Cattolici, ebrei e musulmani insieme per dire sì alla "Proposizione 8".
(a fianco il pastore Jim Garlow della Skyline Church) Le fedi della California si uniscono contro i matrimoni tra omosessuali. Gli organizzatori sperano nel supporto di un milione di credenti per combattere la battaglia contro le nozze tra gay e lesbiche. Il mese prossimo se tutto andrà secondo i piani centinaia tra cattolici, mormoni, ebrei, musulmani, cristiani evangelici e indù mostreranno il loro sostegno piantando nei loro cortili delle sorte di cartelli con scritto “Sì alla Proposizione 8”, il referendum abrogativo che si terrà a novembre e che potrebbe mettere un divieto definitivo ai matrimoni gay nella Costituzione dello Stato. Un progetto forte a ambizioso che a detta di alcuni analisti politici potrebbe servire a costruire preziose alleanze superando i confini religiosi e costruendo nuove coalizioni attorno alle questioni politiche della California. Il più grande coinvolgimento in questa campagna è rappresentato da mormoni, cattolici e cristiani evangelici, mai così in stretto contatto per portare avanti una battaglia. Mark Jansson, un mormone membro della Protect Marriage Coalition, ha detto che il gruppo comprende anche ebrei, musulmani e indù. “La cosa che ci unisce è un’ossessione comune: il matrimonio”, ha detto Jim Garlow, pastore della Skyline Church, una congregazione evangelica di La Mesa.
lunedì 25 agosto 2008
California, fedi unite contro i matrimoni tra omosessuali.
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martedì 25 marzo 2008
Tel Aviv. Gay palestinese potrà vivere con il proprio fidanzato israeliano.
(Agi) Storia d'amore intensa e alternativa con lieto fine (nonostante il teatro fosse tra i piu' pericolosi e ostili del mondo): dopo otto anni d'attesa, un gay palestinese ha ottenuto il permesso di vivere a Tel Aviv con il suo fidanzato israeliano. Il giovane ha 33 anni e vive nella zona di Jenin, in un ambiente -quello palestinese- poco favorevole alle relazioni omosessuali, tanto meno con partner israeliani. Steso un velo di segretezza sui nomi dei protagonisti, la storia e' stata raccontata dal quotidiano israeliano 'Yediot Ahronot'. Anni fa il palestinese aveva inviato un lettera al ministero dell'Interno per chiedere il permesso di trasferirsi in Israele e vivere con l'uomo -un ingegnere informatico 40enne- che e' il suo partner da otto anni. Ma secondo 'Yediot Ahronot', finora non aveva ricevuto alcuna risposta. Finche' l'omosessuale palestinese non ha deciso di scrivere direttamente al generale Yossef Mishlav, coordinatore militare in Cisgiordania e a Gaza, chiedendo un permesso speciale e temporaneo: la sua vita -spiegava nella lettera- era in pericolo dopo che la sua famiglia aveva scoperto la relazione omosessuale. Di solito e' praticamente impossibile per i palestinesi che vivono in Cisgiordania ottenere il permesso di viaggio in Israele. E invece, con un 'via libera' decisamente raro, il generale Mishlav gli ha consenti di raggiungere il fidanzato a Tel Aviv. Il giovane, che e' stato interrogato anche dallo Shin Beth sulle sue intenzioni, dovra' rinnovare l'autorizzazione ogni mese, in attesa del permesso definitivo del ministero dell'Interno. Nonostante la temporaneita' del permesso, la coppia sembra molto felice: "Sono malato di cuore e ho bisogno del mio partner accanto", ha spiegato al quotidiano israeliano, il giovane israeliano. Adesso i due vivranno insieme a Tel Aviv, la citta' mediorientale piu' tollerante con l'omosessualita', teatro ogni anno di una colorata e vivace sfilata dell''orgoglio gay'.
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martedì 4 marzo 2008
Oggi a Milano incontro su "Ebraismo e omosessualità".
(Gionata.org) II rabbino Haim Ciprian di Lev Chadash, la prima sinagoga liberale in Italia, terrà una conferenza per approfondire il tema "Ebraismo e omosessualità". Perchè l'ebraismo non è incompatibile con l'omosessualità' e per tentare di comprendere se la scelta di un'affettività omosessuale sia o meno compatibile con un Ebraismo religioso e osservante pienamente vissuto, con tutto ciò che ne deriva, come per esempio il problema dell'omogenitorialità.
Incontro su: Ebraismo e omosessualità. Perchè l'ebraismo non è incompatibile con l'omosessualità'
Il rabbino della Sinagoga Lev Hadash, dr. HAIM CIPRIANI, parlerà sul tema "Ebraismo e omosessualità", infatti "La nostra congregazione ha un'idea molto precisa di come vuol praticare il suo ebraismo: in continuità con la tradizione millenaria del popolo ebraico, ma con la massima apertura per le esigenze etiche universali del mondo contemporaneo, in particolar modo quando il pericolo è quello di discriminare interi gruppi all'interno del popolo ebraico, come le donne o coloro che hanno propensioni affettive diverse.
L'anno scorso con alcune conferenze del nostro rabbino abbiamo mostrato come la normativa ebraica tradizionale, non applicata nelle sinagoghe che si definiscono ortodosse, imponga alle donne gli stessi doveri in fatto di culto e vita religiosa. E' quel che noi pratichiamo, chiamando a Sefer le donne, secondo la legge talmudica e contandole nel minjan con la tranquilla coscienza di non compiere una trasgressione alla legge ebraica, ma di applicarla invece correttamente.
Per quanto riguarda l'omoaffettività e l'omosessualità, l'idea che la scelta di vita delle persone omosessuali non sia un "peccato" ma un modo legittimo come gli altri di realizzare la propria vita affettiva è oggi patrimonio civile del mondo occidentale. Resta da vedere se ciò è compatibile con i valori della Torà e se possa essere accettabile dal punto di vista religioso ebraico.
L'ebraismo tradizionale ha di solito condannato questa scelta sulla base di un famoso versetto della Torah (Lev. 18,22), che dice « Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è to'eva. ». Ma questa è una proibizione dell'omosessualità, come ritiene l'ebraismo ortodosso? Cosa è una "Toevà"? Che cosa si intende per "peccato" nell'Ebraismo?.
Il 4 marzo alle ore 20.45 presso la nostra sede il rabbino di Lev Chadash, Haim Ciprian, terrà una conferenza per approfondire questi temi e per tentare di comprendere se la scelta di un'affettività omosessuale sia o meno compatibile con un Ebraismo religioso e osservante pienamente vissuto, con tutto ciò che ne deriva, come per esempio il problema dell'omogenitorialità
4 Marzo 2008 - Ore 20.45
presso la sede di LEV HADASH - Associazione per l'Ebraismo Progressivo- Piazza Napoli, 35 - MILANO (angolo via Giambellino - entrata da ingresso carraio - citofono A.E.P.)
Lev Chadash, sinagoga liberale in Italia
Sito web http://lnx.levchadash.info/
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09:54:00
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lunedì 17 dicembre 2007
Caccia ai nazisti: Parte l’Operazione Ultima Chance.
Intanto un numero di telefono cellulare (153-590-4100) e un indirizzo e-mail (operacionultimaoportunidad@gmail.com) sono stati messi a disposizione del pubblico. Tra gli obiettivi principali di questa versione latinoamericana della tradizionale caccia ai criminali nazisti da parte del Centro Wiesenthal la cattura di Aribert Heim, chiamato anche il “Dottor Morte” o “il Macellaio”, accusato di aver ucciso migliaia di persone su cui ha praticato esperimenti medici nel campo di concentramento Mauthausen. Il “Macellaio” si troverebbe a Puerto Montt, in Cile, dove risiede anche una delle sue figlie che, tuttavia, non ha mai fatto nulla per recuperare i due milioni di dollari che ancora oggi sono depositati su un conto corrente a Berlino intestato allo stesso Heim.
Chiunque darà informazioni utili alla cattura dei circa 300 criminali nazisti che dopo la Seconda Guerra Mondiale trovarono rifugio in Argentina, Cile, Brasile e Paraguay sarà ricompensato con 10mila dollari ma l’importo sale sino a 454mila dollari nel caso si arrivi alla cattura del Dottor Morte che oggi avrebbe 92 anni. Per ora l’Operazione Ultima Chance è stata presentata dal Centro Simon Wiesenthal in Brasile e in Argentina e nei prossimi giorni sarà il turno di Uruguay e Cile, dove si sta stringendo il cerchio attorno a Aribert Hein, il Macellaio di Mathausen alias Dottor Morte. Sphere: Related Content
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Etichette: criminalità, ebraismo, guerra, nazismo, neonazismo, shoa, sudamerica
mercoledì 7 novembre 2007
Dagli Usa il rabbino omosex: la discriminazione dei gay non sta scritta nella Bibbia.
(Querrblog) Girovagando nell’universo delle notizie d’oltreoceano, mi sono imbattuta in un’intervista pubblicata dal Columbus Dispatch che mi ha davvero lasciato di stucco (per una volta piacevolmente).
Mentre da noi si solleva un polverone che scuote il colonnato di San Pietro in seguito alla recente apparizione televisiva dell’alto prelato che - nel corso della trasmissione di Ilaria d’Amico - prima ha ammesso la propria omosessualità e poi ha fatto marcia indietro, ergendosi a paladino (incompreso, poverino) della moralità vaticana, negli Stati Uniti, c’è un rabbino ebreo che non ha esitato, non solo a dichiararsi pubblicamente omosessuale, ma addirittura a parlare contro il più grande best-seller che la storia ricordi: la Bibbia.
Steven Greenberg, questo il nome del rabbino progressista, definisce assolutamente inammissibile l’utilizzo delle sacre scritture come pretesto per discriminare gruppi interi di persone, e il riferimento è logicamente ai gay, colpevolizzati e discriminati da sempre, tanto dai cattolici, quanto dagli ebrei (non che le altre religioni…), proprio richiamandosi ai dettami del Vecchio Testamento.
Secondo il gaio rabbino, infatti, non c’è proprio scritto da nessuna parte che l’omosessualità sia contro Dio, che sia peccato mortale, che sia una malattia, e altre amenità del genere che i nostri amatissimi preti ci hanno da sempre propinato.
Certo, come ammette lui stesso, c’è un passo delle antiche scritture che lo ha messo un po’ in difficoltà, ed è quello del Levitico 18:22, che prescrive al fedele che “non dovrà giacere con un uomo allo stesso modo in cui giace con una donna”.
Greenberg a dire il vero se la cava con una sufficienza scarsina a questo punto, dicendo che in realtà il testo fa riferimento agli atti violenti che implicano l’umiliazione dell’altra persona: lo stupro insomma. E meno male! Tuttavia per una volta anche io devo riconoscere che ogni tanto gli americani sono davvero avanti.
Ve la immaginate in Italia un’uscita del genere? Mi viene da ridere solo al pensarci, eppure qualcosa mi dice che prima o poi (coi soliti 80 anni di ritardo) anche da noi accadrà qualcosa del genere.
Già godo come uno struzzo ad immaginarmi (che vita grama la mia, vedete come passo il tempo) il cardinal Ruini o il cardinal Bertone, oppure ancora meglio l’infaticabile Padre Georg che, finalmente libero dai rigidi dettami imposti dalla sua fede, allevia la sua coscienza (e i nostri maroni), segue i suoi desideri e (soprattutto) convince il suo “superiore” che è ora di smetterla con ‘ste fesserie da Santa Inquisizione, e saremo tutti felici & contenti.
Va bene, forse ho esagerato un pò…ora rimetto a posto “Uccelli di Rovo”…
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