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venerdì 21 dicembre 2007

Luxuria: On. Pera, la pluralità dei generi non è lo zoo.

(Liberazione) Finora non si era spinto oltre, l’ex presidente del Senato, il senatore Marcello Pera. Nel suo manifesto in difesa della razza del febbraio dello scorso anno si era limitato a ribadire alcuni concetti soft: l’Occidente è in crisi signora mia per colpa dell’Islam, bisogna sostenere il diritto alla vita dal concepimento (magari già abbonando l’embrione a Mediaset Premium) e anche il diritto a una vitaccia per le coppie sterili o per una donna che è criminale se abortisce, o almeno criminale quanto uno stupratore nel Darfur o un attivista di Amnesty che la aiuta ad abortire in condizioni igieniche un po’ più dignitose. Nel manifesto si legge anche: «Le nostre tradizioni sono messe in discussione. Il laicismo o il progressismo rinnegano i costumi millenari della nostra storia. Si sviliscono così i valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia. Si predica l’uguale valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regole l’integrazione degli immigrati». Finora secondo Pera l’identikit dell’occidentale perfetto era il cristiano consapevole della superiorità di una religione (la sua) e che al limite gli altri per integrarsi devono essere “guidati”, quello che fu definito “scontro di civiltà” e che non solo ricordava le crociate medievali contro i musulmani ma anche le stragi all’interno delle stesse radici cristiane europee: dalla Guerra dei Trenta Anni del XVII sec. tra cattolici e protestanti a quelle più recenti nel nord dell’Irlanda.
Domenica il senatore completa l’identikit dell’essere supremo e perfettissimo, ovvero etero-cristiano, con un editoriale sul prestigioso quotidiano La Stampa in merito alla discussione in Commissione Giustizia sull’estensione della legge Mancino del 1993 (che a sua volta estende la legge Reale del 1975 che traduceva in legge la ratifica della convenzione di New York del 1966 sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale); si discute, cioè, di aggiungere alla Mancino oltre che punire con il carcere da un anno e sei mesi o una multa fino a seimila euro chi compie «atti di violenza o incitamento alla violenza» per discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa, anche la discriminazione per orientamento sessuale (di tipo omo-bi-eterosessuale) o per identità di genere. La discussione non è avvenuta né nottetempo, né di nascosto, insomma le cose non si sono fatte segretamente come gli accordi secretati tra Berlusconi e Bush per la nuova base militare a Vicenza, ma alla luce del sole, con articoli apparsi sui maggiori quotidiani che, evidentemente, il senatore non avrà avuto tempo di leggere in questo periodo. Il senatore teme che chi si opporrà alle unioni omosessuali in virtù di tale estensione sarà penalmente perseguibile, insomma teme il reato di opinione; ricordiamo che Pisapia di Rifondazione fu uno dei sostenitori dell’abrogazione di tale reato dal codice Rocco nel gennaio 2006 insieme alla Lega e che l’estensione riguarda solo gli «atti di violenza o che incitano alla violenza», insomma un Gentilini che invoca «pulizia etnica per i culattoni» avrebbe da pensarci prima di dire certe cose che più che dimostrare l’indipendenza della Padania dal nord dimostrano l’indipendenza tra bocca e cervello. Ognuno potrà (senza insultare possibilmente) esprimere la sua sulle unioni civili in nome del diritto al pluralismo del pensiero; tra l’altro poiché per orientamento sessuale si indica anche la eterosessualità sarebbe come condannare al carcere anche chi esprime critiche al familismo.
Ma il meglio di sé l’editoriale lo dà nella critica alla identità di genere: «Per sapere chi sono e cosa fanno maschio e femmina, non occorre leggere la Bibbia, basta andare allo zoo». L’identità di genere non mette in discussione i generi altrui ma contempla l’esistenza dei e delle transgender, ovvero persone che non si identificano, totalmente o parzialmente, con il sesso anagrafico, persone per cui non conta solo quello che si ha in mezzo alle gambe ma l’idea che hanno di sé nella testa e nel cuore. L’essere umano non è solo natura ma è un interagire continuo e non sempre separabile tra natura e cultura, se dovessimo obbedire solo alle leggi di Madre Natura non esisterebbero le religioni (come auspicava John Lennon), non esisterebbero le arti (come auspicherebbe Borghezio perché non ci arriva), non esisterebbe la medicina (come auspicherebbe chi vorrebbe far fuori qualche senatore a vita), non esisterebbero le stesse leggi (come auspicherebbe Riina). Non mi piace lo zoo perché sono animalista e non mi piace imprigionare la bellezza, preferisco gli studi di etologia di Konrad Lorenz, Katsuji Tsuneki e di Piero Angela, tutti coloro che hanno studiato nel loro habitat naturale l’ambivalenza sessuale negli animali: l’omosessualità della iena macchiata, dello scimpanzè nano, dello struzzo, degli uccelli padda, dei leoni; l’ermafroditismo delle chiocciole o la transessualità di polpi (esseri intelligentissimi!) e delle orate. Invece degli zoo cercate di vivere nel mondo e conoscere meglio le persone transgender che chiedono semplicemente, anche attraverso una legge, di non essere discriminate, insultate, picchiate o ammazzate, in fondo il diritto alla vita e al rispetto.

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