(TGCom) "Mi piacciono gli uomini, ma anni fa ho amato una donna, Sarah, con cui ho condiviso tutto": Vladimir Luxuria non smette di stupire e, prima di partire per "L’Isola dei famosi" non solo si fa fotografare per la prima volta senza veli, ma confessa al settimanale Chi la sua passione per una lei. Oltre al nome, Luxuria rivela la nazionalità, inglese, e una caratteristica fisica, la sua grande bellezza.
Una storia di coinvolgimento totale, quella raccontata dall’ex deputato di Rifondazione che proprio nei giorni scorsi ha ammesso di aver avuto delle avances anche in Parlamento.
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mercoledì 10 settembre 2008
Luxuria: "Ho amato una donna!" Fotografata nuda per la grancassa pubblicitaria.
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mercoledì 3 settembre 2008
Radcliffe sogna di fare la drag queen.
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mercoledì 27 agosto 2008
La 7 incontra Oliviero Toscani. Il video integrale.
(La7) Il fotografo Oliviero Toscani racconta le sue visite a sette bracci della morte statunitensi in un'intervista realizzata da Edoardo Camurri che andrà in onda, in sintesi, domenica 31 agosto alle 21.30 nel corso di ISTANTANEA, programma condotto da Rula Jebreal.
Il programma propone al suo interno il documentario "Finché morte non ci separi - La storia di Kenneth Foster", un ritratto del ragazzo afro-americano che ha attirato l’attenzione e il rispetto dell’opinione pubblica di tutto il mondo per la sua estenuante lotta per la vita contro il governo del Texas che l’ha condannato a morte per un delitto mai commesso.
Nella stessa puntata Rula Jebreal intervista Emma Bonino.
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martedì 19 agosto 2008
Pensa lui & Pensa lei. Il mondo gay.
(Alessandro Bertirotti - L'Opinione) Il nuovo millennio ha aperto le porte ad una parte della società rimasta fino a qualche anno fa ghettizzata e biasimata: il mondo gay. Poche attenzioni reali, pochi riconoscimenti intellettivi (se non artistici…) e protagonista di crociate spesso esagerate. Abbiamo intervistato ragazzi e ragazze tra i 24 e i 37 anni rivolgendo loro le seguenti domande:
Cosa pensi dell’omosessualità?
Ti dà fastidio l’omosessualità?
Pensa lui
Il maschio, per quanto riguarda le aperture mentali, ha fatto e continua a fare un percorso molto accidentato rispetto alle femmine della stessa specie, tanto da indurre molti studiosi a ritenerlo una deviazione evolutiva di genere. Se su certi argomenti sembra essere dalla mente relativamente aperta, su altri si dimostra recintato e barricato dietro una sua presunta quanto invisibile potenza virile. Alla domanda: “Cosa pensi dell’omosessualità”?, il 68% degli intervistati risponde: “Io… l’omosessualità non la capisco, la accetto… ma non la capisco. Capisco di più quella femminile che quella maschile. Però non giudico in base a questo”. Tipico discorso inutile e cognitivamente strampalato: accettare e non capire. Come per le liste bloccate: si fa, ma non si capisce perché. Che anche le liste siano gay?
La restante percentuale, i più giovani intervistati, risponde: “Non ho nessun tipo di problema. Non mi interessa e anzi mi ci trovo molto bene con il mondo omosessuale perché molte volte è privo di pregiudizi”. Alla domanda: “Ti dà fastidio l’omosessualità”?, il 73% dei maschi biologici – cosa diversa da quelli rari di tipo culturale – risponde: “Un po’ di fastidio sì, ma solo la parte maschile. Le femmine omosessuali invece quasi mi piacciono”. Ovvio: il sogno erotico di tre quarti della popolazione maschile è fare l’amore con due femmine, meglio se lesbiche, perché più eccitante l’italica performance sessuale. Rimane la restante percentuale (32%, alta comunque) di maschi che non si fanno problemi e che sono forse la speranza. La speranza? Speriamo…
Pensa lei
La femmina del nuovo millennio ha sicuramente gli orizzonti più aperti di una volta, anche grazie all’utilizzo delle lenti a contatto. Il nome del femminismo che fu ed a causa della crisi del maschio contemporaneo, la femmina sapiens sapiens ha conosciuto la virtù dell’accoglienza piuttosto che la (triste) virtù presuntuosa della tolleranza. Alla domanda: “Cosa pensi dell’omosessualità”?, il 75% delle intervistate risponde: “Non penso nulla in particolare, ognuno è libero di amare chi crede. Non giudico le persone in base alle loro inclinazioni sessuali ma in base alle doti umane”. Sante parole ma non sante azioni. Per la femmina umana italiana, i gay maschi sono competitors agguerriti, e la fortuna che i transessuali hanno presso i “maschioni italiani stradali” lo dimostra. Vi è una piccola percentuale (25%) che è rimasta ancorata al modello “i panni sporchi laviamoli in casa ma fuori tutti radical schic comunisti per finta”.
Alla domanda: “Ti dà fastidio l’omosessualità”?, l’83% delle intervistate risponde: “No, anzi mi trovo benissimo, perché gli omosessuali sono dotati di una sensibilità e apertura mentale che normalmente il maschio etero, rudimentale e rozzo com’è, non possiede”. Il migliore amico di questo tipo di femmina umana è infatti il gay maschio. Egli è sempre più curato, dotato di attenzioni verso l’amica, sempre raffinato, di acume intellettivo pronto e fervido. Però, dulcis in fundo, l’esclamazione più quotata della parte femminile di fronte all’amico gay è sempre: “Tutta roba sprecata, sempre i migliori sono dall’altra sponda”! Già. La questione del pane, dei denti e della loro relazione. Peccato davvero: alle femmine etero restano gli uomini etero. Così è la vita e… per molti!
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giovedì 3 luglio 2008
Paola Concia e l'intervista a "Gioia" ovvero la saga delle ovvieta'.
Donne che amano le donne. Paola Concia in parlamento: Mi sento sola ma non sono sola.
E’ l’unica omosessuale dichiarata della legislatura. Una condizione difficile? “Se mi avvicino a una deputata, i maschi sipreoccupano della concorrenza”.
(Alessandra Di Pietro - Gioia) Quando Paola Concia prese la tessera del Partito Comunista Italiano (1986) sapeva di essere lesbica, ma era sposa di un bel giovanotto. Ventidue anni dopo, è l’unica deputata omosessuale dichiarata della XVI legislatura, eletta nelle file del Partito Democratico. L’Italia è tra i pochi Paesi a non aver ratificato la norma antidiscriminatoria sull’orientamento sessuale, prevista nel trattato di Amsterdam. L’emendamento fu causa di un duro scontro in Parlamento, ma alla fine saltò per un errore tecnico, si citava un articolo al posto di un altro. Fu sciatteria, non malafede, però se a un provvedimento ci tieni, presti attenzione.
Il Governo era di centrodestra. La ratifica di quella norma non interessava nemmeno a loro?
Non abbastanza, forse. Talvolta la sinistra usa i diritti delle persone glbt (gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, ndr) per dirsi democratica e laica, ma non ci crede fino in fondo.
Conferma che in Parlamento non è l’unica omosessuale?
Mi sento sola, ma non sono la sola.
La sua collega e amica Paola Binetti, democratica e teodem, dice che anche i credenti in Aula sono più numerosi di quanto si pensi. Cattolici e gay hanno in comune la clandestinità?
(Ride) Bella battuta, ma io non la potrò ripetere.
E’ credente?
No, però Binetti prega per me
Per la sua redenzione?
Non lo so, non sono lì con lei.
Come riconosce le persone gay?
D’istinto, ma lo tengo per me.
Franco Grillini, ex deputato, nel suo libro “Ecce omo” (Rizzoli) fornisce qualche indizio.
Non l’ho ancora letto. Comunque non mi piace la caccia all’omosessuale nascosto, il coming out è una scelta personale.
Ci dia una stima delle persone gay in Parlamento.
Una percentuale tra il 7 e il 10 per cento. Il Parlamento rispecchia l’Italia, almeno in questo caso.
Ha notato sguardi di disapprovazione tra i colleghi?
No, mai.
Qualcuna la corteggia?
C’è una bella deputata di Forza Italia che mi guarda con insistenza. Le piaccio? Oppure mi detesta? Ah, saperlo… Però le dico, sul posto di lavoro non faccio la corte a nessuna.
L’omosessualità è trasversale?
Certo.
Anche l’omofobia è bipartisan?
Si, riguarda tutti. Tra i democratici c’è stata un’elaborazione culturale poiché il movimento glbt è nato a sinistra. La battuta volgare, però, scappa. In privato, ovvio. Davanti a me, nessuno osa.
Ipocrisia?
È un tabù politicamente corretto che non amo ma ha una minimale funzione pedagogica. In realtà, la paura della diversità sessuale si scioglie solo con la conoscenza. Scherzarci su può aiutare.
Lei lo fa? Anche in Parlamento?
Certo. Se mi avvicino ad una deputata, i colleghi si preoccupano della concorrenza e hanno la faccia tosta di farmelo sapere. Dovrei mandarli a quel paese e invece gli dico:attenti, potete scoprirvi omosessuali da un momento all’altro. Qualcuno si spaventa e scappa.
Chi ha superato la prova?
Giovanni Lolli e Roberto Giochetti sono persone a me care, non hanno alcun timore.
In questa legislatura ci sono deputati di destra amici delle persone gay?
Chiara Moroni e Benedetto Della Vedova sono alleati sui temi dei diritti. Giulia Bongiorno, presidente della commissione giustizia dove sono assegnata, è seria e competente. Angela Napoli è una donna sensibile e ho avuto un buon contatto personale con Eugenia Roccella, sottosegretaria al welfare. Spero in un consenso trasversale per approvare la mia proposta di estendere la legge Mancino anche alle discriminazioni per orientamento sessuale. Conto pure sull’Italia dei Valori: Antonio Di Pietro ha detto più volte di essere contro i razzismi.
Come la mettiamo con il celodurismo leghista?
Sono pavidi. Venissero a dirmi di persona, in Parlamento, non sui giornali, che sono culattona, e poi vediamo.
Con il centrodestra si va indietro con i diritti?
Culturalmente, andiamo verso il baratro. La destra fa leva sui peggiori istinti e sulle paure irrazionali, accomunando i diversi nella figura del nemico, sia straniero, rom o gay.
Con il centrosinistra non si erano fatti molti passi in avanti, però.
È vero, è stato lo zero assoluto; nel dibattito sui Dico (contratti di convivenza anche per coppie omosessuali, ndr) è venuta fuori l’omofobia pure nella mia parte politica. La proposta era buona, ma è stato un errore passare per il governo. Le leggi di civiltà si fanno in Parlamento cercando il consenso più ampio.
Perché una persona deve essere definita pubblicamente sulla base delle sue preferenze a letto?
Fino a quando l’orientamento sessuale sarà causa di razzismo di necessità elemento di identificazione e strumento di battaglia politica.
Gay si nasce?
No, ci si scopre gay. Altrimenti creiamo le basi per il razzismo genetico. L’omosessualità non è una malattia ma una condizione umana che puoi reprimere o assecondare.
Le piace il lato carnascialesco e desnudo del GayPride?
Si, è un pezzo di storia del nostro movimento, in quell’ostentazione c’è il coraggio di mostrarsi.
Per dovere istituzionale vede persone contrarie al riconoscimento di molti diritti per i gay. Come si comportano con lei?
Benissimo. Mi dicono subito: “Ho tanti amici omosessuali”. francamente, però, chi se ne frega! E se non li avessero? Le leggi non si fanno per gli amici. Capisco però che è il loro modo per nascondere l’omofobia.
Come è andato l’incontro con la Ministra Mara Carfagna?
Serio e cordiale, lei non era imbarazzata, concordava sulla necessità di combattere le discriminazioni, ma non è servito. Le sue dichiarazioni sono sempre pessime e ha tagliato 180mila euro destinati alla prima indagine italiana sull’omofobia.
Lei veste da maschiaccio, ma con molta cura e si intravede un bel corpo da sportiva.
Ohi, grazie!
La mattina per chi si fa bella?
Per me stessa, ovvio
E mette mai le gonne?
Si certo, per andare al Gay Village. Vuole venire stasera?
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Chris Martin: pensavo di essere gay.
Difficile a dirsi, ma sembra proprio certo. Il cantante dei Coldplay, Chris Martin, attualmente sposato con la bella attrice Gwyneth Paltrow, sospettava di essere gay in età giovanile, in quanto intimidito dal gentil sesso.
"Ho avuto una rigida educazione cristiana - ha confidato alla rivista Rolling Stones - Credevo che il sesso fosse tabù. Pensare alle tette significava andare all'inferno. Ma poi ho capito che sono fantastiche!".
Questa rivelazione non sorprende più di tanto, visto che non troppo tempo fa, la la star britannica aveva dichiarato di non aver avuto rapporti sessuali fino a 21 anni. Ora sembra stia recuperando il tempo perduto, godendosi la sua relazione, 'tutta etero', con la bionda mogliettina.
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martedì 1 luglio 2008
I gay sono diversi solo sotto l'aspetto dei desideri sessuali. Parola di Antonio Di Pietro.
Antonio Di Pietro intervistato da Klaus Davi, particolarmente apprezzato dal popolo omosessuale per la sua politica antigovernativa ed antiberlusconiana nella sua intervista dice che noi gay siamo diversi solo sotto l’aspetto dei desideri sessuali. Quando si dice avere le idee chiare. Grazie Tonino.
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02:03:00
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venerdì 27 giugno 2008
La risposta di Platinette a Gasparri.
Platinette, Gasparri e il senso del decoro
Polemica sui gay in tv innescata dalle dichiarazioni dell’onorevole Maurizio Gasparri:
Sono favorevole - ha detto l’esponente di An - a contrastare le discriminazioni, ma non credo nei programmi ghetto. Bisogna avere una cultura del rispetto e della tolleranza nei confronti di coloro che sono rispettosi e tolleranti verso gli altri. Dovremmo pensare a delle scelte che insegnino a ciascuno a non imporre le proprie tendenze. Già in passato dissi che non c’erano problemi se una persona omosessuale veniva messa a capo di uno schieramento politico, se ne ha le capacità e se non va in giro vestita come Platinette. Lo stesso varrebbe se un tipo macho andasse in giro con mutande aderenti.
La risposta di Platinette non s’è fatta attendere:
O.le,
L’aggiorno per dirle che accanto a Platinette c’è ora in attività anche Mauro (alla radio, pensi, ci vado in abiti da tranquillo borghese in leggero sovrappeso e ho fatto otto mesi in teatro recitando calvo come sono diventato…): non credo di dovermi scusare con lei, ma semmai è lei a dovermi qualche spiegazione…Io faccio un mestiere dove vado in tv e non in giro “vestito come…” Da quel che mi risulta, mai fatto di una mia diversità estrosa un vanto, semmai è un mezzo o lo è stato per convalidare una presenza, spesso polemica, spesso invadente, ma spero anche spiritosa e niente affatto “pericolosa o sovversiva”… Che io possa non piacere per i miei eccessi lo ritengo motivo lecito e finanche inorgogliente, per via che questo mestiere è fatto di visibilità,polemiche, ma alla base se dopo diversi anni sono ancora qui, c’è forse un minimo di “talento” (odio dirmelo ma in questo caso devo…) che la tv istituzionale e generalista mi riconosce, altrimenti immagino da tempo farei altro…Anche politica, ed in abiti civili, anche locale, e forse non sa che il Partito Radicale ( da me ora lontano per la sua adesione alla coalizione di sinistra, bizzarro vero che io non sia di sinistra, ma se vuole un riferimento, mi trovo ora sulle posizioni di Daniele Capezzone, che come ben sa, è a Forza Italia…) più volte michiese candidature e partecipazione; pensi che di recente ho sostenuto nelle amministrative della mia città un candidato di lista civica, donna, e già assessore nella precedente giunta di centro-destra… Questo per dirle che ci sono in me diverse “sfumature”, il cittadino, “l’artista”, e, credo, la persona schiva e lontana da tutto che sono quando non lavoro: mi ha mai vista a una festa? ad un party? a qualche manifestazione, da una parte o dall’altra? Nella mia esagerazione c’è un moralismo quasi imbarazzante, tanto da farmi pensare di essere un vero conservatore, un borghese autentico, che coi paradossali abiti che indosso, in realtà incarna una mentalità forse anche più ristretta e conservatrice della sua… Non faccio paura a nessuno, mi piace essere sorprendente e divertire il pubblico, spero non sia un reato e i migliori rapporti personali, spesso anche professionali li ho con donne, prive di pregiudizi e disponibili ad intessere qualcosa oltre le apparenze…E’ mia personale convinzione che questa destra, così accorta e felice su molti aspetti (economia, meritocrazia libero mercato e competitività) si impantani poi su altri aspetti (diritti civili e dintorni) ad esempio mai messi in discussione in Paesi del Nord Europa (ancora con regine e governi non certo solo di sinistra…) e qui da noi ancora in grado di accendere polemiche… In tv è il pubblico che decide, e non decide certo in base agli orientamenti sessuali (non vale solo per me, ma per tutti) ma alla resa, che supera senza incertezze aspetto o densità delle apparizioni (peraltro per me da un paio d’anni fortemente legate solo ad “AMICI” di Maria de Filippi, donna di televisione, cui necessitano dei risultati all’altezza delle aspettative che le devono arrivare anche dai collaboratori minimali come me…) Lasci decidere al pubblico chi si e chi no e le prometto che se comprenderà lo spirito della lettera (almeno questa, me lo conceda, per niente “esagerata”…) semmai dovessi tornare in tv le prometto che userò meno trucco pesante ed abiti meno appariscenti o di utilizzare con maggior frequenza i batuffoli di cotone di cui parla qualche riga sopra Aldo Busi…
Cordialità
La verità è che se solo Gasparri ascoltasse Platinette alla radio, si renderebbe conto che i loro punti di vista non sono poi così distanti.
[Platinette]
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giovedì 26 giugno 2008
Di Pietro: Io icona gay? Sono un tombeur de femme non de homme.
Omosessuali sono uguali a tutti gli altri.
(Il Corriere della Sera) «I miei errori di grammatica e sintassi a volte sono reali, altre no. Lo faccio apposta». Lo dice il leader di Idv, Antonio Di Pietro a Klauscondicio, la serie di interviste web condotte da Klaus Davi, poi a proposito della legge anti-intercettazioni afferma: «Passerà sicuramente, perchè coinvolge trasversalmente persone di entrambi gli schieramenti» eriferito ai medici della milanese 'clinica degli orrorì: «Tanti medici, se dimostrato, dovrebbero essere puniti facendogli fare i barellieri. Lo stesso vale per i parlamentari: se condannati non devono fare più i parlamentari, anzi li metterei a staccare tutti i loro manifesti che ci sono nelle città».
GAY - «Non ho mai ricevuto avance da un gay. Io sono un tombeur de femme non un tombeur de homme». Così Di Pietro commenta poi gli apprezzamenti che gli sono arrivati dal popolo degli internauti omosessuali. «Ci tengo a precisare - ha aggiunto l’ex pm - che per me gli omosessuali sono diversi solo sotto l'aspetto dei desideri sessuali, per il resto sono uguali a tutti gli altri. Comunque l`attestato di stima non può che farmi piacere».
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sabato 7 giugno 2008
Gay Pride, parla Luxuria: Mara Carfagna, Ministro a sorpresa, è come Irene Pivetti (al contrario).
(Blogosfere politica e società) "Sembra che la Carfagna viva il suo passato come un precedente penale, quando è ovvio che la sua nascita politica deriva dalla sua prestanza fisica". Vladimir Luxuria è alle prese con gli ultimi dettagli del Gay Pride romano, che domani sfilerà nella Capitale da Piazza della Repubblica a Piazza Navona.
Una parata di carri stravaganti e chiassosi per affermare i diritti civili di omosessuali e transgender. A onore della Carfagna, che ritiene i gay costituzionalmente sterili, i promotori del Pride romano hanno deciso di dedicarle un carro animato da drag queen e gogo boys. Vestiti come la Ministra ai tempi dei sexy calendari.
Luxuria, ci spieghi da chi è nata l'idea del carro.
(Ride) Non si può dire, è una provocazione.
L'ha voluto il circolo Mario Mieli?
All'inizio sì, ma ha contribuito anche il Muccassassina. E sono arrivati suggerimenti da più parti.
Domani sarete in tanti su quel carro.
Sì, anche se non staremo tutto il tempo lì sopra. Oltre a me ci saranno Rita Rusic, Titti De Simone, Franco Grillini, Paola Concia.
Perchè la Rusic è la madrina di questa edizione?
E' una persona che conosciamo da tempo, fra l'altro ha tenuto anche un concerto al Muccassassina. Ha dato la sua disponibilità per quest'anno, come fece nel 2000 la Cucinotta.
Ci tolga una curiosità. Come hanno accolto nel mondo lgbt la nomina di Mara Carfagna a Ministro delle Pari Opportunità?
Devo dire che siamo rimasti abbastanza sorpresi. Io mi aspettavo la Prestigiacomo, ad esempio. Non c'è dubbio che l'ascesa politica della Carfagna sia dovuta alla sua prestanza fisica. Ha mai fatto caso al suo sguardo?
Sì. Ha sempre gli occhi sbarrati.
Esatto. Escludo il lifting, è troppo giovane. Credo sia lo sbigottimento alla nomina di Ministro per le Pari Opportunità.
Se riuscisse ad ammettere candidamente il suo passato, come le ha ricordato anche Gad Lerner su Vanity Fair, la Carfagna potrebbe zittire tutte le polemiche che la riguardano.
E' strano. Vive il suo passato come se fosse un precedente penale. E' il percorso inverso rispetto alla Pivetti, prima spogliata e poi casta diva.
Ma la Pivetti non pare si vergogni.
Forse la Pivetti si vergogna di quando si vestiva da reverenda, ai tempi della vice Presidenza della Camera.
Nella scorsa legislatura, quando era deputata di Rifondazione avrà avuto modo di incontrare la Carfagna.
Sì, ma solo per un contraddittorio, in tema di unioni civili. Poi quando ha definito i gay costituzionalmente sterili le ho ricordato un precedente pericoloso, una legge della Germania di Hitler che prevedeva l'internamento degli omosessuali ritenuti socio-sabotatori perché non in grado di riprodursi. E ho aggiunto che da una sfasciafamiglie non prendo lezioni. Tutto qui.
Nessun incontro nei bagni del Trasatlantico quindi, come con Elisabetta Gardini?
No. Solo uno scontro sulle unioni civili.
Cosa sarebbe cambiato con il patrocinio del Ministero al Gay Pride di domani?
Nulla a livello organizzativo. Molto per quanto riguarda il tema dei diritti.
Ora Rifondazione e la sinistra radicale sono extraparlamentari. Su chi contate per il loro riconoscimento?
Sui radicali, Paola Concia, Barbara Pollastrini e Vittoria Franco.
Eppure è proprio con la Pollastrini che sono naufragati Dico e Pacs.
Sono naufragati anche Dini, Mastella e tanti altri. La maggioranza era troppo fragile.
E da questa legislatura cosa vi aspettate?
Nulla di buono. Ci saranno misure limitative della libertà. E' notizia di oggi l'emendamento sul pacchetto sicurezza che inserisce le prostitute nell'elenco dei soggetti "pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità". Insomma, ci sarà una moratoria sui nostri diritti civili.
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martedì 3 giugno 2008
Sarko: "Il matrimonio? E’ riservato a un uomo e a una donna".
Intervista al presidente che non lo era ancora. Sull’integrazione diceva di preferire "un islam della Francia, in linea con i valori della nostra Repubblica, che un islam sottomesso".
(Il Foglio) In Italia lei è considerato un uomo della destra dura, dalle posizioni sempre fisse sull’idea di sicurezza pubblica e dalle tendenze fortemente liberali e populiste, senza dimenticare la sua posizione definita “atlantista”, pro israeliana e pro americana, che tanto inquieta la sinistra italiana ed europea. Ritiene che questo ritratto sia quello giusto?
Sarkozy - Bene, vediamo, direi che non avete dimenticato nulla. Questa è la lista completa dei tratti più caricaturali solitamente utilizzati da tutti quelli che in generale non hanno esattamente le migliori intenzioni nei miei confronti. Con un pedigree del genere, viene da chiedersi come possa essere candidato alle elezioni in Francia. Questa percezione di me, evidentemente, non è né giusta né veritiera. Ho voluto essere il candidato di una destra repubblicana finalmente libera dal complesso di non essere la sinistra, di una destra sicura dei propri valori: il lavoro, l’autorità, il primato della vittima sui delinquenti, gli sforzi, il merito, il rifiuto dell’assistenzialismo, dell’ugualitarismo e del livellamento verso il basso. Questo fa di me un uomo della destra dura? Per anni, nell’esercizio delle funzioni ministeriali, mi sono speso per combattere e ridurre la mancanza di sicurezza che era letteralmente esplosa sotto il governo di sinistra di Lionel Jospin. Ho ottenuto risultati significativi e credo che domani dovranno essere rafforzati migliorando il funzionamento generale di tutto il sistema penale, in particolare per poter meglio lottare contro la recidività e la sensazione d’impunità dei minorenni pluri-reiteranti. I miei principali concorrenti sembrano avere idee meno chiare in merito e paiono inclini a tornare al lassismo. Questo fa di me un fissato della sicurezza? Per quel che concerne l’economia, sono innanzi tutto un adepto del pragmatismo. Credo nelle libertà economiche. Credo nell’economia di mercato. Ma so anche che il mercato non dice tutto e non può tutto. Credo al volontarismo politico in campo industriale e tecnologico, e non mi spiace aver fatto la scelta d’intervenire per salvare Alstom, un’impresa che è tornata a prosperare. Questo fa di me un liberale? Sono visceralmente attaccato all’indipendenza della Francia e dell’Europa di fronte a qualsiasi potenza. E deploro il fatto che l’Unione europea non dia prova d’unità, di realismo e di autonomia nelle relazioni economiche e commerciali con le altre regioni del mondo, come anche in politica estera e di difesa. Non vedo incompatibilità tra questo e il fatto di considerare gli Stati Uniti una grande democrazia con la quale abbiamo molti valori in comune e indefettibili legami storici. Così come non vedo incompatibilità tra il riconoscimento del diritto dei palestinesi a uno stato sostenibile e il fatto di considerare la sicurezza d’Israele non negoziabile. Questo fa di me un atlantista, un pro israeliano e un pro americano? E’ una lettura che quantomeno manca della più elementare sottigliezza. La verità è che chi afferma queste cose è anti israeliano e antiamericano. Pensino a sé, invece di denigrare gli altri.
F - Lei è il favorito, davanti a Mme Royal e François Bayrou. Ma l’ascesa di Bayrou è insidiosa. Teme l’alternativa “centrista”?
S - Credetemi, non vedo in me il favorito di queste elezioni, piuttosto lo sfidante. E’ mia intenzione fare campagna elettorale fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno per convincere i francesi della correttezza del mio progetto, delle mie proposte e del mio modo di procedere. Questa campagna dimostra due cose contemporaneamente: da una parte che i cittadini non hanno perso completamente la fiducia nella politica, ma dall’altra anche che sono sempre più esigenti nei confronti di chi ha la pretesa di rappresentarli. Le sale dei convegni non sono mai state così piene, le trasmissioni politiche mai così seguite. Non abbiamo più il diritto di deluderli. Voglio dire loro tutto prima, per poter fare tutto dopo, se sceglieranno di darmi la loro fiducia. E, onestamente, quando osservo il grado di imprecisione, d’improvvisazione e di confusione degli altri due candidati citati, mi dico anche che non abbiamo il diritto di perdere queste elezioni, decisive per l’avvenire del nostro paese e, per suo tramite, dell’Europa intera”.
F - Che rapporti ha con la classe dirigente italiana e che giudizio ne ricava?
S - Conosco bene la maggior parte dei responsabili politici italiani, Romano Prodi, Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini, Giuseppe Pisanu. Li stimo. Ora, non sono i responsabili francesi a scegliere i dirigenti italiani, e viceversa. L’Italia è un grande paese europeo, per di più confinante con la Francia e, come il nostro paese, si affaccia sul Mediterraneo. Abbiamo sfide comuni da raccogliere: nel campo industriale, in quello della sicurezza, della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, della gestione dei flussi migratori. Anche l’Italia rientra nel novero degli stati fondatori dell’Ue, ed è difficile pensare a rilanciare il progetto europeo senza di lei. Se sarò eletto, tenterò quindi di mantenere relazioni ottimali con il governo che gli italiani avranno scelto per sé.
F - In Italia abbiamo seguito con grande attenzione l’istituzione del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm) e tutto il dibattito tra il governo e il capo del Consiglio, Dalil Boubaker. Può fare un bilancio e darci un’idea in prospettiva del futuro di questa istituzione?
S - Effettivamente mi sono impegnato a fondo nella creazione del Cfcm, l’istanza rappresentativa dei musulmani in Francia, e delle sue succursali regionali, le 25 Crcm. Perché? Perché preferisco un islam della Francia, in linea coi valori e le regole della nostra Repubblica, piuttosto che un islam in Francia, che resterebbe sottomesso a influssi stranieri. Il Cfcm riunisce le diverse correnti di pensiero musulmane e ci permette di instaurare un dialogo con loro, ma anche, naturalmente, con le autorità pubbliche e gli altri componenti della società francese. Concretamente, il Cfcm si occupa di costruire le moschee, gestire le zone musulmane nei cimiteri, organizzare le feste religiose, nominare i cappellani negli ospedali, le scuole e le prigioni, ma anche di formare gli imam. Il bilancio del Cfcm dalla sua creazione, nel 2003, per me è positivo e incoraggiante. Inoltre, sono convinto che nessun governo, in futuro, quale esso sia, metterà in dubbio la sua esistenza e le sue finalità.
F - La sicurezza e l’immigrazione sono temi sui quali lei ha concentrato maggiormente il suo operato come ministro dell’Interno. Cosa pensa della direttiva europea che riguarda lo scambio dei dati tra i diversi servizi segreti e l’armonizzazione delle norme che disciplinano l’arrivo dei clandestini?
S - Lei sicuramente fa riferimento alla proposta di direttiva riguardante il rimpatrio degli immigrati irregolari. La Commissione europea ha ritenuto necessario scrivere un nuovo capitolo nell’armonizzazione delle procedure di espulsione. E’ innegabilmente una buona cosa, a condizione però che gli stati possano conservare ancora un certo margine di manovra. Quanto alla cooperazione in materia di scambio d’informazioni tra i diversi paesi europei, ritengo che sia indispensabile, che si tratti di lotta all’immigrazione clandestina, e in particolare grazie al futuro sistema relativo alle informazioni sui visti, o alle reti della criminalità organizzata, che prosperano sfruttando la miseria e la disperazione degli uomini. In linea più generale, spero che gli stati europei un domani possano andare più lontano nell’approfondire il coordinamento delle proprie politiche in materia d’immigrazione, d’asilo e di controllo delle frontiere. Nell’ambito delle mie responsabilità come ministro dell’Interno, ho già avuto occasione di presentare ai nostri partner proposte in questa direzione.
F - Lei ha spesso dichiarato di voler rivedere la legge sulla laicità del 1905. Come pensa possa essere modificata, e in che direzione?
S - Per me non si è mai trattato di toccare i principi fondamentali della legge del 1905. Questa legge non impone proibizioni, ma chiarisce le relazioni tra lo stato e le religioni. E’ una legge di tolleranza, che assicura contemporaneamente la libertà di coscienza e la neutralità dello stato, in altre parole l’uguaglianza dei culti davanti all’autorità pubblica. Ho semplicemente espresso il desiderio di avviare una riflessione sulla necessità di precedere a un nuovo ritocco, per far fronte a una realtà nuova: e cioè il fatto che la religione musulmana, che oggi è diventata la seconda religione in Francia, dopo la religione cattolica, mentre nel 1905 praticamente non esisteva sul nostro territorio. Ricordo poi che questa legge è stata emendata tredici volte! Una relazione di esperti, che mi è stata presentata a settembre, mi raccomandava di modificare la legislazione in modo da dare ai comuni la possibilità, debitamente contestualizzata, di aiutare, se necessario, gli investimenti per il culto. Questa questione merita di essere studiata, proprio perché non è giusto che i fedeli di determinate confessioni apparse di recente sul nostro territorio incontrino difficoltà nella pratica del proprio culto. Non penso però che sia opportuno legiferare senza aver prima ottenuto un consenso molto ampio. Per legiferare su questioni così delicate mi sembra indispensabile che la grande maggioranza dei francesi e delle varie comunità religiose sia d’accordo.
F - In Italia si parla molto di famiglia, di matrimonio e del ruolo della chiesa, che oggi si rinnova. Lei è contrario al matrimonio omosessuale e all’adozione da parte delle coppie omosessuali. Che sensazioni le ispira la chiesa di Papa Ratzinger, ultima assise morale delle società postmoderne?
S - Tenuto conto della separazione tra stato e chiesa, è imperativo che i politici francesi mantengano un certo riserbo in materia religiosa. Detto questo, come la maggior parte dei miei compatrioti, ho davvero una grande considerazione e grande rispetto del Papa e di ciò che rappresenta. So cosa debbano all’eredità cristiana l’Europa in generale e la Francia in particolare. Quanto alla questione della famiglia e delle coppie omosessuali, l’ho detto molto chiaramente: non sono né a favore del matrimonio degli omosessuali, né dell’adozione da parte delle coppie omosessuali. Questo però non significa che io neghi la realtà e la legittimità dell’amore omosessuale. Non ha minore dignità dell’amore eterosessuale. Penso semplicemente che l’istituzione del matrimonio, per mantenere un senso, debba essere riservata agli uomini e alle donne. Penso, allo stesso modo, che una famiglia sia costituita da un padre, una madre e dei bambini. Per le coppie omosessuali in Francia abbiamo i pacs. Propongo di andare ancora più in là e creare un contratto d’unione civile che garantisca la perfetta uguaglianza con le coppie eterosessuali sposate, per quanto concerne i diritti alla successione, fiscali e sociali.
F - In Libano, i nostri soldati si sono conformati alla risoluzione dell’Onu che prevede una forza multilaterale lungo la frontiera con Israele. Certi rapporti delle Nazioni Unite segnalano il riarmo di Hezbollah. Pensa che sia necessario ripensare la missione Unifil perché sia efficace?
S - La missione Unifil 2, creata dalla risoluzione 1.701 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, aveva ricevuto un mandato realista, ovvero assicurare un cessate il fuoco duraturo tra le parti libanesi e Israele. Fino a oggi ci è riuscita bene, senza dubbio anche perché la Francia, sotto l’impulso vigilante di Jacques Chirac, aveva preteso sin dall’inizio che si garantissero tutte le condizioni per l’efficacia dell’azione della forza internazionale: un mandato chiaro e rafforzato rispetto a Unifil e regole d’ingaggio predefinite. Ciononostante, l’equilibrio nella regione rimane fragile. Il disarmo delle milizie – elemento fondamentale per la stabilità – deve rimanere al centro delle preoccupazioni del governo libanese. Più che a Unifil 2, spetta al governo locale organizzare la deposizione delle armi da parte delle milizie e impedire il riarmo di una loro parte, garantendo un vero controllo della frontiera sirio-libanese. Dobbiamo augurarci che il processo politico libanese possa prendere il largo, che i libanesi riprendano in mano il proprio destino e ritrovino il cammino del dialogo interno. La consegna delle armi alle autorità libanesi legittime sarà la migliore garanzia del ritorno a una pace durevole”.
F- Oggi la Nato è messa a dura prova, che si tratti di Afghanistan o della costruzione dello scudo americano nell’Europa dell’est. Come pensa debba rispondere la Francia alle domande di flessibilità dell’Alleanza atlantica? E alle accuse della Russia?
S - La Nato conserva, in un mondo incerto e pericoloso, il suo valore e la sua legittimità, perché offre un solido ancoraggio euro-atlantico, che ormai da quasi sessant’anni dà prova della sua importanza per la sicurezza europea. Mi auguro che la Francia si assuma appieno la propria responsabilità nel quadro dell’Alleanza e contribuisca alla riflessione sull’evoluzione delle missioni. La Francia è già molto attiva, come lei sa, e contribuisce in modo importante alle operazioni nei Balcani e in Afghanistan. E’ mia intenzione confermare la solidità di questo impegno. Per il futuro, non dobbiamo perdere di vista però la specificità della Nato, che è un’alleanza militare. Non mi pare utile né opportuno che si sviluppi in direzione di un nuovo tipo di organizzazione a vocazione universale, più o meno concorrente all’Onu. Vorrei che conservasse la sua vocazione militare e un ancoraggio geopolitico chiaro sul continente europeo. Per il resto, l’Europa deve affermare la propria volontà e la propria capacità di assicurare in modo più autonomo la protezione del suo territorio. L’Ue deve darsi l’ambizione di definire e attuare una politica di difesa conforme alla sua situazione geografica e ai suoi interessi. Il progetto americano antimissile per ora non rientra nel campo Nato: è spunto per discussioni bilaterali tra Washington e alcune capitali europee, sulle quali non è mio compito esprimermi. Però l’Ue trarrebbe vantaggio dal parlare con una voce sola in merito a questioni tanto strategiche. Dov’è la sua legittimità se non è in grado di esistere su un capitolo nel quale il suo progetto politico dovrebbe raggiungere il pieno significato? La preferenza europea deve valere anche, e forse soprattutto, nel campo della sicurezza e della difesa. Lei fa notare che la Russia ha manifestato inquietudine. Non è una cosa nuova, queste reazioni hanno accompagnato tutte le evoluzioni della Nato. Dobbiamo incoraggiare il dialogo tra Washington e Mosca, in modo che non si creino malintesi, che sarebbero dannosi per tutti. A proposito dello scudo, esso non può sostituire la dissuasione, anche se può essere utile per completarla.
F - L’Iran è una minaccia sempre più imminente. La Francia e l’Italia sono più propense al dialogo rispetto ad altri membri della comunità internazionale. Qual è la sua posizione rispetto al regime di Ahmadinejad?
S - E’ inaccettabile e pericoloso che Teheran si doti di una capacità nucleare militare. Spetta all’Iran ristabilire la fiducia nella natura delle sue attività nucleari. E’ ciò che ha voluto dire il Consiglio di sicurezza quando ha votato all’unanimità la risoluzione 1.737. L’importante è mantenere la fermezza e l’unità della comunità internazionale di fronte alla prova cui è sottoposta la sua determinazione a contenere i rischi di proliferazione. E’ questo il senso dell’azione degli europei dal 2003. Tale politica di fermezza e di dialogo oggi è condivisa da tutti i membri permanenti del Consiglio di sicurezza. In questa continuità si iscriverà la mia azione, se sarò eletto. Per quel che riguarda Ahmadinejad, i suoi interventi che incitano alla distruzione di Israele o che negano la realtà della Shoah sono inammissibili e irresponsabili. Ma non sono sicuro che abbiano trovato l’appoggio della maggioranza degli iraniani, tutt’altro.
F - Lei vorrebbe rilanciare la costruzione dell’Europa con un Trattato semplificato. Quali sono le alleanze che imbastirà, con i partner europei, per arrivarci? Contro la Turchia e la sua ammissione nell’Ue lei ha lanciato l’idea di un’Unione del Mediterraneo. Conta su una collaborazione privilegiata con l’Italia?
S - Presto saranno passati due anni da quando l’Europa è entrata in stallo a causa del rifiuto da parte di due paesi fondatori, tra cui la Francia, del Trattato costituzionale. Possiamo dispiacercene, ma non possiamo che prenderne atto e tentare d’immaginare alternative per uscire insieme dalla crisi. Non sarà possibile rilanciare l’Europa con le istituzioni attuali, che non sono concepite per un’Ue a 27. Ma due anni d’immobilismo sono più che sufficienti. Per questo propongo di riprendere le disposizioni della prima parte del Trattato che avevano trovato maggiore consenso. E’ quello che io chiamo Trattato semplificato. Su questa base è possibile raggiungere in tempi rapidi un consenso. Ho fiducia nella buona volontà, nel realismo e nel desiderio di progredire di tutti i partner. Per quel che concerne la Turchia, è un grande paese e un grande alleato per cui ho il massimo rispetto. Se sono contrario alla sua adesione non è perché sia contrario alla Turchia, ma perché sono a favore di un’Europa politica. Ci sarebbe una contraddizione tra l’adesione della Turchia e il progetto di un’Europa integrata a livello politico: l’Ue non può estendersi in modo indefinito e deve avere delle frontiere. Per ragioni storiche, geografiche e culturali, la Turchia non ha la vocazione a situarsi all’interno di tali frontiere. A meno che queste non siano comuni domani con la Siria o l’Iraq, il che mi sembra difficilmente accettabile. Il momento in cui si è pensato alla prospettiva di un’adesione è passato da quasi 45 anni, e si trattava di aderire a un mercato comune, non a un’unione politica. Sono a favore della creazione di una collaborazione strategica privilegiata, economica e culturale con la Turchia, come con altri stati del Mediterraneo. L’Unione euro-mediterranea che ho proposto s’inserisce in questo quadro. L’Europa, a cominciare da Francia e Italia, non può voltare le spalle al Mediterraneo, elemento strutturale della sua identità e della sua stabilità. (traduzione di Elia Rigolio)
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lunedì 26 maggio 2008
Franco Grillini. «Io, ex deputato lobbista gay».
(Giancarlo Perna - Il Giornale) Mi dice di andare da lui e quando suono al citofono, Franco Grillini se ne esce: «Quarto piano. Senza ascensore». Scavalco 88 scalini alti come muretti e il presidente onorario dell’Arcigay mi raccoglie col cucchiaino deponendomi su un divano.
Quando rinvengo, mi presenta un giovanotto che gli fa compagnia e spingendomi verso la finestra dice: «Guarda se non valeva la pena». A picco, di sotto, c'è la fontana di Trevi. Mai vista così dall'alto, con la vasca e le monetine che nuotano nell'acqua. «Da sindrome di Stendhal», dice l'ex deputato dello Sdi e mi trova d'accordo. Mentre l'amico si ritira in un'altra stanza lasciandoci soli, Franco allunga le bozze del suo libro in uscita il 4 giugno, «Ecce Omo. 25 anni di rivoluzione gentile».
«È la storia del movimento gay e la mia da quando sono omosessuale. Se avessi incluso anche la fase etero ci sarebbero voluti tre volumi», dice e apre la pagina con la sua foto da ragazzino. «Ero un giunco. Bellissimo, capelli biondo cenere, occhi azzurri. Oggi sono grassoccio, ho la metà dei capelli e gli occhi marroni perché faccio un trattamento contro il glaucoma che li scurisce», dice con rammarico.
«Eri anche un bimbo devoto e andavi dai preti prima di diventare un comunistone», gli dico per metterlo di fronte alla massa di peccati cui è andato incontro crescendo.
«Un angioletto fino a quindici anni. Poi un prete ci provò e ho capito che la Chiesa era fasulla. Sono stato un tombeur de femmes e fidanzato a lungo, prima di capire che mi piacevano gli uomini. Così, a furia di capire sono diventato ateo, comunista e gay», dice e mi guarda con due lenti grosse come fondi di bottiglia.
«Per completare le tue disgrazie, sei stato anche trombato», dico.
«Magari...», gorgoglia l'assatanato cinquantatreenne.
«Non fingerti gagliardo. Si vede a occhio che sei in lutto per l'uscita dal Parlamento», e gli faccio notare che è vestito color antracite, camicia, pantaloni e scarpe, come la tappezzeria di un carro funebre.
«Selvaggio che sei! È la moda, non un segno di tristezza. La mia era un trombatura annunciata e l'avevo elaborata prima».
«Te la sei voluta, uscendo dai Ds per candidarti con quel ciocco alla deriva dello Sdi di Boselli», osservo.
«Ho seguito la mia coscienza e i miei ideali. Non ero d'accordo col nascente Pd e non volevo stare coi teocrati cattolici che scambiano il Vangelo con la Costituzione».
«La sindrome dell'ex chierichetto», dico.
«Mi ha traumatizzato il governo di centrosinistra. Io di giorno alla Camera facevo una cosa in favore dei gay e la Binetti (teodem dell'Ulivo, ndr) me la disfaceva di notte al Senato».
«Hai lasciato i Ds, dopo una vita, poco prima della nascita del Pd. Eri contro?».
«Non contro il partito unico, ma contro la fusione a freddo. Operazione politica, senz'anima. Gliel'ho detto: è una cosa affrettata che non vi porterà elettori e io me ne vado. Non salverò il c..lo. Ma la faccia, sì. Per me gli ideali vengono prima dello stipendio e di un posto da parlamentare».
«Lo Sdi boselliano è un disastro. Ancorato a due soli temi, Dico e laicismo. Monocorde come il “No all’aborto” di Ferrara».
«Era un progetto onesto: rilanciare il socialismo che, con la nascita del Pd, è sparito. La fine anticipata della legislatura ci ha tolto il tempo di prepararci. Poi, ci siamo dati la zappa sull'alluce evocando la possibilità di candidare Mastella e la gente ci ha voltato le spalle».
«Ha avuto la grinta di rifiutare l'alleanza con Veltroni che ci aveva offerto cinque deputati che però voleva scegliere lui. Al disotto della decenza. Meglio morire con dignità che nell'ignominia. Bravo Boselli».
«Per soffrire fino in fondo, ti sei perfino candidato a sindaco di Roma. Su due milioni di voti, ne hai presi 13.600. Da spararsi».
«È stata una testimonianza. Rutelli, che è il capofila dei teodem, è il responsabile di tutte le sconfitte gay, dalla bocciatura dei Pacs a quella della fecondazione assistita. Mi sono preso la soddisfazione di combatterlo».
«Ti hanno votato i gay?», chiedo.
«In massa. Anche se due organizzazioni omo, filoveltroniane, mi hanno combattuto».
Al ballottaggio hai votato Rutelli o Alemanno?
«Lo Sdi aveva offerto a Rutelli l'apparentamento. Ha risposto: “Con Grillini perdiamo voti”. Ho replicato: “Va’ a cagher”, e ho detto agli omo di votare secondo coscienza».
Alemanno?
«No. Delanoe, il sindaco gay di Parigi».
Dopo il flop di Roma, nel 2009 vuoi candidarti sindaco di Bologna contro Cofferati. Ti vuoi male?
«Roma è stata una testimonianza. A Bologna sarà una battaglia. È la mia città. Conosco tutti. Cofferati non è amato. Sarà una partita tutta diversa», e si stropiccia le mani, mentre un altro amico, che ha le chiavi, entra in casa, saluta discreto, e raggiunge il giovanotto che sta di là.
Nonostante la trombatura sei sempre a Montecitorio appiccicato a Paola Concia del Pd. Un amore?
«Niente flirt, siamo tutti e due omo».
Che ci fai allora alla Camera?
«Facevo il lobbista gay in aula, ora lo faccio in Transatlantico. Avvicino i deputati e gli chiedo di riproporre i miei progetti di legge per le coppie omo. In più, essendo direttore del giornale telematico, Gay news, raccolgo dichiarazioni».
Hai lasciato in Parlamento qualche amore?
«La Camera è stata per me al disopra di ogni tentazione. L'unica persona che mi ha suscitato qualcosa è un commesso sui 30 anni. Ma non gliel'ho mai fatto capire».
La Camera è antierotica?
«La tomba dell'eros. È tutto un correre per il potere, salvo me che rincorro ideali. Pettegolezzi tanti, fatti pochi».
Nei tuoi otto anni da deputato hai avuto avance?
«Solo da una collega che mi diceva delusa: "Che spreco, che peccato. Saresti stato l'uomo della mia vita". È così: i partner perfetti sono quelli impossibili».
La media degli omo in Parlamento è sempre, come hai dichiarato nel 2001, del 10 per cento, cioè doppia di quella nazionale?
«Nella legislatura 2006 ce ne erano di più. Ma sono nascostissimi. Nonostante la Carfagna dica che non ci sono problemi, la sfido a trovare un gay di destra che dichiari la propria omosessualità».
Più gay a destra o a sinistra?
«Perfetto equilibrio. I gay sono di tre tipi. Quelli che lo dichiarano, oggi solo la Concia. Quelli che non smentiscono la voce. Quelli che non tollerano neppure supposizioni. Più sono importanti, più sono segreti. Sono i gay del weekend. Il venerdì prendono l'aereo per New York o Parigi dove nessuno li conosce e si sfogano».
Se tacciono, tu come sai che sono gay?
«Col gaydar, il radar dei gay che ci dà la capacità di riconoscerci tra noi. Io ci metto due minuti, va detto però che sono psicologo di mestiere. Poi, c'è il pettegolezzo degli invidiosi che, per sputtanare l'avversario, ne spiattellano l'omosessualità. Infine, c'è chi si confessa. Una volta viene da me uno di Fi e mi fa: “Non dirlo, ho moglie e figli”. “Neanche lo sapevo”, faccio io. Dopo, mi chiede la lista dei locali gay di Roma. La confessione era una scusa per sapere dove cuccare».
Ora è in Parlamento Silvio Sircana, il trasgressivo portavoce. Rientra nelle tue categorie?
«Mi ricorda Ronaldo, anche se non è un bel calciatore come lui. Il mondo è bello perché è vario e in fatto di sesso la varietà supera l'immaginazione. A uno come me, Sircana non può che fare simpatia».
Che ne dici del nuovo Cav ecumenico?
«Al suo posto farei lo stesso per fregare l'opposizione. Vuole andare al Quirinale e fa la sirena. Ma l'inciucio è stucchevole quando si ha una maggioranza così schiacciante. Governi e si prenda le responsabilità».
L'alzata di scudi su Rom e ordine pubblico?
«Terribile. I pogrom antirom di Napoli, quelli di Roma contro i trans e immigrati, per non parlare del delitto di Verona perché la vittima aveva il codino. Anch'io ricevo da giorni e-mail di insulti. Mancano reazioni adeguate agli orrori. Si è ideologizzato il problema sicurezza, incentivando paura e violenza».
Carfagna non sponsorizza il Gay Pride e tu ruggisci: «Destra omofoba». Lesa maestà o sei seccato perché non caccia i soldi?
«Nessuno ha chiesto soldi. Vogliamo solo il patrocinio ai convegni collaterali del Pride. Da ministro delle Pari opportunità, la Carfagna ha il compito di combattere le discriminazioni».
Siete discriminati?
«Il fatto che i gay evitino di dichiararsi significa che in giro c'è omofobia. Anche se, a me, questa mancanza di coraggio gay fa girare i co...ni».
E se nei Pride si sculettasse meno?
«Se, su un milione di manifestanti, ce ne sono trenta che sculettano la tv riprende solo quelli. D'altra parte, se nessuno sculetta, la tv ci ignora. Alla fine, ce ne fottiamo».
Ora che farai?
«Presenterò il libro. Poi ne scriverò uno su di me, sette anni in Parlamento, echeggiando sette anni in Tibet del mio adorato Brad Pitt, poi mi candido sindaco a Bologna, poi ho altri due libri in cantiere, poi rilancio l'Associazione giornalisti gay, poi riapro la Gay tv chiusa l'anno scorso, poi... poi...».
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giovedì 22 maggio 2008
Luca Barbareschi sui gay "obbligato" a fare marcia indietro?
GOVERNO/ BARBARESCHI: MAI DETTO CHE BERLUSCONI E' UN 'BACIAPILE'. Deputato smentisce alcuni passaggi intervista a Magazine Corsera.
(Apcom) Il deputato del Pdl Luca Barbareschi smentisce in una nota alcuni passaggi di un'intervista pubblicata sul Magazine del Corriere della Sera. "Non mi sono mai riferito con il termine 'Giri' per nominare l'onorevole Francesco Giro, nell'intervista a Vittorio Zincone pubblicata questa mattina sul Magazine del Corriere della Sera - dice Barbareschi - Ho grande stima di Francesco Giro, neo-sottosegretario alla Cultura, sebbene non lo conosca personalmente. Non vorrei che singole frasi, mai pronunciate nell'intervista, vengano strumentalizzate contro me ed il Governo".
"Quando rilascio delle interviste, vorrei che le mie parole e soprattutto i miei aggettivi vengano riportati correttamente, non utilizzando sinonimi che non rispecchiano in alcun modo il mio pensiero - continua Barbareschi - Non ho mai affermato, come riportato nel titoletto in alto a pagina 96, 'Si alle adozioni Gay. In Europa esistono. Questo è il governo con meno persone che rappresentano il cattolicesimo. Non mi pare Berlusconi sia un Baciapile'. In particolare non ho mai pronunciato la parola 'baciapile'".
"Inoltre non ho mai detto in merito alla domanda sulle violenze ai bambini: 'Ora su questo tema si è svegliato pure Papa Ratzinger', che è una espressione poco riguardosa nei confronti del Santo Padre. Infine - conclude - trovo forte l'espressione riferita all'onorevole Marianna Madia: 'Ad ascoltarla a Porta a Porta qualche giorno fa, mi è venuto naturale difendere il veterano Ciriaco De Mita'. Non esprime il mio pensiero nei riguardi dell'onorevole Madia che, sebbene schierata con l'opposizione, rispetto e spero faccia bene nel corso della Legislatura".
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sabato 17 maggio 2008
Costantino Vitagliano: "Ho tantissime amiche donne, se questo è essere gay!" Convinto lui...
Intervista a Costantino Vitagliano: "Figli? Vivo alla giornata".
(TVboomerang) Intervistare Costantino Vitagliano è stata un'impresa. La sua disponibilità è davvero innegabile, il dramma è in realtà avvicinarlo, visto che - durante le sue serate - è praticamente assediato dalle ammiratrici. La chiacchierata tra me e Costa si è svolta direttamente sul palco, mentre il 33enne ex tronista era impegnato come vocalist d'eccezione al "Palafamila" di Seveso, in occasione del gran galà di Lele Mora.
Per il tuo agente, Lele Mora, questa è una delle prime uscite ufficiali dopo il proscioglimento da tutte le accuse nell’ambito di Vallettopoli: il pm di Potenza titolare dell’indagine, Henry John Woodcock, ha chiesto l’archiviazione del fascicolo che lo riguardava.Tu, Mora, non l'hai mai abbandonato..
Gli altri dell'agenzia sono acquisti, io non sono mai andato via. Faccio parte della scuderia da 10 anni. Come dico sempre, devo tutto a Maria De Filippi. Lele però ha contribuito a lanciarmi.
Tra l'altro, se ci fai caso, i miei colleghi ora sono tutti al tavolo a brindare (c'è una vena polemica, ndr), io sul palco ad animare la serata. Non è un caso.
Ti fa davvero piacere questo assedio delle ammiratrici?
Non mi spaventa il calore della fan. E’ grazie alle donne se ho realizzato il mio sogno.
Ultimamente impazzi sui tabloid spagnoli a fianco di donne bellissime..
Sai com'é, l'importante è che se ne parli. Sono in questo mondo da 10 anni. Come mi chiamo ormai lo sanno tutti. Ho tantissime amiche donne, se questo è essere gay! (Si riferisce ai rumors sulla sua sessualità). Sono finito su Olà e su altri giornali iberici venduti anche in Sudamerica. Ora anche in Spagna esce Costantino desnudo, la mia biografia. Ho fatto il reality Welcome Tara, sono stato giudicato tra i 101 corpi più sexy del mondo (sono finito tra i primi 20).
In Spagna faccio le stesse cose che facevo qui, esco con le star.
Però, da due settimane a questa parte, sui giornali italiani sono spuntate delle foto che provano il riavvicinamento con la tua ultima fidanzata storica, Linda Santaguida...
L'intervista finisce qui! (ride)
Afferrato il concetto. Cambiamo argomento. Che rapporto hai con Milano, dove hai vissuto fino ad ora?
Sono nato e cresciuto a Milano, qui ho la mia famiglia. Amo la mia città. Ho iniziato a lavorare di notte, nei locali meneghini, a 16 anni. Ma spesso torno a Napoli, di cui sono originario.
Ormai hai 33 anni. L'idea di farti una famiglia inizia a esserci o no?
Vivo alla giornata. I figli? Se nei prossimi anni arriveranno bene, altrimenti vivrò uguale.
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lunedì 5 maggio 2008
La De Filippi da Bonolis. Il senso di Maria (con lacrime).

“Credo in dio, prego, ma con la chiesa ho un rapporto particolare. La chiesa mi ha allontanata: sono sposata con una persona divorziata, e per questo non posso accedere ai sacramenti. Un tempo andavo a messa la domenica, ora non più. Penso che la chiesa dovrebbe cambiare il suo atteggiamento”.
“Adoro le meringhe. C’era un periodo in cui potevo mangiare 18 al giorno. Peccato che mi facessero intasare…Quindi niente pupù”.
“Sono sempre stata legatissima alla famiglia. Quando i miei litigavano, cercavo sempre di farli riappacificare. Con mio fratello passo le mie vacanze e lavoro anche. Sono vicina a mia madre quando posso”.
“A 16 anni mi prendevano in giro perché ero bassa. E io del resto non potevo ancora mettere i tacchi alti”.


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11:30:00
Etichette: amici di maria, gayfriendly, interviste, mediaset, personaggi, televisione
mercoledì 30 aprile 2008
GF8. Gianfilippo: «Figo io? Manco mi pettino». E' suo il sorriso più bello della casa.
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Gianfilippo, il "principe gentiluomo" 4° classificato al Gf, si racconta: il reality (arrivato per caso) i veri amici nel gioco (Roby, Mario, Alice) la nostalgia per la famiglia e la libertà provate dentro la Casa. E qualche sassolino che vorrebbe levarsi.
(Sara Gamberò - Libero) Gian Filippo Failla è stato uno dei personaggi più amati del Gf8. Non tanto, o comunque non solo, dal pubblico, che l’ha salvato da sette nomination, quanto dentro le mura delle Casa. Come "l’acqua cheta che butta giù i ponti", il bel bagnino siciliano nato a Casablanca è riuscito con i modi pacati e il fare riflessivo a conquistare passo dopo passo tutti i suoi compagni d’avventura. A partire da Alice (con cui giura: "È solo amicizia..") e il cumenda Roby, suoi primi fan, fino agli ex nemici Lina, Francesco e Christine che hanno finito per riconoscere e apprezzarne la gentilezza e l'educazione.
«Non so perché piaccio tanto, eppure non sono così figo. Forse proprio perché non mi frega niente di piacere, odio curare il mio aspetto e passare ore davanti allo specchio, come facevano tutti i miei coinquilini. Fatta eccezione per Mario: io e lui eravamo i meno "pettinati" della Casa».
Allora, come è andata questa finale?
Io sono contento, felicissimo anzi.
Davvero?
Davvero, ho il sorriso stampato in faccia da quando sono uscito. Sono soddisfatto di essere arrivato in finale, che era quello che mi interessava.
Non sei nemmeno un po' dispiaciuto di aver sfiorato la vittoria, erano soldoni...
Vabbeh, chiaro che la ciliegia sulla torta l’avrei mangiata volentieri ma Mario mi ha strapazzato e va bene così. Tanto lo sapevo che non avrei vinto.
Te l’aspettavi?
Ma certo, perché la semplicità di Mario, un uomo vero, è stata premiata al massimo. Lui è sempre stato corretto e leale, ma come me del resto. Però è piaciuto più lui ed è giusto che sia andata così, mica me la posso prendere. Nella vita avrò altre vittorie, spero.
Facciamo un passo indietro, perché sei entrato nella Casa?
Semplicemente per gioco. All’inizio ero molto titubante, sono sincero. Mi dicevo: "Ma chi me lo fa fare?" Poi alla fine ho pensato che fosse una occasione di quelle che non si sarebbero più ripetute nella vita. "O la va o la spacca" e credo di averla spaccata bene. E pensare che è capitato tutto per caso, non ero nemmeno andato io a cercarlo, il provino.
E come ci sei finito?
Per caso. Poi ovvio che da lì sono andato avanti di mia volontà. Diciamo che mi hanno dato la possibilità di giocare e me la sono giocata tutta. E dalle spiagge di Capalbio sono arrivato fin qui.
Che ci facevi in spiaggia Capalbio?
Il bagnino.
Ma da dove arrivi, so che sei un mix di culture?
Sono siciliano, ma sono nato a Casablanca e ho vissuto in Marocco da bambino. Poi quando mio papà è andato in pensione ci siamo ritrasferiti in Sicilia. Adesso studio nelle Marche a Camerino, mi manca un esame alla laure in Giurisprudenza. E d’estate lavoro. Questa estate ho fatto il bagnino per lo stabilimento "La Dogana" di Capalbio.
Piacevi molto sia agli uomini che alle donne. Secondo te perché?
Ma sai che non lo so, dovresti dirmelo tu. Forse perché sono una persona semplice, non sono sto gran figo, anche perché di "figaccioni", ben più di me, ce ne sono tanti in giro. Però io non sono uno che sta davanti allo specchio per ore, come la maggior parte di quelli che c'erano nella Casa...
Come il tuo amico Roberto, per esempio, narcicisista totale?
Ma tutti, guarda, lì dentro. Forse si salvava solo Mario.
C'era così tanto il desiderio di piacere dentro la Casa?
Non puoi capire! Io e Mario eravamo quelli meno "pettinati", per usare un termine alla Mercandalli (Roby il cumenda, ndr). Mi annoio a curare troppo il mio aspetto, a stare lì ore a pettinarmi. E in effetti rivedendomi c’avevo delle teste lì dentro, mamma mia!
Visto che hai tirato in ballo Roby, parliamo della vostra amicizia. Lui uscito dalla casa è passato sotto la gogna mediatica, l’hanno crocifisso tutti.
Ecco, diciamo che è stata una esagerazione, dai.
Invece a te perché piaceva, cosa trovavi di positivo in lui?
Con me si è dimostrato una persona leale, un vero amico. Aveva delle accortezze meravigliose nei miei confronti. Ma soprattutto le sue attenzioni erano continue, non limitate alla domenica come tanti altri facevano...
In che senso?
Beh, perché era il giorno prima della diretta del lunedì, no? Tutte attenzioni fatte solo con lo scopo di non andare in nomination. Dove invece, guarda caso, io sono finito sette volte. Invece Roberto, Alice per quel poco che è stata in gioco e Mario mi hanno voluto davvero bene. E dico pure Lina, anche se abbiamo avuto un momento di attrito pesante dove c’è stato anche un suo complotto nei miei confronti per separarmi da Roby. Però alla fine lei è una persona vera e gliel'ho pure detto, con tutti i suoi difetti. E ti aggiungo pure una Christine nella lista dei "buoni".
Eppure con Christine hai avuto forti periodi di incomprensione, lei faceva parte dell’altro gruppo nella casa?
Sì, eppure l’ho rivalutata moltissimo. È vero che c’è stato un periodo buio con lei, tanto che non avrei mai fatto il primo passo nei suoi confronti. Invece l’ha fatto lei e l’ho apprezzato tanto. E grazie a Christine ho passato queste ultime tre settimane idilliache. Ha i suoi lati negativi, è una rompiscatole, però si è rivelata una bella persona. E la conferma me l'hanno data i miei cari quando sono uscito, palandomi molto bene di lei.
E nella lista dei "cattivi" invece?
In realtà non ho mai avuto grossi problemi con nessuno. Sono andato a periodi: quello in cui ho avuto attriti con Lina, poi superati. Stessa cosa con Christine, che come ho detto adesso adoro. Tutti gli altri mi erano indifferenti. Nominavo per sensazioni del momento, non per antipatie forti. Non vedevo niente di maligno, anche se poi in realtà dietro, alle spalle, qualcosa succedeva…
Tipo, facci qualche nome?
No, non lo trovo corretto. Lo farò la prossima settimana, in puntata. Prima mi andrò a rivedere un po' di filmati, prenderò informazioni precise e poi stai sicura che un paio di cose le dirò. Anzi, una te la posso pure anticipare, dai.
Parla
Per esempio non capisco quelli che hanno votato me perché non sopportavano Roberto. Del tipo: "Mi sta antipatico Roby, quindi nomino Gian che è suo amico". Oppure: "Odio Roberto ma nomino lui". E ce ne sono stati. Ma dico, la gente sta male... Poi mi hanno detto due o tre cose che non mi sono andate giù.
Su chi?
Beh, per esempio su Mirketto mi sono arrivati due lanci che non mi sono piaciuti per niente.
Rifaresti comunque questo gioco?
Sì. Però se tu mi dovessi dire "Ti rinchiudo altri tre mesi in una casa" ti risponderei: "Sei matta!".
Cosa ti è mancato di più lì dentro?
La libertà. Libertà di azione, di parola, di non essere registrati. La possibilità di potermi sfogare come piace a me, anche da solo, cosa che lì non potevo fare perché ero sempre sotto le telecamere. Poi mi mancava da morire la mia famiglia. Impazzivo all'idea di non poterli sentire tutti i giorni. C'è stato un periodo in cui ho sofferto come un cane.
Si è visto, quando hai incornato tuo papà eri commosso fino alle lacrime
Ecco, a tal proposito vorrei precisare una cosa. Mi hanno accusato di essermi commosso molto di più con mio padre che con mia madre. Ma io replico che mi è sempre successo così. Anche quando partivo per un viaggio mi bastava stringere la mano a mio padre perché mi uscisse la lacrimuccia. Che ci posso fare: quell'uomo mi commuove sempre! Mia madre invece la vedo più pimpante, forte e mi fa meno tenerezza.
Ti piacerebbe continuare nello spettacolo?
Ma io non sono nessuno! Ho un nome che ora come ora viene un po' manipolato e strumentalizzato, ma non ho nessuna arte.
Come tanti nello spettacolo...
Beh sì, in effetti un buon 70%. Diciamo allora che se mi si dovesse aprire qualche porta che mi interessasse e soprattutto potessi avere un tornaconto personale, perché no? Anche perché a questo punto divento venale: se ci fosse la possibilità di ricavarne un’utilità economica, che potesse aiutarmi a realizzare i miei sogni, farmi una casa, una famiglia, lo farei eccome.
Altrimenti hai una carriera forense davanti a te...
Ma sai, fare l’avvocato è difficile, io non sono figlio d’arte. Mi piacerebbe però lavorare per qualche azienda importante curandone gli aspetti legali. Un lavoro che mi desse la possibilità di viaggiare, la mia vera passione.
In definitiva lo consiglieresti il Gf?
Ma sai, non ci si deve dimenticare che è una grande sacrificio, non solo per se stessi, ma anche da parte della propria famiglia. Può sembrare una stupidata ma lì dentro tutto è davvero amplificato in maniera pazzesca.
Ti devo fare un'aultima domanda, inevitabile
So già cosa mi vuoi chiedere. Comincia per A, vero?
Esatto: pensi che possa nascere una storia con Alice?
Per me è solo amicizia e non andrà mai oltre quella. Devo ancora capire quel che c’è fuori, cosa è stato detto, ma dal canto mio ho sempre dichiarato che si trattava solo amicizia. Certo, c’è stato un mio momento di debolezza in cui ho cercato conforto e lei pure, ma non siamo mai andati oltre e, per quanto mi riguarda, non potrò mai andarci. Poi so che il fidanzato è bello grosso, quindi…
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venerdì 25 aprile 2008
La "trombatura" secondo l'ex onorevole Franco Grillini.
Grillini: «I laici sono maggioritari ma hanno preferito il voto utile».
Franco Grillini durante il suo impegno a Montecitorio, prima nei DS e poi negli ultimi mesi nella Costituente socialista, non si è fatto conoscere solo come uno dei primi deputati dichiaratamente gay. Ma anche come grande appassionato di tecnologia e telecomunicazioni di nuova generazione. La nostra allora non poteva che essere un'intervista fatta sotto questa insegna: una chiacchierata su Skype, per parlare delle amministrative romane, ma anche del suo futuro nel mondo dell'informazione...
Continua su Il voto gay.
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Etichette: elezioni 2008, grillini, interviste, roma, sindaco, socialisti
martedì 22 aprile 2008
Luigi Mastrangelo, capitano della M. Roma Volley: "I calciatori? Fighetti. Vorrei la prima fila al Gay Pride".
(Il Resto del Carlino) "I calciatori come fighetti. Se mi invitano vorrei essere in prima fila al Gay Pride". A parlare, intervistato dal magazine Babilonia, e' Luigi Mastrangelo. Definito come la nuova icona gay, il capitano della M. Roma Volley risponde ad alcune domande sportive e non solo.
- Ma se non avesse fatto il giocatore?
"Avrei scelto di fare il poliziotto, per fare pulizia di tanta delinquenza".
- I gay e lo sport, spesso gli omosessuali trovano difficolta' a dichiararsi.
"Non capisco perche' i gay debbano avere difficoltà. Non siamo aperti abbastanza. All'estero non e' cosi'. In Inghilterra o in Germania, per esempio, le cose sono molto piu' limpide e cercano di combattere l'omofobia anche nello sport. Si', non dovrebbero avere alcuna paura. Poi forse in Italia sarebbero criticati, ma questo e' un problema di chi lo critica, non certo di uno sportivo gay".
- E' la nuova icona gay, che ne pensa?
"Ho tanto amici gay. Non ho nessunissimo problema con loro, anzi. E poi ho un cugino omosessuale".
- Ma, quelli della sua squadra, l'allenatore?
"Forse qualche invidia per il fatto di essere cosi' apprezzato per il mio aspetto sia dalle donne che dagli uomini. Sono contento perche' credo faccia bene alla pallavolo, visto che non e' conosciutissima. Proprio per questo non pensavo di diventare un sex symbol per le donne. Gli uomini pero' mi hanno sempre dato piu' soddisfazioni. L'ho capito anche e soprattutto attraverso le mie amicizie con i gay. Apprezzano di piu' la fisicita'".
- Mai ricevuto "avances"?
"Si', anche da amici".
- Poi, Mastrangelo dice la sua sui calciatori.
"Quasi ogni domenica muore una persona per il calcio. E questo e' terribile. Inoltre mi da' fastidio la sovraesposizione dei calciatori: sempre ricercati. E poi hanno tutti le sopracciglia rifatte. Le trovo molto poco maschili".
- Pechino e le Olimpiadi.
"Mi rendo conto che c'e' un problema politico e umanitario. Se me lo permettessero metterei il fazzoletto bianco. So che tanti atleti hanno paura ad andare ed e' una cosa assurda".
Le adozioni gay.
"Penso che due omosessuali possano crescere un bambino benissimo. Non ci trovo niente di strano. E' strano piuttosto il fatto che non sia permesso".
- Parteciperebbe, anche come testimonial, al Gay Pride?
"Si'. Accetterei volentieri. Mi invitate?".
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Ndr. Ma testimonial de che?... Comunque qualcuno lo dica agli organizzatori del Gaypride di Bologna di ricordarsi d'invitarlo. Un pò di pubblicità quest'anno non farebbe male...
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17:44:00
Etichette: atleti, diritti, gaypride, interviste, omosessualità, sport
Anna Falchi: «I calciatori a letto? Veloci come quando fanno gol».
«Cerco un uomo che tenga i miei ritmi». Anna Falchi: «I calciatori a letto? Veloci come quando fanno gol».
(Il Corriere della Sera) «Cerco un uomo che tenga i miei ritmi». Anna Falchi è pronta a una nuova vita sentimentale. In un'intervista esclusiva a Chi, il settimanale diretto da Alfonso Signorini in edicola mercoledì, l'attrice, ex moglie di Stefano Ricucci, festeggia il suo compleanno lanciando questo appello. «Il sesso sarebbe tanto importante per me, se lo facessi. Cerco un uomo che tenga i miei ritmi». La Falchi, che ha appena girato con Ezio Greggio il suo episodio del film dei fratelli Vanzina «Un'estate al mare» da circa un anno ha lasciato Ricucci e, da allora, rivela «ho avuto solo una storia, ma è già finita».
«I CALCIATORI? VELOCI» - «Ho avuto più di un calciatore - confessa la Falchi a Chi -. Ma - sottolinea - sono veloci, come quando fanno gol». A proposito dei suoi ex, la bella Anna definisce Fiorello «instabile» e Ricucci «furbone».
DESIDERIE PROGETTI - Quello che più sembra stia a cuore alla Falchi è comunque la maternità e la possibilità di realizzare il suo sogno. «Mi ero sposata per avere un figlio - dice la Falchi -. Voglio diventare mamma lo stesso, piuttosto lo faccio in provetta». Riguardo al lavoro anticipa, infine, il suo prossimo impegno, una fiction per Canale 5 che girerà questa estate: «È la serie "Piper": sarà il proseguimento del film tv dell'anno scorso. Sono sei puntate».
lunedì 21 aprile 2008
Luciano Moggi contro tutti, da Ilaria D'Amico ai gay nel calcio.
(Leggo online) Ogni tanto parla. E quando lo fa, si fa sentire. Ancora una volta è Moggi contro tutti. Contro i calciatori («Vogliono comandare»), Cairo («Meglio che cambi mestiere»), la Sinistra («Sono felice che li abbiano spazzati via»), Ilaria d'Amico («Ha usato il nome Moggi per farsi pubblicità») e i giocatori omossesuali («Sono contrario ai gay in squadra, il mondo del calcio non è fatto per loro»). L'ex direttore generale della Juventus ne ha avute per tutti intervistato da Klaus Davi per «KlausCondicio», il primo contenitore di approfondimento in Rete, in onda su YouTube: -
CALCIATORI SEMPRE PIÙ COLTI MA AVIDI «Il livello intellettuale dei calciatori è molto aumentato, non è più quello di prima. Del Piero è molto colto, Ibrahimovic, Vieira, Nedved e molti altri sono divoratori di libri. Però hanno un difetto: vogliono un sacco di soldi, e vogliono essere anche padroni della società, e questo non è possibile. Se non gli dai quello che vogliono, e certe volte non glielo puoi dare, se capita l'occasione, ti sparano addosso. Vogliono comandare, ma i giocatori devono essere dipendenti. Nella gestione di questo aspetto psicologico, l'Inter sarebbe ultima in classifica».
ERO ARROGANTE MA PER DIFENDERE LA JUVENTUS «Ero arrogante, ma essere arroganti non è mica un reato... Cercavo di difendere un'azienda che in pratica non aveva un padre. Morti Umberto e Gianni Agnelli la Juventus era senza padre e senza madre, non avevamo i fondi perchè gli azionisti non mettevano i soldi, non avevamo televisioni e quindi eravamo al di sotto rispetto agli altri, perchè la Rai era con i tifosi romani e laziali, per non parlare di Mediaset e Sky... Dovevamo arrangiarci, fare la parte di quelli forti e forti non eravamo». «Nel calcio io non ho mai avuto un padrino. Ho conosciuto Allodi e questa conoscenza mi ha portato a imparare cose importanti che poi mi sono servite per arrivare in determinati luoghi. Però non ho mai avuto un angelo custode, e neppure me lo sono cercato. Diciamo che ero un naif che cresceva... Quando sono arrivato a una certa altezza, hanno cominciato a spararmi da tutte le parti, perchè evidentemente avevano paura. Io di questo non me ne sono reso conto. Avevano paura che crescessi ancora e, nonostante tutto, sono cresciuto probabilmente a dismisura».
È UN BENE CHE IL CENTROSINISTRA SIA STATO SPAZZATO VIA «Io operaio, figlio di operai, credo di essere stato una vittima del centrosinistra. Su questo non c'è dubbio. Non ritengo che sia una colpa parteggiare per Berlusconi. Io dico tranquillamente che ho votato per lui e ne sono felice. Berlusconi voleva che io andassi a fare il dirigente del Milan. La notizia, anche se vaga, è trapelata così improvvisamente nel mondo del calcio che può darsi abbia creato del malumore in certe persone». Sulla sinistra e il risultato delle recenti elezioni, Moggi ha commentato: «Sono felice che li abbiano spazzati via. Ma non faccio di tutta l'erba un fascio. Stimo Veltroni, per esempio».
PRODI UNA VITTIMA DEI POTERI FORTI DELLA SINISTRA «Romano Prodi, secondo me, è stato una vittima. È sicuramente una persona intelligente, ma è stato mandato avanti a bruciarsi dai poteri forti della sinistra. Era successo già un'altra volta, e adesso si è ripetuto in maniera catastrofica. Si è spenta intorno a Prodi quella luce che qualcuno voleva si spegnesse. Personalmente non ho mai considerato il governo di Prodi un governo che potesse dare all'Italia quel benessere che l'Italia deve avere. Non so se sia facile darlo. Sarà difficile anche per Berlusconi. Però mi sembra che Berlusconi abbia altre aperture, mi sembra che abbia una certa simpatia che attira le persone, e quando uno è simpatico è anche fortunato. Mentre le persone tetre sono sempre sfigate».
I CALCIATORI A PROSTITUTE PER INGENUITÀ «Oggi i calciatori vogliono provare cose nuove, vogliono provare di tutto. Io sotto questo profilo li tenevo a bada, volevo evitare per quanto possibile che andassero nei locali notturni. A Torino è molto facile, diciamo che è un grande paese: basta che facciano una mossa sbagliata e la si conosce immediatamente. Però ci sono città grandi, come Milano, ed è lì che bisogna fare la massima attenzione perchè i calciatori possono incontrare anche donne adulatrici... Peccano più che altro di ingenuità». «Noi alla Juventus offrivamo il modo di lavorare divertendosi e, in più, anche il divertimento, ma il divertimento giusto. Ho sempre detto ai miei ragazzi: 'Attenzione, io non vengo a cercarvi, ma se vi trovo...'. Sapevano che io non scherzavo. E ho sempre avuto un rapporto bellissimo con tutti. Ero per loro come un fratello».
LE VELINE FANNO DEL BENE AI CALCIATORI «Le veline? Certamente non hanno mai fatto del male ai calciatori, anzi fanno loro del bene. Io non ho mai frenato nessun calciatore nelle sue relazioni, però ho fatto presente ad alcuni che dovevano comportarsi in una certa maniera». E sulle relazioni sentimentali degli assi del pallone, l'ex direttore generale della Juventus ha aggiunto: «Quello del calciatore e della velina è un sistema che fa comodo a tutti. Le veline approfittano del nome del partner per mettersi in evidenza e fare anche di più di quello che possono fare. I giornali hanno tutto l'interesse che ciò avvenga perchè così vendono di più. Fa comodo soprattutto a quanti criticano questo stato di cose, perchè sono loro i primi a giovarne. In ogni caso è difficile trovare nelle giovani di oggi buone mogli. Io per esempio sono stato fortunato sotto questo profilo».
ILARIA D'AMICO BRAVA, MA HA SFRUTTATO MIO FIGLIO «Non è vero che mio figlio voleva conquistare Ilaria D'Amico. Per lei questa storia è stata un'occasione e l'ha sfruttata, penso che abbia usato il nome Moggi per farsi pubblicità. Comunque si è sempre comportata bene, non l'ho mai sentita straparlare. Ha approfittato solo di un'occasione, e credo sia umano da parte sua, anche se non corretto».
BOCCIO I GAY IN SQUADRA, MEGLIO NON ASSUMERLI «Non so se i calciatori siano contrari ai gay in squadra, io sicuramente lo sono. Posso tranquillamente affermare che, nelle società dove sono stato, non ne ho mai avuti, mai. Non avrei mai voluto un giocatore omosessuale. E anche oggi non lo prenderei. Supposto che dovessi sbagliare e ne scoprissi uno, farebbe prima ad andare che a venire. Sono un pò all'antica, ma conosco l'ambiente del calcio e, al suo interno, non può vivere uno che è gay. Un omosessuale non può fare il mestiere del calciatore. Nel calcio non ci sono gay, nè tra i calciatori nè tra i dirigenti. Non è razzismo, è un fatto di ambiente. Il calcio è un ambiente particolare, si sta nudi negli spogliatoi... Non ho amici omosessuali, frequento altre persone. Ma devo dire che gli omosessuali sono persone molto intelligenti, hanno la capacità di vedere le cose molto più di altri... Un gay non è certo da lapidare, ma il mondo del calcio non è fatto per loro».
CAIRO UN FLOP, MEGLIO CHE CAMBI MESTIERE «Cairo? Il calcio non è il suo mestiere. Il presidente del Torino ha fatto degli sforzi, ma ha fatto degli sforzi perchè doveva rendere più visibile la Cairo Editore. In quello è riuscito pienamente, nel Torino meno. Cairo si è accompagnato purtroppo con persone che non hanno titolo a stare nel calcio a quel livello, ma d'altra parte il calcio non è il suo mestiere».
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16:47:00
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