. Perché escludiamo l'autodisciplina nello sviluppo psico-sessuale?”.
Il Cardinal Zen ha ribadito che i genitori sono i primi e i principali educatori dei loro figli nella sfera della sessualità, spiegando che i genitori hanno un diritto e una responsabilità innati di comunicare una visione sana e positiva del sesso, per il bene della comunità.
“Le scuole e le altre strutture sociali dovrebbero rafforzare le responsabilità e le capacità dell'educazione sessuale da parte dei genitori, non sostituirle”, ha scritto. “Questo diritto innato dei genitori deve essere rispettato dalle società civilizzate”.

Il porporato ha anche annunciato il suo progetto di lanciare un movimento a favore della vita e della famiglia invitando giovani e adulti a scrivere sul tema.
“Solo l'amore puro tra un uomo e una donna è davvero gratificante”, ha affermato. “Solo una famiglia unita è il sostegno permanente della vita; solo una società che dà il benvenuto alla vita e la educa a seguire la via dei comandamenti di Dio può portare gioia”.
Il messaggio del Cardinale è giunto in risposta a vari eventi, incluso quello riguardante una quattordicenne che ha ucciso il suo bambino appena nato. Un sondaggio dell'Associazione per la Pianificazione Familiare di Hong Kong ha mostrato che il 50% degli studenti di scuola secondaria è d'accordo con il sesso prematrimoniale. Metà di loro è anche favorevole all'aborto.

[Traduzione di Roberta Sciamplicotti]

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sabato 8 dicembre 2007

A spasso nel distretto 798 a Pechino: la culla dell’arte contemporanea cinese.

Il distretto 798 (noto anche come Dashanzi Art District), è l'equivalente orientale di Soho a Londra o del Greenwich Village di New York. Di fatto, è la versione moderna di un vecchio complesso industriale sorto a fine anni '50, emblema della neo-cooperazione industriale e militare tra la Germania dell'Est e la Repubblica Popolare Cinese.Oggi è diventato il il cuore dell'arte contemporanea cinese: negozi, gallerie e studi già  attivi sono circa 300, ma ogni giorno continuano ad aprirsi nuove gallerie, ristoranti e showroom. Credit: Marco Cerbo
(Panorama) Se si trascorrono un paio di giorni nella capitale del Regno di Mezzo, le mete turistiche da visitare sono talmente tante che spesso viene meno la possibilità di spostarsi in zone un po’ più periferiche, sconosciute ai più, ma non per questo meno interessanti della Città Proibita o della Grande Muraglia. Una di queste è il distretto 798 (noto anche come Dashanzi Art District), l’equivalente orientale di Soho o del Greenwich Village di New York. Di fatto, il distretto 798 altro non è altro che la versione moderna di un vecchio complesso industriale sorto a fine anni ‘50, emblema della neo-cooperazione industriale e militare tra la Germania dell’Est e la Repubblica Popolare Cinese, entrambe sotto il cappello dell’ex-Unione Sovietica. Ancora attivi negli anni della Rivoluzione Culturale, tutti i padiglioni della fabbrica vennero tappezzati da slogan maoisti dipinti in un rosso brillante, molti visibili ancora oggi. Solo negli anni ‘80, per ordine dell’allora leader Deng Xiaoping, la produzione industriale venne interrotta.Il caso (o la fortuna) vollero che il distretto fosse abbandonato nel momento in cui la comunità di artisti contemporanei di Pechino, emarginata dal governo centrale, fu costretta a cercarsi un rifugio in angoli ancora più remoti della capitale. E fu così che, a suon di passa parola, nei primi anni del nuovo millennio le dismesse cattedrali industriali in stile Bauhaus vennero ripopolate, in un contesto che molti definiscono un “post-industriale chic”, sempre più affollate dai famosi “BoBo” (”borghesi-bohemiens”).Da allora, il distretto 798 rappresenta il cuore dell’arte contemporanea cinese: negozi, gallerie e studi già attivi sono circa trecento, tra cui anche l’italiano Marella, ma ogni giorno continuano ad aprirsi nuove gallerie, ristoranti e showroom, e anche i marchi occidentali più in voga, tra gli altri, Omega e Christian Dior, spesso scelgono il “798″ per realizzare sfilate e servizi fotografici. Studenti e collezionisti, sia cinesi che stranieri, ne fanno oggi una tappa obbligatoria durante ogni loro trasferta a Pechino, sia per ammirare le reinterpretazioni della propaganda cinese che per respirare l’atmosfera tutta particolare di questo ex complesso industriale.
Il distretto 798 (noto anche come Dashanzi Art District), è l’equivalente orientale di Soho a Londra o del Greenwich Village di New York. Di fatto, è la versione moderna di un vecchio complesso industriale sorto a fine anni ’50, emblema della neo-cooperazione industriale e militare tra la Germania dell’Est e la Repubblica Popolare Cinese.Oggi è diventato il il cuore dell’arte contemporanea cinese: negozi, gallerie e studi già attivi sono circa 300, ma ogni giorno continuano ad aprirsi nuove gallerie, ristoranti e showroom. Credit: Marco Cerbo

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Non solo Iran.

Omosessuale impiccato.

(Deliri onirici) Mentre si allenta la tensione sul nucleare, nella Repubblica islamica i falchi cantano vittoria e a farne le spese è un omosessuale di vent’anni, accusato di avere stuprato tre ragazzi quando di anni ne aveva solo tredici. Le presunte vittime hanno ritirato le accuse ma Makwan Moloudzade è stato giustiziato nella prigione di Kermanshah anche se la Convenzione per i diritti del fanciullo, ratificata dall’Iran, vieta l’esecuzione di coloro che commettono reati da minorenni. Il 7 giugno scorso il giudice della prima camera del tribunale penale di Kermanshah aveva definito la sua colpa “una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene” e lo aveva condannato a morte. La sentenza era stata confermata il 1° agosto e poi sospesa il 15 novembre dal capo della magistratura Shahrudi dopo la campagna “Fiori per la vita in Iran” organizzata dal Gruppo EveryOne, lo stesso che ha salvato la lesbica Pegah dalla deportazione dal Regno Unito, dove aveva chiesto asilo, a Teheran. Le centinaia di rose bianche e rosse inviate al presidente Ahmadinejad e la mobilitazione del mondo islamico liberale e progressista non hanno avuto successo e sembrano avere addirittura sortito l’effetto opposto: di fronte alla minaccia di ulteriori pressioni– questa volta non per un programma nucleare militare inesistente ma per violazioni dei diritti umani ben documentate – i falchi hanno giustiziato subito il condannato. “Le organizzazioni internazionali per i diritti umani avevano diminuito la pressione sull’Iran dopo le dichiarazioni del capo della magistratura”, osserva l’esule iraniano Ahmad Rafat, vice direttore di Adn Kronos International. “L’ayatollah Shahrudi aveva promesso di rivedere il processo e persino di emendare alcune norme del codice penale. Attenuata la pressione internazionale, i falchi hanno invece messo a morte il giovane omosessuale e la stessa sorte potrebbe toccare ai due giornalisti curdi in cella da mesi”. Sostenuti dai pasdaran e finanziati dal petrolio alle stelle, i falchi preferiscono la tensione al dialogo. È infatti la tensione a permettere di punire i dissidenti col pretesto che minacciano la sicurezza nazionale. Scampato il pericolo del bombardamento e sfumato il timore di ulteriori sanzioni economiche da parte del Consiglio di Sicurezza (che incontrerebbero l’opposizione della Cina e della Russia) torna il momento di firmare contratti con Teheran. Ma non bisognerebbe dimenticare il rispetto dei diritti umani. In Iran ma anche in Arabia Saudita, l’altro Paese islamico dove gli omosessuali finiscono sul patibolo ma si fa finta di non sapere a causa dei tanti interessi in gioco.

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venerdì 7 dicembre 2007

Sacre scritture made in China: viaggio nella fabbrica delle Bibbie.

Uno striscione dei fedeli cristiani cinesi all'Angelus di Benedetto XVI
(Panorama) Nella cittadina di Nanjing, nei pressi di Shanghai, accanto ai complessi industriali di Ford e Motorola, è appena sorta una nuova fabbrica, la Amity Printing, specializzata nella stampa di un solo volume: la Bibbia. Che la Cina sia il regno delle contraddizioni non è una novità. Ma immaginare che, in un Paese dove ancora oggi si rischiano il carcere o la condanna a morte per la vendita non autorizzata di testi religiosi, a maggio 2008 verrà messo in funzione un nuovo stabilimento per stampare almeno un milione di Bibbie al mese - il 25% della produzione mondiale - lascia quanto meno spiazzati.

Peter Dean, responsabile della nuova stamperia, ha spiegato al South China Morning Post che, dal 1986 ad oggi, il gruppo Amity ha già messo in circolazione più di cinquanta milioni di Bibbie, di cui l’80% in lingua cinese, vendendole, tramite le chiese ufficiali, a 9,5 Yuan l’una, poco meno di un Euro. Tuttavia, non riuscendo a far fronte alla domanda di testi sacri in costante aumento, il gruppo ha deciso di investire in un nuovo complesso industriale. “Nonostante la nostra produzione abbia già raggiunto numeri significativi”, continua Dean, “solo il 60% dei cristiani della Cina continentale ha oggi accesso ai testi religiosi. È vero, il governo continua a punire severamente chi distribuisce le Bibbie illegalmente, ma questo non è il nostro caso. Inoltre, va notato che attualmente ci sono circa 55.000 chiese ufficialmente registrate nel Paese, e ne nascono almeno altre dieci ogni settimana, mentre le statistiche ufficiali sul numero di cristiani in Cina oscillano dai 40 ai 100 milioni. Questi numeri fanno lievitare la domanda di testi sacri, cui noi cerchiamo di far fronte, rispettando le regole”. Ovvero, vendendo le Bibbie direttamente alle chiese e non facendo proselitismo. Come? Facile, conclude Dean: “Basta non mettere icone cristiane nelle fabbriche ed evitare che gli operai siano sorpresi a parlare di religione”.

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mercoledì 28 novembre 2007

Dilemmi diplomatici: il Dalai Lama e l’imbarazzo italiano.


(Panorama) Tu chiamali se vuoi, paradossi della storia. Fino a qualche anno fa in tanti avrebbero fatto a gara per una photo opportunity accanto a quel “vecchio saggio” che gira il mondo con le infradito e la tunica rossa e gialla. Ora che il Dalai Lama arriva in Italia (i primi di dicembre per alcune lezioni seguite da una conferenza pubblica a Cologno Monzese; il 16 dicembre a Torino; seguiranno poi Udine e Roma), sono in molti a fingersi distratti.

Già, Tenzin Gyatso (dal 1959 in esilio in India e insignito nell’89 del premio Nobel per la Pace) è diventato un ospite scomodo, visto che la Cina intima di non ricevere questo mite vecchietto che agli occhi dei dirigenti del gigante asiatico, non è un leader spirituale, ma un capo politico che punta all’indipendenza del Tibet, da Pechino notoriamente considerato una provincia interna.
E di fronte ai diktat cinesi, le istituzioni italiane iniziano a tentennare: che fare con l’ospite che scotta? L’agenda del governo di questi tempi è, guarda caso, piena di altri impegni: welfare, Finanziaria, legge elettorale e riforme costituzionali; il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha detto che di accoglierlo nell’aula di Montecitorio non se ne parla, al limite lo si farà accomodare nella Sala Gialla. Insomma nessun discorso ufficiale alla platea dei deputati, al massimo due chiacchiere nel salotto del Palazzo, perché l’unica autorità religiosa che ha parlato in Aula, sottolinea Bertinotti, è il Pontefice: “Tuttavia si riconoscerà che il Papa ha qualche legame particolare con il Paese”.
E a proposito di Vaticano, rispetto alle voci che davano come possibile un incontro con il Papa intorno al 13 dicembre, è stato netto padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede: “Non mi risulta in nessun modo. Non è inserito nel programma”, ha detto all’Ansa. Anche se secondo l’agenzia AsiaNews del Pontificio Istituto Missioni Estere, il governo cinese ha minacciato nei giorni scorsi il Vaticano di “serie ripercussioni” alle relazioni bilaterali se il Papa dovesse incontrare il Dalai Lama.
Insomma, una non edificante corsa allo scaricabarile. Da cui si sta distinguendo una brigata di coraggiosi deputati, guidati dal forzista Benedetto della Vedova (ex Radicale): 165 onorevoli, di entrambi gli schieramenti, hanno firmato una petizione per richiedere che il Dalai Lama possa essere accolto alla Camera. L’obiettivo di Della Vedova è raggiungere le 315 firme, corrispondenti alla metà del Parlamento, per dare risposta simbolica e politica al messaggio che ha lanciato al governo italiano “autorevole membro dell’Unione europea e della comunità internazionale” che può richiamare l’attenzione sul “tragico destino del popolo tibetano”.

Il presidente degli Stati uniti George W. Bush ha ricevuto con tutti gli onori il Dalai Lama il 17 ottobre 2007 a Washington

Recentemente, davanti a questo bivio si sono trovati tanto la Germania di Angela Merkel quanto gli Stati Uniti di George W. Bush: entrambi non hanno avuto il minimo dubbio, accogliendo il Dalai Lama con tutti gli onori. La Merkel ha ricevuto l’ospite il 23 settembre in Cancelleria a Berlino, rispondendo picche alle minacce cinesi: “Decido io chi ricevere e dove” ha detto la cancelliera. Bush è andato addirittura oltre, insignendolo ad ottobre della Medaglia d’Oro del Congresso statunitense, la più alta onorificenza americana.
L’arma di ricatto di Pechino? Gli affari, naturalmente. Ne sanno qualcosa alcune imprese canadesi, americane e tedesche con base in Cina, che stanno pagando in rappresaglie e commesse sfumate l’accoglienza che i loro governi hanno tributato al leader tibetano.
E questo timore regna a Milano. Il problema del capoluogo lombardo è semplice e duplice: imprese ed Expo 2015. Sul piano imprenditoriale, sono molti i milanesi che hanno forti interessi in Cina: una presa di posizione del governo cinese contro l’Italia certo non favorirebbe coloro che hanno investito in Asia. Ma l’incubo di Letizia Moratti resta l’Expo 2015. Come ripicca, la Cina potrebbe votare contro la candidatura milanese favorendo la turca Smirne, così il sindaco si limiterà a incontrare il Dalai Lama nel corso di una serie di incontri con altre personalità insignite del Premio Nobel per la Pace. Tra queste il Presidente di Israele, Shimon Peres, l’ex Presidente della Repubblica di Polonia Lech Walesa e l’ex Vice Presidente USA, Al Gore.
E mentre il governatore Roberto Formigoni chiede lumi a Roma sul comportamento da tenere in occasione della visita, è stata Torino a mostrare coraggio, anche perché non ha candidature da difendere. Il 16 dicembre il Dalai Lama, invitato dal sindaco Sergio Chiamparino, parlerà di fronte alle assemblee piemontesi e Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, lo riceverà.
Anche Veltroni dovrebbe stringergli la mano, durante l’incontro annuale a Roma con i premi Nobel. E vuoi vedere che a risolvere la questione potrebbe essere proprio l’ecumenico leader del Pd: siamo con lui ma anche con gli interessi delle aziende italiane a Pechino.

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