Francesco Totti conferma scrivendo sulla Stampa: "Non è mica una sorpresa". Sei d'accordo?
(Libero) «Fatece largo che passamo noi, li giovanotti de 'sta Roma bella»: risuonano perfino in Inghilterra le note della Società dei magnaccioni. Ma non è perché le squadre britanniche hanno eliminato dalla Champions le presunte corazzate milanesi ma ancora hanno come unica avversaria italiana la "magica" in giallorosso. Il merito dell'inno romanesco che sveglia la "perfida Albione" è solamente dei romani, eletti i "più attraenti d'Europa" da TripAdvisor, il portale inglese del turismo.
Immediata è scattata la celebrazione dell'evento da parte del capitolino per antonomasia, Francesco Totti, che sulla Stampa ha scritto: «La cosa più bella e affascinante dell'Italia siamo noi romani. E a questo punto: romani devo scriverlo con la R maiuscola? Insomma primi in classifica. Per me non è mica una sorpresa, anche se vengo guardato in modo strano quando parlo dell'orgoglio che si prova nell'essere romano. Essere orgoglioso di quell'ironia, quella battuta sempre pronta, quella caciara che possiamo improvvisare nei momenti più impensati. Orgoglioso della capacità di non prendersi troppo sul serio, della simpatia immediata che ispiriamo al primo incontro»
«Non meravigliatevi - continua Totti - se, cafoni o no, sappiamo conquistarvi. Ne ho visti tanti convertirsi dall'oggi al domani. È così da sempre: il Colosseo, San Pietro, il Ponentino...la carbonara, la trippa, la coda alla vaccinara... Giulio Cesare, Augusto, Anna Magnani, Sordi, Bruno Conti, Amendola e i Cesaroni della Garbatella. Siamo sempre stati primi, fatece largo. E se l'hanno capito pure in Inghilterra allora vuol dire che non è una delle mie barzellette».
venerdì 21 marzo 2008
I romani so' li mejo, Un sito inglese elegge i capitolini i "più attraenti d'Europa".
Pubblicato da
Redazione
alle
09:08:00
Etichette: bellezze, classifiche, inghilterra, uomini
Elezioni e candidati gay. Un elenco di futuri trombati? Il timore c'è.
Tanti nomi e poche certezze.
Paola Concia è data per sicura nella corsa al Parlamento. Probabile Titti De Simone, capolista in Basilicata. Numerose le candidature omosex e trans, ma poche le speranze. Mancuso: «È mancata regia».
(Delia Vaccarello - L'Unità) Il gay pride 2007, che a Roma ha riempito piazza San Giovanni più del Family day, lasciava ben sperare. Il movimento omosex e trans aveva mostrato la propria consistenza. Ma il rapporto con i partiti alla prova delle candidature lo ha visto in tutt’altra forma. Se nella passata legislatura quattro scranni di Montecitorio erano occupati da gay, lesbiche, trans (Grillini, Luxuria, De Simone, Silvestri), la prossima potrebbe riservare qualche sorpresa. Franco Grillini, presidente onorario Arcigay, che si è dissociato dai Ds in vista della nascita del Pd, ha tutt’altro che la certezza di una rielezione. Candidato con i socialisti in Emilia e in Lombardia, mette alla...
Continua su Il Voto gay.
Pubblicato da
Redazione
alle
09:05:00
Etichette: elezioni italiane, parlamento, polemiche, questione omosessuale
Elezioni. Grillo: "Sono solo un incantesimo, tutto già deciso". Chiamati in causa Grillini e le "liste abusive".
Show a piazza Navona: non c'è niente da fare, è come in Argentina
(Apcom) Le elezioni non esistono, sono un incantesimo, e l'Italia non ha più speranze. In trasferta a Roma per presentare la lista civica promossa dai 'grilli romani' per la corsa al Campidoglio, Beppe Grillo conquista piazza Navona a suon di affondi, 'i-taliani' (di mussoliniana memoria per far "arrabbiare gli intellettuali") e vaff... naturalmente urlati all'indirizzo dei politici di destra e sinistra, che non sono altro che "salme, morti e defunti". Il tutto, senza cedere nulla sulla critica aspra contro i partiti, la 'casta' dei giornali e la legge elettorale. "Non ci sono elezioni, è un incantesimo - replica Grillo a chi gli chiede un pronostico sul voto - voi siete ancora nel meccanismo di andare a votare, pensate al popolo sovrano. Non c'è più niente".
D'altronde, le liste bloccate del 'porcellum' lasciano poco potere decisionale ai cittadini: "Hanno già deciso il Governo - urla dal palco il comico blogger davanti a un migliaio di persone - Il Parlamento lo pubblico io, una settimana prima, nome per nome. Allora, che cacchio andate a votare a fare?". Poi, il comico si fa serio per un attimo, e con voce più bassa e fare più pacato, lascia spazio a una nota di pessimismo: "Qualsiasi governo vada a governare è lo stesso. Questa nazione - sottolinea - è ingovernabile. Non c'è più niente da fare. Non ci sono più soldi, siamo alle soglie dell'Argentina - avverte - nessuno vi dice le cose come stanno, che non dovete più comprare a debito, perché le banche vi mangiano la vita".
Poi, l'affondo alla sinistra, rea di fare "pornografia politica": "Candidano l'operaio della Thyssen e la lavoratrice del call center, dopo aver fatto la legge che i call center li ha creati. Ora si accorgono dei cittadini, degli operai - attacca - ora è troppo tardi". Non manca, poi, l'avvertimento a difendersi dalle 'imitazioni': intorno al suo blog, spiega, "si sono formati gruppi spontanei, ma ci sono tanti abusivi. C'è anche un certo Grillini che si è messo in lista. State attenti!". Non mancano i cavalli di battaglia di sempre, i programmi di Pd e Pdl "identici", la critica all'informazione "vergognosa e sdraiata", e l'invito a firmare per i referendum depositati ieri in Cassazione: abolizione dell'ordine dei giornalisti, cancellazione del finanziamento pubblico all'editoria, abolizione della legge Gasparri. "Andate a firmare - è l'accorato appello - è la cosa più importante che ho fatto in vita mia, poi sparisco".
---
Grillini chiamato in causa risponde solo dal suo sito.
"Caro Grillo, il sottoscritto si presenta alle elezioni dal 1985 con la seguente dicitura: Franco Grillini detto Grillo; tu sei arrivato in politica un pò dopo, potrei quindi dire che sei tu che copi o no?"
Pubblicato da
Redazione
alle
08:54:00
Etichette: beppe grillo, elezioni, grillini, polemiche
Hollywood a luci rosse: sono star o porno star?
Eva Mendes in una scena hot ne "I padroni della notte".
(Marco Giovannini - Panorama) Primo piano sulla faccia da macho di lui, camicia rossa e narici frementi nel momento in cui scopre lei, abitino da sera paillettato nero, calze velate e posa da gatta, che si masturba sul divano. Inginocchiato sulla moquette comincia a carezzarle le gambe. Poi cerca di aiutarla a finire quello che ha cominciato da sola. Il tutto subito dopo i titoli di testa di I padroni della notte, con le mani di lui che sembrano muoversi al ritmo della canzone Heart of glass cantata da Blondie, cioè Debbie Harry, così come le gambe e il ventre di lei.
Lo spettatore che a questo punto avesse l’imperdonabile prontezza di riflessi di distogliere gli occhi dallo schermo e buttarli sul suo orologio, scoprirebbe con sorpresa che la scena dura meno di due minuti, anche se magari gli resterà nella memoria.
Diverso il caso dei due amanti di mezz’età che irrompono sullo schermo subito dopo i titoli di testa di Onora il padre e la madre e per quattro minuti gemono, sospirano e grugniscono producendosi in una scena già definita “animalesca”, moltiplicata dagli specchi della camera d’albergo in cui si svolge.
La prima coppia era vestita, la seconda nuda, unica differenza di due quadretti che sembrano più l’incipit di una produzione di quella Hollywood alternativa che è la San Fernando Valley, la Disneyland dei film a luci rosse. Ma non è affatto così, i quattro protagonisti non sono sconosciuti attori di produzioni vietate ai minori. Anzi, sono divi celebri, hanno vinto tre Oscar. Trattasi, in ordine di apparizione, di Joaquin Phoenix ed Eva Mendes, Philip Seymour Hoffman e Marisa Tomei.
“Volevo cominciare il film con un botto” confessa il regista di I padroni della notte James Gray. “E in una storia noir ci sono solo due modi: o uccidi qualcuno o gli fai fare l’amore”. Così è nata, a tavolino, quella scena. Qualche critico ha detto che I padroni della notte somiglia a The departed, il film con cui Martin Scorsese vinse l’anno scorso l’Oscar. Ma Scorsese, ex seminarista, non ha avuto il coraggio di montare per intero una scena di sesso a tre fra Jack Nicholson e due prostitute che prevedeva anche l’uso di un fallo finto, dirottandone alcuni spezzoni agli extra del dvd.
“La sceneggiatura di Onora il padre e la madre non è mia, però quella scena di sesso sì, l’ho aggiunta. Serviva per entrare subito nei corpi e nelle anime dei personaggi. Il sesso al cinema serve se è drammaturgico” teorizza Sidney Lumet, 83 anni, passato alla storia anche per aver costretto la censura, nel lontano 1965, a dargli il nullaosta per la visione di un seno nudo in L’uomo del banco dei pegni.
Onora il padre e la madre, completamente dimenticato dagli Oscar (anche se era nella classifica dei migliori film 2007 di 21 critici), ha fatto vincere a Marisa Tomei The breast of the year, il premio per il nudo (è un gioco di parole fra breast, seno, e best, migliore). A 49 anni, sono soddisfazioni: “Non sono mai stata così nuda neanche in spiaggia. Prima di girare il film abbiamo provato per due settimane” ha raccontato Tomei.
Più cauta Eva Mendes, 33 anni, che ha una famiglia molto tradizionale: “Ho chiesto ai miei genitori di andare a vedere I padroni della notte con 15 minuti di ritardo”. Un trucco che aveva già usato per il suo film d’esordio, Training day, in cui era brevemente apparsa senza gli slip.
Se non ridono i genitori di Eva al nudo della figlia, lo fanno gli spettatori della commedia un po’ blasfema sui Dieci comandamenti diretta da David Wain. Una pellicola punteggiata dai riferimenti al sesso. Nell’episodio Non nominare il nome di Dio invano Gretchen Moll fa l’amore con un Gesù messicano. In quello Non desiderare la donna d’altri due galeotti si contendono le grazie di un terzo. Surreale l’episodio Non rubare in cui una Wynona Rider fresca sposina prende una sbandata per la marionetta di un ventriloquo, la rapisce e ci fa sesso sfrenato.
Questa febbre sessuale non colpisce tutta Hollywood. “Vedremo mai un nudo frontale di Tom Hanks e una scena in cui si rotola nelle lenzuola con Julia Roberts?” si è chiesto il mensile Movie maker a proposito del film Charlie Wilson’s war. Qui Hanks mostra il sedere per poi riapparire a letto con Roberts, immobile e con le lenzuola fino al collo, come si usava negli anni Sessanta (fino al 1950 la macchina da presa si fermava fuori dalla camera da letto).
È possibilista Jim McBride, uno che con lo pseudonimo di Mr Skin ha creato un impero: seleziona tutti i nudi dei film e li mette in rete sul suo sito a 29,99 dollari al mese. “Mi invitano a parlare alla radio almeno 300 giorni l’anno” sostiene McBride. “Le case di produzione lo sanno e ne tengono conto, mica sono stupide”.
La sua Skincyclopedia con 175 mila fra foto e filmati gli ha fatto guadagnare l’anno scorso 5,3 milioni di dollari. Quando il suo sito è stato parodiato nel film Molto incinta, i contatti sono aumentati del 35 per cento, sfiorando i 3 milioni. Anziché fargli causa, le major gli passano sottobanco le clip più osé.
Anche il regista Wes Anderson ha messo a disposizione in rete, su iTunes i 13 minuti di Hotel Chevalier, in cui Natalie Portman appariva nuda. Dopo che la sequenza è stata scaricata da 500 mila persone l’ha mandata in sala per accompagnare il suo film Il treno per Darjeeling di cui era un prequel.
Sono già cominciate le grandi manovre per accaparrarsi le due scene più chiacchierate: la doccia omosex di Sean Penn e James Franco in Milk di Gus Van Sant e il triangolo del film di Woody Allen girato a Barcellona: un duetto saffico fra Scarlett Johansson e Penélope Cruz, che diventa un trio con la partecipazione di Javier Bardem. Non saranno Tom Hanks e Julia Roberts, ma ci andiamo vicino.
giovedì 20 marzo 2008
Lettera aperta a chi voterà Partito Democratico.
(Cadavrexquis) Dunque avete deciso, nonostante tutto, di votare il Partito Democratico di Walter Veltroni e magari nemmeno l'avete scelto perché siete convinti della sua bontà - e del resto, come sarebbe possibile? -, ma perché, ancora una volta, lo giudicate l' "ultimo baluardo" per impedire a Berlusconi di presiedere di nuovo il governo di questo disastrato paese. Mi spiace, ma non sono d'accordo: ho già dato, la mia parte l'ho già fatta. Ho già votato tutto il votabile, in passato, solo perché altrimenti vinceva Berlusconi che ora, guarda caso, si candida per la quinta volta consecutiva a presidente del consiglio. Non rispondo a una quinta chiamata alle armi: se a voi basta questo per accorrere, prego, fatevi avanti. Io vorrei scegliere secondo coscienza e, soprattutto, fare una scelta politica a favore e non contro. Berlusconi è un flagello per l'Italia, ma se domani lui scomparisse dalla scena politica di questo paese non avremmo comunque risolto niente. Berlusconi non è la malattia, ma il sintomo di una malattia: il "berlusconismo" - quel misto di volgarità, arrivismo, menefreghismo nei riguardi del bene comune, corruzione, culto delle apparenze e ipocrisia pubblica - è, in un certo senso, antecedente a Berlusconi stesso e ormai costituisce l'essenza degradata di questo paese. Berlusconi avrà la maggioranza dei voti perché è l'espressione perfetta della pancia dell'Italia. Contro tutto questo il Pd non serve a niente, anche perché a sua volta è espressione di un "berlusconismo soft" - qualcuno sta tenendo il conto delle trovate idiote di Veltroni, delle sue dichiarazioni prive di consistenza (che Cacciari, almeno una volta, ha definito senza mezzi termini "puttanate"), della sua mania per i sondaggi, simmetrica a quella di Berlusconi? Senza contare che se voi votate Pd solo "contro" Berlusconi, siete in un certo senso smentiti dallo stesso Veltroni, che ha messo la sordina persino su questo aspetto della faccenda. (Quando qualche giorno fa è andato a trovare gli italiani che vivono e lavorano a Lugano e che hanno scherzato sul fatto che Berlusconi ci è andato solo per le sue operazioni di chirurgia plastica, lui è rimasto tetragono: non sia mai che gli scappi da ridere per una battuta contro Berlusconi). Dopo questa premessa e senza rubare il "lavoro" a lui, che offre tre motivi al giorno per non votare Pd, un paio di cose vorrei dirle anch'io.
L'altro giorno Veltroni è andato al forum annuale di Confcommercio, a Cernobbio, per presentare il suo programma. Come era prevedibile, Veltroni non ha convinto molto la platea: qualcuno ha sostenuto che c'è "sovrapposizione" tra il programma del Pd e quello del Pdl, e quindi si fatica a scegliere. E' stato accolto con scetticismo, insomma. Più tardi ha parlato anche Berlusconi che, scherzando - ma non troppo -, ha dichiarato, a proposito di Veltroni: "Copia i nostri programmi, dice le nostre stesse cose, e allora magari potremmo anche candidarlo a premier per il Pdl, è il nostro campione". Questo è solo un episodio, ma non è nemmeno l'ultimo, della strategia veltroniana di rincorrere i voti del centro e, persino, della destra. Lo scetticismo dei commercianti è comprensibile: perché, potendo votare l'originale, dovrebbero sceglierne una copia sbiadita? Che cosa aveva in mente Veltroni quando ha candidato, nelle sue liste, certi esponenti di Confindustria come Matteo Colaninno e Massimo Calearo? Per quale motivo io, che traggo il mio reddito dal mio lavoro e basta, dovrei votare un partito che candida - con garanzia di elezione - due confindustriali (uno dei quali, oltretutto, sosteneva la "rivolta fiscale" della Lega Nord e che durante la legislatura potrebbe anche abbandonare lo schieramento di centrosinistra)? Se è vero che c'è una parziale sovrapposizione di interessi tra imprenditori (o, per usare un termine fuori moda, "il capitale") e lavoratori dipendenti, è anche vero che è la sovrapposizione di due insiemi che si intersecano solo per una minima parte: l'interesse comune è che le aziende producano e non falliscano, ma poi quando si tratta di distribuire il reddito, gli interessi non coincidono più - o almeno così mi pare. Se è giusto che ci sia discussione e composizione dei vari interessi, anche divergenti, sarebbe opportuno che questa discussione avvenisse in parlamento tra parti che rappresentano diversi interessi, e non prima, all'interno del partito. Invece per Walter Veltroni pare che debba essere proprio così. Non sono stato io, in fin dei conti, ad aver dichiarato che il partito democratico è "riformista", ma "non di sinistra" - qualunque cosa questa distinzione volesse dire -, bensì il suo stesso segretario, a un'intervista con El Pais. Io invece penso che esista ancora una distinzione tra l'essere di sinistra e il non esserlo e una delle caratteristiche di questa distinzione è nel peso che si dà alla difesa di chi vive solo del proprio lavoro. Me lo spiegate voi come fate a mandare giù questo boccone? Mi spiegate come fate ad adorare Zapatero e poi accettare che il vostro candidato presidente del consiglio vi prenda a schiaffi così?
Vogliamo poi parlare di laicità e di diritti civili? Il Pd, durante l'ultima legislatura, ha votato compatto in senato - con l'unica eccezione, lo ricordo, di Furio Colombo - affinché venissero mantenuti i privilegi fiscali della Chiesa cattolica. Non si è nemmeno astenuto - come ha fatto Rifondazione comunista -, no, ha proprio votato a favore del mantenimento di questi privilegi. E voi ora siete pronti a votarlo. Il Pd ha candidato ancora Paola Binetti, un'estremista cattolica dell'Opus Dei, che se ne è uscita più volte con affermazioni molto gravi nei confronti degli omosessuali e che ha votato contro il suo stesso governo quando doveva passare la norma anti-omofobia: almeno Turigliatto, quando ha fatto la stessa cosa in occasione del rifinanziamento della missione in Afghanistan, è stato invitato a lasciare Rifondazione comunista. Il Pd invece no, è più generoso e, per ricompensarla del servizio prestato, ricandida chi avrebbe potuto anche far cadere il suo governo. Faccio inoltre notare che Paola Binetti non è un personaggio isolato - "uno tra mille", per riprendere l'espressione che Berlusconi ha usato a proposito di Ciarrapico -, ma è una degli esponenti di una nutrita pattuglia di futuri parlamentari "teodem", grazie ai quali non ci sarà nessun progresso su laicità e diritti civili con un eventuale governo Veltroni. E, come se non bastasse, Paola Binetti e gli altri teodem non sono dei puri e semplici "ospiti" del Partito Democratico - come lo sono i nove Radicali "garantiti" -, ma sono tra i fondatori del partito stesso. Lo mette bene in chiaro la stessa Binetti, in un'intervista al Giornale, oltre a specificare che sull'aborto è pronta a votare con la Pdl. E voi questo partito siete disposti a votarlo (pur di non avere il turpe Berlusconi al governo)? Infine, la questione dei diritti civili, soprattutto per quanto riguarda le persone omosessuali. Oltre a essere una questione molto concreta, è anche una questione simbolica: equivale a scrivere, nero su bianco, che noi gay siamo cittadini di prima categoria come tutti gli altri. Se già il programma dell'Unione era molto timido al riguardo e, pilatescamente, aveva proposto una versione depotenziata dei Pacs, i Dico, ora il Pd è ancora più timido e parla di generici "diritti degli individui", ma non di riconoscimento del diritto delle coppie omosessuali a essere considerate famiglie a pieno titolo. Lo ha ribadito lo stesso Veltroni nell'intervista al Pais citata poco fa: "Però non voglio introdurre in campagna temi che dividano gli italiani. Faremo una cosa con più sfumature, per includere sensibilità diverse". A chi l'avesse dimenticato ricordo che Veltroni ha disertato la seduta in Campidoglio, a Roma, in cui si dovevano approvare i registri comunali per le unioni civili. Ora, uscito Franco Grillini dai DS, non c'è più nemmeno bisogno di far finta di avere a cuore i diritti civili dei gay. Con che coraggio voi che avete, in passato, criticato il governo di centrosinistra per il suo immobilismo ora voterete Pd? Perché volete, adesso, votare proprio i traditori? Non sarebbe meglio, a questo punto, che votaste direttamente e paradossalmente il nemico, cioè Berlusconi e la sua coalizione?
Tuttavia qualcuno di voi pensa - e sono stato tentato di pensarlo anch'io - che il Pd si potrebbe salvare grazie ad alcune candidature di prestigio o grazie al fatto che Veltroni ha accettato di accogliere nelle sue liste un certo numero di esponenti radicali. Naturalmente ha divertito molto anche me vedere i "vade retro Satana" pronunciati dai cattolici più intransigenti, ma il divertimento è finito lì. Infatti i Radicali e altri laici - come Umberto Veronesi, subito controbilanciato però da altre candidature papiste - non fanno parte del Partito Democratico: ne sono soltanto "ospitati". La loro presenza non rende più "digeribile" il Partito Democratico stesso perché non è parte costitutiva del suo DNA, per così dire. (Diverso sarebbe stato se, per esempio, i Radicali si fossero sciolti e fossero diventati un soggetto costitutivo del Pd, al pari dei "teodem" di Binetti e compagnia brutta). Ormai sono arrivato a credere che alcuni singoli individui non migliorino - o non peggiorino - un partito. Quello che importa, infatti, sono la struttura e il "sistema". E io vorrei votare una "struttura" che, nel caso di un partito, si esprime attraverso un posizionamento chiaro, degli obiettivi precisi e non contraddittori, un'idea politica e di società. Perché un gruppo è sempre più della somma delle persone che lo costituiscono, ma la somma deve possedere una direzione ben precisa, e concordata, verso cui andare, perché altrimenti è soltanto un caos fatto di tensioni non conciliabili e non riconducibili a un progetto o a una visione comuni. Se voi vi fidate di una cosa del genere, vi auguro tanta buona fortuna: ne avremo bisogno. Sono consapevole che si debbano accettare compromessi, ma i compromessi si accettano su basi condivise: per me sarà già un buon compromesso votare, comunque, Partito Socialista. Non avrà, probabilmente, rappresentanza in parlamento, ma almeno c'è un'idea di polity che in gran parte condivido e che non vorrei morisse del tutto. Perché se i DS avessero avuto più coraggio sarebbero andati in quella direzione, nella direzione di una sinistra riformista che ormai in Italia ci scorderemo per un bel po'.
Sphere: Related Content
Pubblicato da
Redazione
alle
20:58:00
Etichette: elezioni italiane, grillini, partito democratico, pdl, questione omosessuale, sinistra, veltroni
Una strana coppia per Roma. Rutelli: "Roma con me sarà città dell'accoglienza". Ribatte Grillini "Sui gay ha impegni generici".
Grillini: Faccia un pò di autocritica su ciò che ha fatto al governo.
(Apcom) In un'intervista al magazine Clubbing e al portale Gay.it, il candidato sindaco di Roma Francesco Rutelli spiega come tutelerà i diritti di gay, lebsiche e trans. "Roma - dice - sarà sempre più la città dell'accoglienza e dell'inclusione, dove l'intercultura sarà un valore vero, dove la pari dignità sociale di tutti i cittadini sarà pratica civile e politica».
Rutelli indica i punti programmatici su cui si è impegnato con le associazioni gay di Roma: "l'impegno contro qualsiasi...
Continua su Il voto gay.
Pubblicato da
Redazione
alle
20:26:00
Etichette: partito democratico, polemiche, questione omosessuale, roma, sindaco, socialisti







My StumbleUpon Page








