Tra le iniziative una sfilata con i negozi di abbigliamento e gli stilisti di Capaccio.
(La Città di Salerno) Una sfilata natalizia che vedrá impegnati i negozi di abbigliamento e gli stilisti di Capaccio e dei comuni limitrofi. E’ l’idea lanciata dallo staff di Paestum tv, diretta da Gaetano Tolomeo, la prima televisione on line sorta nella Piana del Sele. La sfilata si svolgerá nei giorni 8 e 9 dicembre e prevede la presentazione della moda inverno - primavera 2008. Sfileranno i modelli dello staff di Paestum tv, che presenterá il gruppo di animazione, ballo, performer, ragazzi e ragazze immagine. La serata sará allietata da vari artisti del mondo dello spettacolo. Saranno presenti, inoltre, tutti gli operatori turistici di Capaccio e dintorni, nonché case di produzione di moda.
I negozi di abbigliamento e gli stilisti interessati a partecipare all’iniziativa, possono contattare l’emittente all’indirizzo email: paestumtv@hotmail.it oppure telefonando al 3297766148. Intanto sono iniziate le selezioni dei ragazzi, che sfileranno e poseranno. Questa è solo una delle tante iniziative dell’emittente televisiva che ha arricchito il suo palinsesto con nuovi programmi.
Dopo il "Calcio è servito", sono stati avviati nuove trasmissioni come "Paestum tv news", il tg condotto da Anna Vairo; "Stelle del calcio", talent show che seleziona i migliori giovani calciatori di tutta Italia, condotto da Gaetano Tolomeocon in studio Francesco Mascolo e Angelo Gennarelli; "Sabato ballando", programma che tutte le settimane visiterá i locali frequentati dai teenagers, condotto da Carmine De Rosa; "Storie", programma di approfondimento storico; "Opinioni parallele", trasmissione di approfondimento.
Prossimo l’approdo di Paestum tv anche alla Fiera del turismo di Milano: sono tantissimi i ragazzi e ragazze che stanno mandando richieste per un provino. Paestum tv ha, inoltre, stipulato un accordo con l’accademia Magna Graecia di Paestum, diretta da Sarah Falanga, tra i cui docenti figurano Lina Wertmuller e Fioretta Mari, nota al grande pubblico come una delle insegnanti della scuola di "Amici", trasmissione di canale 5 diretta da Maria De Filippi.
giovedì 22 novembre 2007
Nuovo palinsesto per la tv via Internet.
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15:41:00
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I Brambilla boys alla conquista del Veneto.
Giovani e pronti a cambiare la politica: «Finalmente a casa i parrucconi». E intanto An intima ai suoi iscritti di scegliere dove stare.
(Simonetta Zanetti - Il Mattino di Padova) Dopo l’euforia, paura. E confusione. Nemmeno il tempo di esaurire la sbornia di applausi per il futuro concepimento del partito della Libertà che in Forza Italia parte la “sindrome di San Silvestro”, il terrore sinistro di fare la fine del vecchio coccio la notte di Capodanno, defenestrato dopo anni di fedeli servigi, per far spazio alle nuove stoviglie. Nel suo show il cavaliere l’ha detto: basta con i vecchi parrucconi, è il momento dei giovani. Che non aspettavano altro. E rincarano la dose. Lo conferma il 21enne Mattia Perencin uno dei boys veneti di Michela Vittoria Brambilla - assieme a Enoch Soranzo (Padova) e Valerio Corradi (Verona) - in qualità di portavoce dei circoli del Trevigiano e, a suo dire, il più giovane in assoluto a ricoprire questo ruolo: «E’ passata la linea di mandare a casa i parrucconi per fare spazio a volti nuovi, sotto i 40 anni, e al tempo stesso credibili - sostiene Perencin già presidente del circolo Facca di Soligo - finalmente lavoro e trasparenza che ci contraddistinguono vengono premiati». Guardano al futuro carichi come molle, i boys veneti ma, buone intenzioni a parte, nessuno sa ancora cosa accadrà. Quasi tutte le domande non hanno ancora una risposta: che fine farà Fi, ingloberà nuovi alleati fino a scoppiare? E secondo quali gerarchie si confronterà con loro? Chi eleggerà chi? «Molte cose non sono chiare nemmeno a noi - prosegue Perencin - stiamo aspettando direttive, così come tutti gli iscritti a Fi. In queste ore si sta verificando un vero e proprio assalto alla diligenza dei “vecchi” dirigenti nell’estremo tentativo di riciclarsi per conservare la poltrona». E come la mettiamo con i nomi importanti, che in Veneto hanno fatto la storia del partito di Berlusconi? Cioè: che si fa con Galan, difeso a spada tratta - ce ne fosse bisogno - dai circoli del Buon governo? «In questi 15 anni ha amministrato benissimo - prosegue Perencin - per cui gli auguro di andare avanti, magari investendo di più sui giovani quando farà la sua prossima squadra. Certo tre legislature non sono poche. Forse potrebbe continuare a dare il suo contributo facendo un passo indietro, come fanno molti grandi registi, e lasciando a noi giovani la possibilità di crescere».
E mentre il popolo che guarda a Berlusconi - sia esso di diretta discendenza azzurra o figlio dei circoli della Brambilla o di Dell’Utri - si interroga sul suo futuro, anche gli alleati della Cdl si dibattono nell’incertezza e, nel dubbio, mettono le mani avanti. Sabato in sede di coordinamento regionale An porrà i suoi iscritti di fronte a una scelta: superato il senso associazionistico dei circoli, i militanti dovranno scegliere dove stare. «Noi lo dicevamo da tempo che i circoli erano uno strumento ad uso e consumo di Fi o meglio di Berlusconi - conferma il consigliere regionale Piergiorgio Cortelazzo - al tempo le adesioni sono state fatte in virtù di uno spirito unitario all’interno della Cdl ma questo non significa che il passaggio al nuovo partito sia altrettanto automatico». Proprio dal partito di Fini arriva il portavoce dei circoli di Padova Enoch Soranzo, 34 anni. Se la sua investitura suona già come una scelta di svolta, lui tuttavia, prova a glissare: «Spero che il partito comprenda le esigenze che arrivano da un tessuto sociale che si è rivelato particolarmente ampio - sostiene - del resto le istanze poste dalla gente sono inconfutabili ed invitano a superare i vecchi schemi, lasciando spazio a chi ha voglia di spendersi sul campo». I giovani scalpitano e i «vecchi» fremono. Pertanto, se da un lato è quantomeno inverosimile che il ruolo di Giancarlo Galan possa essere messo in discussione, al sottobosco della politica che in questi anni ha viaggiato sfruttando venti favorevoli, non resta che munirsi di scarpe comode e tornare in piazza a raccogliere consensi. I criteri di organizzazione del nuovo partito - ancora inesistenti - tornano ad essere essenziali ben oltre i nomi. «La scelta del sistema elettorale è fondamentale - garantisce il consigliere regionale Leonardo Padrin cercando di mettere un po’ d’ordine nel delirio collettivo - bisogna capire se si vuol dare alla base l’opportunità di scegliere attraverso le primarie o se invece si riterrà di percorrere la strada della nuova legge elettorale, puntando sulla preferenza. I tempi non saranno così immediati. Più apriamo alla partecipazione, più facile sarà mettere fine alla casta». Al popolo azzurro non resta che aspettare nuove indicazioni: «Stiamo ancora cercando di capire il senso e le possibilità dell’ultima invenzione del presidente Berlusconi» sostiene Stefano Svegliado, coordinatore provinciale uscente a Padova «I parrucconi stanno facendo di tutto per non perdere il treno. Credo che sia importante non bloccare questa ondata di democrazia e che i congressi, così come i tesseramenti, rappresentino una prima fase della trasformazione di Fi da “partito di plastica” a “partito vero”. E che non verrà buttato a mare niente».
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Matrimonio d'affari. Griffe e martello, l’alleanza di Viareggio.
Lo stilista (Ferragamo) e la coop rossa (Etruria) per il nuovo porto. Mattoni, cazzuola e salotti nobiliari. «Niente di strano, in Toscana è vantaggioso l’accordo con i potenti consorzi dell’edilizia».
(Mario Lancisi - Il Tirreno) Il «matrimonio» di affari tra il gruppo consorzio Etruria e Ferragamo, una delle griffe più famose della moda italiana, simbolo della fiorentinità, che si sono aggiudicati la gara per costruire il nuovo porto turistico di Viareggio, fa discutere come tutte le alleanze nuove e inedite fra personaggi provenienti da storie lontane tra loro. Ci si chiede che cosa abbia messo insieme i muratori «rossi» e i signori della scarpa, i mattoni e la cazzuola con i palcoscenici mondani delle sfilate, i cantieri polverosi e operai con i salotti nobiliari e chic. La Firenze di Ferragamo con la Montelupo del consorzio Etruria presieduto da Armando Vanni.
Ferragamo a sorpresa. La vicenda è nota. La cordata Ferragamo, di cui fanno parte anche il consorzio Etruria, la coop Ravenna, Camper & Nicholsons, uno dei cantieri più gloriosi d’Europa, e Swan, colosso scandinavo dei grandi velieri, si sono aggiudicati nei giorni scorsi la gara per l’acquisizione del pacchetto di minoranza della Viareggio porto, una società per azioni, pubblica e privata, che realizzerà da qui al 2010 un porto turistico di oltre mille posti barca, con servizi, viabilità e posto auto annessi.
La cordata Ferragamo ha battuto a sorpresa quella capitanata da Teseco e Baldassini e Tognozzi (il primo gruppo industriale edile della Toscana, mentre il gruppo Etruria è al secondo posto), offrendo dieci milioni di euro per il 48,51% delle quote della Viareggio porto. A far pendere la bilancia dalla parte di Ferragamo e soci non sono stati i soldi (la cordata Teseco ha messo in busta un’offerta di pari valore), ma il piano industriale.
Da Antinori a Vitelli. Ferragamo e il consorzio Etruria si erano già alleati per la costruzione del porto turistico di Scarlino, 250 posti barca. Così come al gruppo cooperativo di Montelupo si è rivolto Piero Antinori per costruire le sue sontuose e avveniristiche cantine vinicole. A Livorno per la Porta a mare (porto turistico, alberghi, locali), il patron di Azimut Paolo Vitelli si è alleato con il mondo cooperativo. In particolare i lavori di costruzione, un business da 100 milioni di euro, sono stati affidati alla livornese Clc, presieduta da Ubaldo Ganetti, 70 soci.
Se le coop giocano in casa. Un’alleanza quella tra Azimut e il mondo cooperativo che ha suscitato non poche polemiche, a Livorno. L’opposizione con Guido Guastalla, leader locale di Forza Italia, ha evocato il conflitto di interessi: il Comune ha detto no all’insediamento di Esselunga (il suo patron Bernardo Caprotti, nel best seller Falce e carrello, ha citato anche Livorno tra le città che avrebbero negato l’ingresso alla sua azienda), mentre ha aperto le porte al mondo cooperativo.
Guastalla è in buona compagnia. Se Forza Italia e An anche nella nostra regione in questo periodo si detestano, almeno su un punto sono però d’accordo: in Toscana non si muove foglia che il mondo delle coop non voglia. Dice Alessandro Antichi, consigliere regionale di Forza Italia: «Quando ero sindaco di Grosseto ricordo che il consorzio Etruria perse diverse gare e fece molti ricorsi al Tar. La verità è che la Toscana è chiusa agli imprenditori medio-alti. Per i grandi progetti allearsi con le coop aiuta».
Gli fa eco Maurizio Bianconi, capogruppo di An in Regione: «Come ha detto una volta Turiddu Campaini di Unicoop in Toscana le coop giocano in casa. Per cui è naturale che i privati cerchino di allearsi con il mondo cooperativo. Intendiamoci, tutto regolare. Però questo è il quadro che abbiamo davanti, dopo 60 anni di governo delle sinistre».
«Solo scelte tecniche». Ma è davvero così? Da Azimut a Ferragamo negano. La politica non c’entra, le scelte sono solo tecniche: gli affari sono affari. Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Azimut, sulla vicenda livornese si è così difeso: «A noi i colori politici non interessano. L’unico metro di giudizio è la convenienza. Tutto il resto sono balle».
Più o meno è la stessa aria che si respira nel lussuoso e antico palazzo dei Ferragamo, al numero uno di via Tornabuoni, la strada più chic di Firenze. Dice Simone Anichini, il braccio destro di Leonardo Ferragamo, che si occupa del settore aziendale degli investimenti nei porti turistici: «La scelta del consorzio Etruria risponde ad una logica meramente tecnica. Loro sono molto bravi a costruire, murare, come abbiamo avuto modo di apprezzare anche a Scarlino. Inoltre a Viareggio hanno anche una sede, e questo radicamento nel territorio è importante. Perché buttarla in politica?».
«Il collateralismo è finito...». Anche Roberto Rossi, presidente dell’Ance, l’associazione regionale dei costruttori di Confindustria, non ci trova nulla di strano in queste alleanze tra imprenditori privati e coop: «In Toscana o ci si allea con la Baldassini-Tognozzi o con il consorzio Etruria. Sono loro i più grandi.
E d’altra parte il consorzio Etruria ha perso la gara per la costruzione dei nuovi ospedali toscani. I tempi sono cambiati, non c’è più collateralismo tra coop e governi di sinistra. A vincere sono gli affari...», conclude Rossi.
Il chierichetto in cerca di notorietà e l'organista di Prato. Due storie gay a confronto.
PRATO. ORGANISTA IN DUOMO E GAY. «MA QUI NESSUNO CRITICA» Samuele suona e restaura organi antichi. Ha fatto coming out senza scalpore.
(Fra. Go. - Il Tirreno) Se fosse vissuto a Este, in provincia di Padova, probabilmente Samuele Cannicci avrebbe dovuto smettere di suonare l’organo in chiesa. Perché anche lui, come il suo quasi coetaneo Alberto Ruggin che ha fatto outing al programma di Paolo Bonolis “Ciao Darwin”, ha da tempo dichiarato la sua omosessualità.
Ma in chiesa continua a suonarci, mentre al giovane padovano, il parroco ha chiesto di non cantare più nel coro della chiesa.
«Nessuno mi ha mai detto di andarmene - dice Samuele - probabilmente perché mi vedono soltanto come una persona. Io sono solo Samuele e suono l’organo. Punto e basta».
Samuele Cannicci ha 23 anni e da un paio ha affrontato la sua omosessualità. Lo ha detto prima agli amici, tutti etero, poi ai suoi genitori. «I miei genitori hanno accettato la mia omosessualità - racconta - e non mi sono mai sentito diverso dai miei amici, perché sono stati loro a non farmi pesare il fatto che avessi dei gusti sessuali diversi dai loro. Vivo la mia omosessualità in maniera molto tranquilla e ovviamente non me ne vergogno».
Con un diploma di organaro in tasca, Samuele restaura e ricostruisce strumenti musicali antichi. E a Prato, da anni, suona gli organi antichi che si trovano nelle chiese della città.
«Ho iniziato a suonare l’organo da bambino - racconta - e sono un autodidatta. A Prato sono pochissimi gli organisti che sanno suonare strumenti antichi. Io ho iniziato con un organo elettrico, ma poi mi sono appassionato agli strumenti antichi. E ormai, dove c’è un organo antico, ci sono io a suonare. Anche per la celebrazione delle messe in latino».
A Prato, dove le voci circolano veloci, l’omosessualità di Samuele non è un mistero. Ma mai nessuno, ha avuto da ridire. «Soltanto quando ho partecipato alla manifestazione contro Bagnasco a Pistoia - dice - e la mia immagine con la tiara in testa è finita in tv e sui giornali, un parroco la domenica mattina alla messa mi ha portato un libro, consigliandomi di leggerlo». Il titolo: “Io speriamo che resto cattolico”, e sulla copertina l’immagine dei due putti di Raffaello, uno placidamente appoggiato sulla sua manina, l’altro con le corna e la coda da diavoletto.
«Volevo restituire il libro al parroco - aggiunge - che però ci teneva a regalarmelo. Ce l’ho ancora, ma non l’ho letto. Ma anche in quell’occasione, non mi ha detto niente né sulla manifestazione nè sulla mia omosessualità. Mi ha soltanto regalato quel libro. Sono cattolico e gay, ma voglio che chi mi conosce mi consideri e mi giudichi soltanto perché sono Samuele, non perché sono gay o perché faccio l’organaro».
Giappone, niente visti di ingresso per i Velvet. Motivi di sicurezza.

Sul loro sito web i membri della band si definiscono increduli, ma di fatto i loro impresari non hanno potuto fare nulla per modificare la decisione delle autorità doganali del Sol Levante. Per quanto queste ultime abbiano evitato di fare commenti pubblici sulla vicenda, è ormai sempre più chiaro, sostiene la BBC, che i visti siano stati rifiutati a causa dei problemi con la droga che alcuni membri della band hanno avuto in passato. Dettaglio che, evidentemente, metterebbe a rischio la sicurezza del Paese. A questo punto, ai giapponesi resta una sola opzione per ascoltare l’ultimo album di Scott Weiland e compagni: volare in Australia, dove la band si esibirà il 4 dicembre.
Sempre più estremista. Arcigay, Mancuso siamo invitati o no nella sinistra.
I tempi sono maturi perchè le sinistre sociali trovino nuove strade.
(Liberazione) Questo passaggio storico ha bisogno di ben altro. Bisognerebbe immettere nel Dna della nuova relazione tra le sinistre le specifiche dei binomi donna - uomo, diritti civili - diritti sociali, orientamenti sessuali - identità di generi, sapendo che ciò produrrà contraddizioni anche inedite, necessiterà di passi indietro, di un sostanzioso minor numero di dirigenti maschi eterosessuali, di una politica radicalmente differente, composta da pratiche gentili, definitivamente non violente, più allegre, con meno rosso e più arcobaleni. Vi sto chiedendo di fare tutto questo? No assolutamente no. Sto solamente segnalando che i tempi sono maturi (anzi dovremmo già essere impegnate ed impegnati in altri successivi passaggi) perché diate la possibilità alle sinistre sociali e politiche di tentare strade nuove, per essere sponda di una fetta notevole d'opinione pubblica e quindi d'elettorato; tanto per capirci per superare abbondantemente quella soglia delle due cifre, oggi ancora non alla portata.
So che sono parole non percepite come amichevoli per chi si è assunto fino ad oggi un improbo compito di resistenza sociale e politica, l'onere di affrontare questioni dimenticate ed emarginate dal resto del quadro politico; di aver difeso persone, collettività, territori, dall'attacco concentrico del razzismo reazionario, del liberismo più selvaggio, della xenofobia imperante, della violenta depredazione dei beni comuni, ad iniziare dall'acqua.
Tutto ciò deve essere orgogliosamente rivendicato, e allo stesso tempo reinterpretato. Vi faccio un esempio. Dopo oltre 6 anni si è tornati a Genova. Una grande e pacifica manifestazione ha rivendicato la giusta richiesta di verità; una verità che continua vergognosamente a mancare sull'assassinio di Carlo Giuliani, sulle cariche, sull'assalto della Diaz e su ciò che è avvenuto nella Caserma di Bolzaneto Così come sulle stragi di Stato, su tanti delitti di mafia, sulle morti bianche, sulle e sui tante e tanti sfruttati invisibili perché clandestine e clandestini. Come sei anni fa, molte e molti che si percepiscono come persone di sinistra non erano con voi. Perché? Qual è la cesura che non ha permesso di essere allora e sabato a Genova? Chi è assente è sempre colpevole. Ma chi partecipa ha sempre risolto la sua responsabilità? Avrei voluto, questa volta esserci, ma le dichiarazioni di Casarini prima sulla morte di Gabriele Sandri e poi sulla manifestazione di Genova, mi hanno bloccato. Mi spiace, per me la nonviolenza non è una pratica tattica, è un fondamento della mia azione politica, della mia assunzione di coscienza della mia omosessualità; ciò mi impedisce di condividere la violenza maschile eterosessuale, di qualsiasi colore sia, soprattutto quando si ammanta di resistenzialità, (anche perché non ci azzecca nulla). Certo sia allora come sabato, migliaia erano le persone pacifiche, non violente, anche giustamente arrabbiate e con loro condivido e ho condiviso idee, percorsi civili e sociali, esperienze e luoghi d'azione comune nei territori.
Ma questo esempio forse può servire a comprendere che vi è già un vasto segmento sociale d'accordo e simpatetico rispetto al ruolo e alle battaglie sostenute dalle sinistre italiane, ma non rispetto alle modalità, alle insufficienti fermezze, ai messaggi contraddittori e alle ambiguità, cui si inseriscono pratiche incompatibili con convinzioni diffuse e che appartengono a pieno titolo, anche se troppo silenti, al patrimonio della sinistra.
Il futuro e non il passato può essere un terreno d'incontro tra culture genericamente appartenenti ad un filone storico, ma che in verità si sono incontrate raramente, mantenendo gelose distanze, contribuendo ad un frazionismo, questo sì tragico e di cui è difficile individuare una composizione. Per guardare fuori di noi, si può osare nel dire, che la marginalità della sinistra italiana dipende molto dalla sua alta vocazione alla consolazione, anche nelle forme esteriori di proposizione di simboli ed immagini, alla nostalgia malinconica, alla durezza e cripticità delle movenze e dei linguaggi. Tutto ciò può essere liquidato con sufficienza relegando il ragionamento sul piano dell'estetica (scienza non amata da molte e molti a sinistra, perché come l'omosessualità, bollata nei decenni come una debolezza borghese), invece l'estetica è legata alla sostanza, e alla sua capacità di riscuotere ed ampliare consenso.
Tralasciando le salme ben tenute e costantemente truccate come se un tragico Pride del comunismo realizzato si rimettesse in scena ogni giorno, sfidando le leggi naturali e il buon senso, potremmo scoprire che le idealità anche confliggenti hanno qualche possibilità d'incontro.
Certo, sarebbe stato meglio tener conto che il 20 ottobre non è stata una manifestazione qualsiasi, almeno per chi ha deciso di promuoverla con intenti precisi e dirompenti; che anche nella sua rappresentazione plastica ha significato per tante e tanti, una parentesi particolare di razionale felicità. Mi rendo però conto che vi sono compatibilità con cui confrontarsi, e che a volte non si possono superare. Ci sarà un luogo, forse, prima o poi dove poter esplicitare un progetto condiviso, Ai sogni non bisogna mai rinunciare.
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Etichette: arcigay, aurelio mancuso, omosessualità, politica, sinistra, sinistra italiana







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