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lunedì 7 gennaio 2008

Working Stiff, di Grant Stoddard.

(Booksblog) Avete mai provato a farvi penetrare da una riproduzione in lattice del vostro stesso pene? Grant Stoddard sì, e il suo libro si apre proprio con questa scena.

Stoddard sta svolgendo l’operazione su incarico di Nerve.com, la rivista elettronica per la quale tiene una rubrica di sperimentalismo sessuale, e si sta facendo assistere da una sua ospite di nome Jamye, anch’ella esperta della materia.

Dopo quest’incipit in medias res, il racconto torna indietro al momento in cui l’autore s’è trasferito in un’altra città dell’Inghilterra per studiare alla Thames Valley University, alloggiando presso l’ottuagenaria signora Liddiard. All’epoca Grant era ancora vergine e i suoi coetanei lo sbertucciavano per questo, conducendolo ogni venerdì sera nei principali night club della città.

In questa fase, il racconto verte in particolare sull’isolamento – soprattutto sessuale – dell’autore, dovuto anche alla sciagurata scelta di vivere con una vecchia. A interrompere questa routine geriatrica, che per inciso sta diventando anche torbida, irrompe una ragazza americana di nome Becky.

La tenera amicizia tra Grant e Becky culmina – proprio alla vigilia della partenza di lei per gli USA – in una memorabile e intensa esperienza sessuale. Segue sbarco in America di Grant, il quale, andato a recuperare la sua Becky, finirà per restare a lavorare e vivere negli States.

Il libro si dilunga nel raffronto ironico tra l’UK e gli USA e nel racconto della nuova vita newyorkese. Presto Grant scopre Nerve.com e comincia a collaborarvi in qualità di columnist.

A questo punto comincia il racconto delle prime stravaganti esperienze dell’autore nel campo della sessualità, con una memorabile e lunga incursione nell’ambito del porno.

L’ultimo atto del libro consta di un lunghissimo corteggiamento infelice ma divertente dell’autore nei confronti di una teenager francese. Dopo un lungo turbillon di avventure amorose, il libro si conclude dove si era aperto, in casa di Stoddard, dove avviene finalmente l’autopenetrazione anale del protagonista.

Qualche spunto divertente c’è, e a volte si ride. “Working stiff“, edito da Harper Perennial, Per chi è affascinato dalle vite degli altri e dai misteri del sesso.

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Sei iscritto all'Arcigay? Ok, allora sei omosessuale. Nuovi bidoni televisivi.

Attenzione: Deviazione.

Al ragazzo fu chiesta una prova della propria omosessualità. E già questo fa ridere. A voi hanno mai chiesto una prova della vostra eterosessualità? Ma sapete che prova è stata richiesta? l'iscrizione all'Arcigay. Come se fossero le associazioni a decidere della sessualità delle persone.


(Une belle histoire) Facendo zapping mi sono ri-imbattuto, dopo la prima traumatica volta cui è seguito un rapido scambio di idee con le sue cheerleader, in Mario Adinolfi ed in "Pugni in tasca", la nuova (?) trasmissione di Mtv da lui condotta. Sorvolando sul fatto che, nonostante il conduttore si vanti di essere il primo under 40 a condurre un talk show in Italia, di nuovo nel programma, pronipote di decine di antenati moooolto simili targati anni '90, ci sia ben poco, chissà come mai nella puntata di stasera, dedicata alla discriminazione sessuale e razziale, mi vien da notare subito come una prima metà del pubblico venga dritta dritta dall'oratorio e l'altra sia stata reclutata da Arcigay. Anzi no, pardon da Mario Mieli leggo (che come i circoli fanno casting televisivi de sti tempi signora mia...lei non ha idea!). Insomma in questa guerra fra cielo e terra, fra "buoni e cattivi" di quelle che fanno tanto tv-generalista-che-guarda-la-"gente" ma che chiunque giurerebbe di non guardare (perchè "la gente" è sempre qualcun altro) spuntano fuori storie di ordinaria omofobia (vedi i professori che al liceo ti chiamavano "frocio") e le storie più eclatanti come quella del ragazzo a cui fu revocata la patente di guida dopo esser stato ritenuto non idoneo alla leva in quanto omosessuale. A me riguardo questa storia, ora come allora, venero in mente un paio di considerazioni: -Se praticamente da 20 anni a livello internazionale l'omosessualità non è più considerata una malattia, perchè il fatto di essere omosessuali esonerava (o impedisce nei casi, seppur più rari, di persone omosessuali che avrebbero voluto far carriera militare) dalla leva? -Sorvolando pure sulla soria della patente che potrebbe essere assimilata sì ad una barzelletta, ma una barzelletta che ci sta costando anni di processi, corsi e ricorsi, che ovviamente significano soldini, perchè tu, persona omosessuale, con mille altre possibilità, usi il fatto di esser gay per scavallare la leva come se realmente costituisse un impedimento o un handicap? -Al ragazzo fu chiesta una prova della propria omosessualità. E già questo fa ridere. A voi hanno mai chiesto una prova della vostra eterosessualità? Ma sapete che prova è stata richiesta? l'iscrizione all'Arcigay. Come se fossero le associazioni a decidere della sessualità delle persone. Ma il clou una volta tanto non è stato raggiunto tanto con l'intervento di Vladimir Luxuria che si è scagliata ferocemente contro la Chiesa Cattolica davanti ad un interdetto ed imbarazzatissimo conduttore (*) che non tarda a prendere ufficialmente le distanze ancor prima della messa in onda della puntata con apposito post sul suo blog, quanto da un ragazzo che, dalle fila dell'"oratorio" interviene sulla questione del ritiro della patente e sul dibattito dell'omosessualità come patologia con la fantastica interpretazione etimologica e linguistica della parola "patologia", secondo lui appropriata perchè qualsiasi minoranza patisce una deviazione rispetto alla normalità statistica. Il che se non altro mi rincuora. Chi per un motivo, chi per un altro (Hai i capelli rossi? Sai attorcigliare in bocca la lingua?) siamo tutti dei deviati. (*) Prima che le donne dell'harem di Adinolfi assaltino questo blog vi volevo far sapere che vi ho voluto tanto bene. A loro invece volevo preventivamente dire che almeno su qualcosa sono d'accordo con lui: certamente non ha tutti i torti quando dice che spesso in Italia l'unica ad essere identificata come nemica dell'autodeterminazione e della laicità sia la Chiesa Cattolica. Effettivamente non è la Chiesa, che come sta avvenendo per la storia della revisione della 194, potrebbe cantare a suo discapito fino a finir la voce senza sortire alcun effetto, la vera portatrice di queste colpe e neanche tanto i nostri politici che, seppur costantemente genuflessi, cavalcano il più delle volte l'onda del populismo. In questo Paese dove tutti si svegliano solo quando qualcuno sconfina i limiti del proprio personalissimo orticelloognuno provi a guardare dentro di sé facendosi un piccolo laico esamino di coscienza. Come a dire "ognuno ha ciò che si merita". E poi fine della predica

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Festival di Sanremo 2008 - Baudo annuncia i nomi.

Pippo Baudo(Tvblog) Come previsto, Pippo Baudo ha annunciato nel corso di Domenica In i nomi dei partecipanti al prossimo Festival di Sanremo 2008.

Eccoli: Fabrizio Moro con “Eppure mi hai cambiato al vita”, Tricarico con “Vita tranquilla”, Loredana Berté con “Musica e parole”, Max Gazzé con “Il solito sesso”, Toto Cotugno con “Un falco chiuso in gabbia”, Sergio Cammariere con “L’amore non si spiega”, i Finley con “Ricordi”, Mietta con “Baciami adesso”, Federico Zampaglione con “Il rubacuori”, Michele Zarrillo con “L’ultimo film insieme”, Gianluca Grignani con “Cammina nel sole”, Eugenio Bennato con “Grande sud”, L’Aura con “Basta”, Paolo Meneguzzi con “Grande”, Little Tony con “Non finisce qui”, Frankie Hi NRG con “Rivoluzione”, Amedeo Minghi con “Cammina cammina”, Gio Di Tonno e Lola Ponce con “Colpo di fulmine”, Mario Venuti con “A ferro e fuoco”, Anna Tatangelo con “Il mio amico”.

Manca, come aveva già più volte annunciato, il vincitore dello scorso anno, Simone Cristicchi. Scongiurato il duetto Tatangelo-D’Alessio e la deriva post reality Manuela Villa. Alcuni nomi giovani (L’Aura e i Finley), ritorni graditi (Frankie - cantò insieme alla Cortellesi la meravigliosa “Non mi chiedermi”, ovviamente fuori concorso -, Gazzé e Cammariere su tutti), gli intramontabili (Little Tony e la Berté), ripescaggi dal de profundis (Michele Zarrillo, Mietta). Tutto sommato, di nuovo un Festival che cerca di ammiccare a un pubblico abbastanza eterogeneo: è il tentativo di Baudo di non far morire questo scampolo di paleotelevisione. Un tentativo che mostra una volta di più l’abilità di Baudo nel costruire un cast pressoché perfetto per il target sanremese, con ammiccamenti qua e là.

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Er più del 2007 secondo Playgirl: Julian Fantechi.


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C'è anche un carro pro-gay? Il carnevale di Viareggio in diretta su raitre.

Martedì 5 febbraio il Carnevale di Viareggio avrà una finestra privilegiata su Rai Tre. La diretta sarà di un'ora a partire dalle14.50 dopo il Tg nazionale per concludersi intorno alle 15.50. Saranno predisposte 6 telecamere ed un braccio mobile per la ripresa del corso mascherato. Saranno inoltre allestite due postazioni televisive con i giornalisti Federico Monechi e Marco Hagge che commenteranno la sfilata dei carri. La regia della trasmissione sarà di Piero Panizon. Lo scorso anno la diretta della sfilata del Carnevale di Viareggio ha avuto una media di 1 milione di ascoltatori. Tra le novità di quest'anno annunciate da Franco De Felice, caporedattore della sede Rai della Toscana, la presenza di alcuni testimonial ospiti della trasmissione. Ulteriori dettagli sulla sfilata verranno dati in occasione del Festival dei Rioni dedicato a Burlamacco in programma lunedì 7 gennaio alle ore 21.00 presso il Teatro Politeama di Viareggio. Voci danno per certo alla sfilata un carro "pro-gay" in cui si vedrebbe la senatrice Binetti armata di una scopa spuntata ed un cartello con la scritta "Dico si".

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Lettera agli Ordini degli Psicologi a proposito della terapia riparativa per l'omosessualità.

Ai consiglieri del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Ai consiglieri degli Ordini Regionali degli Psicologi

Gentili colleghi, vi scriviamo in merito al tema delle terapie riparative per l’omosessualità, posto recentemente all’attenzione dei media dalla pubblicazione, il 23 Dicembre 2007, dell’articolo del giornalista di Liberazione Davide Varì, dal titolo: “Gli ho detto: sono gay. Mi hanno risposto: la sua è una malattia leggera, possiamo curarla.” La pratica della terapia riparativa viola palesemente il codice deontologico degli psicologi italiani. La terapia riparativa si basa su presupposti non scientifici e strumenti non conformi alla pratica professionale psicologica. Oggi, e da più di trent’anni, l'intera comunità scientifica internazionale considera l’omosessualità una variabile “normale” dell'orientamento sessuale e non una patologia. Inoltre, dal punto di vista della pratica clinica ci si trova di fronte ad uno dei più dolorosi tra i paradossi. Una persona in condizione di fragilità trova qualcuno che antepone, o impone grazie al ruolo di psicoterapeuta, le proprie convinzioni (religiose, politiche, ideologiche..) alla centralità della persona stessa. Il gruppo del dott. Cantelmi, cui l’articolo di Varì si riferisce, usa, senza soluzione di continuità, il Rorschach e il rosario, il colloquio clinico e la “penitenza” tipica delle pratiche di espiazione religiosa. Il professionista dell’aiuto qui non usa infatti qui i saperi e le tecniche per la risoluzione dei problemi psicologici: è infatti aprioristica la convinzione che l’omosessualità sia peccato e patologia e che come tale vada “espiata” oltre che “curata”.

Diversi gli articoli che appaiono implicati: innanzitutto l’articolo 4, che recita: "Nell'esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall'imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnìa, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. Lo psicologo utilizza metodi e tecniche salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad iniziative lesive degli stessi.". Gli aspetti evidenziati contrastano anche con l’articolo 5, che afferma: “Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina specificatamente nel settore in cui opera. Riconosce i limiti della propria competenza ed usa, pertanto, solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti ed i riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate”. L’utilizzo del proprio ruolo ai fini di convincimento e pressione sulla persona, specie ricordando che spesso le terapie riparative si rivolgono a minori, rappresenta un altro elemento di palese contrasto con una pratica professionale eticamente corretta. L’uso del potere della posizione di professionista unitamente all’ideologia religiosa, mette di fatto lo psicologo che eserciti terapie riparative in contrasto con l’articolo 3: “Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l’uso non appropriato della sua influenza, e non utilizza indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e degli utenti destinatari della sua prestazione professionale.”

Oltre alle considerazioni di ordine strettamente professionale e deontologico, riteniamo che in senso più ampio le terapie riparative costituiscano una grave violazione dei diritti, e per questo reputiamo di grande importanza che l’ordine nazionale e gli ordini regionali degli psicologi prendano chiara e netta posizione in merito. Come Associazione AltraPsicologia chiediamo pertanto al CNOP e agli ordini regionali di dare comunicazione ai propri iscritti ed alla società in merito alla condanna delle terapie riparative dell’omosessualità come forme di intervento gravemente lesive nei confronti delle persone che si rivolgono ad uno psicologo e come interventi inaccettabili dal punto di vista della pratica professionale. Chiediamo inoltre che segnalazioni di casi relativi alla pratica di terapie riparative siano approfonditi dalle commissioni deontologiche degli ordini regionali.

Distinti saluti,
Carlotta Longhi
Presidente Associazione AltraPsicologia

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