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sabato 16 agosto 2008

Come si costruisce l'identità di "uomo" in un corpo femminile.

(Lorenzo Bernini - Liberazione) In questo articolo racconterò brevemente la mia esperienza in un gruppo di autocoscienza maschile di Milano, senza pretendere di riassumere nella mia voce quelle degli altri uomini che ne fanno parte. Il gruppo non si è convocato sul tema della violenza, ma più in generale su quello dell'identità maschile. Il suo progetto è antecedente alla manifestazione lesbica e femminista contro la violenza sulle donne del novembre 2007 e risale almeno al 2003, anno di nascita del movimento italiano degli uomini transessuali e transgender. Attualmente è frequentato da due uomini trans, un uomo etero, e due uomini gay (uno dei quali sono io), accomunati dalla volontà di mettere in discussione la propria mascolinità.

Nel piccolo campione di uomini gay che hanno frequentato, saltuariamente o stabilmente, il gruppo di autocoscienza, la mia posizione di genere - che già sapevo non essere molto popolare tra i gay del movimento antagonista italiano, prosecutori del pensiero di Mario Mieli e della sua critica radicale della mascolinità - è risultata minoritaria. Io, infatti, pur essendo gay, nel mio percorso di vita non ho decostruito ma anzi ho costruito la mia identità di "uomo". Nel 2003, ho sentito che in qualche modo le parole del nascente movimento degli uomini trans mi riguardavano, perché per me, come per loro, la mascolinità non è stata affatto un "dato" immediato di natura, ma il risultato di un "processo" che ha richiesto un'autonoma ridefinizione tanto della mia mascolinità quanto della mia omosessualità.

L'identità maschile tradizionale è caratterizzata non solo e non tanto dagli attributi del corpo maschile, ma anche e soprattutto dalla negazione simbolica di tutto ciò che viene ricondotto al femminile: per il desiderio e la sottomissione del femminile e per il disprezzo dell'omosessualità e del transgenderismo. Ma l'esperienza del nostro gruppo di autocoscienza maschile dimostra che è possibile sentirsi uomini pur essendo nati con corpi femminili, pur non provando desiderio verso le donne, pur combattendo il maschilismo, l'omofobia e la transfobia. A chi, a questo punto, volesse sapere da me "che cosa" resta della soggettività maschile quando si mettano in discussione maschilismo, omofobia e transfobia, risponderei, però, che la domanda è mal posta, perché non ha alcun senso chiedere a un soggetto "che cosa è la tua soggettività?". Come insegna Hannah Arendt, a un soggetto si può chiedere solo "chi sei?", disponendosi ad ascoltare la sua storia confusa: accettando che egli non è sovrano sulle sue identificazioni, perché esse dipendono dal riconoscimento degli altri e da un mondo di significati culturali di cui egli non è padrone. Ma da cui neppure è completamente padroneggiato.

Uno di questi significati è, appunto, il genere. Nessuno, infatti, sceglie di venire al mondo in una realtà in cui la sessualità è regolata da una logica binaria e gerarchizzante che distingue tra uomini e donne. E tuttavia ogni soggetto è libero di agire almeno parzialmente sul binarismo sessuale a cui è assoggettato, "dislocando" (per usare un termine caro a Judith Butler) il genere di cui si sente portatore. È possibile, ad esempio, che alcuni uomini poco tradizionali riflettano assieme su quel che resta in loro del maschilismo, dell'omofobia e della transfobia tradizionali, cercando di non lasciarsene determinare e di rendere così praticabili, prima di tutto a loro stessi, nuove declinazioni della mascolinità. È questo appunto, almeno io credo, il significato politico del lavoro che stiamo facendo nel gruppo di autocoscienza maschile di Milano.

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Ai giornali di partito contributi per un miliardo. In sette anni.

Giornali in Parlamento

(Panorama) Un miliardo e 22 milioni di euro. È la cifra che in sette anni (dal 2000 al 2006) la presidenza del Consiglio ha versato agli editori di giornali politici in contributi diretti. Lo rivela Panorama in un’inchiesta pubblicata sul numero in edicola da giovedì 14 agosto. Una cifra cresciuta a ritmi esponenziali: erano 106 milioni nel 2000, quasi 115 milioni nel 2001, 132 nel 2002, fino ad arrivare agli oltre 185 milioni del 2006. E nei prossimi tre anni l’esborso previsto è di 500 milioni di euro.

Finora, incassare il contributo è stato facile: bastava dichiarare la tiratura, presentare un bilancio e poi aspettare la liquidazione della fattura. Le vendite non sono indispensabili. Ma in autunno il sistema subirà una rivoluzione. Al Dipartimento per l’Editoria il trio composto da Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e Mauro Masi sta lavorando a uno schema di regolamento che sarà presentato nei primi giorni di settembre (qui la bozza in .pdf).
Non sarà più la tiratura ma la diffusione certificata (vendite e abbonamenti) a stabilire l’importo dell’assegno. Questa semplice regola darà un taglio alle vendite in blocco delle copie stampate (oggi praticate da tutti i gruppi editoriali) e ai non isolati casi di giornali che esistono solo sulla carta e non hanno mai visto un’edicola o un giornalista regolarmente retribuito.

L’elenco dei beneficiati, spiega Panorama, è sterminato: giornali di partito, testate legate a movimenti politici, cooperative (vere e presunte) di giornalisti, quotidiani editi da società controllate da fondazioni o enti morali…
Qualche cifra? In sette anni l’Unità ha incassato 43 milioni; Libero 39,247 milioni; il Riformista 10 milioni (ma solo a partire dal 2003); Avvenire, quotidiano della Cei, testata ammessa dal 2001 , 6,3 milioni; Il Foglio oltre 25 milioni; il manifesto (cooperativa) circa 30 milioni; la Padania 28 milioni.
Né mancano casi eclatanti come La Discussione, giornale fondato da Alcide De Gasperi (15,148 milioni); Linea, organo del Msi-Fiamma tricolore (quasi 16 milioni); il Campanile nuovo, organo dell’Udeur, (quasi 6 milioni); o l’Opinione delle libertà, diretto da Arturo Diaconale (13,542 milioni).

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Quel Veneto omofobo in "Verona caput fasci". Sul palco lo show militante di Elio Germano.

Per il giovane divo più amato dai registi (lo rivedremo sugli schermi diretto da Vicari e Salvatores) un'estate all'insegna dell'impegno. Poi la Mostra di Venezia... L'attore racconta la piéce che ha scritto per denunciare l'intolleranza. "Recito le frasi-shock dei politici scaligeri". Tra sessismo, violenza e omofobia.

(Claudio Morgoglione - La Repubblica) L'antefatto: tredici anni fa il Consiglio comunale di Verona - caso unico, in Europa - rigetta la Risoluzione di Strasburgo, dichiarando l'omosessualità "contro natura". I pochi cittadini che si oppongono, sdraiandosi per protesta sulle strisce pedonali vicino al Municipio, vengono trascinati in caserma e denunciati per blocco del traffico. I politici locali, dal centro alla destra, nel corso del dibattito in aula pronunciano frasi inquietanti: contro i gay ("devono cedere gli attributi alla chirurgia per la tranquillità di tutti"), contro l'aborto ("ci dovevano pensare quando hanno aperto le gambe"), contro l'emancipazione femminile ("la donna torni alla sua vocazione naturale, che è di tutti gli animali").

Questa la premessa. Lontana, nel tempo, ma vicinissima, negli umori e nelle idee di una certa classe politica. E a cui, tredici anni dopo, segue la tragedia: il primo maggio 2008, sempre a Verona, un gruppo di militanti di estrema destra uccide Nicola Tommasoli, un ragazzo "colpevole" di avere i capelli lunghi. Ed è per raccontare tutto questo - ciò che accaduto nella città scaligera, ma più in generale l'oscurantismo e l'intolleranza in salsa italiana - che uno dei giovani divi italiani più amati, Elio Germano, sta portando in giro per l'Italia uno spettacolo teatrale dal titolo inequivocabile: Verona caput fasci. "Un modo per reagire a quelle vicende - racconta il protagonista - e a tutto quello che sta succedendo in queste settimane: le aggressioni, la campagna contro i rom".

E il risultato è uno show scarno, forte, militante, tutto all'insegna dell'impegno civile. In cui l'attore under 30 più amato dai nostri registi - ha conquistato tutti con Mio fratello è figlio unico, recentemente lo abbiamo visto in Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, nel Mattino ha l'oro in bocca di Francesco Patierno, in Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi - recita sul palco quasi da solo. Visto che accanto ha solo l'attrice teatrale Elena Vanni, che ha anche scritto il testo insieme a lui. Loro due si presentano in scena in piedi, la scenografia è fatta solo da un paio di sedie che evocano gli scranni del Consiglio comunale veronese in cui quell'incredibile dibattito su omosessualità, aborto, ruolo della donna si svolse.

Il testo di Germano riporta fedelmente molte di quelle frasi, per dare l'idea dell'humus culturale, prima che politico, di quella classe dirigente (tra le perle l'affermazione secondo cui i gay "bisognerebbe tutti farli capponi", pronunciata da un consigliere della Lega). Ma dà voce anche ai cittadini che si opposero, e che sono stati denunciati. "Tutto è nato così, sull'onda dell'indignazione - racconta Elio, che vedremo in autunno in Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari, e a inizio 2009 in Come Dio comanda di Gabriele Salvatores - era maggio, credo, e ascoltando Radio Onda Rossa ho sentito di quella vicenda. E ho capito che dovevo reagire, che potevo fornire un'occasione per parlare di questa cosa".

Un comportamento insolito, da parte di un attore di primo piano come lui: mettere la faccia, il tempo, le energie, in un progetto minore, di quelli che non danno visibilità né titoli sui giornali. "E' che mi sembrava una cosa importante - spiega lui, schernendosi quando gli si fa notare un impegno civile non proprio comune - e comunque si tratta di un progetto estemporaneo, non impegnativo dal punto di vista formale: io lo definisco uno spettacolo punk, per dare l'idea della sua immediatezza".

Un lavoro che ha comportato una ricerca su quei famosi verbali del Consiglio comunale veronese. "Contengono frasi agghiaccianti - racconta ancora Germano - pronunciate da personaggi appartenenti a diverse forze politiche dell'epoca, dai popolari ad An. A me non importa la loro appartenenza, ma il tipo di opinioni che esprimono. Cose tipo che le donne devono stare a casa, o l'equazione omosessualità uguale pedofilia. Per me questo 'viaggio' è stato importante, per capire che l'intolleranza viene da lontano. E che ha generato la morte di ragazzi come Nicola o Renato" (Renato Biagetti è stato ucciso a Roma, dopo una festa reggae).

Insomma, per l'attore, un'estate all'insegna dell'impegno: lo spettacolo è stato presentato in diverse città - a Bologna, ad esempio - e domenica 18 chiude in bellezza il Clorofilla Festival che si tiene nel grossetano, nel Parco della Maremma. "Andiamo quasi ovunque ce lo chiedono - spiega lui - o almeno dove sono sicuro che non ci chiamano solo per avere un attore noto ospite di una manifestazione". Un bell'esempio di rigore, da parte di un attore che non si è montato la testa. E che a breve riprenderà anche la sua attività più ufficiale, nel cinema che conta: alla Mostra di Venezia riceverà il premio Diamanti al cinema; al Festival di Roma, ci sarà il suo film girato con Vicari. Ma senza vendersi l'anima.

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Versilia. Quella maratona sui tacchi che fa arrabbiare i gay di destra.

E' genovese il vincitore della maratona sui tacchi.
L'inusuale competizione a Torre del Lago.
(Ansa) Federico Bacigalupo, genovese di 22 anni, ha vinto la prima maratona sui tacchi per gay, lesbiche, transessuali ed etero che si e' corsa ieri sera sulla marina di Torre del Lago, a Viareggio (Lucca).

Il premio finale consisteva in una scarpa di pitone realizzata da un'azienda di calzature da donna per piedi fino al 48. Per partecipare alla corsa l'unica regola era indossare un paio di scarpe con tacchi di almeno sei centimetri di altezza.

Lungo il chilometro di percorso si sono cimentate oltre cento persone. Accanto a gay, lesbiche e trans hanno corso anche una coppia sposata che ha gareggiato sui tacchi insieme al figlio di tre anni sul passeggino e molti ragazzi incitati dalle rispettive fidanzate.

'E' la prima volta che indosso i tacchi a spillo - ha detto Federico ricevendo la scarpa di pitone - e ho seriamente temuto per le mie caviglie: correre non e' che mi piaccia molto, ho partecipato solo perche' era una occasione di festa'.

La maratona di Torre del Lago e' dedicata a Sylvia Rivera, transessuale americano icona della comunita' Glbt.
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GAYLIB CONTRO LA MARATONA SUI TACCHI A SPILLO "COSì CI METTONO IN RIDICOLO".
«Era meglio fare una fiaccolata silenziosa».
Non piace, al movimento GayLib, associazione vicino al centrodestra, la “maratona sui tacchi a spillo” organizzata ieri sera dai locali Priscilla e Mamamia. La parola utilizzata da Luisella Audero, referente per la Toscana è «indignazione».

«Se il movimento Gay, lesbiche, bisex e transgender in tanti anni non ha ottenuto gli stessi riconoscimenti e diritti di altri paesi europei - spiega GayLib - non è per la tanto “sventolata” ingerenza vaticana, ma per l’incapacità di proporre qualcosa di serio e costruttivo, limitandosi il più delle volte a manifestazioni che mettono in ridicolo la comunità Glbt e di conseguenza anche certi temi che invece sono fondamentali. Manifestazioni che fanno apparire gay, lesbiche, transessuali non come persone, ma come individui superficiali, pervertiti, sessualmente promiscui, come se queste stesse non fossero caratteristiche del tutto analoghe al mondo eterosessuale».

Secondo il movimento, «avrebbe avuto più senso e attenzione una fiaccolata silenziosa tra i locali della Marina, coinvolgendoli tutti, in memoria di tutte le vittime della comunità Glbt e in favore dei diritti di chi, transessuale, cerca una vita dignitosa e un lavoro che non sia quello della strada. GayLib si dissocia da questo tipo di iniziative e sostiene invece una profonda riflessione sui temi relativi alle tematiche legate alla transessualità, alla mancanza di opportunità di lavoro, all’approfondimento delle conoscenze delle leggi che disciplinano la materia e alla concreta possibilità di far prostituire i transessuali in strutture protette, con controlli sanitari e tutela per la salute propria e dei clienti».
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ndr. Di ridicolo in questa storia probabilmente c'è solo il comunicato di GayLib che, al solito, parla a sprooposito. Se dovessimo usare il loro metro, a questo punto si dovrebbero eliminare anche i gaypride visto la notevole dose di folklorismo che troviamo nelle parate gay... a meno che i gay di destra non vogliano proprio questo... Non possiamo che prendere atto di quanto i gay di destra si siano immediatamente adeguati al regime di divieti installato da questo governo. Non sarebbe stato sufficiente suggerire anche la fiaccolata "silenziosa" senza demonizzare una forma di divertimento qual'era la maratona sui tacchi? (Aspis)

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Autori, Sono gay e mi viene da ridere.

David Sedaris è uno scrittore cult Usa. Qui spiega cos'è la comicità e perché non vuole sposare il suo ragazzo.

(Susanna Schrobsdorff - 'Newsweek'- 'L'espresso') David Sedaris è un autore di culto. Poco più che cinquantenne, figlio di una famiglia di immigrati greci, da tempo vive a Parigi, perché ama la Francia, l'Europa e per fuggire da New York, città in cui ha vissuto per anni, ma ai cui ritmi di vita e divieti salutisti non si è mai addattato. I testi di Sedaris hanno una forte vena comica, mai buffonesca. Anzi, nei suoi racconti c'è un sottofondo noir e un pensiero di stampo esistenzialista (vedi scheda). I suo libri più importanti pubblicati in italiano sono: 'Mi raccomando: tutti vestiti bene', 'Diario di un fumatore' , 'Ciclopi' (Mondadori). 'When You are Engulfed in Flames' (quando sei avvolto dalla fiamme), il suo nuovo libro di racconti, è diventato un bestseller e un caso negli States. Sedaris ama parlare di se stesso e del suo fidanzato. Soprattutto adora incontrare il pubblico. Le presentazioni dei suoi libri sono delle performance, e lo scrittore teorizza questa forma di attività aristica, perché leggere il testo vuol dire creare un'opera a se stante: lo spiega in questa intervista.

Signor Sedaris, ha detto che nel suo diario ha annotato più di trent'anni di vita. È consapevole del fatto che oggi le sue storie abbiano un umorismo più noir o che siano più serie rispetto a quando ha iniziato?
"Se è così, è una conseguenza delle letture che faccio presentando i miei libri al pubblico. Leggo un estratto davanti agli spettatori, e lo leggo per molte volte. Spesso dicevo a me stesso che in tale punto avrei dovuto far ridere. Alla fine ho imparato una regola fondamentale e paradossale: una volta che hai provato a tutti e a te stesso che puoi far ridere davvero, ti viene la voglia di verificare che cosa succede senza le risate. E scrivi ciò che pensi veramente".

Sta dicendo che gli incontri con il pubblico possono far cambiare il modo di scrivere di uno scrittore affermato come lei?
"Esatto. Se rileggo alcuni dei miei lavori più vecchi, mi viene da pensare che lo sforzo per essere divertenti è uno dei segnali di dilettantismo. A volte le persone mi mandano del materiale e questo sforzo lo si percepisce sulla carta. La sensazione di averlo fatto anch'io mi fa star male".

E come reagisce il pubblico alla lettura di 'When You are Engulfed in Flames', l'ultimo libro?
"La storia che mi dà più soddisfazione a leggere è 'All the Beauty You'll Ever Need'. Ma c'è anche un'altra storia, 'Town and Country' (città e campagna), che mi piace leggere".

Perché?
"Perché è un racconto che può sembrare spinto. Insisto sul fatto che non si tratta di un racconto 'sporco', ma solo di giochi di parole. Se ti scandalizzi però quando si arriva al sesso con il cavallo, non c'è nulla che io possa fare. Ci vuole una sintonia tra chi ascolta e chi scrive".

Si dice che una volta ha messo la ciotola per le mance sul tavolo dove firmava i libri...
"Passo ore seduto su una sedia a firmare libri. Per rendere la cosa divertente ho pensato di mettere una ciotola per le mance sul tavolo. Non l'ho fatto neanche tutte le sere, e ho accumulato 4 mila dollari. Arrivavo in sala due o tre ore prima e firmavo libri fino a 15 minuti dall'inzio della lettura. E siccome parlo con tutti, in due ore e mezza non riuscivo a firmare molti libri. Così, una volta, prima dell'inizio della lettura sono andato in fondo alla sala e ho detto: 'Firmerò i vostri libri adesso per cinque dollari'. Ho avuto successo, perché chiunque sia sano di mente, se ha la possibilità di scegliere tra pagare cinque dollari o aspettare due ore e mezza, sceglie di pagare cinque dollari. Una volta che ho iniziato a farlo non sono più riuscito a fermarmi. Spesso c'è solo una sedia in sala e di solito è dietro al podio. Normalmente la cedo a una donna incinta dicendo: 'Se c'è una donna incinta o qualcuno che usa le stampelle in sala può avere questa sedia'. Poi mi è venuto in mente che stavo dando via qualcosa che poteva farmi guadagnare. Perciò ho iniziato a dire: 'Per 20 dollari puoi avere questa sedia ed essere la prima persona alla quale firmerò il libro dopo la lettura".
Cosa fa con quei soldi?
"Mi capita di andare come ospite in radio pubbliche dove ci sono stagisti che non vengono pagati, e regalo loro cento dollari. Oppure quando autografo i libri e c'è qualcuno che ha l'aria di aver bisogno di 50 dollari, gli dico: 'Mi pare che lei potrebbe aver bisogno di 50 dollari...', e glieli do".

Parliamo della sua vita privata. La California ha dato il via libero ai matrimoni gay. Sposerà il suo fidanzato Hugh?
"Siamo il tipo di persone che non si sposerebbero comunque. Conosco molte coppie eterosessuali che la pensano allo stesso modo".

Il matrimonio gay non c'è in Francia, Paese che lei ama tanto...
"Ci sono le unioni civili. E nessuno dice 'se permettiamo il matrimonio tra gay, allora perché non permettiamo alle persone di sposare il loro cane?'. Anche se scrivo di persone che fanno sesso con i cavalli questo non vuole dire che vorrei sposare un cane. Ma poi, forse mi sposerei per un solo motivo: per non dover più sentire la parola 'partner'. A me piace la parola 'ragazzo'. Anche se fossi un ottantenne lui resterebbe il mio ragazzo".
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Ironico, trasgressivo, paradossale David
Tutti i personaggi delle storie di Sedaris. Tra l'esilarante e il malinconico.
(Andrea Visconti - L'Espresso) Dopo cinque raccolte di esilaranti racconti David Sedaris torna alla carica, ma questa volta il suo straordinario senso dell'umorismo lascia trasparire una maturità che viene inevitabilmente dall'avere superato i cinquant'anni. Cinquant'uno per l'esattezza. La copertina stessa di 'When You Are Engulfed in Flames' lascia trasparire che qualcosa è cambiato nello scrittore americano da quando nel 2004 pubblicò 'Mi raccomando: tutti vestiti bene' (Mondadori), con cui si impose come scrittore di culto, capace anche di vendere centinaia di migliaia di copie. La copertina del nuovo libro ha un'immagine tutt'altro che esilarante, di un teschio che fuma. Non è un caso che le dita ingiallite dalla nicotina di Sedaris da alcuni mesi non sono più occupate a tenere in mano un'immancabile sigaretta. Ha smesso di fumare - come descrive nel racconto 'The Smoking Section' - e allo stesso tempo ha colorato la sua brillante scrittura di una presa di coscienza della mortalità. Un esempio: il racconto 'The Old House'. La storia di uno studente che affitta una stanza nella vecchia casa di un'eccentrica signora in North Carolina. Lo studente è lui, Sedaris. L'autore, con uno sguardo patetico su se stesso, descrive la sensazione di squallore per essere così simile all'anziana affittuaria con indosso un cappello che la fa sembrare un cesto di frutta. Ma dopo 15 pagine di sprizzante autoironia, lo scrittore si lascia andare a qualche pensiero malinconico e serio: "Quello che non avrei mai creduto di pensare è che tutti quegli oggetti", scrive facendo riferimento alla collezione di anticaglie della signora Peacock, "un tempo erano nuovi. Qualsiasi cosa, se passa abbastanza tempo, riesce a sembrare bella. Non deve fare altro che sopravvivere". La maturità dell'eterno ragazzino Sedaris emerge anche in 'Keeping Up', un travolgente racconto su anni di viaggi in giro per il mondo col suo fidanzato Hugh. "Quando ritorno gli amici mi chiedono che cosa ho visto,e rispondo sempre di avere visto la schiena di Hugh", perché rincorre sempre il suo compagno. Ma al di là della battuta emerge un travolgente amore di coppia e il bisogno di stabilità. "Non importa quanto io sia arrabbiato. Alla fine tutto si riduce a questo: se me ne dovessi andare, poi cosa succede? Dopo 30 minuti di rabbia poi lo rivedo fra la folla e mi rendo conto di non essere mai stato così felice in vita mia. Eccoti, gli dico. E quando mi chiede dove ero finito gli rispondo che mi ero perso". I personaggi di questa raccolta dei racconti sono un po' quelli di sempre. La famiglia, sua sorella Amy, la vicina di casa Helen, il fidanzato con cui vive a Parigi da otto anni. I suoi testi non vogliono essere solo autobiografici. Sedaris mette in moto una libera associazione di pensieri che fanno riflettere sulla realtà.

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Due padri gay si litigano il figlio.

(River-blog) Dovrebbe essere il primo caso di lite, per un bambino, tra una coppia gay. I protagonisti sono Joshua Glazer, un cittadino americano, e l’ex marito, Eric Hyett. I giudici avevano assegnato ad entrambi la custodia del piccolo. Eric ha però deciso, la scorsa settimana, di rapire il figlio, Jebediah, e di portarlo con sé in Israele. A quel punto Joshua si è rivolto ad un investigatore privato, che è riuscito a rintracciare il figlio a Gerusalemme. I due genitori si trovano ora in Israele: giovedì prossimo la loro vicenda sarà dibattuta davanti ad un giudice. “E’ stato bellissimo riabbracciarlo”, ha detto Joshua. “Appena mi ha visto ha iniziato a urlare ‘papà, papà’.

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