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venerdì 26 ottobre 2007

La strategia del silenzio colpisce ancora.

(Trotzky)Una signora australiana, madre della vittima di un prete pedofilo - riporta l’Herald Sun - ha tenuto un dibattito per evidenziare i danni che derivano dalla strategia del silenzio con cui la chiesa cerca di coprire gli aguzzini.
"Peter - ha esordito Helen Watson - era uno studente del collegio di Ararat, dove insegnava padre Ryan. Questi un giorno se lo portò nella sua casa parrocchiale con un pretesto e me lo riportò indietro il giorno dopo mezzo ubriaco e fuori di testa. Da quel tempo mio figlio non fu più se stesso. Passava il tempo in giardino a sradicare arboscelli e ad ammucchiarli, per farne dei falò. Quando gli chiedevo perché si comportasse in un modo così strano, scoppiava in un pianto dirotto e mi gridava di andarmene via.”
“Un giorno tuttavia mi confidò che il prete proiettava pornofilm e offriva alcool agli studenti. Allora feci forza su me stessa e lo denunciai. Al processo il pedofilo, preso dai rimorsi, si dichiarò colpevole anche delle violenze perpetrate prima di essere trasferito ad Ararat. Dai quotidiani locali si seppe pure che anni addietro era stato mandato negli Stati Uniti per curarsi, ma ne aveva approfittato per continuare a violentare tutti i minorenni che incontrava.”
“Peter era un ragazzo sveglio e gentile e amava lo sport. Dopo l’abuso, abbandonò l’attività sportiva, smise di lavorare, si diede alla droga e si rifugiò nella sua cameretta, dove se ne stava per ore a biasimare se stesso per quanto gli era accaduto.”
“Per non lasciarlo solo con il suo dolore, gli proposi allora di seguire una terapia psicoanalitica, ma dopo le prime lezioni scappò di casa e non si fece più vedere. Poco dopo lo trovarono appeso a una corda in una cabina nei pressi di Aspendale. Da quel momento ho perduto la mia fede.”

La signora Watson ha concluso la sua requisitoria contro i preti pedofili e la copertura che la chiesa offre loro, con l’augurio che il sacrificio del figlio potesse servire a incoraggiare altre vittime a denunciare i loro predatori.
Dai commenti del pubblico – riporta lo stesso quotidiano – si capiva che si va facendo strada l’idea che la responsabilità di quanto sta succedendo nella chiesa è da addebitarsi esclusivamente alla strategia del silenzio, di cui la stessa chiesa sembra assolutamente incapace di liberarsi.

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