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domenica 10 agosto 2008

Natalia Aspesi. L´insostenibile leggerezza di vivere coming out.

Nascosti, rimossi e perseguitati per secoli da perbenisti, tradizionalisti e illuministi. Nonostante il riscatto del ´68, ancora senza diritti in gran parte del mondo. Ma nell´immaginario, nelle arti e soprattutto nei libri, mai come ora, gli omosessuali vivono il loro successo.

(La Repubblica) Nell´Italia perbene degli anni Cinquanta quella parola lì non veniva pronunciata, né si era certi che quelli là esistessero davvero. C´erano sussurri, pettegolezzi, illazioni, malignità, ironie, angosce, ma neppure i ballerini ossigenati della Wanda Osiris che sculettavano su e giù per le scalinate rosa di riviste come Il diavolo custode o Galanteria erano stati del tutto convincenti. Né destavano sospetti certi maturi scapoloni imprendibili anche dalle più vivaci vedove di guerra, che sempre estraevano dal portafoglio la foto sdrucita di una giovinetta, la fidanzata sul cui letto di morte per consunzione avevano giurato di esserle fedeli per sempre.
Intanto nel paese dei nostri sogni, l´America, chi lo era cercava strenuamente di non esserlo e se era ricco si affidava a costosi e distruttivi analisti nella curiosa speranza di guarire dall´innominabile peste, tanto da non perdere più la testa per marinai in libera uscita e compagni di banco. L´ironica e drammatica biografia di Edmund White (My Lives, pubblicato in Italia da Playground) comincia così: «A metà degli anni Cinquanta, quando avevo all´incirca quattordici anni, dissi a mia madre che ero omosessuale: all´epoca si usava questa parola, "omosessuale", in tutta la sua diabolica maestosità, avvolta in eterei vapori, un misto di malvagità e malattia».
Eppure anni prima, nel ‘48, era già uscito negli Stati Uniti La statua di sale di Gore Vidal, un romanzo esplicitamente omosessuale, ignorato dai critici indignati o attaccato con recensioni furibonde, come ricorda lo scrittore nella sua autobiografia Palinsesto (Fazi Editore): «Uno degli aggettivi più usati era "sterile", che era anche una parola in codice per significare finocchio». Ma il libro era diventato subito un best seller, «letto non solo dai repressi e velati abitanti di Sodoma, ma anche da moltissime altre persone, tra cui il dottor Kinsey», il cui rapporto sul comportamento sessuale dei maschi americani pochi mesi dopo avrebbe scandalizzato il mondo, dichiarando tra l´altro che tra loro almeno il trentasette per cento aveva avuto esperienze omosessuali.
Per i milanesi la scoperta che gli «invertiti», come si chiamavano allora a bassa voce, non solo esistevano ma erano tanti, avvenne alla prima dei "Legnanesi", mitica e irresistibile compagnia di travestiti dilettanti: il teatro ne era festosamente pieno, anche se i meno audaci erano accompagnati dalla loro ignara anche se perplessa fidanzata.
Le autobiografie di Vidal e White sono uscite rispettivamente nel 1995 e nel 2005 (in Italia nel 2000 e nel 2007) e in quel decennio la letteratura e la saggistica omosessuale si sono talmente moltiplicate che chiunque abbia avuto l´ingenuità di sistemare nella sua libreria un angolino gay oggi si ritrova completamente sepolto da montagne di volumi che invadono tutta la casa, cacciando quel poco di languente cultura etero ereditata dai nonni.
La moda e l´ardire del coming out e dell´outing, cioè del dichiararsi omosessuale o del rivelare l´omosessualità di altri, hanno spazzato via ogni indugio e dubbio, hanno disseppellito segreti inconfessati e rivoluzionato illustri e timorate biografie, talvolta documentando semplici voci, altre volte prendendo eccessive e non del tutto ortodosse libertà: da re Luigi XIII di Francia ad Alessandro Magno, da Carlomagno ad Achille, da Horace Walpole a Lawrence d´Arabia, da Caravaggio a Bacon, da Charles Laughton ad Alan Bates, da Hedgar Hoover a Raymond Burr, da Sergej Eisenstein a John Cage, da Marcel Proust a Henry James, da W. H. Auden a E. M. Foster, da Petr Ilic Cajkovskij a Benjamin Britten (vedere l´enciclopedico opuscolo Gaiezze, editore Kowalski). Più inchieste invadenti in varie categorie: generali dell´esercito, uomini di chiesa, nazisti, pompieri, atleti, filosofi, castellani, partigiani, aborigeni e altro. Senza contare le signore, abbondanti in ogni campo e solitamente celebri non tanto per le loro capacità artistiche quanto per la marca del loro sigaro o per il numero sterminato di amanti femmine, tipo la pittrice Romaine Brooks, la poetessa Natalie Clifford Barney, l´architetta d´interni Elsie de Wolfe, la scrittrice Patricia Highsmith, l´antropologa Margaret Mead ecc. ecc.
Tra tanto rutilare di celebrità di cui si è sospettata o confermata o scoperta la lesbogayezza, e in attesa che venga raschiato il fondo del barile sessuale (ultima autobiografia Ecce homo, venticinque anni di rivoluzione gentile, di Franco Grillini), si finisce col chiedersi, inquieti, se siano mai esistite personalità di inattaccabile totale eterosessualità e se quindi non sia il caso di invertire la pignola e ossessiva ricerca, studiando quegli uomini e quelle donne che di sicuro, senza ombra di dubbio, se monarchi mai attentarono alla virtù dei loro paggi e se ballerine classiche respinsero sempre le avance e le perle di poco virtuose duchesse russe.
Viene anche voglia di sapere come mai, con questa storica e vasta popolazione di famosi homo, ancora oggi si stia lì ad accapigliarsi se, una volta usciti allo scoperto, possano ancora fare il vescovo o il colonnello o l´insegnante, o persino ottenere la patente di guida. Mentre le prime pagine dei nostri giornali regolarmente riportano le risse in parlamento su eventuali riconoscimenti di coppia tipo reversibilità della pensione, o di famigliole con due mamme: richieste di diritti che comunque da noi tra fulmini e saette vaticani finiscono sempre col cadere nel vuoto.
Ultimo trionfo gay: la grande, magnifica mostra appena inaugurata al londinese British Museum, dedicata all´imperatore Adriano (già celebrato dalla Yourcenar, altra prodigiosa scrittrice lesbienne) famoso non solo per il vallo in difesa delle conquiste romane in Britannia, ma anche per la sua passione inestinguibile per Antinoo, il ragazzo venuto dalla Bitinia e celebrato dopo la sua morte come un dio.
Sull´intasata bibliomania gay piomba adesso un bel volumone del tipo che si tiene in vista sul tavolino tra i divani, se non si hanno piccini timorati in casa: si intitola Vita e cultura gay (editore Cicero, 382 pagine, 48 euro) a cura di Robert Aldrich, professore di storia europea all´università di Sidney, tra l´altro autore di un Who Is Who in Gay and Lesbian History che ne fa uno dei più dotti studiosi della materia. L´edizione italiana ha in copertina il romantico Ritratto di due amici (1552) del Pontormo, elegantemente vestiti di nero come si usava qualche anno fa tra coppie di giovanotti fashion, e contiene tutto lo scibile gay-lesbico-bisessuale-transgender-transessuale, dall´Europa agli Antipodi, con incontri e scontri sorprendenti tra le diverse culture: i conquistatori spagnoli che, scoprendo nel Sedicesimo secolo i berdache (vestiti da donna) del Nuovo Mondo, li diedero in pasto ai cani; l´inglese Lady Montagu che, studiando molto da vicino i rapporti tribadici cioè lesbici negli harem turchi all´inizio del Settecento, ne ricavò lettere sublimi; il francese Flaubert, quello di Madame Bovary, che raccontò nei suoi diari gli incontri sessuali decadenti con ragazzi arabi.
A parte i saggi di massima erudizione, che testimoniano l´impegno sofisticato e accanito del mondo accademico queer, è la ricchezza delle illustrazioni a ricordarci che gli uomini amano gli uomini e le donne le donne sin dal momento in cui l´evoluzione li ha trasformati in homo sapiens. Prima non si sa, non essendosi ancora la paleoantropologia gay interessata alla sodomia tra australopiteci e paleoantropi. Ci sono vasi greci con satiri porcaccioni - si sa che nel culto di Dioniso il fallo rappresentava il desiderio di essere penetrati - per non parlare del Simposio di Platone, su cui nei secoli angosciosi della vergogna, gli studenti imparavano a conoscere l´amore socratico che aiutava, se del caso, a giustificare i propri terrorizzanti peccati della carne. Nell´antica Roma i bordelli maschili abbondavano, gli schiavi solleticavano anche Virgilio, ma è raro vedere una coppia romantica come quella incisa sulla argentea coppa Warren, che risale al 50 dopo Cristo: i due uomini nudi si tengono per mano, un po´ storditi, il più giovane seduto in grembo al più vecchio, le natiche del primo che premono sul sesso del secondo.
Poi vennero tempi bui, sempre più bui, e sono crudelissime le incisioni e i dipinti e le miniature medioevali che mostrano le virtuose punizioni comminate dall´inquisizione religiosa e secolare, spesso solo per ragioni politiche e di potere, agli accusati di sodomia. Come, nel 1326, lo squartamento in cima a una scala, prima di essere gettato ancora vivo sul rogo, di Hugh il Giovane, uno dei tanti amanti di Edoardo II re d´Inghilterra, quello celebrato da un magnifico film di Derek Jarman, morto di Aids nel 1994. Non meno terrorizzante Il giudizio universale di Taddeo di Bartolo, l´affresco del tardo Quattordicesimo secolo nella Collegiata di San Gimignano, che illustra, tra adultere torturate, anche un uomo nudo con in testa il cartello «sotomitto», fastidiosamente impalato dalla bocca all´ano.
Per secoli la punizione per la sodomia fu il rogo, poi, più generosi, nel Settecento gli inglesi scelsero l´impiccagione e gli olandesi la garrota o l´affogamento. Anche se poi la persecuzione della sodomia (che comprendeva ogni pratica sessuale non procreativa anche con signore) fu più casuale che sistematica, in più contemporanea alla celebrazione dell´amore affettuoso tra uomini, in società, nell´arte e in letteratura. Federico il Grande, lui stesso curioso di truppe, accordò alla Prussia «libertà di coscienza e di uccello», sostituendo alla pena capitale le frustate e l´esilio a vita. Quasi contemporaneamente, nel 1768, l´imperatrice Maria Teresa decretò che nei suoi possedimenti, Austria, Ungheria e Boemia, i sodomiti dovevano essere «sterminati dalla faccia della terra e bruciati sul rogo». In Francia gli illuministi avrebbero dovuto essere appunto più illuminati, ma come capita quasi sempre a chi se la prende con le istituzioni, chiesa monarchia e altro, con le cose del sesso erano molto meno spigliati. Per Voltaire, «l´amore detto socratico» era «un vizio distruttivo per la razza umana» e addirittura «un disgustoso abominio», anche se poi Diderot, che attribuiva il sesso tra maschi tra gli indigeni americani alla bruttezza delle loro donne, ammise che nei bagni pubblici aveva notato un giovane di straordinaria bellezza, tanto che «non riuscii a trattenermi, dovetti avvicinarmi a lui». E non fu il codice napoleonico del 1804 a depenalizzare la sodomia in Francia, ma la Rivoluzione francese, che nel nuovo codice penale del 1791 neppure la menzionava perché non potevano considerarsi illegali «quelle stupide offese, create dalla superstizione (cioè la religione), dal feudalesimo, dal sistema fiscale e dal dispotismo».
Avviso agli homoturisti: oggi l´omosessualità è ancora, almeno sulla carta, punita con la morte in Afghanistan, Iran, Mauritania, Nigeria, Sudan, Uganda; con l´ergastolo in Bangladesh, Bhutan, Guyana, India. Fu lo scrittore ungherese Károly Mária Kertbeny a usare per la prima volta la parola «omosessualità» in una lettera del 1869 indirizzata al ministro della Giustizia prussiano per chiedere l´abolizione delle leggi penali contro «gli atti innaturali». Da quel momento spuntarono da ogni parte sessuologi pro o contro, e mai tante stupidaggini furono dette e scritte con così grande dottrina. Poi vennero gli anni Venti del Novecento, di massima gayezza intellettuale e mondana soprattutto a Berlino, poi le persecuzioni naziste, infine i primi cinepersonaggi non esplicitamente gay che comunque finivano malissimo.
La prima vera rivolta gay contro l´ipocrisia, l´occultamento e le retate della polizia è del 1969, e avvenne come strascico della rivoluzione sessuale etero nell´ormai storico bar Stonewall di Christopher Street a New York. Negli anni Ottanta il virulento diffondersi dell´Aids portò tragedie, lutti e orgoglio omosessuale. Oggi, mah! Nell´omofobia che tuttora resiste, gay e lesbiche si sposano dove la legge lo consente, persino le fiction italiane fintamente bonaccione hanno simpatici personaggi gay, però appena si può negli show ancora si infilano i buffoni maschi vestiti da donna per far ridere le masse. C´è la corsa al coming out, alla mercificazione, coppie di stilisti che sino a qualche anno fa cacciavano dalle sfilate chi accennava a loro eventuali legami oggi dichiarano di voler adottare, oltre ai cani, anche dei bambini. Qualche gentiluomo di antico stampo, devoto all´eleganza dell´ombra e del silenzio, scuote la testa e ricorda il romantico critico d´arte inglese John Ruskin: «È l´eccesso di luce che rende la vita di oggi perfettamente volgare».

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1 commento:

René ha detto...

"Gays are to sex like blacks are to music, they lead the way but still are behind"

Ricordo i primi tempi, dove pensare alla propria sessualità mi destava preoccupazione, sconcerto o quel lieve disagio dietro alle mie naturali attrazioni erotiche.
E' vero che indifferentemente dal livello di evoluzione della cultura da dove si proviene o dove si vive, esistono le proprie/personali stagioni della sesualità-affettività, cioè dell'amore.
Per i più fortunati il bilancio in età matura di conflittività-appagamento, per non dire felicità, è positivo.
Per i più sprovvisti-sfigati, questa realtà è dura da accettare da sempre, perchè esclude qualsiasi incanto poetico dalla propria esistenza, e risulta tragica.
Non oso pensare in Italia, quale sia la condizione intima di vita di tantissimi cittadini mai usciti dal proprio paese, che portano dentro di sè un spirito libero, che desiderano, per sè stessi e per chiunche, una certa libertà di vita e pensiero, che non è ammessa nel Belpaese perbenista, andrebbe in contrasto con la propria necessità creativa, quel bisogno di reinventarsi giorno dopo giorno che è comune fondamento di qualsiasi esistenza serena.