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domenica 24 agosto 2008

Germania, svastiche memoriale shoah.

(Ansa) Svastiche sul memoriale dedicato alle vittime dell'Olocausto a Berlino. Lo ha reso noto la polizia che ha aperto un'inchiesta. E' stato il custode del monumento, uno dei piu' visitati della capitale tedesca, a trovare le undici svastiche rosse e nere, dai 10 ai 60 cm di lunghezza, disegnate su sette colonne. Sabato scorso era stato profanato il monumento alle migliaia di omosessuali deportati e torturati dai nazisti, a due mesi dalla sua inaugurazione

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domenica 17 agosto 2008

“La stretta di mano ad un gay è contagiosa”.

(River-blog) Questa perla di saggezza arriva da una rivista araba, “Al-Salam”, diffusa nei ristoranti e nei locali pubblici di Berlino. In un articolo, dal titolo “Il batterio che mangia la carne”, si sostiene che chi dà la mano ad un gay, rischia di prendersi qualche brutta malattia. Per sostenere tale tesi, vengono anche pubblicate foto di malattie alla pelle. Di fatto, tutti i gay sarebbero portatori di un batterio: ai musulmani, quindi, viene consigliato di non dar loro la mano. L’articolo non è passato inosservato, e l’associazione Lsvd, che si batte per i diritti dei gay, si è rivolta alla polizia. “Abbiamo presentato una denuncia, perché si tratta di un crimine”, ha detto il portavoce dell’associazione. La polizia, adesso, dovrà valutare se procedere per diffamazione o istigazione all’odio.

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Berlino, Vandali danneggiano monumento vittime gay del nazismo.

Il monumento, che si trova nel parco Tiergarten, a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo, consiste in una stele di cemento grigia alta 3,6 metri e larga 1,9 metri.

(Ansa) Il memoriale di Berlino dedicato agli omosessuali perseguitati sotto il nazismo e' stato vandalizzato, meno di tre mesi dopo la sua inaugurazione lo scorso 27 maggio. Lo ha reso noto oggi la polizia della capitale.

Il monumento, che si trova nel parco Tiergarten, a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo, consiste in una stele di cemento grigia alta 3,6 metri e larga 1,9 metri. Su un lato, c'e' una piccola apertura attraverso la quale si puo' vedere un video in bianco e nero di un minuto e mezzo che mostra le immagini di due uomini mentre si baciano.

I vandali, ha spiegato la polizia, hanno rotto il vetro di questa apertura e hanno danneggiato il recinto che circonda il memoriale.

Negli anni della dittatura nazista, tra il 1933 e il 1945, si stima che circa 54 mila omosessuali furono condannati e 7.000 furono uccisi nei campi di concentramento.

Commissionato dal governo nel 2003 su iniziativa della Federazione tedesca lesbiche e gay (Lsvd), il memoriale e' costato 600mila euro ed e' stato realizzato dalla coppia di artisti danese-norvegese Michael Elmgreen e Ingar Dragset

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venerdì 8 agosto 2008

Alunna all'alba, prostituta al tramonto. 'Vi racconto i miei tre anni a Berlino'.

(Affari italiani) Ha lavorato duro per pagarsi gli studi. Lo ha fatto per ben tre anni. A Berlino. Ogni sera. Pagando puntualmente le tasse. La sua storia sarebbe sostanzialmente comune, non foss'altro per il lavoro in questione: la prostituta. In un night club, per la precisione. Così oggi, con 25 anni e due figli sulle spalle, Sonia Rossi, giovane studentessa italiana, racconta in un libro i suoi anni a Berlino divisa tra l'università e il bordello. 'Fucking Berlin' (Fottendo Berlino) il titolo piuttosto eloquente dell'opera, edita da Ullstein (265 pagine, 8,95 euro).

Sonia scrive del suo arrivo nella capitale tedesca all'età di 20 anni, per iscriversi alla facoltà matematica dell'Università Humbolt. Quindi il primo lavoro come cameriera in un ristorante. Accenna alla scarsezza dei soldi che le davano, sufficienti a mala pena per pagarsi l'affitto. "Odiavo essere perennemente al verde - spiega - Da bambina non mi mancava niente, non sono abituata a risparmiare". Così inizia la sua doppia vita, prima come spogliarellista online, poi come massaggiatrice in un centro estetico e infine come prostituta part-time in un bordello.

Un lavoro che ha condotto per tre anni, e che le ha permesso di guadagnare bene, consentendole una vita diurna da studentessa universitaria. "Questo è un lavoro molto lucrativo per qualsiasi donna capace di superare le proprie inibizioni" spiega la ragazza. Che ora, finalmente, vede realizzato il sogno della sua vita: quale? Diventare una scrittrice, ovvio.

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sabato 28 giugno 2008

Gay in marcia in tutto il mondo. Incidenti a Sofia e repubblica ceca.

Cinquecentomila a Berlino, 400 mila a Parigi. La protesta degli ebrei ortodossi a Gerusalemme. Sessanta arresti a Sofia tra cui il leader della destra.
(La Repubblica) Gay pride in tutto il mondo oggi, non solo a Bologna, da Berlino a Parigi /nella foto), da Gerusalemme alla Bulgaria dove per la prima volta la comunità di omo e transessuali ha potuto manifestare il proprio orgoglio e reclamare i propri diritti.

Incidenti a Sofia. Una sessantina di estremisti di destra ha attaccato il corteo di circa un centinaio di persone con sassi, uova e una bomba molotov. La polizia è interventuta per difendere i manifestanti e ha arrestato gli estremisti. Tra questi il leader Boyan Rasate. Il ministro dell'Interno bulgaro ha deplorato l'aggressione. "La Bulgaria è un paese della comunità europea e la gente deve imparare ad accettarci come essere umani normali, non siamo dei criminali" ha detto Peter Moews, ingegnere tedesco di 51 anni che vive a Sofia. Dove la situazione per i gay, lesbiche e i trans è la seguente: gruppi religiosi e di estrema destra avevano chiesto alle autorità di vietare il Gay Pride; il leader della Chiesa ortodossa bulgara ha definito "immorale e peccaminosa" la marcia e il Gran Mufti musulmano ha definto l'omosessualità "una malattia". Il premier bulgaro Serghei Stanichev aveva detto ieri di "accettare le persone di diverso orientamento sessuale" ma "di non approvare la rivendicazione di tale orientamento".

E in repubblica ceka. Militanti dell'estrema destra hanno cercato di disturbare la sfilata del Gay Pride a Brno, nella seconda città della repubblica ceca. Brandendo cartelli con la scritta "Nessun avvenire per gli omosessuali", alcune decine di estremisti di destra completamente vestiti di nero hanno gettato uova e fumogeni sui partecipanti. La polizia ha arrestato tre persone. La sfilata è stata accorciata.
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500 mila a Berlino. Cinquecentomila persone hanno invaso le strade di Berlino e del parco che conduce alla porta di Brandeburgo. Per la prima volta in trent' anni, la manifestazione quest'anno è partita dalla parte orientale della città, un unico happening musicale e politico, chi mascherato da angelo e chi da diavolo, chi agita i fianchi al ritmo di samba e con vestito in tema, oppure abbigliati più semplicemente in jeans e maglietta. Alla testa del corteo c'era Rudolf Brazda, 95 anni, forse l'ultimo sopravvissuto degli omosessuali perseguitati e rinchiusi dal nazismo in campi di concentramento. Brazda ha trascorso quattro anni in un lager nazista per omosessuali a Buchenwald (Turingia) tra il 1941 e il 1945. "Era una vita terribile - ha detto - e oggi mi sento come nel Paradiso della democrazia".

400 mila a Parigi. Nella capitale francese il Gay Pride è arrivato alla settimana edizione. La comunità gay ha marciato anche in nome di "una scuola senza
discriminazioni": Così recita lo striscione che ha aperto la manifestazione animata da 74 coloratissimi carri. In prima fila il sindaco della capitale e candidato alla guida del Partito socialista, Bertrand Delanoe, la sua vice Anne Hidalgo, il presidente della Regione, Jean-Paul Huchon, l'immancabile ex ministro della Cultura Jack Lang ("non ho mai perso un corteo negli ultimi 17 anni", ha puntualizzato). Fra i carri, spicca quello del 'Paris Foot Gay' - associazione calcio gay - patrocinata da Vikash Dhorasoo, ex calciatore di Milan e Paris Saint-Germain, e dalla stilista Agnes B. La marcia gay ospita rappresentanze di quasi tutti i partiti e sindacati, delle principali aziende del paese (dalle ferrovie all'elettricità, Sncf e Edf) e le minoranze religiose.

La contromarcia a Gerusalemme. La marcia dell'orgoglio gay in Israele, decine di migliaia di persone in festa nella vie di Gerusalemme, ha avuto una contromarcia. Gli ebrei ortodossi infatti hanno a loro volta organizzato un piccolo corteo per gridare "vergogna" e "Non sodomizzate Israele".

Tra poche ore cominceranno i gay Pride americani, da New York a San Francisco, da costa a costa.

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Gaypride: 400mila persone sfilano a Parigi, 500mila a Berlino, forse 100mila a Bologna.

Nel giorno del Gay Pride diverse manifestazioni in Europa, oltre a quello di Bologna. A Parigi in 400mila hanno preso parte alla parata. In prima fila il sindaco della capitale francese e omosessuale dichiarato, Bertrand Delanoe. In 500mila invece per le strade di Berlino. Bologna forse raggiunge i 1oomila almeno secondo gli organizzatori mentre fonti non confermate della Questura della città danno in 20/30mila i partecipanti. Oggi e' la giornata del Gay Pride in ricordo degli scontri che avvennero il 28 giugno 1969 a New York nel locale Stonewall Inn al Village tra polizia e clientela omosessuale.
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La gay parade di Parigi.


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Gaypride: Germania, due cortei a Berlino.

(Swissinfo) La crescente discrepanza che molti gay dicono di provare a Berlino tra la vita quotidiana e l'obiettivo della parità di trattamento perseguito ufficialmente ha portato oggi per le strade di Berlino centinaia di migliaia di manifestanti alla Giornata dell'orgoglio omosessuale, celebrata nella capitale tedesca con due cortei.

Il corteo principale si è mosso a metà giornata dalla storica Unter den Linden. Alla sua testa c'é Rudolf Brazda, 95 anni, forse l'ultimo degli omosessuali perseguitati e rinchiusi dal nazismo in campi di concentramento. Brazda, tedesco ma dal dopoguerra residente in Alsazia (Francia), dopo avere trascorso quattro anni in un campo di concentramento nazista per omosessuali a Buchenwald (Turingia) tra il 1941 e il 1945 aveva giurato di non apparire più in pubblico, ma per questa volta ha deciso di fare una eccezione. Ieri ha deposto una rosa insieme con il sindaco di Berlino Klaus Wowereit, omosessuale dichiarato anche lui, al nuovo monumento ai gay perseguitati e uccisi dal nazismo, inaugurato il mese scorso accanto a quello all'Olocausto degli ebrei in Europa.

Insieme al corteo principale, che si concluderà sotto la statua della Vittoria con l'angelo alato d'oro in cima, e sarà seguito da una nottata di musica e balli, un secondo corteo di dimensioni minori ma ormai entrato nella tradizione si svolge in quartieri più proletari, tra Kreuzberg e Neukoell.

In tutto sono attesi 500mila partecipanti a questa 30ma edizione del Christopher Street Day a Berlino, in memoria del 28 giugno 1969 quando per la prima volta un gruppo di omosessuali si ribellò alla polizia nell'omonima strada di New York.
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domenica 25 maggio 2008

Berlino c'è chi è stanco dei gaypride e chi inaugura un monumento alle vittime gay del nazismo.

Gay Pride, un quartiere di Berlino dice no.
(Daniele Stefanoni - Babilonia) Berlino ha da tempo interamente sposato la causa gay-lesbo. In occasione dell’annuale Gay Pride- che quest’anno sarà il 28 giugno-, ogni palazzo comunale delle singole circoscrizioni in cui è divisa la grande metropoli issa la bandiera arcobaleno simbolo della lotta al pregiudizio anti-gay. Tutti tranne uno. Marlis Wanjura, sindaco del distretto di Reinickendorf, di sventolare bandiere di sorta non ne vuole sapere. Già l’anno scorso oppose resistenza scatenando le ire non solo del movimento glbt ma anche della città tutta, generalmente molto gay-friendly. Nel corso di un discorso, celebre fu il suo paragone della causa gay alla propaganda nazista.
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Berlino: martedì inaugurazione monumento alle vittime gay del nazismo.
(Agr) Un monumento dedicato agli omosessuali vittime di persecuzioni durante il nazismo verrà inaugurato martedì prossimo nel centro di Berlino. Il memoriale sorge non lontano dalla Porta di Brandeburgo, nei pressi del monumento alle vittime dell'Olocausto. Le stime parlano di una cifra tra 5mila e 15mila omosessuali deportati nei lager tra il 1933 e il 1945.

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martedì 20 maggio 2008

A Berlino è in fiamme la sede dei Berliner Philharmoniker.

(Il Giornale) Un gigantesco incendio si è sviluppato nel primo pomeriggio nella sede dei Berliner Philharmoniker. Le fiamme si levano dal tetto dell’edificio situato nella zona occidentale della capitale tedesca. Dalle 14 ventuno automezzi dei pompieri con 110 uomini sono al lavoro. Secondo un portavoce dei vigili del fuoco la struttura dell’edificio non è seriamente a rischio, ma gli effetti combinati dell’incendio e dell’acqua necessaria per spegnerlo potrebbero causare danni considerevoli.

L'incendio durante un concerto Le fiamme sono divampate durante un concerto, ma fortunatamente tutti gli spettatori sono riusciti a mettersi in salvo. Lo stabile, progettato dall’architetto Hans Scharoun, fu completato nel 1963 e la sala da concerto è considerata dal punto di vista dell’acustica tra le migliori al mondo.

Telefonata anonima I vigili del fuoco sono stati allertati da una telefonata anonima partita dall’interno dell’edificio. "Non avevano idea di che cosa esattamente stesse bruciando", ha riferito la fonte. Sede naturale della prestigiosa orchestra l’edificio, di colore giallo e con una copertura a forma d’ala di pipistrello, è situato non distante dalla Potsdamer Platz ed è uno dei luoghi simbolo della capitale. Su quel podio si sono avvicendati i più grandi direttori d’orchestra, tra cui Herbert von Karajan. L’attuale è è Simon Rattle.
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venerdì 9 maggio 2008

A Berlino un bordello per vergini o meglio la casa che ti inizia al sesso. Ed è tutto legale.

(Claudia Resta - Consigli d'amore) La prima volta è... la prima volta. Per tutti.
Fino ai primi anni cinquanta lo svezzamento spesso avveniva in un bordello, magari riuscendo a entrare con l’inganno ancora prima dei 18 agognatissimi anni. In Germania c’è qualcosa che riporta la nostra memoria a quegli usi: un bordello per vergini.
Artemis, così si chiama, è a Berlino, nella zona rossa di Kreuzberg (tra i teutonici la prostituzione è legale), vicinissimo allo stadio. Gestito da prostitute istruite nell’arte di “aiutare” il cliente che ancora non l’ha mai fatto, le benefattrici si sono sottoposte a training di sensibilità. C’è persino al suo interno la piscina, la sauna, la jacuzzi e un cinema. Insomma tutto per farvi rilassare ed arrivare al momento fatidico preparati psicologicamente e fisicamente: 60 euro per mezz’ora la tariffa.

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domenica 17 febbraio 2008

Berlinale 58. Niente a "Caos calmo" menzione speciale al doc italiano su gay e DiCo.

Berlino 58: vince il film da scaricare.
(Pasquale Colizzi - L'Unità) Caos calmo, unico titolo italiano in concorso al 58mo Berlino Film Fest, resta fuori dal palmares. Niente da fare per Moretti e Grimaldi davanti all’outsider brasiliano Tropa de elite di Josè Padilha (nella foto), che ha vinto l’Orso d’oro come miglior film secondo la giuria guidata da Costa-Gavras.

Un‘opera dura, dal montaggio aggressivo e l’aspetto realistico ambientata tra i reparti speciali della polizia di Rio de Janeiro impegnati nella guerra ai narcotrafficanti. Una fotografia impressionate della malavita delle favelas, tra poliziotti corrotti e un’elite brasiliana che invoca il pugno duro ma è anche vorace acquirente di droga e quindi indiretta finanziatrice dei traffici.
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Tropa de elite.

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Il film è stato un campione d’incassi nel suo paese, dove è uscito a ottobre, ma anche un caso nazionale perchè a causa di una copia pirata alcuni mesi prima è circolato su internet gratuitamente. Si è calcolato che lo abbiano visto circa un milione di brasiliani, con un passaparola travolgente che ha trasformato Josè Padilha in una celebrità. Ai tempi si raccontò che pure il Ministro della Cultura Gilberto Gil, allertato dal regista su questa vicenda, ha confessato di avere una copia pirata.
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Daniel Day Lewis alla Berlinale 58.

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Visionario, ambizioso, magnifico orchestratore di There Will Be Blood (Il Petroliere), Paul Thomas Anderson ha vinto l’Orso d’argento per la migliore regia. L’autore americano, che ha sempre amato storie con grandi intrecci di personaggi - dalla giornata piena di casualità di Magnolia al brulicante ambiente del porno in Boogie Night - stavolta ha costruito un’epopea incentrata sulla figura dell’avidissimo petroliere interpretato da un colossale Daniel Day Lewis.

L’attore inglese era sicuramente uno dei favoriti per il premio come miglior attore, che invece è andato a Reza Najie, un operaio che si ingegna dopo un licenziamento in Avaze Ginjeshk-ha dell’iraniano Majid Majidi, uno dei registi di punta del suo paese, che ha iniziato come attore per Makhmalbaf nella prima metà degli anni ’80.

Migliore attrice Sally Hawkins, l’esuberante maestra 30enne nell’affresco leggero e colorato di Mike Leigh, Happy Go Lucky. Un film ottimista, piuttosto insolito rispetto alle atmosfere popolari e un po’ grigie del cineasta inglese.

La prima volta di un documentario al concorso berlinese – Cannes ha lanciato il trend con Michael Moore – ha portato fortuna a Errol Morris. Il suo Standard Operating Procedure (Una procedura standard), sulle sulle torture nel carcere di Abu Ghraib ha vinto l'Orso d'argento per il miglior documentario.

Lake Tahoe di Fernando Eimbcke, Rusalka di Anna Melikian e Brides of Allah di Natalie Assouline hanno vinto il premio Fipresci assegnato dalla stampa internazionale, ciascuno nella propria sezione, Concorso, Panorama e Forum.

L'Orso di cristallo, premio della giuria dei giovani, per The Black Balloon dell’australiana Elissa Down, una storia popolare dedicata ad una famiglia, mentre la coproduzione messicano-statunitense Sleep Dealer del regista newyorkese di origine peruviana Alex Rivera, ha avuto il premio di Amnesty International, perchè mostra «i disastri che provoca nel mondo la globalizzazione in questo nuovo stadio del capitalismo e anticipa un futuro nel quale i paesi ricchi si troveranno costretti a chiudere ermeticamente le loro frontiere».

Unici a raccogliere riconoscimenti in mezzo alla folta pattuglia italiana Luca Ragazzi e Gustav Hofer, il cui Improvvisamente l'inverno scorso (foto a fianco) ha avuto la menzione speciale del premio “Manfred Salzgeber” (per anni curatore della sezione Panorama) dedicato a lungometraggi o documentari particolarmente innovativi. È un doc che viaggia schizofrenico, divertito e preoccupato nell’Italia dell’impossibile legge sulle unioni civili. Il premio principale è andato a Megane (Bicchieri) della giapponese Naoko Ogigami.

La proiezione di chiusura di un’edizione attenta alla musica - prologo spettacolare con Shine a Light , ossia Martin Scorsese che incontra i Rolling Stones - è riservata a Michel Gondry con Be Kind Rewind. Videoclipparo di culto per molti anni, poi promosso a visionario low-fi con pellicole come Se mi lasci ti cancello e L'arte del sogno, l’artista francese ha tirato fuori un’altra delle sue storie surreali.

Protagonista l’attore-musicista Jack Black che, nel tentativo di sabotare una centrale elettrica, si ritrova con il cervello magnetizzato. L’incoveniente però produce la cancellazione di tutte le videocassette del videonoleggio del suo amico Mike (Mos Def) e, per non deludere i pochi clienti, i due si mettono a rigirare “classici”, da Ghostbusters al Re Leone e 2001: Odissea nello spazio.

Naturalmente si procede “artigianalmente” (si dice "sweding"), cioè usando ciò che si ha a disposizione. Ma i nastri diventano subito popolari e il passaparola funziona. Finché un avvocato rampante (Sigourney Weaver) cita i due amici per violazione dei diritti d'autore. Con l’aria che tira, c’era d’aspettarselo.

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venerdì 15 febbraio 2008

Berlinale, niente premi per il film italiano sui DiCo.

Svelati vincitori premi per migliori lungometraggi su temi gay.

(Apcom) È andato a "The Amazing Truth About Queen Raquela" di Olaf de Fleur Johannesson il premio "Teddy" 2008 per il miglior lungometraggio. Il riconoscimento del festival del cinema di Berlino è riservato ai film che trattano tematiche omosessuali.

Il "Teddy" al miglior documentario è stato assegnato a "Football Under Cover" di David Assmann e Ayat Najafi, un lungometraggio che riesce "a mostrare in modo sottile e spiritoso i ruoli sessuali nello sport nelle società islamiche", come si legge nella motivazione della giuria.

Uno dei tre nominati nella categoria dei migliori documentari era "Improvvisamente l'inverno scorso", il film di Luca Ragazzi e Gustav Hofer relativo alla legge sulle unioni civili (i "Dico"), che è rimasto a mani vuote.
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Trailer Queen Raquela.

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venerdì 8 febbraio 2008

Berlinale, si apre nel segno dei Rolling Stone.

(La7) La band e Martin Scorsese matattori della serata inaugurale.
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giovedì 7 febbraio 2008

Alla Berlinale i "pornocorti" di Isabella Rossellini sul sesso degli insetti.

(Agi) Una serie di 'corti' da un minuto in cui Isabella Rossellini mima la vita sessuale degli insetti: sara' 'Green Porno' a inaugurare la sezione Forum internazionale del giovane cinema della 58/ma edizione della Berlinale, in programma dal 7 al 17 febbraio nella capitale tedesca. Presentato al Sundance Festival di Park City, nello Utah, il film sull'amore degli insetti e' destinato alla visione sui cellulari ed e' composto da alcuni episodi della lunghezza di un minuto. Isabella Rossellini mima nella veste dell'animaletto di turno anche i piu' funambolici accoppiamenti sessuali, tra i quali figurano quelli di mosche, ragni, lumache, vermi e api. Il critico della 'Berliner Zeitung', che ha assistito alla proiezione americana di Green Porno, scrive che tutti gli episodi mostrati nel film "sono variopinti, divertenti, molto pornografici e particolarmente avvincenti".
Nel frattempo i tedeschi hanno gia' fiutato il nuovo filone dei film per cellulari e si apprestano ad entrarvi in forze. La casa di produzione e noleggio "Senator" ha in programma una vasta produzione di questo tipo di film dedicati soprattutto ad una clientela molto giovane.

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domenica 16 dicembre 2007

A Berlino il numero delle persone che vivono da sole sono la maggioranza. Il tramonto del partner.

(Natalia Aspesi - La Repubblica) Berlino è diventata la capitale sperimentale degli uomini che hanno imparato a rifarsi il letto da soli e delle donne che il Principe Azzurro lo vogliono ogni tanto, perché sanno che nella quotidianità potrebbe diventare un Cavaliere Noiosissimo o addirittura un Dittatore Manesco. Fa impressione: un milione e settecentomila persone che vivono senza un partner (ma molti, è probabile, con figli), più della metà degli abitanti della città.

In tutto il mondo, qualunque sia la lingua, questi solitari dalla vita desolata o sfolgorante, si chiamano single, un marchio abbastanza recente per una nuova popolazione di egoisti o di sfigati che cercano affannosamente qualcuno disposto a sposarli o comunque a far loro compagnia, o che con altrettanto affanno si difendono da qualunque intrusione nella loro pace solitaria o nella loro sfrenata promiscuità. Single è una parola che dà una connotazione positiva e allegra alla scapolaggine e allo zitellaggio, ne fa una scelta ardita di modernità, mette nell´angolo la coppia con prole, ridicolizza i family day, spinge le industrie alimentari a produrre confezioni individuali per chi ritiene inutile sbattersi in cucina solo per se stesso, crea un nuovo mercato per un nuovo consumatore in bilico tra disordine e malinconia, convincendolo della sua fortuna, come se la solitudine fosse un privilegio raro: un mercato di giovani momentaneamente soli, di non più giovani e di anziani con poche possibilità di non esserlo più.

Single è onnicomprensivo: uomini e donne, non sposati, separati, vedovi, divorziati, (che la legge italiana chiama "liberi di stato"), persone non legate ad altre, non conviventi, sole per diverse ragioni; sono tutti single. E gli scapoli, e le nubili, e le zitelle? Appartengono al passato, e per esempio i giovanotti che un tempo vivevano soli, scapoli per eccellenza, inutilmente molto bramati da signorine e loro madri ingenue, erano talvolta omosessuali impossibilitati a dichiararsi tali: oggi anche loro vivono spesso in coppia (o con la mamma) e se imborghesiti, si sposano tra uomini (in Inghilterra o Spagna) o anelano a leggi che in qualche modo sanciscano la loro unione (in Italia, con Binetti e Mastella noiosamente contrari).

Un tempo la capitale degli scapoli maturi e contenti era Londra, vedi Gli scapoli di Muriel Spark, pubblicato da poco da Adelphi. E comunque l´Inghilterra era, o è, la patria di uomini di discreto fascino e possibilità economiche, terrorizzati dalla sola idea di una possibile convivenza con una creatura di sesso femminile: figura esemplare quella creata da Edward Frederic Benson negli anni Venti del secolo scorso per la magnifica serie dedicata alla imperiosa Lucia; Georgie Pillson, il molto corteggiato ma inafferrabile dandy dedito al ricamo, al collezionismo e alla pittura all´acquarello. Abbondanti, nella letteratura inglese, anche le zitelle contente e ficcanaso, come la famosissima Miss Marple creata da Agatha Christie. Cose anglosassoni, di simpatica saggezza, totale indifferenza erotica, discreto conto in banca e marmoreo egoismo.

Da noi tutto diverso, nessuna parità per esempio tra scapolo e zitella. Nei secoli scorsi era più facile trovare vedovi che scapoli, uomini cioè la cui prima signora se ne andava al creatore dopo qualche parto, sicché a lui era possibile sostituirla con una più giovane, in attesa che anche lei spirasse consentendo all´uomo di ricominciare da capo. Scapolo era una bella parola e lo è tuttora, a trovarne: già giovanissimi da noi oggi i maschi si impegnano, con una lei o un lui, mancano quindi se non per qualche eccezione, quei bei quarantenni mai sposati, fascinosi ed etero che occupavano le operette di Offenbach o le commedie di Oscar Wilde.

In ogni caso adesso non si trovano neppure più vedovi, tanto sono veloci a risposarsi. Una signora non giovane ma molto giovanile raccontava come nel giro di pochi mesi tre suoi coetanei avevano perso l´amata sposa, e lei, vedova, ci aveva fatto un pensierino. Peccato che in un baleno gli inconsolabili si erano risposati, naturalmente con signore più giovani di almeno vent´anni. In Italia le ragazze che non riuscivano ad accaparrarsi un marito (impresa, nei dopoguerra, di estrema difficoltà data la scarsità di uomini sopravvissuti ai conflitti), entravano in uno strano non luogo, in una vita non vita, diventando un fastidio, un peso in famiglia, non avendo accesso a un lavoro che non fosse servile.

C´erano le nubili e le zitelle: le prime anche se non maritate, meritavano rispetto almeno apparente, in quanto sufficientemente provviste di denaro ereditato, vedi Eugenie Grandet come la raccontano appassionatamente il romanzo di Balzac e il film di Soldati. Le zitelle, un disastro. L´idea era quella che una donna privata dal magico potere taumaturgico del sesso maschile, (non essendo immaginabile che pur senza marito, una signorina di buona famiglia potesse fornicare) e della ancora più indispensabile maternità, doveva subire orribili conseguenze, diventando isterica o pazza. La zitella poteva essere indicata dagli studiosi come "disastro per l´umanità" o più semplicemente come "donna superflua". Siccome, non procreando, aveva più possibilità di vivere e invecchiare rispetto alle spose che morivano come mosche partorendo (sino almeno alla fine del XIX secolo per ignoranza medica), il suo calvario era lunghissimo. E visto che zitella era anche sinonimo di cattiveria, sempre a causa della mancanza del maschio, molte diventavano cattive sul serio, per difesa o vendetta; come La cugina Bette di Balzac, interpretata nel film da una ultracattiva Jessica Lange.

Zitella, zitellona, e anche zitellone (usato raramente, per uomini assolutamente impresentabili), divenne un insulto dei più virulenti. Danno e beffe, in passato, e adesso? Si è almeno eliminata la parola offensiva, sostituita dall´amabile e neutro single: per educazione, per buon gusto, ma anche perché almeno formalmente le cose sono molto cambiate.

Le donne sono diventate autonome economicamente, possono vivere come vogliono, restare, o tornare zitelle. Non è l´inferno se non si sposano, non è la fine se divorziano: essere single può essere una condizione vivace e serena soprattutto per le donne che magari ci restano a lungo o per sempre, per scarsità di uomini disponibili ma anche perché loro stesse sono diventate più esigenti e cercano certe perfezioni che non esistono, non sono mai esistite (ma in passato si chiudeva un occhio, adesso più): essere sole non è più un fastidio familiare e un anatema sociale, anche se ancora devi avere almeno un gentile amico meglio se gay che ti fa da cavaliere ai pranzi eleganti dove è obbligatoria la coppia per ragioni di etichetta e posti a tavola.

La zitella, quella che non si sposa, è rara, ma c´è invece un fiume di separate, di divorziate, che si confrontano con un rivoletto di separati, divorziati, molto sfuggenti, e molte di loro, dopo una rovinosa esperienza matrimoniale, se la godono. Per le signore chiamarsi single può essere una consolazione, addirittura un ardimento, come racconta Maria Rita Parsi nel suo libro Single per sempre. Storie di donne libere e forti in cui dieci donne raccontano come hanno smesso di farsi illusione sul maschile e hanno quindi rinunciato alla presenza fissa di un uomo nella loro vita.

Ma non sono poi così tante quelle che scoprono i piaceri della solitudine: molte sono ancora lì ad aspettare una nuova anima gemella, e scrivono alle rubriche del cuore, entrano nelle chat, si danno da fare e spesso prendono nuove fregature. L´Italia non è Berlino: anche se la coppia è un disastro, se non si è un´eroina, la si sopporta meglio della beata solitudine.

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sabato 10 novembre 2007

Berlino, Gay e crusing: Grandi pulizie al Tiergarten.

Il Parco di Tiergarten a Berlino è il luogo di maggior "consumo e cruising" gay nella capitale tedesca. Ed oggi pomeriggio alcuni volontari si troveranno tra i cespugli non per "consumare" ma bensì, armati di guanti, sacchi e pattumiere, per pulirlo raccogliendo minuziosamente preservativi e cartacce varie.

"Schöner cruisen"
(potremmo tradurlo in "battere pulito o battere meglio"...) è la parola d'ordine adottata dall'associazione berlinese anti-omofoba Maneo e l'iniziativa è stata lanciata dopo le lagnanze degli agenti del parco per il grande quantitativo di resti (preservativi, fazzolettini, ecc.) lasciati in giro dopo aver consumato dei rapporti sessuali.
Bastian Finke ha spiegato che l'iniziativavoleva essere più che altro un atto simbolico da parte dei gay berlinesi per un "cruising responsabile" nonchè un contributo per migliorare il clima anti-omofobico in città.

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mercoledì 26 settembre 2007

I giovani piu' ostili agli omosessuali a Berlino sono i figli degli immigrati.

(ANSA) - I giovani piu' ostili agli omosessuali a Berlino sono i figli degli immigrati, secondo uno studio dell'universita' di Kiel (nord della Germania) ripreso oggi dalla stampa tedesca. Berlino, che pure e' una citta' che per due volte ha eletto come borgomastro un omosessuale, l'attuale sindaco Klaus Wowereit, Spd, secondo lo studio ospita una gioventu' fortemente omofobica, dove il rifiuto di gay e lesbiche e' molto diffuso. La ricerca commissionata dalla associazione berlinese di lesbiche e gay e' stata condotta su un campione rappresentativo di circa mille intervistati, tra i quali oltre ai tedeschi c'erano anche giovani di origine russa e turca, tutti studenti di 12 licei e altre scuole della capitale. Tra i giovani turchi, per esempio, il rifiuto degli omosessuali cresce con l'aumentare della religiosita'. Dalla ricerca e' emersa anche l'importanza del grado di integrazione, per cui piu' aumenta la distanza dalla societa' dove si vive e maggiore e' l'ostilita' contro gli omosessuali. Al contrario, il rifiuto cala man mano che aumentano i contatti con omosessuali nella propria cerchia di conoscenze.

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venerdì 21 settembre 2007

"Ho detto: sono gay mi hanno fatto sindaco"

(La Repubblica) Facevo sempre un figurone, quando a scuola invitavo amiche e amici a un party a casa mia, e spiegavo che non avremmo avuto i genitori ossessivamente alle calcagna. Ricordo una volta, quando con luci soffuse suonò il motivo "Nights in white satin" dei Moody blues. Tutti noi, anche il più abbottonato figlio di un giurista, ci lasciammo andare alle emozioni. Io compreso, con Sabine, la mia cara amica di allora, accanto. Facemmo petting e ci coccolavamo insieme fino a farci girare la testa, eravamo una leggenda.
Quando eravamo studenti, le nostre notti tra amici nei club di Berlino erano eccitanti, ma cominciai allora a sentire che il mio istinto batteva con battiti del cuore delle emozioni un po´diversi. Certo, mi piacevano le ragazze, eppure cominciai pian piano a percepire di sentirmi piuttosto attratto dagli uomini. Nel clima ultraliberale della nostra gioventù studentesca, identificarmi con questo mio particolare aspetto nella ricerca della felicità non mi creò alcun problema, ma fu una tendenza, un´emozione, che preferivo tenere per me. Avevo esperienze con le donne, ma mi lasciavano confuso e irritato. Tra i genitori della scuola superiore, le madri mi consideravano un partito ideale per le loro figlie. Ciò mi lusingava. Dicevano di me che preferivo le bionde, il che non era nemmeno falso. Il gusto del flirt come gioco era ancora decisivo, e mi divertivo molto. Ebbi anche due lunghe relazioni con due ragazze. Furono rapporti di partnership davvero buoni, ma alla fine mi sentii costretto a confessare a me stesso che mi nascondevo qualcosa.
Poi, una sera, Joern entrò nella mia vita. Ricordo ancora: il luogo del nostro primo incontro fu il "Bar Centrale" sulla Yorckstrasse a Berlino. Era il 29 marzo 1993. Certo, io, socialdemocratico, se avessi saputo quella sera che lui era apparentato con Wolfgang Kubicki, leader del partito liberale nello Schleswig-Holstein, chissà. Forse mi sarei deciso altrimenti. Ma come che sia, fu fantastico.
A Lichtenrade, il quartiere di Berlino dov´ero cresciuto, avevo ancora la fama di donnaiolo. Ma non potevo rimuovere i miei sentimenti. Conoscevo tanti omosessuali che conducevano una tranquilla esistenza borghese, con regolare matrimonio, figli, villino monofamiliare e che, nascondendosi, soffrivano le pene dell´inferno. Joern mi costrinse a una chiara scelta. E fu bene così.
Pure, nella mia generazione non è poi così ovvio avere un rapporto senza tabù con l´omosessualità. Io ero attivo in politica, e la mia vita privata si poteva divenire bersaglio di sporche campagne diffamatorie. Molti, nella federazione berlinese del mio partito, la Spd, sapevano che io stavo insieme a Joern. Ai più il fatto non interessava proprio per nulla. Ma la questione si poneva chiaramente: se dovevo candidarmi a borgomastro di Berlino, e puntare a governare la città, avrei dovuto riflettere a fondo e prendere decisioni chiare. Quando si diventa vip, o persone pubbliche, l´interesse del pubblico si sveglia. Niente da fare, è così. Nascondere la propria vita privata in modo ossessivo non è possibile, non funziona. Guido Westerwelle (ndr: il leader del partito liberale, che anni dopo Wowereit si è deciso al suo outing come gay) ha provato a fare così per anni, invano. Facendo così ci si ripiega su se stessi, ci si riduce in situazioni strane e solitarie. Il tam-tam delle voci pubbliche pesa come un fardello grave. Mi decisi: dovevo affrontare il tema passando all´offensiva. A una riunione del gruppo parlamentare e della direzione regionale del partito, ne parlai per la prima volta: "Chi non lo sa ancora, deve saperlo", dissi. E spiegai ai compagni che c´era il pericolo che gli avversari politici strumentalizzassero la cosa. I compagni mi capirono, furono d´accordo.
Il mio outing creò un clima di esultanza, In cui i miei amici degli Schwusos (il movimento dei socialdemocratici omosessuali e lesbiche) non trovarono nulla di meglio da fare che strombazzare ai quattro venti la notizia. Ero pur sempre diventato il primo politico di rango che si era deciso all´outing. La rivista degli omosessuali Queer lanciò un comunicato stampa urgente. Tutto l´ambiente gay fu elettrizzato, entusiasta.
Molti berlinesi pensarono sicuramente: "Prima i corrotti conservatori, adesso gli omosessuali di sinistra, non è più normale". Da quel momento, mi fu chiaro che avevo passato il punto di non ritorno. E che avrei dovuto parlarne al congresso del mio partito. Volevo essere inattaccabile. Così, poco prima della fine del mio discorso, pronunciai quella piccola frase, che poi è diventata la frase più nota da me pronunciata in tutta la mia vita: Ich bin schwul, und das ist auch gut so, "Io sono omosessuale, e va anche bene così". Esplose un uragano, una tempesta che io non sarei nemmeno mai riuscito a dipingere nei miei sogni più selvaggi. Ero appena sceso dalla tribuna del congresso, e Sabine Christiansen, la più famosa anchorwoman della tv tedesca, mi telefonò per invitarmi al suo talkshow la sera stessa. Nessuna campagna di propaganda e promozione sarebbe mai riuscita a rendermi popolare così in fretta. La mia vita cambiò come quella di un calciatore che da una squadra regionale balza improvvisamente alla Champions League.
Oggi, Joern è il mio migliore amico. Sa come affrontare i miei umori mutevoli, e non appartiene al mondo della politica. Quando la sera torno a casa, parliamo di ben altre cose. Lui legge libri a valanga, libri che io ricevo in regalo, e mi consiglia quali leggere. Io mugugno sul suo modo di cucinare, lui sulla mia pancetta. La nostra vita insieme è la prova che una coppia è qualcosa di più di due individui soli. Dal 2005, viviamo insieme.
Lo chiamano ‘first lady di Berlino´. Ha qualcosa in comune con il professor Joachim Sauer, il marito della cancelliera Angela Merkel. Condivide con lui magari gli stessi noiosi doveri protocollari, dovrà accompagnarlo ai vertici nel ‘programma per le signore´, le visite turistiche delle mogli dei leader europei e mondiali, e loro due saranno i soli due uomini? Comunque, scherzi a parte, Joern è la mia àncora, il mio amico, il mio consigliere, la mia radice che mi tiene fisso saldo in terra. Dove c´è lui, io mi sento a casa.

(Copyright Bild e Karl Blessing Verlag)
Tratto dal libro "Und das ist gut so. Mein Leben fuer die Politik" (E va bene così. La mia vita per la politica)

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