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lunedì 7 gennaio 2008

Digitale terrestre, la strada è aperta. Ma ancora lunga.


(Panorama) “Mi scusi ma secondo lei le persone anziane come dovrebbero fare per vedere la televisione? E se non hanno nessuno che compra l’apparecchio al posto loro oppure un figlio che gli spieghi come funziona? E poi il contributo lo danno per un solo televisore”. Una signora sulla sessantina protesta davanti a una pila di decoder in un grande magazzino di Cagliari. La notizia uscita da poco sui giornali, dice, è davvero troppo: dal primo marzo la Sardegna dovrà dire addio al segnale analogico per fare definitivamente posto al digitale terrestre. Non più soltanto Rete 4 e Rai 2, come era da nove mesi a questa parte, ma anche tutti gli altri canali verranno oscurati. Una rivoluzione a cui molti sardi (ma lo stesso è stato in Valle d’Aosta) si sono ribellati. Una campagna di comunicazione scarsa e il mancato aiuto (pratico ed economico) a chi non aveva le possibilità o non riusciva a stare al passo con i tempi hanno scatenato una vera e propria bufera.

Un antipasto, forse, di quello che dovrebbe accadere nel 2012 quando, secondo le stime del ministro Paolo Gentiloni, l’Italia dovrebbe diventare “all digital”. Nel frattempo la sfida del digitale si gioca su due fronti: da un lato c’è la battaglia delle frequenze, dall’altro una nuova rimodulazione dei programmi televisivi per adeguarli alla tv del futuro. Proprio in Sardegna è sempre molto accesa la protesta delle emittenti locali, escluse dalla gara per l’assegnazione di 16 frequenze, sulle 108 messe a bando dal ministero e destinate di fatto a Telecom Italia e al gruppo Espresso per completare la loro rete di trasmissione.

Lo scorso 14 dicembre l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha pubblicato un primo piano proprio per l’assegnazione delle frequenze che si concluderà con un tavolo tecnico nei prossimi giorni. Un confronto che si annuncia serrato dopo che il commissario dell’Agcom, Stefano Mannoni, aveva detto: “Sarebbe stato saggio da parte del ministro Gentiloni chiedere la nostra opinione tecnica sull’elenco delle frequenze incluse nel bando”. Non vanno meglio le cose in casa Rai. Dopo l’annuncio dell’aumento del canone, da 104 a 106 euro, la richiesta di elevare lo standard qualitativo è sempre più pressante. Il primo a farne le spese è stato il canale RaiUtile (dell’offerta digitale terrestre), che scompare dal 31 dicembre 2007 per far posto a un canale tutto dedicato ai giovani.

Gli altri canali della Pubblica amministrazione creati appositamente per il digitale terrestre, poi, sono ancora poco più di un miraggio. E se i grandi Paesi europei procedono a passo svelto nel cammino verso la tv digitale, l’Italia, secondo il recente rapporto sul digitale terrestre, rischia di restare il fanalino di coda in termini di diffusione, offerta e ascolti (e quindi investimenti pubblicitari).

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