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mercoledì 9 luglio 2008

Un'estate a tutto sesso su Canale 5.

L'estate "calda" di Canale 5.
Arrivano The Tudors e Dirty Sexy Money.
(TGCom) Scandali, lussuria, tradimenti e ossessioni alla corte di Enrico VIII, interpretato da Jonathan Rhys Meyers, e poi vendette e intrighi in una potente dinastia newyorkese, guidata da Donald Sutherland: con due serial statunitensi dai cast di tutto rispetto, The Tudors e Dirty Sexy Money, si accende dal 3 luglio l'estate "calda" di Canale 5. Si comincia con il dramma storico The Tudors (già proposto su Mya).

La serie racconta i primi anni del regno di Enrico VIII di Inghilterra puntare sulla vita amorosa e politica dell'ambizioso e monarca. A dare il volto a Enrico VIII, il sovrano che per la fissazione di concepire un erede si sposò ben sei volte, decapitò e ripudiò le sue mogli, è Jonathan Rhys Meyers. The Tudors ha raccolto ottimi ascolti in America, conquistando in particolare i giovani (dai 17 ai 24 anni) e mettendo d'accordo telespettatori e critica, e ha fatto incetta di premi: ben sette agli ultimi Irish Film and Television Awards. Nel cast ci sono anche Sam Neill (il cardinale Wolsey), Jeremy Northam (Tommaso Moro), Maria Doyle Kennedy (Caterina d'Aragona), Natalie Dormer (Anna Bolena), Steven Waddington (il duca di Buckingham) e Gabrielle Anwar (Margaret).

Da agosto toccherà poi alle dieci puntate di Dirty Sexy Money, eletta da Entertainment Weekly e Variety come la miglior nuova serie dell'anno. Nick George (Peter Krause) è un avvocato idealista che, dopo la tragica morte del padre Dutch, prende il suo posto come avvocato di fiducia per la facoltosa famiglia Darling. La potente dinastia, che dietro l'aspetto glamour e patinato nasconde segreti e bizzarre abitudini, è composta dal patriarca Tripp Darling (Donald Sutherland) e dalla depressa moglie Letitia (Jill Clayburgh) con i loro cinque figli: il primogenito Patrick (William Baldwin) in procinto di candidarsi al Senato degli Stati Uniti, che dietro l'aria di figlio modello nasconde molti segreti, tra i quali un amante transessuale con il quale tradisce la moglie; la svampita Karen (Natalie Zea), pronta a sposarsi per la quarta volta, ma da sempre follemente innamorata di Nick; i gemelli Jeremy (Seth Gabel) "adolescente" di 25 anni che passa il suo tempo tra feste, celebrità e partite di poker (seminandosi dietro non pochi scandali a discapito della famiglia), e Juliet (Samaire Armstrong), con atteggiamenti alla Paris Hilton solo per nascondere una forte insicurezza. Infine Brian (Glenn Fitzgerald), pastore protestante, che dietro la facciata di perfetto religioso nasconde un animo superficiale, opportunista e calcolatore, ma anche sensibile in molti degli atteggiamenti verso il figlio illegittimo, suo unico segreto da nascondere alla perfetta famiglia.

La serie, prodotta dagli Abc Studios, è stata creata da Craig Wright (Brothers & Sisters, Lost, Six Feet Under).
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Una scena particolarmente spinta di The Tudors.

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Dirty sexy money.

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martedì 8 luglio 2008

Donne vescovo, si degli anglicani. Ribadita la netta chiusura del Vaticano.

Gerry O'Brian, tra i tradizionalisti: è come ordinare vescovi gay.
(Ansa) La Chiesa d'Inghilterra ha deciso di autorizzare l'ordinazione di donne vescovo nonostante la forte opposizione dell'ala tradizionalista. Secondo i 'media' britannici, il Sinodo generale, l'organo di governo della chiesa madre della Comunità anglicana, ha votato a favore del rivoluzionario progetto in un clima di grande emotività e confusione.

Stando alla BBC, il Sinodo, riunito a York, ha comunque accettato di adottare "non meglio precisate misure" per andare incontro all'ala tradizionalista.

Alla vigilia si era parlato della nomina di 'super-vescovi' di sesso maschile cui potessero fare riferimento quella parte di clero e quei fedeli che non vorranno riconoscere le donne.

Secondo il sito Internet del 'Times', tuttavia, questa proposta è stata bocciata di stretta misura. Prima del Sinodo, circa 1.300 esponenti del clero avevano minacciato di abbandonare la Chiesa di Inghilterra in caso di adozione di decisioni del tutto contrarie alla linea dell'ortodossia.

Il dibatto - accesissimo - si è protratto per oltre sei ore, con uno dei vescovi che a un certo punto della discussione è scoppiato in lacrime. Secondo la BBC, oltre all'ipotesi dei super-vescovi è stata bocciata anche l'idea di dare vita a nuove diocesi per le parrocchie 'dominate' dagli oppositori.

Al voto hanno partecipato le tre 'camere' del Sinodo, i laici, i vescovi e il clero. Tutte hanno votato a favore della consacrazione vescovile delle donne sacerdote.

L'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, nel corso del dibattito ha detto di essere decisamente a favore del compromesso ma ha messo in chiaro che non avrebbe accettato soluzioni che potessero essere lette come una "umiliazione" per le donne.

Gerry O'Brian, uno dei tradizionalisti più accesi, ha paragonato l'accesso delle donne al seggio vescovile alla decisione della Chiesa episcopale americana, che ha recentemente nominato vescovo Gene Robinson, un gay dichiarato. O'Brian è stato però sommersi dai fischi.

Il Sinodo aveva già detto sì in linea di massima tre anni fa alla consacrazione vescovile delle donne. Il pacchetto di misure di salvaguardia che è stato preannunciato dovrebbe servire a evitare che i tradizionalisti - molto vicini al mondo cattolico, tanto da essere chiamati 'anglo-catholic' - decidano per lo scisma non potendo tollerare una novità a loro giudizio 'eretica', contraria alla lettera e allo spirito del Vangelo.

Nel 1994, quando ha dato via libera all'ordinazione sacerdotale delle donne, la Chiesa anglicana ha perso circa 500 membri del clero passati quasi tutti al campo 'papista'. Per la consacrazione vescovile delle donne l'emorragia potrebbe essere anche più profonda. Si parla di circa 1.300 sacerdoti pronti ad andarsene dalla Chiesa d'Inghilterra.
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Rincrescimento del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei Cristiani dopo il voto della Chiesa anglicana sull'ordinazione delle donne all'episcopato.
(Radio vaticana) “Uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio” e “un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra”. E’ il commento del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei Cristiani alla notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada alla legislazione per l’ordinazione delle donne all'episcopato.
“Per il futuro - si legge nella nota del dicastero pontificio - questa decisione avrà delle conseguenze per il dialogo, che finora aveva portato buoni frutti, come il cardinale Kasper ha chiaramente spiegato quando ha parlato il 5 giugno 2006 a tutti i vescovi della Chiesa di Inghilterra su invito dell'arcivescovo di Canterbury”. La posizione cattolica in merito - precisa il Pontificio Consiglio - è stata “espressa chiaramente" da Paolo VI e da Giovanni Paolo II.

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Sydney. Cardinale George Pell accusato di coprire la verità su preti pedofili.

(Apcom) Lo scandalo dei preti pedofili si abbatte come un ciclone a Sydney, proprio a pochi giorni dalla visita del Papa in territorio australiano.
Il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney, è alle prese con l'imbarazzante scandalo dei preti pedofili. Pell ha negato di aver coperto casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Il porporato ha risposto a un report televisivo della Abc in cui si sosteneva che Pell avesse dato informazioni fuorvianti a un uomo che accusava un prete di abusi sessuali più di 25 anni fa.
Anthony Jones ha accusato padre Terrence Goodall di aver abusato di lui nel 1982, quando Jones aveva 28 anni ed era coordinatore dell'istruzione religiosa a Sydney. Jones ha riferito le accuse alla chiesa australiana nel 2003 che ha aperto le indagini che hanno dimostrato "comportamenti omosessuali" tra padre Goodall e Jones, secondo quanto riporta la Abc.
Ma l'arcivescovo Pell non ha seguito le raccomandazioni previste durante le indagini e ha persino scritto a Jones dicendogli che non era stato possible provare la denuncia di "tentata violenza sessuale aggravata". Pell ha sottolineato che mentre la sua lettera a Jones è stata "mal scritta", non c'è stata violenza. La sua conclusione è che l'atto è stato consensuale. "Accetto tutti i documenti, e l'investigazione interna alla chiesa, incluso il comportamento omosessuale, ma l'accusa di violenza è insufficiente".
Il report di Abc riferisce che anche un secondo uomo, non ben identificato, ha denunciato di abusi sessuali padre Goodall. Un'altra lettera di Pell, segnata nello stesso giorno di quella a Jones, ha informato il secondo uomo che le accuse di abusi sessuali non erano sufficienti. "Non ho intenzione di ingannare", ha detto Pell, che ha riferito come la Chiesa abbia preso tutte le azioni contro Goodall basate sulle accuse delle due vittime. Non c'è alcuna copertura. Le accuse contro padre Goodall sono state verificate sia dalla Chiesa che dalla Polizia e padre Goodall è stato rimosso dall'incarico. Le autorità ecclesiastiche - conclude il porporato - hanno cooperato ad ogni stadio".

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Nozze gay a Garbagnate. Quattromila coppie pronte a trasferirsi.

Il sindaco: "Punirò quel consigliere".
(Paolo Guerriero) Si sono giurati eterno amore e fedeltà i due giovani sposini che hanno contratto matrimonio davanti al consigliere Giovanni De Angelis che, con l’ennesima celebrazione, è stato ormai soprannominato “il prete rosso”. Gli sposi sono due giovanotti residenti a Garbagnate: Romualdo Picernus nato a Castrocaro Terme, e Oronzo Aliprando Nettis. Quest’ultimo nato a TrePalle vicino a Livigno. I due coniugi, da pochi mesi residenti nella nostra località, sono oltretutto in dolce attesa (dalla foto a dx si vede il pancione ormai al 7° mese di Oronzo Aliprando). Presente alla cerimonia vi era anche l’assessore provinciale Ezio Casati che ha detto: “Garbagnate si sta svegliando dal torpore generale che ha invaso tutto il Paese dopo l’ultima sconfitta elettorale. Per sconfiggere questa maggioranza –ha continuato l’assessore –dobbiamo fare una opposizione totalmente differente. Basta col piangersi addosso e basta con i pannolini…”. Forte è stata la dichiarazione del sindaco Leonardo Marone che sul quotidiano Libero ha detto: “Punirò quel consigliere”, definendo poi anche il consigliere Sandro Fumagalli “un indegno”. Parole forti quelle del primo cittadino di Garbagnate, che vede nel centrosinistra una nuova e avvincente strategia, un nuovo modo di fare opposizione. Cioè un opposizione “diversa”. Ora vi sono 4 mila coppie gay che desiderano trasferirsi a Garbagnate per poter convolare a nozze. “Ci vorrà una struttura adeguata per celebrare i prossimi matrimoni omosessuali –ha detto De Angelis -, un luogo che ci consenta anche di ospitare le puerpere che chiederanno asilo nella nostra città”. E a quanto pare sono in tante le coppie gay che scappano dai loro paesi. Località limitrofe quali: Arese, Rho, Milano, ove il centrodestra non permette loro nemmeno di scambiarsi una tenera effusione o semplicemente gustarsi mano nella mano un tenero e dolce cornetto. Ma a Garbagnate Milanese ora non sarà più un problema. Don Giovanni De Angelis, li unirà tutti in matrimonio come avviene ormai da tempo in molti paesi dell’Europa.

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Quando Aznar voleva riconoscere le coppie gay. Adesso fa l’integralista.

(Alessandro Litta Modignani - L'Opinione) In un’intervista rilasciata ieri a Il Giornale, Josè Maria Aznar attacca duramente il primo ministro spagnolo Zapatero, a suo dire colpevole di utilizzare la questione laica come cortina fumogena per nascondere la crisi sociale del paese iberico. Secondo Aznar, il “laicismo” spingerebbe il governo socialista a radicalizzare lo scontro con la Chiesa, per favorire – attraverso il ridimensionamento della religione - la distruzione della famiglia e la disgregazione della società. Sin qui, sia chiaro, niente di male: ognuno fa il suo mestiere. Aznar è un esponente dell’opposizione e critica l’operato del governo. Tuttavia, quando Aznar e il Partito popolare si ergono a difensori della Chiesa e delle tradizioni cattoliche della Spagna, compiono un’operazione che assolutamente non corrisponde alla verità dei fatti. Nel gennaio 2004, alla vigilia delle elezioni, il Partito popolare presentò nel suo programma di governo un progetto di legge per il riconoscimento delle unioni civili, anche omosessuali. A questo ultime veniva precluso il matrimonio e le adozioni (che invece sarebbe stati poi introdotti da Zapatero) ma venivano riconosciuti una serie di diritti, quali la registrazione (dopo un anno di convivenza), le esenzioni fiscali, l’assegnazione di alloggi pubblici e altro ancora. Questa presa di posizione, molto osteggiata dalla Chiesa, non fu il quel momento una sorpresa per nessuno.

La connotazione laico-liberale del governo Aznar era ben nota all’opinione pubblica e aveva già dato i suoi frutti. Due importanti regioni a maggioranza popolare, Madrid e Valencia, avevano già introdotto con successo il registro delle unioni civili, suscitando un vespaio di polemiche da parte del clero, che lo stesso Aznar aveva respinto in toni pacati ma fermi, rivendicando l’equità del suo operato e difendendo la laicità della Stato. Assai meno moderata fu la reazione da parte di altri. Il portavoce di Piattaforma Gay, dello stesso Partito popolare, arrivò a denunciare il presidente della Conferenza episcopale spagnola, nonché arcivescovo di Madrid, per “ingiurie e incitazione alla discriminazione per motivi di orientamento sessuale, con l’aggravante dell’omofobia”. Questo dicevano e facevano i Popolari di Aznar. Tanto è vero che tutti i commentatori – tutti, senza eccezione – prevedevano una vittoria a mani basse dello stesso Partito popolare, anche in virtù di questa importante “apertura” agli omosessuali spagnoli, che secondo le statistiche sarebbero circa 4 milioni, cioè il 10 per cento della popolazione. Sappiamo poi come è andata a finire: le bombe della stazione di Atocha, l’11 marzo, hanno sovvertito il pronostico. Resta il fatto che il progetto della destra spagnola era molto, ma molto più laico e liberale dei nostri minimalissimi Dico, affondati dalla veemente reazione del cattolici integralisti e dal Family Day. In politica, si sa, la virtù della coerenza non è mai stata particolarmente apprezzata. Anche Aznar può farne a meno con disinvoltura. Tuttavia, su questa vicenda, un po’ più di onestà intellettuale non guasterebbe.

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Scala Mercalli: la street art invade Roma.

(Panorama) Scosse creative all’Auditorium di Roma dove, fino al 31 luglio, è aperta la Scala Mercalli, la più ampia mostra mai allestita in Italia sulla cosiddetta Street art. Cinquanta artisti, centinaia di opere, anche di formato gigantesco, sculture e installazioni nei giardini.

“È la prima volta che si realizza un progetto organico che raccolga tutto il meglio dello scenario della Street art italiana” sostiene il curatore Gianluca Marziani. Un lavoro di ricerca durato un anno che vede insieme nomi storici come Paolo Buggiani (lavorò con Keith Haring a New York negli anni Settanta) e Cuoghi & Corsello, con i giovani Whystyle, Ozmo, Ivan che scrive la sua poesia urbana su grandi spazi (”Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo”). “Volevamo capire cosa fosse successo dopo il graffitismo, dopo le bombolette” aggiunge Marziani.
Una mostra per scoprire chi sono i Banksy italiani, chi riuscirà a eguagliare le quotazioni da capogiro dell’artista inglese che ha firmato i muri di Londra con i suoi disegni politici e provocatori. Come Sten, che opera sui muri della capitale e, ritiene Marziani, “ribalta la logica della locandina con antagonismo militante. Riuscendo a leggere il mondo contemporaneo con codici diversi”.

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