banda http://blografando.splinder.com
Visualizzazione post con etichetta tasse. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tasse. Mostra tutti i post

sabato 16 agosto 2008

Ici: Bossi, Intendo introdurla di nuovo.

(Agr) Umberto Bossi, che ha tenuto il tradizionale discorso di Ferragosto a Ponte di Legno, nel corso della serata di ieri ha parlato della crisi in Georgia, legge elettorale e Ici. Il leader del Carroccio ha affermato in particolare che intende reintrodurre la tassa sulla prima casa, pur spiegando che di quest'ipotesi non ha ancora parlato nè con il minitro Tremonti nè con il premier Berlusconi. "Bisogna passare da un sistema di finanza derivata, in cui è lo Stato a dare i fondi agli enti locali - ha detto Bossi - a una forma di autonomia finanziaria, in cui loro stessi prendono direttamente le tasse".
---

Sphere: Related Content

mercoledì 13 agosto 2008

Una iniziativa di Mario Cirrito: "Giusto detassare i premi olimpici?".

Qualcuno dice che dovrebbero zittirli; che i loro emuli francesi incassano 50 mila euro a medaglia aurea, i tedeschi 15 mila miseri euro e gli americani 25 mila dollari che fan più o meno 20 mila euro. E invece la Vezzali, D'Aniello e Quintavalle lamentano quella decurtazione a metà sui 140 mila euro incassati dopo la vittoria. "Non siamo mica calciatori", dicono in coro. E scoppia la polemica. Se ne dovrebbe occupare il Parlamento, magari con un fondo speciale del Tesoro a lasciare più soldi nelle tasche degli atleti, loro che affermano di portare in alto l'Italia. Qui in Italia paghiamo tutti più tasse di quel che dovremmo o vorremmo e se ne lamentano perfino chi le tasse non le paga o le paga un quarto.
Insomma, una polemica tutta italiota e gli italiani che si appassionano alle discipline olimpiche una volta ogni quattro anni.
Che fa li detassiamo questi ori, argenti e bronzi? Sì, ma poi, queste maledette tasse chi le paga? Solo io e il mio portinaio e la pensionata della Bovisa?
---


Ndr. Chissà cosa cerca Cirrito... noi non l'abbiamo capito. Vuol, forse essere ironico? Che fatica... Per quel che ci riguarda troviamo scandaloso tassare gli atleti olimpici, o meglio, i campioni olimpici.

Sphere: Related Content

martedì 5 agosto 2008

Rivelazioni: Solo il 20% dell'8x1000 è destinato ad opere di carità.

(La Stampa) La televisione, dove l’unico spot circolante è quello della Chiesa Cattolica, ci ha abituati a pensare all’8x1000 come a una magnifica occasione per aiutare i derelitti della Terra. Nelle pubblicità compaiono bambini di Paesi poveri, fame e miseria.
Far tornare un sorriso su quei volti emaciati è facile: basta apporre una firma sulla dichiarazione dei redditi e si destina una quota dell’Irpef a quelle popolazioni in difficoltà. Una bella favola. Peccato che resti, appunto, una favola.

La Chiesa Cattolica destina solo il 20% di quello che riceve con l’8x1000 per fare della carità (fonte Cei). Il resto lo incamera. Le istituzioni laiche non fanno meglio. Tra il 2001 e il 2006 lo Stato italiano, attraverso l’8x1000, ha destinato all’Africa 9 milioni di euro per combattere la piaga della fame: un quinto di quanto ha dato per la regione Lazio (43 milioni). E pensare che il Continente Nero, con i suoi oltre 800 milioni di abitanti, ha preso più degli altri. All’Asia, 4 miliardi di individui, è arrivato un milione e mezzo: il prezzo di una villa in Sardegna. O se si preferisce un quarto di quanto il governo ha stanziato - prelevandolo dallo stesso fondo - al solo Molise (7,2 milioni di euro).

Seguono l’America Centrale con 610mila euro e quella Meridionale con 560mila, poco più e poco meno di 10mila euro all’anno. E sarebbe andata ancora peggio se nel 2006 tutta la quota statale, ovvero 4,7 milioni di euro, non fosse stata completamente destinata a progetti contro la fame nel mondo. Evidentemente la beneficenza va di moda solo negli spot. Secondo la sezione di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti dal 2001 al 2006 lo Stato italiano ha elargito 272 milioni di euro grazie all’8x1000 degli italiani. Ma se si vanno a guardare le aree di intervento, le differenze sono enormi: 179 milioni (il 66%) sono serviti per finanziare progetti di conservazione di beni culturali; 59 milioni (il 22%) per affrontare calamità naturali; 22 milioni (l’8%) per l’assistenza ai rifugiati; solo il 4% è andato a progetti contro la fame nel mondo. Una scelta difficile da spiegare, a meno che non si entri nel dettaglio e s’intuiscano alcuni meccanismi che governano la classe politica italiana.

Se si scorrono i progetti finanziati nei sei anni presi in esame, si scopre che il 40% circa ha riguardato il restauro di chiese, abbazie, conventi e parrocchie. Un aspetto che non è sfuggito alla Corte che, in adunanza pubblica, ha chiesto conto alla rappresentante del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali di tanti finanziamenti a enti religiosi. La risposta è stata che il patrimonio artistico, culturale, storico e architettonico degli enti religiosi in Italia è di grande eccellenza. Vero, ma la Corte non ha potuto che richiamare alle norme che regolano la distribuzione dell’8x1000 e che parlano di bilanciamento nella scelta dei progetti e di urgenza degli stessi. La disparità di trattamento, invece, è evidente. Tanto più se si tiene conto di altri dati. I numeri parlano da soli: i 315 milioni di euro attribuiti allo Stato dal 2001 al 2007 impallidiscono di fronte ai 6.546 milioni ricevuti dalla Chiesa Cattolica. È il ritorno dello spot televisivo? I creativi sono bravi, ma non così tanto. A meno che non si voglia annoverare in questa categoria (e il personaggio di sicuro lo merita) anche l’attuale ministro delle Finanze Giulio Tremonti. È sua l’idea del meccanismo di redistribuzione che tanti mal di pancia fa venire ai laici che siedono in Parlamento ma non solo. Non tutti gli italiani dichiarano a chi deve andare il loro 8x1000. Solo il 40% lo fa scegliendo tra Stato, Chiesa Cattolica, Valdesi, Luterani, Comunità ebraica, Avventisti o Assembleari. E il restante 60%?

In altri Paesi, dove la donazione deve rispecchiare una volontà esplicita del contribuente, questa quota rimane allo Stato e quindi a disposizione di tutti. In Italia viene invece ridistribuita secondo le proporzioni del 40%, dove i cattolici vanno forte. Alla fine circa il 90% dell’intero gettito va alla Chiesa. Si tratta di quasi un miliardo di euro all’anno, 991 milioni nel 2007. E pensare che quando nacque l’8x1000, la sua funzione era quella di sostituire la congrua per il pagamento dello stipendio ai sacerdoti. Lo Stato era anche disposto a mettere di tasca propria il denaro necessario per arrivare alla cifra di 407 milioni di euro nel caso i fondi fossero risultati insufficienti. Oggi gli stipendi dei preti rappresentano un terzo dell’8x1000 che va alla Chiesa, ma nessuno ha mai osato mettere in discussione la cifra, nemmeno la commissione bilaterale italo-vaticana che aveva il compito di rivedere le quote nel caso il gettito fosse stato eccessivo. Del fiume di denaro che va alla Chiesa Cattolica, la Cei destina il 20% per opere caritatevoli, il 35% per pagare gli stipendi dei 38mila sacerdoti italiani e il resto, circa mezzo miliardo di euro, viene ufficialmente utilizzato per non meglio precisate «esigenze di culto», «catechesi» e «gestione del patrimonio immobiliare».

Forse anche per questo lo slogan scelto dai Valdesi per un loro spot radiofonico di qualche tempo fa era: «Molte scuole, nessuna chiesa». La pubblicità in questione è stata vittima di una sorta di censura: per mesi non è stata mandata in onda. Non è l’unica disparità che lamentano le altre confessioni religiose. Diversamente dai cattolici, infatti, Valdesi, Luterani, Comunità Ebraiche, Assembleari e Avventisti ottengono i fondi (volontariamente sottoscritti dagli italiani) solo dopo tre anni. Alla Cei, invece, lo Stato versa un anticipo del 90% sull’introito dell’anno successivo. Le vie del Signore, in alcuni casi, si fanno scorciatoie. Ma le disparità tra religioni diverse non sono le uniche che si possono riscontrare tra i finanziamenti statali dell’8x1000. Nonostante i criteri di scelta dicano che, per finanziare i progetti, è necessario tener conto di vari fattori, tra cui anche quello della maggiore o minore popolazione presente sul territorio su cui insiste il progetto, ci sono regioni che paiono baciate dalla fortuna. In sei anni all’Abruzzo sono andati 13 milioni di euro, quanto la Sicilia e la Toscana, e quattro volte l’Umbria (3 milioni di euro). E che dire delle Marche (22 milioni di euro), che ha ricevuto più del doppio di una regione come il Piemonte? Capire perché questo accade è praticamente impossibile. Il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio, che si occupa della distribuzione dei fondi, dichiara di aver tenuto conto dei criteri scelti dalla Presidenza, ma anche «della commissione tecnica di valutazione», dei «pareri non vincolanti delle Camere», di imprecisate «indicazioni arrivate da autorità politiche» e dei suggerimenti delle «commissioni parlamentari».

Come dire: di tutti. Il risultato è stata la solita guerra tra lobby, che però ha provocato un effetto perverso: l’enorme frammentazione dei finanziamenti. Se ognuno vuole la sua fetta di torta, per quanto piccola, l’esito è scontato: l’8x1000 si perde in una serie infinita di rigagnoli. Il 78% dei finanziamenti erogati, ovvero tre su quattro, è inferiore a 500.000 euro. Quasi la metà (43,22%) è compreso tra i 100 e i 500 mila euro. Chi dovrebbe evitare tutto questo è la Presidenza del Consiglio. Per legge dovrebbe essere il filtro che dà unitarietà e razionalità agli interventi, ma non accade. La Corte rileva che i ministeri si rivolgono direttamente al dicastero delle Finanze per i progetti. Questo ha un'ulteriore conseguenza: se si elimina la responsabilità della Presidenza del consiglio, chi controlla gli esiti dei lavori? Il regolamento stabilisce che, passati 21 mesi, se questi non sono iniziati, il finanziamento viene revocato. Sarebbe dovuto accadere per esempio per la Chiesa della Martorana di Palermo, per il Complesso di Santa Margherita Nuova in Procida o per la Chiesa di santa Prudenziana a Roma. Non è avvenuto.

Di fronte a questi risultati non stupisce la disaffezione dei cittadini. Nel 2004 il 10,28% dei contribuenti aveva affidato il suo 8x1000 allo Stato. La percentuale è scesa all’8,65% nel 2005, all’8,38% nel 2006 e al 7,74% nel 2007. Forse avranno contribuito le leggi che in questi anni hanno decurtato la quota statale senza tener minimamente conto delle finalità per cui era stato istituito l’8x1000. Nel 2001 sono stati prelevati 77 milioni di euro per finanziare la proroga della missione dei militari italiani in Albania e nel 2004 il governo Berlusconi ha deciso una decurtazione di 80 milioni di euro anche negli anni successivi per sostenere la missione italiana in Iraq. Le decurtazioni dal 2001 al 2007 sono ammontate a 353 milioni di euro, più dei 315 milioni rimasti nel fondo 8x1000. Siamo lontani anni luce dai bambini dello spot in tv.
---
Il meccanismo dell' 8 Per Mille spiegato da "Report".

Sphere: Related Content

giovedì 19 giugno 2008

Manovra: più tasse ai petrolieri per aiutare anziani e giovani coppie.

Giulio Tremonti
(Panorama) Aiuti alle giovani coppie per l’acquisto della prima casa, riduzione del 50% sulla spesa per la pubblica amministrazione, libri di testo scaricabili da Internet, tagli pesanti per Regioni ed enti locali. Ma anche tasse a petrolieri, banche e assicurazioni per aiutare gli anziani. Non ci sarà, invece, il ritorno del ticket sanitario.È partita la rivoluzione sui conti pubblici da 34,8 miliardi targata Tremonti. La Finanziaria triennale, che sostituisce il vecchio Dpef, è stata approvata dal Cdm e prevede una vera stangata per Regioni e Comuni: il governo ha messo in conto per il 2009 risparmi di spesa dalle autonomie locali per 3-3,4 miliardi. Per il 2009, il ministro dell’Economia Tremonti ha messo in atto una correzione di 13,1 miliardi, nel 2010 e 2011 di 7,1 e 14,6. Nella manovra, inoltre, la crescita del Pil 2008 viene rivista allo 0,5% dal precedente 0,6%, con un deficit/Pil tendenziale 2008 al 2,5%. Deficit che sarà corretto di un decimo di punto per portarlo ad un programmatico di 2,4%.

Fra le misure, la Finanziaria prevede anche la Robin Hood Tax sulle imprese petrolifere, un nuovo regime delle deducibilità per banche e assicurazioni (da questi provvedimenti arriveranno in tutto 4 mld), tagli automatici delle accise sui carburanti e un aumento della tassazione sulle stock option. La scure di Tremonti si abbatterà anche sui manager pubblici, il cui stipendio dovrebbe essere tagliato del 25%. E ‘rispuntato poi il redditometro, assieme ad un piano triennale di controlli anti-evasione e, per i Comuni, un maggiore coinvolgimento nella caccia a residenze fittizie all’estero, con l’attribuzione del 30% del recuperato ai Comuni stessi. In compenso Equitalia restituirà le somme erroneamente versate, mentre salta l’obbligo di fidejussione bancaria per la rateizzazioni superiori ai 50 mila euro.
“Avremo il pareggio di bilancio entro il 2011″, ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, commentando la manovra. E ha aggiunto: “Ho chiesto ai ministri di fare dei sacrifici”. Il padre della manovra, Giulio Tremonti, infine, ha tenuto a precisare che “la discussione in Cdm sul piano è durata nove minuti e mezzo”.

Ma ecco, misura per misura, la manovra finanziaria:
Card anziani per comprare pane con sconto. Verrà data in forma anonima ai pensionati minimi e consentirà di usufruire riservatamente di prezzi agevolati per l’acquisto di beni alimentari e per pagare le bollette di luce e gas.
Robin hood tax, ires al 33%. Per le compagnie petrolifere l’aliquota Ires torna dal 27% al 33%. Era stata abbassata con l’ultima Finanziaria varata dal governo Prodi. Ci saranno interventi fiscali anche sulle scorte di magazzino e sull’entità dei diritti minerari.
Banche, stretta su interessi passivi. A differenza dei petrolieri, Tremonti non ha fornito dettagli rispetto alla misura fiscale sulle banche. Si dovrebbe agire attraverso un ampliamento della base imponibile di banche e assicurazioni con un tetto alla deducibilità degli interessi passivi.
Stop divieto cumulo pensione-lavoro. Reddito e pensione dovrebbero tornare ad essere “interamente” cumulabili. La norma non varrebbe però per gli istituti pensionistici privati.
Abolita legge contro dimissioni in bianco. Dovrebbe anche essere ripristinato il lavoro a chiamata che era previsto dalla legge Biagi ma che era stato poi abolito con il protocollo sul welfare.
Certificati falsi, taglio stipendio statali. Busta paga più leggera per chi presenterà falsi certificati medici o timbrerà il cartellino di presenza per poi lasciare l’ufficio.
Con caro benzina sconto automatico. Lo “sconto” sui carburanti legato al recupero dell’extragettito Iva per l’aumento dei prezzi del greggio dovrebbe diventare automatico.
Piano casa. Il progetto punta a dare una mano alle fasce più deboli, dalle giovani coppie ai bassi redditi fino agli studenti fuori sede.
Stretta su consulenze P.A. Giro di vite sulle consulenze della pubblica amministrazione che dovranno risultare sempre più trasparenti.
Salta tracciabilità pagamenti. Oltre i 100 euro, a partire da luglio, non sarebbe più stato ammesso il cash per i pagamenti dei professionisti.
Fondi per Roma e Expo Nilano 2015. Stanziate le risorse sia per aiutare Roma a fare fronte all’emergenza deficit sia per avviare le opere in vista dell’Expo nel capoluogo lombardo.
Tagliati mini-enti. Dovrebbero essere soppressi quelli con meno di 50 dipendenti. Ore contate anche per gli enti che non saranno confermati dai ministeri vigilanti entro la fine dell’anno.
Benzina al supermercato. Viene accelerato il processo di ristrutturazione e liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti.
Assegni liberi fino a 12.500 euro. Rialzato il tetto per gli assegni obbligatoriamente “non trasferibili”. Dal 30 aprile era a 5.000 euro.
Imprese in un giorno: arrivano semplificazioni amministrative per chi vuole mettere sù attività d’impresa.
Più poteri a mister prezzi. Il Garante dei prezzi potrà fare indagini in settori specifici con il supporto della Guardia di Finanza.

Sphere: Related Content

giovedì 10 gennaio 2008

Berlusconi evasore per 102 miliardi di lire: assolto !

(Dagospia) Silvio Berlusconi ha dovuto affrontare un processo fiscale, durato quattro anni, che si è chiuso con una trionfale assoluzione, stranamente mai pubblicizzata. A svelarlo è Pietro Pilello, il commercialista intercettato dai pm di Napoli che indagano su appalti tv e tentate corruzioni di parlamentari.
Al telefono con Agostino Saccà, il 18 settembre scorso, Pilello spiega di essere anche giudice "della prima commissione tributaria di Milano, la più importante". E dice di aver "ricordato" a Berlusconi "una vecchia cosa, una cosa grossa che gli avevo fatto": lo avrebbe salvato da "una persecuzione", mandandogli "un documento attraverso Donato Giordano", avvocato ed ex assessore forzista.
Pilello, in effetti, è giudice tributario a Milano dal 1996 e dall'aprile scorso è alla prima commissione provinciale. Proprio i suoi archivi custodiscono l'assoluzione tenuta segreta. Tutto parte dalle indagini dei pm milanesi sul conto svizzero All Iberian, la tesoreria occulta della Fininvest. Nel '97 la Finanza scopre che quel forziere è stato alimentato con soldi personali di Berlusconi (il suo deposito fiduciario numero 500).
Accusato di aver nascosto "movimenti con l'estero per 182 miliardi di lire", il Cavaliere rischia una multa di 27 miliardi. Il Fisco deposita tutte le prove raccolte dai pm, le stesse che poi convinceranno anche la Cassazione penale a dichiarare che i reati sono prescritti, ma Berlusconi "non può dirsi innocente". Il 18 ottobre '99, invece, la prima commissione azzera l'accusa: i soldi furono "monetizzati da intermediari italiani" per cui - stando a una "circolare del '94" - toccava a loro, non a Silvio, dichiararli.
Mentre i verbali dei portavalori che trasportarono i miliardi in Svizzera, secondo la sentenza firmata dal commercialista-giudice Angelo Pennati, sono "semplici testimonianze non ammesse nel processo tributario". Nel gennaio 2000 il Fisco torna a chiedere in appello una dura condanna. Ma il 14 dicembre l'ufficio Imposte di Milano 1 fa dietrofront, comunicando di aver accolto una "sanatoria delle irregolarità formali" chiesta da Berlusconi. E fino ad allora bocciata dallo stesso ufficio fiscale. Così il 15 aprile 2001 la commissione regionale d'appello decreta "l'estinzione" del caso.

Sphere: Related Content

lunedì 17 dicembre 2007

Prima Svizzera per la flat rate tax.

Obvaldo sarà il primo cantone ad introdurre, nel 2008, la flat rate tax, l'aliquota fiscale uguale per tutti i redditi. Con questa decisione del popolo, diventa anche il cantone fiscalmente più vantaggioso.

Anche a Ginevra si è votato domenica. L'elettorato ha bocciato due iniziative della sinistra sulle tassazioni, mentre ha approvato la nuova legge sulla disoccupazione.
L'innovazione fiscale obvaldese nella votazione di domenica è stata plebiscitata dal popolo, con una maggioranza schiacciante del 90,7% (6840 voti contro 702).
Dal prossimo primo gennaio, Obvaldo avrà dunque un'aliquota d'imposizione unica dell'1,8% per tutti i redditi a partire da 10'000 franchi (quelli inferiori saranno esonerati).
L'aliquota fiscale sugli utili delle società sarà inoltre ridotta dal 6,6 al 6%.

Dall'inferno... al paradiso fiscale
Obvaldo rafforzerà, assieme ad Appenzello Esterno, la sua posizione di cantone più vantaggioso in campo fiscale. Oltre all'aliquota unica dell'1,8%, la flat rate tax obvaldese prevede una deduzione di 10'000 franchi annua per tutti i redditi. Essa dovrebbe favorire le persone con bassi salari, che trarrebbero altrimenti pochi vantaggi dall'imposizione non progressiva. La particolarità della flat rate tax obvaldese è che si applica a tutti i redditi. Altri cantoni, come Sciaffusa, utilizzano già questo tipo di imposizione, ma soltanto a partire da un determinato livello di reddito e di sostanza.

Sorti contrastanti per altri due oggetti in votazione
Gli obvaldesi hanno d'altro canto respinto, con 4044 contro 3502 voti, un'iniziativa denominata "Per l'ospedale cantonale" che voleva ancorare tale struttura nella legge cantonale sulla sanità. L'obiettivo era di impedire eventuali fusioni o una chiusura del nosocomio di Sarnen. Con 5968 suffragi contro 1185. è stata infine approvata una modifica costituzionale che estende il principio di incompatibilità per vincoli di parentela nelle cariche pubbliche alle unioni domestiche registrate. In concreto: il principio secondo il quale marito e moglie o stretti parenti non possono sedere nel governo o in altre autorità varrà in futuro anche per le coppie registrate di omosessuali o per le coppie di conviventi.

Tasse d'attualità anche a Ginevra
Anche gli elettori del canton Ginevra erano chiamati alle urne domenica. Con una proporzione del 58,6%, hanno respinto l'iniziativa della sinistra per sopprimere gli sgravi fiscali accordati attualmente ai redditi superiori a 240mila franchi. Pure bocciata - nella misura del 64% - la seconda iniziativa, che proponeva l'introduzione di un contributo di solidarietà a carico delle persone con un patrimonio superiore a 1,5 milioni di franchi. I ginevrini hanno invece accettato, con una maggioranza del 57,3%, l'agevolazione fiscale a favore delle nuove imprese. Le nuove aziende saranno dunque esonerate dall'imposta sul capitale durante i primi tre anni di attività. Gli elettori del cantone lemanico hanno pure dato il nullaosta, con il 60,4% dei suffragi, a un abbassamento delle tasse di circolazione per i furgoni, che erano state rincarate del 60% nel 2002.

Un sì che mette fine a un diverbio con Berna
Oggetto molto discusso, anche la nuova Legge sulla disoccupazione ha superato l'esame delle urne. la normativa, che prevede tra l'altro la soppressione degli impieghi temporanei cantonali, ha ottenuto una maggioranza del 68,5%. Si pone così termine al conflitto sulla questione sorto con la Confederazione, che chiedeva l'abrogazione degli impieghi temporanei, ritenuti contrari al diritto federale. Gli elettori hanno inoltre accettato di fornire una base legale, ancorandoli nella Costituzione cantonale, agli attuali monopoli pubblici sulla distribuzione dell'acqua e dell'elettricità. Nel primo caso, la proposta - praticamente incontestata - ha raccolto il 75,9% di adesioni. Il monopolio sull'elettricità, combattuto dalla destra, ha invece riunito una maggioranza del 59%. I votanti, infine, hanno plebiscitato con il 93,7% di voti favorevoli la nuova legge sull'alloggio, che impone al Cantone di applicare elevati standard di risparmio energetico alle costruzioni degli stabili pubblici e degli alloggi sussidiati.

Sphere: Related Content

venerdì 23 novembre 2007

Redditi da marciapiede: ora la prostituzione alimenta il Tesoretto.

Una prostituta ne centro di Londra
(Panorama) Che le prostitute paghino le tasse come qualsiasi altra categoria. E come accade senza scandalo in altri (civilissimi) Paesi europei tra cui la Spagna, la Svizzera, il Belgio, l’Olanda, la Germania. La Commissione tributaria della Lombardia ha deciso, con una sentenza che non mancherà di far discutere, che anche le lucciole devono destinare una parte del proprio reddito alle finanze pubbliche. Il fatto è che i controlli del Fisco si fanno via via più sofisticati e chi non è in grado di giustificare il proprio tenore di vita rischia di essere chiamato dall’Agenzia tributaria a produrre una documentazione adeguata. È accaduto a molti sedicenti nullatenenti, ma anche a una bella di notte, tale M.L, che, pur professandosi disoccupata, risultava proprietaria (secondo un controllo incrociato sulle compravendite di case presso l’Agenzia 3 di Milano) di un lussuoso appartamento di 130 metri quadri nel cuore del capoluogo lombardo, di altri due monolocali in città, di altri tre tra Corsico e Baggio. E a completare il patrimonio - scrive stamani il Corriere della Sera - due autovetture del valore, secondo i detective delle Entrate, di un miliardo e 605 milioni di vecchie lire. Tutti beni acquistati, secondo l’Agenzia, grazie a quello che viene definito, a torto o a ragione, come il mestiere più antico del mondo. Risultato: la signora (che in primo grado aveva ottenuto l’annullamento della sanzione) dovrà pagare una multa di 70 mila euro per aver presentato una dichiarazione dei redditi non veritiera risalente al 1998. Domanda del cronista del Corsera: “Si è mai vista una prostituta che rilascia la ricevuta?”. Per ora no, ma, come cantava Dylan, i tempi stanno cambiando. E se alcuni Paesi europei sopracitati hanno scelto di legalizzare il mercimonio sessuale, altri (come l’Iran, la Cina, gli Stati Uniti, l’Irlanda) continuano a considerare di fatto illegale (e quindi inesistente per il Fisco) quest’antica attività lavorativa. A questa lista si aggiunge anche la Thailandia, epicentro del turismo sessuale dove però le autorità - in base a un decreto del 1996 - continuano a vietare la prostituzione. Almeno sulla carta: le apparenze sono preservate.

Sphere: Related Content

giovedì 8 novembre 2007

Fisco e Vaticano: «La Chiesa paghi l'Ici». Ma il «fronte cattolico» ferma i socialisti.

L'emendamento raccoglie solo 12 voti a favore.
No dei Democratici, sinistra astenuta. Angius: sconcertante.

(Roberto Zuccolini - Corriere della Sera) Nelle intenzioni dei socialisti era una «crociata laica» per annullare l'esenzione dell'Ici alla Chiesa. Ma alla fine si è trasformata in una batosta: solo 12 senatori a favore, 240 contro (tutta la Cdl e i moderati dell'Unione), 48 astenuti, cioè la sinistra radicale con qualche eccezione. Una sconfitta che ha trovato nella compattezza del Pd un suo punto di forza. Perché in questo caso il partito di Veltroni non ha avuto un'ombra di dubbio nel votare contro e a difesa della Chiesa. Tanto che Gavino Angius, uno dei massimi sponsor dell'emendamento, che in quel momento presiedeva l'aula di Palazzo Madama, grida al «tradimento ». Mentre l'Udeur, al contrario, minaccia «mani libere» per il precedente di un gruppo dell'Unione, anche se minoritario, che non osserva la ferrea disciplina del Senato, dove la maggioranza ha pochissimi voti in più della Cdl.
L'emendamento all'articolo 2 della Finanziaria parte con una versione molto severa nei confronti della Chiesa: abolizione dell'esenzione anche per le attività non a fini di lucro. All'ultimo momento il primo firmatario, il socialista Accursio Montalbano, toglie quest'ultimo riferimento, ma non accoglie il pressante invito del relatore della Finanziaria Giovanni Legnini a ritirare l'emendamento. Si apre subito la discussione e intervengono un po' tutti i gruppi. Dal centrodestra arrivano accuse di «dibattito ottocentesco» e «anticlericalismo di principio». L'udc Francesco D'Onofrio parla di «laicismo deteriore» e di «regole vessatorie per le istituzioni caritatevoli».
Dai moderati dell'Unione, in particolare dal Pd, giungono invece inviti a considerare che, di fatto, c'è già una trattativa aperta tra Stato e Vaticano per risolvere il problema, anche alla luce della lettera inviata dalla Ue all'Italia per fare chiarezza sull'argomento. Ragionamento che suggerisce alla sinistra radicale di scegliere per l'astensione (che comunque al Senato vale come voto contrario). Così come spiega la combattuta Rina Gagliardi, di Rifondazione Comunista: «Noi vorremmo votare questo emendamento, ma il senso di responsabilità ci fa esprimere una scelta diversa e sofferta. Speriamo che analogo senso di responsabilità sia diffuso in tutte le componenti della coalizione». Protesta Montalbano: «Mi pare serpeggi una sorta di invito garbato ad una disciplina di maggioranza rispetto a temi di questa natura». Ma alla fine, oltre a se stesso e all'altro socialista Barbieri (Angius presiedeva l'aula) l'emendamento accoglie il «sì» di appena altri dieci senatori tra cui il verde Marco Bulgarelli, il repubblicano Antonio Del Pennino, l'ex di Rifondazione Franco Turigliatto e Furio Colombo.
Ma la scelta del gruppetto, oltre alle dichiarazioni pro astensione della sinistra radicale, non piacciono affatto al capogruppo dell'Udeur, Tommaso Barbato, che avverte gli alleati: «Prendiamo atto dell'atteggiamento della sinistra su questo punto e, di conseguenza, ci sentiamo liberi di comportarci in maniera analoga nel prosieguo dell'esame della Finanziaria ». Alla fine la bocciatura è sonora. Luigi Lusi dell'Ulivo tira un sospiro di sollievo: «Il testo dei socialisti era schizofrenico perché avrebbe colpito sia le mense della Caritas che alcune associazioni laiche». L'ex ds Gavino Angius parla invece di «voto semplicemente sconcertante». Quello del Partito democratico, «sorprendente, ma non troppo per via dell'abbraccio con i settori teodem dell'ex Margherita». Ma, soprattutto, quello di Rifondazione Comunista: «La sua astensione ha veramente dell'incredibile. Come quella di Sinistra democratica, Verdi e Pdci. Forse più che radicale questa sinistra è diventata ormai flessibile».

Sphere: Related Content

sabato 27 ottobre 2007

Ultime dal governo delle tasse: Il canone Rai finisce in bolletta.

Idea di Petruccioli. In Finanziaria una norma per arginare il fenomeno dell'evasione e soccorrere le finanze del servizio pubblico.

(Il Corriere della Sera) Una caccia agli evasori in grande stile per chiudere una volta per tutti gli annosi problemi di bilancio della Rai. Come? Facendo pagare il canone direttamente in bolletta della luce. Così nessuno potrà sottrarsi al pagamento dell'abbonamento. L'idea, geniale quanto diabolica, è venuta al presidente (peraltro sfiduciato nei giorni scorsi dalla Commissione vigilanza) di Viale Mazzini, Claudio Petruccioli.

IN FINANZIARIA - La norma che permette il pagamento dei 104 euro del canone annuale nella bolletta delle aziende elettriche potrebbe essere inserita già nella Finanziaria 2008. L'eventualità è stata annunciata durante la presentazione del piano industriale 2008-2010 della tv pubblica. «Noi abbiamo fatto le nostre proposte - ha spiegato il presidente Claudio Petruccioli - Ora ci auguriamo che ci sia una risposta a un problema reale che riguarda l’evasione dal pagamento del canone».

ALL'INCASSO - La Rai incassa circa 1,5 miliardi di euro dal canone ogni anno (il costo per singolo abbonato è, come detto, di 104 euro), ma secondo le stime circa il 25% dei telespettatori lo evade, contro una media sotto il 10% in Germania e Gran Bretagna e un solo 5% di evasori in Francia. Il canone Rai non è il più alto in Europa (in Svizzera, per esempio, costa circa 290 euro, in Svezia 220, in Gran Bretagna e Germania 200), ma la Rai è anche la tv pubblica europea che registra la maggior quota di introiti dalla pubblicità, addirittura il 52% dei ricavi totali, contro il 23% della Bbc e il 36% di France Television. Insomma, è la conclusione dei vertici della Rai, vista la forte evasione sul canone per ottemperare alle esigenze e agli obblighi di servizio pubblico la Rai deve far fronte alle spese anche attingendo risorse dalla raccolta pubblicitaria (circa 300 milioni secondo la contabilità del 2006). Invece, almeno in teoria, dovrebbe vigere una perfetta separazione contabile: i programmi del «servizio pubblico» dovrebbero essere pagati dall'introito del canone; la pubblicità dovrebbe invece finanziarie gli aspetti «commerciali» della tv di Stato.

Sphere: Related Content

giovedì 25 ottobre 2007

8x1000: breve lezione di filosofia per Buttiglione.

Il Senato sta discutendo l’otto-per-mille, che funziona cosi’: il contribuente puo’ scegliere di devolverlo a 7 organizzazioni differenti. Fatto il conto delle scelte espresse, si divide l’otto-per-mille secondo le percentuali risultanti, assegnando secondo queste percentuali anche quello di tutti coloro, il 60%, che non compilano quella parte della dichiarazione dei redditi. In questo modo la Chiesa Cattolica, che ottiene quasi il 90% delle preferenze, riceve anche il contributo del 90% di coloro che non esprimono alcuna preferenza.

Cosi’ circa la meta’ dei contribuenti italiani danno l’otto-per-mille alla Chiesa Cattolica anche se non hanno scelto di devolverlo alla Chiesa Cattolica. Angius ha detto, in aula, che il sistema dell’otto-per-mille viola la liberta’ dei cittadini perche’ il loro contributo va alla Chiesa Cattolica anche se non hanno scelto la Chiesa Cattolica.

Gli e’ stato risposto, da Buttiglione, che il sistema non viola la liberta’ del cittadino che non vuole che il suo contributo vada alla Chiesa Cattolica, perche’ quel cittadino puo’ scegliere un’altra organizzazione (tra cui lo Stato).

Questa replica e’ inammissibile: il fatto che il cittadino non si sia espresso non puo’ essere considerato come un consenso implicito a che il proprio contributo vada alla Chiesa Cattolica.
Si potrebbe replicare che il silenzio puo’ essere considerato una forma di consenso, visto che esiste l’alternativa di scegliere un’altra organizzazione. Ma questo potrebbe essere vero solo se la domanda fosse la seguente: vuoi che il tuo contributo vada alla Chiesa Cattolica?

In quel caso, potrebbe essere lecito prendere non solo l’assenso, ma anche il silenzio, come consenso. Ma se la domanda e’ “A chi vuoi che venga destinato il tuo contributo?”, allora non ha senso parlare di silenzio come consenso, perche’, ovviamente, non c’e’ niente nella domanda a cui si possa dare il proprio consenso.

Sphere: Related Content

5 per mille: la beffa continua.

(Gino.splinder blog) La beffa del tetto imposto sul gettito ricavato dal 5 per mille da destinare alla solidarietà e alla ricerca continua, alla faccia della mobilitazione del settore non profit.
Quelli della "serietà al governo" ci hanno provato di nuovo con il giochino delle 3 carte, facendo incavolare pure l'Unicef... Evidentemente hanno visto che se aspettano le donazioni spontanee ai ministeri stanno freschi.
Meglio attingere direttamente dal "malloppo". Poi non si lamentino se la popolarià dell'esecutivo è ai minimi storici e le contestazioni si allargano. Pensate: con tutti i "tesoretti" che si sono inventati negli ultimi mesi, pare che non riescano a trovare poche centinaia di milioni per gli emofiliaci. Anche in questo caso il precedente governo, pur in una congiuntura economica molto più difficile, fece meglio di questi che volevano "organizzare un po' di felicità" per gli Italiani.

Fino ad ora hanno saputo solo aumentare le tasse e la spesa pubblica, tagliando le gambe alla già debole ripresa economica, mentre ci raccontano balle. Viene da piangere... Insomma, ci tocca sperare nell'ennesimo "emendamento riparatore"... bravi Bobba e Ferrante, ma non capisco perché ve la prendete con l'opposizione. Vi ricordo che al governo c'è il vostro amato "cattolico adulto" Prodi, e che la finanziaria la scrivono i vostri amici.

L'opposizione può solo controllare e mettere in evidenza le cavolate da essi commesse (tanto quando fa controproposte costruttive la maggioranza le boccia comunque, ricorrendo se necessario al voto di fiducia). E in questo periodo è difficile stare dietro a tanta abbondanza... E a volerla dire tutta, il meccanismo del 5 per mille fu introdotto dal "diabolico" (secondo loro) governo Berlusconi, tramite il criticatissimo ministro Tremonti. Avete voluto Prodi? Adesso godetevelo!

Sphere: Related Content