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lunedì 14 luglio 2008

Venticinque anni di lotta e si muore ancora di Aids.

(Giuliana Tambaro) Sono trascorsi ben 25 anni dall’identificazione, da parte del gruppo di Luc Montagnier, all’Institut Pasteur di Parigi, del virus Hiv che causa la sindrome di immunodeficienza acquisita, meglio conosciuta con l’acronimo di Aids. Anche se i massmedia, non ci bombardano più, come negli anni ’80, sul dilemma Aids, i casi di Hiv continuano a crescere nel mondo occidentale. L’Aids non ha smesso di essere causa di morte per milioni di esseri umani. E’ vero che la ricerca ha fatto passi da gigante, ma la malattia è trattabile, non curabile. Grazie ai progressi della ricerca, oggi, si può convivere con l’Hiv per 30 anni. Secondo quanto si credeva negli anni ’80, i più infetti erano gli omosessuali. Oggi anche questa idea è stata superata. L’immunologia, la virologia e la farmacologia sono state profondamente trasformate dall’emergenza Aids. Studiando la patogenesi dell’infezione da Hiv è stato possibile comprendere la complessità della struttura genetica e del comportamento del virus, migliorare la comprensione di numerosi processi immunologici, quali, per esempio, quelli inerenti alla funzione del timo e alla biologia delle citochine, proteine fondamentali per la comunicazione tra le cellule.

Inoltre sono state formulate molecole farmacologiche, dotate di attività antivirale. Conquiste grandiose, in tempi in cui mancano i finanziamenti per la ricerca. L’epidemia di Aids ha influenzato in maniera forte il campo artistico, basti pensare ad opere come “Angels” in America, a film come “Philadelphia” oppure “And the band played on”, oppure a musical come “Rent”, che nel tema finale apertamente riecheggia la chiusura della Bohème. La vita va amata, senza pretese. Va amata nella piena felicità, e nella solitudine assoluta. Quella solitudine, che ben conoscono, i malati di Aids. Dunque, accanto ad un grave male fisico, tamponato da farmaci con gravi effetti collaterali, la malattia della solitudine, del sentirsi soli ed abbandonati. La scienza, oggi, non è in grado di formulare un vaccino anti-Hiv, ma la scienza diviene operante attraverso l’ uomo. E questi è dotato di un sorriso che può, istantaneamente, regalare ad un ammalato di Aids.

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