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mercoledì 17 ottobre 2007

Hairspray, integrato è bello.

(Zibablog) Spesso da noi i titoli dei film vengono tradotti un po’ troppo liberamente (e a volte stravolti) rispetto al titolo originale.

Hairspray è rimasto tale e quale, sì, ma con l’aggiunta di “grasso è bello”.
Addirittura il film precedente del 1988, di cui questo rappresenta un remake, fu distribuito in Italia solamente come “Grasso è bello”.
Forse le nostre case di distribuzione pensano che la gente vada attirata in sala un po’ con l’inganno e siccome siamo un popolo a cui piace mangiare e a cui piacciono le grosse tette, se si fa un richiamo alla ciccia, tutti corrono a vedere Hairspray, che invece non è un inno all’obesità , ma una storia (ben) musicata sull’integrazione.
Si parla infatti di grassi e magri, ma anche di bianchi e di neri nonché - mi si consenta questa personale lettura dovuta alla presenza di Travolta travestito - di “diversi” in genere (e di genere?)
Certo, può darsi che la scelta di John Travolta per quel ruolo sia stata data da ragioni produttive e di casting (un grande attore maschio truccato e mascherato da donna grassa fa correre la gente al cinema), ma siccome i film, come i libri e le creazioni in genere, vivono poi di vita propria e producono letture e messaggi non sempre previsti e prevedibili, io sono convinta, o comunque mi piace pensare, che tra le diversità raccontate nel film vi sia anche la nostra diversità.
E forse non è un caso che scopriamo ad un certo punto del film che il personaggio interpretato da Travolta, la madre della protagonista, vive chiusa in casa da quando è ingrassata (e quindi divenuta diversa e sgradevole agli occhi del mondo) e che improvvisamente, spronata anche dalla giovane e lungimirante figlia, decide di uscire allo scoperto e ad andare in giro a testa alta.
“C’è una lotta che dobbiamo ancora vincere e c’è orgoglio nel mio cuore”, dice una canzone del film.
Insomma quella che io ho visto è una storia ambientata negli anni ’60 e con il problema dell’integrazione raziale, che però in qualche modo già guarda alle future integrazioni, a tutte le integrazioni.
“Non sta andando tutto in quella direzione? Puoi opporti?… Bisogna assecondare la corrente!”, dice il presentatore dello show alla direttrice della rete tv (la splendida Michelle Pfeiffer) che non vuole i neri nel suo programma. Beh, diciamo che non è esattamente quello che farebbero con noi i nostri giornalisti e conduttori (per non parlare dei politici), che forse temono un po’ troppo le gerarchie vaticane (sì certo la televisione è piena di gay, basta però che rimangano ben nascosti, che fingano di essere eterosessuali e soprattutto che non si aspettino il riconoscimento delle loro unioni!).
Ma non è solo questo, perché penso alla comunità GLBT (che io chiamo GLBTE aggiungendo la E di eterosessuale) come agli immigrati, cosiddetti extracomunitari, che già il fatto che li chiamino così denota quanto integrazione intercultura siano idee fantascientifiche invece che essere la normale premessa per un futuro degno di essere chiamato migliore.
Un futuro che invece ben disegna (forse troppo ottimisticamente e romanticamente?) l’ultima scena del film nella quale ballano insieme bianchi, neri, grassi, magri e…transgender. Ed un’ondata di orgoglio e commozione sale dal ventre degli spettatori e delle spettatrici come me.
Chissà, forse anche nell’Italia di oggi c’è parecchia gente, più di quella che pensano e pensiamo, che sente il bisogno, più che di tanti insulsi reality e talk show, di un bel varietà interetnico e intersessuale.
E forse arriverà il giorno in cui un gruppo nutrito di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e drag queen, insieme a marocchini e senegalesi entrerà con astuzia in una trasmissione in diretta condotta dalla De Filippi o da qualcun altro e darà inizio al nostro “show integrato” con un grande boom di ascolti (e va bene, se sto sognando, lasciatemelo fare).
“Vieni a vedere il mondo dal quale vengo, il tuo cuore lo sentirà!”, cantano i neri di Hairspray.
Ecco, venite a conoscere il nostro mondo e prendedeci un po’ per mano. Perché molti di noi hanno ancora paura e sono tappati in casa, come il personaggio di Travolta nel film. Ma il traguardo potrebbe non essere molto lontano se i più forti e determinati di noi, ma anche certi eterosessuali che contano e che fanno opinione, abbracciassero questa causa.

Littizzetto dove sei?

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