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venerdì 1 febbraio 2008

I socialisti rispondono ai vescovi, in Spagna lo scontro Chiesa-PSOE accende la campagna elettorale.

(Rainews 24) E' uno "scontro senza precedenti", scrive oggi il quotidiano spagnolo Abc, tradizionalmente vicino all'elettorato cattolico. Ad un mese dalle elezioni politiche ( si vota il 9 marzo) la Spagna si spacca in due dopo la discesa in campo dei vescovi con un documento ufficiale della Conferenza episcopale spagnola (Cee).

"La reazione dei socialisti contro la presa di posizione della Chiesa prima dell'appuntamento elettorale trova un precedente ed una motivazione - si legge su Abc - nella grande manifestazione per la famiglia" promossa dai vescovi, anche se allora "gli attacchi si indizrizzarono solo ad alcuni cardinali" che erano scesi in piazza.

Botta e risposta
Per il Partito Socialista (Psoe) spagnolo è "immorale" che la Chiesa spagnola utilizzi il terrorismo per fare campagna elettorale. Il duro comunicato dei socialisti ha seguito, ieri, quello della commissione permanente della Conferenza Episcopale Spagnola, in cui i vescovi hanno formulato una serie di consigli agli elettori cattolici in vista delle elezioni politiche. Ta questi, anche quello di non non votare chi adotta come "interlocutore" un'organizzazione terroristica. Una raccomandazione che è stata interpretata come un chiaro attacco al premier Jose Luis Rodriguez Zapatero.

I socialisti, che durante la legislatura che volge al termine si sono resi protagonisti dei negoziati con l'organizzazione terroristica separatista dell'Eta per una soluzione pacifica della questione basca, hanno replicato che "è immorale che i vescovi, cosi' come il Partito Popolare (Pp), utilizzino il
terrorismo per fare campagna". Ancora, i socialisti ricordano alla Cee che i governi precedenti non si differenziano dall'attuale, perché "Adolfo Suarez, Felipe Gonzalez, Jose Maria Aznar: tutti hanno dialogato con l'Eta".

Il Psoe, il cui governo è stato criticato nello stesso comunicato dei prelati anche per la legalizzazione dei matrimoni omosessuali e per l'introduzione della materia di Educazione alla cittadinanza (assimilabile all'educazione civica) nei programmi scolastici, ha ricordato che l'ex premier conservatore
Aznar si servi' durante le trattative di "un vescovo come intermediario". "Per cui -hanno concluso i socialisti riferendosi all'invito a non votare a chi ha trattato con i terroristi- si tratta di un argomento ipocrita e malintenzionato".

L'affondo del Gurdiasigilli
Nella polemica interviene oggi anche Mariano Fernandez Bermejo, ministro della Giustizia del governo socialista: la Chiesa, assicura, non influirà sul risultato elettorale delle prossime elezioni politiche in Spagna. In un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano spagnolo El Mundo, tradizionalmente vicino ai popolari, il guardasigilli spagnolo spiega che la gerarchia ecclesiastica spagnola non ha compreso che la società iberica non accetterà nessun passo indietro e non voterà contro il Psoe per seguire le indicazioni dei vescovi.

"Credo che- ha affermato Bermejo -ci sia un gruppo integralista all'interno dell'episcopato spagnolo che non ha compreso quasi nulla dell'evoluzione della società e della democrazia. Non è stata esattamente la Chiesa chi ha lottato per le libertà in questo paese", ha detto il guardasigilli alludendo al passato franchista del Paese. E ancora: "Se qualcuno crede che, protetto dalla porpora, può realizzare affermazioni di questa natura, attaccare un governo legittimo e entrare in campagna elettorale, deve sapere che c'è una società che non retrocedera' nemmeno un millimetro nelle libertà ottenute". Insomma, ha concluso Bermejo, "i vescovi possono provare a fare campagne elettorale per il Pp, ma che ci riescano è un'altra cosa".

Sullo stesso terreno si scatena El Pais, che nelle ultime 48 ore muove all'attacco delle gerarchie ecclesiastiche spagnole. "In questo campo non sono i pastori d'anime che stabiliscono i prinicipi - si legge nell'editoriale di oggi del quotidiano molto vicino al premier Zapatero - Posto che vide il principio 'una persona, un voto', non possono reclamare il monopolio della verità se non esponendosi ad accuse di fanatismo".
E ancora: "Il ritratto negativo dei partiti che secondo i vescovi non devono essere votati dai cattolici non corrisponde alla realtà. Non è che sussistano 'difficoltà crescenti per incorporare lo studio libero della religione cattolica nella scuola pubblica' (come sostiene il documento della Conferenza espiscopale spagnola, ndr.) Quello che succede, al contrario, è che la scuola pubblica non può trasformarsi in un agente di catechesi cattolica, come pretende la fazione più intrgralista dei vescovi. Il riferimento al negoziato con i terroristi è particolarmente malevolo: né la società spagnola né alcun partito democratico ha mai considerato che una banda di assassini sia 'rappresentante política di alcun settore della popolazione' o 'interlocutore político' di qualcuno". La campagna elettorale, se non si fosse capito, è partita.

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