(Ansa) Svastiche sul memoriale dedicato alle vittime dell'Olocausto a Berlino. Lo ha reso noto la polizia che ha aperto un'inchiesta. E' stato il custode del monumento, uno dei piu' visitati della capitale tedesca, a trovare le undici svastiche rosse e nere, dai 10 ai 60 cm di lunghezza, disegnate su sette colonne. Sabato scorso era stato profanato il monumento alle migliaia di omosessuali deportati e torturati dai nazisti, a due mesi dalla sua inaugurazione
domenica 24 agosto 2008
Germania, svastiche memoriale shoah.
lunedì 5 maggio 2008
Verona. I colpevoli erano già noti alla polizia. Insospettabili, estremisti e violenti a caccia di "diversi".
Verona, l'aggressore di Nicola Tommasoli membro di un gruppo neofascista. In passato la banda, vicina alla tifoseria dell'Hellas Verona, già indagata per aggressioni.
(La Repubblica) Botte ai "diversi", ai meridionali, ai giovani di sinistra e a tutti quelli che, secondo loro, rovinavano l'immagine di Verona. Ci sarebbero numerosi episodi violenti nel passato degli aggressori di Nicola Tommasoli, in fin di vita nel capoluogo veneto per aver rifiutato una sigaretta. Secondo la polizia, il ragazzo che ha confessato di aver preso parte al pestaggio è membro di un gruppo di estrema destra vicino al "Veneto Fronte Skinheads" e alla tifoseria dell'Hellas Verona e già noto da almeno un anno alle forze dell'ordine. Per l'ennesima volta la città scaligera torna alla ribalta per azioni di matrice neofascista.
La gang si compone di circa 17 persone di età compresa tra i 17 e i 25 anni, insospettabili figli di professionisti e irreprensibili operai. Per il procuratore di Verona Guido Papalia, "fanno parte di un'area nuova dell'estrema destra che si è aggregata spontaneamente". "Non sono militanti effettivi di gruppi neonazisti organizzati - aggiunge - anche se praticano le stesse ideologie, li abbiamo trovati con gli stessi simboli nazisti".
Tra le loro "imprese" ci sono numerose aggressioni. Tra le vittime, ad esempio, c'è un giovane con la maglietta del Lecce era stato apostrofato come "terrone" e poi massacrato di botte. Un ragazzino che utilizzava lo skate-board, invece, era stato preso di mira in quanto incapace nell'utilizzare lo strumento. Problemi anche per alcuni venditori di kebab e per i loro clienti, aggrediti perché mangiavano un prodotto non gradito alla banda.
Tra gli episodi piu cruenti, il 27 novembre del 2006 due giovani della "Chimica", un centro sociale della zona, furono feriti a colpi di spranga a San Michele Extra. In quello stesso giorno, alcuni degli indagati avrebbero picchiato un giovane in piazza Erbe perché stando seduto su alcuni scalini danneggiava l'immagine di Verona "città di Classe".
Nelle perquisizioni domiciliari effettuate un anno fa, gli agenti della polizia scaligera avevano rinvenuto numerose cassette con filmati che documentavano le azioni violente. Alcuni degli indagati avevano in casa simboli nazisti, coltelli, armi, pugnali, simboli del "Veneto Fronte Skinheads". Gli atti violenti servivano per mantenere una sorta di controllo del territorio. Il materiale video circolava e, secondo gli inquirenti, le cassette venivano persino vendute. Chi non riusciva a comprare il materiale originale si accontentava dei video scaricati dal web.
L'estrema destra veronese è stata spesso al centro di episodi di cronaca. Tra gli episodi più eclatanti, l'aggressione in diretta televisiva al leader dell'Unione del musulmani italiani, Adel Smith. In quell'occasione, un gruppo di militanti veneti di Forza Nuova aveva fatto irruzione negli studi dell'emittente di Verona Telenuovo provocando un caso di rilevanza nazionale.
Il "Veneto Fronte Skinheads", che nega qualunque coinvolgimento nell'aggressione a Nicola Tommasoli, è un'associazione fondata nel 1986 ed ha rapporti con altri gruppi di destra europei. I suoi membri, come viene raccontato anche sul sito dell'associazione, sono stati in più occasione coinvolti in scontri con la polizia e con militanti di sinistra e hanno preso parte a manifestazioni neonaziste in giro per l'Europa.
Secondo il Viminale, in Italia gli ultras violenti sarebbero circa 20mila. Di questi, tre quarti sarebbero vicini a posizioni di estrema destra, come i principali gruppi della curva dell'Hellas Verona.
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giovedì 17 aprile 2008
Neonazismo, Arrestati 16 ragazzi in Alto Adige.
(Agi) Dovranno rispondere di una serie di pesanti reati, tutti contenuti all'interno della Legge Mancino, i 16 naziskin, tutti altoatesini, arrestati questa mattina all'alba in diverse zone dell'Alto Adige nel corso di un blitz di oltre 120 uomini della Polizia di Stato al termine di una lunga e complessa indagine scattata nell'autunno 2007 che ha preso la denominazione di 'Odessa'. Sono accusati di associazione, discriminazione, violenza e odio per motivi razziali, Urban Lanthaler (21 anni), Alexander Ennemoser (25), Patrick Ennemoser (22), Wolfang Innerhofer (23), Martin Burger (20), Alexander Holzner (23), Dominik Holzner (21), Peter Paul Holzer (24), Pircher Alois (23) tutti di Scena, paesino nei pressi di Merano, Christian Goeller (25) di Castelrotto, Ivan Prantl (25) di Tirolo, Roland Unterhuber (29) di Lagundo, Peter Kofler (20) di Moso in Passiria, Robert Ebner (24) di Merano, Helmut Mueller (28) di Lagundo e Patrick Klotz (21) nato in Svizzera e residente a Malles Venosta.
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lunedì 7 aprile 2008
F1: Mosley e il sesso, nuovo capitolo. Parla una prostituta.
(Ansa) Il News of the World torna all'attacco del presidente della Fia Max Mosley e, ignorando la sua denuncia per diffamazione, intervista una delle cinque prostitute che presero parte all'ormai celebre festino in stile lager nazista. E la ragazza rivela: Mosley, 67 anni, dava ordini con un ridicolo accento tedesco mentre un'altra donna, in uniforme nazista, lo frustava fino a farlo sanguinare. "Lui filmava tutto per goderselo poi più tardi. E non era la prima volta che ci ingaggiava per soddisfare la sua libidine perversa", racconta la donna, confermando il tema nazista dell'orgia, smentito da Morley nei giorni scorsi: "Max sapeva benissimo che il tema dell'orgia era nazista, l'aveva chiesto lui". Il festino, secondo il domenicale, si è svolto alle 11.30 del mattino a Chelsea, il 28 marzo. "Seguivamo solo gli ordini - ha proseguito la prostituta - Ma disse a Mistress Switch (la donna incaricata di organizzare il tutto) che voleva una dominatrice tedesca, ne ebbe una, Mistress Zena. Lei è tedesca e indossava un'uniforme militare tedesca. Poi è stata ingaggiata Mistress Abi, anche lei doveva portare un'uniforme tedesca, una giubba della Luftwaffe. Tutti quei vestiti venivano da negozi che commerciano in rimanenze dei magazzini militari. Mi dissero che si sarebbe parlato per lo più in tedesco, e che io non l'avrei capito". "Poi - rivela - mi dissero che ci sarebbe stato questo tema nazista, con umilianti perquisizioni corporali, brutalità e che due ragazze, Leah e JD, avrebbero fatto la parte di prigioniere del campo di concentramento. Avrebbero portato uniformi a strisce, sarebbero state picchiate e avrebbero fatto sesso con Max". La fonte del News of the World rivela poi come 'Zena' "abbaiava" ordini in tedesco mentre Mosley - "un vero sadmasochista" - picchiava Leah e Jd. A sua volta, lui fu picchiato con un frustino da 'Switch', legato a una sedia. Costo dell'orgia, 2.500 sterline. E poi commenta: "Non siamo rimaste sorprese di sentire che era un sostenitore del fascismo quando aveva vent'anni. Ci dev'essere qualcosa di distorto nella sua psiche a causa della sua educazione. I suoi genitori erano nazisti, e questo deve averlo corrotto. Mi dispiace molto per lui". Il domenicale pubblica anche le dichiarazioni del tre volte campione di Formula 1 Jackie Stewart, che chiede le dimissioni di Mosley: "E' ora che faccia la cosa onorevole, e si dimetta", ha affermato, "... nessuna organizzazione del mondo può consentire a questo stillicidio di andare avanti".
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sabato 19 gennaio 2008
Naziskin, accuse di violenze e aggressioni a extracomunitari, omosessuali ed ebrei. Diciotto persone rinviate a giudizio, sei prosciolte.
(Quotidiano.net) Prosegue l'inchiesta sul gruppo di naziskin accusato di aver messo in piedi un'associazione ispirata all'ideologia nazifascista e finalizzata all'incitamento all'odio razziale. Il Gup Michele Guernelli all'udienza preliminare ha deciso di rinviare 18 persone a giudizio, con il processo che comincerà il 30 maggio prossimo davanti al Tribunale di Bologna, e di proscioglierne sei.
Gli episodi che vengono trattati nell'inchiesta del Pm Morena Plazzi, che aveva chiesto 24 rinvii a giudizio, sono aggressioni a extracomunitari, omosessuali ed ebrei, risse allo stadio con ultras avversari di opposta ideologia politica, rapporti con gruppi tedeschi di ispirazione nazista. Con parere favorevole del Pm, il Gup ha accolto le richieste dei difensori di far uscire dal carcere per andare agli arresti domiciliari Alessandro Carapezzi, 34 anni, di Sasso Marconi, considerato il leader del gruppo, e Alessandro Limido, ventottenne di Varese. Trasformati in obbligo di dimora gli arresti domiciliari di Fabio Carlini, 33, di Mirabello (Ferrara). I tre, che erano stati arrestati il 3 agosto - secondo l'inchiesta della Procura - sarebbero i promotori di un'associazione che aveva lo scopo di pianificare e commettere reati o semplici contravvenzioni determinati da motivazioni di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Nel corso dell'inchiesta, che ha contato pure su intercettazioni telefoniche e perquisizioni, il Pm aveva modificato il capo d'imputazione per un ventisettenne, di San Benedetto Val di Sambro, sull'Appennino bolognese, ritagliando anche per lui un ruolo di primo piano nell'organizzazione. Secondo l'accusa, era colui che teneva i contatti con gruppi d'ispirazione nazista, europei ed extraeuropei, per raccogliere fondi attraverso concerti e propagandare teorie sulla purezza della razza.
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lunedì 17 dicembre 2007
Caccia ai nazisti: Parte l’Operazione Ultima Chance.
Intanto un numero di telefono cellulare (153-590-4100) e un indirizzo e-mail (operacionultimaoportunidad@gmail.com) sono stati messi a disposizione del pubblico. Tra gli obiettivi principali di questa versione latinoamericana della tradizionale caccia ai criminali nazisti da parte del Centro Wiesenthal la cattura di Aribert Heim, chiamato anche il “Dottor Morte” o “il Macellaio”, accusato di aver ucciso migliaia di persone su cui ha praticato esperimenti medici nel campo di concentramento Mauthausen. Il “Macellaio” si troverebbe a Puerto Montt, in Cile, dove risiede anche una delle sue figlie che, tuttavia, non ha mai fatto nulla per recuperare i due milioni di dollari che ancora oggi sono depositati su un conto corrente a Berlino intestato allo stesso Heim.
Chiunque darà informazioni utili alla cattura dei circa 300 criminali nazisti che dopo la Seconda Guerra Mondiale trovarono rifugio in Argentina, Cile, Brasile e Paraguay sarà ricompensato con 10mila dollari ma l’importo sale sino a 454mila dollari nel caso si arrivi alla cattura del Dottor Morte che oggi avrebbe 92 anni. Per ora l’Operazione Ultima Chance è stata presentata dal Centro Simon Wiesenthal in Brasile e in Argentina e nei prossimi giorni sarà il turno di Uruguay e Cile, dove si sta stringendo il cerchio attorno a Aribert Hein, il Macellaio di Mathausen alias Dottor Morte. Sphere: Related Content
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sabato 20 ottobre 2007
Noi, nazisti della porta accanto. Ecco i nuovi estremisti di destra.
Aggressioni, risse e raduni segreti. Centinaia di denunce sono arrivate negli ultimi sei mesi. Tra Varese e Milano il nuovo laboratorio degli aspiranti resuscitatori del Terzo Reich.
(La Repubblica) La bambina ha sei anni e il braccio teso nel saluto nazista. I capelli biondi che le accarezzano le spalle, la frangetta, un vestito bianco, il sorriso inconsapevole come se stesse giocando alle belle statuine. In un'altra immagine è in piedi accanto al padre. Riproduce il gesto che le ha insegnato papà, camerata varesotto e nostalgico regimista. Poi ci sono i politici. Gente che ricopre incarichi istituzionali, che siede nei consigli comunali di importanti comuni lombardi. Nelle file di Alleanza Nazionale o del Movimento nazionalsocialista dei lavoratori (la riproduzione del partito nazista di Adolf Hitler, attivo dal 2002, tre seggi tra Nosate e Belgirate alle ultime elezioni amministrative).
Le foto di cui Repubblica è entrata in possesso li ritraggono a volto scoperto, sprezzanti di fronte all'obiettivo, in pose ardite. La più truce è a metà tra una parata delle SS e un'istantanea di terroristi Nar. I quattro nazisti, giubbotto e occhiali scuri, uno di fianco all'altro, le mascelle serrate, salutano romanamente. Con una mano. Con l'altra impugnano pistole semiautomatiche. Sono puntate verso il fotografo. Uno la brandisce inclinandola in orizzontale; un altro la tiene appoggiata al petto. Sono nazisti d'Italia. Soldati delle nuova ultradestra del nostro Paese, una galassia che, tra partiti ufficiali, movimenti e sigle minori, conta qualcosa come 15 mila tra iscritti e simpatizzanti. Ben 97 episodi criminali del 2006 sono riconducibili a gruppi neofascisti, quasi il doppio di quelli registrati nel 2005. Un centinaio tra indagati, denunciati e arrestati solo negli ultimi sei mesi di quest'anno, in un'escalation di aggressioni e attentati soprattutto contro immigrati e avversati politici.
I nazi che vi stiamo raccontando abitano nelle provincie di Varese e Milano. E' il nuovo laboratorio degli aspiranti resuscitatori del Terzo Reich. La Procura varesina li ha indagati per istigazione all'odio razziale. Una cinquantina di persone. Non solo e non tanto ragazzotti dai bicipiti gonfi e tatuati.
Piuttosto professionisti, 40-50 anni, commercianti, antiquari, gioiellieri, politici noti, ben inseriti nel ricco tessuto sociale brianzolo. Tutti con una passione comune: il culto del Fuhrer e del Ventennio nazifascista. Li vedete immortalati in momenti di vita quotidiana: il giorno del matrimonio e assieme ai figli, in gita in montagna. Impegnati in parate militari nei boschi del varesotto, davanti a svastiche e falò. O al pub, tutti insieme, uniti dal "Sieg Heil!" e dal "Me ne frego!". Di fronte all'immagine di Hitler a grandezza naturale. Avvolti in bandiere con croci celtiche e uncinate e con il simbolo della Repubblica sociale italiana. Sono prodotti di un vento nero e denso che spira sull'Italia democratica del terzo millennio. Un vento che s'introduce nelle pieghe dell'antipolitica, punge le memorie e si insinua, infestandoli, in molti luoghi, e lì deposita una crosta sempre più spessa. Nelle curve degli stadi e nei consigli comunali. Nei pub di provincia e nelle sezioni dei partiti istituzionali (Fiamma tricolore, Forza Nuova, Fronte Nazionale). Nelle borgate e nei pensatoi della droite ezrapoundiana, lepeniana e franchista. Nei campi hobbit dove si formano i moderni balilla e in quelli rom presi di mira a colpi di molotov.
La galassia nera è in fermento, sempre più nostalgica, sempre più violenta, sempre più sdoganata. In un hotel di Brescia sabato scorso è nato il Partito fascista repubblicano, fondatore tal Salvatore Macca, già combattente della Rsi e presidente emerito della Corte d'appello bresciana. A Sassari hanno varato il collettivo Azione fascista nazionalsocialista. A Latina è venuta al mondo Rifondazione fascista. E questo per dire solo i battesimi. Poi c'è tutto il resto: i raduni, i campi d'azione, i pestaggi rivendicati, i pellegrinaggi nei campi di concentramento per farsi ritrarre con l'accendino sotto le immagini delle sinagoghe bruciate (come i nazi-irredentisti altoatesini raccontati da L'Espresso in gita nel lager di Dachau). I negozi che vendono le felpe con il soldato SS che spara da sdraiato e i convegni come quello promosso il 29 settembre a Roma. Titolo: "Il passaggio del testimone - Dalla Rsi ai militanti del terzo millennio".
Ai nazisti piacciono le birrerie. 24 febbraio 1920: nella birreria Hofbrauhaus di Monaco si proclama il manifesto del Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori. Un anno dopo la guida del partito viene affidata a Adolf Hitler. 23 aprile 2007: al pub Biergarden di Buguggiate, Varese, si celebra la nascita del Fuhrer. Sono un centinaio a sbronzarsi di birra per festeggiare il compleanno del Capo. Intonano cori contro ebrei e comunisti, decantano la superiorità della razza ariana sui tavoli di legno del locale di Francesco Checco Lattuada, capogruppo di An a Busto Arsizio. "Sì, quella sera c'ero, ma solo perché il locale era mio" (ora è chiuso), si difende con qualche imbarazzo Lattuada. C'erano anche due suoi colleghi di partito, alla festicciola, Roberto Baggio e Alessandro Stazi, consiglieri aennini rispettivamente a Legnano e Rieti. Quest'ultimo accompagnato da un folto gruppo di camerati saliti dal Lazio. Sono stati tutti denunciati a piede libero, ma restano politicamente in carica.
Sembrava di stare a Braunau (paese natale di Hitler) quella sera a Buguggiate. Ma il nazismo che andava in scena, spiato dalle cimici della Digos di Varese, era tutto italiano. Odorava di periferia, tracimava di odio contro gli immigrati. La bile che smuove il naziskin 25enne che incontriamo in un bar di Busto Arsizio. Sta piantato sugli anfibi con postura mussoliniana. "Di cosa parliamo...?", taglia corto. Cranio lucido, jeans aderenti, maglietta Blood and Honour (organizzazione internazionale per la difesa della razza ariana, simbolo una svastica nera in campo rosso). Solo la esse moscia lo umanizza un po', Andrea, il nome è inventato. Il resto è trucidismo puro. "Gli immigrati? Sono come gli ebrei, schifosi. Sterminarli tutti! Porco...", e giù una bestemmia, il motore dell'odio a pieni giri.
Varese un po' più su. Gavirate. Agriturismo vista lago. Davanti a una tavola apparecchiata con salumi e formaggi, il padrone di casa Rainaldo Graziani, romano, figlio "orgoglioso" di Clemente, fondatore di Ordine Nuovo, leader degli ultradestricattolici di Compagnia Militante, prova a volare alto. "La nostra è una destra pensata, come dire: colta, che va sui contenuti". Quali siano questi contenuti un'idea se la sono fatta Maurizio Grigo e Luca Petrucci, procuratore capo e sostituto procuratore di Varese, titolari dell'inchiesta che ha stroncato, almeno per ora, il Movimento nazionalsocialista dei lavoratori. In cambio, tante lettere di minaccia. Graziani, pure indagato, se ne frega, atteggiamento che in fondo ha una sua coerenza storica. Dice: "Qui abbiamo ospitato due edizioni dell'Università d'estate, un forum di tutte le destre radicali europee. Non mi importa se mi danno del nazista. A me interessano altre cose: i valori naturali, la Fede, la patria, l'onore del nostro popolo".
Altre parole, altri orizzonti. "Questo è l'avamposto dal quale partire alla conquista dell'Italia" confida a un amico il "generale" Pierluigi Pagliughi. 45 anni, commerciante da tempo convertito al nazismo, Pagliughi è il leader del Movimento lavoratori, di cui è consigliere comunale a Nosate. Secondo gli investigatori è lui l'ideologo della nuova culla nazista brianzola. Il programma politico? Un impasto di proposte di facile presa ("Tagliare i costi della burocrazia") e slogan di ammirazione per Hitler ("Avrebbe dato una Volkswagen gratis a tutti i tedeschi!"). Ma chi si muove alle spalle di Pagliughi? Solo giovani teste rasate o anche padri di famiglia con la camicia bruna nel cassetto? "Quello dei neonazisti è un ambiente molto eterogeneo", dice Fabio Mondora, dirigente della Digos di Varese. "Hanno un'organizzazione ben strutturata e collegata con gruppi estremisti stranieri" - aggiunge il sostituito procuratore Luca Petrucci.
Dalla Brianza al Veneto. Anzi, al Veneto Fronte Skinhead. Vi ricordate il movimento nero più duro d'Italia, fondato nel 1986 e capace di intercettare e amalgamare giovani squadristi curvaioli e reduci repubblichini? Se lo davate per morto e sepolto, vi siete sbagliati. Il Fronte c'è, e lotta. Giordano Caracino, 27 anni, di lavoro fa il corriere. Guida il furgone dieci ore al giorno, poi, al motto di "Mai domi!", riunisce i suoi, 200 sparsi in tutto il Veneto, nei locali dell'hinterland vicentino. "Oggi il coraggio vero è affrontare la vita come gli arditi del Piave - dice - Arrivare a fine mese con i salari bassi e i mutui alti. Siamo noi i rappresentanti della working class".
In passato il Fronte ha collaborato "in piazza" con il partito egemone della destra radicale italiana: Forza Nuova. Diecimila iscritti, il partito di Roberto Fiore ha messo il cappello sul "movimentismo" nero anti immigrati: "Ormai non ci picchiamo più coi "compagni", è più facile che ci siano risse con le compagnie interetniche - dice Paolo Caratossidis, nel direttivo nazionale forzanovista - Dove ci sono problemi di immigrazione, noi ci siamo". Se volano calci e pugni, fa niente. "Calci e pugni" d'altronde è anche il nome di una linea d'abbigliamento da stadio. La indossano i picchiatori neri delle curve romane e i militanti milanesi di "Cuore Nero". Alessandro "Todo" Todisco, 34 anni, operaio, ultrà interista, è il leader: "Ci hanno incendiato la sede prima che la inaugurassimo. Pensavano che avremmo sparato. Invece abbiamo fatto una festa. Vuole sapere cosa penso del nazismo? Sono stati nostri alleati, per questo dobbiamo rispettarli". Milano, Varese, Italia. I nazisti al tricolore.
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domenica 14 ottobre 2007
Festa nel lager naziskin a Dachau.
Giovani da Bolzano nei campi di concentramento SS, per gridare ‘Sieg heil’.
O per farsi ritrarre con l’accendino sotto le immagini delle sinagoghe bruciate.
In esclusiva le foto del ‘turismo dell’Olocausto’.
(Paolo Tessadri - L'Espresso) Sono l’avanguardia dell’orrore, quella capace di superare ogni limite. Nazisti pronti all’insulto più estremo, all’oltraggio di qualunque memoria. Eccoli, fare il saluto hitleriano davanti al cippo che ricorda il forno crematorio di Dachau. Mettersi in posa compiaciuti accanto a quella scritta agghiacciante ‘Arbeit macht frei’ sul cancello che migliaia di ebrei hanno varcato una sola volta. Poi mostrare le loro magliette con le machine-pistol usate dai guardiani per abbattere chi non obbediva ciecamente agli ordini. E sfoggiare le t-shirt con la sagoma delle SS davanti al monumento ispirato dall’intreccio dei corpi scheletrici nelle fosse comuni. Istantanee di una gita che incenerisce i confini della decenza, scattate per renderle oggetto di culto tra i camerati, come per dimostrare un primato ideologico: avere inneggiato al führer del Terzo Reich nel luogo dove l’Olocausto venne concepito. Dachau, a pochi chilometri da Monaco di Baviera, è il primo lager, quello in cui furono rinchiusi gli ebrei catturati nella ‘Notte dei cristalli’ e gli oppositori del regime, quello usato per sperimentare il genocidio.
Le foto che ‘L’espresso’ pubblica in esclusiva sono state sequestrate dai carabinieri del Ros di Bolzano durante un’inchiesta sui naziskin altoatesini. Erano conservate da alcune delle persone ritratte, che le esibivano con orgoglio ai loro accoliti. I sette camerati ripresi nelle immagini hanno patteggiato condanne comprese tra 12 e 30 mesi di carcere: l’ultima sentenza risale a poche settimane fa. Ma ai fini della pena questo reportage incredibile non ha avuto effetti: per il codice penale italiano il turismo dello sterminio non ha rilevanza. Nemmeno la legge Mancino, quella creata nel 1991 per porre freno all’ondata montante di razzismo, ha ipotizzato un tale baratro di disprezzo. Il procuratore capo Cuno Tarfusser e il pm Axel Bisignano nel sostenere l’accusa contro la banda di gitanti a Dachau non hanno potuto far pesare quello sfregio alla Memoria. Eppure il fenomeno dei tour nazisti è in crescita costante: dai luoghi hitleriani classici si passa sempre più spesso a incursioni antisemite. Che precipitano dalla goliardia alla vergogna.
Come definire altrimenti la foto, sequestrata dal Ros nella stessa operazione, che ritrae i due naziskin con l’accendino in mano sotto la lapide che ricorda la prima sinagoga incendiata in Germania durante la ‘Notte dei cristalli’? In quella vacanza a Potsdam, in Brandeburgo, nel luogo del primo assalto delle camicie brune, la formazione è la stessa. Sono sette italiani dell’Alto Adige, inquadrati come militari, capeggiati dal ‘comandante’ Armin Sölva e dal suo vice Christoph Andergassen. Hanno dai 18 ai 26 anni e nonostante le sentenze restano a piede libero.
L’organizzazione di Sölva e Andergassen è la Südtiroler Kameradschaftsring per la lotta di liberazione del Sudtirolo, con tanto di statuto messo nero su bianco: tra gli obiettivi, l’istigazione all’odio razziale e la venerazione di Hitler e ai suoi gerarchi. Una fede malvagia celebrata, secondo i risultati delle indagini, con minacce, pestaggi e devastazioni. Che li trasforma nell’avanguardia di una rete nera che attraversa l’Europa e che vede sfilare fianco a fianco camerati di ogni paese, spesso divisi da questioni etniche, come accade tra sudtirolesi e italiani, ma pronti a fare fronte comune con il braccio teso.
Identici gli slogan, testimoniati anche dalle magliette indossate nel lager bavarese. In una foto si vede Armin Sölva inginocchiato, mani giunte in atto di ringraziamento per lo sterminio, nella cappella che ricorda i 3 mila sacerdoti cattolici deportati. In un’altra, due camerati entrano nell’edificio centrale del campo dove è allestita la mostra sul Terzo Reich e in tenuta da skinheads posano sorridenti davanti alla grande scritta SS. Altri due compaiono vicini a una celebre frase della propaganda del Reich: ‘Unsere Letzte Hoffung. Hitler’ (la nostra ultima speranza: Hitler). Indossano t-shirt con l’immagine di un soldato tedesco e di supporter di estrema destra, sempre dentro il campo di Dachau. Poi di spalle, piegati, con l’immagine di un mitragliatore su una t-shirt e sull’altra la scritta ‘Siamo dei criminali convinti’, spingono giù il cippo di marmo eretto dove sorgevano i forni crematori. In un’altra immagine due del gruppo si mettono davanti al muro di cinta, sono ai lati di un cartello che indica la linea oltre la quale le guardie sparavano sui deportati:
si immedesimano negli aguzzini degli ebrei.
Il lager, un monumento che dovrebbe essere tutelato in nome dell’intera umanità, appare incustodito. Nessuno ferma questi giovani altoatesini dal look inconfondibile. Si sono mossi indisturbati per ore, padroni del campo di sterminio dove non è stato nemmeno possibile stabilire un bilancio del massacro: dei 206 mila reclusi registrati, almeno 43 mila persero la vita. Ma si ritiene che molti deportati non venissero segnati nella contabilità del genocidio e che negli ultimi mesi del 1945 malattie e denutrizione fossero più letali delle SS: gli americani scoprirono 39 vagoni ferroviari colmi di cadaveri spettrali. Un inferno, che adesso serve come fondale per le foto-trofeo dei ‘figli del Führer’.
Le trasferte in Germania e in Austria del gruppo altoatesino non servono solo per il turismo dell’orrore: sono fondamentali per consolidare i legami con le altre formazioni di estrema destra. I carabinieri dei Ros hanno infatti scoperto rapporti con almeno tre gruppi tedeschi e due austriaci con sede a Innsbruck, Vienna, Linz, Dresda, Berlino, Monaco e Norimberga. In una foto Sölva e Andergassen sono nella sede della Npd, il partito tedesco di estrema destra, con due rappresentanti del movimento politico berlinese: uno di questi è lo stesso uomo che ha accompagnato Sölva a Potsdam e che forse ha fatto da guida turistica nei lager.
È in questi raduni che si saldano anche i rapporti fra i neonazisti altoatesini di lingua tedesca e quelli italiani. A Passau, nella manifestazione per ricordare Rudolf Hess, l’enigmatico delfino di Hitler diventato uno dei miti nazisti, hanno marciato insieme. In una foto si vede in primo piano il gruppo di altoatesini e dietro sfilano gli aderenti al Fronte Veneto Skinheads, oggi rappresentati da Giordano Caracino, 28 anni. Secondo i rapporti dei carabinieri, nel marzo 2006 a Braunau am Inn, paese natale di Hitler, giovani del Fronte Veneto e naziskin da Roma, Verona, Trieste hanno sfilato e gridato slogan dentro un capannone: “Siamo tutti figli del Führer e discepoli del Duce”. Erano presenti anche gli skinheads dei Braunau Bulldog, che nel 2005 fecero una gita a Mauthausen e dopo se ne andarono in una pizzeria a festeggiare: in Austria lo scandalo diventò un caso politico. Ma il loro gesto è diventato un modello da imitare, anche per i bolzanini. Che nelle istantanee posano davanti al cippo del forno crematorio di Dachau, dove una scritta invita alla riflessione: ‘Pensate a come noi morimmo qui’. E loro invece alzano il braccio e gridano ‘Sieg heil!’.
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giovedì 4 ottobre 2007
Chiuse le indagini sul gruppo naziskin. Pronti 24 avvisi di garanzia.
La Pm ha notificato l'avviso di fine indagine agli indagati. Ad alcuni membri del gruppo e' addebitata una serie di atti intimidatori e aggressioni tra Bologna e provincia a partire dal 2003.
Nel mirino extracomunitari, omosessuali ed ebrei.
(Il Resto del Carlino) Ventiquattro sui 28 indagati riceveranno nei prossimi giorni dalla Procura di Bologna gli avvisi di garanzia per l'inchiesta sul gruppo di naziskin accusato di aver messo in piedi un'associazione ispirata all'ideologia nazifascista e finalizzata all'incitamento all'odio razziale. La Pm del capoluogo emiliano, Morena Plazzi, ha notificato l'avviso di fine indagine agli indagati. Per quattro di loro e' stata invece chiesta l'archiviazione.
Lo scorso tre agosto, in un'operazione congiunta di polizia e carabinieri di Bologna, erano finiti in carcere, e lo sono tuttora, Alessandro Carapezzi, 34 anni, di Sasso Marconi (considerato il leader del gruppo) e Alessandro Limido, ventottenne di Varese. Gli arresti domiciliari erano invece scattati per Fabio Carlini, 33 anni, di Mirabello (Ferrara).
Secondo l'inchiesta della Procura, i tre sono i promotori di un'associazione che aveva lo scopo di pianificare e commettere reati o semplici contravvenzioni determinati da motivazioni di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Nel corso dell'inchiesta, che ha potuto contare su intercettazioni telefoniche e perquisizioni, il magistrato ha modificato il capo d'imputazione di Fabio Bolognini, 27 anni, di San Benedetto Val di Sambro, sull'Appennino bolognese, ritagliando anche per lui un ruolo di primo piano nell'organizzazione. Secondo l'accusa, era colui che teneva i contatti con gruppi d'ispirazione nazista, europei ed extraeuropei, per raccogliere fondi attraverso concerti e propagandare teorie sulla purezza della razza. Un'attivita' che avrebbe trovato ampi consensi in Germania dove Bolognini era in collegamento con un giovane naziskin accusato di tentato omicidio. Tutti gli indagati, chi come promotore chi come semplice partecipante, devono rispondere sia di associazione per delinquere semplice, sia di quella finalizzata ad incitare violenza e discriminazione, secondo quanto previsto dalle 'legge Mancino', la 205/93, che punisce chi istiga all'odio per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

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mercoledì 26 settembre 2007
Teatro/Roma: Uno spettacolo per non dimenticare
(Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Scritto da Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo, andra' in scena al Teatro Piccolo Eliseo di Roma, dal 2 al 7 ottobre, ''A memoria'', recital con musiche originali dal vivo di Andrea Farri e l'interpretazione dello stesso Wertmuller.Prendendo in prestito le parole sulla guerra di grandi scrittori e poeti, da Ungaretti a Neruda, e le terribili testimonianze di uomini sopravvissuti allo sterminio nazista, da Levi a Celan, lo spettacolo intende creare un percorso narrativo nel quale si mescolano bene e male, guerra e pace, amore e morte. Agli scritti si uniscono poi le testimonianze drammatiche di gente comune: di ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio, di partigiani condannati a morte e di testimoni di tragici fatti. Voci di genti diverse, riunite per raccontare il dolore della guerra.Insieme a Wertmuller, sul palco ci saranno Ilaria Falini, dal 2 al 5 ottobre, e quindi Anna Ferruzzo, in scena il 6 e 7 ottobre. Voci recitanti e musica, ''perche' nella storia -recita un passo della pie'ce- la violenza dell'uomo sull'uomo e' una lezione da tenere per sempre…a memoria''.
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giovedì 20 settembre 2007
Omosessualità e politica, quando i gay militano a destra
Roma, 18 set (Velino) - “Meglio essere fascisti che froci”, esclamò nel marzo dello scorso anno Alessandra Mussolini nel corso di una puntata di Porta a porta. Ma che succede quando le due condizioni coincidono?
Da questa domanda muove la ricerca di Marco Fraquelli autore del libro Omosessuali di destra (Rubbettino)
Viene portato alla luce, così, un mondo che ha fatto dell’omofobia e del machismo uno degli assi portanti del proprio credo e della propria azione politica, ma che nel contempo ha ospitato diverse personalità omosessuali di spicco. Di vaste proporzioni, ad esempio, è stata la presenza gay all’interno delle organizzazioni militari e politiche del regime nazista. Omosessuale dichiarato era Ernst Rohm, figura fondamentale nella nascita del movimento delle camice brune e leader delle famigerate SA.
Diverse pagine del libro sono dedicate all’impresa di Gabriele D’Annunzio a Fiume, azione affine e assimilabile all’epopea fascista, dove “più che atmosfere guerriere e virili, sembrano dominare atmosfere languide, mollezze e sensualità”, con amori omosessuali tra giovani legionari conditi da fiumi di cocaina.
La parte centrale del volume è quindi dedicata a figure omosessuali emblematiche della destra internazionale. A cominciare dall’intellettuale francese Robert Brasillach, antisemita, nazionalista, collaboratore della Germania nazista all’epoca di Vichy e per questa ragione fucilato nel 1945. Ancora oggi omaggiato dagli ambienti neofascisti che si recano in pellegrinaggio sulla sua tomba parigina, Brasillach aveva simpatizzato per il regime nazista anche perché affascinato dalla virilità e dalla bellezza degli occupanti ariani.
Fraquelli racconta quindi la vicenda di Michael Kuhnen, leader incontrastato del neonazismo tedesco tra la fine degli anni Settanta e il 1991, quando morì di Aids a trentasei anni. Kuhnen fu l’autore dell’opuscolo Nazionalsocialismo e Omosessualità nel quale teorizzò l’uguaglianza tra omosessuali e eterosessuali, anzi la supremazia dei primi sui secondi, specificandone il ruolo avanguardistico all’interno della società e della cultura.
Si ricostruisce la vicenda del francese Michel Caignet, principale sostenitore delle teorie negazioniste, nonché editore di riviste gay che negli anni Novanta presero una deriva pedo-pornografica e i cui proventi illeciti servirono a finanziare l’attività politica dei neofascisti transalpini.
Un capitolo è dedicato al giapponese Mishima Yukio... autore cult per la destra di mezzo mondo per il suo ultraconservatorismo e ultranazionalismo, fu protagonista di una discussa relazione omosessuale segreta con lo scrittore Fukushima Jiro.
Nell’ultimo capitolo Fraquelli rievoca l’omicidio, nel 1969, del dodicenne Ermanno Lavorini, unica vicenda nell’Italia del dopoguerra che vide la commistione tra ambienti politici di estrema destra e mondo omosessuale.
Nel nostro paese, insomma, il binomio Destra/virilità, scrive l’autore, è “assolutamente certificato e imprescindibile”. In epoca più recente, qualcosa si è mosso nell’area vicino ad Alleanza nazionale con la nascita di GayLib, l’associazione nazionale degli omosessuali liberaldemocratici e di centrodestra diretta da Enrico Oliari, militante di An.
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lunedì 17 settembre 2007
Neonazisti, in corso blitz della Digos Scattate perquisizioni nel Centro-Nor
Nel mirino fondatori, promotori e partecipanti al "Movimento dei Lavoratori Nazionalista e Socialista", di chiara ispirazione nazista
Dalle prime ore dell'alba è in corso un'operazione della polizia di Varese nei confronti del movimento politico che ha presentato proprie liste alle elezioni tenutesi nel 2006 e 2007 in alcuni comuni delle province di Varese, Como, Lecco e Milano. Attualmente sono 47 le perquisizioni effettuate dalla Questura, coadiuvata dalle Digos di Milano, Roma, Rieti, Novara, Vercelli e Piacenza, con l'ausilio del Reparto Prevenzione Crimine Lombardia. (TGCom)
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