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mercoledì 10 ottobre 2007

Le confessioni di Lynne Cheney.

Lynne Cheney, moglie del vicepresidente americano Dick Cheney, ha appena pubblicato le sue memorie, "Blue Skies, No Fences", e in una intervista di presentazione del libro al CBS' Sunday Morning con la corrispondente Rita Braver ha parlato diffusamente della sua esperienza di nonna lesbica.
Lynne ha detto alla giornalista che "i tempi restano duri per i figli gay", ma che "la società si è evoluta, e io stessa mi sono evoluta nel mio modo di pensare". Sua figlia Mary vive da 15 anni con la sua compagna Heather Poe e nel maggio scorso ha dato alla luce un bambino, Samuel.
Nonna Cheney, quando il lesbismo di Mary venne svelato dagli avversari politici del marito, dapprima negò tutto; ma adesso si schiera nettamente dalla parte della difesa dei diritti del nipotino e delle sue due madri.

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Il ragazzo della settimana.

Levi Poulter, professione modello, un bel tipo biondo il nostro ragazzo della settimana.
Clicca su menù, alla destra in alto alle foto e lascia un tuo commento oppure, dagli un voto, a fine stagione grazie alla vostra collaborazione proclameremo il modello più bello.



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Numero 100 per la rivista gay spagnola "Zero".

(Queerblog) Numero tondo per la rivista gay spagnola Zero, che festeggia ben 100 uscite. Sulle sue copertine troviamo spesso bellezze non troppo stereotipate, del genere “ragazzo della porta accanto”, e a volte qualche personaggio politico come è successo con il presidente del governo spagnolo, Luìs Rodriguez Zapatero, celebrato per aver rivoluzionato la vita di gay e lesbiche spagnoli grazie alla riforma del matrimonio. In questi 100 numeri il mensile ha raccolto inchieste, reportage e anche qualche sorprendente coming out, come quello di un sacerdote cattolico e di un militare. Auguri!

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Sì al burqa, Pollastrini contro la Bindi Il Viminale frena il prefetto: inaccettabile.

Il responsabile delle Pari opportunità: sono indignata, offende la donna.

(Alessandra Arachi . Il Corriere della Sera) Il prefetto di Treviso dice sì al burqa? E i ministri litigano tra di loro. «Sono sconcertata e indignata, ritengo la copertura integrale del volto un'offesa alla dignità delle donne», la voce decisa di Barbara Pollastrini, delega alle Pari Opportunità. Che non esita: «Dunque non deve esserci nessuna ambiguità: il no al burqa è netto. Come del resto sono sempre stati chiari il premier e il ministro dell'Interno Giuliano Amato».
E anche ieri c'è stata questa chiarezza evocata dalla Pollastrini, quanto meno per quel che riguarda Amato. Che proprio ieri dal Viminale mandava a ripetere (nelle stesse ore in cui in Francia un'albergatrice veniva condannata a 4 mesi con la condizionale e 1.000 euro di multa per aver respinto due clienti che indossavano il velo): «Abbiamo già più volte detto e lo ribadiamo che l'uso del burqa è inaccettabile».
Eppure nel governo c'è tutto tranne che unanimità. E non soltanto per via di Rosy Bindi, ministro della Famiglia. Ieri, dopo la ridda di polemiche sulla decisione del prefetto di Treviso, è stato anche Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, che ha approvato l'iniziativa del prefetto di Treviso: «Un provvedimento intelligente. Credo che dovremmo imparare dal suo buon senso per fare una legge sulla libertà religiosa a livello nazionale». La verità è che c'è ben poca chiarezza nella maggioranza in materia. Perché anche Mario Morcone, al Viminale è il capo del dipartimento immigrazione, difende il prefetto: «Non ha fatto altro che dire la verità. Ha infatti chiarito che indossare il burqa non costituisce reato in assoluto, ma vanno valutati i casi».

Ma le polemiche sono diventate sempre più esplosive. Non solo a livello di governo. Anche dentro al Parlamento la spaccatura nella maggioranza è evidente. E se Marina Sereni (Ulivo), Vittoria Franco (Ds), Silvana Mura (Italia dei valori) e Maura Leddi (Dl) hanno fatto un fronte compatto per dire no al burqa, ci sono state invece altre, come la verde Luana Zanella o Albertina Soliani dell'Ulivo, che si sono schierate sullo stesso fronte di Ferrero e della Bindi, parlando di «buon senso del prefetto di Treviso».
Dall'opposizione il fronte del «no» è praticamente compatto.
E se la voce più alta sembra quella di Daniela Santanchè, An, («com'è possibile che una circolare della polizia vada contro le leggi vigenti? »), alla sua si accostano anche quelle dei suoi compagni di partito, a partire dal presidente Gianfranco Fini («Non condivido la decisione del prefetto ») a Maurizio Gasparri.
Per Alessandra Mussolini, di Azione sociale, non ci sono dubbi: «Il burqa in Italia è un problema che non esiste, semplicemente perché è illegale». Senza via di mezzo le reazioni della Lega. Mario Borghezio: «Il prefetto di Treviso metta il burqa a sua moglie». E Roberto Calderoli: «Aboliamo già in questa Finanziaria la figura dei prefetti, un'istituzione inutile ».


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Gaypride a Taipei: Centomila in marcia

Al Gay Pride di Taipei, capitale dell'isola di Taiwan, hanno partecipato quest'anno oltre 10.000 persone.

I partecipanti, in vista delle elezioni politiche che si svolgeranno alla fine dell'anno e delle elezioni presidenziali previste per il marzo prossimo, hanno chiesto il rispetto delle promesse sui diritti finora disattese. Dicono gli organizzatori: "I candidati eletti anche grazie al nostro sostegno, dopo aver dichiarato solidarietà con i diritti lgbt, dopo l'elezione non hanno fatto nulla. Alcuni hanno presentato nuove leggi o emendamenti, ma alla fine hanno ceduto all'opposizione conservatrice". Lo scorso anno il sindaco di Taipei Ma Ying-jeou, che ora è candidato alla presidenza nel 2008, aveva partecipato alla marcia del Gay Pride deescrivendo l'omosessualità come un "fenomeno naturale" e come parte dei "diritti umani". E anche l'attuale presidente Chen Shui-bian in passato aveva proclamato il suo sostegno ai diritti lgbt, incluso il diritto di sposarsi e adottare bambini. Ma a queste grandi promesse verbali non è seguita una coerente azione nel Parlamento.

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E' gay il cliente ideale: è ricco e spende di più.

Affittano case e investono in Borsa. Un convegno sul tema a Barcellona. Propensione agli acquisti è maggiore tra omosessuali. Ad esempio fanno crociere tre volte di più rispetto alle copie etrosessuali.

(Il Corriere della Sera) Il peso del potere d’acquisto dei gay è stato quantificato: 58 milioni di euro all’anno soltanto in Spagna. Una fetta di mercato che abbaglia i produttori, ancora troppo timidi però per rivolgersi direttamente ed esplicitamente a una clientela considerata numerosa (45 milioni omosessuali stimati al mondo), ricca, o più ricca di quella eterosessuale, esigente, raffinata, ma ancora un po’ imbarazzante, e restia a dichiararsi. Questa, perlomeno, è la situazione che sarà discussa nel fine settimana a Barcellona, a un vertice internazionale rivolto alle imprese e, in particolare, ai responsabili del marketing e della pubblicità.

RENDITE E POLEMICHE - La notizia ha suscitato reazioni, perlopiù infastidite, nella comunità gay (il 6 o 7 per cento della popolazione spagnola) che ha inviato commenti sarcastici ai siti internet dei quotidiani catalani, come La Vanguardia, per smentire l’immagine del dandy ricco e spendaccione. Ma le indagini statistiche sembrano confermare lo stereotipo: la rendita annua media, pro capite, di un omosessuale spagnolo è calcolata in 22 mila euro. Quella di un eterosessuale, 19 mila. Ma è soprattutto al momento di spendere, secondo gli investigatori del mercato, che le scelte divergono sensibilmente, fin dalle decisioni di base: per esempio gli omosessuali, single o in coppia, preferiscono generalmente affittare un appartamento anziché investire nell’acquisto.

BORSA E CROCIERE - Secondo Jaume Urgell, presidente della prima Camera di Commercio Gay spagnola, a Barcellona (Xarxagay-El Espacio Profesional LGBT), con 500 soci, i risparmi della comunità sono spesso destinati alle azioni di Borsa, con una propensione al rischio superiore a quella di padri (o madri) di famiglia. Chi non ha figli né prevede di metterne al mondo, tende a risparmiare meno e cerca di godersi di più la vita: armatori e agenti di viaggio sanno, o dovrebbero sapere, che i gay vanno in crociera tre volte più della media, ma è difficile che le campagne pubblicitarie decidano di ammiccare a quel segmento di popolazione. Sempre facendo fede ai dati raccolti, è invece proprio questa la clientela che più si affeziona a un marchio, gli resta fedele e presta attenzione alla sua propaganda. Un’ultima raccomandazione viene rivolta agli imprenditori che hanno, come target, la terza età: residenze per omosessuali anziani, quelli che hanno vissuto gli anni ardui della discriminazione e che aspirano a una vecchiaia pacifica in ambiente “gayfriendly”.


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