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mercoledì 6 febbraio 2008

Sesso e minori. Chat telefoniche, qui i mostri agganciano le piccole vittime.

«I pedofili usano nomi di battesimo come nickname e offrono piccoli regali» La dirigente della polizia delle comunicazioni Maggio: «I nuovi rischi vengono dal cellulare».

(Luca Marognoli - Il Trentino) Genitori, attenti. Controllare il computer dei figli e limitare la navigazione con filtri speciali oggi non basta più. Il nuovo pericolo viene dal cellulare, che è diventato un pc ultraportatile. Con quello in mano bambini e adolescenti possono accedere liberamente e senza alcun controllo alle chat.
Anna Maria Maggio, dirigente della polizia delle comunicazioni, è a capo di un team di 22 uomini esperti nei diversi rami della tecnologia. Sei di loro si occupano di pedofilia on line. «Questa è un’operazione che abbiamo curato nella parte iniziale - precisa - prima che passasse per competenza al nucleo pg del tribunale. Tutto è iniziato con una mamma che è venuta da noi e ci ha chiesto aiuto».
Una madre accorta, come poche altre. Se vigilare sul pc è già complicato, farlo con i cellulari è un’impresa ardua. Il perché lo spiega la dottoressa Maggio. «Le chat telefoniche sono luoghi virtuali di incontro per utenti che hanno il cellulare umts con accesso a internet. Sono le più pericolose, perché usate soprattutto dai ragazzini. Spesso i pedofili, che questo lo sanno, si intrufolano in queste chat spacciandosi per minori. Li adescano. Conquistano la loro fiducia e si fanno dare il numero. Poi il passo è breve».
La dirigente cita l’operazione Codice Azzurro che la polizia delle comunicazioni condusse nell’autunno 2005. «Era nata dalla segnalazione di due undicenni trentine che erano entrate in una chat e avevano conosciuto dei presunti coetanei, ai quali avevano dato il proprio numero di telefono. Questi, che in realtà avevano 42 e 36 anni, chiedevano foto in cui le ragazzine comparissero nude in cambio di ricariche telefoniche. Questa indagine ha fatto emergere che le ragazzine coinvolte erano 300 in tutta Italia. Alcune di loro, per fortuna, non hanno inviato nulla. Altre, ed erano tantissime, lo hanno fatto». Un’operazione importante - spiega Maggio - perché «ha scoperchiato questo enorme pentolone, sollevando il problema dei pedofili che entrano in queste chat per farsi dare il numero di telefonino dei minori».
Da qui il consiglio: «Il genitore che fornisce un umts al figlio deve sapere che con questo può accedere a internet, con tutto quello che ne consegue. Il cellulare è fuori dal controllo dei genitori: non ci sono filtri che tengano, tanto che il telefono può prendere anche un virus».
Che fare allora? «Posso dire quello che ho fatto con mio figlio quando aveva 12 anni. Voleva il cellulare e insisteva perché tutti ce l’avevano. Io ho parlato col venditore, che è intervenuto sulla sim card disattivando sia l’invio che la ricezione di foto. Allora l’accesso a internet non c’era».
Ma quali sono le esche psicologiche che usano i pedofili per agganciare i bambini on line? «Sono estremamente affascinanti, condiscendenti, comprensivi. Si comportano come un amico cui confidare tutto. Ascoltano molto. E questo è un fatto determinante, perché i ragazzi hanno tanto bisogno di parlare e spesso i genitori non hanno tempo».
Per conquistare le piccole vittime promettono ricompense mirate in base all’età e ai bisogni: «Si va dai giocattoli per i più piccoli, alle ricariche telefoniche, fino alla benzina del motorino».
Ma perché ragazzini che si vedono chiedere quelle foto non vanno a dirlo ai genitori? «Il pedofilo li fa sentire importanti. “E’ il nostro segreto. Facciamo quello che fanno i grandi. I tuoi non te lo lascerebbero fare”...».
I nickname usati dai pedofili non sono ricercati, ma molto semplici: «Soprattutto nomi di battesimo: Fabio, Lorenzo, Giovanni... Cercano di individuare i più fragili. Molti li mandano a quel paese. Ma altri cadono nella rete».
Talvolta gli agenti si fingono prede, più spesso diventano 007 hi-tech. «Possiamo navigare sotto copertura, ma questo avviene raramente. Di solito usiamo altri strumenti, di tipo tecnologico».

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