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martedì 26 agosto 2008

La Cassazione: "Sandra Mastella faceva clientelismo, niente risarcimento".

(ècostiera) La presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo Mastella, per la Cassazione perpetuava "una politica di occupazione e di spartizione clientelare nei posti di responsabilità secondo criteri di appartenenza politica e non di competenza tecnica", il tutto a favore dell´Udeur.

Quindi “i motivi con cui i difensori hanno contestato la sussistenza dei gravi indizi a carico dell´indagata devono ritenersi infondati”.

Sette mesi dopo gli arresti; le dimissioni del marito, Clemente Mastella, da Guardasigilli, e tutto ciò che ne è seguito, arrivano le motivazioni della sentenza prodotta a giugno.

L' avvocato Titta Madia, difensore di Sandra Lonardo, ha tenuto però a sottolineare: "Il giudizio della Corte di Cassazione, che rispettiamo, non è certamente (e non potrebbe esserlo) una sentenza di condanna, perché è un giudizio di legittimità. Dunque non è un giudizio di merito e quindi non accerta i fatti concreti. La Suprema Corte si rifà alle ipotesi della pubblica accusa".

Secondo la Suprema Corte, i fatti contestati alla Lonardo sono stati ricostruiti dai giudici di merito "attraverso uno sviluppo motivazionale che non presenta incongruenze o salti logici" e "deve riconoscersi che sussistono i gravi indizi di colpevolezza richiesti" dal codice di procedura penale per limitare la libertà personale "in relazione all'ipotizzato reato di tentata concussione".

Insomma, per quanto riguarda la fase cautelare, i giudici di merito non hanno commesso passi falsi - nel procedimento che è costato la vita al governo Prodi - e non espone lo Stato al rischio di dover pagare un risarcimento.

Secondo la Cassazione "l'abuso" commesso dalla Lonardo "é consistito nella strumentalizzazione dei suoi poteri di Presidente della Regione Campania: in tale veste ha esercitato in maniera distorta le attribuzioni del suo ufficio piegandone le finalità per il perseguimento di interessi particolari, estranei all'interesse pubblico, peraltro violando i principi di imparzialità e di buon andamento dell'amministrazione pubblica".

È un boomerang – ha dichiarato Franco D´Ercole, capo dell´opposizione in Consiglio regionale - . È stato chiamato in causa anche il ruolo istituzionale della presidente: forse servirà una riflessione in sede assembleare”.

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