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lunedì 1 ottobre 2007

Pezzana: Il movimento gay è un'appendice della sinistra.

Gottardi, Arcigay: "La nostra associazione al servizio di gay e lesbiche e di nessun altro".

(Il Foglio del 27 settembre 2007, una lettera di Angelo Pezzana e la risposta di Riccardo Gottardi Presidente nazionale dell'Arcigay)

Al direttore - Sulla fragilità della linea di difesa dell'occidente, io ci andrei giù ancora più pesante. Sono pronto a scommettere che i boati di dissenso contro Ahmadinejad venivano da una platea sostanzialmente etero, che, in nome della solidarietà verso i gay, gli diceva il fatto suo. Ne sono sicuro, perché a New York, dove per altro il movimento gay ha raggiunto livelli di eguaglianza in fatto di diritti e di visibilità come in nessuna altra città al mondo, non si è levata, mai, dico mai, nessuna voce contro le impiccagioni degli omosessuali del regime iraniano o contro le società liberticide dei paesi musulmani. Mai un corteo, mai una protesta, forse sono troppo impegnati a dimostrare davanti alla Casa Bianca contro Bush e la sua politica imperialista. Perché, diciamola una buona volta tutta la verità, il movimento gay, in tutti i paesi nei quali è libero di esprimersi, è da sempre una appendice dei partiti di sinistra, anche se, formalmente, può apparire indipendente dalla politica tradizionale. Succede in Usa, succede in Italia. Le bandiere arcobaleno sfilano nei cortei dove si bruciano le bandiere americane e israeliane, i gay nostrani vanno in visita di solidarietà a Ramallah, magari con fidanzati palestinesi appresso, e anche se ricevono in cambio percosse e calci in culo, come è successo questa estate a dei gay romani, mica capiscono che due più due fa quattro, no, girano la testa verso Israele e gliene attribuiscono la responsabilità.
Fregandosene, in più, che a loro, tutto sommato, calci in culo e umiliazione non lasciano traccia, mentre i fidanzati palestinesi chissà che fine fanno. Si dirà, la sinistra strumentalizza i gay per ottenerne i voti, verissimo, basta ricordarsi i vari disegni di legge Dico e simili, vero fumo negli occhi di chi si illudeva che da questo governo sarebbe arrivata una giusta legge, ma anche enorme responsabilità di una opposizione, non mi va di scrivere di destra, ci sono dentro tutti, che di fronte alla modernità non ha saputo rispondere altro che culattoni. Solo un esempio, sfido a trovare nella politica italiana, chiamiamola moderata, un Rudolph Giuliani, conservatore e falco in economia e politica estera e nello stesso tempo sulle posizioni più liberal in fatto di diritti umani e civili. Allora teniamoci i brontosauri che abbiamo e smettiamola di lamentarci. Se i nostri politici sono quello che sono, salvo pochissime eccezioni ­ penso ai radicali ­ allora non mi stupisce che anche i gay nostrani riflettano la classe politica che hanno contribuito ad eleggere.

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Caro Direttore,
non posso fare a meno di rilevare come lo sguardo di Angelo Pezzana sia rivolto dal lato sbagliato. Sembra partire dal presupposto che la chiave di volta del movimento LGBT internazionale stia negli USA, il che oggi non è di certo, né so se lo sia mai stato veramente.
La vera frontiera per la libertà e l'uguaglianza delle persone LGBT è in Europa. È in Europa che c'è stata la prima legge che riconosce le coppie omosessuale, è in Europa che tre stati hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso contro uno solo in USA, è in Europa che c'è una convenzione europea dei diritti umani e una corte europea dei diritti umani che a più riprese è stata strumento di liberazione, è in Europa che c'è una direttiva contro le discriminazioni per orientamento sessuale sul lavoro ed una contro le discriminazioni per genere che ricomprende anche l'identità di genere che, pur con mille limitazioni, proteggono oltre 490 milioni di cittadini e per la sua portata numerica è il più grande evento nella storia del movimento LGBT.
Negli Stati Uniti d'America (303 milioni di cittadini) non vi sono leggi federali contro le discriminazioni, ma solo politiche e norme apertamente e volutamente discriminatorie (Don't ask, don't tell, contro gli omosessuali nelle forze armate, Defense of Marriage Act, contro il riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso).
La frontiera dei diritti è in Europa, e ciò grazie al lavoro dei movimenti di liberazione del nostro continente. Siamo arrivati al punto che gli attivisti americani, presenti ad un evento organizzata dall'ambasciata USA in Romania, chiedevano agli attivisti rumeni di insegnare loro i segreti del loro successo, quasi al limite del paradossale vista la lunga strada che ancora abbiamo davanti.
D'altro canto Angelo Pezzana guarda anche all'Italia, ma temo abbia una vista un po' selettiva. L'accusa che muove è che le associazioni gay in Italia siano serve della sinistra e non facciano gli interessi di gay e lesbiche. Mi permetto perciò di rivendicare con orgoglio per Arcigay, che è l'associazione di cui da dieci anni faccio parte, di essere al servizio della comunità LGBT e di nessun altro. Nota Pezzana che ci sono omosessuali che partecipano, portando la bandiera arcobaleno che il simbolo tradizionale del movimento di liberazione omosessuale, a manifestazione di sinistra o antagoniste. Si dimentica delle manifestazioni che ha organizzato o a cui ha partecipato solo negli ultimi mesi da Arcigay, sotto l'ambasciata inglese sul caso di Pegah, perché non fosse rispedita in Iran, contestando la conferenza sulla Famiglia del Ministro Bindi, la manifestazione contro Gentili, quella a Sorrento e quella Capaccio, tutte durante l'estate, la manifestazione di Napoli contro l'omofobia, ora a settembre, il grande Pride di Roma che ha cancellato il Family Day. Manifestazioni che rispondevano all'omofobia da dovunque arrivasse, da destra, da sinistra, dal centro, non importa. Manifestazione che rilanciavano tutte la battaglia per la piena uguaglianza e una reale libertà per tutti, gay, lesbiche, bisessuali, trans.
Una delle poche vere novità ed innovazioni sulla scena politica è stato proprio l'irrompere con forza dei temi portati avanti dal movimento LGBT. Che non manchino i tentativi di strumentalizzazione e di "cannibalizzazione" da parte della politica e dei partiti è assolutamente vero, e ci provano davvero un po' tutti, con più o meno eleganza.
Altrettanto vero è che il movimento, e Arcigay in particolare, è e resta indipendente e di farsi usare ha gran poca voglia, perché il nostro punto di riferimento non sono i partiti ma gay, lesbiche, bi e trans di questo paese.

Riccardo Gottardi (nella foto)
Segretario nazionale Arcigay

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