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mercoledì 19 dicembre 2007

Dopo il no al registro delle unioni civili a Roma. Il Mieli lascia il tavolo del comune.

IL MARIO MIELI ESCE DAL DEL TAVOLO DI COORDINAMENTO PER ORIENTAMENTO SESSUALE ED IDENTITÀ DI GENERE DEL COMUNE DI ROMA.

L’esito negativo della votazione sul registro delle unioni civili al comune di Roma ci spinge verso scelte obbligate e coerenti. I voti negativi dei consiglieri del PD, sommati a quelli della minoranza di centro-destra, hanno impedito che a Roma venisse istituito uno strumento dal forte valore simbolico e politico, pur con limitato effetto giuridico, di cui molti altri comuni italiani si sono forniti.

La bocciatura delle delibere in esame è stata preceduta da un irrituale ed esplicito intervento del Segretario di Stato Vaticano Bertone, che ha chiesto al sindaco della capitale d’impedire che tale registro nascesse. Così è accaduto. Tutta la vicenda si è caricata di un particolare significato, considerando che il sindaco di Roma è anche leader del Partito Democratico, determinante ai fini di qualunque approvazione parlamentare futura in materia di diritti civili. L’oggettività di tali fatti incrina il modello Roma, inteso come governo per una città avvolgente, plurale e laica, mentre pone prospettive nazionali inquietanti. Il PD si è schierato a Roma compatto contro il registro delle unioni civili, dimostrando di essere un partito unito, ma certamente non riformista e antico in modo desolante. Del resto tale compattezza e queste scelte politiche hanno un solo regista: Veltroni.

Tutto ciò ci costringe a trarre le debite conseguenze e sarà metro di tutte le nostre valutazioni e azioni future. Siamo immediatamente obbligati ad un primo passo: riteniamo conclusa da parte nostra l’esperienza del Tavolo di Coordinamento per Orientamento Sessuale ed Identità di Genere istituito dal sindaco e dalle associazioni lgbt romane nel 2001, e successivamente dal primo cittadino assegnato con delega all’Assessorato per la Semplificazione e le Pari Opportunità.

Rimettiamo nelle mani di Veltroni questo strumento, essenzialmente politico, che presupporrebbe una concreta e non ambigua volontà di affrontare tutte le questioni lgbt con spirito d’innovazione e cambiamento, verso la costruzione di una città solidale e aperta a tutti, omosessuali e trans compresi.

L’aver archiviato alla radice la questione delle unioni civili, nonostante gli anni di costanti pressioni da parte delle associazioni romane, è segno che il tavolo non ha più quel presupposto, quindi ha perso di significati e di prospettive. Contribuire a mantenere in vita questa esperienza ci renderebbe complici di una finzione.

Ringraziamo di cuore l’assessore Cecilia D’Elia, come l’assessore precedente Mariella Gramaglia, per il loro impegno e la loro passione, ma il tavolo da loro presieduto deriva da una delega ormai svuotata di senso e nessuna buona volontà di assessore delegato può riempirla.

Del resto nel Lazio le iniziative e i progetti dei vari assessorati comunali, come di quelli provinciali e regionali, effettuati spontaneamente o con il supporto del mondo associativo lgbt sono sempre esistiti al di là del Tavolo; sicuramente continueranno ad esistere soprattutto come interventi sociali e culturali sul territorio. Il Tavolo doveva essere altro, ma secondo noi non c’è credibilità per un suo futuro.

Ci ritiriamo dunque amareggiati, anche per togliere ai cittadini romani l’illusione che il sindaco abbia operato politicamente a favore di una minoranza, quella degli omosessuali e dei trans della capitale.

Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

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