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martedì 5 agosto 2008

Desperate Housewives, ritornano le casalinghe invecchiate. Ne parla il regista gay.

Sul calendario gli americani hanno già segnato in rosso la data del 28 settembre per sintonizzarsi sulla Abc e assistere al seguito del «salto nel futuro» delle «Casalinghe disperate»… «Lei è come mia madre, sa che sono gay, basta non parlarne», ironizza il regista.

(Ilaria M. Linetti - Il Mattino) Los Angeles. La quarta serie è appena terminata sul canale Fox di Sky, lasciando a bocca aperta il pubblico italiano, e già sale la febbre per conoscere le novità della quinta stagione di «Desperate Housewives». Sul calendario gli americani hanno già segnato in rosso la data del 28 settembre per sintonizzarsi sulla Abc e assistere al seguito del «salto nel futuro» delle «Casalinghe disperate»: dopo il presunto addio nell’ultima puntata della quarta serie, Edie (Nicollette Sheridan) tornerà, invece, a Wisteria Lane con un nuovo compagno (Neal McDonough) e sarà al centro di un nuovo mistero. Ma la vera protagonista sarà la fresca new entry Katherine Mayfair (Dana Delany). Nel presentare la quinta serie (forse in onda in Italia su Sky Fox Life Sky in contemporanea con gli Usa), il papà delle casalinghe disperate Marc Cherry le ha volute tutte schierate vicino a sé, compresa Nicollette, il cui ritorno è stato tenuto segreto, o quasi, fino alla fine. «Non racconterò più nulla a nessuna di voi», ha esclamato Cherry rivolgendosi alle protagoniste: «Ogni volta che mi lascio sfuggire qualcosa lo spifferate ai giornalisti». Belle, con tacchi a spillo vertiginosi e abiti aderenti, Marcia Cross, Teri Hatcher, Felicity Huffman, Eva Longoria e Nicollette Sheridan sono incalzate dalle domande dei giornalisti. I cronisti, però, più che alla trama sono interessati al gossip di cui è regina inevitabilmente la sex symbol in miniatura Eva Longoria Parker, che ha festeggiato da poco il primo anniversario di nozze con il marito (il campione di basket della NBA Tony Parker) e sfoggia un taglio di capelli più corto, adatto al nuovo ruolo di mamma-casalinga: «È fantastico, ora impiego solo dieci minuti al trucco invece che due ore. Mi sveglio, e sono pronta per il set». Poi mette a tacere i pettegolezzi su una sua ventilata gravidanza: «La pancia che mi vedrete in tv me l’hanno fatta crescere... i truccatori: ho protesi sulla pancia, sul sedere e sul seno». Per la quinta serie il regista invecchia le casalinghe di cinque anni, facendocele ritrovare inevitabilmente più disperate: «Volevo addirittura un salto di sette anni, ma tutti me l’hanno sconsigliato», racconta Cherry, «terrorizzati dal dover dire alle nostre attrici che volevamo invecchiarle di sette anni». I colpi di scena saranno tanti. Bree (la Cross), ormai famosa grazie ai suoi libri di cucina e passata da celebrità locale a (forse) fenomeno nazionale, tornerà con Orson, come anticipato nel finale della quarta serie: «Lei è come mia madre, sa che sono gay, basta non parlarne», ironizza il regista. Lynette (la Huffman) e Tom saranno alle prese con i figli teenager e con la polizia che segue da vicino le loro imprese da scavezzacolli superviziati. Trasformazione radicale, come già accennato, per la Gabrielle della Longoria, che avrà due bambine da Carlos e dirà addio al fisico da pin-up, mettendo su qualche chilo di troppo e non curandosi del guardaroba. Scopriremo anche i motivi della fine del matrimonio di Susan (la Hatcher) e Mike: la più pasticciona delle casalinghe avrà un nuovo uomo, sebbene «non voglia avere una relazione fissa», assicura Cherry, magari solo per depistare. «La cosa più dura per il mio personaggio», spiega Teri, «è la mancanza della figlia Julie, che va a vivere da sola. Sarà paradossale, ma per me Andrea Bowen, che interpretava quel ruolo, era ormai una persona di famiglia». La crisi del settimo anno, intanto, si profila sulla serie: «Non le ho invecchiate di sette anni», sorride Marc Cherry, «ma posso dire sin d’ora che non continuerò all’infinito a occuparmi di loro. Ho deciso di arrivare alla settima stagione e terminare lì la serie, mi sentirei male se sapessi che la mia creatura finisse nelle mani di qualcun altro».

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