La vittima di 48 anni ha rivelato i fatti ai carabinieri e fingendo di consegnare il denaro al ragazzo ha interrotto l’incubo. Da mesi minacciava il maturo amante: “Ho filmato tutto, dammi 300 euro o ti denuncio”.
(Giorgio Bernardini - Corriere Adriatico) “Ho filmato tutto, dammi i soldi”. Era questo il tenore delle telefonate che un quarantottenne della città ducale riceveva ossessivamente negli ultimi tempi.
Dall’altra parte della cornetta c’era un giovane nordafricano, che lo ricattava minacciando di diffondere un video da lui stesso filmato che li ritraeva assieme in atteggiamenti sessuali.
Galeotto fu il rapporto che i due avevano avuto qualche tempo prima, quando entrambi consenzienti si erano legati in un connubio che il giovane nordafricano, appena diciassettenne, diceva di aver filmato.
Martedì sera l’incubo delle minacce è finito: i Carabinieri hanno colto il giovane in flagrante mentre riceveva i soldi estorti all’urbinate e lo hanno immediatamente arrestato.
Una storia torbida che ha visto coinvolto l’uomo di mezza età caduto suo malgrado in una spirale di paura e vergogna. Questi sentimenti non gli hanno impedito di fare la cosa giusta: segnalare la minaccia alle autorità, che si sono immediatamente attivate per indagare sul giovane.
“Ricevo continuamente minacce”, aveva chiarito l’urbinate nel suo sfogo e nella sua richiesta d’aiuto. Così dopo alcuni giorni di ininterrotta attività investigativa i militari della stazione di Urbania e quelli dell’aliquota operativa hanno pensato bene di porre fine all’azione di estorsione e minaccia del nordafricano.
L’uomo ricattato rispondendo a una delle tante telefonate del ragazzino ha finto di essere disposto a consegnarli parte della cifra da lui richiesta accordandosi per effettuare il pagamento in un luogo appartato di Urbania.
Una volta informati dell’accordo stipulato con il giovane ricattatore i carabinieri hanno fatto scattare la trappola.
Si sono appostati nei pressi del luogo convenuto ed hanno atteso il fatidico momento.
Dopo una breve attesa i militari sono riusciti così a sorprendere il minorenne mentre riceveva 250 euro dal signore 48enne, che dopo le continue e pressanti intimidazioni si era deciso a versare.
“Ho il video del nostro rapporto sessuale e se non mi consegni 300 euro ti denuncio”. Questo l’inutile spauracchio agitato dal nordafricano che seppure minorenne ha un’età in cui il consenso è sufficiente a eliminare ogni ipotesi di reato. La sua minaccia sottintendendo comunque la volontà di procurare alla sua vittima un evidente disagio avrebbe comunque potuto tenere in scacco la vittima del ricatto che probabilmente, se non avesse denunciato immediatamente il fatto, sarebbe stata ogetto di minacce per molto tempo.
Martedì sera però l’atto conclusivo di questa amara vicenda.
L’incontro tra i due si è tenuto come previsto, ma non tutto è andato come immaginava il diciassettenne, che non si sarebbe mai aspettato che ad aprire lo sportello della macchina nella quale doveva esserci la sua vittima, fossero invece i carabinieri.
Subito dopo l’arresto la Procura dei Minori del Tribunale per i Minorenni di Ancona ha disposto l’accompagnamento del ragazzo presso la sua abitazione e la consegna in affidamento ai propri genitori in attesa della convalida dell’arresto da parte del Giudice per le indagini preliminari.
sabato 30 agosto 2008
Urbino. Ricatto gay, arrestato diciassettenne.
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martedì 26 agosto 2008
Un ricatto a luci rosse lambisce la cattedrale di Genova.
Il diacono di San Lorenzo ha denunciato due romeni che ieri a Marassi hanno rivelato al gip il retroscena .
(Matteo Indice - Il secolo XIX) Un telefonino con foto e immagini compromettenti, "l'arma" che i fratelli Jane e Alin Mihai potrebbero aver utilizzato - ed è già sotto sequestro da giorni - per una serie di ricatti a luci rosse. È la pista, molto solida, su cui lavorano i carabinieri della compagnia Portoria e il sostituto procuratore Piercarlo Di Gennaro, dopo che venerdì scorso i due stranieri, 32 e 21 anni, sono stati arrestati per estorsione a danno d'un diacono nei pressi della cattedrale di San Lorenzo. L'uomo inizialmente aveva dato loro denaro notandoli "accampati" vicino al santuario; ma era finito in fretta nel mirino ed entrambi, nelle ultime settimane, si erano fatti consegnare quasi duemila euro conoscendo pure il suo indirizzo di casa. Ieri mattina sono stati interrogati in carcere dal giudice per le indagini preliminari Franca Borzone, rivelando particolari che fanno leggere la vicenda sotto una luce completamente diversa.
Gli investigatori hanno infatti individuato un cellulare che i fratelli Mihai potrebbero aver usato per mettere in pratica il loro ricatto. Lo hanno ammesso nel corso del colloquio a Marassi e l'obiettivo è ora capire quali siano state le vittime. Senza dimenticare che sempre venerdì un altro ventenne originario della Romania era finito in cella, con la stessa accusa, per aver rovinato la vita a un quarantenne. Con quest'ultimo aveva avuto una serie d'incontri per quasi due anni, finché l'italiano a inizio maggio non ha troncato la relazione. A quel punto lo straniero ha preso a minacciarlo, ribadendo che avrebbe rivelato ad amici e familiari la sua omosessualità. L'ex partner, comprensibilmente geloso della propria privacy, lo ha segnalato alla polizia ferroviaria e pochi giorni fa gli agenti hanno assistito in diretta all'ultima consegna di denaro, facendo scattare le manette: le banconote erano state segnate e hanno rappresentato la prova cardine per formalizzare l'accusa.
«Non è un mistero - confermano in Procura - che nelle situazioni più estreme i giovani dell'est arrivino a scelte di questo tipo, sebbene negli ultimi anni i sistemi per tenere in ostaggio le vittime si siano particolarmente affinati». Ed è certo, si rimarca ancora a palazzo di giustizia, che una persona rimasta in balìa dei fratelli Mihai abbia avuto i rapporti sessuali nella zona del Righi. Proprio qui sono state realizzate le immagini (con ogni probabilità fotografie, che a loro volta sarebbero essere state trasmesse da un telefono all'altro) potenzialmente divulgabili, e per questo temute da chi ha continuato a pagare. Un primo riscontro è arrivato con la perquisizione dell'alloggio di vico Pepe, nel centro storico, dove vivevano i romeni. Ma qualcosa di più dovrebbe emergere con gli accertamenti dei prossimi giorni.
venerdì 22 agosto 2008
Sparatoria. Dietro l’agguato spunta la pista di un legame gay.
Il tentato omicidio ultima conseguenza di pettegolezzi e ricatti sessuali in paese
(Giampiero Maggio - La Stampa) Spunta l’ipotesi del ricatto legato all’ambiente omosessuale come possibile movente per spiegare l’agguato di martedì notte a Pertusio (To), in cui un uomo è rimasto gravemente ferito e ora rischia la paralisi per un proiettile che gli ha perforato la spina dorsale.
Ubaldo Raso, il cinquantaquattrenne di Forno titolare dei laghi di pesca di Valperga è ora alle Molinette in prognosi riservata, avrebbe ricattato Giuseppe Pina Bartolo e Giuseppe Rossio, i due uomini che martedì notte lo hanno ridotto in fin di vita davanti agli occhi della moglie. Secondo una delle ipotesi investigative di questa vicenda ancora avvolta dal mistero, Raso aveva scoperto, tempo fa, la relazione tra i due. E facendo leva sulla debolezza psicologica di Rossio lo avrebbe ricattato chiedendogli soldi in cambio del suo silenzio. Una situazione che sarebbe andata avanti per diverso tempo, tanto da diventare insostenibile e sfociare nel disperato tentativo di un chiarimento definitivo, quello di martedì a Pertusio, poi degenerato nella sparatoria.
Resta, questa, per ora solo un’ipotesi di chi sta indagando, anche se viene considerata dagli stessi investigatori seriamente attendibile. L’unica certezza, comunque, è il ricatto: di quei soldi che Raso aveva chiesto insistentemente a Rossio. Il vetraio di Pertusio era disperato, angosciato da quelle continue pressioni. E Pina Bartolo si era offerto di proteggerlo. «Si sentiva il suo paladino, ma tra i due non c’era assolutamente nessuna relazione» puntualizza Pio Coda, che insieme a Marina Spandre difende l’uomo che ieri ha ammesso di aver premuto il grilletto perché convinto che l’altro uomo fosse armato.
Ieri, i due uomini in carcere per tentato omicidio in concorso hanno deciso di rispondere alle domande di Elisa Panzè, il sostituto procuratore che ha in mano l’inchiesta. Ha parlato anche il terzo uomo arrestato, Antonio Vitella (assistito da Franco Papotti), di Cuorgnè, finito dietro le sbarre per favoreggiamento: è stato lui ad aiutare Rossio e Pina Bartolo nella fuga, terminata lungo la strada che porta a Canischio, tredici ore dopo la sparatoria.
Interrogati uno dopo l’altro e assistiti dai propri legali, ognuno di loro ha cercato di chiarire la propria posizione. Rossio, seduto a fianco del suo difensore Mauro Bianchetti ha negato disperatamente di essere consapevole di ciò che poi avrebbe fatto Pina Bartolo: «Io con l’agguato non c’entro nulla - ha spiegato al magistrato -, da parte mia non c’era nessuna intenzione di fare del male a Raso. E non so nulla di quella pistola». Ha spiegato, comunque, di aver subito pressioni e di sentirsi vessato dalla vittima «che mi chiedeva soldi in continuazione».
Perché poi sia fuggito, anziché costituirsi, lo ha spiegato sostenendo di avere paura e di essere ormai in balia di Pina Bartolo, quello che tra i due aveva la personalità più forte. E’ stato Pina Bartolo, secondo i carabinieri, a contattare Vitella, suo vicino di casa, chiedendogli di aiutarli a fuggire e di acquistare generi alimentari per il periodo della latitanza. La convalida degli arresti è stata fissata per questa mattina.
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giovedì 14 agosto 2008
Puglia, "pizzo" a luci rosse tra gay.
Un quarantenne ha tentato di ricattare un amico protagonista di un video gay hard realizzato con il telefonino a fine luglio durante un rapporto omosessuale. I Carabinieri l'hanno arrestato dopo la denuncia.
(Gianpaolo Balsamo - La gazzetta del mezzogiorno) Voleva spillare soldi all'amico protagonista di un video gay hard. Un ricatto a sfondo sessuale nei confronti di un amico filmato con il telefonino a fine luglio durante un rapporto omosessuale consumato in auto è stato sventato dai carabinieri della caserma di Corato che, dopo aver fotocopiato le banconote oggetto del ricatto, hanno arrestato l'estortore con in mano parte il denaro pattuito per evitare lo scandalo: trecento euro.
Si tratta di un 40enne coratino che dovrà ora difendersi dall’accusa pesante di estorsione continuata ed aggravata.
La trappola è scattata l'altra mattina dopo che la vittima del ricatto gay, un altro 40enne del luogo, stanco delle continue richieste di soldi, ha denunciato l'estortore ai carabinieri, ai comandi del maresciallo Pietro Zona. Secondo quanto accertato dai militari, l'incontro amoroso «hard» sarebbe avvenuto tra i due uomini a fine luglio, alla periferia di Corato, in un luogo appartato e all’intero di un’autovettura.
Ma finito l'incontro, uno dei due 40enni, coniugato e con figli, ha cambiato atteggiamento e da amante è diventato ricattatore e, con toni non più dolci ma minacciosi, ha chiesto al partner occasionale soldi, videogame e cd musicali in cambio del silenzio sul rapporto appena consumato.
Non solo. Gli ha mostrato anche il videofonino con cui ha svelato di aver filmato il rapporto compromettente, impegnandosi a distruggerlo dietro pagamento del compenso.
La vittima, dopo una prima richiesta giunta via sms, avrebbe consegnato 500 euro al suo amico che, non contento, ha continuato nelle richieste.
«Dammi cento euro o spiffero tutto», «Portami 300 euro o rivelo il contenuto del filmato a tutti quelli che ti conoscono».
A quel punto non ha retto più e senza indugio si è rivolto ai carabinieri che, di concerto con il sostituto procuratore Antonio Savasta del Tribunale di Trani, hanno preparato una trappola all'estorsore. I militari hanno segnato il numero di serie delle banconote che la vittima doveva consegnare al ricattatore e, stabilito il luogo e il giorno dell'appuntamento tra le parti, si sono appostati a pochi passi dall’abitazione dell’«aguzzino» scelta come luogo dell'appuntamento.
Consegnati i soldi, sono piombati sul posto i carabinieri che hanno bloccato il presunto estorsore. L'uomo non ha opposto resistenza ed è stato ammanettato e condotto in camera di sicurezza mentre il denaro è stato subito sequestrato così come il suo telefono cellulare utilizzato per riprendere l’incontro sessuale gay. Accertamenti sono stati avviati dagli stessi investigatori dell’Arma per verificare la presenza, nella memoria del cellulare, di immagini o altri filmati compromettenti.
domenica 27 luglio 2008
Lucca. Un arresto per ricatto a sfondo sessuale di carattere omosessuale.
Voleva spillare soldi all’amico protagonista di un video gay hard. Patteggia 2 anni e 2 mesi e il giudice gli prescrive l’obbligo di dimora.
(Il Tirreno) Un ricatto a sfondo sessuale nei confronti di un conoscente filmato quattro anni prima durante un rapporto omosessuale a pagamento con un italiano è stato sventato dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Castelnuovo che hanno arrestato l’estortore con in mano il denaro pattuito per evitare lo scandalo: duemila euro. Si tratta di Assad Saad, 22 anni, marocchino, residente a Gallicano e in regola con il permesso di soggiorno.
La trappola è scattata l’altra mattina dopo che la vittima del ricatto gay - un altro immigrato marocchino anche lui residente in Media Valle - ha denunciato l’estortore ai carabinieri. Secondo l’accusa Saad era entrato in possesso di una videocassetta girata da un altro immigrato nel 2004 e che lui aveva trovato in casa del connazionale, un coetaneo che frequentava da tempo. Nella pellicola si distingueva nitidamente la vittima dell’estorsione impegnata in un rapporto sessuale orale con un italiano ultracinquantenne residente in Garfagnana che avrebbe pagato per avere quella prestazione. Senza che il conoscente se ne accorgesse Saad si sarebbe impossessato della cassetta vhs e alcuni giorni dopo avrebbe contattato il connazionale minacciandolo di rivelare il contenuto del filmato a tutti quelli che lo conoscevano. Per evitare lo scandalo doveva preparare duemila euro in contanti.
Il marocchino senza indugio si è rivolto ai carabinieri che, di concerto con il sostituto procuratore Domenico Manzione, hanno preparato una trappola all’estortore. I militari hanno segnato il numero di serie delle banconote che la vittima doveva consegnare al ricattatore e stabilito il luogo e il giorno dell’appuntamento tra le parti si sono appostati nel centro di Gallicano a pochi metri di distanza dal locale scelto come luogo dell’appuntamento.
La vittima dell’estorsione è arrivata a bordo di un’auto e ha incontrato il connazionale. Dopo un breve colloquio i due si sono diretti verso la macchina. Lì il ricattatore ha mostrato la videocassetta all’altro immigrato ricevendo in cambio la mazzetta pattuita. In quell’istante sono piombati sul posto i carabinieri che hanno bloccato Saad. L’uomo, sceso dall’auto, stava cercando di fuggire, ma fatte poche centinaia di metri è stato ammanettato e condotto in camera di sicurezza mentre il denaro è stato subito riconsegnato alla vittima del ricatto.
Ieri mattina davanti al giudice Giuseppe Pezzuti si è svolta l’udienza di convalida nel corso della quale il legale dell’immigrato ha chiesto e ottenuto il patteggiamento a due anni, due mesi e 20 giorni di reclusione e 300 euro di multa. Subito dopo la lettura del dispositivo della sentenza Assad Saad, incensurato, è stato scarcerato e nei suoi confronti è stata disposta la misura di sicurezza dell’obbligo di dimora a Gallicano.
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mercoledì 30 aprile 2008
Sotto ricatto. Ronaldo, notte con tre viados a Rio. "La mia carriera potrebbe finire". Il video.
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L'attaccante del Milan credeva che i travestiti fossero donne. Il calciatore si era offerto di pagarli comunque, ma uno di loro avrebbe chiesto 20mila euro per non rivelare la faccenda.
(Il Resto del Carlino) La notte brava di Ronaldo con i travestiti brasiliani è finita al commissariato. Il centravanti del Milan, tornato nella sua città natale per recuperare da un grave infortunio, domenica notte, dopo aver assistito alla vittoria del Flamengo sul Botafogo e avere passato la serata in una discoteca, è finito in un motel insieme al travestito André Luis Ribeiro, più noto come Andrea Albertino.
A quanto riferisce il quotidiano O Dia, secondo il racconto del travestito reso al commissario Carlos Augusto Nogueira del 16esimo DP Barra da Tijuca, una volta al motel il giocatore avrebbe chiesto altre "ragazze". Accortosi che non si trattava di donne a tutti gli effetti si sarebbe rifiutato di pagare. A quel punto, secondo invece la testimonianza del campione, sarebbe scattato il tentativo di estorsione: Andrea Albertino avrebbe chiesto al giocatore 50mila Reais (circa 20mila Euro) per non riferire la notizia alla stampa e chiudere lì la questione.
Ronaldo, riferisce la polizia, avrebbe offerto 600 dollari per il "disturbo".
Da parte sua, il travestito ha però fornito una diversa versione, accusando Ronaldo di minacce, di non aver voluto pagare la serata e anche di fare uso di cocaina. Stando a quanto riporta O Globo, secondo il commissario Nogueira, Ronaldo ha ammesso di aver contrattato le ragazze per "distrarsi con qualche estraneo perché non sta attraversando un bel momento". Il giocatore ha però negato tutte le altre accuse.
Andrea Albertino ha comunque insistito, ed ha fatto i nomi dei due altri travestiti che avrebbero trascorso la notte con Ronaldo. Si tratterebbe di Carla Camilla, con cui l'attaccante del Milan si sarebbe appartato per fare sesso, e di Veida Dezaroli, che avrebbe portato con sé della droga, assunta da tutti i partecipanti al festino. Ronaldo compreso, secondo la versione di Andrea Albertino.
Il travestito si è fatto fotografare con i documenti della macchina di Ronaldo come prova dell'incontro, ma ha lasciato il commissariato prima di avere completato la denuncia: fatto ritenuto anomalo dal commissario, secondo il quale Ronaldo "non si trovava sotto l'effetto di droga ed è parso sincero".
La polizia ha comunque confermato l'apertura di due fascicoli. Uno è contro Ronaldo, dal momento che il travestito lo accusa di minacce, l'altro contro lo stesso travestito per tentata estorsione. Secondo quanto riportato dal portale Terra, l'addetto stampa del giocatore ha affermato che Ronaldo non ha nulla da commentare sull'episodio: "Non vi è alcuna denuncia criminale", ha spiegato.
Decisamente abbattuto per "l'incidente" con i tre travestiti, ingaggiati credendoli prostitute donne, ma poi denunciati per tentata estorsione, un Ronaldo decisamente abbattuto ha confessato - rivela globoesporte - che questa vicenda potrebbe costargli molto cara. "Potrebbe significare la fine della mia carriera", avrebbe detto ad un ispettore, che ha però mantenuto l'anonimato. Atteso al commissariato della Barra da Tijuca (nella zona est di Rio de Janeiro) da una trentina di giornalisti, Ronaldo ha fatto il suo ingresso alle 8.30 per deporre ed ha lasciato gli uffici alle 9, promettendo di tornare un altro giorno per evitare l'assedio dei giornalisti.
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venerdì 25 aprile 2008
Capua. Chiedevano 500 euro per non rivelare relazione lesbica.
(Caserta news)Cinquecento euro per non rivelare al marito della loro amica la relazione lesbica che sarebbe intercorsa fra loro tre. E' accaduto a Capua, dove ieri pomeriggio i carabinieri hanno arrestato con l'accusa di estorsione in concorso Maria Verde, 36 anni, e Nataliya Danylets, 33enne di origine russa.
La vittima del ricatto e' una ragazza ucraina sposata con un italiano, che, ricevuta la minaccia dalle due donne, invece di cedere all'estorsione ha allertato i militari della Stazione di Capua. Cosi', quando si sono presentate all'incontro per riscuotere i 500 euro, Maria Verde e Nataliya Danylets si sono trovate di fronte due Carabinieri donna. Immediatamente bloccate e arrestate, le due sono rinchiuse nel carcere di S. Maria Capua Vetere.
giovedì 17 aprile 2008
"Dammela se vuoi lavorare..." Sesso in cambio di spazi negli eventi romani. Una condanna.
(Romanotizie) E’ definitiva la condanna per il dirigente del settore eventi culturali del Comune per il reato di violenza sessuale aggrava e abuso d’ufficio. Un reato gravissimo a fronte, forse, di una condanna tutto sommato lieve, un anno e mezzo di reclusione, per di pià sospesa dalla condizionale.
L’ex funzionario chiedeva prestazioni sessuali in cambio della concessione di spazi comunali a promotrici e organizzatrici di eventi. Le indagini partirono dalla denuncia di una donna che testimoniò di esser stata invitata a compiere prestazioni "particolari" al fine di ottenere spazi comunali durante le manifestazioni dell’Estate romana.
La cassazione non solo ha confermato la condanna inflittagli con rito abbreviato nel 2007, ma ha anche respinto la richiesta dei legali dell’ex funzionario di derubricare l’accusa di violenza sessuale in quanto l’agire dell’uomo «non si era limitato ad atti di generica molestia o petulanza, ma aveva coinvolto pesantemente la sfera sessuale della vittima».
Oltre la detenzione l’ex funzionare dovrà pagare alla donna che l’ha denunciato una multa di 10.000€. A breve è previsto anche un giudizio civile che determini una cifra più congrua di risarcimento.
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NOTA DEL COMUNE DI ROMA
In riferimento agli articoli apparsi oggi sulla stampa – relativi alla condanna definitiva di un “dirigente del Comune di Roma” per un grave reato sessuale – l’Amministrazione comunale evidenzia i seguenti elementi:
- La persona condannata (“R.D.S.”), all’epoca dei fatti, non era dirigente, ma un funzionario del Comune di Roma;
- Il Comune di Roma è venuto a conoscenza della vicenda solo a conclusione del processo di primo grado;
- Quando è giunta la condanna di primo grado, il funzionario era in posizione di “aspettativa”;
- Lo stesso funzionario ha rassegnato le dimissioni dal Comune di Roma a far data dal 1° novembre 2006.
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martedì 1 aprile 2008
Bergamo. Ricatta l'amante per non svelare una relazione gay.
L'uomo aveva chiesto alla sua vittima, un medico 65enne molto noto in provincia, la somma di 10mila euro per non divulgare alcuni video compromettenti.
(Ansa) Ricattava l'amante, minacciandolo di rendere pubblica la loro relazione omosessuale, che entrambi avevano intrapreso all'infuori dei rispettivi matrimoni. Un 43enne di Treviglio (Bergamo) e' stato arrestato dai carabinieri del Comando provinciale di Bergamo dopo che il suo compagno lo ha denunciato per un tentativo di estorsione.
L'uomo aveva chiesto alla sua vittima, un medico 65enne molto noto in provincia, la somma di 10mila euro per non divulgare alcuni video compromettenti che l'estorsore avrebbe realizzato all'insaputa del medico durante i loro rapporti intimi. Il blitz dei carabinieri della Compagnia di Bergamo e' scattato nel fine settimana nel parcheggio del Policlinico di Ponte San Pietro (Bergamo), dov'era fissato l'appuntamento per la consegna dei soldi.
La vittima dell'estorsione avrebbe dovuto consegnare i 10mila euro in una busta, in cambio delle cassette. Quando il 43enne anche lui impiegato nel settore sanitario si e' presentato all'incontro, e' stato fermato dai carabinieri e ora dovra' rispondere di tentata estorsione. I video incriminati, pero', non li aveva con lui; e' possibile che l'uomo abbia utilizzato questo stratagemma per intimorire e ingannare cosi' la sua vittima. I dettagli dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 11.30 al comando provinciale dei carabinieri di Bergamo in via delle Valli.
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mercoledì 23 gennaio 2008
Lasciava biglietti osceni sul tergicristallo.
Sceglieva prima le proprie «vittime», di preferenza di sesso femminile. E piazzava sotto il tergicristallo delle rispettive autovetture dei pizzini molto osè. Denunciato operaio originario di Modica.
(L'Adige) Sceglieva probabilmente prima le proprie «vittime», di preferenza di sesso femminile. E piazzava sotto il tergicristallo delle loro vetture dei bigliettini molto osè. Con piccanti complimenti ed esplicite avances, sempre a luci rosse. Tra la fine di agosto e le ultime settimane dello scorso ottobre, S. G., 34 anni, originario di Modica in Sicilia ma da qualche tempo residente ad Arco, avrebbe colpito in questa maniera per ben sette volte, a Varignano di Arco, tentando anche qualche approccio telefonico. È stato però smascherato e quindi denunciato l'altra sera, quando sulla base di elementi raccolti nel corso delle indagini avviate nel frattempo, i carabinieri della stazione di Arco sono riusciti ad ottenere dal sostituto procuratore della Repubblica di Rovereto, dott. Biasi, l'autorizzazione ad effettuare una perquisizione domiciliare. E nella casa di S. G., che da un paio di anni lavora per un impresa edile della zona ed abita proprio nella frazione arcense di Romarzollo, è saltato fuori proprio uno dei bigliettini usati per molestare le donne del paese. Non solo, ma ci sarebbero anche dei riscontri sui tabulati telefonici di una «scheda» acquistata dall'operaio siciliano che a quel punto avrebbe ammesso gli addebiti anche se ora evidentemente spetta alla magistratura decidere in merito ai reati contestati. S. G. è stato denunciato per molestie (art. 660 del Codice Penale: arresto fino a sei mesi o ammenda fino a 516 euro) e danneggiamenti (art. 635 del Codice Penale: reclusione fino ad un anno o multa fino a 309 euro). il secondo capo di imputazione è scattato perché alcune delle auto prese di mira nei parcheggi di Varignano (quello vicino a via Frisoni e l'area davanti a Casa Bresciani) avrebbero anche subito dei danni: tergicristalli rotti, carrozzerie rigate. Come si è arrivati ad individuare il presunto responsabile di questi episodi? È da dire che inizialmente i carabinieri avevano fatto un diverso identikit del «molestatore» partendo dalla sgrammaticatura, dall'italino «stentato» di quei bigliettini. Si pensava insomma a qualche straniero particolarmente arrapato. Poi però qualcuno ha notato S. G. fermo con la propria vettura in un parcheggio, con atteggiamenti sospetti. Insomma, se ne stava lì senza far niente, guardandosi attorno con fare circospetto. Il numero di targa della sua vettura è stato annotato e segnalato ai carabinieri. Che a quel punto hanno evidentemente concentrato su quell'uomo le indagini, culminate come detto con la perquisizione domiciliare e l'acquisizione di indizi che hanno portato alla denuncia a piede libero dell'operaio. Sui bigliettini peraltro S. G. avrebbe anche lasciato dei recapiti telefonici insomma ulteriori tracce che ora fanno parte del verbale al vaglio della magistratura.







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