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martedì 17 giugno 2008

Omofobia? Forse solo ignoranza: Nonna picchia nipote perchè lesbica.

(Gaywave) Si chiama Joyce Beddell ed è di Reading, Pennsylvania la donna omofoba agli arresti in attesa di processo che, dopo aver sorpreso sua nipote a letto con una sua coetanea, ha pensato bene di picchiarla con una cintura.
La donna di 61 anni, vedendo la scena, si sarebbe scagliata contro la nipote 16enne mentre l’altra ragazza (sua vicina di casa) se la dava a gambe per sfuggire alla sua furia.
La Beddell ha poi trascinato la povera ragazza fino alla casa dell’amica, dove ha informato i genitori della loro relazione, per poi riportarla a casa e cominciare di nuovo a picchiarla.

La donna è stata arrestata con l’accusa di aggressione aggravata (purtroppo aggravata solo dal grado di parentela, non dal pretesto omofobo), è in attesa di processo e la sua cauzione è stata fissata a 10.000 dollari.
Sulla ragazza sono stati riscontrati gravi ematomi dalla schiena alle gambe.
Joyce Beddell sostiene di non aver fatto nulla di male, e che nessuno si dovrebbe intromettere nell’ “educazione” della nipote.

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Eredità disastrose. E se Roma fallisce?

Un bus di Roma
(Renzo Rosati e Mario Sechi- Panorama) I romani ballano sull’orlo di un vulcano. E per Gianni Alemanno, il neosindaco che ha sbaragliato il “modello Roma” di Walter Veltroni e Francesco Rutelli, la festa rischia di essere molto breve. Addio a molti appuntamenti dell’Estate romana, addio quasi certo alla notte bianca. Per ora.
All’origine di tutto c’è l’enorme debito ereditato dalla giunta Veltroni (che nel 2001 lo aveva trovato in gran parte nei bilanci di Rutelli): oltre 7 miliardi di euro, che potrebbero aumentare a 9-10. A quel punto la capitale rischierebbe il default, il fallimento. E scatterebbe il commissariamento: spese ridotte all’osso; investimenti come la metropolitana a rischio; addizionale comunale al massimo di legge: dallo 0,5 attuale allo 0,8 per cento. Un salasso per i cittadini, che nel 2007 si sono visti aumentare il balzello e che già pagano l’1,4 di addizionale regionale a causa del debito sanitario. E, per il centrodestra, la vittoria del 13 aprile si trasformerebbe in un mezzo incubo.
Conto alla rovescia
Proprio per questo è scattato un affannoso conto alla rovescia tra Campidoglio, ministero dell’Economia e Palazzo Chigi. A fine maggio i tecnici della ragioneria comunale (il titolare precedente, Francesco Lopomo, è andato in pensione a marzo) hanno fatto le pulci al documento di programmazione finanziaria approvato a fine 2007 dalla giunta Veltroni e ad altri possibili scoperti. E hanno accertato che ai 7,032 miliardi contabilizzati da Veltroni e dal suo assessore Marco Causi ne andavano aggiunti altri 2 o 3: 1 derivante dai bilanci sempre oscuri di Ama e Trambus, le aziende della nettezza urbana e trasporti; 1,8 miliardi di mancati accantonamenti per contenziosi giudiziari; e debiti con enti e istituzioni, tra i quali 170 milioni della Cassa depositi e prestiti legati alla ristrutturazione, mai avvenuta, dell’Atac (autobus, altro buco nero da 13 mila dipendenti).
Il 29 maggio la ragioneria capitolina ha girato il dossier alla Ragioneria dello Stato guidata da Mario Canzio. E, con un secco documento di quattro pagine, ha imposto ai dirigenti comunali, al sindaco, agli assessori e ai presidenti dei 20 municipi romani il “blocco di tutte le spese salvo quelle che non generino ulteriore danno all’amministrazione”. Atto così tradotto da Alemanno: “Dobbiamo limitarci allo stretto necessario ai bisogni dei cittadini”.
Dopodiché il sindaco si è messo a fare la spola tra l’ufficio di Giulio Tremonti e Palazzo Chigi. Tre incontri con il ministro per scongiurare il commissariamento (che per legge compete al titolare dell’Interno, il leghista Roberto Maroni) e chiedere al governo di anticipare dei soldi. La coperta di Tremonti è tradizionalmente corta. Tuttavia, anche il ministro non pare avere interesse al default: porterebbe inevitabili polemiche sull’azzeramento dell’Ici (per la capitale vale 380 milioni), sul blocco delle addizionali e in generale sul federalismo fiscale, cavallo di battaglia suo e della Lega. Ma i tempi sono strettissimi, il conto alla rovescia è al termine: “Giovedì 19 giugno saprete tutto” promette Alemanno.
Vent’anni di debiti
Alle accuse di finanza allegra Veltroni ha sempre replicato in due modi: quando è diventato sindaco, nel 2001, ha ereditato un buco già di 6 miliardi; e poi i trasferimenti dallo Stato a Roma sono inferiori a quelli delle altre metropoli. Nel periodo 2001-2006, 276 euro pro capite, contro i 304 per Milano, i 387 per Palermo, i 553 per Napoli. Ma se questo argomento ha un fondamento, l’altro chiama in causa Francesco Rutelli, sindaco dal 1993 al 2001 e candidato del Pd nel 2008. L’ex leader della Margherita si difende a sua volta tirando in ballo la Prima repubblica. Argomento però non sufficiente a giustificare debiti che dal 1995 a oggi hanno sempre oscillato intorno ai 6 miliardi, fino al record del 2007.
Osserva l’economista Gianfranco Polillo, ex capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi: “Non basta più ricordare lo status di capitale d’Italia. Come reagiranno i milanesi visto che il debito di Roma vale il 60 per cento di quello di tutti i comuni capoluogo?”.
Il giallo degli interessi
La lente è puntata sulla struttura degli interessi messa in piedi dal Campidoglio. Si legge a pagina 116 del dpf veltroniano: “La percentuale del debito coperta tramite derivati è attualmente del 21 per cento, un volume di swap pari a 1,35 miliardi”. In termini semplici: il Campidoglio si è indebitato negli strumenti a maggior rischio, tanto più in piena crisi dei mutui subprime.
La relazione afferma di aver conseguito risparmi per 205 milioni. Ma solo sulla carta, perché (tabella qui a fianco) la composizione del debito così rinegoziata è per il 41 per cento a tasso fisso “trasformabile in variabile” e per il 16,7 per cento a tasso variabile “trasformabile in fisso”. Insomma, il Campidoglio avrebbe scommesso su una riduzione dei tassi quando accadeva esattamente il contrario. Osserva Polillo: “Il risultato è un carico d’interessi di 500 milioni l’anno che raggiungerà i 900 entro il 2017″.
La partita politica
Alemanno ha il migliore alleato a Palazzo Chigi in Gianni Letta. Il sottosegretario di Silvio Berlusconi ha da sempre un occhio di riguardo istituzionale per Roma: fu lui, anni fa, a sbloccare i finanziamenti per la metropolitana e a benedire l’Auditorium (oggi un’impresa attiva). Ed è sempre lui, ora, a tenere aperto il canale con Walter Veltroni. Proprio Letta ha suggerito a Berlusconi la soluzione tampone: imporre alla Regione Lazio, retta dal pd Piero Marrazzo, di iniziare a restituire al Campidoglio un debito da ben 1,7 miliardi. Pena un altro commissariamento a causa del deficit sanitario.
La lettera firmata Berlusconi è partita il 6 giugno: dà a Marrazzo 30 giorni di tempo, chiede di iniziare a mettere ordine nei conti. Marrazzo non ci ha pensato due volte: a costo di una resa dei conti nel Pd ha licenziato il suo assessore alla Sanità, Augusto Battaglia. Tra fondi della regione e un possibile anticipo della futura iva “federale” concesso dal Tesoro (si parla dello 0,8 per cento) il Campidoglio si potrebbe salvare. Dopodiché si tratterà di convincere le agenzie di rating, cioè il mercato: nel 2007 la Fitch aveva corretto l’outlook sul debito capitolino da “stabile” a “negativo”, mentre la Standard & Poor’s minaccia il declassamento da A+ ad A. E poi agire con mano ferma sulle controllate: Ama, Acea, Trambus, Atac.
Questione ben nota a imprenditori come Andrea Mondello, presidente della Camera di commercio. In un rapporto del gennaio 2008 osserva: “Sia per le local utility sia per le infrastrutture partecipate dagli enti locali restano sotto il profilo dell’efficienza e della produttività forti divari tra Centro-Nord e Centro-Sud”.
Meno diplomatico Salvatore Rebecchini, ex presidente della Cassa depositi e prestiti: “Abbiamo comuni con grandi patrimoni immobiliari gestiti a condizioni non di mercato, e nello stesso tempo forti indebitamenti. Gli stessi comuni si trovano ad avere partecipazioni in società quotate, come l’Acea a Roma. Un paradosso sul lato dell’attivo e del passivo: troppi debiti e scarsissima redditività”.
Comunque vada, per Alemanno la strada è segnata: a Roma poco effimero, molto lavoro e nulla da scialare.

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Polemiche a Parma. Coppie di fatto, politici divisi. In città arriverà il Gaypride.

La maggioranza in consiglio comunale si dice contraria al registro per le coppie e anche la Guarnieri "vota" no . La Provincia invece appoggia la causa e sabato firmerà la petizione popolare per riconoscere i diritti degli omosessuali. Ma anche tra i "vignalini" c'è chi dice sì
(Giacomo Talignani - La RepubblicaParma.it) Nel giorno del Gay Pride l'orgoglio omosessuale di Parma sfilerà da piazzale della Pace fino alla stazione ferroviaria: un piccolo corteo alla ricerca di diritti e, perché no, di consensi politici. Ma pare non trovarli. L'ultima battaglia dell'associazione gay Certi Diritti di Parma è infatti quella di una petizione popolare per chiedere al Comune l'istituzione del registro per le coppie di fatto. Per ottenere il registro ci vogliono mille firme (finora ne sono state raccolte più di 900) e a quel punto Elvio Ubaldi, in qualità di presidente del consiglio comunale, dovrà calendarizzare il giorno in cui in consiglio si discuterà sui diritti delle coppie di fatto.
Una seduta in cui decideranno i voti dei consiglieri comunali: il centro destra conta (Per Parma con Ubaldi e An) 25 poltrone, il centro sinistra (Pd, Idv, Altra Politica, Rifondazione) 15. A questo punto, per scegliere il futuro dei "diritti dei gay", peseranno posizioni, idee e intese politiche. Sarà una scelta personale, più che di partito, a decidere se approvare o meno la questione coppie di fatto.
Ma se si ascolta la voce dei consiglieri, nonostante tre uomini della Giunta appoggino il registro (Lasagna, Manfredi, Sommi), la linea che prevale è quella del "no" alle coppie di fatto.

Il "no" della maggioranza alle coppie di fatto
Elvio Ubaldi, consigliere e presidente del consiglio comunale si dice "distante dall'idea del registro. Però sono d'accordo ad esempio sull'idea che se una delle due persone che costituiscono una coppia di fatto si ammala deve avere uguali diritti nell'assistenza come altre. La mia posizione è quella di non negare a nessuno una petizione di questo genere, ma non credo che l'unione di cui si parla sia da omologare a un matrimonio". Totalmente contrario al registro, Vittorio Guasti. Il capogruppo di Per Parma con Ubaldi specifica "Sono decisamente contrario al registro e rimarrò in questa posizione sempre. Ci sono alcuni diritti che se applicati vanno contro a quella che è la natura dell'uomo". E se l'inclinazione della minoranza in consiglio va verso un sì alle coppie di fatto, Altra Politica appare invece più solidale con la maggioranza. "So che la questione della petizione verrà discussa dalla commissione affari istituzionali – dice la Guarnieri – ma penso che la coppia di fatto sia una scelta, il registro è un controsenso. Si è coppia di fatto se la si è. Non c'è bisogno di un registro dove firmare. Insomma, non la vedo come una priorità".



La Provincia appoggia il registro

Il Comune appare ostile al registro, la Provincia invece sposa la causa.
Una piccola "delegazione" di assessori provinciali infatti, Tiziana Mozzoni (Ds), Ettore Manno (Comunisti italiani), Emanuele Conte e Filippo Carraro (Prc) e Gabriella Meo (Sinistra arcobaleno) questo sabato sarà in piazza per firmare la petizione di Certi Diritti. Cinque assessori che hanno già ribadito il loro appoggio all'associazione gay di Parma.

Tre assessori della Giunta firmeranno
In piazza però scenderanno anche tre assessori della Giunta Vignali: Lorenzo Lasagna, ex diessino, riformista, oggi assessore alla Cultura del Comune, sostiene l'idea del registro e ha già fatto sapere che anche lui farà da "testimonial" all'ultimo banchetto della raccolta firme.
Ma Lasagna, dei "vignalini", non sarà il solo. Francesco Manfredi, assessore alle Politiche edilizie, ha detto (ma non confermato) che sosterrà l'iniziativa. Insomma, dovrebbe essere presente. Idem Luca Sommi, ex giornalista di Tv Parma, oggi delegato all'Agenzia grandi eventi. Ecco allora, nel giochino dei pesi e delle misure fatto di destra e sinistra, che il registro per le coppie di fatto potrebbe trovare nuove chances nei consensi politici.
"L'appoggio dei consiglieri – spiega Luca Marola di Certi Diritti – ci fa molto piacere, raccogliere tutte queste firme non è stato facile e abbiamo bisogno del sostegno di tutti per lanciare la nostra proposta". Un registro, quello chiesto dall'associazione, per chiedere maggiori diritti "come per esempio quelli legati alle case popolari o tutti quelli, comunali o regionali, legati a graduatorie, liste d'attesa o agevolazioni che riguardano in genere le famiglie" ha spiegato Marola durante la presentazione della petizione.

Mini Gay Pride da piazzale della Pace alla stazione
La petizione troverà comunque forza nel mini corteo: una colorata sfilata nel centro di Parma con striscioni, fischietti e bandiere, tutto dedicato ai diritti e all'orgoglio gay. La mattina di sabato 28 giugno, alle 11, dozzine di persone si ritroveranno ai piedi della Pilotta per animare un mini Gay Pride. Da piazzale della Pace il corteo si sposterà a piedi verso la stazione ferroviaria: da lì, i manifestanti, raggiungeranno in treno Bologna per prendere parte al Gay Pride nazionale. L'idea, nata dalla associazione Certi Diritti e da altre realtà parmigiane, è quella di radunare chiunque sia interessato (per informazioni certidirittipr@gmail.com) a prendere parte al Gay Pride e dare vita ad una piccola manifestazione locale. Già una cinquantina le persone che hanno confermato la loro adesione. Tra le sigle e i gruppi parmigiani che parteciperanno al Gay Pride bolognese ci saranno, oltre a Certi Diritti, il Gruppo Ottavo Colore, la Sinistra Giovanile, Amnesty International giovani, l'Udu e il gruppo Arci Duchessa.
L'unica associazione pubblica che parteciperà al Gay Pride è l'Unità di strada dell'Ausl di Parma: il personale distribuirà preservativi e materiale informativo, sarà di supporto logistico e tecnico a i partecipanti e cercherà di sensibilizzare i partecipanti sui rischi delle malattie sessuali. Una presenza, quella dell'Unità di strada, fortemente voluta anche dalle stesse associazioni gay.

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Israele - Palestina - Gli omosessuali in Israele contro la discriminazione per la donazione del sangue.

(Peace reporter) La battaglia dei gay israeliani per i diritti civili si concentra sulla donazione di sangue. Il Maghen David Adom (la Croce Rossa Internazionale locale) ha comunicato che resta forte il deficit delle donazioni di sangue a disposizione dei centri medici soprattutto per la scarsa propensione degli israeliani a donare. I donatori abituali sono solo il 4 percento della popolazione, mentre le richieste crescono. Gli omosessuali isrealiani, che da tempo desideravano donare il sangue, si sono subito offerti. L'attivista Dror Mizrahi ha dichiarato: "Finora una delle domande dei questionari rivolte ai donatori uomini mira a sapere se hanno avuto relazioni sessuali con persone dello stesso sesso. In realtà la domanda dovrebbe concentrarsi sull'utilizzo o meno di preservativi, non sul sesso del partner". Il sito online GoGay ha comunicato che da poco la Banca del Sangue israeliana ha acquisito attrezzature moderne e efficienti che renderebbe superfluo il questionario ai donatori.

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Margherita Hack: Io, una laica che crede nell'amore verso gli altri

«La politica? Un disastro. Troppe parole inutili e pochissima sostanza»
(E-polis) Meglio di Madonna e di Barbara Streisand. Più di Ornella Vanoni e di Mina. Vladimir Luxuria e Nichi Vendola? Nulla in confronto. La nuova icona dei gay italiani è, strano a dirsi, l’appena ottantaseienne Margherita Hack. Corteggiata a destra e a manca dalle associazioni per i diritti civili degli omosessuali, l’astrofisica più famosa d’Italia, e una delle più quotate al mondo, era candidata a essere, poi tutto è sfumato, la madrina del Gay Pride nazionale di Bologna. Città da dove, ospite d’onore alla rassegna cinematografica Biografilm Festival, fa sapere: «La prossima parata del 28 giugno sarà una ventata di libertà».

Ma Piume di struzzo e lustrini non rischiano di nuocere alla causa dei gay italiani? Gli eccessi non tendono a ghettizzare?
Forse è necessario che si sfoci nel ridicolo. Proprio per affermare i diritti legati all’appartenenza a una società. Ben venga, insomma, il Gay Pride. L’importante, per poter manifestare, è non fare violenza al prossimo. E gli omosessuali di male non ne fanno a nessuno.

Eppure già montano le prime polemiche. Dopo il Gay Pride a Roma la Chiesa è insorta. Famiglia Cristiana lo ha definito una "pagliacciata". E a Napoli lo stesso giorno hanno massacrato di botte due giovani omosessuali.
La Chiesa è la principale responsabile di questo clima. Si colpevolizza il dna dei gay così come, un tempo, si colpevolizzavano i bambini mancini. Le minoranze, in questa Italia, non hanno vita facile E tutto ciò, nel 2008, è praticamente assurdo.

La Chiesa appunto. E' possibile coniugare scienza e religione in questo mondo odierno?
Io l’ho sempre sostenuto. Dio è un’invenzione, una pura e semplice invenzione per spiegare con l’irrazionale quello che la scienza non riesce a spiegare. Ognuno, chiaramente, è libero di crederci, anche gli scienziati. Ma, mentre la logica scientifica è fatta di sperimentazione e osservazione, quella religiosa è un puro atto di fede, una scelta personale.

Qualcuno potrebbe offendersi per questa sua dichiarazione...
L’ingerenza della Chiesa è sempre stata priva di confini. Il Vaticano vuole e ha sempre voluto imporre la sua morale anche a chi non crede in Dio. Perché chi non ha fede deve essere obbligato a un’etica che non è la sua? Io sono convinta che, tuttavia, esista una morale valida per tutti, credenti e non. Ama il tuo prossimo come te stesso. E non fare agli altri quello che non vuoi che sia fatto a te.

Lei è stata una delle poche parlamentari, considerando anche gli onorevoli maschi, a lasciare la poltrona, nel 2006. E l'anno prima aveva rinunciato al posto di consigliere regionale in Lombardia. Si è pentita di quelle scelte?
Il mestiere del politico non fa per me, anche se ho sempre accettato le sfide che mi venivano proposte. Non mi sono assolutamente pentita di quelle mie decisioni. Ho avuto un’esperienza in Comune a Trieste, città in cui vivo, per un’alleanza di sinistra. Ed è stata un’esperienza drammatica. Discussioni infinite che duravano ore e ore. Troppe chiacchiere inutili. Tornavo a casa sempre alle due del mattino e, come si può immaginare, alla mia età non è molto consigliato fare troppo tardi.

Come valuta l'esclusione della sinistra estrema dal Parlamento italiano?
Una vera e propria tragedia, il frutto dell’enorme sbaglio di Veltroni a voler correre da solo. La sinistra dovrebbe imparare ad andare d’accordo, così come fanno dall’altra parte politica, dovrebbe imparare anche a essere più pratica e meno ideologica. Eppure, a sinistra, ci si è sempre divisi, fin dal 1945. Ma va detto: gli ideali dividono, i soldi e il potere, invece, uniscono.

Quali sono stati, allora, gli errori del partito democratico? Perché ha vinto Silvio Berlusconi?
Il Partito democratico non ha avuto il coraggio di battersi per i diritti di laicità. È stato fin troppo timido e sottomesso. Poi, ripeto, il più grosso errore è stato quello di escludere la sinistra estrema dalla coalizione. Forse speravano, così facendo, di guadagnare consensi al centr. Ma sicuramente hanno perso molti, moltissimi consensi a sinistra. Dall’altra parte, appunto, Silvio Berlusconi, che ha puntato tutto sulla sicurezza. Un venditore più bravo di Vanna Marchi, abilissimo nel comunicare e nel propagandare. Doti che a Veltroni mancano di sicuro.

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Maturita': Si al sesso la notte prima degli esami.

Si perdono ore di sonno preziose ma quelle che seguono l'atto saranno piu' riposanti e intense", Si scarica l'ansia, ci si riposa di piu' e ci si diverte.
(Valentina Pellegrino - La voce) Il sesso prima degli esami sembra avere i suoi benefici sotto diversi aspetti. "Non fa male, anzi aiuta la concentrazione e il benessere psicofisico dell'adolescente alle prese con i temuti esami di maturità" questo il consiglio di una docente di Psicopatologia dello sviluppo sessuale e affettivo de La Sapienza di Roma.

Chiara Simonelli, la professoressa, ammette che "si perdono ore di sonno preziose ma quelle che seguono l'atto saranno più riposanti e intense" però il giorno dopo ci si sentirà più freschi e rilassati. "Il sesso è importante per scaricare l'ansia - continua - e provoca una discesa di endorfina, si dorme meglio e si è più concentrati".

"I giovani - conclude la Simonelli - devono sfogare le loro pulsioni, mangiare, dormire, vedere gli amici, e anche fare l'amore, sia nella vita di tutti i giorni che alla vigilia della maturità."

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