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venerdì 11 luglio 2008

Anglicani. Gay e donne, due crisi diverse, il ruolo del Vaticano,

(Asca) La Conferenza di Lambeth, il decennale incontro plenario di tutti i vescovi della Comunione Anglicana, in programma dal 16 al 31 luglio prossimi, non poteva cadere in un momento piu' difficile e cruciale per il futuro di quella che e' la seconda Chiesa cristiana (dopo la cattolica) piu' numerosa al mondo, con circa 75 milioni di fedeli. Saranno numerose centinaia i vescovi che non risponderanno all'invito dell'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, leader morale e spirituale dell'anglicanesimo mondiale, anche se privo di poteri effettivi, che convoca la Conferenza. In disaccordo con la decisione, presa negli ultimi anni, dalle chiese anglicane di Canada e Stati uniti di ammettere vescovi dichiaratamente gay e benedire le unioni omosessuali, circa 300 vescovi dissidenti si sono ritrovati per una Conferenza ''parallela'' a Gerusalemme dal 23 al 29 giugno.

In quest'atmosfera di scisma imminente e' arrivata la notizia del voto del Sinodo Generale della Chiesa anglicana di Inghilterra, la scorsa settimana, di avviare l'iter per ammettere all'episcopato le donne, da oltre un decennio gia' ammesse al sacerdozio. Si tratta di un passo che rischia di influire negativamente soprattutto sul dialogo ecumenico tra anglicani e cattolici: se infatti le donne-vescovo sono gia' una realta' consolidata e non controversa in molte Chiese anglicane (a cominciare da quella statunitense, presieduta dal reverendo Katharine Schori), il voto del Sinodo inglese e' simbolicamente significativo perche' la Chiesa d'Inghilterra, guidata dall'arcivescovo di Canterbury, e' la Chiesa-madre di tutto l'anglicanesimo.

Inoltre, la consacrazione di donne vescovo provochera' probabilmente un esodo di decine o centinaia di pastori anglicani verso il cattolicesimo, come gia' avvenne nel '92 con l'ordinazione delle donne-prete. A guidare l'ondata dei transfughi potrebbe essere il vescovo anglicani di Ebbsfleet, il reverendo Andrew Burnham, che ha chiesto dalle colonne del giornale cattolico conservatore britannico Catholic Herald un ''gesto magnanimo'' da parte della gerarchia cattolica inglese nei confronti di chi volesse tornare nel seno di Roma.

Di fronte a questi sommovimenti, molti anglicani ora aspettano con ansia di capire quale sara' l'atteggiamento tenuto dal Vaticano. ''E' impossibile sapere ora cosa fara' Roma'', spiega il reverendo William Franklin, vicedirettore della American Academy di Roma. ''In ambienti cattolici, e anche sull'Osservatore Romano, si tende a confondere le due questioni, quella dell'ordinazione delle donne e quella del ruolo degli omosessuali nella Chiesa. Ma si tratta di due questioni separate''.

Sul piano mondiale, molto dipendera' dal clima che si instaurera' alla Conferenza di Lambeth e in particolare dal consenso che raccogliera' una proposta per tenere unite a livello mondiale le Chiese anglicane nota con il nome di Anglican Covenant. ''Teologicamente - spiega Franklin -, deve molto al percorso di avvicinamento tra Chiesa cattolica e anglicanesimo. Se il Covenant raccogliesse un vasto sostegno da parte di vescovi e Chiese nazionali, il rapporto con il Vaticano ne risulterebbe sicuramente migliorato''.

Le cose, pero', potrebbero anche andare diversamente. Di norma, di fronte alle divisioni interne all'anglicanesimo mondiale, la Santa Sede, pur criticando gli ''errori' teologici, ha sempre adottato un approccio prudente affermando di non voler interferire in questioni interne di un'altra Chiesa. C'e' pero' il precedente della Chiesa episcopaliana statunitense: in occasione delle sue divisioni interne, il card. Ratzinger scrisse una inusuale lettera di solidarieta' ai tradizionalisti.

E negli Stati Uniti e' in vigore una speciale misura canonica che permette il passaggio degli anglicani al cattolicesimo ''in blocco', anche per intere parrocchie. Molti tradizionalisti inglesi, sia cattolici che anglicani, sperano in un'estensione di questa misura anche all'Inghilterra. Ma sarebbe un provvedimento, secondo Franklin, che avrebbe effetti ''devastanti'' per l'intero anglicanesimo. ''Niente verra' deciso prima della Conferenza di Lambeth'', aggiunge.

Ma dopo la sua conclusione, il futuro dell'anglicanesimo dipendera' in misura significativa anche dal Vaticano.

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martedì 8 luglio 2008

Donne vescovo, si degli anglicani. Ribadita la netta chiusura del Vaticano.

Gerry O'Brian, tra i tradizionalisti: è come ordinare vescovi gay.
(Ansa) La Chiesa d'Inghilterra ha deciso di autorizzare l'ordinazione di donne vescovo nonostante la forte opposizione dell'ala tradizionalista. Secondo i 'media' britannici, il Sinodo generale, l'organo di governo della chiesa madre della Comunità anglicana, ha votato a favore del rivoluzionario progetto in un clima di grande emotività e confusione.

Stando alla BBC, il Sinodo, riunito a York, ha comunque accettato di adottare "non meglio precisate misure" per andare incontro all'ala tradizionalista.

Alla vigilia si era parlato della nomina di 'super-vescovi' di sesso maschile cui potessero fare riferimento quella parte di clero e quei fedeli che non vorranno riconoscere le donne.

Secondo il sito Internet del 'Times', tuttavia, questa proposta è stata bocciata di stretta misura. Prima del Sinodo, circa 1.300 esponenti del clero avevano minacciato di abbandonare la Chiesa di Inghilterra in caso di adozione di decisioni del tutto contrarie alla linea dell'ortodossia.

Il dibatto - accesissimo - si è protratto per oltre sei ore, con uno dei vescovi che a un certo punto della discussione è scoppiato in lacrime. Secondo la BBC, oltre all'ipotesi dei super-vescovi è stata bocciata anche l'idea di dare vita a nuove diocesi per le parrocchie 'dominate' dagli oppositori.

Al voto hanno partecipato le tre 'camere' del Sinodo, i laici, i vescovi e il clero. Tutte hanno votato a favore della consacrazione vescovile delle donne sacerdote.

L'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, nel corso del dibattito ha detto di essere decisamente a favore del compromesso ma ha messo in chiaro che non avrebbe accettato soluzioni che potessero essere lette come una "umiliazione" per le donne.

Gerry O'Brian, uno dei tradizionalisti più accesi, ha paragonato l'accesso delle donne al seggio vescovile alla decisione della Chiesa episcopale americana, che ha recentemente nominato vescovo Gene Robinson, un gay dichiarato. O'Brian è stato però sommersi dai fischi.

Il Sinodo aveva già detto sì in linea di massima tre anni fa alla consacrazione vescovile delle donne. Il pacchetto di misure di salvaguardia che è stato preannunciato dovrebbe servire a evitare che i tradizionalisti - molto vicini al mondo cattolico, tanto da essere chiamati 'anglo-catholic' - decidano per lo scisma non potendo tollerare una novità a loro giudizio 'eretica', contraria alla lettera e allo spirito del Vangelo.

Nel 1994, quando ha dato via libera all'ordinazione sacerdotale delle donne, la Chiesa anglicana ha perso circa 500 membri del clero passati quasi tutti al campo 'papista'. Per la consacrazione vescovile delle donne l'emorragia potrebbe essere anche più profonda. Si parla di circa 1.300 sacerdoti pronti ad andarsene dalla Chiesa d'Inghilterra.
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Rincrescimento del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei Cristiani dopo il voto della Chiesa anglicana sull'ordinazione delle donne all'episcopato.
(Radio vaticana) “Uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio” e “un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra”. E’ il commento del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei Cristiani alla notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada alla legislazione per l’ordinazione delle donne all'episcopato.
“Per il futuro - si legge nella nota del dicastero pontificio - questa decisione avrà delle conseguenze per il dialogo, che finora aveva portato buoni frutti, come il cardinale Kasper ha chiaramente spiegato quando ha parlato il 5 giugno 2006 a tutti i vescovi della Chiesa di Inghilterra su invito dell'arcivescovo di Canterbury”. La posizione cattolica in merito - precisa il Pontificio Consiglio - è stata “espressa chiaramente" da Paolo VI e da Giovanni Paolo II.

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domenica 6 luglio 2008

Incontri segreti tra anglicani e cattolici per fermare i matrimoni gay.

Discussione su donne vescovo e matrimoni gay Roma.
(Apcom) Alcuni vescovi della Chiesa anglicana si sono recati in Vaticano per colloqui riservati con alti rappresentanti della Chiesa di Roma sulla crisi scoppiata nella comunità anglicana in merito ai matrimoni tra gay e alla questione delle donne vescovo. Lo riporta il "Sunday Telegraph". L'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, aggiunge il domenicale britannico, non è stato informato di questi contatti, e questa notizia rischia quindi di ostacolare i suoi tentativi di impedire una scissione della Chiesa d'Inghilterra. In un colloquio strettamente confidenziale - riferisce il "Telegraph" - alcuni vescovi conservatori hanno espresso la loro preoccupazione per la direzione liberale imboccata dalla Chiesa anglicana. Questi vescovi - che hanno richiesto l'anonimato al "Sunday Telegraph" - hanno incontrato alcuni membri della Congregazione per la Dottrina della Fede, con lo scopo anche di stringere rapporti più stretti con la Chiesa di Roma. La rivelazione di questi colloqui giunge alla vigilia di un voto cruciale: il Sinodo Generale - il Parlamento della Chiesa anglicana - si accinge infatti ad esprimersi sulla possibilità che le donne diventino vescovo. Una decisione delicata che rischia di spaccare la comunità anglicana, già profondamente divisa sulla questione dell'omosessualità.

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martedì 1 luglio 2008

Anglicani. strappo dei tradizionalisti ostili ai vescovi gay.

(Ansa - nella foto l'arcivescovo di Canterbury, Rowan William) Va a pezzi la chiesa fondata da Enrico VIII, il re-barbablu' dalle sei mogli che nel 1535 ruppe con la Roma dei Papi: l'ala tradizionalista della Comunione Anglicana, contraria alla consacrazione vescovile di donne e preti gay e alle nozze religiose tra persone delle stesso sesso, ha deciso di organizzarsi in modo indipendente e autonomo. Avra' un proprio clero e propri seminari. Non riconoscera' piu' come indiscutibile autorita' suprema l'arcivescovo di Canterbury. Di fatto si va allo scisma, anche se i diretti interessati rifiutano questa definizione.

Il clamoroso strappo covava da tempo e si e' consumato ufficialmente ieri a Gerusalemme, dove per un'intera settimana circa trecento vescovi conservatori - perlopiu' in provenienza di Africa, Asia e Australia - hanno tuonato contro il 'falso vangelo' predicato dai sacerdoti anglicani 'liberali' e si sono ripromessi di essere fedeli ai 'principi morali biblici' senza piu' contaminazioni moderne. D'ora in poi avranno come unico parametro il 'Book of Common Prayer', il libro delle preghiere uscito nel 1622. A loro giudizio la gerarchia anglicana occidentale (in particolare quella americana) ha manipolato le scritture sacre in un erroneo lavoro di aggioramento e ha anche il torto di non essersi opposta con il dovuto vigore al 'secolarismo miliante e al pluralismo' contribuendo cosi' al generalizzato 'declino spirituale'.
Il 'casus belli' all'origine della clamorosa rottura risale al 2003 quando gli anglicani tradizionalisti - molto vicini alla religione cattolica sotto il profilo teologico - reagirono con choc al fatto che negli Stati Uniti un prete apertamente gay - Gene Robinson - era stato consacrato vescovo del New Hampshire.
Il disagio viene pero' da molto piu' lontano, almeno dai primi Anni Novanta quando la Church of England ammise tra mille polemiche l'ordinazione sacerdotale delle donne.
I trecento vescovi riuniti a Gerusalemme - punto di riferimento per almeno trentacinque milioni di anglicani sparsi per il mondo su un totale di ottanta - hanno detto adesso basta alle derive modernistiche: daranno vita ad una vera e propria struttura ecclesiale alternativa. L'hanno chiamata 'The Fellowship of Confessing Anglicans' (Foca). Rifiutano la parola scisma, sottolineando che opereranno come 'chiesa dentro la chiesa', ma proprio di questo sembra trattarsi.
Significativo il siluro contro l'arcivescovo di Canterbury, finora autorita' suprema di quella che nel Regno Unito e' tuttora la religione di Stato: per i tradizionalisti - che non gli perdonano di non essersi opposto alla consacrazione del vescovo gay in Usa - va riconosciuto 'per il suo ruolo storico' ma nella 'realta' post-coloniale' non puo' essere piu' considerato il leader indiscusso.
Una delle figure di maggior spicco nella 'Fellowship of Confessing Anglicans' e' l'arcivescovo di Sydney, il reverendo Peter Jensen, che ha definito 'un atto di follia' e 'un grossolano errore strategico' la consacrazione del vescovo gay in Usa. Durante il vertice di Gerusalemme un'altra figura di primo piano, l'arcivescovo della Nigeria Peter Akinola, ha sferrato un attacco diretto contro l'arcivescovo di Canterbury - Rowan William - e gli ha addossato la responsabilita' per 'lo stato di 'agitazione e bancarotta' in cui e' finita la Comunione Anglicana.

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martedì 13 maggio 2008

A Como indagato l'ex vescovo Maggiolini. L'accusa è di favoreggiamento nei confronti di un prete accusato di violenza sessuale su un disabile.

Per Don Stefanoni, ex parroco di Laglio chiesti 8 anni di carcere.
(Il Corriere della Sera) Una brutta storia. Il vescovo emerito di Como Alessandro Maggiolini è stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Como per il reato di favoreggiamento personale di don Mauro Stefanoni, l'ex parroco di Laglio (Como) attualmente a processo per violenza sessuale.

L'ACCUSA - Secondo l'ipotesi accusatoria, Maggiolini nel novembre del 2004 avrebbe convocato in Curia don Stefanoni per riferirgli dell'esistenza dell'indagine penale nei suoi confronti per violenza sessuale. Dell'iscrizione sul registro degli indagati, che non si sa a quando risale, si è appreso a margine del processo a carico di don Stefanoni. Proprio lunedì il pm Vittoria Isella ha chiesto nei confronti del sacerdote una condanna a otto anni di reclusione. Il prete è accusato di violenza sessuale nei confronti di un ex parrocchiano, all'epoca dei fatti minorenne, affetto da un lieve ritardo mentale, che lo denunciò nel 2004. L'imputato ha sempre respinto ogni accusa, ma secondo quanto ha ricostruito in aula il pm «la videocassetta omopornografica trovata nella casa parrocchiale, la tipologia dei film acquistati sulla tv via satellite, i siti internet navigati, le chat line frequentate, i soprannomi utilizzati per farlo, e i rapporti intrattenuti con un suo ex parrocchiano di Ponte Tresa costituiscono una cornice perfetta per il quadro dipinto dalla vittima». Oggi ci sarà una nuova udienza per le arringhe difensive.
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sabato 10 maggio 2008

Vaticano. Il Papa ai vescovi magiari: "Giustamente voi avete criticato il pubblico riconoscimento delle unioni omosessuali".

Papa; In Ungheria ancora vive le conseguenze del comunismo. Consumismo "sconsiderato" e famiglia minacciata da secolarismo.
(Apcom) Un paese che soffre ancora del suo passato comunista, e in particolare del "clima di sospetto" che lo denotava, ma minacciato anche da nuovi problemi come un consumismo "sconsiderato" e da una secolarizzazione che mette in crisi in primo luogo la famiglia: è l'affresco a tinte fosche dell'Ungheria che Papa Benedetto XVI ha tratteggiato ricevendo, questa mattina in Vaticano, i vescovi magiari.

"Purtroppo il lungo periodo del regime comunista ha segnato pesantemente la popolazione ungherese, così che ancora adesso se ne notano le conseguenze", ha detto Ratzinger: "In particolare, viene rilevata in molti una certa difficoltà a fidarsi degli altri, tipica di chi ha vissuto a lungo in un clima di sospetto".

"Il senso di insicurezza - ha proseguito - è poi accentuato dalla difficile congiuntura economica, che uno sconsiderato consumismo non contribuisce a migliorare. Le persone, compresi i cattolici, risentono in genere di quella debolezza di pensiero e di volontà che è assai comune nei nostri tempi". Secondo Benedetto XVI, più specificamente, "la prima realtà che purtroppo fa le spese della diffusa secolarizzazione è la famiglia, che anche in Ungheria attraversa una grave crisi". Sintomi di questa cristi, per il Papa, sono "la notevole diminuzione del numero dei matrimoni", "l'impressionante aumento dei divorzi", il moltiplicarsi di "coppie di fatto". "Giustamente - ha ricordato - voi avete criticato il pubblico riconoscimento delle unioni omosessuali". "Tale situazione, unita alla carenza di sussidi per le famiglie numerose, ha portato ad un drastico calo delle nascite", ha aggiunto il Papa, concludendo il ragionamento, "reso ancor più drammatico dalla diffusa pratica dell'aborto".

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martedì 6 maggio 2008

Cei: Monsignor Bettazzi,denuncia in una lettera che i Vescovi hanno più simpatia per il centrodestra.

Per i vescovi il centrodestra si dichiara piu' severo nei confronti dell'aborto e dei problemi degli omosessuali.
(Asca) Una ''lettera aperta ai confratelli vescovi'', scritta in vista della prossima assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Italiana: l'ha scritta il vescovo emerito di Ivrea, mons. Luigi Bettazzi, denunciando da parte dei vescovi italiani, malgrado l'ufficiale neutralita', ''una certa simpatia per il Centrodestra, forse perche', almeno apparentemente, si dichiara piu' severo nei confronti dell'aborto e dei problemi degli omosessuali e piu' favorevole alle scuole e alle organizzazioni confessionali''. ''Credo peraltro - aggiunge mons. Bettazzi, la cui lettere sara' pubblicata sul prossimo numero del mensile 'Mosaico di Pace' - che siamo stati meno generosi verso il Governo Prodi, non come approvazione della sua politica quanto come riconoscimento di un esempio di cattolicesimo vissuto, personalmente, familiarmente, programmaticamente, in situazioni e in compagnie particolarmente problematiche''. Scrive il vescovo, che e' anche presidente emerito di Pax Christi Internazionale, che ''in un mondo, come il nostro Occidente, dominato dal capitalismo, che sta impoverendo sempre piu' la maggioranza dei popoli, tra i valori 'non negoziabili', accanto alla la vita nascente e le famiglie 'regolari', va messo il rispetto per la vita e lo sviluppo della vita di tutti, in tempi in cui si allarga la divaricazione (gia' denunciata da Paolo VI nella 'Populorum progressio' quarant'anni fa!) tra i popoli e i settori piu' sviluppati e piu' ricchi e quelli piu' poveri e dipendenti, avviati a situazioni di fame inappagata e di malattie non curate''. Mons. Bettazzi denuncia anche la corresponsabilita' dei cattolici in fenomeni come il bullismo e il disagio giovanile: ''Mi chiedo - scrive - come possiamo meravigliarci che i giovani si frastornino nelle discoteche o nella droga, si associno per violenze di ogni genere, si esaltino nel bullismo, quando gli adulti, anche quelli che si proclamano 'cattolici', nel mondo economico e in quello politico danno troppo spesso esempio di arrivismo e di soprusi, giustificano la loro illegalita' ed esaltano le loro 'furberie', e noi uomini di Chiesa tacciamo per 'non entrare in politica', finendo con sponsorizzare questo esempio deleterio, che corrompe l'opinione pubblica e sgretola ogni cammino di sana educazione''. ''Ci stracciammo - conclude il vescovo - le vesti quando all'on. Prodi scappo' detto che non aveva mai sentito predicare l'obbligo di pagare le tasse; ma avremmo dovuto farlo altrettanto quando altri invitavano a non pagarle...''.

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martedì 19 febbraio 2008

Anglicani: Vescovi ugandesi contro gli americani: Ordinano pastori omosessuali.

(Toscana Oggi) I vescovi anglicani ugandesi boicotteranno la “Lambeth Conference”, l’incontro che raccoglie ogni dieci anni i 38 primati anglicani, per protestare contro la Chiesa episcopale americana che ordina pastori omosessuali e benedice unioni omosessuali. All’incontro che si terrà quest’anno a Canterbury dal 16 luglio al 4 agosto non parteciperanno, per lo stesso motivo, i vescovi della diocesi australiana di Sydney, della Nigeria e del Rwanda. Secondo la stampa britannica anche la diocesi del Kenya non verrà a Canterbury ma l’annuncio ufficiale è stato rimandato per la difficile situazione politica del Paese. Quasi un quarto degli 880 Vescovi anglicani saranno assenti alla Lambeth conference considerata uno dei quattro strumenti di unità. La maggior parte dei Vescovi dissidenti parteciperà a una conferenza alternativa la “Global Anglican Future conference”, ovvero “Conferenza Anglicana Globale del futuro” organizzata da evangelici conservatori in Israele a giugno. L’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, il leader teologico di settanta milioni di anglicani in tutto il mondo, non ha invitato alla “Lambeth Conference” il Vescovo gay del New Hampshire Gene Robinson, la cui ordinazione nel 2003 avviò le divisioni sul problema dell’omosessualità’ tra gli anglicani nel tentativo di calmare le diocesi più conservatrici.

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venerdì 15 febbraio 2008

Spagna. Matrimonio gay, riforma scolastica fino al dialogo con l'Eta, la chiesa attacca il governo Zapatero.

(Euronews) E' stato il culmine dello scontro tra vescovi spagnoli e governo socialista: la manifestazione a Madrid lo scorso 30 dicembre contro le riforme in materia sociale del governo Zapatero e a difesa della famiglia cattolica. Un tema centrale del pontificato di Benedetto sedicesimo.

"La cultura del laicismo radicale è un inganno, non è costruttiva. Causa solo disperazione, attraverso l'aborto, il divorzio veloce e ideologie che tentano di manipolare l'educazione dei giovani", aveva detto il cardinale di Valencia, Agustin Garcia-Gasco.

La chiesa aveva aperto le ostilità dopo l'approvazione della legge sul matrimonio tra omosessuali. A far infuriare la Chiesa è arrivata poi la riforma scolastica. Al centro del dibattito l'introduzione dell'educazione civica per insegnare gli alunni tra i dieci e i sedici anni il rispetto della diversità, il rifiuto del razzismo e dell'omofobia, la parità tra uomo e donna, i diritti e di doveri del cittadino. Per la Chiesa è un modo per rendere facoltativo il corso di religione nella scuola pubblica.

Il braccio di ferro ha avuto una svolta inattesa a fine gennaio: in piena campagna pre-elettorale la Conferenza dei vescovi ha chiesto ai cattolici di votare per i partiti che non hanno negoziato con l'Eta. "Una società che vuole essere libera e giusta non può riconoscere né esplicitamente né implicitamente un'organizzazione terrorista come rappresentante politico e non può considerarlo interlocutore politico", ha detto il portavoce della Conferenza Episcopale Juan Antonio Martinez Camino.

Dichiarazione che ha rotto un tabù: quello di chiedere il voto agli elettori agitando il tema delicato del terrorismo. "Con quel criterio" ha commentato il portavoce del partito socialista Diego Lopez Garrido, "non sarebbero stati eletti Adolfo Suarez, Felipe Gonzalez, José Maria Aznar, visto che tutti hanno dialogato con l'Eta, e alcuni di loro, come Aznar, hanno avuto un vescovo come intermediario".

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lunedì 21 gennaio 2008

Bagnasco: «La Chiesa dice sì alla famiglia, fondata sul matrimonio tra uomo e donna". "Contraria all'equiparazione tra tendenze sessuali e differenze.

L'intervento del presidente della Cei al consiglio permanente dei vescovi italiani.
Bagnasco: voto libero per deputati cattolici.
«La rinuncia del Papa alla Sapienza consigliata dalle autorità italiane». Palazzo Chigi precisa: «Nessun sugggerimento».

(Il Corriere della Sera) Il voto dei politici sia secondo coscienza quando le proposte legislative sono «intrinsecamente inique e in contraddizione con i dettami cristiani». Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei (Conferenza episcopale italiana) a Roma, intervento in parte anticipato dall'Osservatore romano. «Non possono esistere vincoli esterni di mandato, il voto di coscienza può e deve diventare una scelta trasversale rispetto agli schieramenti, e invocabile in ogni legislatura», ha aggiunto Bagnasco. «La Chiesa non vuole e non cerca il potere», ha affermato Bagnasco. «La Chiesa vuole aiutare il Paese a riprendere il cammino, a recuperare fiducia nelle proprie possibilità, a riguadagnare un orizzonte comune».

DOPPIO NO - No ai registri delle unioni civili nei Comuni, no ad accorciare i tempi per ottenere il divorzio in Italia, legge in discussione al Senato. Il doppio no della Chiesa è stato ribadito dal cardinale Bagnasco. «La Chiesa dice sì alla famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Per questo si oppone alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all’introduzione di registri che surrogano lo stato civile. Conferendo diritti e privilegi ai conviventi, si sottrae di fatto ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l’istituto matrimoniale che nessuno può avere l’interesse a rendere inutile o a offuscare con iniziative, quali il divorzio breve, che avrebbero la forza di indurre la deresponsabilizzazione», sostiene l'arcivescovo di Genova.

ABORTO - Sull'aborto non va escluso «almeno l'aggiornamento di qualche punto della legge», dovuto «alle nuove conoscenze e i progressi della scienza e della medicina» e tenendo conto «che oltre le 22 settimane di gestazione c'è già qualche possibilità di sopravvivenza» del feto. È l'appello lanciato dal cardinale Bagnasco.

GAY - «La Chiesa si oppone alle discriminazioni sociali per l'orientamento sessuale, ma è anche contraria all'equiparazione tra tendenze sessuali e differenze di sesso, razza ed età», ha ribadito Bagnasco.

PAPA ALLA SAPIENZA - Secondo il cardinale, la decisione di annullare la visita alla Sapienza non è stata «un tirarsi indietro, ma una scelta magnanima per non alimentare tensioni create da altri». La rinuncia del pontefice è dovuta al fatto che la Chiesa «si è fatta necessariamente carico dei suggerimenti dell'autorità italiana e nasce da un atto di amore del Papa per la sua città», ma è nata da un «clima di ostilità, creato da una minoranza assolutamente esigua di docenti e studenti» (dopo le dichiarazioni di Bagnasco, il governo ha però precisato di non aver mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita di Benedetto XVI).

SFIDUCIA - In Italia, dopo che si sono bloccati «lo slancio e la crescita economica», c'è «paura del futuro e un senso di fatalistico declino», ha aggiunto il cardinale. «Sembra circolare una sfiducia diffusa e pericolosa. L'Italia ha bisogno di speranza».

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sabato 12 gennaio 2008

Spagna. Anche i Popolari non ascoltano i Vescovi.

(Laura Eduati - Liberazione) Spagna, anche i conservatori chiudono ai vescovi
Una mossa a sorpresa che non mancherà di amareggiare i vescovi spagnoli all’indomani della massiccia manifestazione organizzata a Madrid in favore della famiglia tradizionale (eterosessuale) e contro le misure del governo socialista sul divorzio-rapido, i matrimoni gay e l’aborto. Il leader del Partido Popular Mariano Rajoy (nella foto), l’avversario di Zapatero alle elezioni generali del prossimo 9 marzo, ha dichiarato che in caso di vittoria lascerà intatta la legge sulle nozze omosessuali né toccherà la normativa sulle interruzioni di gravidanza (inalterata dal 1985) e sul divorzio express.
Il candidato conservatore, che già aveva perso contro Zapatero nel 2004, si ripresenta con un profilo decisamente “light” sulle questioni eticamente sensibili, tanto care al Vaticano. E preferisce attendere il responso dei giudici del Tribunale costituzionale al ricorso presentato dallo stesso Partido Popular contro le unioni tra persone dello stesso sesso: il partito che fu di Aznar chiede che questo tipo di unioni non vengano chiamate “matrimonio”, lasciando che l’etichetta sia utilizzata soltanto per le coppie eterosessuali. Se il tribunale darà torto Rajoy, non ci sarà motivo per i conservatori di abrogare una legge che dal 2005 ha sposato circa 8mila coppie gay.

Nessun cambio di marcia: semplicemente lo scontro elettorale non si basa sui diritti civili, entrati prepotentemente nell’agenda politica soltanto dopo la manifestazione dei cattolici a Madrid il 30 dicembre.
Pur essendo cattolico praticante e a favore delle politiche per la famiglia - tanto da aver promesso un ministero della Famiglia e importanti concessioni economiche ai nuclei famigliari - Rajoy decise di non partecipare alla mobilitazione. Invano, per il momento, la piattaforma ultracattolica Hazteoir , attivissima nel web, spedisce migliaia di e.mail al candidato del Pp chiedendo l’abrogazione del matrimonio omosessuale in cambio del voto.
Nel sito del Partido Popular, colorato di un blu puffo e ricco di pulsanti fosforescenti come un cartone animato, le promesse della campagna elettorale sono ben altre: alzare le pensioni, abbassare le tasse e modificare la legge sull’immigrazione per impedire l’arrivo dei clandestini. Di aborto o di divorzio nemmeno l’ombra.
I conservatori hanno capito che a nulla vale combattere Zapatero sul terreno dei diritti civili, con il rischio di un clamoroso autogol. Molto più efficace, invece, colpire il premier socialista sul vero, grande fallimento dell’intera legislazione: la fine del dialogo con l’Eta e la ripresa della violenza basca. Oppure sulla concessione delle ampie autonomie al governo regionale della Catalunya, vero grattacapo per i nazionalisti che vogliono una Spagna unita sotto la monarchia.
E dopo Zapatero, tocca alla battagliera vicepresidenta Marìa Teresa Fernàndez de la Vega rimandare al mittente le accuse dei vescovi: questa società, ha dichiarato ieri al Congreso durante una audizione, «non ha bisogno di tutele morali, e nemmeno ne ha bisogno il suo governo». Non è tollerabile per De la Vega che le gerarchie ecclesiastiche «manchino di rispetto al governo e al parlamento».
Prima che scoppiasse la diatriba con il Vaticano, i socialisti avevano espunto dal programma elettorale l’ampliamento della legge sull’aborto e il diritto all’eutanasia. Una mossa per riconquistare parte dell’elettorato cattolico e i moderati, nonostante la legge spagnola sulle interruzioni di gravidanza sia tra le più arretrate d’Europa in quanto prevede una lunga procedura burocratica e gravi motivazioni.
Le donne spagnole abortiscono principalmente nelle cliniche private poiché nelle strutture pubbliche l’obiezione di coscienza raggiunge percentuali bulgare. E sono state proprio le cliniche private a scioperare nei giorni scorsi, con la richiesta di adeguare la legislazione al resto dell’Unione Europea. Nei mesi scorsi numerosi medici sono finiti tra le maglie della giustizia con il sospetto di aver permesso aborti facili.

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