Parole quelle del Cavaliere che lo portano ad invocare il “dialogo da subito”, infatti bisogna sfruttare “l’aria nuova che il Paese ha decretato dalle elezioni anche perché il voto è stata la prima grande riforma e quindi nel lavoro parlamentare nessuno deve sentirsi escluso e non bisogna più dividersi in barricate. La mano tesa all’opposizione (già ieri c’era stata la telefonata con il leader del Pd, Walter Veltroni) arriva anche al termine del discorso quando il premier augura “buon lavoro a maggioranza e opposizione” concludendo il suo intervento. E dai banchi del centrodestra si leva l’applauso in piedi più caloroso e anche qualche parlamentare del Pd gli batte le mani.
Poi Berlusconi inizia a parlare del programma ricordando “Non abbiamo promesso miracoli, ma realizzeremo piccole, grandi cose a partire da alcuni provvedimenti simbolici che adotteremo nel primo consiglio dei ministri a Napoli”. E allora ribadisce: “Via l’Ici. La tassazione sulla prima casa va abolita. La casa è un bene primario intorno al quale si creano le radici dell’identità sociale dei cittadini”. Sui redditi: “Il reddito di chi lavora va sostenuto con la fiscalità generale e chi si impegna a lavorare di più va aiutato con una sensibile detassazione dei suoi guadagni”. Berlusconi ha ricordato l’importanza della lotta all’evasione fiscale: “Dobbiamo andare avanti e far crescere la lotta all’evasione fiscale, ma senza scordare quel principio liberale per cui le imposte corrispondono a ciò che i cittadini devono allo Stato per i servizi che ricevono, ma il sistema fiscale non deve essere mai punitivo verso chi produce ricchezza da ridistribuire”.
Nel discorso di fronte ai deputati forte l’accento sulle tematiche della crescita. E se lo slogan della campagna elettorale è stato “Rialzati, Italia”, ora il Cavaliere torna a chiedere di “rilanciare la crescita per far rialzare l’Italia”. Spiegando: “Questo Paese deve rialzarsi. Ha tutte le potenzialità per un nuovo tempo della Repubblica che deve essere il tempo della crescita”. Poi un impegno contro i morti sul lavoro: “Crescere vuol dire rivalutare il lavoro fare subito e bene ciò che è necessario per mettere subito fine alla dolorosa e inaccettabile teoria delle morti bianche”. Ha ribadito ancora una volta che nel primo Cdm a Napoli affronterà operativamente la questione rifiuti perché “lo scandalo dei rifiuti deve finire e finirà”.
Ancora, sempre nell’ottica di un discorso moderato e di apertura ha voluto sottolineare che sulla sicurezza non bisogna fare demagogia: “Non cavalchiamo la paura, ma sbaglia chi nega che la prima regola della democrazia sia la tutela della sicurezza. E sull’immigrazione: “Bisogna affrontare la questione dell’immigrazione interna ed esterna senza lasciarci penetrare dai rischi di una immigrazione selvaggia, ma restando padroni in casa nostra, ma senza dimenticare lo spirito di integrazione del nostro popolo”.
Infine due accenni di stampo cattolico, quasi ferrariano: “Crescere significa rimuovere le cause materiali dell’aborto. L’Italia deve uscire dal rischio detanalità aiutando anche le donne con sostegni che consentano loro autonomia”. Per questo ha detto il premier occorre “varare un grande piano nazionale per la vita e per l’infanzia destinando nuove e consistenti risorse al fine di incrementare lo sviluppo demografico”. E il finale in cui ha chiesto l’aiuto di Dio, ma pure quello della “pagana” fortuna: “Le sfide sono sempre scommesse e per queste invoco l’aiuto di Dio. Ma anche la fortuna gioca un ruolo importante ma serve che venga aiutata, se non sedotta dal coraggio”.
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martedì 13 maggio 2008
La nuova stagione di Berlusconi: chiede la fiducia e apre al dialogo.
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20:40:00
Etichette: governo, parlamento, silvio berlusconi
Polemiche. X-Factor: Morgan e Maionchi contro Ventura.
(Stefania Berbenni - Panorama) È sempre brutto far della sociologia e dell’analisi massmediologica da Essselunga, ma se una trasmissione calamita solo due categorie, giovani e laureati, risultando invece urticante per il resto dei telespettatori, un motivo ci sarà. È quanto è successo ad X-Factor, il talent-show che Raidue sta mandando in onda dai primi di marzo: format comprato all’estero, italianizzato al meglio e sparato in palinsesto con la solita delirante incertezza Rai di questi ultimi mesi. Il meccanismo è semplice: dilettanti (o quasi) allo sbaraglio, messi lì a cantare canzoni note giocandosi la possibilità di entrare nel sempre meno dorato mondo della musica pop. In palio infatti, c’è un contratto da 300mila euro con la Sony-Bmg, il pubblico vota da casa, in studio ci sono i tre capisquadra che fungono anche da giurati, oltre a un conduttore jolly.
Questa la formula giusto per chi non sapesse come è fatto il programma cha da alcune settimane è argomento di salotti alti e di folli passioni fra i giovanissimi. Come dire, il pubblico di Quelli della notte e di Amici singolarmente uniti da un reality un po’ meno scemo dei soliti reality perché ha un centro (la passione per la musica) e non il bla-bla esistenziale.
Così, malgrado lo share non vertiginoso (una media del 10 per cento), X-Factor rischia di passare alla misera storia della tv italiana per avere, in un momento particolare del Paese, riflesso perfettamente ciò che sta succendo al di là dello schermo.
C’è l’Italia radical-chic impersonata da Morgan, ex Bluvertigo il giurato “con la puzzettina sotto il pizzetto”: ed è lui il vincente di X-Factor perché da artista ed ex compagno di Asia Argento, amato ma anche con un’aura da perdente, un po’ da sfigato è improvvisamente assurto al ruolo di guru da terzo millennio. Piace ai concorrenti, al pubblico, alle ragazze, tutti lì a pendere dalle sue labbra truccate e dai movimenti del pizzetto inquieto. Morgan è infarinato di maledettismo, è un anarchico amante delle regole, è uno snob alla quinta, un niciano contemporaneo. È l’intellettuale del gruppo, quello che più assomiglia alla sinistra che ha perso le elezioni: guarda spesso la realtà dall’alto in basso, pecca di superbia intellettuale e a volte non capisce cosa stia succedendo davvero. Sentenzia, vorrebbe cambiare il sistema e il sistema se lo mangia. E forse per questo risulta irresistibile a molti.
C’è poi l’Italia dell’homo-videns: vale solo ciò che passa in tv, tutto è immagine, lo share è il dio moderno e il primo imperativo è essere belli e giovani. A interpretare quest’Italia di plastica, lelemoriana, è la siliconata Simona Ventura (il secondo giurato-caposquadra) che però non fa che dire che lei sceglie “con la pancia” e butta “il cuore oltre l’ostacolo”. Da X-Factor esce con le ossa semirotte, la musica non è il suo elemento e malgrado la verve, la padronanza del mezzo tv e le ammissioni di ignoranza, X-Factor ha messo a nudo la filosofia che l’ha mossa in questi anni: “il pubblico ha sempre ragione” “con quella faccia così bella puoi fare quello che vuoi… “. Si direbbe che il calcolo è il suo mestiere, nulla è mai casuale, né il sorriso, né l’ammiccamento. O forse, è la legge del contrasto a generare questa brutta sensazione, perché Simona ha allo stesso tavolo dei giurati Mara Maionchi, signora over sessanta con una vitalità da trentenne, produttrice discografica, e in curriculum ha Gianna Nannini e Tiziano Ferro. Verace, schietta oltremodo, ricorda Iva Zanicchi ma soprattutto ricorda l’Italia di Peppone e Don Camillo quando si litigava per il bene comune e l’umanità vinceva su tutto. È adorata da tutti, all’improvviso è diventata popolare ma la notorietà le scivola sul viso pacioso, è l’anti-Ventura, è l’anti televisione pur essendo televisiva come pochi.
A completare il quartetto di volti c’è dj Francesco, qui in veste di conduttore: la sua è l’Italia giovanile e giovanilistica, slang da discotecaro, un passato sballo, sesso e tatuaggi ma un presente da impegnato. Anche lui esce bene da X-Factor, ripulito, cresciuto, meno bamboccione. Ha gestito la fascia quotidiana del programma (prima del tg serale) con lessico semplificato, basico ma cuore. Sta studiando da conduttore e le ripetizioni gliele dà la Ventura.
Infine i concorrenti. Anche qui c’è un’Italia di solito poco raccontanta, un po’ ciellina, molto diversa da quella litigiosa di Amici; il dietrolequinte è uno spettacolo di solidarietà e buonismo. Tutto vero? Poco importa saperlo, funziona l’effetto soap, vince il sogno, vince il romanticismo del lieto fine, del Saranno famosi, la possibilità che, per merito, giovani di talento arrivino alla vittoria. Capiremo poi se sono dei Forrest Gump o dei furbetti del quartierino della canzone.
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18:59:00
Etichette: musica, personaggi, polemiche, televisione, xfactor
Terremoto in Cina. Polemiche con la Farnesina da parte degli italiani in Cina.
Un testimone: "Manca il cibo, negozi saccheggiati".
(Notizie Tiscali) Dopo il terremoto l'emergenza in Cina non è ancora rientrata. Sono ormai migliaia le vittime, e il bilancio è ancora provvisorio, manca l'elettricità, i mezzi di trasporto non sono più in grado di funzionare e i centri commerciali sono stati saccheggiati dalle persone in cerca di cibo. E' quanto raccontato da un parente di un italiano residente in Cina che ha voluto poi sottolineare come non tutti gli italiani sarebbero stati contattati dalla Farnesina. La persona, che ha chiesto l'anonimato, per sé e per il proprio caro, punta il dito contro l'Unità di crisi. "Avrebbero potuto dirci che non erano riusciti a contattarlo, ma hanno preferito mentire, affermando addirittura che stava bene".
La testimonianza di un parente di un italiano in Cina - "Questa mattina alle 5 ora italiana mio nipote è riuscito a prender contatti con i propri genitori - ha spiegato il testimone - e in prima persona ci ha fatto sapere di star bene. Nessuno, dalla Farnesina, lo aveva però chiamato. Non pretendevamo di avere notizie immediate, ma la semplice verità". Il connazionale in Cina, nel momento in cui la terra ha cominciato a tremare, si trovava a circa 96 chilometri dall'epicentro, in un grande magazzino della Carrefour che comunque ha retto alle scosse. Sono usciti illesi dalla struttura ma al di fuori della stessa, la stragrande maggioranza delle case, era ormai ridotta ad un cumulo di macerie.
Per i sopravvissuti le prossime ore saranno difficili - Allontanarsi dalla zona del disastro risulta impossibile e non si riesce a trovare cibo ed acqua. Soltanto questa mattina il nostro connazionale è riuscito a recuperare qualche banana e dello yogurt. Alla fame si aggiunge poi la paura per l'enorme diga delle Tre Gole, situata sul fiume Yangtze. Dovesse cedere sarebbe un disastro senza precedenti.
Aborto. In Vaticano si rafforza il partito della spallata. Salto di qualità dopo 30 anni in difesa.
Pressing vaticano per cambiare la 194.
(Giacomo Galezzzi - La Stampa) «Ora si può fare», è l’umore diffuso in Curia, mentre in Segreteria di Stato e nei dicasteri d’Oltretevere si inquadra l’affondo di ieri del Papa nel nuovo corso ratzingeriano dei «principi non negoziabili» che trova nel cardinale Tarcisio Bertone il principale promotore.
Ciò che fino a pochi mesi fa sembrava alla Santa Sede inattuabile («Non ci sono le condizioni per abolire l’aborto», ammise il cardinale vicario Camillo Ruini), ora sembra possibile. L’attacco di Benedetto XVI alla legge italiana sull’interruzione di gravidanza non è un fulmine a ciel sereno. Nei Sacri Palazzi sta maturando la convinzione che, nello scenario configurato dal governo e dalla maggioranza di centrodestra (con il sostegno «a tema» dell’Udc e dei teodem del Partito democratico), si possa trasformare la nuova legislatura nella «storica occasione» per modificare la 194, la norma che da tre decenni è un tabù laico di fronte al quale la Chiesa sembrava aver deposto le armi.
«Il Papa enuncia l’ideale a cui dobbiamo arrivare e sfata la menzogna che, se applicata interamente, la 194 sarebbe una legge accettabile - spiega il vescovo canonista Velasio De Paolis, ministro vaticano delle Finanze -.
Finora è mancata politicamente la possibilità di abolirla, adesso è il momento di verificare se, con il mutato quadro parlamentare, sia possibile cancellare la piaga di una legislazione troppo permissiva». Da una linea «attendista», dunque, il Vaticano passa ad una più interventista. «Fino ad oggi sembrava praticamente impossibile trovare un Parlamento con i numeri per sanare la ferita della 194 - precisa De Paolis -.
L’enciclica “Evangelium Vitae” di Giovanni Paolo II, non potendo fare di più, prende atto dell’impossibilità materiale e teorizza le modifiche “imperfette” per mitigare una realtà malvagia come la legge sull’aborto e restringerne l’applicazione».
Adesso il «salto di qualità» nella strategia di Benedetto XVI: «Il Pontefice sa che appena si verificano le condizioni per rimuovere completamente questo male, bisogna agire e non lasciar svanire l’opportunità favorevole».
Ora serve la moratoria Onu per le interruzioni di gravidanza, rilancia il cardinale Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace: «Anche nelle prime 72 ore di vita l’embrione ha già tutte le caratteristiche per essere considerato un essere umano». In tal senso «eliminarlo vuol dire ammazzare una persona e togliere una persona che in più non si può difendere. Siamo per il rispetto della vita umana fin dal suo concepimento. Quando l’ovulo è stato fecondato è già essere umano». La speranza di una «spallata» alla 194 filtra anche dalla Conferenza episcopale.
«Le circostanze sembrano far pensare ad una convergenza trasversale a sostegno della gravidanza e ad interventi che curino le ferite create nella società italiana dalla legislazione abortista - sottolinea l’arcivescovo Edoardo Menichelli, commissario Cei per la Famiglia e la Vita -. La tutela della vita fin dal suo concepimento deve diventare una priorità dello Stato e non più solo della Chiesa. E non si tratta di un’ingerenza nella sfera politica». La stategia è «gridare la verità», e cioè che il concepito è una persona umana e che la sua uccisione, quale che sia lo stadio della gravidanza (nel suo inizio più impercettibile o nell’immediata prossimità del parto) costituisce la soppressione di una vita umana innocente.
Intanto il new deal ecclesiale «più aggressivo» è confermato dalla decisione del governatore ciellino della Lombardia, Roberto Formigoni di ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione («speciosa e inconsistente») del Tar di sospendere le linee guida con cui la giunta regionale limitava l’applicazione della 194. «I nostri indirizzi non violano né la Costituzione, né la legge», protesta Formigoni.
Playboy apre al mercato gay.
20 ore di programmazione video. Sesso orale, erezioni ma niente eiaculazioni.
Da sempre icona dell'erotismo eterosessuale, Playboy oggi si apre anche al mondo dei gay con un servizio di video-on-demand su cavo. Playboy ha intenzione di offrire il servizio (chiamato Gay Targeted Vod Package Service), dal prossimo mese, agli abbonati della Time Warner Cable; si tratta di 20 ore di programmazione video per omosessuali uomini sempre secondo lo standard di pornografia soft, non esplicita, che caratterizza la produzione dell'azienda. La storica rivista per uomini (il primo numero uscì nel 1953) si descrive come "una testata che valorizza ciò che è erotico e di moda" e quindi non limitata ai confini del mondo eterosessuale, ma capace di diversificarsi.
Ciò, tra l'altro, dovrebbe garantirle nuove entrate: solo pochi giorni fa Playboy ha annunciato un calo del revenue dell'8% nel primo trimestre 2008 rispetto allo stesso trimestre di un anno fa.
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18:34:00
Etichette: internet, omosessualità, pornografia, riviste, sesso, video
E' morto Rauschenberg, genio della pop-art.
(Il Giornale) Robert Rauschenberg, uno dei giganti dell’arte americana contemporanea, è morto a 82 anni. Texano di origine, nelle vene metà sangue Cherokee, l'artista si è spento ieri notte nella sua casa di Captiva, un’isola della Florida dove risiedeva dagli anni Settanta.
L'ictus e le ultime fatiche Su sua richiesta era stato dimesso dall’ospedale dove era stato ricoverato di recente per una polmonite. "Se n’è andato in pace, nel suo letto, come voleva", ha detto Jennifer Benton, un’amica. Rauschenberg era stato colpito nel 2002 da un ictus che gli aveva bloccato metà del corpo e tuttavia aveva ripreso di recente a lavorare. Tre anni fa otto grandi quadri che l’artista amico di Jasper John e John Cage aveva creato dopo la malattia erano stati visti nello studio del pittore a Captiva dal critico d’arte del settimanale New Yorker Calvin Tomkins che li aveva definiti "i più forti, i più lirici che l’artista abbia prodotto in molti molti anni".
Il mondo artistico di Rauschenberg Abile fotografo e famoso regista, fu vicino alla Pop Art senza però mai aderirvi realmente, innescando invece una inedita corrispondenza con l'espressionismo astratto. Esplorò il proprio mondo artistico non limitandosi alla sola pittura, infatti all'interno delle sue composizioni introduce elementi materici, oggetti, addirittura animali impagliati, operando una fusione fra questi e la pittura alla quale non rinuncia mai.
L'unione della realtà Il nome che l'artista dà alla sua personale unione fra oggetti, cose materiali, quotidiane e pittura è combing-paintings. Le opere di Rauschenberg hanno una loro unicità, determinata dal modo in cui l'artista sceglie e accosta gli elementi dei suoi collage, nonché da quegli aspetti che le distinguono dalla più fredda pop art, ovvero il risultato dato dalle parti dipinte a mano e la sovrapposizione del collage. L’artista fu sempre indipendente da qualsiasi gruppo o corrente del dopoguerra, ma fu considerato uno dei maggiori fondatori della Pop Art.
L'arte del quotidiano La sua caratteristica principale, per la quale nel 1964 divenne famoso anche in Italia fu quella di presentare oggetti d'uso quotidiano o rottami come opere d'arte, o come elementi di una composizione, non era una novità assoluta, ma con Raushenberg divenne d’attrazione mondiale.
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alle
18:23:00
Etichette: arte, artisti, cultura, pepersonaggi









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