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giovedì 25 ottobre 2007

Personaggi: Seduzione Douglas.

Ieri sex symbol. Oggi grande attore.
Nella parte di un sognatore psicopatico. Ritratto di un divo a suo agio tra un padre ingombrante e una moglie star.


(G.Leso - L'Espresso) da Parigi A dover scegliere, fra il ruolo di padre e quello di figlio, Michael Douglas non esita un istante. Nella sua vita rimane, nonostante i suoi 62 anni, il figlio di Kirk Douglas. Quella è la posa che prende ogni volta che le domande diventano più intime, quando lo disturbano di più, evocando il suo agitato passato. Eppure questo potente produttore e attore di Hollywood, questa star premiata con l'Oscar (per 'Wall Street' di Oliver Stone nel 1987), questo sex symbol da giornale patinato, questo marito della giovane Catherine Zeta-Jones e padre di due figli avuti con lei, più un terzo nato da un precedente matrimonio, non è più un bambino. Dopo film come 'Attrazione fatale' e 'Basic Instinct' si era lasciato andare a un immagine da invasato, ossessionato dal sesso e dalle donne. È finito anche in una clinica per quel genere di dipendenze. Storia passata. Il Michael Douglas che incontriamo in vista dell'uscita del suo ultimo film 'King of California' (nei cinema italiani a metà novembre), fresco dell'omaggio alla carriera che ha ricevuto dal Festival del cinema americano di Deauville, in Normandia, è un bell'uomo simpatico, accogliente, seducente. Con una vita piena di aneddoti da raccontare. Parlando dell'omaggio di Deauville, evoca suo padre: "C'è un senso di immortalità nel fatto che il padre possa vederci ricevere, 30 anni dopo, lo stesso onore che ha ricevuto lui. In due mettiamo insieme 65 anni nel business e 140 film".

Gli inizi in una serie tv nel 1972 ('Sulle strade di San Francisco'), una famiglia importante, questo padre tanto ingombrante da fargli ombra: "Venivo sempre paragonato a mio padre. Lui è fantastico. È stato più difficile emergere, c'è voluto più tempo". Eppure è stato proprio lui a spingerlo a produrre 'Qualcuno volò sul nido del cuculo' di Milos Forman nel 1975, contro l'opinione di tutti. Un successo e un titolo scolpito nella storia del cinema. Nel film di Mike Cahill, 'King of California', Douglas recita la parte di un padre, ma un padre ben diverso dal suo: Charlie è un simpatico psicopatico che parte alla caccia di un tesoro nascosto insieme alla figlia, interpretata da Evan Rachel Wood. "Questa storia mi tocca", spiega l'attore: "Mostra come a volte gli adulti possano comportarsi come bambini e i bambini come grandi. Scelgo i miei film in base alla sceneggiatura, con un occhio da produttore oltre che da attore. Leggo, e se penso ne valga la pena, non esito un istante. Mi piace la magia che si realizza quando in un film si incontra drammaticità e divertimento. E poi questo film parla un po' di me. C'è il racconto della riconciliazione di un padre con sua figlia. Ho pensato alla relazione con mio padre".
Nel film è detto che Charlie ha avuto più vite. Anche Michael Douglas ne ha avute... quante? "Ah! Mi faccia riflettere... Tante. Sono stato sicuramente un bambino timido che viveva in un ambiente conservatore. Poi sono andato all'università di California a Santa Barbara nel '63 in un'epoca molto eccitante, con gli hippies, le lotte e gli eccessi degli anni '60. Un periodo fantastico. Poi sono diventato attore e mi sono occupato della mia carriera. Oggi vivo la mia quarta vita: quella di un marito che nella lista delle priorità al primo posto mette sua moglie e la sua famiglia, al secondo posto il disarmo nucleare, al terzo il lavoro di produttore". E in mezzo a tutte le sue vite, qualcuno ha mai capito chi è veramente? Douglas ride: "Oh sì, penso di sì. Mio padre mi accuserebbe sicuramente di impedire al mio cuore di essere accessibile. Ma non credo di essere un uomo complicato. Semmai riservato". E sicuramente impegnato: Douglas è 'messaggero di pace' per le Nazioni Unite e ha una fondazione che si occupa di disarmo nucleare. "Altri colleghi si impegnano in altri settori. Io voglio che si riduca l'armamento nucleare. Mi sembra un eccesso nella follia umana. È su questo che mi impegnerò di più nei due prossimi anni". Per il futuro presidente non ha dubbi: "Sostengo i Clinton: mi piacerebbe molto avere un presidente che può confessarsi sul cuscino di Bill Clinton!".

'King of California' parla molto delle "verità dell'uomo semplice". Michael Douglas, con le grandi ville, la ricchezza, la fama è ancora un uomo semplice? "Ci prova. Le sembrerò conservatore, ma con mia moglie ci sforziamo a mantenere i nostri valori, il gusto per le cose semplici. È una lezione importante che diamo ai nostri figli. Penso che abbiamo una buona visione di ciò che è il mondo dello Show Biz. Ho la fortuna di avere una donna che ha iniziato molto presto. E io sono un artista di seconda generazione. Abbiamo una visione più lucida e ragionevole su ciò che significa essere una celebrità".

Una moglie giovane, due figli piccoli: non fa paura ricevere un premio alla carriera? "Beh, davanti a un omaggio del genere c'è sempre il timore che gli organizzatori abbiano parlato al tuo medico e che sappiano qualcosa che io non so... Spero solo che presto i miei figli potranno vedere almeno uno dei film che ho fatto. Per ora non è possibile. Non gli farò vedere neanche 'King of California', perché fumo delle canne e dico le parolacce. L'ho chiesto a mia moglie, ma mi ha risposto: 'Sei pazzo? C'è anche una scena in cui ti impicchi!'".

Quella con Catherine sembrava una storia impossibile: si sono incontrati in Francia, a Deauville. "Correva l'anno 1998. L'avevo già vista a Los Angeles a una proiezione de 'La maschera di Zorro'. Ero libero, allora. E qualcuno bene informato mi ha assicurato che lo era anche lei. Sono stato invitato a Deauville per presentare 'Omicidio perfetto'. C'era anche lei per il suo film. L'ho incrociata nella hall dell'hotel Royal. Non si è nemmeno fermata". Un seduttore come lei, snobbato? "Succede. Ho fatto di tutto per infiltrarmi alla cena che è seguita al suo film. Mi sono fatto posto al suo tavolo. Le ho proposto di bere un bicchiere più tardi. Ha accettato. Le ho detto franco: 'Ti sposerò! Sarò il padre dei tuoi figli!'. Con un sorriso mi ha messo alle corde: 'Scherzi? Conosco la tua reputazione'. Poi abbiamo chiacchierato e scoperto di avere tante cose in comune. A partire dalla data di nascita: il 25 settembre. Io del '44, lei del '69. Mi ci sono voluti poi dieci mesi per avvicinarla veramente. Nel 2000 è diventata mia moglie. E oggi abbiamo due figli, Dylan che ha sette anni e Carys che ne ha quattro. Non sono mai stato così felice. Le priorità nella mia vita sono cambiate. La famiglia è oggi più importante di tutto. Perché dà un senso di immortalità: credo davvero che si raggiunga una forma di immortalità attraverso i figli". Ma non si rischia di immortalare anche i propri errori? "Credo che si debba lavorare duro per non riprodurre gli errori, le ossessioni dei propri genitori. Mio padre, per esempio, lavorava sempre. E anch'io mi trovo a far spesso la stessa cosa. Quello che più conta è trovare un equilibrio nella propria vita, perché penso che l'equilibrio è fonte della felicità. La vita è una battaglia contro l'eccesso".

Gli eccessi, appunto. Quali sono le qualità richieste oggi per non perdersi ad Hollywood? "Credo che sia importante essere ben saldi nei propri valori, prima di arrivare ad Hollywood. Altrimenti si rischia di essere sedotti, si può cadere nell'illusione, soccombere a tutto ciò che luccica. Poi c'è anche una seconda cosa da saper gestire senza impazzire: la stampa. Se sei una star, la stampa scandalistica ti segue a ogni momento. C'è una pressione terribile. Per quello, forse, molti attori si mettono in coppia fra loro. Insieme riescono a difendersi meglio, sanno come funziona". È quello che hanno fatto lui e la moglie, due divi da tabloid che sono riusciti a costruirsi una solida immagine di coppia. Ma se gli si chiede di scegliere il suo eroe tra il seduttore Don Giovanni e il sedotto Casanova, il sex symbol di ieri, antinuclearista di oggi, sceglie una terza opzione: "Dopo una giornata di interviste sceglierei di essere Don Chisciotte, che lotta inutilmente contro i mulini a vento. Don Chisciotte è il mio uomo".

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