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martedì 29 luglio 2008

Assegno sociale, il governo costretto a fare retromarcia.

(L'Unità) Retromarcia riparatrice. Dopo il polverone che si è scatenato sulla cancellazione dell’assegno sociale per 800 mila pensionati a reddito basso, il governo è costretto ad ammettere la sconfitta. La norma sull'assegno sociale contenuta nel decreto legge sulla manovra economica sarà modificata nel passaggio del provvedimento in Senato. Tutto era nato per colpire gli immigrati, specializzati, secondo la destra al governo, nel prendere soldi a spese dello Stato. Così i leghisti avevano fatto inserire tra i requisiti per l’assegnazione della pensione sociale da 400 euro un requisito in più: quello di aver lavorato almeno dieci anni di fila in Italia percependo un reddito pari alla pensione stessa. Peccato che, per penalizzare gli stranieri, si è finito per mettere a rischio un sussidio fondamentale per 800 mila anziani a basso reddito, tra cui le donne che hanno fatto le casalinghe per una vita.

Smentita così la linea Tremonti che solo lunedì aveva sottolineato l'esigenza di approvare in via definitiva la manovra, mentre gli «eventuali interventi correttivi» sarebbero finiti in un disegno di legge che sarebbe stato approvato «probabilmente entro l'anno». Ma evidentemente perfino per Tremonti “mani di forbice” tagliare l’assegno di 800 mila pensionati era troppo. Da qui il dietrofront. Resta invece invariata l’altra norma contenuta nel maxiemendamento alla manovra, quella che esclude la possibilità per i precari di essere reintegrati in azienda attraverso una causa giudiziaria. Non si tratta soltanto di un brutto colpo al diritto dei giovani a un lavoro sicuro, ma si crea anche una confusione non da poco. Come ha sottolineato anche il Servizio studi del Senato, la norma sui precari «non è chiara», nel senso che non si capisce se essa «concerna solo i giudizi in corso o se sia una nuova disciplina a regime». Inoltre, sarà un estate all'insegna dell'incertezza per quei precari che hanno ottenuto l'assunzione dal giudice in primo grado (nella sola Rai ce ne sono 400) e che ora rischiano di finire per strada in attesa che il ddl a fine anno chiarisca tutto. L'altro dubbio, sollevato perfino dal relatore Salvo Fleres (Pdl) riguarda l'eventuale incostituzionalità della norma.

«Più che un governo di sinistra, come dice Berlusconi, ci troviamo di fronte ad un governo delle marce indietro e degli annunci contraddittori», commenta l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. «Vorremmo chiedere alle ministre Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo – dice ancora Damiano – che cosa ne pensano della abrogazione voluta dal ministro Sacconi della norma varata nella precedente legislatura a tutela soprattutto delle lavoratrici, contro la pratica aberrante delle cosiddette “dimissioni in bianco” che loro stesse avevano sostenuto sottoscrivendo un ordine del giorno parlamentare della passata legislatura».
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