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martedì 2 ottobre 2007

Riapre il Palazzo delle Esposizioni: Omaggi a Kubrick, Rothko e Ceroli.

Dopo cinque anni di restauri lo storico edificio torna al pubblico. Nuovi spazi espositivi, rinnovati anche caffetteria, ristorante e libreria. (Rita Celi - La Repubblica) Dopo cinque anni di lavori e una rapida apertura in occasione della Notte bianca, il 6 ottobre riapre a Roma il Palazzo delle Esposizioni con tre mostre dedicate a Mark Rothko, Stanley Kubrick e Mario Ceroli, fino al 6 gennaio. Dopo i lavori di riqualificazione funzionale dei suoi spazi, costati ben 28 milioni di euro, il PalaExpo riapre con 15 sale espositive, tra il piano terra e quello superiore, alle quali si aggiungono una sala cinema da 139 posti, un Auditorium per eventi musicali da 90 posti, una sala polifunzionale, oltre a una caffetteria, un ristorante per 240 persone e una libreria.
Marc Rothko.
Saranno in mostra circa sessanta opere del grande astrattista di origini russe. La monografica curata da Oliver Wick è la prima vera occasione per ammirare, in Italia, le sue opere più significative, dagli esordi figurativi ai capolavori della maturità, negli anni 50. In precedenza, solo nel '62 era arrivata, sempre a Roma (alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna), l'unica retrospettiva dell'artista vivente, organizzata dal Moma di New York. Cà Pesaro, a Venezia, l'aveva invece ricordato subito dopo la tragica morte (1970).

Il genio di Rothko sarà comunque rappresentato nella sua intera parabola creativa. Tra i primi lavori, figureranno i dipinti eseguiti con una preparazione in gesso, usata dall'artista per conferire al pigmento una qualità simile all'affresco, denunciando così l'influenza dell'arte italiana del '400 (e in particolare di Beato Angelico), ben conosciuta e amata da Rothko al pari di quella europea. Suggestioni che tornano nei murales del periodo classico e nei lavori surrealisti. Il focus della mostra sarà però costituito dalle opere degli anni '50, le tele di grande formato, tra cui il Mural custodito al Museo Guggenheim di Bilbao e alcuni dei quadri esposti alla Biennale di Venezia del '58, ricreando così la memorabile Sala Rothko. La mostra si conclude con i Blackform degli anni 60 e i Black and Gray, tra gli ultimi dipinti di Rothko prima del suicidio, all'apice del successo. Stanley Kubrick. La seconda mostra in programma è dedicata a uno dei maestri indiscussi della storia del cinema. L'allestimento presenta l'opera del regista americano ponendola in relazione con il materiale preparatorio e tecnico proveniente dagli archivi dello Stanley Kubrick Estate: documenti inediti, copioni, appunti di regia, fotografie, testimonianze e filmati dal backstage, plastici, costumi e ricostruzioni di alcune delle più suggestive ambientazioni sceniche. L'obiettivo dell'esposizione - che ha appena lasciato Zurigo e ha fatto tappa in giro per il mondo dal marzo 2004 - è quello di condurre il pubblico "dietro la macchina da presa", mettendo in luce il personalissimo metodo di lavoro del regista, il suo costante interesse per l'architettura, il design, l'arte, la musica e la letteratura. Dopo un'introduzione di carattere biografico, nella quale vengono presentati i reportage per la rivista Look e i film degli esordi, la mostra si articola per sezioni tematiche che ripercorrono l'intera filmografia del regista, compresi i grandi progetti che non hanno mai visto la luce, ma ai quali aveva lavorato a lungo, come Napoleon, Aryan Papers e A.I. (Artificial Intelligence), in seguito realizzato da Steven Spielberg. Alla sezione Kubrick in bianco e nero, che raggruppa Il bacio dell'assassino, Rapina a mano armata e Lolita, segue quella dedicata ai film con soggetto bellico (Orizzonti di gloria, Il Dottor Stranamore e Full Metal Jacket), quella incentrata sui film di carattere storico (Spartacus, Barry Lyndon), i thriller psicologici come Shining e Arancia Meccanica, per finire con Eyes Wide Shut. Particolare attenzione è dedicata a 2001: Odissea nello spazio: oltre ai costumi e ai modellini (come quello della celebre centrifuga della navicella spaziale Discovery e il computer Hal), trova posto una ricostruzione della scenografia utilizzata per il prologo del film, realizzato grazie alla tecnica della "front projection", che viene riproposta in mostra permettendo ai visitatori di "entrare" nel set, diventando parte integrante della scena. In mostra, tra l'altro, la lente Zeiss, prodotta dalla Nasa, che permise al regista di girare le scene a lume di candela di Barry Lyndon. Inoltre, un documentario illustra le scelte di Kubrick in tema di colonne sonore. La mostra comprende una retrospettiva di tutti i film che si svolge nel cinema del PalaExpo affiancata da una serie di incontri, "Io e Kubrick", su temi e opere del regista. Mario Ceroli. Il terzo allestimento è dedicato a uno dei maggiori scultori italiani. La mostra, curata da Maurizio Calvesi e Claudia Terenzi, non vuole essere una antologica dell'opera di Mario Ceroli, ma puntare sulla spettacolarità e sull'uso dei diversi materiali: il legno, il vetro, le terre colorate, la stoffa, la sabbia, la cenere. Quindi, oltre ad alcune opere rappresentative del lavoro precedente (tra queste La Cina, Pier delle Vigne), verrà appositamente creata, nella sala centrale, una grande installazione con polveri di colori e sagome in legno, e, nelle sale accanto, opere della sua più recente ricerca realizzate con legno e cenere, con carte vetrate, colori e altro.

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