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mercoledì 11 giugno 2008

Censis: Immigrati, il sistema sociale è incapace d'includerli.

(Manuela Piemonte . Agenzia radicale) E’ stato presentato oggi, nell’ambito di un mese dedicato al sociale, il rapporto del Censis per la ricerca Il sociale non presidiato. Trenta pagine per fare il ritratto di una realtà sociale che il Censis definisce “indecifrabile e minacciosa”. Molti i punti che vengono affrontati, elaborando dati statistici di diversa provenienza: dal disagio degli adolescenti alla sanità inefficiente, dalla casa che non c’è fino all’immigrazione.
“Una netta maggioranza di italiani non ha assolutamente idea di quanti siano gli immigrati oggi in Italia”. La percezione dell’immigrazione è affidata all’intuito, alle impressioni e all’emozionalità. E intanto i dati confermano che i lavoratori immigrati di fatto superano il numero degli ingressi autorizzati, con un continuo bisogno di misure straordinarie per regolarizzare la situazione.

Anche il Censis, come già Amnesty International, punta il dito sul legame tra immigrazione e sicurezza, scrivendo che a livello istituzionale spicca la tendenza a sovrapporre problemi di ordine pubblico e gestione della presenza di stranieri, lasciando in secondo piano il contorto iter burocratico di competenze che riguardano “l’efficienza della macchina burocratica o ancora quello legato alla lunghezza dei tempi per attuare le procedure previste in materia di flussi di ingresso legati alle quote (in questo caso danneggiando anche gli aspiranti datori di lavoro)”. Sportelli unici per l’immigrazione, Questure, Direzioni provinciali del Lavoro, Centri per l’Impiego, Agenzia delle entrate, Rappresentanze diplomatiche e consolari del Ministero degli affari esteri: ogni ufficio ha i propri tempi di lavoro e non è sempre disponibile una rete di comunicazione efficiente tra tutti i passaggi delle pratiche.

Il Censis rileva, inoltre, una assenza sistematica di coordinamento tra gli uffici che provoca sovrapposizioni di competenze e rischia a lungo andare di generare molta confusione anche per gli addetti ai lavori. Questi dati, uniti a quelli sull’evoluzione demografica del paese, e al pressante problema dell’assistenza agli anziani, danno una misura di come sia stata possibile una rivoluzione dell’assistenza low cost agli anziani, scelta forzata per molte famiglie. I risultati di un’indagine di Eurobarometro, elaborati dal Censis, mostrano che il 53 per cento degli italiani è convinto che le normali strutture di residenza per persone non autosufficienti siano inadeguate e per questo molti preferiscono un’assistenza domiciliare.

Le bandati, magari in nero, sono anche il frutto di un “ vuoto della rete di copertura istituzionale e di una mancanza quasi sconcertante di programmazione”sull’invecchiamento della popolazione. Dal 2004 al 2007, la domanda di assistenza a domicilio è cresciuta ma è cresciuta anche l’offerta, e con un’aggravante: se nel 2004 gli iscritti all’Inps per lavoro domestico erano all’incirca 336 mila, tre anni dopo il numero di regolarizzati è sceso del 20,8%. Non si tratta di persone che hanno abbandonato l’Italia, ma più probabilmente di persone tornate semplicemente al lavoro in nero, cioè nel sommerso. Le stime calcolano che oggi le persone dedite a lavoro domestico sono circa 7-800 mila, “il cui lavoro, immaginando una retribuzione regolare e una formazione adeguata, vale annualmente oltre 10 miliardi di euro”. Il calo, però, fa parte di un calo più generale. Erano 646 mila gli stranieri regolarizzati nel 2002. Ma nel 2007 erano 505 mila, il 60% ha cambiato provincia di residenza per motivi di lavoro, altri 88 mila si sono sposati. E anche qui, la riduzione del 22 per cento di immigrati regolarizzati, sicuramente non usciti dall’Italia, indica che sono finiti nell’economia sommersa, a testimoniare la scarsa capacità del sistema sociale di includerli.

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venerdì 23 maggio 2008

Era un tunisino il trans ucciso a Napoli. L'uomo ucciso nel corso di una lite per futili motivi.

L'omicidio Trans tunisino ucciso a coltellate alla ferrovia. Aveva 42 anni ed era stato espulso più volte dall'Italia perché clandestino.
(Il Corriere del Mezzogiorno) La zona est di Napoli si riconferma crocevia della prostituzione, che il più delle volte coinvolge immigrati clandestini, diventando spesso triste scenario di barbari fatti di cronaca nera. La stazione di Napoli è stata infatti teatro di un efferato omicidio avvenuto alle 2 di questa mattina. Vittima del truce assassinio un transessuale, barbaramente accoltellato in Piazza Garibaldi, nell’area adiacente la stazione ferroviaria. Il cadavere dell’uomo, un tunisino di 42 anni, Taufia R. era comunque privo di documenti, ma è stato riconosciuto da altri trans della zona. Gli stessi hanno riferito che il tunisino è stato ucciso nel corso di una rissa tra extracomunitari per motivi definiti «futili». Secondo le prime indagini effettuate dalla Polizia di Napoli, l’uomo era anche coinvolto in un giro di prostituzione ed era stto espulso più volte dall'Italia per non essere in regola con il permesso di soggiorno. Trasportato al Loreto Mare è morto mezzora dopo il ricovero.

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Suoni dal mondo stasera a Milano con l’Orchestra di via Padova.

L'Orchestra di via Padova

(Panorama) “La verità sta nelle cose che si fanno insieme”. Recita così la canzone che dà il titolo all’album (Tunjà) dell’Orchestra di via Padova, un ensemble di 15 musicisti di nove nazionalità diverse. I tredici brani del cd (distribuito da Universal), che vanno dalle percussioni afro alle ballate dell’est Europa, passando per i ritmi gitani e le contaminazioni funky-blues, verranno presentati dal vivo stasera per la prima volta sul palco dell’Alcatraz di Milano, in via Valtellina. “La musica è un linguaggio e tra linguaggi diversi non è sempre facile instaurare un dialogo”, racconta Massimo Latronico, chitarrista e direttore dell’Orchestra. “Il nostro lavoro è però la dimostrazione che si può trovare un punto di incontro tra persone con sensibilità culture e gusti diversi. Basta aver voglia di confrontarsi e sperimentare”. Il risultato di questa speimentazione è un mix unico e originale di suoni e atmosfere presi da ogni angolo del Pianeta. Come dinostra El Menfi, cavallo di battaglia dell’Orchestra, un pezzo in bilico tra canti dall’Algeria e ritmi disco funky Anni 80.

L ‘Orchestra di Via Padova in concerto

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venerdì 2 maggio 2008

Milano, lite davanti a discoteca: un morto. Scattata la caccia all'uomo.

L'uomo, un peruviano di 42 anni, è stato ucciso da una coltellata all'addome. Ferito un suo connazionale. L'omicidio davanti la discoteca milanese 'Rainbow'.

(Adnkronos/Ign) E ' finita nel sangue la lita scoppiata ieri sera all'interno della discoteca milanese 'Rainbow', in via Besenzanica. Un peruviano di 42 anni , Miguel Angel Buitron Pimentel, è morto per una coltellata all'addome e un suo connazionale è ricoverato in prognosi riservata.

L'episodio è avvenuto intorno alle 23.30, alla periferia della città, in zona Forze Armate. Secondo una prima ricostruzione della polizia, l'aggressore - un peruviano attualmente ricercato - era accompaganato da una donna bionda che parlava spagnolo e proprio qualche apprezzamento di troppo avrebbe causato lo scoppio della lite all'interno della discoteca. Il sudamericano e la donna sono stati accompagnati fuori dalla security ma la discussione sarebbe continuata alla chiusura del locale. L'uomo avrebbe raggiunto i due connazionali che stavano camminando verso le loro auto e li avrebbe aggrediti con un coltello.

Inutile, per il quarantaduenne ferito all'addome, la corsa in ospedale. Il peruviano è morto alle 5.30, dopo un'operazione chirurgica all'ospedale San Paolo. Migliorano invece le condizione di Morses Cipriano Cullahua Munguia, 43 anni, residente a Milano e senza regolare permesso di soggiorno. L'uomo ha ricevuto due coltellate al torace ed è ricoverato al Fatebenefratelli.

Gli investigatori sperano di poterlo interrogare al più presto. Intanto è caccia all'aggressore fuggito, insieme alla donna, a bordo di un'auto di piccola cilindrata.

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martedì 8 aprile 2008

Milano. Stazione Centrale, arrestato algerino per violenza sessuale su minore.

Lo straniero clandestino, già detenuto nel carcere di Bollate, aveva un provvedimento di espulsione.

(Cronaca qui) "Questa notte la Polizia Municipale ha arrestato un algerino di 43 anni clandestino, responsabile di violenza sessuale a danno di un minorenne italiano in condizioni di minoranza fisica e psicologica". Lo comunica il vice sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato.

Il fatto è avvenuto alle ore 19.20 nel sottopasso ferroviario di via Tonale, nei pressi della Stazione Centrale. Una pattuglia della zona 2 della Polizia Municipale, in servizio nell'area della Centrale, ha visto la scena di violenza da parte dell'algerino nei confronti del minore ed è subito intervenuta, arrestando lo stupratore e riconsegnando il minore alla famiglia. Quest'ultima aveva già sporto denuncia di scomparsa ai Carabinieri, il giorno prima.

L'extracomunitario arrestato aveva precedenti per spaccio, rissa, furto e atti contrari alla pubblica decenza. Già detenuto in Sardegna e a Bollate, su di lui pendeva un ordine di espulsione.

"L'emergenza clandestini - prosegue De Corato - responsabili nella nostra città della maggior parte dei reati violenti e predatori, come ha sottolineato il vice Ministro degli Interni Minniti, ha di nuovo il volto orribile degli stupri (386 i procedimenti avviati dalla Procura nel 2007). Questa volta addirittura ai danni di un minore con problemi mentali. Un fatto orrendo che ci auguriamo venga condannato con la giusta fermezza e che purtroppo conferma un trend evidenziato anche nella relazione dell'anno giudiziario. Ovvero, un rilevante incremento di episodi di violenza sessuale commessi nelle pubbliche strade da parte di stranieri, soprattutto irregolari".

"L'arresto compiuto prontamente dalla Polizia Municipale - aggiunge ancora De Corato - dimostra l'efficacia del piano sicurezza in Centrale. Grazie a 8 agenti della Polizia Locale, più un Security Point, oltre ai dieci uomini tra Carabinieri e Polizia di Stato, e la presenza di 78 telecamere, l'area è super controllata 24 ore su 24. Ma resta significativo il dato della Polizia Municipale, rilevato tra settembre e dicembre 2007, ovvero che gli stranieri denunciati o arrestati a Milano dai vigili sono stati complessivamente 776. Uno ogni 4 ore".

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sabato 16 febbraio 2008

Milano città insicura. Stupra un uomo, preso clandestino egiziano.

La vittima è un cittadino marocchino, regolare, sui 35 anni, che gli agenti hanno trovato seminudo, gravemente ferito e privo di sensi.
(Il Corriere della Sera) Ha picchiato, rapinato e stuprato un uomo. Poi stava cominciando a molestare una prostituta rumena, quando è stato fermato da una pattuglia di agenti in servizio antiprostituzione nella zona di via Novara. È un clandestino egiziano sui 40 anni. La donna ha riferito ai vigili della precedente aggressione a un uomo. La vittima è un cittadino marocchino, regolare, sui 35 anni, che gli agenti hanno trovato seminudo, gravemente ferito e privo di sensi vicino al parco di Trenno. L'egiziano è stato arrestato, il marocchino ricoverato. Prima l'uomo è stato aggredito e percosso da quattro uomini. Tre di loro, dopo avergli preso cellulare e soldi, si sono allontanati. L'egiziano invece è rimasto e, approfittando del suo stato di semincoscienza, ha abusato di lui.

«FAR WEST» - «Siamo in piena emergenza clandestinità - ha commentato il vicesindaco De orato -. Emergenza da noi denunciata da tempo e ammessa anche dal viceministro dell'Interno Minniti, che ha confermato l'aumento dei reati predatori commessi da irregolari. Un far west di violenza, frutto di una presenza incontrollata a Milano di 100 mila clandestini». Per quanto riguarda le violenze sessuali «si tratta del quarto episodio in sedici giorni commesso da stranieri», ha ricordato De Corato.

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giovedì 8 novembre 2007

Bologna: extracomunitari al voto per una poltrona alla Provincia.

Una donna di colore al voto
(Panorama) Trecento posti per trenta candidati. Trentaquattro nazionalità rappresentate, con una netta prevalenza dei paesi dell’Africa centrale e del Maghreb.

Il 2 dicembre, la provincia di Bologna eleggerà il suo primo Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi.

Un nuovo organo consultivo, che non ha mancato di suscitare polemiche e vivaci dibattiti. La nuova assise si riunirà almeno tre volte l’anno (nei mesi di febbraio, giugno e ottobre) e il più importante tra i suoi compiti sarà quello di esprimere un parere non vincolante sul bilancio della Provincia, che comunque sarà tenuta a dare una risposta motivata alla sue obiezioni. Il Presidente della Consulta parteciperà poi a tutte le riunioni della giunta provinciale e avrà diritto di parola su tutti i temi trattati.
Alla tornata, gli immigrati non comunitari si sono preparati da tempo. I più solerti e attivi, sono stati i marocchini e gli albanesi (questi ultimi presentano anche il candidato più giovane: un diciottenne). Mentre non c’è traccia di cittadini romeni (che, prima di finire nell’occhio del ciclone per i fatti di Roma, proprio a Bologna furono al centro delle prime azioni di polizia volute dal sindaco Cofferati).

Non potevano mancare, anche in questo caso, le quote rosa: uno dei criteri per l’ammissibilità delle liste è infatti quello del “fifty/fifty”, ma le donne candidate sono poco più del 40%.
Una volta eletti, i rappresentanti provinciali resteranno in carica cinque anni. Toccherà a loro dimostrare se il nuovo organo, già tacciato di essere corporativista e poco rappresentativo, aiuterà o meno l’integrazione degli immigrati regolari e l’estensione di altri diritti amministrativi.

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lunedì 5 novembre 2007

Arrestata supermanager del sesso.

Maxi-operazione della polizia in tutta Italia, dieci in manette. Una cinese di 47 anni, case chiuse anche a Piacenza.

(Libertà online) Ci sono anche due case chiuse piacentine nel lungo elenco di appartamenti utilizzati da prostitute cinesi che sarebbero stati gestiti in tutta Italia da una supermanager del sesso arrestata al termine di un' operazione di polizia denominata Tantra Connection, condotta dalla prima sezione della Squadra mobile della Questura di Verbania. Secondo quanto emerso dall'inchiesta dalla donna sarebbero dipese ben 59 case chiuse cinesi aperte in tutta Italia.
Le donne che si prostituivano sono tutte di età compresa fra i 20 e i 45 anni e provenivano prevalentemente dalla regione settentrionale del Liaoning (Cina).
Sempre in base alle risultanze dell'indagine le fila dell'organizzazione sarebbero state in mano a Sun Huamei, 47 anni, con residenza a Tianjin nella Repubblica popolare, ora accusata di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La donna avrebbe reclutato le donne sul territorio cinese con la promessa di avviarle a un lavoro onesto e regolare in Italia. Poi le avrebbe invece immesse sul mercato della prostituzione.
Dieci le persone arrestate, altrettante quelle indagate. La donna aveva uno dei capisaldi dell' organizzazione nel Verbano-Cusio-Ossola dove la polizia ha scoperto ben 14 case d'appuntamento: due a Verbania Intra, e una ciascuna a Verbania Fondotoce, Verbania Pallanza, Baveno, Omegna, Ciriggio di Omegna, Stresa, Cornavasso, Carciano di Stresa, Crusinallo di Omegna, Arona, Gravellona Toce. Le altre 45 erano disseminate sull'intero territorio nazionale: Bologna, Valdagno, Bergamo, Lecco, Sondrio, Varese, Lodi, Parma, Messina, Milano, Vicenza, Pescara, Biella, Cesena, Oristano, Mantova, Nogara (Verona), Ferrara, Castelfranco Veneto, Carpi, Vercelli, Legnano, Cuneo, Grosseto, Rovigo, Vigevano, Gonzaga, Ravenna, Cremona, Busto Arsizio, Gallarate, Forlì, Piacenza, Savona e Ancona.
Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati 6.800 euro, ma è stato accertato che il profitto settimanale di ogni casa si aggirava tra i 6.000 e gli 8.000 euro.
Sun Humaei, che abitava nel quartiere cinese Paolo Sarpi di Milano, aveva anche assunto un ruolo determinante nella gestione dell'ingresso nel nostro territorio dei clandestini avviati al lavoro nero. L' operazione è scattata un anno fa ed è stata coordinata dai sostituti procuratori Nicola Mezzina e Fabrizio Argentieri. Sono stati adottati anche 15 provvedimenti di espulsione nei confronti di cittadini cinesi clandestini sul territorio nazionale. Secondo quanto si è appreso, le due case d'appuntamento piacentine si trovano una in centro città, l'altra alla periferia cittadina.

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domenica 4 novembre 2007

Sterzata a destra dei diesse: Il sindaco ds di Salerno: con vigili e manganelli ho cacciato loro e i cinesi.

(Fulvio Bufi - Corriere della Sera) Dice Vincenzo De Luca che «in tema di sicurezza il problema della sinistra è non aver avuto il coraggio di mettere nel proprio vocabolario parole come ordine e repressione, o un’espressione sacrosanta come principio di autorità. Se l’avesse fatto non saremmo arrivati a questo».
Lui l’ha fatto. Lui, sindaco di Salerno targato ds ma eletto con una lista propria, senza l’appoggio dei Ds e nemmeno della Margherita, ha messo la questione-sicurezza in cima alle priorità della sua amministrazione e secondo una ricerca pubblicata dal Sole 24 Ore questa politica gli valse già nei primi quattro mesi di governo (tra il giugno e il novembre 2006) un incremento di consenso tra i salernitani pari al 9 per cento.
Dopo aver dotato di manganelli i vigili urbani («in certi casi chi dovrebbe ubbidire alle loro disposizioni reagisce aggredendoli, e quindi è bene che possano difendersi al meglio»), ha reso sempre più frequenti i controlli della polizia municipale nelle zone della città dove maggiore è la presenza di attività illegali gestite da extracomunitari, dagli accampamenti abusivi ai mercatini ambulanti. Iniziative alle quali quasi sempre partecipa in prima persona.
Si è messo alla guida di ronde istituzionali, sindaco?
«Non si tratta di fare ronde ma semplicemente di far rispettare la legge».
Giovedì sera lei e i suoi vigili avete dato la caccia a prostitute romene e parcheggiatori abusivi, ieri avete sgomberato un accampamento abusivo. Non bastava la polizia municipale, era necessaria anche la sua presenza?
«Ritengo che partecipare personalmente a queste azioni sia il miglior modo per dare ai miei concittadini un segnale forte e concreto di come chi hanno scelto per rappresentarli si interessi a loro e alla città. E poi è giusto che io sia con gli uomini che debbono operare, anche per incoraggiarli».
Che risultati ha ottenuto finora con questi blitz anti-immigrati?
«Non direi che sono blitz contro gli immigrati: sono contro gli illegali».
E a cosa hanno portato?
«Per esempio dal lungomare sono sparite le decine di bancarelle che c’erano una volta. Marocchini e cinesi occupavano abusivamente tutta la strada, che adesso invece è stata restituita ai salernitani».
E che fine hanno fatto gli ambulanti?
«Quelli in regola adesso possono vendere tranquillamente in un mercato etnico che abbiamo organizzato e realizzato a spese del Comune. Per chi non è in regola, invece, qui non c’è spazio».
Con i rom come va?
«Avevano fatto un accampamento abusivo davanti all’Arechi (lo stadio della Salernitana, ndr), e li abbiamo mandati via».
Che cosa ha pensato dopo l’episodio della donna uccisa a Roma?
«Che non so se si riuscirà a evitare altre tragedie come questa».
È troppo tardi?
«Non lo so. Ma so che il finto solidarismo e il finto democraticismo fanno soltanto danni, e questa ne è la dimostrazione. La sicurezza si ottiene anche con la repressione di ciò che è illegale, imponendo l’ordine e facendo valere il principio di autorità. Ma la sinistra ha sempre avuto paura di queste parole e di questi concetti. E adesso si trova a fare i conti innanzitutto con una tragedia che poteva essere evitata, e poi con una richiesta forcaiola e razzista che non fa certamente onore al nostro Paese».

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Paolo Prodi con l'arcivescovo «Ha segnalato problemi reali».

(Corriere della Sera 3 novembre di Angela Frenda) Su una cosa, gli intellettuali bolognesi, concordano senza esitare: «La città è degradata». Con sfumature diverse. E anche, in alcuni casi, con qualche tono polemico verso il metodo usato per denunciare la situazione. Ma che monsignor Caffarra abbia colto nel segno nessuno riesce a negarlo. Semmai, è sulle cause che le strade si dividono.

Paolo Prodi, professore di Storia moderna a Bologna, è d'accordo con l'allarme lanciato dal cardinale, e ammette che anche lui, oramai, «percepisce il cambiamento. Basta pensare al problema dell'immigrazione. Si avverte forte la mancanza di una politica di integrazione: si fanno solo politiche di contenimento». E l'identità bolognese, «che c'è sempre stata, vive una crisi come tutte le identità collettive tradizionali ». La Bologna che rimpiange Paolo Prodi? «Quella di quando la sera si andava fuori con poche lire a mangiare in qualche osteria ». Ma attenzione: «Il rischio in agguato è di generalizzare innescando un improduttivo rimpallo delle responsabilità».
Luigi Pedrazzi, politologo cattolico tra i fondatori de il Mulino, fa notare che «la questione degrado riguarda tutto il mondo. Il problema, semmai, è che poiché Bologna ha conosciuto una dimensione popolare e antifascista dalla Resistenza in poi, le amministrazioni comuniste scoprirono l'importanza di un governo efficiente: così nacque "il mito di Bologna". Dalla fine degli anni '70, però, cominciarono a venir meno le illusioni. E adesso....il morale è davvero basso». Nota dolente, «l'immigrazione. Sia la Lega sia Cofferati hanno creato un clima di malessere. Questa amministrazione, più che il problema della tolleranza eccessiva, ha quello dell'inefficienza. Caffarra ha ragione, dunque, ma attenzione ai toni troppo apocalittici».
Gianfranco Pasquino, professore ordinario di Scienza politica a Bologna, rispetto alle dichiarazioni di Caffarra è invece più critico: «Forse — nota ironico — preannuncia il suo ingresso nelle primarie contro Cofferati? Certo, sui punti rilevanti ha ragione: oggi in città non si tratta di tolleranza ma purtroppo, e anche per colpa della Chiesa, di permissivismo. Il cambiamento è dovuto a condizioni esterne: Bologna è invecchiata senza saper dare accoglienza né a studenti né a immigrati. E la classe politica degli ultimi 15 anni si è dimostrata del tutto inadeguata».
Filippo Andreatta, professore di Scienza politica e Relazioni internazionali nell'ateneo bolognese, intravede «un problema di vocazione di Bologna rispetto alla modernità. Diciamo che, tra le altre cose, è venuta meno una specificità bolognese: la capacità di "bolognesizzare" i non bolognesi. Intesa come integrazione, prima di tutto. E poi — l'elezione di Veltroni ne è la prova — la nostra città non è più serbatoio per il rinnovamento della classe politica, che si è "riromanizzata" ». Condivide, dunque, Andreatta, il giudizio pessimistico di Caffarra, ma avverte: «Se è di tipo culturale è un contributo doveroso. Se invece è politico, attenzione, perché rischia di mettere in minoranza i cattolici e indebolire la Chiesa».
Paolo Pombeni, politologo e docente all'Università di Bologna, ammette che «sì, c'è stata un'eccessiva tolleranza, in questi anni. La città ora è sempre più sporca e degradata. Un esempio? Oggi il giardinetto della segreteria di Lettere è inondato di bottiglie rotte: venti anni fa non sarebbe successo. Per non parlare dei riti "innovativi" delle sedute di laurea, lancio di uova e così via. Cofferati però non c'entra. È una situazione scappata di mano a tutti. Non abbiamo voluto vedere la realtà. E dunque ben venga Caffarra, che con il suo monito ci invita a intervenire».
Infine anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini sposa le tesi del cardinale: «Sì, Bologna non è mai caduta così in basso: è lo specchio del degrado italiano. Biffi fu preveggente a lanciare l'allarme. La politica è latitante e la Chiesa svolge un'opera di supplenza: fa bene Caffarra a parlare, dunque. La giunta Cofferati? La sua instabilità è la spia di quel che accadrà di qui a poco a Roma» (nella foto il Papa con il Cardinale Caffarra).

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giovedì 25 ottobre 2007

Un milione di minori italiani extracomunitari.

(Antonello Piroso - La7) In Spagna ha destato sensazione un'aggressione razzista sulla metropolitana.
A Barcellona un giovane di 21 anni ha insultato e colpito una ragazza ecuadoriana. Tutto e' accaduto sotto l'occhio della telecamera nell'indifferenza degli altri passeggeri.
Il ventunenne, che ha precedenti penali per furto, non smetteva di parlare al cellulare mentre prendeva a calci la ragazza invitandola a tornare nel suo paese.
Il teppista ora e' libero perche' la famiglia dell'aggredita non ne ha chiesto esplicitamente l'arresto. Lui si giustifica affermando che era ubriaco, che ha chiesto scusa alla sua vittima e comunque dovra' comparire ogni 15 giorni davanti al magistrato.
Questo per dire che la malattia dell'intolleranza non ha confini in Europa.
Noi, i cosiddetti "ricchi", siamo sottoposti ad una grande pressione da parte di quanti vogliono lasciare il sud del pianeta. molti entrano regolarmente, altri sperano di regolarizzarsi nel tempo. L'insofferenza di alcuni di fronte a questo travaso multirazziale e' sotto gli occhi di tutti.
Intendiamoci: ci sono anche gli stranieri che delinquono. Sono un problema serio e drammatico che va affrontato in modo inflessibile. Perche' sono un pericolo per la societa' e per i cittadini perbene. Tutti i cittadini: gli italiani e gli stranieri in regola e perfettamente integrati.
La novita' e' un numero imprevisto: il milione di minori extracomunitari che ci saranno in Italia all'inizio del 2008, come annuncia la fondazione Agnelli.
Molti di questi bambini sono figli di extracomunitari ma cittadini del nostro paese. Nati qui e che cresceranno qui.
Insomma, l'Italia multietnica e' gia' arrivata, ed e' un bene.
Il giovane di Barcellona (e qui come lui ce ne sono parecchi) non potra' mai invitare questi ragazzi a "tornare nel loro paese". Perche' e' l'Italia il loro paese.

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