banda http://blografando.splinder.com

venerdì 5 ottobre 2007

Matrimonio gay: Si dei radicali.

(Queerblog) Il matrimonio fra persone dello stesso sesso entra nell’agenda politica di un partito italiano, i Radicali. All’ultimo comitato nazionale, infatti, è stata approvata una mozione che sostiene il progetto di legge n. 1244 (sul matrimonio per tutti) presentato dai deputati radicali Capezzone, Beltrandi, D’Elia, Mellano, Poretti e Turco sin dal giugno 2006 e indica la campagna per l’accesso all’istituto del matrimonio civile per le persone omosessuali quale massimo traguardo volto al superamento delle diseguaglianze e delle discriminazioni così come già avviene in Spagna, Olanda, Belgio e Canada.
Un atto del genere non cambia le cose, ma possiamo sperare che l’avanguardia radicale così come in passato possa anticipare un sentimento comune al resto del paese. Se adesso il sostegno al matrimonio per tutti è purtroppo minoritario non è detto che sarà così anche in futuro. Il punto centrale è l’informazione e la conoscenza.
Da questo punto di vista è utilissimo rilanciare la campagna Matrimonio diritto gay con un appello per l’uguaglianza dei diritti.






Sphere: Related Content

Expo 2015/ Il sindaco Letizia Moratti: "Siamo già pronti". Ma l'opposizione attacca, solo un'illusione.

(Affari italiani) Expò 2015: un'occasione o solo un’illusione? Sappiamo quanto la Sindaca Moratti si stia spendendo per Expò 2015. E, visto che la politica degli altri annunci si è rivelata fallimentare (dal ticket sul traffico, ai Rom, all’ordine pubblico), su questo, solo su questo la Moratti si gioca tutto. Come una giocatrice di poker che sappia di non avere carte fortissime, o che tema le carte dell’avversario, deve bluffare, e deve farlo con una certa professionalità per non essere scoperta. In effetti la contendente Smirne, dapprima vista con sufficienza, è tutt’altro che avversaria debole esprovveduta.Ha dalla sua la bellezza di una città sia geograficamente che storicamente ben dotata; una città oggi con un volto moderno e in rapida trasformazione.

Testimonial di un paese, la Turchia, che, per molte ragioni, rappresenta un partner molto corteggiato dai paesi occidentali e dagli stessi paesi asiatici: perché anello di congiunzione tra diverse culture e società, con forti legami nel mondo islamico, ma con una chiara vocazione a occidentalizzarsi; desideroso di entrare in Europa, ma senza perdere le proprie tradizioni; e che dal voto politico della scorsa estate è uscito con un irrisolto mix di propensione democratica e di integralismo.
Molti paesi, a cominciare dagli Stati Uniti d’America, che in Turchia hanno basi strategiche di primaria importanza, rifletteranno a lungo al momento della scelta tra Milano e Smirne, influenzando con la loro decisione amici e partners. Ma anche altri potenti opinion leaders, come oggi la Cina, cui la Moratti ha dedicato di recente un apposito viaggio, metteranno sulla bilancia l'opportunità di tenere un rapporto amico con la Turchia, paese dello stesso continente asiatico, e la delusione per il trattamento riservato di recente alla comunità cinese dalla Amministrazione di Milano… Per non parlare del Vaticano e delle sue influenze che, per bocca del papa, nel corso del viaggio in Turchia del 2006, manifestò apertamente una propensione alla candidatura di Smirne.

Stando così le cose ci aspetteremmo una Moratti alla ricerca del massimo di concordia possibile sulla candidatura di Milano.
Ma è così? Non passa giorno che la Sindaca non attacchi quel Governo che dovrebbe sostenerne le ragioni (e che pure finora si è mosso con coerenza su Expò a Milano); che non si distingua dal Governatore Formigoni, pure sulla carta impegnato in suo sostegno; e che non deluda le attese dello stesso Consiglio Comunale, suo più che naturale alleato, eppure tenuto all'oscuro dei piani e dei progetti che dovrebbero illustrare l’Expò e la candidatura di Milano.Un milione di euro sono i fondi stanziati dalla Giunta per questo obiettivo: da spendere in progettazione, in gestione della immagine di Milano, in viaggi di presentazione della candidatura. Non sappiamo quasi nulla della prima, poco della seconda, e anche sui viaggi c’è da stendere un velo pietoso: organizzati in fretta, all’insegna dell’improvvisazione, con incontri poco qualificanti (vedasi l’ultimo viaggio in Cina). Quella che per Milano sarebbe certamente un’occasione (per gli stanziamenti di cui disporrebbe, il ritorno d’immagine, il numero dei visitatori previsti) rischia di trasformarsi nella ennesima illusione.

Se davvero la Sindaca Moratti tiene a questo evento, e non potrebbe ssere diversamente, cambi subito registro: più aperta e collaborante con il “suo” Consiglio Comunale, più coerente e dialogante con il Governo, più attenta e credibile con i Paesi che dovranno esprimere il voto nella prossima primavera.

Giuseppe Landonio
(Consigliere comunale di Milano gruppo Misto)






Sphere: Related Content

D'Alema su "Limes" le sbaglia tutte, qualcuno lo fermi!

(Carlo Panella - L'occidentale) Qualcuno fermi D’Alema, con calma, con dolcezza, con garbo, ma è indispensabile che qualcuno prenda il nostro Ministro degli Esteri, lo metta comodo su una poltrona e gli spieghi che ha due scelte: o inizia a ragionare e dismette la cultura staliniana che permea ogni sua frase e analisi che riguarda il sionismo e il medio oriente, oppure deve lasciare gli Esteri e occuparsi di settori in cui faccia minor danno. A ore, attendiamo una protesta formale dell’ambasciata di Israele per questo giudizio espresso dal Nostro sulla crisi palestinese a Lucio Caracciolo di Limes: “Ci si comincia a rendere conto che il prolungarsi del conflitto, conseguenza della volontà di alcuni settori della classe dirigente israeliana di “gestire” la crisi invece di risolverla, sta producendo la progressiva trasformazione del problema palestinese da questione nazionale a questione religiosa”. Dunque la colpa del prolungamento del conflitto è esclusivamente –altri responsabili non vengono citati- di “alcuni settori della classe dirigente israeliana”! Non è mai esistita l’offerta del 97% dei Territori di Barak e Clinton nel 2000! Non è mai esistita l’Intifada delle Stragi! Nulla, i palestinesi e la loro leadership sono mondi da ogni peccato. E’ lo schema che il giovane D’Alema applicava con me, quando litigavamo come pazzi durante la guerra dei sei giorni nel giugno 1967 nel cortile del Liceo Doria di Genova e ripeteva le cose demenziali che leggeva sull’Unità e sulla Pravda, convinto che Israele fosse “lacché dell’Imperialismo” e Nasser e gli arabi “i nuovi vietnamiti”.

Ma il Nostro non si ferma qui e al solito, ci tiene a fare una ennesima dimostrazione di ignoranza, perché sostiene appunto che il risultato di questa “colpa” israeliana è “la trasformazione del problema palestinese da questione nazionale a questione religiosa”.

Solo chi ignora totalmente la storia può fare questa affermazione. Solo chi non sa - e non vuol sapere - che fino al 1948 incluso il problema palestinese era già tanto una “questione religiosa” che la leadership era saldamente nelle mani del filo nazista Gran Mufti di Gerusalemme Haji Amin al Husseini, può pensare che questa sia una svolta recente. Peggio ancora, solo chi ancora oggi pensa che Nasser fosse un “socialista arabo” e non quel che era, un mammalucco, un classico pretoriano che, a fronte della ennesima crisi monarchica in una paese islamico, aveva preso il potere, senza alcuna ideologia di ricambio rispetto all’islamismo.

Solo uno sprovveduto, oggi, nel 2007, può pensare che sia esistita nei paesi arabi, Olp di Arafat inclusa, una parentesi laica e che questa sia sfociata in un revival fondamentalista a causa del permanere del conflitto.

Il “rifiuto arabo di Israele” è sempre stato motivato, ab initio, da ragioni religiose, tanto che i nazionalisti palestinesi e arabi (gli al Hashemi in una prima fase, poi i Nashashibi di Gerusalemme, poi Bourghiba, poi gli Abu Mazen), sono sempre stati in netta minoranza a fronte di una maggioranza jihaadista.

D’Altronde, proprio gli spasmi della società irachena post Saddam stanno lì a dimostrare che quella società baathista non è mai stata minimamente sfiorata da altra ideologia che no fosse quella islamico-jihaadista.

Veniamo qui al punto saliente dell’intervista di D’Alema a Limes, là dove si proclama tranquillissimo a fronte dell’evenienza di una presa del potere per via elettorale dei Fratelli Musulmani in vari paesi islamici.

Qui, di nuovo, D’Alema ci tiene a far saper di essere di una ignoranza crassa perché elenca il partito Akp di Erdogan in Turchia assieme alle formazioni legate ai Fratelli Musulmani in Giordania, Marocco e Egitto. Il Nostro, evidentemente non sa che invece l’Akp ha rotto violentemente con i Fratelli Musulmani dopo il golpe democratico dei generali del 1997 e che con loro è invece sempre collegato quell’Erbakan che ha rumorosamente manifestato addirittura contro la visita di Benedetto XVI° a Istanbul.

Ma D’Alema non ha la più pallida idea di cosa pensino i Fratelli Musulmani, trincia giudizi per aria, non ha letto non un libro, mai una riga su di loro e di loro.

Le legga e scoprirà che negano tutti il diritto di Israele ad esistere, che Hamas è in pieno la loro branchia riconosciuta in Palestina, che la donna deve essere sottoposta alla autorità tutoria dell’uomo, che il convertito musulmano che dia scandalo pubblico deve essere condannato a morte.

Si informi, signor ministro o si dimetta.

Non sarebbe d’altronde un gesto di cattivo gusto se finalmente Emma Bonino e Marco Pannella chiedessero le sue dimissioni, motivate proprio da questa incredibile sequela di dichiarazioni paleosovietiche (anche Stalin ha avuto a un certo punto un debole per i fondamentalisti musulmani, per il loro ruolo “antimperialista").






Sphere: Related Content

Viareggio/ Carnevale censurato: non si farà il doppio carro che rappresenta la guerra Cristianesimo-Islam.

(Francesco Bertolucci - Affari italiani) “In nome di chi” non si farà. La costruzione che avrebbe dovuto sfilare sui lungomari di Viareggio in occasione del Carnevale 2008, rappresentante espliciti riferimenti alle guerre di religione tra Islam e Cristianesimo, ha subito il veto della censura da parte dei consiglieri della Fondazione Carnevale, organo che si occupa della manifestazione, temendo che il soggetto possa scatenare forti polemiche nel mondo arabo e ponesse la kermesse a rischio attentati, come nella passata edizione stando alle segnalazioni dei servizi segreti italiani.
La costruzione inoltre, preannunciata come una grande novità del Carnevale venturo locale, avrebbe avuto la caratteristica di essere il primo carro doppio della storia di questo baccanale. Per la prima volta infatti, due costruzioni realizzate da due artisti diversi, Roberto Vannucci e Carlo Lombardi, avrebbero interagito tra loro in modo da esser contemplati come un unico carro. Il primo, quello di Vannucci, avrebbe rappresentato la Chiesa Cattolica avente come maschera centrale un enorme pontefice (non somigliante a Benedetto XVI né ad altri del passato), mentre il secondo, che avrebbe dovuto sfilare all’indietro, avrebbe rappresentato l’Islam, raffigurando un gigantesco sceicco con tanto di turbante (non assomigliante a personaggi attuali né passati). In mezzo alle due costruzioni, due eserciti guerreggianti a colpi di coriandoli e stelle filanti avrebbero accompagnato i due carri, da una parte i crociati e dall’altra i mori.
I due costruttori, già fuori concorso per l’opera, dovranno modificare il bozzetto originario e la costruzione se non vorranno essere estromessi. Con premio, forse, la riammissione in concorso.
Non è la prima volta comunque che la censura si abbatte sulla manifestazione viareggina. In passato ricordiamo “Una bella covata” del 1974, raffigurante una grande chioccia con la testa di Fanfani e una nidiata di pulcini che si chiamano "repressione", "colera", " intercettazioni telefoniche", "militari", "petrolieri". In mezzo, un pulcino nero battezzato "fascismo". La Rai per l’occasione sorvolò la ripresa del carro. Una sorte analoga toccata a "Arriva Mao" di Giovanni Lazzarini e Oreste Lazzari, raffigurante un enorme gatto che faceva a pezzi una bandiera americana sull’onda della forza cinese imperante nel 1970, tagliato dal programma di ripresa e stessa sorte spettò poco più tardi a "Commedia `70", un anticipazione del compromesso storico.
Insomma, al Carnevale di Viareggio, purtroppo, la censura è di casa.






Sphere: Related Content

Precisazione sulle parole del Patriarca Alessio II da parte del Centro Studi Teologici.

CENTRO STUDI TEOLOGICI
Diocesi della CHIESA CRISTIANA Cattolica Antica Apostolica
di Milano e Monza*

MILANO, 4 ottobre 2007
COMUNICATO STAMPA

LE PAROLE DEL PATRIARCA ORTODOSSO DI MOSCA ALESSIO II AL PARLAMENTO EUROPEO SUGLI OMOSESSUALI SONO - AL PARI DI QUELLE DEL VATICANO - PRIVE DI CONTENUTI SCIENTIFICI: ESPRIMONO UN CRISTIANESIMO DELL' OSCURANTISMO - CHI HA UN PASSATO PER NIENTE CHIARO E PER NIENTE SPECCHIATO NEL RAPPORTO COL REGIME ATEO SOVIETICO CHE HA CALPESTATO ANCHE LA CHIESA ORTODOSSA NON E' TITOLATO A PARLARE SUI DIRITTI UMANI.
VARI VESCOVI DEL SINODO RUSSO ERANO STATI PRESI CON LE "MANI NELLA MARMELLATA" CIOE' IMPEGNATI IN RAPPORTI DI TIPO OMOSESSUALE, E IL PATRIARCA E' INTERVENUTO SOLTANTO A SCANDALO ORMAI SCOPPIATO- UN ALTO ESPONENTE DELLA CHIESA ORTODOSSA IN GRECIA STA MORENDO DI AIDS CONTRATTO CON RAPPORTI OMOEROTICI, PER CUI OCCORREREBBE MAGGIOR UMILTA' E MAGGIOR PRUDENZA, MA ANCHE COERENZA E ONESTA' QUANDO SI TRATTA DELLE PERSONE OMOSESSUALI -

Le parole di Alessio II Patriarca di Mosca ci hanno sorpreso per la sfacciata sicurezza e arroganza in merito all'omosessualità da condannare come una "malattia" : tutto questo contrasta con la ricerca scientifica e clinica, e con quanto ormai consolidato dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ma al pari del Vaticano il Patriarca di Mosca nella sua ignoranza ed approssimazione scientifica preferisce non tener conto della scienza ed esprimere giudizi offensivi e diffamatori.
A tal proposito gli rispondiamo che da Lui, uomo di riferimento di un Regime come quello Sovietico, che fu ateo e mistificatore, dal passato non chiaro nè specchiato non prendiamo lezioni sui diritti umani :
si ricordi piuttosto quanti suoi confratelli della Chiesa e tanti cittadini e fedeli hanno sofferto sotto il Regime comunista mentre Lui saliva i gradini del potere ecclesiastico attraverso collusioni e complicità di cui mai ha ritenuto di dover rendere conto a chicchessia.
Speriamo un giorno ne renda conto dinanzi al Signore Dio, cui certamente nulla è nascosto del cuore umano e dei suoi misfatti.
Quanto agli omosessuali : sono accaduti in tempi recenti vari scandali anche dentro il S. Sinodo di Mosca, con vescovi e metropoliti coinvolti in storie di sesso omosessuale...
Il Patriarca si rivolga a questi suoi confratelli prima che agli altri se vuol essere credibile: mentre molti sanno che in Grecia sta morendo di AIDS un altro eminente arcivescovo che ha contratto il virus stesso con i rapporti omoerotici....
Questa Chiesa Russa- come quella di Roma - dovrebbe imparare l'umiltà , la coerenza e l'onesta, grandi virtù cristiane, anzichè paludarsi dietro una sacralità di facciata, finta e pomposa, che sfrutta le ingenuità popolari, per nascondere una realtà che Cristo stesso indicava come quella dei "sepolcri imbiancati, di fuori tutti belli e dentro pieni di ossa putride...!" (Vangelo)
PREGHIAMO PERCHE'ANCHE QUESTA CHIESA SORELLA RITROVI LA PROFEZIA DEL VANGELO CHE E' PRIMA DI TUTTO AMORE PER LA VERITA' E NON MISTIFICAZIONE E INGANNO, COME PURE STRAPOTERE E FALSO MORALISMO.

+ Mons. Giovanni Climaco MAPELLI
Vescovo emerito Ortodosso
e attuale Vescovo della Chiesa ANTICA CATTOLICA E APOSTOLICA DI MILANO E MONZA.






Sphere: Related Content

Mostre: Vivienne Westwood regina di Milano.

(Gaywave) E’ lei la vera regina della settimana della moda: Vivienne Westwood. A lei dedicata una bellissima retrospettiva a Palazzo Reale a Milano, visitabile fino al 20 gennaio 2008 (per info: 02 54917).

La mostra è organizzata dal Victoria & Albert Museum di Londra ed è e prodotta da Palazzo Reale, Vivienne Westwood Ltd. e Arthemisia.

Nell’aprile del 2004 il Victoria & Albert Museum di Londra inaugura la retrospettiva dedicata alla carriera di Vivienne Westwood, una delle stiliste più influenti degli ultimi 30 anni. La mostra è il più grande tributo che il museo abbia mai dedicato a uno stilista di moda ed espone capi selezionati direttamente dalla collezione privata del V&A e dall’archivio personale della designer inglese.

La tappa italiana a Palazzo Reale rappresenta la tappa più recente di un tour che, partendo da Londra, ha toccato finora, la National Gallery of Australia a Canberra, il Bund a Shangai, il Fine Arts Museum a Taipei, il Mori Arts Center Gallery a Tokyo, l’NRW Forum a Dusseldorf, il Thailand Creative and Design Centre a Bangkok e il De Young Museum a San Francisco.






Sphere: Related Content