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lunedì 21 gennaio 2008

Poltrone. Pressioni su Pecoraro per un "passo indietro". Il ministro verde però punta i piedi.

(Goffredo De Marchis - La Repubblica) «Un´uscita curiosa. Diciamo che non è in linea con quello che ci eravamo detti nell´incontro di venerdì». Un po´ sarcastico e un po´ sorpreso, Massimo D´Alema ha mal digerito le parole di Waler Veltroni su un Pd che va alle elezioni, comunque e dovunque, da solo. «Non mi convince soprattutto la tempistica - spiega ai suoi collaboratori -. Le alleanze si decidono quando si va a votare e quando si sa con quale sistema. Non adesso. Adesso è il momento di mettersi pancia a terra per cercare i voti al Senato sulla legge elettorale e sulla mozione contro Pecoraro».
D´Alema in verità la pensa come Veltroni sull´ipotesi di presentarsi in futuro con la stessa squadra di centrosinistra, ovvero con il modello Unione: un´eventualità che non appartiene al novero delle cose possibili. Di questo i due hanno parlato più volte, anche nel faccia a faccia dell´altro ieri. E concordano. Ma i tempi dell´attacco veltroniano non sono giusti, secondo il ministro degli Esteri. Oggi la priorità, se davvero si vogliono fare le riforme, è la sopravvivenza del governo Prodi. E in vista del voto di martedì sulla bozza Bianco la posizione di D´Alema resta quella di non legare il destino delle riforme alle decisioni di Silvio Berlusconi, come invece ha fatto ancora ieri Veltroni.
D´Alema però non crede che gli «strappi» del sindaco di Roma servano ad arrivare alle elezioni anticipate. Al contrario, questa è l´opinione di molti prodiani. Ieri lo ha detto chiaramente Rosy Bindi e lo pensa anche Arturo Parisi. Romano Prodi sa che il messaggio del leader del Pd è rivolto anche a lui. Da tempo Veltroni gli chiede di aiutare il percorso sulla legge elettorale.
Di non mettersi di traverso, oscillando tra la difesa dello status quo per non alterare gli equilibri precari della maggioranza e la tentazione del referendum. «Vuole che la smetta di difendere i piccoli», ha detto il Professore riferendo dei suoi colloqui con il segretario del Pd. La «provocazione» sull´andare da soli, mentre al governo si è in tantissimi e quasi tutti, con l´eccezione del Pd e di Rifondazione, sono schierati contro la bozza Bianco, va anche in questa direzione: chiedere al premier di prendere posizione facilitando il via libera al testo del Senato.
A Palazzo Chigi, le parole di Orvieto, hanno però lasciato l´amaro in bocca: «Avevamo capito, dal colloquio in Campidoglio di venerdì, che anche Veltroni come D´Alema era in trincea per difendere il governo. Forse avevamo capito male. «. Le parole di Prodi sui dati Istat, che Veltroni usa da qualche giorno per descrivere la crisi italiana, fanno capire delle tensioni tra il premier e la leadership del suo partito. Lui nel 2005 non sedeva nella stanza dei bottoni, allora perché buttargli addosso quei numeri?
In questo momento Prodi lavora soprattutto per recuperare voti in vista di mercoledì, giorno del voto sulla mozione di sfiducia contro il titolare dell´Ambiente. Quelli di Dini e dei diniani, di Bordon, di Fisichella, dell´Udeur. Si era immaginata a un certo punto una soluzione sul modello Visco. Il viceministro si era salvato dal voto al Senato grazie al ritiro delle deleghe sulla Guardia di Finanza. Ma Pecoraro non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. Anzi, ieri ne ha fatto uno avanti legando la sua sorte a quella di Prodi: «La sfiducia a me significa la sfiducia al governo». E l´idea di Parisi che la sfiducia al ministro non coinvolge l´esecutivo ha fatto andare su tutte le furie i Verdi. Tanto da sollecitare la risposta del capogruppo del Pd al Senato del Pd Anna Finocchiaro che ha garantito la compattezza del voto democratico mercoledì contro la mozione anti-Pecoraro.

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