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giovedì 7 agosto 2008

Fini e gli atleti gay. Michele Serra: "Va a merito del presidente della Camera essersi comportato proprio da presidente della Camera".

(Michele Serra - La Repubblica) Nell´insanabile ostilità tra le "due Italie", colpisce la serena convinzione con la quale il presidente della Camera Fini ha ricevuto gli atleti omosessuali. Era un atto istituzionale quasi ovvio in un Paese europeo (l´Europa ha tanti difetti, ma almeno il pregio di combattere le discriminazioni di razza, di religione e di sesso), non in Italia, dove l´intera materia dei diritti civili è congelata per ingerenza clericale e pavidità politica, e al governo siedono uomini e partiti così amanti della "famiglia tradizionale" da non disdegnare atteggiamenti omofobi.

Lo stesso Fini, anni fa, in un incidente di percorso del suo lungo tragitto politico, ebbe a dire che nella scuola pubblica non devono trovare posto "insegnanti omosessuali", uno svarione in termini di democrazia e perfino di logica che fortunatamente non sembra avere lasciato traccia. Ora, da uomo delle istituzioni, ha ospitato con evidente cordialità un gruppo di cittadini italiani, gay e lesbiche, che avrebbero avuto ottimi motivi per non sorprendersi in caso di rifiuto. Sarà anche stato un atto dovuto, ma in questo Paese siamo ormai abituati a vedere disattesi anche gli atti dovuti, e dunque va a merito del presidente della Camera essersi comportato proprio da presidente della Camera.

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martedì 5 agosto 2008

Il Presidente Fini ha ricevuto a Montecitorio la delegazione italiana agli Eurogames.

(Redazione) Oggi, nella sala Aldo Moro (già Sala Gialla) di Montecitorio, il Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini, ha ricevuto le atlete e gli atleti italiani che hanno vinto la medaglia agli Eurogames di Barcellona. Un Fini raggiante, spiritoso, disponibile ed al solito ironico ha ricevuto i nostri atleti che hanno tenuto alto l'onore dello sport italiano. Con l'incontro di oggi il Presidente Fini ha voluto rendere merito ai nostri atleti. Le organizzazioni Lgbt italiane esistono da quasi quarant’anni e solo il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e due Presidenti della Camera le hanno incontrate.

Dice Paola Concia, portabandiera della nostra compagine sportiva: "Ho dato al Presidente Fini, come pegno, la medaglia d’oro che ho vinto a Barcellona nel tennis: gli ho chiesto di restituirmela solo nel giorno in cui il nostro Parlamento approverà la prima legge a tutela dei diritti degli omosessuali, visto che – ancora - l’Italia non li riconosce affatto.Vorrei che la politica italiana si appropriasse del senso di accoglienza che il Presidente Fini ha mostrato verso gli sportivi omosessuali, riconoscendo per legge il valore sociale delle persone gay, lesbiche e transessuali. E’ un impegno di civiltà che la politica italiana, di destra e di sinistra, deve adottare contro l’omofobia e le discriminazioni per l’orientamento sessuale, prendendo esempio dallo sport, che abbatte tutte le barriere. Oggi, abbiamo messo un’altra pietra nella costruzione della casa del rispetto e dell’inclusione.
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GAY: FINI, SPORT ESEMPIO PER SUPERARE DISCRIMINAZIONI.
Il Presidente della Camera riceve i vincitori italiani Eurogames.
(AdnKronos) Lo sport come esempio di superamento delle discriminazioni presenti nella societa'. Lo ha auspicato il presidente della Camera Gianfranco Fini, ricevendo a Montecitorio gli atleti italiani vincitori di medaglie agli ultimi Eurogames, evento sportivo creato dalla comunita' gay e lesbica europea, svoltisi quest'anno a Barcellona dal 24 al 27 luglio. A guidare la delegazione italiana la deputata del Pd Paola Concia, vincitrice nel torneo di tennis.

"Chi conosce quella dimensione della persona che e' l'attivita' sportiva -ha sottolineato Fini- sa perfettamente che, quale che sia la disciplina con la quale ci si cimenta, il primo insegnamento che deriva dalla pratica sportiva e' il rispetto per se stessi, per le regole, per l'altro. Sempre e comunque nell'attivita' sportiva chi e' impegnato con coscienza sa che non esiste l'altro se non in ragione dell'essere momentaneamente un avversario" che "sempre e comunque merita rispetto".

"Se questi valori riusciamo a farli uscire dall'ambito sportivo e inserirli nella societa' italiana, quello sara' un bel momento per tutti quale che sia l'attivita', sportiva o meno; l'orientamento che ognuno ha, libero anch'esso; il livello di inserimento nella societa'.

E' un modo diplomatico, da ex ministro degli Esteri, per dire -ha concluso Fini- che quando si dice che lo sport deve davvero unire a volte si dice una frase fatta, in alcune circostanze unisce per davvero. E se lo sport diventa anche veicolo per l'attenuazione e la cancellazione di discriminazioni di qualsiasi natura, per davvero lo sport e' non soltanto un'attivita' che merita di essere incentivata ma e' un'attivita' cui occorre riconoscere una forte valenza sociale".

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lunedì 4 agosto 2008

Il Presidente Fini riceverà gli omosessuali "Olimpici" dei gay games di Barcellona.

Domani l'incontro voluto dalla pd Paola Concia, oro nel tennis ai gay games di Barcellona.
(Il Corriere della Sera) Domani il presidente della Camera incontrerà una delegazione di sportivi italiani che hanno partecipato agli Eurogames 2008 a Barcellona. Scritta così non è una notizia. E' uno dei tanti appuntamenti di routine di chi guida Montecitorio.

Ma se colui che siede su quella poltrona si chiama Gianfranco Fini la cosa cambia, visto che gli Eurogames sono le Olimpiadi dei gay e che il presidente della Camera era il leader di un partito che spesso e volentieri si è lasciato andare ad atteggiamenti omofobi. Basti pensare che una decina di anni fa Fini, allora numero uno di Alleanza nazionale, disse pubblicamente: «Lo so, ora l'intellighenzia mi farà a fettine, ma io la penso così: un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro».

Gli anni sono passati e nel frattempo, a quanto pare, il presidente della Camera ha fatto la sua piccola «svolta», anche in questo campo. Prima, con la dichiarazione del 2006, in cui affermava che i diritti per le unioni di fatto dovevano valere per tutti, ossia anche per gli omosessuali (benché con qualche timidezza Fini non pronunciò quella parola). Ora un nuovo passo avanti. Dovuto alla deputata del Pd Paola Concia, gay dichiarata, nonché vincitrice di una medaglia d'oro nel tennis agli Eurogames 2008, che si sono tenuti a fine luglio a Barcellona.

La parlamentare del Partito democratico, che era capo della delegazione di trecento sportivi che hanno partecipato ai giochi, l'altro ieri ha telefonato a Fini per proporgli un incontro. Per la verità era convinta di ricevere un bel «no» da parte del presidente della Camera. Così però non è stato. Anzi: «Certo che voglio incontrarvi, anche perché mi convince questo modo di combattere per i diritti dei gay, mi sembra la maniera giusta per affrontare le cose e fare la vostra battaglia».

Nessun problema, allora, a ricevere nel suo studio a Montecitorio i cinquanta gay italiani che hanno vinto una medaglia agli Eurogames.

Nessun timore di critiche e rilievi: «E' vero, potrebbe esserci anche chi fa polemica rispetto a questo mio gesto, chi si scandalizza, ma a me non importa proprio nulla. Al contrario penso che questo incontro sia utile e perciò lo voglio fare senza che nessuno mi possa condizionare ». Magari qualcuno dentro Alleanza nazionale storcerà il naso, e qualche altro si esibirà in battute di dubbio gusto, ma Fini non sembra crearsi dei problemi al riguardo. Con grande stupore di Paola Concia. Alla deputata del Pd, abituata ai frizzi anche dei colleghi di casa sua, non è parso vero che l'ex leader di Alleanza nazionale accettasse subito la sua proposta.

Gianfranco e i gay
Nel 1998
Dieci anni fa Gianfranco Fini, all'epoca presidente di An, durante la registrazione di una puntata del Maurizio Costanzo Show dichiara: «Se lei mi chiede "Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?", la mia risposta è no»

Nel 2005
Alla festa di Azione giovani, chiedono a Fini se abbia cambiato idea a proposito dei maestri gay. Il presidente di An risponde: «Non ho cambiato idea. Allora ho detto che ostentare comportamenti gay, diversi può determinare fastidio»

Nel 2007
Fini nel maggio 2007 afferma: «Proprio perché rispetto la persona umana e le scelte che liberamente l'individuo fa, non mi permetterei mai di dire che l'omosessuale è un diverso.
È evidente, però, che di questa scelta non possono fare un modello»

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giovedì 26 giugno 2008

In giro per la rete l'erezione di Gianfranco Fini su Novella 2000. Grande successo.

Foto curiose quelle in arrivo da Novella 2000, con il Presidente della Camera Gianfranco Fini particolarmente ‘felice’ tra le braccia del suo nuovo amore, Elisabetta Tulliani. Hanno fatto il giro della rete ed in pochissimo tempo hanno svettato in cima alle classifiche degli articoli più letti del giorno.

Vedi anche:
Erezioni d'estate. Dopo Fini, i paparazzi sorprendono Ronaldo e Borriello "armati".

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martedì 6 maggio 2008

Il demone della violenza.

(Michele Brambilla - Il Giornale) Chissà da quale profondo mistero arriva la violenza che porta cinque ragazzi a massacrare un uomo di 29 anni solo perché si è rifiutato di dar loro una sigaretta. Certo non arriva dai facili schemi con cui da un paio di giorni si cerca di spiegare l’accaduto: il fascismo, il razzismo, la Verona leghista. Sono tempi in cui la politica cerca di strumentalizzare ogni cosa, e in questo non ci sono innocenti né a sinistra né a destra. Ma davvero dovrebbero esserci dei limiti per rendere improponibili certe dichiarazioni che offendono più l’intelligenza di chi le pronuncia che quella di chi le ascolta. Un ex ministro come Paolo Ferrero ha tirato in ballo perfino la recente campagna elettorale: «I linguaggi bellici e le discriminazioni possono portare voti ma seminano odio». E purtroppo anche Veltroni, che è un uomo intelligente e solitamente misurato, è caduto nella trappola: «Siamo davanti a un’aggressione di tipo neofascista che non può e non deve essere sottovalutata».
Chiunque avesse sfogliato un po’ di fretta i giornali di ieri mattina, si sarebbe così convinto che la vittima dell’aggressione di Verona è un immigrato, oppure un gay, oppure ancora uno di sinistra. Insomma un «diverso» o un «nemico», a seconda di come titolavano i giornali. Solo chi ha avuto la pazienza di entrare nelle righe degli articoli si è accorto che l’aggredito è un italiano; un italiano di Santa Maria di Negrar, provincia di Verona; un italiano che con la politica non c’entra niente, ma proprio niente. Eppure la confusione è andata avanti tutto il giorno, anche una tv eccellente nell’informazione come Sky ha lanciato un sondaggio per chiedere agli italiani se il fatto di Verona è un segnale allarmante di una nuova «ondata di intolleranza». Ma intolleranza verso chi e che cosa? Verso chi non offre sigarette?
Molto opportunamente, invece, Lucia Annunziata ha messo insieme, su La Stampa, il fattaccio di Verona con quello di Torino, dove alcuni vigili sono stati aggrediti in pieno centro, piazza Vittorio Veneto, a poche decine di metri dalla casa del sindaco Chiamparino. Se a Verona è stata una sigaretta a scatenare la violenza, a Torino è stata una multa: chi l’ha presa ha sferrato un pugno in faccia a un vigile, è stato arrestato, ma almeno duecento persone sono intervenute in sua difesa lanciando pietre e bottiglie contro gli agenti. Sono due storie diverse: ma in comune c’è un’esplosione di violenza che pare immotivata, comunque non proporzionata alla causa scatenante. Lucia Annunziata ha avuto dunque il merito di non cadere nella semplificazione retorica dell’antifascismo, e ha colto giustamente in questi episodi il segno di un’inquietudine generale.

Ma il motivo di questa inquietudine è difficilmente afferrabile. Lucia Annunziata lo attribuisce alla rottura del patto di fiducia tra istituzioni e cittadini, e c’è senz’altro del vero. Però basta l’antipolitica a spiegare la violenza di Verona? Che è stata cieca e gratuita come quella di Arancia Meccanica? Che è stata violenza per la violenza, male per il male? Basta, o la risposta è nell’uomo, nella sua essenza più intima?
Per la prima volta nella storia, in Europa non ci sono guerre fra Stati da oltre sessant’anni; i conflitti sociali permangono, ma sono infinitamente meno gravi che in passato. Eppure l’aggressività riemerge ciclicamente. I primi ventenni senza guerra hanno dato vita al Sessantotto, e poi ai terribili anni Settanta, quasi a dimostrare che non c’è generazione che non abbia desiderio di menare le mani. La violenza rialza sempre la testa, hanno persino cancellato i soldatini e le pistole dai giocattoli dei bambini, i quali oggi smanettano con videogames di inaudita ferocia.
L’origine della violenza è all’interno di ciascuno di noi, nasce come reazione ad aspettative che vanno deluse. La cultura, l’educazione, a volte le convinzioni politiche e religiose ci frenano nella stragrande maggioranza delle situazioni. Ma da qualche parte il mostro riemerge, e a volte s’organizza in bande in cui l’ideologia - così come la fede calcistica per quanto riguarda gli ultrà - è solo un pretesto, una divisa. Non è un caso se spesso queste bande, come quella di Verona, attingono soprattutto ai simboli e alle idee che la storia ha sconfitto: la violenza ha bisogno, per nutrirsi e per alimentarsi, di rancori e di rabbia. Ecco perché nessuno crea una «Brigata Royal Air Force» o «Us Army», ma ci si rasa la testa e ci si mette una croce uncinata da qualche parte prima di ammazzare uno che non ti dà una sigaretta.

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Una destra ambigua? Fini: "«Tolleranza zero per i giovani di Verona, ma più gravi i fatti della Fiera del Libro».

Il presidente della camera a "Porta a porta". Polemica con sinistra radicale e Pd Fini: «Dietro l'aggressione non c'è alcun riferimento ideologico». Veltroni: «Sbagliato stabilire priorità».
(Il Corriere della Sera) «Tolleranza zero» contro i neonazi che hanno pestato selvaggiamente Nicola Tommasoli, il giovane di Verona dichiarato clinicamente morto dopo quattro giorni di agonia. «Quel gruppo neonazista va preso, messo in galera e rieducato, non ci può essere nessun tipo di solidarietà». Però, rispetto a questo episodio, sono «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino (durante le quali sono state bruciate alcune bandiere israeliane, ndr). Lo ha dichiarato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante le registrazioni di "Porta a Porta". «L'aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi - ha spiegato Fini - sono due fenomeni che non possono essere paragonati». A giudizio del presidente della Camera, in sostanza, se dietro l'aggressione di Verona non c'è alcun «riferimento ideologico», a Torino le frange della sinistra radicale «cercano in qualche modo di giustificare con la politica antisionista» un autentico antisemitismo, veri e propri «pregiudizi di tipo politico-religioso». Su questo, sottolinea Fini, «c'è un consenso non dico di massa, ma una posizione politicamente considerata legittima da una parte della sinistra radicale».

VILI - Tornando ai fatti di Verona, secondo il leader di An - che nel frattempo ha annunciato le sue dimissioni dalla presidenza del partito - «la società si deve interrogare sul perché questi giovani danno vita a questi comportamenti». «Si tratta di episodi gratuiti, fenomeno diffuso non solo in Italia ma anche in altri Paesi - spiega Fini -. Sono giovani che presi uno per uno, nove volte su dieci sono dei vili». Tolleranza zero, dunque? «Certo. Non è che uno è delinquente se è immigrato e non lo è se nasce sotto i portici di casa nostra».

REAZIONI - Le affermazioni di Fini provocano l'immediata reazione della sinistra radicale. Iacopo Venier, della segreteria nazionale del PdCI, afferma che «nel momento in cui tutti dovrebbero piangere la morte di un ragazzo, unirsi al dolore della famiglia e chiedere la massima punizione per gli assassini, assistiamo invece ad una serie di basse speculazioni politiche. Tra queste la più grave è certo quella del presidente della Camera che assolve i picchiatori fascisti e si prepara a scatenare nuove repressioni violente come quelle che egli comandò a Genova». Per Salvatore Cannavò, esponente di Sinistra critica, le parole di Fini sono «allucinanti e incredibili». «Mettere sullo stesso piano l'incendio di una bandiera con un barbaro omicidio - spiega - non solo costituisce una assoluta mancanza di rispetto per il dolore di due genitori a cui la barbarie ha strappato il figlio, ma il sintomo della cultura di fondo del neo presidente della Camera».

«POSIZIONI ESTREMISTE» - Passano pochi minuti e arriva la contro-replica di Fini: «Vorrei capire: quando ho assolto i naziskin? Quando ho detto che ci accingiamo a repressioni come quelle di Genova? Sono polemiche non so quanto autorevoli, che dimostrano che quando non si hanno argomenti per polemizzare si inventano». «Io non capisco queste polemiche, bisognerebbe preoccuparsi di dichiarazioni come queste, i naziskin di Verona sono da condannare e i due fenomeni non sono paragonabili tra di loro - ribadisce il presidente della Camera - Di che cosa meravigliarsi? Non si lamentino quelli della sinistra se sono fuori dal Parlamento, sono portatori di posizioni non dico estremiste ma minoritarie, tanto da non raggiungere il quorum per essere presenti in Parlamento». «I naziskin di Verona sono dei pazzi criminali assassini - scandisce Fini - la violenza che c'è in alcune frange della società nei confronti dello Stato di Israele è una violenza di tipo politico ideologico, non perché i naziskin non avessero una distorta ideologia nazista nella testa, ma i due fenomeni non sono paragonabili tra di loro».

IL PD - Più tardi tocca a Walter Veltroni criticare la presa di posizione di Fini. «Io sono per non stabilire mai priorità su questi temi - afferma il leader del Pd -. Sono due fatti diversi: nel primo caso c'è la vita di un ragazzo che è stata spezzata ed è un episodio molto grave e sottovalutarlo sarebbe un errore molto serio». Il secondo episodio è «altrettanto grave e stabilire delle priorità è assolutamente sbagliato». «Bisogna contrastare ogni forma di violenza e intolleranza - aggiunge Veltroni -. Quando poi diventa una violenza fisica nei confronti di un ragazzo ucciso a bastonate, è necessario avere un giudizio molto severo». Rosy Bindi invita Fini a usare maggiore "prudenza" nel commentare l'uccisione del ragazzo a Verona: «Siamo in presenza di una morte, inviterei il presidente della Camera ad una certa prudenza, credo sia veramente pericoloso stabilire delle gerarchie di gravità tra bruciare le bandiere di un Paese e aggredire una persona fino a sopprimerne la vita». La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, si chiede: «Cosa c'è di più grave dell'omicidio di un ragazzo innocente?».

SCHIFANI - Sull'episodio di Verona interviene anche il presidente del Senato, Renato Schifani: «Tolleranza zero, ma anche certezza della pena: davanti a questi gesti di violenza lo Stato sarà rigorosissimo». «Sono giovani che non stanno bene, che non hanno equilibrio - aggiunge Schifani, sempre durante la registrazione della puntata di "Porta a porta" -. Giovani che chiedono di essere rieducati. È come se ci fosse un pezzo della gioventù italiana che non riesce a trovare un suo percorso e la severità della pena va coniugata con la funzione rieducativa».
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lunedì 10 marzo 2008

Berlusconi e Fini al Palalido di Milano. GayLib: "Ci siamo anche noi perchè bisogna continuare a insistere per cambiare la mentalita'".

PDL: OLIARI (GAYLIB), DEVE APRIRE A DIRITTI OMOSESSUALI RICONOSCERE COPPIA OMOAFFETTIVA SENZA DIRITTO ADOZIONE.
(AdnKronos) Nel centrodestra c'e' "ancora una certa chiusura nei confronti dei diritti degli omosessuali. E' indispensabile" cambiare atteggiamento. Enrico Oliari, presidente di Gaylib, l'associazione degli omosessuali di centrodestra, e' venuto al Palalido di Milano per ascoltare Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.

In alto sulla gradinata inalbera un piccolo stendardo dell'associazione fondata nel 1997, che spunta tra grandi striscioni ("Silvio, Bergamo e' con te", "Missaglia c'e' e non vota comunista", "Busto Arsizio per la liberta'"). Gaylib, spiega Oliari, lancia l'idea del "riconoscimento dell'unione omoaffettiva, cioe' della sola coppia gay. E' esclusa la possibilita' di adottare minori, perche' va considerato il diritto del bambino di essere adottato e non quello della coppia da adottare"...

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venerdì 7 marzo 2008

Gianfranco Fini e Famiglia Cristiana si scrivono.

Fini: "Dal Pdl il rilancio della famiglia e la tutela della vita da ogni aggressione". Don Sciortino: "A quando una vera politica per la famiglia?".

Caro Direttore, concordo con Lei quando osserva che "gli elettori del Pdl, soprattutto quelli cattolici, hanno tutto il diritto di sapere cosa pensano i propri candidati – e non solo il Capo - su aborto, testamento biologico, coppie di fatto (…)". Vorrei dirle subito però che il diritto di sapere riguarda tutti gli elettori, inclusi quelli che non fanno riferimento ad alcuna confessione. Vita, famiglia, educazione sono questioni laiche sulle quali convenire, in adesione a dati di realtà, a prescindere dalla vicinanza alla religione. Riconoscere che l’essere umano è tale dal concepimento non richiede un atto di fede, basta un’ecografia; questo riconoscimento non comporta l’abrogazione della 194 o il ripristino delle norme a essa antecedenti: deve invece indurre a un impegno, anzitutto...

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giovedì 14 febbraio 2008

Per fortuna c'è la destra, parola di Costantino.

Lettere a Dagospia,
Caro Dago, per quanto abbia ormai deciso di rinunciare, almeno provvisoriamente, all'esercizio del diritto di voto, una folgorazione ieri mi ha quasi convinto a cambiare idea e tornare a dare il solito voto alla solita sinistra per ricevere la solita delusione. L'illuminazione mi è venuta leggendo sul tuo sito l'intervista a Costantino dalla quale cito, cogliendo fior dal fiore, la seguente: "Sono di destra perchè senza la destra e canale 5 non esisterebbe Costantino".

Altro che we care, we can e altre idiozie simili, lo slogan del PD (ma utilizzabile anche da un partito di sinistra) non può che essere questo: "senza la destra e canale 5 non esisterebbe Costantino". E' perfetto. Ha il pregio della sintesi, è comprensibile a tutti, non è radical chic, non cita gente che si vergognerebbe di essere citata da questi cioccolatai scambiati per leader politici e, non ultimo, suona anche bene. "Senza la destra e canale 5 non esisterebbe Costantino". Dai che una piccola speranza forse c'è.
Mic.
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Ho trovato davvero di cattivo gusto la scelta di Fini di far presenziare in prima fila la sua nuova compagna alle esequie della madre. Di cattivo gusto nei riguardi della figlia, il cui posto legittimamente doveva essere a fianco al padre per onorare la nonna, di cattivo gusto nei riguardi della moglie, comunque nuora titolare, che non si è sottratta alla prevedibile umiliazione e signorilmente ha seguito la cerimonia appartata; ma soprattutto di pessimo gusto e provocatorio nei riguardi della Chiesa che non riconosce, anzi condanna, i rapporti di concubinato. Per dirtela tutta, Dago, non è l'unica scelta di Fini che ultimamente io approvi. Ma questo è un altro paio di maniche e di tacchi.
Fiorella N.

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domenica 10 febbraio 2008

Piepoli: Il voto di aprile è una formalità, "Berlusconi e Fini hanno già vinto".

(Il Giornale) Professor Piepoli, allo stato attuale Berlusconi avrebbe vinto?
«Non avrebbe, ha». Tutte le novità di questi giorni (Veltroni che corre da solo, Forza Italia e An in lista insieme) non cambiano niente? «Partiamo dal dato di oggi: la somma di An e Forza Italia è 40 per cento, 16 milioni di voti. Con questo tipo di configurazione politica, Berlusconi ha vinto le elezioni».

La lista unica di centrodestra non penalizza i due partiti?
«Non muta nulla. I voti non si muovono, non si inventano. Per ora sono semplicemente trascinati. Stiamo votando con la peggiore legge elettorale, e la gente si aggrappa ai partiti».

L'azzardo di Veltroni non lo ripagherà?
«Il Pd è al 30%, 12 milioni di voti. Siamo a 16 milioni per il centrodestra berlusconiano-finiano contro 12 milioni del centrosinistra veltroniano».
Da qui ad aprile nessuna variazione?
«Ci potrebbe essere un 6% di voti portato al nuovo partito se ipoteticamente fosse sponsorizzato dalla Chiesa cattolica, ma non si espone la Chiesa e non si espone il nuovo partito».
E l'Udc?
«L'Udc è un po' debole, soprattutto con questa configurazione di nuovo conio che è la Rosa Bianca, che prenderà voti non sappiamo ancora precisamente a chi. Dopo la conferenza stampa d'esordio, le ricerche le danno un minimo di 400mila voti, 1%».

È bastata l'idea di Baccini per indebolire il partito di Casini?
«Credo che l'Udc paghi la mancata chiarezza».

Che percentuale ha?
«Un 6% scarso. Ma è prevedibile una crescita della Rosa Bianca». Veltroni da una parte e Berlusconi dall'altra si sono mossi con chiarezza. «E la gente lo apprezza. In questo momento se dico chiaramente quello che voglio la gente mi segue di più».

Fino a che punto il Pd si rafforzerà correndo da solo?
«Il Pd sta salendo lentamente, è in assestamento al 30%. Ma il centrodestra ha vinto. Certo tutto è possibile: può darsi che ci sia un improvviso crollo, non so, se Fini viene trovato a rubare la marmellata. Le rotture di trend sono difficili, non le ho quasi mai viste».

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domenica 3 febbraio 2008

Realismo o vendetta? Sindaco di Roma? Meglio Fini. Parola di lesbica di sinistra.

(Cristiana Alicata) Io, lesbica e di sinistra, tra Rutelli e Fini scelgo 5 volte Fini.

1) Perchè Fini in questi ultimi dieci anni ha dimostrato grande coraggio su alcune questioni, dimostrando, unico nel centro destra ed inascoltato, che su certi temi non esiste destra e sinistra ma esiste il buon senso: vedi le sue posizioni sul referendum in merito alla fecondazione assistita. Rutelli invece, ha fatto campagna per l’astensione, dimostrando anche scarso senso delle istituzioni parlamentari.

2) Perchè Fini ha rivisto ultimamente (in parte) le sue posizioni sui maestri omosessuali ( vedi intervista barbarica fatta con Daria Bignardi a fine 2007) mentre Rutelli da sindaco di Roma aspirante premier ritirò il patrocinio alla più grande manifestazione omosessuale che l’Italia ricordi, il Pride del 2000 e non perde un’occasione, quando si parla di Pacs, di dire che comunque le priorità del Paese sono altre, tra cui la Famiglia, offendendo tutte le famiglie omosessuali italiane

3) Perché Rutelli ha iniziato a fare il sindaco di Roma nel partito dei verdi provenendo da quello Radicale e ne è uscito dopo 10 anni che la domenica andava a pranzo al Vaticano. Se fa il sindaco per altri 10 anni si iscrive a Militia Christi? Al contrario, ci sta che Fini dopo 10 anni magari marcia al Gay Pride come Giuliani ha fatto a New York.

4) C’è un aspetto ancora più importante. Fini non è riuscito a liberarsi di Berlusconi, mal sopportato da molta base di AN, il cui connubio iniziò proprio alle soglie della sua prima avventura elettorale romana. Fare il sindaco di Roma potrebbe finalmente liberarlo da questo giogo, legittimare una destra che nel frattempo diventerebbe ancora più democratica e chiudere il ciclo di leadership mediatica di Berlusconi, riaprendo la porta alla politica fatta sul territorio (che poi è quella vera), di cui AN è maestra insieme a ex-DS e Rifondazione. La politica, insomma, uscirebbe dalla TV o per lo meno ne sarebbe meno schiava.

5) Non voterei Rutelli anche perché è una candidatura di contrapposizione. A un pezzo grosso come Fini il centro sinistra contrappone un pezzo grosso, ben radicato a Roma. Dimenticando che molto voto romano è voto di opinione, non di interesse lobbistico come avviene nei paesi. Possibile che in 20 anni di governo il centro sinistra non abbia fatto crescere delle competenze, magari tra i giovani? Magari, dio ce ne scampi, una donna?

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lunedì 28 gennaio 2008

Fini difende il Senatore Strano. No prediche da chi ha portato Luxuria in Parlamento.

(AdnKronos) "Ci sono sepolcri imbiancati che hanno criticato Nino Strano per quanto accaduto l'altro giorno al Senato, io sono stato il primo a dirgli che ha sbagliato, ma dico anche che la predica viene da quei sepolcri imbiancati che hanno portato in Parlamento i vari Luxuria e Caruso". Lo ha detto il leader di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, tornando a parlare da Palermo degli epiteti lanciato l'altro giorno in Aula dal senatore di An Nino Strano, all'indirizzo di Nuccio Cusumano (Udeur), che ha deciso a sorpresa di votare la fiducia a Prodi, dissociandosi dalla linea del suo partito.
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Ndr. Non capisco il senso di questo lancio d'agenzia. O Fini straparla perchè non ha argomentazioni oppure AdnKronos ha omesso qualcosa.

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sabato 26 gennaio 2008

Urne in vista, così il Polo farà più economia.

Dall'alto in senso orario: Gianfranco Fini, Umberto Bossi, Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini
(Mario Sechi - Panorama) Allargare la coalizione e prepararsi a vincere le elezioni, ma soprattutto la sfida del governo. È questo il programma di Silvio Berlusconi. Il leader di un centrodestra ritrovato stringe i tempi, prepara la campagna elettorale e avverte gli alleati a non «commettere più gli errori del passato».

I 5 anni trascorsi a Palazzo Chigi sono un monito per tutti i segretari dei partiti dell’ex Cdl, nel centrodestra è arrivato il momento di lavorare ai programmi, la macchina organizzativa è in moto.
Alleanza nazionale ha già una nuova piattaforma politica, anticipata da Panorama, che sarà presentata a Milano di fronte a 2 mila delegati dal 3 al 5 febbraio. La Lega è in pista, letteralmente, sulla riapertura della questione settentrionale e farà della moratoria di 3 anni sul trasferimento delle rotte da Malpensa uno dei suoi cavalli di battaglia. Mentre l’Udc sta concentrando il suo lavoro sui temi della famiglia.
Per tutti l’emergenza da affrontare è quella economica, perché, se i sondaggi indicano un’affermazione consistente del centrodestra nella corsa elettorale, vincere la sfida del governo, in un momento di turbolenza dei mercati, non sarà facile. L’economia sta entrando in una fase molto critica: negli Stati Uniti si teme la recessione, in febbraio la Commissione europea rivedrà al ribasso le stime di crescita per il 2008-2009 e l’Italia è il fanalino di coda del Continente.
Tutte le previsioni sono pessime: il Fondo monetario internazionale stima la crescita del pil italiano nel 2008 all’1,3 per cento (vedere tabella in basso), l’Ocse all’1,2, Bankitalia all’1, la Confindustria allo 0,9. Gli effetti della crisi globale e le due Finanziarie recessive del governo Prodi si fanno sentire. La perdita di potere d’acquisto dei salari (e il conseguente forte rallentamento dei consumi), l’aumento dei prezzi delle materie prime (gas e petrolio alle stelle e beni primari come il pane e la bistecca a livelli da record) e il rialzo dei tassi sui mutui (con l’aumento delle sofferenze, su cui ha acceso un faro il governatore Mario Draghi) sono gli elementi del complicato scenario in cui si muoverà il prossimo governo.
«Recessione vuol dire fare una nuova manovra economica, di corsa» spiega Maurizio Sacconi a Panorama. Il senatore è uno degli esperti che sta lavorando con Berlusconi al programma di governo di Forza Italia. Si parte dalla valutazione delle due Finanziarie varate dall’esecutivo Prodi. Giudicate «non funzionali alla crescita, inutilmente distributive», rappresentano l’elemento sul quale scrivere la parola discontinuità. La formula sintetica del programma economico è in linea con le indicazioni di Bankitalia: abbassare le tasse, spingere gli investimenti e tagliare le spese improduttive.
Dove tagliare? Sacconi non si sottrae alla domanda: «Dobbiamo ridurre la spesa corrente e vi sono elementi ordinari e straordinari sui quali agire». Quali elementi straordinari? «Credo sia ora di dire che bisogna cancellare le province, così semplifichiamo anche la catena democratica».
Per agire occorre una ricognizione sulla spesa corrente e su questo punto c’è sintonia con l’Udc. Il partito di Pier Ferdinando Casini ha in corso l’elaborazione di un documento, un vero e proprio «spending review», che a breve vedrà la luce. «Siamo a buon punto» conferma a Panorama Gianluca Galletti, commercialista, dall’aprile scorso nuovo responsabile del dipartimento economico udc. «È uno studio sul bilancio dello Stato che punta alla riqualificazione della spesa pubblica. Al di là dei numeri, è un approccio filosofico diverso, non devono aumentare i volumi di spesa» spiega Galletti.
Controllo della spesa in parallelo significa mettere mano alla produttività del settore pubblico e Forza Italia ha una serie di provvedimenti in cantiere. Il primo, frutto del prezioso lavoro di Giulio Tremonti, punta a ricostruire i principi di gerarchia e responsabilità nella pubblica amministrazione, perché non si possono controllare i risultati nel settore pubblico senza «un superiore che riconosce il merito e il demerito» dice Sacconi.
Le tasse, pietra tombale del consenso sul governo Prodi, sono il tema ad alto voltaggio di qualsiasi programma, le soluzioni sono molteplici, ma tutte in questo momento convergono sulla diminuzione della pressione fiscale e l’ammorbidimento delle aliquote Irpef.
Per aiutare le imprese e i lavoratori Forza Italia proporrà la tassazione secca al 10 per cento di straordinari, premi e incentivi che vengono riconosciuti dalle aziende ai dipendenti. Sono parti di reddito fortemente penalizzate, fanno scattare l’aliquota marginale, tanto che «spesso non conviene neppure avere una promozione» chiosa Sacconi.
Croce con la matita rossa anche sulle «lenzuolate». I provvedimenti di Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani non hanno avuto l’effetto sperato sui prezzi e le tariffe (paradosso: quelle dei taxi, nonostante le nuove licenze, a Roma sono aumentate), e se «il centrosinistra ha fatto cadere la bandiera delle liberalizzazioni, noi la raccoglieremo» commentano nel quartier generale di Forza Italia. Come? Riformare il settore delle grandi utility, i servizi e le telecomunicazioni dove «sono necessari imponenti investimenti».
Il centrista Galletti concorda («migliora i servizi al cittadino ed è a costo zero») perché ha un’esperienza diretta: è stato assessore al Bilancio a Bologna, con la giunta Guazzaloca, dove ha privatizzato la società di servizi Hera. Gli interventi su questi settori puntano a mitigare l’inflazione (con l’abbassamento delle tariffe, per effetto della concorrenza) e nello stesso tempo a riprendere la spesa per investimenti in alta tecnologia. Sul punto il senatore Rocco Buttiglione è netto: «Occorre un investimento sostenuto dallo Stato e deve essere accompagnato da una profonda riforma di scuola e università».
Il terreno comune nel centrodestra è ampio. L’Udc infatti è pronta a sostenere un’idea chiave di Tremonti: meno tasse per le aziende che investono.
L’Udc ha nel suo dossier una revisione dello strumento dell’indice di equità familiare, Buttiglione conferma che il suo partito ha «un vasto programma di sgravi fiscali». Galletti spiega nel dettaglio: «Porterà un beneficio alle famiglie con figli e non discrimina tra lavoratori dipendenti e autonomi. Meglio aumentare gli assegni familiari, i contributi per i servizi e gli asili nido, piuttosto che spingere solo su una detassazione degli stipendi».
«Cento euro al mese di sgravi per tutti su ogni figlio, 300 euro per gli scaglioni di reddito più bassi» mette i numeri nero su bianco Buttiglione. Si guarda al modello francese, ma ci sarà da attendere la proposta della Cei, che con gli organizzatori del Family day ha promosso una raccolta di firme per un fisco a misura di famiglia che punta a un «sistema di deduzione dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base di scale di equivalenza indipendenti dal reddito».
Problema numero uno del bilancio familiare la bolletta energetica: come si taglia? Vince la scuola realista e si profila una rivoluzione copernicana: i partiti del centrodestra sono pronti a sostenere la fine della moratoria sul nucleare. È l’abbattimento di un totem. Sarà una campagna elettorale atomica, in tutti i sensi.
LEGGI ANCHE: Il dossier sulla crisi di governo

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martedì 8 gennaio 2008

Il concetto di famiglia per AN.


(Elfobruno) In questi giorni mi sono imbattuto nell'immagine che vedete qui sopra.

Fa parte di una campagna di Alleanza Nazionale - il partito che nasce da un altro partito che si ispirava direttamente al fascismo - contro l'affermazione dei diritti civili per le persone omosessuali.

Ne consegue che ci troviamo di fronte a un interessantissimo caso sociologico, antropologico e politico assieme.

Perché per gli amici dal braccio rigido la famiglia non nasce dall'amore dei suoi componenti - amore che dovrebbe anche essere il risultato di una libera volontà - ma dalla negazione di un modello che per i nipotini del duce è antitetico ad essa.

Come dire: il caffè è tale solo perché è cosa diversa rispetto al tè verde (che, è risaputo, non contiene caffeina).
Per me il caffè è tale, invece, perché ha caratteristiche specifiche che non lo rendono oggettivamente migliore o peggiore da qualsivoglia altra bevanda, ma solo diversa. E non penso che se qualcuno vuol bere solo caffé il mio tè verde, per questo, diventerà meno buono. Poi se facciamo le dovute sostituzioni in questa metafora da prima colazione, ci possiamo pure rendere conto di come certe argomentazioni siano sostanzialmente da poveri minchioni e il gioco è fatto.

Ma non solo!

Non so se ci avete fatto caso, ma in questa fotografia si vedono un papà, una mamma e la prole. Mi pare che, a guardare la storia personale del leader del partito, manchino pure, nell'ordine:

- l'ex marito di lei;
- la nuova compagna di lui, nella condizione di amante;
- i figli dei due letti;
- un prete che ricordi loro quanto sono NORMALI!

No, giusto per essere precisi fino in fondo, mica per altro.
Non concordate?

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sabato 5 gennaio 2008

Fini scuote il partito e progetta la Rifondazione nazionale.

Il presidente di An Gianfranco Fini

(Mario Sechi - Panorama) “L’unità della coalizione è un valore che va costruito con pazienza e profondità, coinvolgendo tutti coloro, e sono la maggioranza, che hanno valori e programmi alternativi al fallimento delle sinistre. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”.

Con questa frase si chiude la bozza di un documento politico che Alleanza nazionale sta mettendo a punto in vista della conferenza programmatica fissata dall’8 al 10 febbraio a Milano. Una mano tesa agli ex alleati della Casa delle libertà e in particolare a Silvio Berlusconi che studia il varo del Partito del Popolo della libertà mentre contemporaneamente Gianfranco Fini lancerà l’Alleanza per l’Italia “che agisce nell’immediato ma guarda al futuro”. E proprio con gli occhi puntati ai prossimi appuntamenti istituzionali (e alle sorti del centrodestra) in via della Scrofa si lavora al programma di un partito non nuovo ma rinnovato. Perché se la coabitazione dentro la Casa delle libertà ora sembra impossibile, è chiaro che un condominio bisognerà metterlo su e allora tanto vale cominciare a (ri)progettarlo. Cinque tavoli sono apparecchiati da settimane per consegnare entro il 19-20 gennaio il documento definitivo che sarà prima discusso in venti conferenze regionali e poi presentato in grande stile a Milano. Panorama è in grado di anticipare i punti principali della nuova piattaforma politica di An, capitoli di un programma al quale stanno lavorando Maurizio Gasparri (Sicurezza), Ignazio La Russa (Riforme), Altero Matteoli (Ambiente), Gianni Alemanno (Economia e lavoro), Andrea Ronchi (Identità italiana e cultura) che saranno presto integrati da altri contributi. A Gianfranco Fini toccherà fare sintesi e dare uno scenario e un’agenda di questo passaggio da Alleanza nazionale all’Alleanza per l’Italia “che parte dai valori della destra politica”.
La bozza del documento in possesso di Panorama riprende alcune tesi politiche del “sarkozismo”, tanto da aprirsi con un forte richiamo al “radicamento identitario, il primo passo della costruzione del partito degli Italiani” e alla critica a tratti quasi “tremontiana” del sistema economico mondiale quando parla di “globalizzazione non governata, senza una cultura dell’interesse nazionale” arrivando a mettere sul banco degli imputati “nazioni che posseggono grandi risorse finanziarie grazie all’esplosione incontrollata dei prezzi energetici (…) che fanno shopping di aziende e industrie, anche in Italia. Questo pone un problema di difesa degli interessi strategici economici nazionali”.
Critica alla globalizzazione e politiche protezionistiche in economia, identità e “riaffermazione del modello italiano”. C’è chi dirà che si tratta di un passo indietro rispetto alla visione laica e moderna del partito modellato da Fini. Forse non è così, ma certo un “ritorno” ai temi più in linea con il motto Dio, patria, famiglia è evidente e avrà un peso decisivo nelle prossime scelte di An in Parlamento. Si può leggere una dura critica ai disegni di legge in discussione al Senato sull’accanimento terapeutico che in realtà nascondono “l’introduzione dell’eutanasia, mascherandola sotto il nome di testamento biologico”. Un attacco a testa bassa ai Dico, definiti una “cambiale ideologica”, una “famiglia fai da te”, e infine la denuncia del “pedaggio ideologico” sulle norme antiomofobia. Se queste sono le premesse, la conclusione è che il partito di Fini lancerà una campagna “in difesa del diritto alla vita e della persona”. Questa linea segnerà un riavvicinamento se non di Fini quantomeno del partito alle posizioni del Vaticano sui temi etici. Sul piano fiscale la proposta di introduzione del quoziente familiare avrà un alleato certo nell’Udc di Pier Ferdinando Casini. An infatti pensa a un sistema di deduzioni per il minimo vitale (con la possibile creazione di un paniere di beni) e al Basic Incom per le deduzioni dei familiari a carico. Niente flat tax, sì alla riduzione delle tasse verso i redditi medio-bassi e le famiglie.
Sul caro vita l’Alleanza per l’Italia a Milano scoprirà le sue carte. A leggere la bozza in corso d’opera, sono proposte molto più vicine a quelle di un partito di sinistra che di centrodestra, ma è interessante anche qui vedere come riemerge il fil rouge della critica al capitalismo. E allora ecco spuntare soluzioni che faranno strabuzzare gli occhi ai liberisti: microcredito, mutuo sociale, attacco “ai grandi cartelli monopolistici rappresentati dalle banche”, dalle assicurazioni, dalla grande distribuzione organizzata, dai petrolieri e dalle telecomunicazioni”. Toccato il tema dei mutui – e processata la Banca centrale europea sulla quale bisogna “intervenire per abbassare il tasso di sconto e ridurre il costo del denaro per le famiglie e le imprese” – è naturale arrivare al mattone e… toh, rispunta la vena “socialista” perché “è necessario non solo finanziare l’edilizia economico-popolare, ma lanciare una vera politica di housing sociale che metta a disposizione case con affitti controllati per il ceto medio”.
Proposte in certi punti “eretiche” per un partito moderato, ma interessanti per cogliere i prossimi passaggi del partito di Fini. È un programma che muove la facile accusa di populismo, ma con il governo Prodi in sella è logico che l’opposizione – e soprattutto un partito più che mai in cerca d’autore come An – punti sulle debolezze dell’esecutivo per cercare di rilanciarsi dopo la “rivoluzione del predellino” di Silvio Berlusconi.
In questa strategia di attenzione ai temi caldi, rientrano la sicurezza e l’immigrazione perché “diventare italiani è possibile, ma bisogna accettarne regole e doveri” e l’inasprimento della legge Bossi-Fini è una necessità, così come l’esame di italiano e il giuramento sulla Costituzione in stile Casa Bianca. La ricetta di An qui è nota, anche se la linea law and order in realtà ne esce ancora più netta e in una versione “movimentista”, anche per parare i colpi della Destra di Storace: si pensa infatti a un referendum per la modifica della legislazione premiale, in particolare della legge Gozzini, si propone l’instaurazione nelle aree metropolitane delle corti di giustizia permanenti (modello americano, attive 24 ore su 24) per giudicare i reati processabili per via direttissima, si studiano pene alternative per i reati minori perché “la tolleranza zero comincia da qui” e, dulcis in fundo, si chiederanno, anche attraverso una petizione popolare, più risorse per le forze dell’ordine.
Mentre An lima il programma da presentare a Milano, il dibattito sulla legge elettorale entra nella sua fase più incandescente e il partito di Fini chiede sistemi di democrazia diretta, premierato, semipresidenzialismo alla francese o il presidenzialismo all’americana. Tre carte e un soldo: ma su quale tavolo giocare? Quello dell’Assemblea costituente, per ora chimerico. A Milano ci sarà molto da discutere e da ascoltare cosa diranno gli ospiti (ancora non c’è una lista) su questo mix di rinascita italiana, identità, legge e ordine, Dio, patria e famiglia, destra sociale che si ridesta per passare da An all’Api, dall’Alleanza nazionale all’Alleanza per l’Italia. Oppure è Rifondazione nazionale?

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venerdì 4 gennaio 2008

Chiesa, ordine e più ecologia. così Fini cambia pelle ad An. E Berlusconi: vediamoci il 10 gennaio.

Le tesi della conferenza di febbraio. Campagna sul diritto alla vita. Esame d'italiano per immigrati.

(La Repubblica) Al ritorno dai Caraibi Berlusconi tenterà di riallacciare i fili del gidialogo con gli ex alleati bruscamente tranciati con il lancio del suo "Popolo della libertà". È stato nel corso della telefonata di auguri per Natale, prima di partire per le vacanze, che il Cavaliere ha proposto a Fini e Casini un incontro congiunto alla ripresa. Il leader di An si prepara a incontrarlo, assieme al collega Udc, probabilmente il 10 gennaio, ma intanto va per la sua strada e mette le basi per dar vita ad "Alleanza per l'Italia".

Le porte restano aperte a una pacificazione. "Vogliamo avviare un confronto per costruire un nuovo centrodestra, l'unità della coalizione è un valore che va costruito coinvolgendo tutti che hanno valori alternativi alle sinistre" si legge a chiusura delle 19 pagine del documento che traccia le linee del nuovo progetto e alle quali hanno lavorato Ronchi, La Russa, Gasparri, Matteoli e Alemanno. Campagna per la famiglia in linea col Vaticano, stretta su immigrati e sicurezza in stile Sarkozy e svolta ambientalista caratterizzano il battesimo del "Partito degli italiani" in salsa An, che sarà varato in occasione della conferenza programmatica di Milano dall'8 al 10 febbraio. Nuovo partito ma ritorno ai "valori storici della destra".

Intanto, viene lanciata una "campagna in difesa del diritto alla vita e alla persona" che passa anche attraverso il no all'eutanasia, ai dico-pacs-cus del centrosinistra e alle norme anti-omofobiche. Papa Ratzinger non è mai citato nel primo capitolo, ma è il Pontefice la figura di riferimento alla quale "Alleanza per l'Italia" attingerà sul piano dei valori. E tanto basta per parlare di un consolidamento dei rapporti del partito di Fini col Vaticano sui temi etici, dopo le frizioni generate dall'adesione del leader alla campagna laica (poi sconfitta) in occasione del referendum del 2005 sulla fecondazione assistita.

Ma c'è anche un'adesione implicita alla politica di Sarkozy, soprattutto sul fronte della sicurezza e dell'integrazione. La linea della "nuova An" sulla legalità parte dalla proposta di un referendum per abrogare parzialmente la legge Gozzini (che prevede in alcuni casi la riduzione di un quarto della pena per i condannati), per approdare a un giro di vite sull'espulsione dei clandestini "in termini ancora più restrittivi", con inasprimento della Bossi-Fini. La chicca sta nella proposta di inserimento dell'esame della lingua italiana e del giuramento sulla Costituzione per il conseguimento della cittadinanza italiana da parte degli extracomunitari.

Quindi, la vera svolta, quella ecologista, un po' in Al Gore style, con tanto di richiamo al Protocollo di Kyoto. "L'ecologia può e deve diventare un motore dell'economia in una visione politica capace di coniugare ambiente e crescita economica" si legge a pagina 14 del testo approvato da Fini. Certo, tutto questo porta poi a un invito a ripensare l'uscita dal nucleare che "ci ha penalizzati", ma resta come principio di fondo l'affermazione secondo cui la "politica ambientale non può fare a meno di investire nella natura".

Infine le riforme. Alleanza per l'Italia ripropone l'"assemblea costituente" per lavorarvi e si impegna a una "petizione popolare per l'elezione diretta del premier-sindaco degli italiani". Sogna insomma "sistemi di democrazia diretta" come il presidenzialismo "all'americana". Non senza un'autocritica sulla riforma del federalismo varato dal governo Berlusconi che, ricorda la Carta di An, "obiettivamente non incontrò il favore di larghe aree del Paese in cui era avvertita la necessità di una maggiore presenza dello Stato, anziché un bisogno di federalismo".
Il 10 al tavolo di Berlusconi dovrebbe andare anche Casini, che ancora ieri però confermava tutto il suo scetticismo sulle ultime mosse. "Nessuno ha mai detto che deve farsi da parte - ha spiegato in un incontro pubblico a Cortina - Anzi, se ora si facesse da parte sarebbe sleale verso i tantissimi che hanno fiducia in lui. Ma al contempo, noi siamo altrettanto liberi di non stare in un partito padronale. In un partito azienda, la cui nascita la apprendo dai tg, io non ci vado".

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domenica 23 dicembre 2007

Esclusivo: le lettere a Babbo Natale dei politici italiani.


(Panorama) È stata dura ma ce l’abbiamo fatta. Dopo migliaia di chilometri nella neve, dopo aver sfidato le renne-dobermann che difendono la casa e soprattutto i regali, siamo riusciti a intrufolarci nella casa di Babbo Natale, scendendo per il camino. E, sbirciando attentamente, abbiamo trovato le letterine che i politici italiani hanno recapitato a Rovaniemi a Santa Claus.

Il premier, Romano Prodi, è stato sintetico e chiarissimo, ha scritto: “Caro Babbo Natale, ti prego, vorrei tanto il libro del filosofo Martin Heidegger, La sfida all’eternità, certo che tu capirai, tuo Romano”.
Le letterine di Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi campeggiavano una sopra l’altra sullo scrittoio di Babbo Natale. Ma la cosa che attirava maggiormente l’attenzione era che fossero praticamente identiche . Ed entrambe chiedevano un regalo all’altro: un kalumè della pace da Silvio a Gianfranco e viceversa.
Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, era piuttosto arrabbiato. Nonostante la sua proverbiale gentilezza e il suo noto savoir faire, nella sua missiva al vecchio con la barba bianca è stato perentorio: “Rivoglio quelle cravatte di cachemire che mi hanno inopinatamente rubato alcuni mesi fa. Ci tengo molto…”.
L’ex leader della Margherita, ora soldato semplice (o quasi) nel Pd, Francesco Rutelli ha chiesto due cose: “Un’idea politica e una telecamera”. La prima perché i maligni dicono che sia molto che non ne tiri fuori una. La seconda perché sembra sia ormai degradato al ruolo di comparsa sulla scena politica e mediatica. Gli ha rubato il ruolo di attore protagonista il suo successore a sindaco di Roma e leader del Pd, Walter Veltroni. Che a proposito di richieste a Babbo Natale ha detto di desiderare una legge elettorale fatta d’accordo con il Cav. in favore dei partiti più grandi, all’insegna del maggioritario, ma anche un testo che tenga conto delle esigenze dei suoi piccoli alleati, all’insegna del proporzionalismo.
Ormai lontano com’è dal cortile della politica italiana, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, dopo aver ammesso di sentire il richiamo della fede e aver messo una croce sulle nozze gay, ha preferito non scrivere a Santa Claus come tutti gli altri. Baffino ha inviato la sua letterina direttamente a Gesù Bambino, per candidarsi niente meno che alla poltrona di ministro degli Esteri interplanetario: “Tanto l’inglese lo conosco… Chiedi a Condy per conferma…”
Meno esoso, come suo solito, Piero Fassino. L’ultimo dei segretari Ds, che più di tutti si è speso per il Pd (ricevendone in cambio tante pacche sulle spalle ma nessun incarico) avrebbe confidato nella lettera a Babbo Natale di essere disposto a guidare anche la fusione dei partiti dell’ex Cdl, pur di tornare a occuparsi di politica italiana, dopo essere stato esiliato dagli ingrati compagni come inviato speciale dell’Unione europea in Birmania.
“Asilo politico in Lapponia”, è la strana richiesta contenuta nella lettera firmata e controfirmata (”Carta canta”) dal ministro Antonio Di Pietro: siccome i suoi congiuntivi fanno clamore anche su Second Life, l’ex pm vorrebbe trasferirsi nel paese delle renne, sperando che almeno lì nessuno gli faccia le pulci sulla consecutio temporum.
Irrituale la richiesta del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa: soldi. Un po’ perché TPS va dicendo in tutte le sedi e in tutte le lingue di aver le casse vuote. Un po’ perché il ministro si è adeguato alla moda dei suoi amati bamboccioni che quando, finalmente, riescono a metter su famiglia, invece della classica lista nozze, chiedono banconote a parenti e amici.
Livia Turco ha portato a Rovaniemi la stessa letterina dell’anno scorso. Stavolta però ha messo meglio in evidenza l’indirizzo, per non creare altri equivoci. La richiesta del Natale 2006 recitava così: “… vorrei ospedali che funzionano, infermiere gentili e sorridenti, meno burocrazia e più efficienza. Vorrei far stare meglio il mio Paese. Firmato: il ministro della Salute Turco”. Commosso da tanta generosità, Santa Claus ha esaudito i desideri, ovviamente. Ma al recapito sbagliato: la sanità italiana è infatti in continua emergenza, gli ospedali pullulano più di ispettori che di medici e l’infermiera che sorride la trovi solo sui cartelloni pubblicitari. In compenso a Istanbul scoppiano di salute.
Michela Vittoria Brambilla è stata sobria: ha chiesto una Ferrari, per confermare di essere l’unica testarossa della politica italiana. Poi, in un post scriptum, si è voluta levare il sassolino dalle scarpe con i tacchi e ha aggiunto a Babbo Natale la richiesta di un piccolo innocente incidente alla sua competitor tra gli azzurri Mara Carfagna la prossima volta che andrà dal parrucchiere: “Ti prego falle rovinare la nuova bella pettinatura corta”.
Pierferdinando Casini
c’è costato un lavorone. Abbiamo cercato e ricercato, ma la letterina non l’ha mandata. Eppure Babbo Natale, che sa interpretare le richieste dei bambini, aveva pronto sul tavolo un obsoleto cd che il vecchio con la barba bianca ricicla quasi ogni anno: Franco Battiato, Cerco un centro di gravità permanente. Chissà che non fosse per lui e la Cosa bianca, che si appresta a mettere su.
Clemente Mastella pare si sia assicurato il prezioso cofanetto già il Natale passato, dopo aver inviato in Lapponia un carico di torroncini campani.
Un bel lifting è quanto ha chiesto il senatore Dini. A Lambertow servirebbe per ringiovanire di qualche anno e tornare al ‘94, quando dopo il ribaltone leghista, venne chiamato a Palazzo Chigi.
Alessandro Bianchi ha espresso solo un desiderio “Caro Babbo Natale” si leggeva nella sua lettera, “quante ne ho viste in quest’ultimo anno… non si riesce a far decollare Alitalia, le ferrovie continuano ad aumentare i prezzi ma non la qualità del servizio, le autostrade sono quelle che sono… per questo vorrei tanto che qualcuno mi dicesse chi è il ministro dei Trasporti di questo benedetto Paese?”
L’unico a non aver scritto a Babbo Natale per chiedere un dono è stato Umberto Bossi. Il Senatùr ha invece inoltrato una formale richiesta per conoscere il reddito di Santa Claus: fosse inferiore ai 4mila euro l’anno, non gli consentirebbe di entrare in alcune città del nord est.
E il viceministro Vincenzo Visco che cosa ha chiesto? Nulla di Speciale…

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lunedì 10 dicembre 2007

Riforma elettorale. Fini contro Berlusconi, poi l'annuncio: "An cambia nome".

(Tiscali notizie) Non solo "non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito", Gianfranco Fini, per contrastare, dopo averlo attaccato, Silvio Berlusconi, tira fuori il suo asso e preannuncia: anche il mio partito cambierà nome. "Il progetto si chiama "Alleanza per l'Italia" e il presidente di An ne parla dal palco dell'assemblea nazionale del partito, riunita all'Hotel Erfige di Roma, dove annuncia che il 7-8-9 febbraio dell'anno prossimo a Milano si terrà la conferenza di programma di un partito che guarda a quel "35% di elettorato potenziale che non ha mai votato An ma, interrogato, dice di guardare con attenzione a noi".

L'attacco a Berlusconi - Mentre Silvio Berlusconi fa i suoi proclami, "noi - afferma Fini - dobbiamo andare avanti per la nostra strada cercando di essere sempre di più un punto di riferimento obbligato per tutti gli elettori del centrodestra". Lo "spirito" deve essere "quello di Fiuggi": "deve essere una destra che si apre, non alza ponti levatoi, si confronta con tutti coloro che stanno fuori e che sono alternativi alla sinistra, una destra che impone nel dibattito politico idee e progetti. Il banco di prova sarà la conferenza di programma di Milano da dove lanceremo il progetto di una Alleanza per l'Italia. Non un progetto chiuso ed autoreferenziale ma scritto per il Paese".
La reazione di Forza Italia - Tutto lo stato maggiore azzurro scende in campo a difesa del leader. Sandro Bondi legge negli "insulti" di Fini una "drammatica debolezza politica". Stessa linea seguita da Bonaiuti: "Siamo veramente dispiaciuti per questa inattesa e grave caduta di stile. Offendendo Berlusconi e la sua nuova formazione politica si offende un terzo degli italiani e addirittura i due terzi dei cittadini che votano per il centrodestra". Siccome la guerra An-FI è tutto tranne che sotto traccia, per tutto il giorno esponenti dei due partiti continuano a darsele di santa ragione attraverso le agenzie di stampa.

I primi a venire in soccorso di Fini sono i centristi- Lo fa Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, che conferma l'asse di fatto che unisce via dei due Macelli a via della Scrofa. Infine il Carroccio. La Lega non prenderà parte al progetto di Berlusconi, mette in chiaro per l'ennesima volta Umberto Bossi, che torna a criticare un Cavaliere intento a "dare la spallata ai suoi alleati" invece che a Prodi.

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domenica 2 dicembre 2007

Fini contro Bassolino “Processatelo subito”.

Il leader di An in città lancia D´Amato al vertice della Regione.

(Roberto Fuccillo - La Repubblica, edizione di Napoli) Bassolino in galera e D´Amato a Palazzo Santa Lucia. Un doppio sogno, non di Schnitzler, ma di An. È emerso con chiarezza alla Mostra d´Oltremare, dove il partito chiudeva la due giorni di conferenza regionale alla presenza di Gianfranco Fini. Il leader nazionale si è trovato di fronte uno spettacolo insolito: in platea alcuni ragazzi di “Azione giovani” avevano srotolato uno striscione col faccione di Bassolino dietro le sbarre, immaginando un rapido svolgimento del processo sulla emergenza rifiuti. «Processatelo», era lo slogan intanto scandito dalla sala del teatro Mediterraneo. Fini ha sorriso e poi ha colto due piccioni con una fava sul fronte della popolarità: «Dopo il Napoli in serie A, obiettivo già raggiunto, questo è il prossimo».
Bassolino ha dribblato l´inelegante attacco, ma ha affidato la risposta al suo vice, Antonio Valiante. Il quale ha evidenziato «le pulsioni giustizialiste e squadriste ancora predominanti in An», ha ribadito che Bassolino si affida alla magistratura «in modo che si possa chiarire la limpidezza della sua posizione, facendo luce su eventuali illegalità commesse lungo tutto il periodo di commissariamento» (cioè compreso quello di Antonio Rastrelli), e ha notato che «per questo vuoto spinto di proposta politica, An non riesce da tempo a raccogliere il consenso degli elettori e ad essere parte attiva dei processi di sviluppo di Campania e Mezzogiorno». Infine, «se si vuole per forza fare riferimento a vicende giudiziarie in corso, bisognerebbe perlomeno avere la correttezza e lo stile di richiamarle tutte», chiaro riferimento all´inchiesta che vede coinvolto Mario Landolfi per i rapporti nel casertano fra politica e ditte in odor di camorra. Si inalbera anche Tino Iannuzzi, segretario regionale del Pd: «Toni rozzi e inaccettabili, atteggiamenti incivili: la nostra destra fa riemergere il suo vero volto dopo il divorzio da Berlusconi».
A proposito di Berlusconi, «lui e Bossi - aveva detto nel frattempo Fini - devono capire che la prima realtà da cambiare è quella meridionale. Ma va ripensato il modo ideologico con cui si è costruito il federalismo negli ultimi dieci anni». È la tesi esposta dal responsabile del settore Mezzogiorno, Marcello Tagliatatela, e dal coordinatore regionale, Landolfi. La formula finale è «più Stato e più mercato». E se Fini nello Stato ci mette anche «più polizia nei quartieri», andando poi a Sant´Antimo a far visita alla famiglia di Francesco Gaito, il tabaccaio ucciso durante un tentativo di rapina il 7 ottobre, il partito si aggrappa al mercato, anzi all´industria, osannando Antonio D´Amato, presente in sala per una tavola rotonda, come successore di Bassolino. «Governatore, governatore», ha gridato la platea all´ex presidente di Confindustria, che due anni fa declinò analoga offerta di Berlusconi. Italo Bocchino, l´uomo che poi fu scelto per la sfida a Bassolino, lo ha spinto: «Questa tua passione, questa tua intelligenza, dalle alla politica». D´Amato ha ripetuto che «cerco di fare bene il mio mestiere, non mi fate dire cose che non voglio dire». Ma nell´aria sono rimasti anche un «no, non adesso» e un «sono sempre stato bipolarista», che suonano come una porta semiaperta. Intanto Fini chiudeva la sua giornata a San Gregorio Armeno, dove gli veniva regalato un «pastore» a sua immagine, mentre una signora ostentatamente ne chiedeva alla stessa bottega artigiana uno analogo di Berlusconi.

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martedì 27 novembre 2007

Veltroni e Fini: l’accordo vale più a parole che nei fatti.

Il leader del Pd Walter Veltroni e Gianfranco Fini, leader di An
(Panorama) A parole Walter Veltroni e Gianfranco Fini sono d’accordo su molto. Convergenza sull’inscindibilità tra riforme costituzionali e cambiamento della legge elettorale: sono infatti questi i punti dell’accordo tra il segretario del Pd e il leader di An che si sono incontrati oggi a Montecitorio. Ma è un’intesa che vale più a parole che nei fatti.

Dopo l’incontro tra i due leader politici nei corridoi del Parlamento gira una voce: “Fini ha dato a Veltroni il contentino dell’accordo sulle riforme costituzionali, perché sa bene che non ci si arriverà mai…”. Anche perché la realizzazione delle riforme istituzionali passa necessariamente per la durata del governo Prodi: infatti per fare le riforme sarebbe necessario almeno un anno e mezzo (cioè, secondo la Costituzione, due passaggi tra Camera e Senato a distanza di tre mesi l’uno dall’altro).
Tempo che An non sembra disponibile a concedere all’esecutivo. La prova? Ecco il commento, tra il serio e faceto raccolto da Panorama.it del capogruppo alla Camera del Partito Democratico, Antonello Soro: “Fini concede un anno e mezzo al governo? No… di più. Questo governo non cade e non si può andare a votare se prima non si fanno le riforme che daranno efficienza al sistema Paese”.
Scavando nelle parole del leader di An si scorgono insomma parecchi dubbi. Fini, al termine dell’incontro ha spiegato: “A Veltroni abbiamo detto che il dialogo sulle riforme non è per An sostegno o benevolenza al governo Prodi”. Come a dire: dialogo sì, prolungamento della vita del governo no.
Veltroni, ed è un po’ il suo marchio di fabbrica, ha fatto sfoggio di ottimismo: “L’elemento più importante dell’incontro con Fini è che si è registrato un accordo su due punti decisivi: riforme costituzionali e nuova legge elettorale vanno di pari passo”. E ancora: “Con Fini c’è stata la convergenza sul pacchetto di riforme istituzionali, all’esame della Camera, su tutti i punti fondamentali: riduzione del numero dei parlamentari, più poteri al premier, superamento del bicameralismo perfetto”. Sulle riforme istituzionali si tratta di un’intesa reale. Ma non praticabile. Mentre sull’inscindibilità di cambiamento della legge elettorale e riforme si tratta di un’intesa sulla carta. Non a caso Fini si è subito affrettato a spiegare: “Se cade il governo Prodi, si va a votare con l’attuale legge elettorale”.
E proprio sulla legge elettorale i due leader di partito non hanno trovato l’accordo. Anzi, Fini ha spiegato il suo no al “Vassallum”, cioè alla proposta di Veltroni: “Non condividiamo affatto la proposta di Veltroni, il ‘Vassallum’, perché non è corrispondente con le esigenze di Alleanza nazionale: non contestiamo la legge elettorale in senso proporzionale, quello che conta è che l’elettore possa scegliere il partito, la coalizione, il programma e il candidato premier”.

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