È lametino il detenuto calabrese di 40 anni, omosessuale e sieropositivo, orfano dei genitori, che sarebbe stato stuprato, picchiato e minacciato durante la sua detenzione nel carcere di Catanzaro, dov'era stato trasferito dopo essere stato chiuso per tre giorni in quello lametino dopo il suo arresto per furto di tubi di rame.
Secondo quanto è trapelato, sarebbe stato ripetutamente violentato dai compagni di cella che, non appena scoperta la sua sieropositività, l'hanno picchiano più volte minacciandolo anche di ucciderlo.
Anche per questo l'uomo è stato messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi. Poi è stato trasferito nel carcere di un'altra regione e per alcuni giorni - incredibilmente - rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali.
Ora il quarantenne gay si trova agli arresti domiciliari ed ha trovato la forza di raccontare tutta la sua drammatica vicenda a Franco Corbelli, leader del movimento Diritti Civili, che da anni è impegnato in battaglie di legalità, che non ha esitato a denunciare la violenza che il carcerato lametino avrebbe subito durante la sua detenzione.
Una storia che il leader di Diritti Civili ha definito "una barbarie indegna di un Paese civile, un dramma e un'inaudita violenza". Un episodio, aggiunge Corbelli, "di una brutalità e disumanità inaudite".
È la vicenda triste di un uomo arrestato lo scorso 17 luglio dai carabinieri perché trovato insieme ad un complice mentre rubava tubi di rame.
Un passato costellato da piccoli episodi criminali commessi in evidente stato di bisogno. A Lamezia lo conoscono in molti. E perfino dagli inquirenti non è definito come un criminale incallito, ma come un soggetto che spesso commette degli errori, ma quasi sempre per necessità.
Dopo la sua "brutale disavventura" è tornato a casa dove si trova agli arresti domiciliari in attesa che qualcuno l'aiuti ad venir fuori finalmente dal suo dramma, consumato tra sofferenza e disperazione.
lunedì 1 settembre 2008
Torna a casa il gay brutalizzato in carcere, ha ottenuto i domiciliari.
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12:23:00
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sabato 30 agosto 2008
Violenze su detenuto gay, Corbelli: "Guardasigilli faccia luce".
(Ansa) Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ha presentato un esposto-denuncia al ministro della Giustizia, Angelino Alfano sul caso del detenuto calabrese, quarantenne, omosessuale e sieropositivo, stuprato, picchiato e minacciato in un carcere calabrese. Corbelli, nell'esposto, chiede al Guardasigilli di intervenire ''per fare luce e giustizia su questa turpe e disumana vicenda, indegna di un Paese civile''. Attualmente il detenuto che e' orfano di entrambi i genitori, e' agli arresti domiciliari dopo essere stato in isolamento in una cella con topi e scarafaggi e, successivamente, trasferito dalla casa circondariale calabrese, teatro della violenza, in un altro carcere siciliano, in un reparto riservato ai condannati per reati sessuali. ''Quando mi ha telefonato per raccontarmi il suo dramma e la sofferenza per la brutale violenza subita - afferma Corbelli - ho avuto la netta sensazione di trovarmi dall'altra parte del telefono una persona disperata, rassegnata, per la quale, come mi ha detto piangendo, la vita non aveva piu' alcun senso. Ho temuto fortemente che potesse compiere qualche insano gesto, che volesse suicidarsi. Ho cercato di rasserenarlo, assicurandogli il mio intervento e il mio aiuto''. ''Al ministro - conclude Corbelli - chiedo che si faccia chiarezza sulla vicenda rendendo giustizia alla vittima di questa brutale violenza''.
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venerdì 22 agosto 2008
Tentato stupro a Milano: italiano scappa, ragazza salvata da un romeno, I militari dov'erano.
(Panorama) La serata di Annalisa (il nome è di fantasia) poteva finire nel peggiore dei modi. La sua brutta avventura, cominciata dopo il giro dei locali di corso Como, sarebbe diventata tragedia se non fosse stato per l’intervento di Adrian, un ragazzo romeno di 18 anni che l’ha salvata dall’aggressione di un marocchino 37enne. Forse lei contava sull’aiuto del ragazzo biondo, un italiano, con cui stava passeggiando in via Viganò, poco lontano. Ma l’accompagnatore di Annalisa è scappato appena il marocchino le ha messo le mani addosso.
Sono le 3 della scorsa notte. Annalisa, ragazza italiana di 30 anni che vive nell’hinterland, conosce in un locale un giovane italiano e accetta di andare con lui a fare una passeggiata. I due si allontanano di pochi metri dalla zona dei pub e delle discoteche, ma subito si avvicina uno scooter con abordo due uomini. Uno scende e strappa la borsetta della donna, passandola al complice che fugge. Lo scippatore rimane e aggredisce Annalisa, palpandola ovunque. È in questo momento che l’accompagnatore della ragazza si dilegua.
La 30enne è nelle mani del suo aggressore. Viene trascinata in un giardinetto, buttata a terra. Urla e cerca di divincolarsi, ma non riesce ad avere la meglio sul marocchino che le sta sopra, le alza la gonna e cerca di stuprarla. Adrian, che è senza fissa dimora e ha precedenti per droga e lesioni, si accorge della colluttazione. Affronta il marocchino e gli grida di lasciar andare la ragazza. L’aggressore, completamente ubriaco, la solleva da terra cercando di trascinarla via. Il giovane romeno non ha il cellulare e chiede di chiamare la polizia a un italiano che nel frattempo si è affacciato alla finestra.
Adrian tiene d’occhio il marocchino e Annalisa fino all’arrivo della volante Garbibaldi-Venezia. Gli agenti del turno di notte ammanettano Rachid C., clandestino con precedenti per furto e già colpito in passato da un decreto di espulsione, e lo portano in questura mentre lui urla che non ha fatto nulla e prende a pugni l’auto della polizia. Annalisa viene accompagnata alla clinica Mangiagalli, dove i medici le curano le ferite alla schiena e a un ginocchio e la assitono per il forte choc. Per un po’ dovrà fare i conti col ricordo di una notte terribile. E con la certezza di aver scampato il peggio.
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19:16:00
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giovedì 7 agosto 2008
Stupro. Quando la violenza diventa poi malattia.
“Che ci sia una relazione molto forte tra la violenza sessuale e il tentato suicidio è certo” afferma Patrizia Romito, docente del dipartimento di psicologia dell’Università di Trieste. Una ricerca recente, ancora in fase di elaborazione e di cui Panorama anticipa le conclusioni salienti, mette in rapporto diretto la violenza sessuale con l’impulso a suicidarsi e alcuni distubi psicologici con cui la vittima deve fare i conti dopo.
E il dopo è malattia, perché essere violati significa “avere una vita resa molto più difficile”, “soffrire per ferite che restano aperte a lungo” e, nei casi più gravi, essere piegati da “danni che non si recuperano”. Tutto questo va sotto il nome di: tentato suicidio o ricorrente desiderio di morte, depressione, attacchi di panico, abuso di alcol, problemi alimentari come bulimia e anoressia. “La nostra ricerca documenta l’effetto diretto dello stupro su ciascuno di tali indicatori di salute” spiega Romito. Lo studio è stato promosso dalla Commisione regionale per le pari opportunità del Friuli Venezia Giulia e ha interessato 627 studenti e studentesse di 14 tra licei, istituti tecnici e professionali della regione.
Tra le ragazze che hanno subito violenza o molestia sessuale l’11 per cento ha tentato di uccidersi, mentre i tentativi di suicidio sono del 3 per cento per chi non ha dovuto affrontare questa esperienza. La fantasia di volersi togliere la vita riguarda ben 48 under 20 su 100, sempre limitandosi a coloro che hanno dovuto affrontare la violenza, mentre le altre pensano a farla finita nel 28 per cento dei casi. Sempre tra le studentesse abusate, il 55 per cento ha dichiarato di avere attacchi di panico (il 38 per cento è la percentuale delle non abusate) e addirittura il 65 per cento dice di soffrire di depressione (la percentuale scende al 43 per le compagne). Il questionario mirava anche a mettere in evidenza quale sia la percezione della violenza in famiglia da parte dei giovanissimi, in tutte le sue declinazioni.
Ne è emerso che l’8 per cento degli intervistati ha visto in più occasioni il padre mentre picchiava la madre. Il 10 per cento delle ragazze con una esperienza di coppia (e il 3 dei loro compagni maschi), poi, ha subito gravi maltrattamenti dal giovane partner. Mentre il 27 per cento delle studentesse, appunto, ha conosciuto su di sé la ferita delle molestie sessuali o dello stupro. “Contrariamente al pregiudizio sociale secondo cui le donne gridano allo stupro quando invece non è successo niente” ammonisce Romito “le ragazze non riescono a riconoscere come tale ciò che invece è reato per il Codice penale”. L’esempio classico? La violenza sessuale compiuta dal fidanzato. “Dato che sto con lui, che ci sono uscita, che l’ho baciato…” si ripete tra sé e sé la vittima, senza però andare fino in fondo al proprio disgusto e dare il giusto nome a un rapporto intimo subito e destinato a creare una voragine nel profondo.
Il pregiudizio accoglie spesso le vittime, che con un comportamento freddo e in apparenza indifferente vanno a farsi visitare al pronto soccorso o si presentano in questura per la denuncia. “Quella freddezza può essere sintomo di una grande forma di sofferenza” mette in guardia Romito, che è autrice del volume Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori (Angeli Editore), tradotto in varie lingue.
Tra le conseguenze a breve e lungo termine dello stupro ci sono infatti due sintomatologie di segno opposto: “Da una parte la cosiddetta sindrome post traumatica da stress, che significa ansia, attacchi di panico, impossibilità di liberarsi del ricordo dell’abuso, incubi, agitazione. Il suo opposto, altrettanto grave, è la paralisi delle reazioni e delle emozioni”.
Prima della ricerca condotta sugli studenti medi del Friuli Venezia Giulia, la docente di Trieste ha svolto un altro studio, pubblicato nel 2007 dalla rivista Social science & medicine, per valutare l’impatto sulla salute psicologica della violenza tra gli studenti universitari: 502 gli intervistati, maschi e femmine, al massimo di 25 anni. Dall’indagine è emerso che il 20 per cento delle universitarie ha dichiarato di avere conosciuto lo stupro o di avere subito violenza grave. I maschi, non certo immuni dagli abusi sessuali, come si vede dalla tabella a pagina 60, sembrano reagire meglio al trauma, ma fanno registrare un maggiore ricorso all’alcol (con gli incidenti stradali a esso collegati).
“Siamo arrivati molto tardi a studiare le conseguenze dello stupro” conclude Romito. “Ci è voluta la conferenza dell’Onu sulle donne a Pechino perché, in Europa, si pubblicasse nel 2002 lo studio Enveff (Enquête nationale sur la violence enver les femmes en France) secondo cui nei primi 12 mesi successivi all’abuso sessuale le donne hanno un rischio 26 volte superiore di suicidarsi”.
Sbagliato, però, parlare di ripercussioni permanenti: “Sì, le ferite sono gravi, ma poi la maggior parte delle donne le supera. Gli stupri sono così frequenti che se così non fosse saremmo in tante in una condizione di disabilità. Con l’aiuto di chi ci ama, qualche volta con il ricorso a una guida professionale, di sicuro con il passare del tempo, le ferite possono rimarginarsi”.
mercoledì 6 agosto 2008
Gay violentato in carcere, il garante dei detenuti smentisce lo stupro a Catania.
Dopo "accurate ed approfondite indagini presso l'infermeria del carcere" ha escluso che un fatto di quel genere sia mai accaduto. Una bufala estiva?
"Nessun episodio, di violenza sessuale con le caratteristiche descritte dai servizi stampa, si e' mai verificato, nel periodo di tempo indicato, nel carcere di Piazza Lanza". Lo sostiene il garante dei detenuti della Regione siciliana, il deputato del Pdl Salvo Fleres, a proposito del caso del detenuto di mafia creduto gay perche' scriveva poesia e stuprato dai compagni in cella, riportato dai giornali nei giorni scorsi. Fleres in una nota informa di aver chiesto notizie al provveditore regionale dell'amministrazione penitenz in Sicilia e che questi dopo "accurate ed approfondite indagini presso l'infermeria del carcere" ha escluso che un fatto di quel genere sia mai accaduto.
"Pertanto, sulla base delle esaurienti ed immediate informazioni ricevute, il garante ha ritenuto di non dovere attivare alcuna iniziativa di sua competenza", conclude la nota di Fleres.
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venerdì 18 luglio 2008
Giovane paziente di una clinica psichiatrica accusa, poi si uccide. "Quell´infermiere mi ha violentato".
Sotto inchiesta un ex paramedico di Villa Turina a San Maurizio Canavese.
(Meo Ponte - La Repubblica, edizione di Torino) Secondo la perizia di uno specialista il suicida non avrebbe inventato nulla Dicono che F.M., 26 anni, dipendente di un´azienda comunale, di voler morire lo ripetesse ogni giorno. Per gli psichiatri che lo hanno avuto in cura negli anni era un «depresso ricorrente», un paziente soggetto a frequentissimi periodi di cupa depressione che sfociavano nell´autoannientamento. Cure e ricoveri (al San Giovanni Bosco, nella clinica del professor Filippo Bogetto) erano però sempre riusciti a contenere quella spinta alla morte. Sino a qualche mese fa, quando il giovane, ricoverato a Villa Turina, la clinica psichiatrica di San Maurizio Canavese che a suo tempo ospitò anche Friedrich Nietzsche, ha dovuto affrontare qualcosa di ancor più terribile dei fantasmi che affollavano la sua giovane mente.
Quello che è successo nella clinica canavesana lo ha raccontato lo stesso F.M. ad un magistrato, il sostituto procuratore della Repubblica Marco Bouchard. Vincendo l´imbarazzo e la vergogna, ha confidato al pm: «Sono stato violentato mentre ero in clinica. È stato un infermiere. Ha approfittato di me, facendomi subire cose tremende. Non riesco a sopportare quanto mi è accaduto. Voglio però che sia fatta giustizia». Ha poi aggiunto un nome ed un cognome. Il magistrato ha naturalmente avviato l´inchiesta. Nel frattempo però F.M. non è riuscito più ad arginare l´irrefrenabile voglia di morte. Si è ucciso di mattina, gettandosi dalla finestra della sua casa nel quartiere Barriera di Milano.
Per tutti quella morte è stata la tragica ma scontata conclusione di una vita intrisa di depressione. Per tutti ma non per Marco Bouchard. Il magistrato ha infatti continuato la sua indagine. Per prima cosa ha affidato a un esperto una consulenza psichiatrica per capire se le accuse formulate dal giovane ricoverato di Villa Turina potevano essere fantasie di una mente già provata. Il professor Fiorentino Liffredo, uno dei migliori psichiatri torinesi, ha depositato il suo rapporto un mese e mezzo fa. La conclusione a cui lo specialista è arrivato esaminando tutte le cartelle cliniche di F.M., ascoltando le testimonianze di familiari ed amici, è che non c´erano elementi per stabilire se il giovane aveva o meno una predisposizione al mendacio. In parole povere, se poteva inventarsi una violenza sessuale tanto terribile. F.M. quindi, quando denunciava di essere stato stuprato mentre era ricoverato in clinica, diceva probabilmente la verità. E di conseguenza la sua decisione di scegliere la morte saltando dal balcone di casa può essere ricondotta a quanto accaduto nell´ospedale psichiatrico di San Maurizio Canavese.
Ora l´infermiere di Villa Turina è iscritto nel registro degli indagati. Il professor Franco D´Agata, direttore della clinica di San Maurizio Canavese, taglia corto e non vuole commentare la vicenda: «C´è un´inchiesta in corso. Da parte nostra abbiamo un´estrema fiducia nell´operato del magistrato. Siamo convinti che l´indagine accerterà che la nostra clinica non è responsabile di quanto accaduto». E l´infermiere accusato del brutale stupro? «Non è più un nostro dipendente, quella persona non ha più niente a che fare con Villa Turina» aggiunge il professor D´Agata prima di chiudere la conversazione.
martedì 1 luglio 2008
Milano. Drogata e violentata da un’altra donna.
Discoteca Matisse di piazza Carlo Erba.
Una ragazza Etiope di 25 anni, andata a ballare con alcuni amici, rimasta sola è stata avvicinata da un uomo ed una donna, anch’essi di colore, che le hanno offerto una birra nella quale era stato sciolto un potente narcotico. Addormentatasi la ragazza è stata portata via dal locale e si è risvegliata dopo alcune ora in un appartamento di via Maffucci 53, con 2 uomini che le tagliavano i capelli ed una donna che la palpava le parti intime. Appena gli uomini si sono allontanati, la vittima è riuscita a liberarsi e, vestitasi, è corsa in un bar a chiedere aiuto.
All’arrivo dei carabinieri, l’aguzzina, una nigeriana di 31 anni con regolare permesso di soggiorno e precedenti per lesioni, era ancora nell’appartamento, dove è stato trovato anche il cellulare della vittima. La ragazza è stata poi portata alla clinica Mangiagalli in quanto aveva riportato alcune escoriazioni, probabilmente dovute ad una colluttazione con i suoi rapitori.
fonte: agi
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venerdì 20 giugno 2008
Violentata e sgozzata. Meredith uccisa perchè rifiutò l'orgia.
"L’ivoriano l'ha violentata e sgozzata, gli altri erano nella stanza"
Indagini chiuse: "Amanda, Sollecito e Rudy uccisero per futili motivi"
(Alessandra Cristofani - La Stampa) Fu un massacro di gruppo. Mentre Amanda Knox e Raffaele Sollecito tenevano ferma la giovane Meredith Kercher, ventun'anni e la sola colpa di non aver voluto partecipare ad un incontro a quattro, Rudy Hermann Guede, l'ivoriano, le puntava alla gola un coltello e dopo averla violentata la uccideva.
C'erano quindi tutti e tre, la sera tra il primo e il due novembre dell'anno scorso, nella villetta di via della Pergola. Gli inquirenti hanno chiuso il cerchio ieri mattina e dopo sette mesi dal barbaro delitto della studentessa statunitense hanno depositato negli uffici della cancelleria del tribunale di Perugia l'avviso di conclusione delle indagini. Gli atti parlano chiaro: Mez, la studentessa anglo-indiana arrivata nella città del cioccolato e del jazz dalla periferia di Londra, è stata uccisa «mediante strozzamento e conseguente rottura dell'osso ioide e profonda lesione alla regione antero-laterale sinistra e laterale destra del collo da arma da punta e da taglio». I suoi assassini avevano approfittato «dell'ora notturna e dell'ubicazione isolata dell'appartamento».
Per tutti gli indagati, sessant'anni in tre, le stesse agghiaccianti ipotesi di reato. Il pubblico ministero Giuliano Mignini, cui si è aggiunto in corsa il sostituto procuratore Manuela Comodi, al giudice per le indagini preliminari ha dunque chiesto che i tre, tutti detenuti, vengano rinviati a giudizio per violenza sessuale e omicidio volontario in concorso. I giovani sono anche accusati del furto di circa trecento euro, di due carte di credito e due telefonini di proprietà di Meredith. Ed è proprio la prima ricostruzione dei fatti, poi inquinata da omissioni e depistaggi, la più vicina alla realtà.
Gli inquirenti erano stati portati fuori strada dalla semi-confessione dell'americana di Seattle che tra le lacrime aveva detto che sì, quella notte in cui Meredith era stata ammazzata c'era pure lei, in cucina, con le mani sulle orecchie per non sentire le urla disperate dell'amica. Aveva puntato l'indice contro Patrick Lumumba Dija, il deejay congolese dai capelli rasta e la faccia per bene. Ora che il musicista dell'ex Zaire è uscito fuori dall'inchiesta, l'americanina dovrà rispondere anche del reato di calunnia.
Di bugie ce n'erano state parecchie, da quel giorno in poi. Amanda non aveva fatto altro che parlare e ritrattare. Dichiarazioni distorte, quando non anche completamente false, quelle della giovane statunitense, che aveva tentato di lasciar fuori l'amico Rudy, fuggito subito dopo il delitto. Ad incastrarlo l'impronta sul cuscino insanguinato di Meredith, oltre al suo cromosoma ipsilon su un tampone vaginale della ragazza. Ad incastrare invece i due ex fidanzati le impronte dei loro piedi nudi, ritrovate davanti all'ingresso della camera di Mez, sul tappetino del bagno, nel corridoio.
martedì 10 giugno 2008
Genova: Marinaio inglese Narcotizzato e violentato.
Narcotizzato in un bar, sequestrato, rapinato e violentato.
(La Repubblica) È quanto è successo ad un marinaio di 23 anni della Royal Navy britannica nella notte tra domenica e ieri. Il giovane, in servizio sulla fregata “Hms Somerset” a Genova da venerdì scorso ed in partenza stamani, ha lasciato il molo del porto antico, dove è attraccata la fregata, alle 9,30 di domenica sera raggiungendo un bar del centro storico per vedere una partita di calcio. Il militare ha consumato vino, ha pagato il suo conto alla cassa. Dopodiché non ricorda più nulla. Si è svegliato alle 4,30 di ieri all’interno della stazione Principe. Era stato rapinato e qualcuno aveva abusato di lui.
Il giovane ha vagato per la città per quattro ore sotto choc. Alle 9,30 ha ritrovato la strada del porto antico e, appena a bordo, si è recato dagli ufficiali della “Somerset” per denunciare quanto accadutogli. Immediati accertamenti medici avvenuti a bordo hanno chiarito la veridicità delle sue parole. Il marinaio, scortato dai carabinieri, è stato quindi mandato all’ospedale Galliera per effettuare ulteriori visite tra cui esami clinici per verificare se ha contratto malattie veneree e chiarire la natura delle lesioni che gli sono state trovate sul corpo. È stato inoltre sottoposto ad esami tossicologici. Il marinaio nega di avere bevuto abbastanza da perdere coscienza e memoria; nega di avere consumato droghe volontariamente. La notizia è stata anticipata stamani dal quotidiano genovese “Corriere mercantile”.
sabato 16 febbraio 2008
Milano città insicura. Stupra un uomo, preso clandestino egiziano.
La vittima è un cittadino marocchino, regolare, sui 35 anni, che gli agenti hanno trovato seminudo, gravemente ferito e privo di sensi.
(Il Corriere della Sera) Ha picchiato, rapinato e stuprato un uomo. Poi stava cominciando a molestare una prostituta rumena, quando è stato fermato da una pattuglia di agenti in servizio antiprostituzione nella zona di via Novara. È un clandestino egiziano sui 40 anni. La donna ha riferito ai vigili della precedente aggressione a un uomo. La vittima è un cittadino marocchino, regolare, sui 35 anni, che gli agenti hanno trovato seminudo, gravemente ferito e privo di sensi vicino al parco di Trenno. L'egiziano è stato arrestato, il marocchino ricoverato. Prima l'uomo è stato aggredito e percosso da quattro uomini. Tre di loro, dopo avergli preso cellulare e soldi, si sono allontanati. L'egiziano invece è rimasto e, approfittando del suo stato di semincoscienza, ha abusato di lui.
«FAR WEST» - «Siamo in piena emergenza clandestinità - ha commentato il vicesindaco De orato -. Emergenza da noi denunciata da tempo e ammessa anche dal viceministro dell'Interno Minniti, che ha confermato l'aumento dei reati predatori commessi da irregolari. Un far west di violenza, frutto di una presenza incontrollata a Milano di 100 mila clandestini». Per quanto riguarda le violenze sessuali «si tratta del quarto episodio in sedici giorni commesso da stranieri», ha ricordato De Corato.
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venerdì 8 febbraio 2008
Milano, un Curdo stuprato, arrestati due connazionali.
Dopo la tappa in Italia, era diretto verso il Nord Europa Curdo stuprato, arrestati due connazionali.
(Il Corriere della Sera) Sono stati catturati dalla squadra Mobile di Milano due curdi accusati di aver stuprato un connazionale di 20 anni, da poco arrivato in Italia, la notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio. La settimana scorsa uno di loro era stato fermato con l'accusa di violenza sessuale di gruppo e il pm Stefano Civardi aveva chiesto la convalida del fermo, firmata dal gip Luisa Savoia. Giovedì la polizia ha rintracciato anche il secondo. Deve rispondere della stessa accusa. La vittima era riuscita a liberarsi dai suoi aggressori, che conosceva, attorno alle 5 di mattina, scappando dalla finestra e calandosi lungo la grondaia. Era stato notato in via Miani da un passante che aveva subito chiamato il 118. Il giovane, che contava di stare qualche giorno in Italia prima di dirigersi verso il Nord Europa, è stato portato all'ospedale San Paolo e poi alla clinica Mangiagalli dove è stata accertata la violenza e dove è stata raccolta la sua denuncia.
giovedì 7 febbraio 2008
Denuncia di Panorama: La droga dello stupro? Si compra online.
(Cristina Bassi - Panorama) Nasce per uso medico, come anestetico. Poi si diffonde tra i body builder che vogliono un aiuto per gonfiarsi i muscoli velocemente. Ma il Ghb, detto anche ecstasy liquida, è conosciuto soprattutto come “droga dello stupro”. Viene utilizzata infatti per stordire le vittime di violenze sessuali. Gli aggressori lo sciolgono in una bevanda facendolo bere a loro insaputa, è inodore e insapore. A quel punto è tutto più semplice: la donna, pur restando cosciente, è totalmente incapace di reagire e, successivamente, fa molta fatica a ricordare che cosa è successo. Il caso più recente sabato scorso a Milano (ndr. il 26 gennaio).
Il Ghb è abbastanza semplice da trovare. Come tutte le droghe e le sostanze illegali si acquista sul mercato nero, ma anche sottobanco in ambienti medici. E, naturalmente, su Internet. Sui siti che vendono steroidi, su quelli che vendono Viagra e Cialis e su portali di shopping online che propongono le “alternative legali” alla sostanza illecita.
Sul forum di Drugbuyers.com si trovano informazioni su come si usa, sui suoi effetti contro l’insonnia, sui modi per trovarlo. Sul web esistono anche vere bacheche per chi vuole comprare e per chi vuole vendere il Ghb. Dieci grammi di sostanza in polvere costano 25 dollari, 20 ml di liquido 10 dollari.
Il Ghb si acquista per lo più sotto forma di liquido oleoso e si prende sciolto nelle bevande, spesso alcoliche. In piccole dosi (meno di 1 grammo) dà effetti simili all’alcol. In quantità più elevate, tra 1 e 2 grammi, provoca forte euforia e diminuzione delle inibizioni. Se si superano i 5 grammi, gli effetti sono più potenti: difficoltà a muoversi e a parlare e sonno molto pesante che durano dalle 3 alle 6 ore.
Secondo la polizia scientifica, la diffusione di questa droga è ancora bassa, di nicchia. Il Ghb può essere trasformato in Gbl (un’altra sostanza stupefacente), o viceversa, con un semplice processo chimico. Anche in casa. E il Gbl si trova ancora più facilmente, e per via legale, su molti siti stranieri.
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Italia impazzita. Ottantaquattrenne stuprata in clinica.
Una paziente di 84 anni ricoverata alla clinica S.Pio X di Milano sarebbe stata stuprata da un dipendente dell'ospedale durante alcune pratiche sanitarie. Lo ha confermato la stessa clinica precisando di aver immediatamente denunciato l'accaduto ai carabinieri e di aver provveduto a sospendere cautelativamente tutto il personale che era in turno al momento della presunta violenza in attesa di individuare il responsabile. L'aggressione risalirebbe a domenica scorsa e ad accorgersi di quanto era accaduto, anche sulla base del racconto della donna, sono stati altri medici e infermieri che hanno avvisato la direzione sanitaria. Immediatamente sono stati chiamati i carabinieri che hanno fatto i primi accertamenti. "Si tratta di un episodio di inaudita gravità ma ancora da chiarire nel suo esatto svolgimento. - ha detto il direttore sanitario Giorgio Tarassi - La clinica si è mossa immediatamente anche per sostenere psicologicamente la paziente che pare stia reagendo bene".
La paziente che avrebbe subito l'aggressione è in cura alla S.Pio X da diverso tempo. "Non sappiamo esattamente cosa sia accaduto, ma nel dubbio abbiamo voluto che venissero presi tutti i provvedimenti necessari - ha spiegato il direttore sanitario, Giorgio Tarassi -. La paziente ha raccontato tutto ai carabinieri". Quel che è certo è che domenica scorsa il personale medico e infermieristico ha subito capito che all'anziana donna era successo qualcosa di strano. E' stata avvertita la direzione sanitaria che a sua volta ha chiamato i carabinieri. Sono stati immediatamente informati anche i familiari dell'anziana donna. A quanto si è appreso, la donna potrebbe aver subito l'aggressione e la violenza sessuale da parte di qualcuno che poteva avvicinarsi a lei per motivi di assistenza o di cura, quindi un infermiere o un parainfermiere. La direzione non ha voluto precisare se il responsabile sia stato individuato, ma per "misura cautelativa", ha precisato il direttore sanitario, é stato sospeso tutto il personale che era in turno in quel momento. L'anziana è stata poi assistita sia dal punto di vista medico che psicologico. "Un'assistenza appropriata all'evento e al momento vissuto", afferma la direzione sanitaria. La clinica le aveva anche offerto il trasferimento in un' altra struttura nel caso si sentisse più tranquilla. Ma la donna ha rifiutato la proposta affermando che la sua fiducia nell' ospedale non è venuta meno. In una nota diffusa nel pomeriggio la direzione sanitaria della casa di cura 'esprime un profondo rammarico per l'accaduto, manifestando piena solidarietà alla signora e ai familiari e massima collaborazione agli organi inquirenti".
lunedì 4 febbraio 2008
Violenze sessuali. Lei le adescava, il fidanzato le stuprava.
Sassari: 10 minori vittime di una coppia in una roulotte di un camping sul litorale. Quasi tutte sono psichicamente fragili, la prima denuncia è di una madre.
(Gianni Bazzoni - La nuova Sardegna) Uno «svago» pianificato nei dettagli e portato avanti per mesi: lei adescava le ragazzine ai giardini pubblici e sugli autobus e le accompagnava dal fidanzato che attendeva nella roulotte, in un camping del litorale, dove venivano stuprate. La coppia è stata arrestata dagli agenti della Sezione minori della squadra mobile della questura con l’accusa di violenza sessuale su minori.
In carcere sono finiti Alessandro Sotgia, 34 anni di Sassari, e Tanja Rozzo, di 22, originaria di Kelheim (in Germania) ma da tempo residente in città. Gli investigatori, guidati dal dirigente Giusy Stellino, sono andati a prenderli ieri all’alba. Lui ha mostrato una finta sorpresa, lei ha pianto a lungo. Da qualche tempo non stanno più insieme, ma quel legame potrebbe avere segnato la loro vita per sempre. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal giudice delle indagini preliminari Gianni Delogu su richiesta del procuratore capo Giuseppe Porqueddu e del sostituto Gianni Caria (al quale è stata delegata la delicata inchiesta).
Una decina le ragazzine coinvolte nella terribile storia: la più grande ha 16 anni, la più piccola 13, in mezzo un gruppetto di quattordicenni. Tutte deboli e indifese, spesso con deficit psicofisici o forti difficoltà relazionali. A rompere il muro di silenzio, costruito sulle minacce di morte del dopo («Se parli ti uccido»), la denuncia di una mamma che ha accompagnato la figlia in questura e ha raccontato la brutta esperienza. Da quel momento, pur con fatica, sono state individuate a cascata le altre ragazzine vittime della violenza. Alcune hanno testimoniato subito il dramma vissuto, altre hanno cercato di sfuggire all’impegno ma, alla fine, si sono affidate totalmente agli agenti della Sezione minori della questura. E si sono liberate di un peso che stava schiacciando le loro giovani vite.
I risultati investigativi hanno consentito di definire un quadro probatorio che ha convinto il magistrato a richiedere le ordinanze di custodia che il gip ha firmato ieri mattina. Pochi i dettagli trapelati, ieri, considerato il coinvolgimento dei minori e la necessità assoluta di garantire i livelli più alti di tutela.
Tanja Rozzo - secondo quanto appurato dagli investigatori - individuava le giovani vittime dopo averle seguite e studiate. Le avvicinava appena scese dall’autobus e durante la loro permanenza nelle panchine dei giardini pubblici, al centro della città. Si presentava bene, le conquistava facilmente parlando come loro, fingendo di condividere sogni e aspettative tipiche delle adolescenti. Invece le ingannava: bastava una pizza, la proposta di un giro in auto per farle entrare in un tunnel senza uscita. Il capolinea era sempre là, nella roulotte dove - secondo la ricostruzione accusatoria - Alessandro Sotgia attendeva come una sorta di re inconstrastato pronto a soddisfare le proprie voglie. Le ragazzine (selezionate una per volta) venivano obbligate ad assistere ai «giochi» sessuali dei due fidanzati, poi coinvolte in rapporti a tre, ma anche costrette a subire indistintamente da lui e da lei. E talvolta spinte nelle braccia di Alessandro Sotgia per completare «lavoretti» avviati dalla fidanzata. Trattenute con la forza e con le minacce dentro quella casa con le ruote, dove era vietato gridare e dove nessuno ha mai notato niente di strano. E prima di essere liberate e riportate in città, ancora altre minacce, sempre più pesanti per pretendere il silenzio: «Non ne parlare con nessuno, altrimenti sei morta». Questa la «raccomandazione» che chiudeva tutti gli incontri.
Quando la prima storia è arrivata negli uffici della Sezione minori della questura, ha avuto l’effetto di una bomba. A sentire certi racconti, calati nel cuore di una città che pure ha fatto progressi importanti nel campo della tutela dei diritti dei minori, c’è da rabbrividire. Così come è impressionante la continuità nel tempo di una violenza così ignobile che potrebbe avere segnato per sempre l’esistenza delle ragazzine coinvolte. L’attività investigativa culminata con le due ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba di ieri, ha segnato la chiusura di una parte importante dell’inchiesta. Ora si lavora sugli elementi raccolti, anche per capire se altre ragazzine possono essere entrate a fare parte del giro organizzato dai due fidanzati e caratterizzato sempre dallo stesso modus operandi.
Ed è possibile che qualcosa si sia «rotta» nel rapporto tra Alessandro Sotgia e Tanja Rozzo proprio in relazione a quelle violenze che sembravano non finire mai, che avevano bisogno sempre di nuove vittime da cercare in giro per la città. E da sacrificare nella roulotte degli orrori.
domenica 23 dicembre 2007
Manchester, anche i big nel party a luci rosse.
(Il Corriere Canadese) Si allarga lo scandalo a luci rosse che ha investito il Manchester United: alla festa natalizia sfociata nell’incriminazione di Jonny Evans per stupro tre altri calciatori del celebre squadrone inglese si sono approfittati di una ragazza completamente ubriaca e hanno fatto sesso con lei. Il tabloid “Sun” ha descritto come un’orgia selvaggia il “Christmas Party” organizzato nel lussuoso Great John Street Hotel di Manchester. Un testimone oculare ha raccontato al tabloid che ad un certo punto una bella ragazza sui diciannove anni completamente sbronza si è appartata in una camera da letto al primo piano con tre giocatori del Manchester United e altri due o tre uomini. «Dalla camera - ha precisato - venivano i tipici gemiti di una ragazza che faceva l’amore e i maschi gridavano come delle iene. Uno dei tre giocatori del Manchester è un nome molto noto».
Mentre per Evans la notte brava è finita con una denuncia per stupro presentata da una donna di 26 anni, la ragazza ubriaca sui 19 anni non si è lamentata per quanto le è successo. È uscita tutta contenta dall’orgia. A chi le chiedeva se fosse ok ha risposto: «Ovviamente sì. Dicono che a letto sono stata grande...». Il “Christmas Party” è avvenuto lunedì scorso e ha fatto scandalo perché una delle ragazze invitate apposta per allietare la serata è andata alla polizia e ha detto di essere stata attaccata e violentata dal diciannovenne Evans che però si proclama innocente. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno raccolto testimonianze di ragazze che dicono di aver fatto l’amore di gruppo con parecchi fuoriclasse del pallone. Con l’eccezione di Cristiano Ronaldo, tutti i grandi calciatori del Manchester erano presenti al party a luci rosse.
giovedì 20 dicembre 2007
Party natalizio con stupro per il Manchester United, arrestato Jonny Evans.
(Calcioblog) Si è costituito alla stazione di Polizia di Manchester Jonny Evans, giovanissimo giocatore già nazionale nordirlandese del Manchester United, sospettato di essere l’autore dello stupro denunciato da una 26enne dopo il party natalizio della squadra organizzato al Great John Street Hotel. Il 19enne difensore dei Red Devils, lo scorso anno in prestito allo Sunderland, è agli arresti dopo essersi è presentato spontaneamente per essere interrogato, ma nega con forza ogni accusa. (Fotogallery)
Evans dopo essere rientrato da un viaggio di 24 ore (stando alla sua difesa già programmato ed in compagnia di alcuni parenti) nel Principato di Monaco, si è immediatamente recato alla Stazione di Polizia nella quale erano già stati interrogati molti giocatori e componenti dello Staff del Manchester United. La decisione di trattenerlo in custodia sarebbe maturata dopo un confronto fra gli investigatori e il calciatore.
In Inghilterra è immediatamente partita la caccia per ricostruire quella che è già sta definita la “folle notte dei Red Devils“, una festa natalizia “non ufficiale” organizzata dai giocatori e tassativamente off-limits per mogli, fidanzate e dirigenti del Club. I bagordi sarebbero iniziati lunedì a pranzo con la compagnia a pranzo nel “235 Casino”, in serata il gruppo si è diviso: alcuni al The Grapes pub a bere e cantare, altri a fare una puntatina in un locale noto per le sue esibizioni di Lap Dance.
Il “meglio” però doveva ancora venire, con la festa vera e propria ospitata nel famigerato Great John Street Hotel (prezzi da 235 a 335 sterline a notte per stanza), affittato interamente dai giocatori per tutta la notte. Secondo un’anonima fonte del Sun ad attendere le star del Manchester United ci sarebbero state quasi 100 ragazze provenienti da ogni parte d’Europa:
Erano tutte bellissime, di età compresa fra i 18 e i 30 anni. Gli alcolici scorrevano a fiumi e le cameriere distribuivano champagne rosé a chiunque e in continuazione. Molte delle ragazze erano assolutamente fuori combattimento, mentre i giocatori si scolavano birra, vodka e whisky. Rooney e Rio hanno passato quasi tutta la sera sulla pista da ballo, ma è stato Ryan Giggs a rubare loro la scena, facendo l’imitazione di Elvis Presley. Si è messo a cantare una canzone e tutti gli altri si sono messi in circolo attorno a lui, applaudendo come pazzi. Non posso credere a quello che è successo, perché all’inizio era davvero una bella festa
Già, sarebbe stata una bella festa se all’alba una delle ragazze non avesse denunciato l’avvenuto stupro del quale è ora accusato il 19enne Evans, giocatore del vivaio dello United con 3 presenze all’attivo in prima squadra, una delle quali proprio nella trasferta di Roma in Champions League della settimana scorsa.
C’è da far rilevare che la tradizione del “party natalizio” non è una novità per i giocatori del Manchester United. Lo scorso anno nella stessa ricorrenza vennero spese 43mila sterline fra alcolici e l’affitto di un altro prestigioso Hotel che venne danneggiato da alcuni degli invitati durante la festa.
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venerdì 23 novembre 2007
Stupra l'ex fidanzata. Il fidanzato non si era rassegnato.
Costretta ad un rapporto sessuale nei bagni di un grande centro commerciale «Ci eravamo lasciati ad agosto, ma lui non si era rassegnato».
(La Stampa) Ha stuprato l’ ex fidanzata nel bagno di un grande magazzino dell’ hinterland torinese, poi, prima di andarsene, le ha detto in modo sprezzante: «Ho fatto quello che dovevo fare, ora possiamo lasciarci». È stato arrestato poche ore dopo dai carabinieri.
È accaduto nel centro commerciale della Bennet di Settimo Torinese, un centro a nord di Torino, dove la giovane, che ha 19 anni, lavora come dipendente in uno dei negozi del centro commerciale. Dopo la violenza ha denunciato il fatto ai carabinieri. Ha raccontato che ieri pomeriggio, verso le 14,30, durante la sua pausa per il pranzo si è presentato il suo ex fidanzato Marco Lapiccirella, di 23 anni, nato a Chivasso (Torino) residente a Settimo Torinese, che ha covato per mesi la vendetta. «Ci eravamo lasciati ad agosto, ma lui non si era rassegnato e mi seguiva, mi telefonava», ha detto la giovane.
Nel grande magazzino Lapiccirella ha trovato la ragazza in un’area in cui non c’ erano altre persone, l’ ha minacciata e costretta a seguirlo in uno dei bagni. Lì l’ ha violentata. Poi le ha detto la frase offensiva e se n’ è andato. Una collega di lavoro l’ ha vista uscire dal bagno sconvolta e l’ ha aiutata. La ragazza si è rivolta ai carabinieri della Compagnia di Chivasso, cui ha raccontato l’ aggressione.
Il comandante, capitano Dario Ferrara, ha immediatamente organizzato le ricerche dell’ uomo che però è stato rintracciato solo in serata, alle 21.30, quando ha fatto rientro nella sua abitazione, dove c’ era ad attenderlo, appostata, una pattuglia. La ragazza è stata portata nel reparto ginecologico dell’ ospedale Sant’ Anna di Torino ed i medici hanno accertato la violenza subita. Marco Lapiccirella - hanno successivamente precisato i carabinieri - non ha precedenti per droga, ma per minacce e ingiurie.
L’ aveva denunciato, all’ inizio dello scorso anno, proprio l’ ex fidanzata. Fra i due comunque il rapporto sembra sia proseguito, pur in modo burrascoso. Poi, stanca del carattere aggressivo del giovane, la diciannovenne 15 giorni fa gli aveva detto: «Non mi cercare più. Non esisto più per te». Poi, l’epilogo e l’aggressione.









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