(Aurelio Mancuso) Esprimiamo indignazione e stupore per le affermazioni svolte ieri durante la manifestazione di Piazza Navona da parte di Sabina Guzzanti. Sono evidenti la strumentalità e la violenza delle accuse lanciate al Pride nazionale di Bologna ed in particolare all’Arcigay. Sabina Guzzanti non sa che il Pride nazionale di Bologna è stato deciso due anni fa e, che il Pride di Roma era locale, quindi, non vi è alcun collegamento tra la negazione di Piazza San Giovanni e il fatto che il Pride nazionale si sia tenuto a Bologna. L’artista non sa, o fa finta di non sapere, che il percorso del Pride nazionale di Bologna è stato concordato con l’amministrazione, che la manifestazione è partita dalle Due Torri in pieno centro storico e che Cofferati ha ricevuto ufficialmente i portavoce del Pride la mattina in Comune. La manifestazione si è inoltre conclusa in centro, in una piazza tre volte più grande di Piazza Maggiore, che mai avrebbe potuto contenere una folla immensa. La Guzzanti offende un intero movimento quando prende a pretesto uno dei manifesti del Pride di Bologna, quello di Italo naziskin che ama il suo compagno, se non comprende la provocazione, ovvero che purtroppo che esistono giovani fascisti che pur essendo omosessuali negano se stessi e magari organizzano ronde contro i gay e le lesbiche. Respingiamo alla mittente l’insinuazione che il Pride nazionale di Bologna non fosse antifascista, e la informiamo che per la prima volta nella storia dei Pride italiani, l’Anpi nazionale ha aderito inviando un lungo e commovente messaggio di sostegno!
Ci rattrista e c’inquieta che un’artista che è sempre stata vicina alle nostre battaglie lanci strali contro un’associazione, Arcigay, che tutti i giorni è impegnata a combattere contro l’omofobia violenta alimentata dalle gerarchie cattoliche, da una politica assente e infingarda, da un ambiente intellettuale che si emoziona solo ascoltando se stesso. Ogni giorno la nostra gente è uccisa, violentata, aggredita, discriminata proprio ad opera di squadracce neo fasciste e neo naziste e, quale intellettuale di sinistra ha mai versato una lacrima? Quanti intellettuali hanno mai partecipato a nostre manifestazioni negli ultimi anni? Quale cantante, attore, scrittore, e cosi via ha mai generosamente messo la sua faccia e il suo impegno a sostegno delle battaglie del movimento lgbt? Pochissimi e sempre le/gli stessi.
E’ incredibile che siamo oggetto di una campagna denigratoria portata avanti da quelle élite intellettuali che in Europa sono sempre state a fianco del nostro movimento e che in Italia, a parte alcune splendide eccezioni, preferiscono starsene alla lontana.
Speriamo che Sabina Guzzanti abbia l’onestà intellettuale di informarsi meglio, e di provare quella giusta vergogna che gli permetta di chiedere scusa ad un Pride nazionale partecipato da oltre 200mila persone e ad un’associazione, che da quasi 25 anni, in splendida solitudine, senza alcun aiuto di partiti ed intellettuali di sinistra, conduce una battaglia culturale, sociale e politica, che va ben oltre uno sporadico e consolatorio girotondo.
Ndr. Chissà il perchè ma ho il sospetto che la difesa d'ufficio di Mancuso sia peggio di quello che lui reputa insulti... e comunque decidete voi. Che Mancuso sia anch'esso un rudere della "casta" da mettere a riposo, è ormai un dato di fatto ma che sia lui e qualche altro pezzo di gay piddino (vedi e leggi Lo Giudice e compagnia cantante) ad indignarsi la dice lunga...
Qui sotto i video con l'intervento della Guzzanti. (Aspis)
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giovedì 10 luglio 2008
Arcigay. Aurelio Mancuso alla Guzzanti: "Vergognati".
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Etichette: arcigay, aurelio mancuso, gaypride, questione omosessuale, satira politica
giovedì 8 maggio 2008
Bulldog, Er Pomata, Duracell, La brunetta: soprannomi e gossip dei nuovi ministri.
Nella foto Silvio Berlusconi visto dai tacchi.
1 - SVILUPPO ECONOMICO: CLAUDIO SCAJOLA
Claudio "bulldog" Scajola, 60 anni, ligure di Imperia, unico ministro del Nord Ovest (verrà esibito in apposite mostre accanto ai panda). Ex dc non pentito, nella prima parte della sua vita da tecnocrate ha lavorato presso vari uffici dalle sigle elaborate: Inpdap, Usl. Ministro berlusconiano di lungo corso, eredita la poltrona scomoda di Bersani. Liberalizzazioni, problemi energetici: bazzecole rispetto al ministero dell'Interno, che fu indotto a lasciare dopo aver dato del «rompicoglioni» a Marco Biagi (già morto) mentre aspettava con un certo nervosismo la motovedetta cipriota "Odysseus", in grave e fatale ritardo. Da allora guarda chiunque glieli rompa sul serio mordendosi le labbra.
2 - DIFESA: IGNAZIO LA RUSSA
Ignazio "Full metal jacket" La Russa, 61 anni, siciliano di Milano. Dal Msi al Pdl, senza mai perdere la testa (ma neanche una festa). Simpatico quasi come il padre, un famoso avvocato postfascista e donnaiolo («Che ci faccio io alle donne? L'assegno»). Per via della bellissima voce, ha doppiato una puntata dei Simpson. Recentemente al telefono Fini lo avrebbe scambiato per l'imitazione di Fiorello. Ma forse non l'ha scambiato per niente. Va al ministero della Difesa e non poteva essere altrimenti: con quel pizzetto un po' così e quello sguardo un po' cosà, se gli metti un basco in testa e una giacca verde militare sulle spalle, sembra un capitano di corvetta.
3 - POLITICHE AGRICOLE: LUCA ZAIA
Luca «Er Pomata» Zaia, 40 anni, di Conegliano come Sacconi (2 ministri su 12, è la Roma del Triveneto). Il volto nuovo della Lega, che i giornali locali chiamano Er Pomata - alla romana - per via del gel spalmato sui capelli, fu multato da vigili antifederalisti mentre andava a 193 all'ora in autostrada. («Stavo correndo a Venezia, mi avevano detto che era stata colpita da una tromba d'aria», si giustificò con creatività). Da presidente della Provincia fece assumere sei asini brucaerba, ritenuti a ragione meno costosi delle falciatrici. Enologo e laureato in scienza della produzione animale, il neoministro dell'Agricoltura capisce di agricoltura (evviva!) e in particolare di barbabietole. Lui ha promesso di ripartire proprio da lì: rialzati, barbabietola!
4 - SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA: GIANNI LETTA
Gianni "Duracell" Letta, abruzzese di Avezzano, 73 anni portati come un cinquantenne. Non è lombardo, eppure lavora 18 ore al giorno: Calderoli non se ne capacita e forse organizzerà un seminario per venire a capo dell'enigma, trovandogli un trisnonno di Abbiategrasso. E' il Sottosegretario per antonomasia di tutti i governi Berlusconi. Se l'Italia fosse una monarchia sarebbe il Mazzarino di re Silvio. Mentre se fosse una repubblica presidenziale, il De Gaulle di Arcore ne farebbe subito il suo primo ministro, affidandogli tutte le deleghe tranne quella per il tempo libero, di cui tanto Letta non sa che farsene. Conosce e custodisce molti misteri: il più impenetrabile resta la formula della gelatina con cui ogni mattina si ipnotizza i capelli.
5 - FUNZIONE: PUBBLICA RENATO BRUNETTA
Renato "La Brunetta" Brunetta venne così soprannominato dai quei burloni di colleghi d'accademia con un poco azzeccato riferimento alla cantante dei Ricchi e Poveri. In realtà, nacque povero 58 anni fa a Venezia, figlio di un venditore ambulante di protesi, ma divenne ricco studiando economia e applicandosi alla politica. Consigliere di Craxi, ha raggiunto il successo con Berlusconi, con il quale scherza amabilmente sulla statura (Brunetta è l'unico del Consiglio dei ministri più basso del Cavaliere). Caparbio e irascibile, è molto orgoglioso dei premi conseguiti e dei libri scritti, compreso uno amatissimo dai patiti del settore sull'"isteresi". Fiero avversario di Tremonti, si picca di essere grande intenditore di cinema.
6 - GIUSTIZIA: ANGELINO ALFANO
Angelino "Gesuita" Alfano, 38 anni, siciliano di Agrigento. E adesso da Santoro qualcuno dirà: «Vergogna, Berlusconi ha affidato la Giustizia al suo segretario personale!». In realtà il neoministro della Giustizia non è il segretario personale di Berlusconi. E' l'ex segretario personale di Berlusconi. Con il quale, comunque, intrattiene ancora rapporti molto cordiali. Democristiano nel corpo e nell'anima, ma in versione aggiornata: commissionò ai giornali locali un sondaggio da cui si ricavava che il 70% dei siciliani desiderava andare a cena con lui. L'altro 30% probabilmente c'era già andato, anche se resta da capire chi avesse pagato il conto. Quelli che lo stimano assicurano che farà strada. Quelli che lo temono, anche.
7 - AMBIENTE: STEFANIA PRESTIGIACOMO
Stefania "Floriiiis" Prestigiacomo, 41 anni, siracusana. Ha vinto il derby di Forza Italia con l'industriale ittica Michela Brambilla, che nel partito qualcuno chiama simpaticamente la «Pescivendola». Alla fine ha prevalso l'anzianità di servizio e anche la necessità di non avere soltanto ministri che parlassero il brianzolo. In questo la Prestigiacomo è a prova di doppiaggio: il suo intercalare tipico a Ballarò, «Floriiiis, lèèèèi mi dève lasciaaaare parlaaare», ormai viene portato come saggio nelle scuole di teatro dialettale siciliano. Già al ministero per le Pari Opportunità, ora gliene capita uno quanto mai dispari: dovrà occuparsi dell'Ambiente, di cui in Italia non si occupa purtroppo quasi nessuno. Ha la fortuna sfacciata di venire dopo
Pecoraro Scanio.
8 - INTERNO: ROBERTO MARONI
Roberto "Sax" Maroni, varesino, 53 anni. A volte ritornano. Nel '94 approdò al Viminale col vento del Nord: trovò uno studio vasto come la piazza di Legnano e una scrivania come il letto del Barbarossa. Con barbarico furore ne prese possesso, facendosi fotografare i piedi incrociati sul tavolo. Trovò cassetti che supponeva pieni di carte e segreti. E assicurò: niente paura, sono qui per aprirli. Un anno dopo, andandosene, confessò di averli trovati vuoti. Con 7 anni di opposizione, Milan e sassofono, da titolare del Welfare tenne a battesimo la Riforma delle pensioni che va sotto il suo nome. Un successo cancellato da Prodi e lasciato in soffitta da Silvio. I tempi cambiano: decisionismo, ma con juicio.
9 - INFRASTRUTTURE: ALTERO MATTEOLI
Altero "Altero" Matteoli, l'unico che ha il nomigonolo nel nome, è uno dei politici più collerici della storia repubblicana. Nato a Cecina (Livorno) l'8 settembre del 1940, è costretto a festeggiare il compleanno in una data molto infausta. Nominato ministro dell'Ambiente nel 2001, concesse la prima intervista sulla sua terrazza di Castiglioncello, mentre dietro fumavano inesauribili le ciminiere della Solvay. Il nuovo incarico (Infrastrutture) non gli creerà più alcun imbarazzo. Nelle biografie segnala sempre di essere stato l'autore di una fondamentale legge quadro in materia di cave e torbiere e di aver imposto sui treni a lunga percorrenza l'istituzione di un servizio sanitario, di cui tuttavia nessuno ha mai scorto traccia.
10 - FEDERALISMO: UMBERTO BOSSI
Umberto "Senatùr" Bossi, per tutti è il Senatùr nonostante sia stato senatore soltanto nel 1987, e nonostante in Lombardia la parola "senatùr" non esista. Sessantasette anni, nato a Cassano Magnago in provincia di Varese, ieri ha messo in imbarazzo il premier, che elencava in gabinetto "professori", "dottori" e "avvocati", e a lui ha riservato il solo titolo di "onorevole". Infatti gli studi lo hanno condotto a una specializzazione in elettronica. Ex comunista, ex cantautore, ex mercante di prodotti ortofrutticoli, passerà alla storia per aver fondato la Lega Lombarda. Più trascurabile la fondazione di Arnassita Piemonteisa e di una Lista per Trieste che, nell'83, prese 150 voti fra Varese, Como e Sondrio. Poi l'Umberto sfondò.
11 - ATTUAZIONE PROGRAMMA: GIANFRANCO ROTONDI
Gianfranco "Spatola" Rotondi è un avellinese purosangue (lo dicono i suoi concittadini) nato quarantasette anni fa. Reputato a lungo lo scapolo d'oro della politica irpina, si guadagnò il terribile soprannome per il furore amatorio consentitogli dal celibato. Guarda il caso, infine si sposò con la signora Maria Teresa Spatola di Salerno, e nella circostanza il testimone Silvio Berlusconi cantò «a gelusia». Democristiano, giornalista, laureato in giurisprudenza, alla scissione del Ppi si schierò con Rocco Buttiglione, suo grande amico ora abbandonato in minoranza. E' il leader della Democrazia cristiana per le Autonomie. Grandissimo tempista, per settimane ha snobbato il governo e se lo è guadagnato con le cattive all'ultimo istante.
12 - BENI CULTURALI: SANDRO BONDI
Sandro "Rapanello" Bondi, toscano, 49 anni. Quando era giovane e comunista lo chiamavano Rapanello perché rosso fuori ma bianco dentro. Adesso è abbastanza bianco anche fuori. Ama la poesia e Berlusconi, non necessariamente in quest'ordine. I maligni, categoria umana che lui cristianamente perdona, ancora raccontano di quella volta che Silvio entrò in una riunione in cui Bondi stava parlando. Il futuro ministro si interruppe e disse: «Scusa, presidente, se ardisco continuare a parlare in tua presenza». Ma si sa, la gente è maliziosa. E invidiosa della sua penna. L'ultima poesia Bondi l'ha dedicata a Jovanotti: «Concerto - vibrazioni dell'anima - eco del divino - dolore dell'essere - onde dell'amore». Va alla Cultura, che lo aspetta, ondeggiante d'amore.
13 - ISTRUZIONE: MARIA STELLA GELMINI
Maria Stella «Secchiona» Gelmini, 35 anni, avvocato di Brescia. Organizzatrice efficiente, obbediente e d'aspetto gradevole. Cattolica col crocefisso sotto il foulard, non crede alle quote rosa ma alle quote grigie, «intese come materia cerebrale». Del nuovo sindaco di Roma Alemanno ebbe a dire che era bravo soprattutto a farsi clientele al Sud. Spiegò anche che Berlusconi era traumatizzato dal politico sciatto della Prima Repubblica. «Lui la pensa alla greca: kalos kai agatòs». Bella e valorosa come da citazione classica, la neoministra dell'Istruzione ha lo sguardo della supplente che ti frega, rivelandosi poi più tosta della prof che era chiamata a sostituire (nella fattispecie Letizia Moratti).
14 - SEMPLIFICAZIONE: ROBERTO CALDEROLI
Roberto «Cariöl» Calderoli, bergamasco, cinquantadue anni appena compiuti, è il più celebre esponente della dinastia di dentisti cui appartiene (a Bergamo si dice «se te ghét ol cariöl va del Calderöl», se hai la carie va da Calderoli). Pochi giorni fa, Berlusconi gli ha detto di inventarsi un ministero in dieci minuti, e lui si è inventato il ministero alla Semplificazione che dovrà snellire il legiferare. Non per niente, Calderoli è anche l'architetto del «porcellum». Siccome parla come mangia, sostiene che a Bruxelles sono tutti pedofili, gli extracomunitari dei bingo-bongo e i gay dei culattoni. Sposato con rito celtico a Sabina Negri, ha successivamente divorziato con rito civile. Secondo tutti è un fuoriclasse nella direzione di Palazzo Madama.
15 - ECONOMIA: GIULIO TREMONTI
Giulio "Genius" Tremonti, 61 anni, di Sondrio. L'Ultimo Miglio, nel senso di successore ideale del professore leghista. E' l'ideologo di un Nord preoccupato dai cinesi, che si portano via il lavoro, e dai romani, che si portano via i soldi. Il suo libro più recente è stato un successo: «La Paura e la Speranza», dove la Paura è un mondo senza regole e la Speranza è lui, che pure quanto a ottimismo sembra Visco. È stato liberale da adolescente, socialista da militare e sodale di Segni negli anni della maturità. Poi è tornato ragazzo per diventare superministro del centrodestra, con l'incarico di riportare sulla terra le promesse del suo premier. Ieri Tremonti ha sostenuto di credere in Dio. Speriamo sia un amore ricambiato, perché ne avremo bisogno.
16 - WELFARE: MAURIZIO SACCONI
Maurizio "Garofano" Sacconi, 58 anni di Conegliano (Treviso). L'ultimo craxiano ad andare al potere. Ma anche l'unico ad aver fatto una gavetta tanto lunga: arriva a sedersi sulla poltrona del Welfare (strappata ad An), quindici anni dopo la caduta del muro di Bettino. Una delle poche facce nuove del governo, ma non per gli addetti ai lavori, che ne hanno sempre apprezzato l'intelligenza. E nemmeno per gli abitanti di Treviso che tutte le settimane vanno a rendergli omaggio nei bar della piazza all'ora dell'aperitivo, il celeberrimo «spritz» (acqua gasata, vino bianco e tutto quanto fa spettacolo), di cui Sacconi è cultore assiduo. Dopo un paio di bicchieri riesce persino a parlare con Gentilini.
17 - RAPPORTI PARLAMENTO: ELIO VITO
Elio "Magico" Vito, quarantotto anni a novembre, già detto "mister centomila preferenze" (ma è un errore da sbadati: capace di tanto era suo cugino Alfredo), si è sposato lo scorso anno alla presenza dell'attuale premier, e Sandro Bondi gli vergò l'immortale verso: «Fra le tue braccia magico silenzio...». Esordì in politica come tecnico del suono di Radio radicale, redazione di Napoli, in occasione del processo Tortora. La penuria di personale lo traformò poi in intervistatore e in seguito in consigliere comunale. Fra pannelliani e Forza Italia, è stato deputato di Bollate (Milano), di Misterbianco (Catania) e dell'Umbria. Laureato in sociologia, secondo Daniele Luttazzi assomiglia «a una di quelle cose che scappano quando alzi una pietra».
18 - POLITICHE COMUNITARIE: ANDREA RONCHI
Andrea "Malore" Ronchi, perugino, cinquantatré anni ad agosto, recentissimamente soprannominato "Malore" perché a un lapsus di Bruno Vespa - che aveva attribuito la vittoria elettorale a Romano Prodi - finse un colpo apoplettico e si accasciò morente. Si dice che sia stato presentato a Gianfranco Fini dall'ex presidente della Consulta, Gaetano Rebecchini, come «un giovine dabbene». Secondo la leggenda, a Silvio Berlusconi piacque per pregiudizio: «Ronchi? Come Ronchi dei Legionari? Fantastico, fa per noi». Formidabile portavoce di Alleanza nazionale - a tutti i giornalisti dice «sarai il primo a saperlo, amico mio», e poi non svela nemmeno mezzo segreto - succede ad Emma Bonino e si prende le Politiche comunitarie.
19 - POLITICHE GIOVANILI: GIORGIA MELONI
Giorgia "Cerbiatto" Meloni, cosiddetta per le spettacolose iridi pervinca, a trentuno anni e quattro mesi scavalca Enrico Letta e Giulio Andreotti e si aggiudica il titolo di più giovane ministro della Repubblica; a ventuno fu il più giovane consigliere provinciale del paese. Nata e cresciuta alla Garbatella, conosce le borgate e l'arte spiccia della politica. A Fabio Rampelli - che la inventò - si rivolge col tono autoritario di una donna Assunta. Esordì a quindici anni fondando il coordinamento studentesco anti-Jervolino degli «Antenati», per cui qualcuno la chiamava "Ciotolina", come la figlia di Barney dell'omonimo cartone animato. Raggiunto il potere, le è presa la fissa dell'estetica, e all'alba la si scorge far footing sul Lungotevere.
20 - PARI OPPORTUNITÀ: MARA CARFAGNA
Mara "Matilde" Carfagna interpretò, appunto, e senza difficoltà, il ruolo della cuoca Matilde nella fiction «Boris», dal momento che da ragazza fu impiegata nella cucina di un ristorante di Salerno, dove nacque trentadue anni fa. Bellissima e brava ai fornelli, è un sogno per tutti gli italiani. Sesta a miss Italia (1997), è passata da Davide Mengacci («La domenica del villaggio») e Giancarlo Magalli («Piazza Grande») a Gianfranco Fini e Renato Schifani. Vittima di becere ironie da caserma, si è riscattata studiando parecchio, e ai confronti in tv strapazza i molti che la prendono sotto gamba. Nega di aver posato nuda, e infatti gli hacker fanno più fatica a trovare le sue foto discinte che le dichiarazioni dei redditi. Ma alla fine le trovano.
21 - ESTERI: FRANCO FRATTINI
Franco "Gessato" Frattini, 51 anni, romano. Dalla scapigliatura del «manifesto», il giornale rosso antico con cui collaborò da giovane, al capello da bambolotto, con riga laterale perfettamente scolpita, che lo ha fatto conoscere al pubblico televisivo. Nel 1997, in un fuori onda, definì "cialtroni" quelli del ccd di Casini: senza saperlo, aveva dettato la linea con un decennio di anticipo. Ma forse lo sapeva benissimo. Già capo della diplomazia nel Berlusconi II, gode fama di nervi saldi. Gli serviranno per reggere la prova più dura: fare il ministro degli Esteri di un presidente che si sente anzitutto un ministro degli Esteri. Frattini lo sostituirà nelle riunioni con gli eurocrati di Bruxelles e in tutte le altre non riscaldate dalla luce abbronzante delle telecamere.
22 - RAPPORTI REGIONI: RAFFAELE FITTO
Raffaele "Bambolotto" Fitto, detto anche Raffaele "Fitto" Fitto, per come ti guarda trafiggente, ha trentotto anni ed è considerato, anche dal premier, un enfant prodige della politica. Ha seguito le orme del padre Salvatore nella Democrazia cristiana, e nel ‘90, quando il babbo era morto, si trasferì in Forza Italia. Governatore della Puglia a soli 31 anni, si ricandidò e fu sconfitto dall'omosessuale Nichi Vendola, il che lo fece vacillare nella convinzione che il volto da bambolotto seducesse gli elettori. Stravede per la madre, sua prima consigliera, e per Berlusconi, suo primo consigliere. Ha vinto il "premio Dorso", sebbene nessuno ne dia mai notizia, e quando Antonio Cassano torna a Bari lo accoglie sempre con un caffè al ghiaccio.
Massimo Gramellini e Mattia Feltri per La Stampa.
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Etichette: governo, ministri, satira politica, silvio berlusconi
martedì 12 febbraio 2008
E' morto Angese, Sergio Angeletti per l'anagrafe. Un grande amico. Un grande artista.
(Jacopo Fo) Sergio e’ morto. Stroncato da una malattia che non aveva lasciato speranze.
Ma potremmo dire che e’ stato abbattuto mentre caricava a cavallo le trincee fortificate dei demoni. Sergio e’ stato un grande combattente per la liberta’.
Uno che ha sempre messo la sua dignita’ di fronte alle convenienze.
Uno dei piu’ grandi disegnatori italiani, giornalista e vignettista acuto, originale e geniale, al quale questo sistema di merda ha negato la possibilita’ di lavorare.
Le grandi testate per le quali disegnava lo hanno via via cacciato perche’ non riusciva proprio ad arruolarsi nel manierismo leccaculo dominante.
Dentro di me io piango il fratello che mi ha lasciato, ma sento che sia giusto innanzi tutto ricordare che era un combattente della liberta’ di pensiero, armato di un pennello sublime. E credo sia giusto dire che molto nella sua malattia ha pesato l'essere cacciato, esiliato, lasciato per anni senza lavoro.
Lui non ha mollato, ha continuato giorno dopo giorno a pubblicare le sue straordinarie storie su www.angese.it.
Giorno dopo giorno, nonostante nessuno lo pagasse per farlo. Incredibile costanza.
E' andato cosi’ avanti per anni. Tentando continuamente nuove strade, resistendo nel dialogo con un pubblico di amanti della satira che lo avevano scovato nella rete.
Sergio ha collezionato una quantita’ incredibile di porte sbattute in faccia. L'unico lavoro che gli era restato era uno spazio quotidiano sulla Nazione-Resto del Carlino, pagato una cifra vergognosamente bassa.
Uno spazio concesso quasi con fastidio, in una situazione nella quale qualunque sua proposta veniva bruciata sul nascere.
Sopravviveva in quello spazio perche’ non aveva altro e non voleva smettere di raccontare, comunque, a un grande pubblico.
Continua a leggere il ricordo di Jacopo Fo.
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Etichette: artisti, cultura, giornali, personaggi, politica, satira politica
domenica 23 dicembre 2007
Tra il dire e il fare del cavaliere.
(Maria Novella Oppo - L'Unità) Citando Celentano, potremmo dire «francamente me ne infischio» della privacy violata, se questa privacy è quella di Berlusconi. Il quale alla sua privacy ci ha rinunciato lui stesso da tempo. Ha messo in piazza corna e bicorna, sesso e processo, mamma e figli, nonché moglie e veline. È lui l’unico politico che si può definire buffone (o puffone) legalmente, perché esibisce tutto il peggio del suo repertorio in convention aziendali e programmi tv, per telefono e di persona. È lui che ha chiamato coglioni tutti gli italiani che non lo votano, mentre quelli che lo votano e lavorano in Rai li ha definiti prostitute. È lui che ha dichiarato di non leggere un libro da vent’anni, ha accusato Enzo Biagi di essere un criminale e ha parlato di Romolo e Remolo per fare bella figura con gli stranieri. Ed è sempre lui che, al momento di diventare primo ministro, pronunciò la famosa frase: «In Rai non sposterò neanche una pianta». E questo per limitarci a quello che ha pubblicamente detto, tralasciando per il momento quello che ha fatto.
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17:26:00
Etichette: forza italia, polemiche, politica, satira politica, silvio berlusconi, televisione
martedì 18 dicembre 2007
Luttazzi all'Ambra Jovinelli: un fuoco di fila contro il Papa, Veltroni e Berlusconi.
(Il Messaggero) Seicento persone all'interno dell'Ambra Jovinelli, esaurito in un baleno sabato, una cinquantina a sfidare il freddo e il gelo all'esterno, davanti a un maxischermo. E' stato questo domenica sera il pubblico di Daniele Luttazzi, che ha portato a teatro la serata Decameron, riproponendo la puntata del suo show televisivo mai andato in onda dopo che La7 aveva deciso di sospendere la trasmissione.
Completo nero con camicia bianca, Luttazzi ha aperto la serata con una precisazione: «Lo dico a scanso di equivoci, non siamo qui tanto per me ma per noi, per difendere il nostro diritto di decidere cosa guardare in televisione». Poi ha ripetuto la battuta incriminata del programma, dicendo che quell'immagine lo aiuta a sopportare la chiusura della trasmissione. Un inizio soft dedicato al tempo («fa talmente freddo che Mussi ha spalmato il Vicks Vaporub sulla cosa rossa») poi Luttazzi è partito con un fuoco di fila di battute sulla religione, la chiesa cattolica, il Papa e l'enciclica Spe Salvi. «Le religioni sono un fatto culturale - ha detto - il papa vorrebbe che fossimo tutti cattolici e le mucche vorrebbero che fossimo tutti indù».
Poi sul palco sono saliti i cinque membri del cast della trasmissione, Gianluigi Fogacci, Marco Zingaro, Simone Francia, Santo Stefanini e Orsetta De Rossi con cui ha riproposto le rubriche che scandivano il programma, dai dialoghi platonici a l'oroscopo. Luttazzi nello spazio consueto all'intervista, in cui rispondeva a domande più o meno immaginarie, si è soffermato su cosa è per lui la satira: «Come ha detto Corrado Guzzanti i limiti li dà la legge - ha spiegato -. La satira non è volgare è enfatica».
Tra gli obiettivi della serata anche Walter Veltroni e il suo dialogo con Berlusconi per trovare un accordo sulla legge elettorale: «Veltroni ha detto che questo dialogo pone fine ad una stagione dell'odio - ha commentato Luttazzi - ma Berlusconi è quello di Previti, di Dell'Utri, quello che ha giustificato il massacro in Cecenia del suo amico Putin, quello delle telefonate a Saccà, quello che ha avallato la guerra di Bush in Iraq. Quello che molti provano per Berlusconi non è odio, è schifo». Dopo un sottofinale con commenti ironici, fra gli altri su Bettini, Mel Gibson, Stefano Gabbana, Claudio Baglioni («Ha fatto un concerto di beneficenza, il ricavato è andato alle vittime del concerto»), Luttazzi ha abbracciato la regista del programma, Franza Di Rosa, che ha ripreso anche la serata, dicendo: «E' stato bello finché è durato». Il pubblico lo ha salutato con una standig ovation.
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Il servizio del Tg3.
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Uno spezzone spettacolo.
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Etichette: censura, la7, polemiche, satira politica, spettacolo, teatro, televisione
lunedì 10 dicembre 2007
Luttazzi, lettera di Giuliano Ferrara. "Era satira, ma un limite ci vuole".
di Giuliano Ferrara
(La Repubblica) Caro Direttore, quella di Luttazzi su di me era satira, su questo non ci piove. Letta la frase in cui venivo messo oniricamente in una vasca e trattato come una latrina, per tirare fuori una pacifista antiamericana dallo smarrimento di fronte a una espressione per lei crudelmente surreale di Berlusconi ("ero contrario alla guerra in Iraq"), in un primo momento ho pensato che fosse una forzatura miserabile per tirarsi d'impaccio in un programma non particolarmente baciato dal successo e dallo scandalo. Ma non è così. La satira è un prodotto di ideologia e cultura, procede dai libri alla strada al palcoscenico in modo circolare. L'immaginario di Luttazzi, come lui dice, è Abu Ghraib e Ruzante, quella è per lui la cornice dello sketch a me dedicato (e anche ai miei compagni di latrina).
D'altra parte non sono forse una specie di Petraeus all'amatriciana? Esiste una satira cruda e coprolalica, che si è espressa e si esprime, con risultati migliori o peggiori, in tutte le lingue, in molte situazioni e in molti regimi politici, antichi e moderni.
Dunque era satira. Lui non sarà Aristofane o Molière, ma era satira.
Perché allora, visto che sono sempre stato difensore della libertà di satira, ho approvato la sospensione del programma di Luttazzi, e in particolare la motivazione del comunicato e delle successive dichiarazioni di Antonio Campo Dall'Orto, il dirigente libertario e frecceriano de La7 che si è sentito tradito dall'uso irresponsabile della libertà concordata anche contrattualmente tra la sua emittente e il comico? Me lo sono spiegato così come segue, e penso sia utile comunicarlo pubblicamente ai lettori o più genericamente al pubblico.
Il fondamento di una democrazia ormai sfasciata e sgangherata come la nostra è questo: Dio è relativo, è un culto privato, invece la libertà assoluta, è l'unico culto pubblico ammesso. E' noto che non sono d'accordo con questa impostazione e che penso sia vero il contrario. Ci sono criteri di valore e di vita non negoziabili, e pubblici per definizione anche al di là della fede religiosa o civile confessata, e invece la libertà, che prediligo e vorrei la più ampia possibile in ogni situazione della mia esistenza e di quella degli altri, è relativa. Culturalmente non sono spinoziano, sono cattolico romano. E' dunque naturale che io la pensi così. "Che c'entra?", direte. C'entra, c'entra.
Perché ogni discussione sulle esperienze limite, e l'esercizio crudele della satira è una di queste esperienze, è una discussione sulla libertà e sui termini del suo esercizio. Il comunicato de La7 ha fissato un limite, e la società vive anche di limiti. E' culturalmente la stessa cosa di un divieto alla produzione sperimentale e assassina di embrioni, ha lo stesso valore linguistico pur trattandosi in questo caso di faccende per fortuna effimere.
Non ho mosso un dito e nemmeno uno straccio di avvocato, non ho nemmeno corsivato alla mia maniera, quando Luttazzi ha portato in decine di teatri off off Broadway una definizione di "Giulianone" come del "residuo di sperma e cacca lasciato sul lenzuolo dopo un rapporto anale". Se sbiglietti in un teatro e la gente decide di venirti a vedere, lo puoi fare, e se a qualcuno non piacesse essere definito come sopra avrebbe al massimo il diritto di chiedere a un giudice una sanzione, posto che la ottenga, o di schiaffeggiare Luttazzi in pubblico o di denunciarne il linguaggio.
Un mio amico americano dice: c'è la libertà di guidare, anche a trecento all'ora in una pista riservata a un pubblico pagante, ma in autostrada esistono limiti. In una tv generalista, insomma, è diverso. C'è per esempio un problema di coesione commerciale.
La tv, come i giornali, è uno spazio in cui gli editori investono, e giornalisti e artisti praticano quello spazio contro pagamento di una mercede e devono praticarlo conoscendone i confini, sapendo, come dico da anni, che la loro libertà è relativa, che sono tecnicamente indipendenti ma sono dipendenti in senso stretto o soggetti, quando lavoratori autonomi, a un rapporto coordinato e continuativo che ammette la possibilità contrattuale di essere sciolto da chi investe e paga e ha il problema, non commerciale ma anche commerciale, di tutelare la propria identità di fronte al pubblico e agli inserzionisti.
Questo vale per Luttazzi e per il suo rapporto con La7 e i suoi spettatori, come dovrebbe valere per quei furbetti "de sinistra" e "de provincia" di Santoro & C., i quali danno per ore la caccia al funzionario Rai di turno (Del Noce? Saccà?) sputtanandolo come assassino di Enzo Biagi con i complimenti, i denari, e le marchette apposte alle loro buste paga dalla ditta che inquisiscono. Sgradevole e forse spregevole uso privato, non dirò "criminoso" perché non ho l'autorevolezza televisiva o bulgara di Berlusconi, del mezzo pubblico e televisivo in genere.
Il problema della libertà in Italia, come hanno spesso notato Aldo Grasso e Francesco Merlo, e con ragione, è proprio questo. Vogliono tutti fare Lenny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell'outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico, vogliono farlo con l'assistenza pubblica e privata del mercato televisivo per famiglie, possibilmente in prima serata, e con l'ulteriore assistenza del mercato della politica, che li fa deputati al primo segno di martirio. Ricchi e potenti perché liberi.
Nel caso del furbissimo Benigni, adesso aspirano anche alla vita eterna con il timbro di Sua Eminenza Reverendissima Tarcisio Cardinal Bertone. In America, che è una democrazia costituzionale under God più autorevole della nostra, non si fa così. Quando sgarri, te ne vai secondo regole di mercato e di etica pubblica convenzionale, e nessuno ti verrà a molestare se eserciti il massimo della libertà a spese tue e del tuo pubblico.
Questo tipo di libertà controassicurata, comunque, mi fa un po' ridere. E' la sanzione di un paese che non ha establishment, la cui grottesca rovina politica è cominciata nelle procure alla Tonino Di Pietro e alla Forleo, a loro modo eroi di satira televisiva anch'essi, ed è continuata con il clamoroso successo di pistaroli e demagoghi che invece di sbigliettare e faticarsi la libertà relativa di cui tutti godiamo, e facciamo l'uso che crediamo, chiedono e ottengono la libertà assoluta del prime time televisivo a una borghesia e a un sistema politico che non hanno più alcuna autorità, severità, ironia, significanza.
Insomma. Se il mio editore televisivo fissa nella responsabilità televisiva un limite alla libertà di satira io sono contento, mi spiace solo che per farlo si debba ricorrere al canone secondo cui quella di Luttazzi non è satira, il che non è vero anche se in un primo momento ho equivocato leggendo il testo delle sue parole fuori del loro contesto drammaturgico e della loro legittima cornice ideologica (per me, ovviamente, un pochino ributtante). Se la sospensione del programma serve a far discutere di questo, io sono contento. Se Luttazzi torna in onda su La7 dopo che questa discussione si è svolta, e ricomincia, sono contento. Se lui e Campo Dall'Orto volessero venire a parlarne a "8 e mezzo", quando desiderino, sarei contento.
Come vedete, sono molto contento. Sono contento anche della passione che il Manifesto, quotidiano comunista e dunque tribuna satirica fin nella testata, mette nella alta trattazione culturale del caso Ferrara-Luttazzi & Cacca.
Sarei anche molto contento, ancora più contento, se accettasse l'idea che si deve ridere del patriarcalismo autoritario degli islamici o imbastisse nelle sue dense pagine difese così sofisticate della libertà di satira nel caso in cui un comico di destra prendesse Rossana Rossanda, la mettesse in una latrina e la trattasse come sono stato satiricamente trattato io. Non dubito che i colleghi comunisti sarebbero inflessibilmente coerenti con i loro principi.
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domenica 2 dicembre 2007
Nilde Mussolini, un carisma da far invidia alla Pivetti.
(Tvblog) Alessandra Mussolini è stata per anni identificata come la nipote del Duce, nonché politico di spicco di Alleanza Nazionale (poi ha fondato il partito Azione Sociale in cui milita tutt’ora). Dopo aver presenziato (e litigato) nei salotti televisivi, da Porta a Porta al Maurizio Costanzo Show, la Mussolini ha iniziato a brillare di luce catodica propria in un reality show.E’ stato il ruolo di presidentessa nella giuria de La Pupa e il Secchione, infatti, a dimostrare il suo inaspettato carisma. In quell’occasione, Alessandra Mussolini ha rivelato una grande verve, senza dimenticare la sua capacità di comunicare con il pubblico senza snobismi. A un anno dalla fantomatica rissa con Vittorio Sgarbi, che l’ha vista spuntare in qualità di donna vilipesa nel suo orgoglio femminista, la Mussolini si è inventata un altro personaggio di sicuro effetto, grazie alla complicità del geniale Boncompagni.
Quest’ultimo, infatti, è tornato ad essere un fiume in piena nella stagione televisiva in corso. Oltre ad aver ideato il titolo della raccolta in dvd di Raffaella Carrà, preceduta dal titolo “raffica” prestabile a doppi sensi nella pronuncia, ha inventato un nonsense che calza a pennello sulla nostra beniamina. Sono bastati pochi minuti in video, e Nilde Mussolini, la sorella comunista di Alessandra, che notoriamente di sinistra non è, è diventata subito un cult nella trasmissione di La 7 Bombay.
In realtà, ad interpretare Nilde (abbigliata da vera comunistona con basco in testa e kefiah al collo) è stata la stessa onorevole. Boncompagni ha così commentato la buona riuscita della trovata:
“Attingendo al Dna familiare della zia, Sofia Loren, ma secondo me anche del nonno Benito, il Duce, si è esibita il 20 novembre in un’interpretazione in cui è stata veramente molto brava. Mi hanno fermato per strada per parlare di Nilde, neppure fosse passata su Rai Uno”.
Non a caso, il noto pigmalione ha deciso di rinvitarla - a grande richiesta - nell’ultima puntata andata in onda martedì. Adesso, spopola su Internet e YouTube, tant’è che il Corriere Della Sera ha dedicato un articolo al fenomeno con tanto di puntualizzazione della vera Mussolini:
“Mia sorella non finirà a fare trasmissioni tv. Come la sua successora, Irene Pivetti”.
Chissà se Irene, già negata nel ballo, non stia rosicando per il boom di popolarità di una più dotata ex-collega…
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18:25:00
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venerdì 16 novembre 2007
Politica e Tv: Satira su Fini, Mediaset si dissocia da Striscia.
(Tiscali notizie) Sarà il ritorno di fiamma con Silvio Berlusconi dopo la finanziaria. Fatto sta che Gianfranco Fini non ha gradito la satira di Striscia la notizia sulla sua nuova compagna Elisabetta Tulliani (a fianco) dalla quale aspetta anche una figlia. Così la presidenza di Mediaset ha deciso di prendere le distanze da Antonio Ricci.
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20:24:00
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venerdì 2 novembre 2007
A Milano con il nuovo spettacolo: Cornacchione: «Il mio B-Day».
Per tre sere in scena solo a Milano il nuovo spettacolo del comico. «Dedicato a Berlusconi, Bossi e alla Brambilla».
(Maria Teresa Veneziani - Il Corriere della Sera) «Dopo Grillo è cambiato tutto nella satira. Per contare qualcosa devi farti un partito o dare un bollino a qualcuno». Antonio Cornacchione, di fare l'arlecchino della politica, servo di due padroni, proprio non se la sente. «Quando lo Smeraldo mi ha proposto di rifare il "Povero Silvio" mi sono detto: "In un momento di rigurgito antipolitico devo scendere in campo per difendere la buona politica, e gli unici politici seri riuniti sotto il vessillo delle 3 B: Berlusconi, Bossi e la New Entry Michela Brambilla».
È nato così il «B-Day di Cornacchione», tre serate, dal 2 al 4, in esclusiva per Milano. Uno spettacolo tra comizio e convention sulle note trionfali della "band azzurra" di Carlo Fava. Com'è il B-Day? «Un anti V-Day. Grillo è arrivato un po' ultimo. Il primo comico sceso in campo è stato Silvio: paladino dell'antipolitica, in una notte si è fatto un partito, altroché bollini...».
Dove sbaglia Grillo? «Si fa presto a dire abbasso la politica. Diciamo la verità: se spariscono i partiti chi lo assume mio nipote in Comune o alla Guardia Forestale? Se devo dare la tangente, dove vado a portarla, da Grillo?».
Perché le piace tanto Michela Brambilla? «È un po' Silvio in giarrettiera. Lui l' ha scelta facendo un casting a Mediaset. Se non va bene in politica farà un reality».
La tv della libertà la guarda? «Mi piace tantissimo. C'è "Uno mattina della libertà", il "Caffé della libertà", il "Forum della libertà", la "Ruota della fortuna delle libertà". La sera l' "Hotline della libertà": chiama Alfredo Biondi e la linea resta occupata per un' ora».
Che cosa ci fa un cantautore come Fava con lei?
«Diciamo le stesse cose, lui con la musica. Analizziamo la situazione, l'imminente caduta del governo e il ritorno di Silvio. Tutto comincia con un momento catartico: mandiamo anche noi a quel Paese qualcuno. E smascheriamo i tre politici che vorrebbero sostituire Silvio: Fini, Casini, Formigoni».
Perché dice in giro che Bossi come leghista le fa un baffo?
«Come ho visto io la Lombardia non l'ha vista nessun leghista. Da quando i miei mi hanno portato via da Montefalcone, nel Molisano, a un anno e mezzo, sono stato a Casteggio, Pavia, Garbagnate, Cormano, sul Lago Maggiore, Milano. E ora vivo tra Gratosoglio e Abbiategrasso».
Convive con un figlio di 10 anni. E i Pacs?
«Cercherò di farmi eleggere in Parlamento con Silvio, lì i privilegi per i conviventi già li hanno».
Le piace Milano?
«Sarebbe più bella se tutti non la vedessero solo come città da attraversare in auto».
È vero che per poco non finisce ragioniere all'Ansaldo?
«Sì. Il primo colloquio andò benissimo, io dissi che fare politica a scuola è un bene perché cresce il cittadino che è in te. La volta dopo mi misero in mano un bilancione, sembrava il programma dell'Unione. Non ci capivo niente. M'è scappato "andiamo malino", una battuta, ma non l'hanno capita».
Parliamo di politica seriamente...
«L'unico ragionamento politico è questo: i comunisti sono funzionali al sistema. Noi governiamo 30 anni minimo, dobbiamo fare un debito pubblico incredibile per accontentare tutti. Arrivano i comunisti, un anno e mezzo, mettono a posto i conti, perché da Berlinguer in poi loro sono capaci: sacrifici, tasse... La gente se la prende con loro e noi torniamo per altri 30 anni».
Ma il suo pubblico è berlusconiano? «È trasversale e scappano anche turbolente risse in sala. Uno è arrivato con la bandiera di Forza Italia, lo hanno fischiato e quando l' ho difeso volevano darmele».
B-DAY, LA FESTA DELLA BUONA POLITICA
Antonio Cornacchione con Carlo Fava. Smeraldo, ore 21, dal 2 al 4 novembre. Tel. 02.29.00.67.67, www.ticketone.it
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15:37:00
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Luttazzi torna in tv con "Decameron".
Sabato su La7 alle 23.30 in onda la prima puntata. Il comico lo ha definito «un nuovo varietà satirico per adulti». Prima serata sulla Chiesa e i suoi scandali.
(Il Corriere della Sera) L' "editto bulgaro" di Silvio Berlusconi ha esaurito i suoi effetti anche per Daniele Luttazzi, ultimo "epurato" dalla televisione che sabato torna in tv. Sarà dedicata alla Chiesa e ai suoi scandali la puntata d'esordio del suo nuovo programma «Decameron», il cui sottotitolo è "politica, sesso, religione e morte". Andrà in onda il sabato alle 23.30 su La7 per 10 puntate dal 3 novembre e lo Luttazzi lo ha definitio «un nuovo varietà satirico per adulti».
NESSUN TAGLIO - Per "cautelarsi da eventi tagli, Luttazzi ha fatto mettere nero su bianco nel suo contratto che consegnerà le puntate solo mezz'ora prima della messa in onda. L'attore-conduttore-autore è assente dalla tv con un programma tutto suo dai tempi di "Satyricon" (l'ultima puntata andò in onda su Raidue nella primavera 2001). E mai più tornato dopo il cosiddetto "editto bulgaro" pronunciato nella primavera del 2002 dall'allora premier Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a Sofia in cui accusò Luttazzi, Michele Santoro ed Enzo Biagi di aver fatto un «uso criminoso» della tv nella campagna elettorale del 2001. Così, negli ultimi anni, Luttazzi ha continuato a lavorare, ma altrove, senza mai smettere di denunciare la censura perpretrata nei suoi coonfronti dalla tv. Si è dedicato al teatro, ha collaborato con alcuni giornali, ha creato un sito, pubblicato libri e due cd, ed ha lavorato come revisore di sceneggiature di importanti canali tv statunitensi come Comedy Central e Hbo.
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sabato 27 ottobre 2007
mercoledì 24 ottobre 2007
Ancora sul manifesto antidiscriminazioni: "Neonato omosex" in un manifesto choc.
Divide La campagna antidiscriminazioni della Regione Toscana.
L'ArciGay: «Messaggio forte e chiaro. L'omosessualità non è una scelta ma un dato immutabile da rispettare».
(Il Corriere della Sera - Marco Gasperetti)
FIRENZE — Il testimonial è un neonato. Un bel bambino roseo e paffuto, la mano sinistra protesa verso la bocca nel gesto, sublime e atavico, della suzione del pollice. Una perfetta e tranquillizzante icona dell'infanzia, quell'immagine, se non ci fosse qualcosa di inusuale e «diverso». Una fascetta da polso sulla quale, invece del nome del piccolo, c'è scritto homosexuel, omosessuale in francese. Il neonato gay è l'ultima trovata di una campagna pubblicitaria contro le discriminazioni di genere che la Regione Toscana ha presentato ieri con il patrocinio del ministero delle Pari opportunità provocando proteste e polemiche. Il manifesto, stampato in migliaia di copie, sarà affisso sui muri delle città toscane, negli uffici pubblici, davanti alle scuole.
Diventerà il frontespizio di cartoline, copertina di brochure e depliant. E sarà pure il logo di una «due giorni», venerdì e sabato, contro le discriminazioni — inserita nel Festival della Creatività — alla quale parteciperanno il ministro Barbara Pollastrini, i governatori Claudio Martini e Nichi Vendola, esperti e studiosi internazionali. Durante l'evento sarà allestita anche una mostra con i manifesti anti omofobia realizzati in altri paesi europei e negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Canada. L'idea del manifesto choc, che ha provocato una raffica di giudizi negativi ma anche l'approvazione delle organizzazioni gay, è venuta ad Agostino Fragai, Pd, assessore ai Diritti dei cittadini e al suo collaboratore Alessio De Giorgi, presidente dell'ArciGay toscana.
«Con questa immagine lanciamo un messaggio forte e chiaro — spiega De Giorgi —. L'omosessualità non è una scelta ma un dato immutabile da rispettare». L'immagine del neonato gay è stata realizzata dalla fondazione canadese Emergence, organismo che si batte contro la discriminazione di genere, e ceduta gratuitamente alla Toscana. Regione italiana all'avanguardia in questo campo, che già nel 2004 ha varato una legge contro le discriminazioni sessuali e pochi mesi fa ha presentato una carta prepagata, con un contributo pubblico, per agevolare l'inserimento nel mondo del lavoro di transessuali e transgender. Anche allora ci furono polemiche.
«La Toscana è all'avanguardia e l'Italia dovrebbe seguirla» hanno commentato il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, e Franco Grillini, parlamentare della Costituente socialista e leader storico del movimento omosessuale in Italia. Di segno apposto i commenti del centrodestra. Il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volontè, giudica il manifesto raccapricciante: «Strumentalizzare i neonati per far credere che le pulsioni omosessuali siano una caratteristica innata — dice — è un atto fuorviante e vergognoso sotto il profilo scientifico e sociale». Isabella Bertolini, vicepresidente de deputati di Forza Italia: «Dopo la tessera sanitaria per gli immigrati, la regione rossa tenta di affermare un modello alternativo di società dove domina l'indeterminatezza sessuale. E per raggiungere l'obiettivo usa un neonato in modo strumentale e ideologico». Massimo Polledri (Lega) parla di propaganda simile a quella adottata dal regime durante il ventennio fascista quando i bambini erano vestiti da balilla, chiede che i manifesti siano ritirati e annuncia un'interrogazione parlamentare.
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10:07:00
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martedì 23 ottobre 2007
Fenomenologia dei nuovi (vecchi) comici.
(Galatea - Giornalettismo militante) Sono tempi duri per tutti. Ma fra le varie categorie sociali che rischiano l'estinzione, assieme agli stagnini, gli arrotini e i suonatori di organetto alle feste patronali, quella oggi più in crisi è quella del comico. Avete presente quel simpatico personaggio che, nei programmi televisivi, aveva il suo siparietto, in cui, in genere, riciclava la battuta sulla gobba di Andreotti? Ecco, quello lì. Non se ne trova più uno. L'intera categoria del comico sta attraversando una fase di mutazione genetica, frutto di incroci più devastanti di quello che ha dato origine alla pecora Dolly. Giornalettismo ha deciso di presentarne un allegro campionario, perché se i comici ormai fanno poco ridere, almeno si può provare, a questo punto, a trasformarli in oggetto di riso.
Il Predicatore: Vabbè, Grillo è il portabandiera della tendenza. Ma alla sua ombra ed alla sua scuola, piccoli telepredicatori crescono. Genovese e suo amico personale, su La7 si sta mettendo in luce Maurizio Crozza. Al suo attivo una furiosa polemica sull'imitazione di Papa Ratzinger: nella scorsa stagione, dopo giorni di teleprocessi ed alzate di scudi da parte della Destra e dei Cattolici, il Crozza aveva deciso, sua sponte, di sospendere le scenette. Quest'anno le ha invece riproposte. Dimostrando che qualche volta la censura potrebbe avere un senso perché ti permetterebbe, se colta al balzo, di chiudere con una macchietta prima che diventi insopportabile. Il Crozza quando vuole fa ridere, ma, sull'onda della protesta, quest'anno ha deciso che no. Quindi si è piazzato in studio un comitato di tutor, intellettuali che dovrebbero parlare, si presume, di "cose alte" fra un siparietto in cui Crozza imita Veltroni (maluccio) e un siparietto in cui imita Parisi (maluccio pure quello). Nel team c'è Piergiorgio Oddifredi, di professione matematico quando non fa altro, e cioè quasi sempre; lo psichiatra di Crozza, di professione psichiatra di Crozza e una bionda professoressa di diritto romano, di professione arredo per lo studio. Cosa ci stiano a fare non è chiaro, ma del resto non è più nemmeno chiaro cosa ci stia a fare lì nemmeno Crozza, quindi il programma è perfettamente equilibrato.
La Pasionaria: non è più una comica, non è una autrice satirica, è la coscienza critica di una generazione. Sabina Guzzanti si aggira per gli studi televisivi con stampata in volto una espressione di dolcezza soave quanto un ghigno della Thatcher e la stessa dose di autoironia. Presente in tutti i programmi televisivi in cui Grillo non si manifesta, compare seguita da gigantografie che inneggiano al suo ultimo film. È incazzata, incazzata, incazzata. Nel caso l'incazzatura dovesse non risultare sufficientemente chiara al pubblico, di solito c'è Marco Travaglio al fianco, per sottolinearla.
Lo Svagato: Faceva il comico, ma tanto tempo fa. Ora tiene salotto, in maniera borghesemente educata, e, come tutti i bravi borghesi, non dice parolacce, pur pregando ardentemente che qualcuno le dica al posto suo. Fabio Fazio sarebbe il volto perfetto per la nuova Sinistra e per il nuovo Pd: non è mai stato comunista, non è mai stato rivoluzionario, non risulta, a dire il vero, che sia mai stato nulla di particolare; fa battutine che sembrano carezze, non ha un nemico al mondo, trova tutto molto stupendo, fa il baciamano alle signore, legge, pensa, si interessa moderatamente di tematiche ambientali, di tematiche economiche, di tematiche politiche, di tematiche di ogni genere, anche se il suo vero sogno sarebbe occuparsi solo di canzoni della Carrà e intervistare ogni settimana Teocoli. È così istintivamente veltroniano, così naturalmente veltroniano nell'animo, che alle primarie del PD non ha votato per Veltroni. Per non fare torto agli altri candidati, of course.
La Peperina: È piccola, rossa di capelli, e fa ridere perché dice cacca e pipì. Non è Sbrodolina, ma Luciana Litizzetto. In un paese normale, sarebbe una signora appena appena buffa, in età per cercarsi un altro mestiere. In Italia passa per una graffiante esempio di satira contro il potere. Perché ogni tanto chiama il cardinal Ruini "Eminems". Tra l'altro, ormai, la battuta è così vecchia che il nomignolo è usato comunemente persino in Vaticano, dalle Guardie Svizzere.
Il Bollito: Un tempo era un grande, nonostante l'altezza; ultimamente Paolo Rossi sembra aver trovato un accordo fra la bravura e la statura, tutto a svantaggio del pubblico, purtroppo. Non aggiorna le battute da dieci anni, e si ostina a cantare canzoni che non sa cantare. È aiutato dal fatto che deve portarle a Sanremo. Ma semmai questa è una aggravante.
L'imboscato: è da sempre di Sinistra. È amico di Benni e Pennac. Ha portato in scena spettacoli tratti da De Andrè, e monologhi intelligenti come I bambini sono di sinistra ("I bambini sono di sinistra perché Babbo Natale assomiglia a Carlo Marx"). Poi, a Mediaset, gestisce il battutificio qualunquista di Zelig senza un solo dubbio. A riprova che il conflitto di interessi non coinvolge solo Berlusconi e che in Italia Destra e Sinistra sanno sempre trovare un punto di accordo. Per stabilire che la Incontrada è gnocca.
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domenica 21 ottobre 2007
Carnevale di Viareggio/ Satira e impegno sociale sui carri allegorici.
(Francesco Bertolucci - Affari italiani, Libero.it) Prodi, Berlusconi e Beppe Grillo sono alcuni dei protagonisti delle costruzioni del prossimo Carnevale di Viareggio. Sono stati presentati negli uffici comunali, i bozzetti dei carri della manifestazione 2008 nei quali sarà protagonista, come da tradizione, la satira politica e la denuncia sociale. Spiccano tra le costruzioni di Prima Categoria, “Pranzo di Gala”, ad opera di Alessandro Avanzini vincitore delle ultime due edizioni, nel quale la metamorfosi dell'uomo nell'"uomo maiale" ci descrive un'umanità vorace che offende il pensiero e fagocita se stessa, incurante della sostenibilità della sua attività predatoria, e che consegna i poveri del mondo ad un tragico destino facendo impallidire persino il diavolo.
Sullo stesso piano, troviamo “Uère iz ze Party?E' qui la festa?” de La Compagnia del Carnevale dei transalpini, Lebigre-Roger, nel quale lo slogan chi trova un amico trova un tesoro muta in chi trova un politico trova un tesoro con la campagna “Adottate un politico”. Per gli autori, “è risaputo che nel territorio di Partylandia, la casta suprema ha in mano il destino del suo popolo, le leggi e le decisioni fondamentali per l'avvenire dei Partilandesi”.
A ruota, troviamo “Un se' ne pò più... caro Re pensaci tu!” di Massimo Breschi nel quale, come spiega l'autore, “Pierrot è il malinconico Professore triste e serio a tutte l'ore, il suo volto un po' imbronciato pare quello d'un curato, l'altro è un Jolly Cavaliere che siam stanchi di vedere, pensa sempre a chiaccherare e vuol soltanto guadagnare”. Il carro censurato “In nome di chi…” del duo Carlo Lombardi Roberto Vannucci, che inizialmente vedeva sfidarsi i crociati ed i musulmani, cambia volto e significato e diventa una lotta generica tra bene e male, “Ogni scarafone è bel a mamma soia!!!” di Alfredo Ricci, spiega come le due sfere politiche, impresse nelle fattezze di Prodi e Berlusconi, sono brave ad autocompiacersi e non andare incontro al vero bene del paese, Enrico Vannucci metterà in cartapesta il disegno di Michael Stuart, raffigurante la terra spremuta da un grosso scheletro, raccogliendo l'allarme lanciato da climatologi e Onu sul nostro pianeta mentre “Troppi grilli per la testa”di Luigi Verlanti e dei fratelli Sonetti raffigura Beppe Grillo intento nella sua battaglia di denuncia. Nelle costruzioni più piccole, protagonista ancora Beppe Grillo con “Il Grillo Furioso” di Emilio Cinquini nel quale è rappresentato come un paladino contro un drago. Di rilievo anche “Marameo” di Iacopo Allegrucci dove una maschera cerca di ingabbiare il potere e liberare l'umanità.
Tra le mascherate, spiccano “Il Gran teatro dei Burattini”di Alessandro Servetto e Paolo Lazzari (nella foto) che è una parodia dei personaggi potenti del mondo di oggi, che in chiave satirica sono paragonati ai famosi burattinai che comandano le loro marionette, e “Matrimonio all'italiana” di Giampiero Ghiselli dove Rutelli e Fassino sanciscono con uno sposalizio la fusione dei Democratici di Sinistra e la Margherita.
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martedì 16 ottobre 2007
Veltroni - Guzzanti: La Satira che ci manca,,,
(Tv blog) Il mondo politico è in fermento, weekend di grandi passioni con gli elettori del centrosinistra chiamati alle urne per le Primarie del Partito Democratico.
Tre milioni e mezzo di cittadini (dicono) che hanno tributato, non esattamente “contro ogni previsione”, un autentico plebiscito a Walter Veltroni, nuovo segretario del PD.
Certo, la realtà fornisce già alcuni spunti ironici senza bisogno di grandi elaborazioni, ma la Tv italiana è ancora preda della totale assenza di un programma di Satira degno di questo nome. Luttazzi torna (forse), su La7, Santoro imperversa (anche troppo) su Raidue, ma la satira della tv di stato rimane la grande assente del palinsesto. Per farci due risate sul nascituro PD ci sono giusto le canzoni del Marcorè-Ligabue, infilate quasi clandestinamente nel talk-show Parla con me, nulla di più.
Allora viene naturale ricordare ancora una volta “i tempi che furono”, quando al Pippo Chennedy Show Corrado Guzzanti dipingeva Veltroni, al tempo Vice Premier del primo governo Prodi e Ministro ai Beni Culturali, come un leader politico lamentoso ed infantile, distratto dalle sue passioni che prova ad affabulare gli italiani con i suoi “sogni” e le sue “visioni” scimmiottando Kennedy e Martin Luther King.
Insomma, era il 1997, son passati 10 anni ma sembra oggi.
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21:45:00
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sabato 13 ottobre 2007
Crozza Italia torna domani sera su La7.
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19:44:00
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venerdì 12 ottobre 2007
Al Gore: Oscar, Nobel.. Casa Bianca?
Al Gore ha vinto il premio Nobel per la pace e, stando a quel che ci raccontava qualche mese fa Federica Mogherini di ritorno dagli Usa sulle pressioni per una sua candidatura, la campagna elettorale per le primarie americane rischia di prendere una forte e imprevedibile accelerata. Ci sarà da divertirsi, sembra.
Detto questo, io non ho ancora visto Una scomoda verità.
Al Gore non mi dispiace, ma non nutro grande passione verso il questo genere di documentari militanti spesso pieni di forzature e cose palesemente false (vedi Fahrenheit 9/11 o quello sull’attentato al Wtc). Ora, sembra che anche il documentario di Gore contenga un po’ di fregnacce o, per dirla come l’Alta Corte di Londra, delle “non verità scomode”. Che dite, vale la pena di vederlo?
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giovedì 11 ottobre 2007
Quando si vede omofobia ovunque. Solidarietà a Panariello.
(Valeriopieroni blog) ’altro ieri, a poche ore dal debutto al Sistina dello spettacolo di Panariello “Faccio del mio meglio”, Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay di Roma, ha accusato il famoso comico di omofobia.
Fabrizio Marrazzo: “Siamo stupiti che un artista come Panariello abbia bisogno di usare facili riferimenti all'orientamento sessuale nei suoi testi. Gli chiediamo di eliminare tali battute dal suo spettacolo, sin da oggi”.
La replica di Panariello: “Così come scherzo sul fatto che nel 2007 gli uomini, io per primo, si mettono le cremine, così come scherzo su Briatore o sulla moda, così come scherzo sulle donne fanatiche per la forma fisica, così come scherzo sul mondo gay, sugli animali! Cosa c'è di male?”. “Non ho nessun problema con i gay e suggerisco a coloro che si lamentano, di imparare ad essere autoironici”.
Trovo che l'assurdità di quanto dichiarato da Marrazzo rasenti il parossismo.
Stiamo perdendo il senso della misura e il lume della ragione.
Però ne approfitto per esprimere la mia solidarietà anche a quei quattro capri espiatori dei pompieri inglesi, immolati sull’altare di una libertà e di una uguaglianza più o meno di facciata. E mi chiedo, con preoccupazione, quanto ci metteremo anche qui in Italia ad arrivare a questo punto.
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13:06:00
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mercoledì 10 ottobre 2007
Canino: "Il Papa parla male dei gay, ma si veste come loro. Proteste di Forza Italia.
Ospite nella puntata di ieri di Very Victoria, Fabio Canino insieme alla conduttrice ha scherzato su papa Benedetto XVI. Critica Maria Burani Procaccini di Forza Italia.
Ospite della puntata di ieri di Very Victoria era Fabio Canino. Il conduttore gay insieme alla padrona di casa Victoria Cabello ha scherzato su Papa Benedetto XVI che "parla male dei gay, ma si veste come loro" e che "con la tunica rosa sembra barbie Papa".
Forza Italia nella persona della senatrice Maria Burani Procaccini ha criticato la trasmissione di Mtv. "Allusioni pesantissime e particolarmente offensive del Santo Padre e dei cattolici che rappresenta" ha detto la responsabile nazionale famiglie e minori di Forza Italia.
"Vorrei che l'Agcom aprisse un'indagine. Non è tollerabile dileggiare in questo modo e fuori da qualsiasi contesto di critica legittima chi rappresenta oltre un miliardo di fedeli nel mondo. Si tratta di un fatto di asssluta gravità - ha concluso Burani Procaccini - per il quale ci attendiamo le scuse da parte dell'emittente televisiva ed una sanzione dall'Autorità".
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Pubblicato da
Redazione
alle
19:22:00
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