banda http://blografando.splinder.com

venerdì 5 ottobre 2007

Brad Pitt in politica? 'No, grazie'.

(Francesca Romana Domenici - Gossip.it) Ormai da tempo, Brad Pitt, oltre ad essere un attore molto affascinante, ha anche l'immagine da bravo ragazzo che si occupa dei meno fortunati: il suo impegno in campo umanitario è noto a tutti. Sarà per questo motivo che alcuni hanno pensato ad una sua possibile ascesa nel mondo della politica.A tal proposito, la star di Hollywood, non solo ha dichiarato di non avere nessuna intenzione di diventare un politico, ma, invece, ha detto che vedrebbe bene in questa veste l'amico George Clooney. Pitt ha ribadito di non aver mai pensato ad una carriera nelle istituzioni perchè pensa di poter aiutare meglio le persone bisognose rimanendo dall'altra parte della barricata. Invece, per quanto riguarda George, ha le idee ben chiare: sarebbe un buon politico e come lui, ha rivelato Pitt, anche Ben Affleck avrebbe ottime possibilità. Non sarà che Brad vuole togliersi di torno due colleghi bravi e sexy? Cosa non si farebbe per un ingaggio in più..






Sphere: Related Content

Bologna: Paura per il corteo del Crash.

( online@quotidiano.net) SABATO A Bologna arriveranno i duri dei centri sociali di tutta Italia, lala più irriducibile della galassia antagonista. L'allarme, riferito da fonti dei Servizi, è giunto alla Questura alla vigilia del comitato per l'ordine pubblico che nel tardo pomeriggio di ieri si è riunito per valutare gli aspetti di ordine pubblico della manifestazione convocata dal collettivo Crash contro il modello cofferatiano. I segnali giunti da Roma non sorprendono: tra le 112 sigle di centri sociali e collettivi di Bologna e di tutta la penisola che hanno già dato la loro adesione alla manifestazione figurano infatti nomi dal passato burrascoso.
E CON QUESTE premesse che alle 18, attorno al tavolo presieduto dal prefetto Vincenzo Grimaldi, si sono ritrovati il questore Francesco Cirillo, i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza e la presidente della Provincia Beatrice Draghetti. Come annunciato, il sindaco Cofferati non si è presentato né ha delegato alcuno a rappresentare il Comune. Il vertice è durato poco più di un'ora e ha deliberato di dare delle prescrizioni al percorso ipotizzato nel preavviso depositato 10 giorni fa da Giuseppe, portavoce di Crash. Un tragitto, va ricordato, che prevede il concentramento in piazza Nettuno alle 15 e un corteo per le vie Indipendenza, dei Mille, Marconi, Barberia, DìAzeglio e viale Panzacchi fino alla caserma Staveco, dove è stata ventilata una occupazione. Questa mattina la Questura notificherà le prescrizioni al collettivo. L'impressione è che da piazza Roosevelt arrivi un invito alla distensione, una mano tesa: «La manifestazione in quanto tale certamente non è vietabile osserva il capo di gabinetto Matteo Piantedosi . Ci sono state elaborazioni rispetto alle criticità del percorso». Preoccupazione? «E' un appuntamento aggiunge da seguire con l'attenzione che mettiamo a tutte le iniziative, come abbiamo sempre fatto».
IERI Cofferati ha nuovamente spiazzato tutti con un doppio invito, al prefetto e al collettivo che sabato guiderà il corteo contro il primo cittadino. Grimaldi, ha spiegato il sindaco, «mi ha scritto stamattina (ieri, ndr) una lettera molto garbata; l'ho ringraziato e gli ho risposto dando la mia disponibilità a incontrarlo quando vuole fuori dal Comitato». Non solo, Cofferati ha anche chiamato a un faccia a faccia diretto i responsabili di Crash: «Se gli organizzatori della manifestazione di sabato vogliono incontrare il sindaco e parlare dei loro obiettivi e delle loro rivendicazioni, sono disponibile». L'apertura coglie decisamente di sorpresa gli attivisti plurisgomberati da Palazzo d'Accursio. «Se ci arriverà una richiesta la valuteremo in modo collegiale, non decido certo io da solo dice Pino De Biase, volto storico del collettivo . Noi sono anni che cerchiamo di aprire una trattativa e pur avendo fatto molte iniziative dal sindaco non è mai arrivato un cenno. Vedremo...».
INTANTO, si è messa in moto la macchina che sabato porterà a Bologna, con treni e pullman, i manifestanti. Via Internet sono già stati fissati appuntamenti alle stazioni di Torino, Milano, Modena, Parma e Pisa. Gruppi numerosi giungeranno anche da Bergamo e Livorno. «Se non vengono posti limiti al corteo sarà una manifestazione tranquilla», prevede Domenico Mucignat del Tpo. In piazza Maggiore c'è il Congresso eucaristico: «Ma gli orari dice non combaciano». Comunque, ne conviene Mucignat, «a Bologna cè un clima di tensione; ma non da ieri, da quando Cofferati ha dato questo imprimatur securitario alla sua politica. E' lui che tiene la città in tensione continua».






Sphere: Related Content

Bologna/Caffarra: "Non rassegnatevi alla decadenza della città".

(online@quotidiano.net) Una città come Bologna non può rassegnarsi a imboccare il viale del tramonto, a 'congedarsi dalla storia'; e i bolognesi non possono rassegnarsi alla decadenza spirituale e civile della propria città. Per questo occorre pregare e riflettere affinchè «Bologna riacquisti tutto quel coraggio di vivere, quella passione di costruire qualcosa di grande, che lungo i secoli l'ha resa maestra in umanità», a partire da un rinnovato impegno sul fronte primario della condizione e dell'educazione delle giovani generazioni.

Questo l'accorato appello che l'arcivescovo di Bologna, cardinal Carlo Caffarra, ha rivolto oggi pomeriggio ai bolognesi, nell'omelia per l'odierna festa del santo patrono, S.Petronio. In una basilica gremita di fedeli, il cardinale, non sottraendosi al «grave dovere di dire qualche parola di esortazione» nell'odierna festività, non ha fatto mancare - secondo le attese - il suo rinnovato richiamo alla condizione di difficoltà e di degrado in cui si dimena da tempo Bologna. «La memoria del patrono è memoria delle nostre origini, per avere il coraggio e la forza di progettare il futuro. E la vostra presenza ogni anno più numerosa - ha osservato Caffarra rivolto ai fedeli - dice che non volete rassegnarvi alla decadenza della nostra città; che non volete lasciarla ai vostri figli meno grande di come l'avete ricevuta».

L'odierna celebrazione per S.Petronio ha aperto il Solenne Triduo conclusivo del Congresso Eucaristico Diocesano, congresso che - ha ricordato ancora il cardinale - lancia un messaggio ai bolognesi: «Chi è in Cristo è una nuova creatura». E questo - ha continuato - ci introduce nel 'cuorè del dramma della nostra città. Quante volte nella sua ormai più che millenaria storia ha dovuto rinnovarsi per non morire, e in un certo senso risorgere per non congedarsi dalla storia! Questo che viviamo è uno di questi momenti. C'è ancora nel cuore di ogni bolognese la volontà di non rassegnarsi a che la sua città imbocchi il viale del tramonto? C'è ancora nel cuore di ogni bolognese un amore così appassionato alla sua città da non permettere che essa, per secoli maestra di umanità, si congedi dalla storia? C'è ancora nel cuore dei padri il desiderio di trasmettere ai figli in un processo veramente educativo l'identità di un popolo, senza lasciarsi insidiare da un concetto, da un'esperienza, corrotti, di tolleranza che permette tutto ed il contrario di tutto? La vostra presenza in questo tempio, il nostro ritrovarci durante questo Triduo attorno alla sorgente di ogni novità, dice già con grande, eloquente chiarezza la vostra risposta a quelle domande presenti in ogni bolognese pensoso del destino della propria città. Dice che non volete rassegnarvi alla decadenza spirituale e civile della nostra città«.






Sphere: Related Content

Inchiesta Lady D: Prendeva la pillola, difficile che fosse incinta.

(Apcom) - Diana Spencer, principessa di Galles, faceva uso della pillola contraccettiva nel periodo precedente alla sua morte. Continuano a emergere, dunque, dettagli 'personali' della vita privata di Lady D nel processo in corso presso la corte suprema di Londra. La circostanza apporterebbe quindi un duro colpo alla teoria cospirativa sostenuta da Mohamed al Fayed, il padre di Dodi, secondo cui Diana sarebbe stata uccisa dai servizi segreti britannici, su ordine del marito di Elisabetta II, il principe Filippo, perché incinta. "Scientificamente è difficile provare lo stato di gravidanza di Diana", ha precisato alla giuria il giudice Baker. "Tutti i campioni di sangue prelevati dopo l'incidente non sono attendibili", ha detto Baker, "a causa delle trasfusioni a cui Diana è stata sottoposta". La giuria, insomma, dovrà emettere il suo verdetto definitivo basandosi su testimonianze, indizi e ulteriori dettagli 'intimi' della vita privata di Diana che verranno presentati in aula nel corso del processo. Un elemento che la dice lunga sul perché ci sono voluti 10 anni per discutere il caso in tribunale. La decisione poi di imbalsamare il corpo di Diana già nel primo pomeriggio successivo all'incidente, circostanza che è sempre stata indicata dai cospiratori come un tentativo di coprire la verità, è stata motivata agli occhi della giuria come 'necessaria' per evitare a Diana l'onta dell'obitorio, dove la sua salma sarebbe dovuta finire per obblighi di legge, e dove qualche fotografo senza scrupoli avrebbe potuto rubare degli scatti. La decisione fu presa da Michael Gibbins, segretario personale di Lady D e da Colin Tebbutt, sua guardia del corpo. Durante l'udienza è stata confermata poi la notizia che nei giorni dell'incidente erano presenti a Parigi, presso l'ambasciata britannica, degli agenti dell'MI6, il servizio segreto inglese. Ma secondo quanto riportato dal giudice Baker, gli agenti erano a Parigi per un incontro con i colleghi francesi in materia di contro-terrorismo. L'ambasciata poi, ha sempre sostenuto di non essere stata neppure avvertita della presenza di Diana nella capitale francese. "Avevano cose più importanti a cui pensare che gli affari privati dei Vip", ha concluso Baker.







Sphere: Related Content

La Chiesa Cattolica come Pilato in Birmania.

(Palmira Mancuso - Nuova Agenzia Radicale) Papa Benedetto XVI assicura la sua intensa preghiera e invita i cattolici a fare altrettanto, auspicando la pace in Birmania. Ma la “spirituale vicinanza a quella cara popolazione nel momento della dolorosa prova che sta attraversando” non può coinvolgere più di tanto i sacerdoti a cui cattolica ha ordinato di non partecipare alle manifestazioni di piazza e alle attività politiche in Birmania.

Un atteggiamento che certamente non è di conforto per i 450.000 cattolici della regione asiatica, a cui tramite un bollettino, letto proprio nello stesso giorno in cui il Pontefice esprimeva la sua “vicinanza”, è stato comunicato che preti, sacerdoti e suore non devono farsi coivolgere dalla protesta. Ai fedeli, comunque, si riconosce il libero arbitrio di sceglier come meglio credono.

Una posizione chiara contro la decisione pilatesca della Chiesa è quella di Marco Pannella, che intervenendo nel corso del Comitato nazionale di radicali Italiani ha espresso tutto il suo disgusto: “Fanno letteralmente schifo, lo dico per rispetto profondo della mia e altrui religiosità” ha detto il leader radicale riferendosi alle disposizioni date dalle gerarchie cattoliche -“mentre decine di migliaia di monaci poveri, che a piedi scalzi – loro - manifestano, condividendo francescanamente lo scandalo della povertà del popolo birmano, spartendo con esso il pane della pace e della giustizia.”

I monaci birmani hanno rifiutato di obbedire alla gerarchia manovrata dal regime, e hanno scelto di stare accanto alla loro popolazione, anzi di guidarla assumendo la responsabilità politica e spirituale della loro azione non violenta. Perché si chiede ai religiosi cattolici di dover sempre scegliere la via più drammaticamente difficile? Quella di cercare nella vocazione che li ha condotti fino al sud est asiatico, le ragioni dell’obbedienza dovuta al Papa e la richiesta di aiuto da quelle persone che vedono tutti i giorni, che con loro pregano e soffrono sulle strade insanguinate di Rangoon, così distanti dai lastricati vaticani.

Come giustificare dinanzi ai fedeli e agli occhi del resto dell’umanità il silenzio assenso che può solo favorire il regime?






Sphere: Related Content

Transex multati per una legge del 1931: "Vietato mascherarsi in pubblico".

È accaduto a Montesilvano, in Abruzzo, durante un controllo antiprostituzione.
La legge mai abrogata prevede una sanzione amministrativa.

(La Repubblica) Multati in base a una legge del 1931, mai abrogata. È accaduto lungo la riviera di Montesilvano dove alcuni transessuali sono stati sanzionati perchè vestiti da donna, in base all'articolo 85 del testo unico di pubblica sicurezza del 1931. I verbali sono stati effettuati nel corso di un controllo antiprostituzione, che ha interessato 19 tra prostitute rumene e italiane e transessuali sudamericani.
Nel confronti dei transessuali - spiegano in una nota i carabinieri del Comando provinciale di Pescara - verrà notificata la sanzione amministrativa prevista per chi "si maschera in pubblico alterando i connotati essenzaili del sesso e della persona fisica".
L'ammenda può variare da 10 a 103 euro. Il testo unico del Regio decreto prevede la sanzione amministrativa per chi si maschera in pubblico. La norma è la stessa che vieta l'uso della maschera "nei luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l'osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall'autorità locale di pubblica sicurezza, con apposito manifesto". In sostanza, tranne che a Carnevale o altre feste.
Nel 1976 la Corte di Cassazione affermò in una sentenza che il divieto di comparire mascherati in pubblico "ha carattere assoluto, essendo diretto a impedire che, mediante il mascheramento, possano compiersi i reati".






Sphere: Related Content